Venezia 83, The Echo Chamber porta Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon in una storia d’amore che diventa prigionia

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Andrea Pallaoro arriva in Concorso a Venezia 83 con The Echo Chamber, nuovo film interpretato da Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, in programma il 6 settembre 2026 alle 19:45 in Sala Grande. La storia segue Leo e Anne, due persone incapaci di lasciarsi davvero andare ma anche di liberarsi l’una dall’altra, mentre la voce di Ava continua a risuonare attraverso il tempo e dentro gli spazi che abitano. Più che raccontare una relazione sentimentale in senso tradizionale, il film sembra voler osservare il punto in cui cura, desiderio e intimità cominciano lentamente a trasformarsi in dipendenza, controllo e possesso.

Per Pallaoro si tratta inoltre di un passaggio importante: è la prima volta che il regista dirige un film tratto da una sceneggiatura che non ha ideato personalmente. Lo script porta le firme di Bernardo Bertolucci, Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi, e proprio questa distanza dall’origine del progetto ha permesso al regista di tornare da una prospettiva diversa su temi che attraversano da tempo il suo cinema: fragilità emotiva, solitudine, bisogno dell’altro e relazioni capaci di diventare contemporaneamente rifugio e gabbia.

The Echo Chamber racconta una relazione in cui amare qualcuno significa anche non riuscire più a lasciarlo andare

La sinossi di The Echo Chamber parte da un movimento continuo. Leo e Anne si inseguono, si sfiorano, si perdono e continuano a cercarsi. Non riescono a separarsi definitivamente, ma non sembrano neppure capaci di costruire una relazione nella quale entrambi possano essere realmente liberi. È proprio questa impossibilità a definire il loro rapporto: stare insieme fa male, ma l’idea della separazione sembra ancora più insostenibile.

Pallaoro individua nel film un confine che diventa progressivamente sempre più difficile da riconoscere: quello tra intimità e dipendenza, affetto e ossessione, cura e controllo. Non sono opposizioni nette. Il punto sembra essere proprio il modo in cui un sentimento può trasformarsi senza che i personaggi riescano a individuare il momento preciso in cui ciò accade.

La cura, per esempio, può nascere dal desiderio autentico di proteggere qualcuno. Ma quando quella protezione diventa indispensabile per definire il proprio ruolo nella relazione, può trasformarsi in una forma di controllo. Allo stesso modo il bisogno di vicinanza può smettere di essere una ricerca di intimità e diventare paura della separazione. È questa zona emotivamente ambigua che The Echo Chamber sembra voler abitare.

Il regista parla infatti di un amore “inseparabile dalla sofferenza”, nel quale dolore emotivo e dolore fisico alterano progressivamente il modo in cui i personaggi cercano l’intimità. La tenerezza non scompare necessariamente: può continuare a esistere proprio mentre il rapporto diventa più soffocante. Ed è forse questa la dimensione più inquietante del film, perché rende impossibile dividere facilmente ciò che fa bene da ciò che ferisce.

Luca Marinelli e Susan Sarandon in The Echo Chamber
© Indigo Film/Versus

La voce di Ava attraversa il tempo e trasforma l’assenza in una presenza che Leo e Anne non riescono a cancellare

All’interno di questa relazione entra poi una terza presenza: Ava. La sinossi non chiarisce quale sia esattamente il suo rapporto con Leo e Anne, ma sottolinea come la sua voce risuoni nelle stanze e attraversi il tempo, lasciando emergere “ciò che resiste” e ciò che non può più essere trattenuto.

È una formulazione volutamente aperta, ma decisiva per comprendere il tono del film. Ava sembra appartenere a una dimensione nella quale presenza e assenza non sono più categorie sufficienti. Può non essere fisicamente lì e continuare comunque a determinare il modo in cui gli altri personaggi vivono, ricordano e si relazionano.

Il titolo stesso, The Echo Chamber, suggerisce qualcosa che continua a ritornare dopo che la sua origine è scomparsa. Un’eco è una presenza senza corpo: ripete qualcosa che è già accaduto, ma proprio attraverso quella ripetizione continua a renderlo presente. La relazione tra i personaggi potrebbe funzionare allo stesso modo, alimentata da ricordi, ferite e desideri che non appartengono più completamente al presente ma che continuano a modificarlo.

È qui che l’idea dell’“echo chamber” sembra assumere anche una dimensione emotiva. Leo e Anne potrebbero essere intrappolati non soltanto l’uno nell’altra, ma nella ripetizione degli stessi sentimenti e degli stessi comportamenti. Ogni tentativo di uscire dal rapporto li riporta dentro di esso, come se le loro azioni continuassero a rimbalzare sulle pareti della stessa stanza.

Andrea Pallaoro osserva il punto in cui una relazione può diventare contemporaneamente rifugio e prigione

Andrea Pallaoro sul set di The Echo Chamber
Foto di Beniamino Barrese © Indigo Film/Versus

Nel commento alla Biennale, Pallaoro amplia il discorso oltre i suoi protagonisti. The Echo Chamber, spiega, riguarda una condizione profondamente universale: la tendenza ad aggrapparci proprio alle cose che ci impediscono di andare avanti.

È una contraddizione che permette al film di superare la semplice rappresentazione di una relazione disfunzionale. Leo e Anne non rimangono necessariamente insieme perché non comprendono ciò che sta accadendo. Possono riconoscere il dolore e continuare comunque a cercarsi, perché ciò che li ferisce è anche ciò che li protegge dalla solitudine.

Pallaoro descrive infatti le relazioni come luoghi capaci di diventare contemporaneamente “spazi di rifugio e di prigionia”. Il bisogno dell’altro offre protezione, identità e appartenenza, ma può anche impedire a una persona di esistere indipendentemente da quel rapporto. Liberarsene significa allora affrontare qualcosa di ancora più spaventoso: la possibilità di rimanere soli con se stessi.

Per questo i personaggi continuano a ripetere gli stessi schemi emotivi. Cercano una connessione che contemporaneamente temono e finiscono per manipolarsi nel tentativo di evitare la solitudine. Non è soltanto una lotta tra due persone: è una strategia attraverso la quale entrambi cercano di non affrontare la propria fragilità.

In questa prospettiva, il controllo assume una funzione particolarmente complessa. Controllare l’altro significa tentare di impedire che possa andarsene, ma significa anche cercare di tenere sotto controllo la paura di essere abbandonati. Il possesso diventa quindi il sintomo esterno di una vulnerabilità molto più profonda.

Marinelli, Vikander e Sarandon guidano un film costruito sulle tracce che le persone lasciano dentro gli altri

Il cast di The Echo Chamber concentra tre interpreti molto differenti. Luca Marinelli e Alicia Vikander sono al centro della relazione raccontata dal film, mentre la presenza di Susan Sarandon introduce inevitabilmente un ulteriore elemento di peso nella dinamica tra i personaggi.

La sceneggiatura firmata da Bernardo Bertolucci, Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi rappresenta inoltre uno degli aspetti più singolari del progetto. Per Pallaoro, lavorare su un testo non concepito direttamente da lui ha significato poter osservare dall’esterno temi che appartengono già profondamente alla sua sensibilità cinematografica.

La fotografia è affidata a Diego García, il montaggio a Paola Freddi, la scenografia a Gaspare De Pascali e i costumi ad Antonella Cannarozzi. Le musiche sono composte da Clément Ducol. La produzione è di Indigo Film con Rai Cinema e Versus Production.

Ma la chiave di The Echo Chamber rimane probabilmente nell’idea delle tracce che le persone lasciano le une nelle altre. Pallaoro cita ricordi, ferite, desideri e dipendenze: elementi invisibili che possono continuare a esistere anche dopo che una relazione cambia o una persona non è più presente.

Il film sembra quindi chiedersi se sia davvero possibile uscire completamente da un rapporto. Una persona può scomparire dalla nostra vita, ma ciò che ha prodotto dentro di noi continua spesso a determinarne il corso. E quando quelle tracce diventano troppo profonde, lasciare andare qualcuno può significare dover rinunciare anche alla parte di noi stessi che abbiamo costruito insieme a lui.

The Echo Chamber sarà presentato il 6 settembre 2026 alle 19:45 in Sala Grande in Concorso a Venezia 83, con una seconda proiezione alle 20:00 al PalaBiennale.

Redazione
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