Melvil Poupaud e Chiara Mastroianni guidano il cast di Un peu avant minuit, il nuovo film scritto e diretto da Nicolas Pariser, presentato in Concorso a Venezia 83 il 10 settembre 2026 alle 19:15 in Sala Grande. Al centro della storia c’è Léo, un uomo di 49 anni sul punto di separarsi dalla compagna che scopre improvvisamente la morte del padre biologico, mai conosciuto. Prima di raggiungere l’Italia per occuparsi dell’eredità, decide di trascorrere alcuni giorni a Parigi: quello che dovrebbe essere un passaggio intermedio diventa così l’occasione per ripercorrere la propria vita e, soprattutto, interrogarsi sul modo in cui ha costruito negli anni i suoi rapporti con le donne.
Nel commento ufficiale pubblicato dalla Biennale di Venezia, Pariser chiarisce che Un peu avant minuit nasce dal desiderio di raccontare una storia d’amore attraverso personaggi della propria generazione, tra i 45 e i 55 anni. Il problema, per il regista, era capire se fosse ancora possibile costruire una storia sentimentale “innocente” dopo #MeToo, in un’epoca che ha rimesso in discussione molti dei codici attraverso i quali desiderio, seduzione e nascita delle relazioni erano stati tradizionalmente raccontati. La soluzione è stata spostare la prospettiva: non raccontare un nuovo amore, ma osservare un uomo che nel 2026 prova a rileggere tutte le relazioni che lo hanno formato.
La scelta rende il film particolarmente interessante perché evita una domanda semplicistica – se il passato debba essere giudicato con i criteri del presente – per concentrarsi su qualcosa di più personale: cosa accade quando cambiano gli strumenti con cui interpretiamo la nostra stessa vita? Léo non può modificare le relazioni che ha avuto, ma può guardarle nuovamente dopo che la società ha ridefinito concetti come potere, consenso, seduzione e responsabilità. Il suo viaggio diventa quindi anche quello di una generazione maschile costretta a chiedersi se alcuni comportamenti considerati normali abbiano assunto, con il tempo, un significato differente.
Un peu avant minuit usa il passato sentimentale di Léo per raccontare come è cambiato il nostro modo di guardare l’amore
Il punto di partenza del film mette Léo davanti a due separazioni contemporaneamente. La prima riguarda la compagna con la quale vive nella Francia orientale e dalla quale sta per allontanarsi; la seconda arriva attraverso la morte di un padre biologico che non ha mai conosciuto.
Sono due assenze molto diverse, ma entrambe sembrano costringerlo a interrogarsi sulla propria identità. Da una parte esiste una relazione costruita nel corso degli anni che sta arrivando alla fine; dall’altra un rapporto che non è mai realmente cominciato. Nel mezzo c’è Léo, a 49 anni, obbligato improvvisamente a fare i conti con ciò che ha ricevuto e con ciò che ha costruito.
Il viaggio verso l’Italia per sistemare le questioni ereditarie viene temporaneamente sospeso da alcuni giorni trascorsi a Parigi. È qui che il film sembra trasformarsi progressivamente in un bilancio esistenziale. Léo incontra i fantasmi del proprio passato e si confronta con la figlia, descritta significativamente come un’attivista.
La presenza della figlia può introdurre nel racconto anche uno scontro generazionale. Se Léo appartiene a una generazione cresciuta con determinati codici sentimentali e sessuali, lei appartiene a un mondo che quegli stessi codici li ha sottoposti a una profonda revisione. Non sappiamo, sulla base della sinossi, quale posizione assumerà concretamente il personaggio, ma la sua presenza accanto al percorso retrospettivo del padre suggerisce un confronto tra due modi diversi di interpretare le relazioni.
È proprio qui che entra in gioco la riflessione di Pariser su #MeToo. Il regista non parte direttamente dal movimento per costruire un film politico sul presente. Parte invece da una domanda narrativa: dopo tutto ciò che è cambiato nella nostra percezione dei rapporti tra uomini e donne, è ancora possibile raccontare la nascita di una relazione utilizzando gli stessi codici romantici del passato?
Pariser parla di una progressiva “demistificazione del desiderio” e delle prime fasi dell’incontro amoroso. È un’espressione importante perché riguarda direttamente una parte enorme dell’immaginario cinematografico. Per decenni il cinema ha trasformato corteggiamento, insistenza, gelosia, squilibrio di potere e persino alcuni comportamenti invasivi in ingredienti potenzialmente romantici. Cambiare il modo in cui la società interpreta questi comportamenti significa inevitabilmente cambiare anche il modo in cui il cinema può raccontarli.
Un peu avant minuit sembra aggirare il problema evitando di costruire una nuova storia d’amore “innocente”. Pariser guarda invece indietro e lascia che sia un uomo del presente a interrogare il proprio passato. Non si tratta quindi soltanto di ricordare chi abbia amato, ma di chiedersi chi fosse lui dentro quelle relazioni.
La distinzione è fondamentale. Un ricordo sentimentale può cambiare quando cambiano le categorie attraverso le quali lo osserviamo. Un episodio che a vent’anni appariva romantico può sembrare diverso a cinquanta; un comportamento che sembrava naturale può assumere un altro significato quando viene osservato attraverso l’esperienza accumulata o attraverso trasformazioni culturali che all’epoca non erano ancora avvenute.
Pariser lega esplicitamente questa evoluzione alla politica quando sostiene che ogni rivoluzione politica produce inevitabilmente un cambiamento morale. #MeToo, in questa prospettiva, non rappresenta soltanto un evento esterno ai personaggi: modifica il vocabolario attraverso il quale Léo può interpretare la propria biografia.
La crisi sentimentale presente all’inizio del film acquista quindi un significato ulteriore. Se Léo sta per separarsi proprio mentre comincia a interrogarsi sulla propria storia con le donne, il fallimento della relazione attuale può diventare il punto dal quale riesaminare tutto ciò che l’ha preceduta. Non necessariamente per trovare una colpa o un’assoluzione, ma per comprendere il modo in cui quelle esperienze lo hanno costruito intimamente.
Anche il padre mai conosciuto potrebbe inserirsi in questa riflessione sull’identità maschile, sebbene la sinossi non permetta ancora di stabilire quale ruolo avrà concretamente nel percorso del protagonista. La sua morte mette comunque Léo davanti a un’eredità che non è soltanto burocratica: partire per occuparsene significa confrontarsi con qualcuno che appartiene alla propria storia senza aver realmente fatto parte della propria vita.
Un peu avant minuit sembra così collocare il protagonista in un momento nel quale passato, presente e futuro diventano improvvisamente instabili. Il rapporto attuale sta finendo, quello con il padre non potrà mai cominciare e le relazioni precedenti tornano sotto una luce differente. A 49 anni, Léo deve capire non soltanto chi sia diventato, ma quanto della propria identità sia stato costruito attraverso le persone che ha incontrato.
Accanto a Melvil Poupaud e Chiara Mastroianni, il cast comprende Anaïs Demoustier, Golshifteh Farahani, Léonie Simaga, Clara Pacini e Micha Lescot. Nicolas Pariser firma anche la sceneggiatura, mentre la fotografia è di Julia Mingo, il montaggio di Christel Dewynter e le musiche di Benjamin Esdraffo.
Un peu avant minuit sarà presentato il 10 settembre 2026 alle 19:15 in Sala Grande in Concorso a Venezia 83, con una seconda proiezione alle 20:00 al PalaBiennale.

