Mario Martone e Toni Servillo tornano insieme con Scherzetto, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Domenico Starnone, presentato nella sezione Venice Open – Fuori Concorso di Venezia 83 il 10 settembre 2026 alle 21:45 in Sala Grande. Servillo interpreta Daniele Mallarico, un celebre illustratore ultrasettantenne, vedovo e ormai residente da solo a Milano, che accetta di tornare nella casa della propria infanzia a Napoli per occuparsi per alcuni giorni del nipote Mario. Quello che dovrebbe essere un semplice favore alla figlia Betta si trasforma però in un imprevedibile duello tra l’uomo e il bambino di cinque anni, capace di costringere Daniele a confrontarsi con la propria età, il passato e i fantasmi che credeva di essersi lasciato alle spalle.
Nel commento ufficiale pubblicato dalla Biennale di Venezia, Martone racconta di essersi innamorato del romanzo di Starnone a partire proprio dal titolo e dalla sua struttura: due personaggi collocati agli estremi della vita, una situazione familiare spesso comica, un unico ambiente e dei fantasmi. Durante la lavorazione, però, qualcosa è cambiato. Ai fantasmi del protagonista si sono aggiunti quelli personali del regista, che ha deciso di inseguirli attraverso la macchina da presa. Anche per Servillo, secondo Martone, il film è diventato qualcosa di diverso dalla semplice interpretazione di un ruolo, soprattutto per il confronto quotidiano e imprevedibile con un bambino di cinque anni sul set.
È proprio l’apparente leggerezza di Scherzetto a nascondere il nucleo più interessante del film. Daniele torna in una casa che conosce perfettamente e che allo stesso tempo non gli appartiene più, dentro una città dalla quale si è allontanato e davanti a un bambino che rappresenta l’esatto opposto della fase della vita in cui si trova. Il confronto tra nonno e nipote può allora diventare qualcosa di più profondo di uno scontro generazionale: Mario possiede davanti a sé tutte le possibilità che Daniele sente progressivamente chiudersi alle proprie spalle. E proprio quel bambino apparentemente insopportabile potrebbe costringerlo a guardare ciò che resta della propria vita.
Scherzetto mette Toni Servillo davanti a un bambino di cinque anni e ai fantasmi della vita che ha lasciato
La situazione immaginata da Domenico Starnone possiede una semplicità quasi teatrale. Daniele Mallarico vive a Milano, ha superato i settant’anni ed è un illustratore affermato. Quando la figlia Betta gli chiede di tornare per qualche giorno a Napoli per occuparsi di Mario mentre lei e il marito Saverio partecipano a un convegno, accetta di rientrare nella vecchia casa di famiglia.
Mario, però, non è esattamente il bambino che il nonno immaginava di dover semplicemente sorvegliare. Ha cinque anni, parla come un adulto, sembra sapere tutto e pretende di spiegare ogni cosa. I genitori ne sono orgogliosissimi; Daniele si ritrova invece progressivamente trascinato in una competizione che trasforma la convivenza in un vero e proprio duello.
La sproporzione tra i contendenti è ciò che rende la situazione contemporaneamente comica e inquietante. Da una parte c’è un uomo che ha attraversato un’intera vita e costruito una carriera riconosciuta; dall’altra un bambino che ha appena cominciato a conoscere il mondo ma sembra comportarsi come se ne possedesse già tutte le risposte.
La presenza di Mario può mettere quindi in discussione qualcosa che va oltre l’autorità del nonno. Daniele appartiene a un’età nella quale esperienza, reputazione e competenza dovrebbero aver consolidato la sua identità, eppure basta un bambino per destabilizzare quell’equilibrio. Il confronto può diventare inevitabilmente anche una riflessione sul tempo: cosa significa aver trascorso una vita a diventare qualcuno quando davanti a noi compare chi deve ancora diventare tutto?
A rendere più profondo il conflitto è soprattutto il luogo nel quale avviene. Daniele non sta semplicemente trascorrendo alcuni giorni con il nipote. Sta tornando nella casa della propria infanzia a Napoli, uno spazio che contiene una versione precedente di se stesso.
La sinossi insiste su immagini apparentemente semplici: una casa nella quale si è vissuto da bambini, una città abbandonata, un balcone, il vuoto e le voci della strada che continuano a risalire dal basso con quella che viene definita la loro “oscena vitalità”. Elementi che trasformano l’appartamento in qualcosa di diverso da un semplice scenario.
Il ritorno può infatti cancellare improvvisamente la distanza costruita negli anni. Daniele vive a Milano, ma rientrare in quelle stanze significa trovarsi nuovamente davanti a ciò che esisteva prima della carriera, della vecchiaia e della persona che è diventato. Il presente incarnato da Mario convive così con un passato che continua a emergere dagli spazi.
Sono questi i fantasmi ai quali Martone fa riferimento nel suo commento. Non necessariamente presenze soprannaturali, almeno sulla base delle informazioni disponibili, ma tracce di vite precedenti che continuano ad abitare luoghi, ricordi e persone. Ed è significativo che il regista racconti come, durante la realizzazione, ai fantasmi di Starnone si siano aggiunti anche i propri.
Napoli assume inevitabilmente un ruolo importante in questa sovrapposizione. Per Martone non è uno spazio cinematografico neutrale, e il ritorno di un personaggio nella città che ha lasciato permette al regista di lavorare su una relazione che attraversa molta parte del suo cinema: quella tra individuo, memoria e luogo di appartenenza.
Il balcone evocato dalla sinossi sembra condensare questa tensione. Dentro ci sono Daniele, Mario e la casa chiusa dei ricordi; fuori continua invece la città, rumorosa e vitale. Tra i due spazi esiste un uomo che ha scelto di andarsene e che ora, temporaneamente, è costretto a tornare.
Anche il rapporto tra Toni Servillo e Lorenzo Perrotta, il giovanissimo interprete di Mario, ha avuto un ruolo particolare nella realizzazione del film. Martone racconta che per Servillo non si è trattato soltanto di interpretare un personaggio, ma di immergersi in un territorio imprevedibile dominato dalla presenza reale di un bambino di cinque anni.
Il regista ricorda persino che il piccolo interprete avrebbe potuto interrompere tutto dicendo semplicemente di essersi stancato e che, almeno una volta, è effettivamente successo. Un elemento apparentemente aneddotico che però dice qualcosa sul metodo del film: l’imprevedibilità che Mario introduce nella vita di Daniele sembra essere entrata anche nel rapporto tra gli interpreti e nella lavorazione stessa.
Martone chiude il proprio commento con una frase che offre forse la migliore indicazione sul tono di Scherzetto: «Ora tutto sembra così leggero. Sembra.»
È proprio quel “sembra” a suggerire ciò che potrebbe nascondersi dietro la commedia familiare. Il duello con un bambino, le schermaglie domestiche e l’assurdità della situazione possono costituire la superficie di un film che parla invece del passare del tempo, del rapporto con ciò che abbiamo lasciato e della difficoltà di riconoscere la persona che siamo stati dentro quella che siamo diventati.
Mario rappresenta l’inizio, Daniele una fase molto più avanzata della vita. Metterli dentro la stessa casa significa costringere questi due estremi a guardarsi. E forse lo “scherzetto” più grande è proprio quello del tempo, che permette a Daniele di tornare nei luoghi dell’infanzia ma non gli consente di essere nuovamente la persona che li aveva abitati.
Accanto a Toni Servillo e Lorenzo Perrotta, il cast comprende Serena Rossi, Leonardo Lidi, Giovanni Ludeno e Gianluca Di Gennaro. Mario Martone firma la sceneggiatura insieme a Ippolita di Majo; la fotografia è di Paolo Carnera, il montaggio di Jacopo Quadri, la scenografia di Carmine Guarino, i costumi di Daniela Ciancio e le musiche di Valerio Vigliar.
Scherzetto sarà presentato il 10 settembre 2026 alle 21:45 in Sala Grande, nella sezione Venice Open – Fuori Concorso di Venezia 83, con una seconda proiezione alle 22:15 al PalaBiennale.


