Il pubblico cinematografico potrà
presto vedere per la prima volta il film biografico su
Michael Jackson, poiché sono stati rivelati i
dettagli relativi al primo trailer di Michael,
in uscita il 24 aprile 2026. Come riportato da Puck, il trailer del biopic sarà
presentato in anteprima a novembre, in concomitanza con le
proiezioni di Wicked: For Good, che uscirà nelle sale
cinematografiche il 21 novembre. Non è però chiaro se il trailer
sarà disponibile online prima di allora.
Il film biografico su
Michael Jackson vede protagonista il nipote di
Jackson, Jaafar Jackson, nel ruolo del Re del Pop,
con Colman Domingo, Miles Teller, Kat Graham,
Laura Harrier e Nia Long a
completare il cast. Il film è diretto da Antoine
Fuqua (The
Equalizer,
Southpaw), con una sceneggiatura di John
Logan.
Il debutto del trailer segnerà così
la fase finale del lungo percorso del film verso il grande schermo.
Michael era inizialmente previsto per l’uscita nelle sale il 18
aprile 2025, ma i ritardi nella produzione hanno portato a un
rinvio del film all’ottobre 2025. Sono poi sorti problemi legali
che hanno costretto a rielaborare il film e a rinviare la sua
uscita all’attuale data del 2026.
Michael sarà diviso in due film
Sempre secondo un articolo di Puck,
la questione relativa alla rielaborazione forzata riguarda
l’inclusione del caso che coinvolge Jordan
Chandler, il quale ha affermato che Michael Jackson
avrebbe abusato di lui quando Chandler aveva 13 anni. Jackson alla
fine ha pagato un risarcimento di 20 milioni di dollari al ragazzo,
ma secondo Puck c’è anche un accordo che vieta ai registi di
drammatizzare la storia dei Chandler.
Per questo motivo, è stato deciso di
dividere Michael in due film separati. Il primo
film, che sarà il trailer mostrato al pubblico a novembre, si
concentra sull’ascesa alla fama di Jackson, che ha raggiunto
l’apice negli anni ’80. Il secondo film coprirebbe l’ultima parte
della vita e della carriera di Jackson, compresi i suoi scandali
legali. Tuttavia, non è scontato che il secondo film verrà mai
distribuito.
Sebbene le riprese che verrebbero
utilizzate nella seconda parte siano state girate, con ulteriori
riprese ancora necessarie, l’approvazione della seconda parte
dipenderà dall’accoglienza che Michael riceverà
dal pubblico. Se il secondo film non verrà approvato, Puck afferma
che i produttori semplicemente “distruggeranno” tutte le riprese
inutilizzate. Si aggiunge che la Jackson Estate si sta occupando di
tutti i costi associati a queste questioni di produzione.
Ciò significa che i primi segnali
del parere del pubblico nei confronti del film biografico su
Michael Jackson arriveranno con l’uscita del primo trailer. Sulla
base dell’attesa per Wicked: For Good, il sequel di
Wicked del 2024 che ha incassato 756 milioni di dollari,
molte persone vedranno indubbiamente il trailer quando verrà
proiettato nei cinema e ciò stabilirà già una prima ricezione nei
confronti del biopic.
Dopo
l’annuncio che il progetto di Damien
Chazelle ambientato in un carcere e con possibili
protagonisti Cillian Murphy e Daniel Craig, emergono ora aggiornamenti su un
altro titolo rimasto in sospeso nella line-up del regista:
Evel Knievel Goes On Tour. Il film, le cui riprese
erano originariamente previste per l’estate appena passata e
prodotto da Paramount Pictures, resta in fase di sviluppo
nonostante l’uscita di Leonardo DiCaprio, inizialmente legato al
ruolo principale.
Secondo quanto riportato dal giornalista Daniel
Richtman, lo studio avrebbe però ora messo gli occhi
su Glen Powell come possibile protagonista del
biopic dedicato al leggendario stuntman americano Evel Knievel.
L’attore, reduce dal successo di Top Gun: Maverick e
prossimo interprete del remake di The Running Man diretto da Edgar
Wright, è considerato una delle figure più richieste del
momento a Hollywood. La proposta di interpretare Knievel
arriverebbe a lui dunque dopo il ritiro di DiCaprio, impegnato in
altri progetti. Non resta a questo punto che scoprire se l’accordo
andrà in porto.
Di cosa parla Evel
Knievel Goes On Tour?
Il
film, intitolato Evel Knievel Goes On Tour, sarà
scritto da due nomi di grande peso: William
Monahan, premio Oscar per The Departed – Il bene e il
male, e Terrence Winter, sceneggiatore de
The Wolf of Wall Street e della serie cult
I Soprano. A differenza
dei tradizionali biopic dedicati alle star americane, il progetto
non racconterà l’intera vita di Knievel, ma si concentrerà su un
solo anno cruciale della sua carriera: il 1974. In quel periodo, il
motociclista tentò la spettacolare – e fallimentare – impresa di
saltare il fiume Snake, nell’Idaho, con il suo razzo-moto “Skycycle
X-2”.
Evel Knievel, figura controversa e iconica della cultura pop
statunitense, divenne celebre negli anni ’60 e ’70 per le sue
imprese spericolate e per l’immagine da eroe ribelle del
motociclismo. Nel corso della sua carriera subì più di 430
fratture, guadagnandosi un posto nel Guinness dei Primati come uomo
con “il maggior numero di ossa rotte in una vita”. Tuttavia, la sua
carriera ebbe un brusco arresto dopo un episodio di violenza:
Knievel aggredì con una mazza da baseball l’autore di una biografia
non autorizzata, finendo in carcere per sei mesi e perdendo i suoi
contratti di sponsorizzazione.
Per Glen
Powell, l’eventuale interpretazione di Knievel rappresenterebbe
un nuovo passo nella sua ascesa a star di primo piano. L’attore
sarà presto sul grande schermo con The Running Man e ha da poco terminato le riprese del
nuovo film di J. J. Abrams. Inoltre, è
in trattative per affiancare Michael B. Jordan nel reboot di
Miami Vice diretto da
Joseph Kosinski, previsto per il 2026.
All’evento Brand Licensing Europe i
dirigenti di Amazon MGM e Mattel Greg Coleman e
Ruth Henriquez hanno promosso il prossimo revival
del franchise
Masters of the Universe. Ai partecipanti è stato
mostrato un concept art della Snake Mountain (lo si può vedere qui), la dimora
del malvagio Skeletor. Il design rimane fedele ai numerosi cartoni
animati e fumetti in cui è apparso nel corso degli anni,
confermando che, nonostante alcune parti del film siano ambientate
sulla Terra, i fan possono comunque aspettarsi una rappresentazione
fedele di Eternia.
Quanto tempo trascorreremo lì è
tutta un’altra questione, ma Coleman e Henriquez hanno promesso ai
fan una versione di He-Man che li renderà felici. “La proprietà
non è mai scomparsa, ha continuato a reinventarsi. Questo sembra il
momento perfetto”, ha detto Henriquez riguardo alla decisione
di riportare in vita il franchise di lunga data in un film
live-action. “I fan hanno chiesto di più e sappiamo che c’è una
tendenza alimentata dalla nostalgia. Ma soprattutto, abbiamo
aspettato il partner perfetto e il team creativo giusto per dare
vita a ‘Masters of the Universe’ in modo
epico”.
Coleman ha aggiunto: “Per
realizzare un film di questa portata e di questa ampiezza ci vuole
un grande impegno, e non è facile riuscirci. Il pubblico è molto
esigente. La grandezza del set e il livello di dettaglio erano
fuori dal comune”. “Skeletor è uno dei cattivi più
affascinanti di tutti i tempi, ma c’è anche la storia di Adam, che
è una persona normale e deve conquistare il potere. È sempre stato
dentro di lui e viene rivelato in modo potente“, ha
continuato. ”Abbiamo un cast completo e il regista Travis
Knight che aveva una visione. Anche se non avete mai visto ‘Masters
of the Universe’, è una storia divertente e piacevole“.
Il duo ha concluso dicendo: “Per
i fan di lunga data, ci sono delle sorprese nascoste nel film, ma
facendo un passo indietro, il punto di accesso per i fan è ampio.
Il punto di accesso sarà molto accessibile a tutti. Questo sarà il
film di cui tutti parleranno”. Hanno anche paragonato
Masters of the Universe a un altro recente
successo basato sui giocattoli, promettendo: “La gente
indosserà il merchandising, comprerà i giocattoli e ne parlerà
proprio come per ‘Barbie’”.
La versione live-action della
classica serie animata vedrà protagonista Nicholas
Galitzine, ma anche la partecipazione di Morena Baccarin nel ruolo della
Strega, e di James Purefoy e Charlotte
Riley nei ruoli dei genitori di Adam, Re Randor e la
Regina Marlena, insieme ad Alison Brie (GLOW, Community)
nel ruolo del braccio destro di Skeletor, Evil-Lyn, Idris Elba (Thor, Luther) in quello di
Man-At-Arms e Jared Leto (Morbius, Blade Runner 2049) in quello di Skeletor
stesso. Nel frattempo, Sam C. Wilson (House of the Dragon) interpreterà Trap
Jaw, con Kojo Attah (The Beekeeper) nei panni di
Tri-Klops e Jon Xue Zhang (Eternals) nei panni di Ram-Man.
Nel
panorama dei blockbuster fantasy, 47 Ronin è un caso
particolare: rilegge in chiave spettacolare la
leggenda più famosa del Giappone feudale — l’episodio di Akō —
innestandole stregonerie, demoni Tengu e un eroe outsider
interpretato da Keanu Reeves. Il risultato è un
racconto d’onore e vendetta che conserva il nucleo morale della
storia originale, pur piegandolo alle esigenze del cinema
d’avventura.
Il
finale, tragico e rituale, lascia nello spettatore domande
tutt’altro che banali: perché i ronin scelgono la morte proprio
dopo aver compiuto la loro missione? Qual è il senso del sacrificio
di Kai e del suo
amore impossibile per Mika? E in che modo la versione hollywoodiana
dialoga con il codice dei samurai (bushidō) e con la memoria collettiva giapponese? Andiamo
con ordine.
Scopri anche la storia vera che ha ispirato 47
Ronin, una delle vicende più leggendarie del Giappone
feudale.
Trama di 47 Ronin
Nel dominio del signore Asano (Min Tanaka), viene accolto
Kai (Keanu
Reeves), mezzosangue allevato dai Tengu e guardato con sospetto dai
samurai, in primis dal capo delle guardie Ōishi (Hiroyuki Sanada). L’equilibrio del
feudo è minato dalla strega Mizuki (Rinko Kikuchi), al servizio del rivale
Kira (Tadanobu
Asano), che strega Asano inducendolo ad “attentare” all’ospite:
secondo la legge, il signore è costretto al seppuku e i suoi uomini diventano
ronin (samurai
senza padrone). Mika (Kō Shibasaki), figlia di Asano e promessa a
Kai, viene promessa in sposa a Kira per sancire il nuovo
potere.
Passa un anno. Ōishi, imprigionato e umiliato, riemerge più
determinato: riunisce 47 fedelissimi, inclusi Kai, e orchestra una
missione impossibile per liberare Mika e vendicare Asano.
Travestimenti, magie, creature del folclore e duelli scandiscono la
risalita del gruppo verso il castello di Kira, in una progressione
che alterna azione e mito.
Nel terzo atto, i ronin irrompono nella roccaforte.
Kai affronta
Mizuki, che
manipola la realtà con illusioni serpentiformi: la sconfitta della
strega spezza l’incantesimo che sosteneva il potere di Kira.
Intanto Ōishi
combatte il rivale e lo decapita, compiendo l’atto simbolico della vendetta
rituale. Liberata Mika, la compagnia non fugge: si
consegna al
lo Shōgun (Cary-Hiroyuki Tagawa). Hanno
ristabilito la giustizia verso il loro signore, ma hanno violato la
legge uccidendo un nobile. Il verdetto è solenne: i 47 potranno
morire con onore tramite seppuku; Mika, sopravvissuta, guiderà il lutto del
feudo. L’ultimo sguardo tra Kai e Mika suggella un amore che non
può realizzarsi nel mondo degli uomini, ma che trova compimento
nella scelta sacrificale.
Il sacrificio dei ronin e il senso dell’onore
Il cuore del finale sta nel paradosso etico tipico della leggenda di Akō: la
fedeltà al proprio signore (giri) impone la vendetta, ma la legge dello Stato vieta
l’omicidio. I ronin accettano entrambe le verità: compiono il
dovere personale e assumono la pena, per non scalfire l’ordine
pubblico. Concedendo loro il seppuku, lo Shōgun riconosce la
purezza
dell’intento. È il bushidō nella sua forma più radicale: la reputazione
vale più della sopravvivenza, l’azione giusta richiede il
prezzo della
responsabilità. Per questo la morte dei 47 non è una
punizione “contro” i protagonisti, ma l’ultimo gesto coerente con i
valori che li definiscono.
Kai è un “liminale”: non del tutto samurai, non del tutto demone;
non pienamente accolto nella società degli uomini, ma neppure
appartenente al mondo soprannaturale. La sua scelta di morire
accanto ai compagni è identitaria prima che romantica: rifiuta
l’eccezione che lo separerebbe dagli altri e chiede di essere
riconosciuto
come uno di loro. L’amore per Mika diventa allora sacramento narrativo: non si realizza nel
matrimonio, ma nel consenso a un destino condiviso, che salva l’onore
della casata e restituisce dignità al suo popolo. In termini di
mito, Kai “riporta il fuoco” alla comunità e poi
scompare, come
gli eroi che appartengono più alla leggenda che alla cronaca.
Un finale tragico, ma profondamente giapponese
Pur aggiungendo streghe e Tengu, il film resta fedele al
senso memoriale
della vicenda: i 47 vengono sepolti insieme e venerati come
campioni di
lealtà. È il motivo per cui la storia dei ronin, nel
Giappone reale, è diventata sinonimo di virtù civica: non celebra la vittoria
militare (che nel film dura un istante), ma la coerenza morale di chi accetta le
conseguenze delle proprie azioni. La versione hollywoodiana
amplifica l’epica e la dimensione romantica, ma non svuota il
messaggio: l’onore è un atto pubblico e la morte rituale è la forma
narrativa con cui quel valore viene consegnato alla
memoria
collettiva.
In questo senso, il finale di 47 Ronin non è la sconfitta degli eroi, bensì la loro
trasfigurazione:
l’individuo scompare, resta l’esempio. È qui che mito storico e
fantasy si stringono la mano.
Il 2026 sarà l’anno in cui Timothée Chalamet vincerà finalmente un Oscar?
Il nuovo progetto del due volte candidato al premio, la commedia
sportiva liberamente ispirata a fatti reali Marty
Supreme, sta infatti suscitando grande interesse dopo
la sua anteprima mondiale al New York Film Festival.
Diretto da Josh
Safdie e interpretato anche da Gwyneth Paltrow, Odessa
A’zion e Kevin O’Leary, Marty
Supreme segue il percorso verso la grandezza del giocatore
di ping pong americano Marty Mauser. Le prime
reazioni al film sono dunque state per lo più positive,
concentrandosi su ciò che la performance di Chalamet significherà
in vista della stagione dei premi.
Liam Crowley di
ScreenRant ha definito Marty Supereme “il miglior film
dell’anno”, che ha “tutta l’energia maniacale tipica di
Safdie perfettamente infusa con il carisma generazionale del
principe promesso”. Nel frattempo, Ramin Setoodeh,
co-redattore capo di Variety, ha affermato senza mezzi termini
che questa è “la migliore interpretazione di Timothée Chalamet fino ad ora”.
Per alcuni, il tono del film di
Safdie non ha però funzionato del tutto: @jasonosia ha così recensito
Marty Supreme: “Safdie al 100%. Sudato,
veloce, tentacolare, divertente, tonalmente squilibrato ed
esasperante! […] Chalamet è straordinario ed è al massimo della sua
sicurezza di sé e della sua instabilità. È divertente e
modestamente saggio, ma la seconda parte è così incline alla mania
che può essere estenuante, nel bene e nel male“.
Marty Supreme
sembra dunque avere un’atmosfera molto folle, ma la maggior parte
dei critici riesce a capirlo. David Crow ha
detto che “è un’esplosione assoluta di adrenalina e il seguito
di Diamanti grezzi che stavamo aspettando”. Alcuni spettatori
stanno anche utilizzando i social media per sottolineare le
interpretazioni dei comprimari. Ad esempio, @realityysimp ritiene che
Odessa A’zion dovrebbe essere considerata una
candidata all’Oscar.
In particolare, David Canfield,
scrittore senior di The Hollywood Reporter, è d’accordo su
questo punto, menzionando “una straordinaria Odessa A’Zion alla
guida di un superbo cast di supporto”. Canfield sottolinea
ancora una volta cosa potrebbe significare questa svolta per
Chalamet, affermando che si tratta della “migliore
interpretazione della sua carriera: è nato per interpretare questo
personaggio”, elogiando al contempo la “regia importante
ed esaltante”.
La trama e il cast di Marty Supreme
La sinossi ufficiale del tanto
atteso film di Josh Safdie basato sulla vita del giocatore di ping
pong Marty Reisman recita: “Un giovane con un
sogno che nessuno rispetta attraversa l’inferno e torna indietro alla ricerca della
grandezza”. Il film, oltre a Timothée Chalamet e Gwyneth Paltrow vanta un cast composto da
Fran Drescher nel ruolo della madre di Marty e
ancora il rapper Tyler, the Creator, il mago
Penn Jillette, Odessa A’zion, il
personaggio di “Shark Tank” Kevin O’Leary
(alias Mr. Wonderful) e il regista Abel
Ferrara.
La commedia drammatica sportiva è un
racconto romanzato della vita reale di Marty
Reisman, cinque volte medaglia di bronzo ai Campionati
mondiali di tennis tavolo, scomparso nel 2012. Il direttore della
fotografia Darius Khondji ha dichiarato all’inizio
di quest’anno che Chalamet si è allenato a fondo per interpretare
la star del ping pong. “Voleva essere come un vero giocatore di
ping pong [professionista] quando ha iniziato le riprese”, ha
detto Khondji.
Secondo quanto riferito, è stato
rivelato il budget per la
quinta stagione di Stranger
Things. La quinta e ultima stagione della serie
fantascientifica di grande successo di Netflix sarà disponibile sulla piattaforma
di streaming a partire dal 26 novembre e vedrà il gruppo prepararsi
per una battaglia finale contro Vecna
e le forze malvagie che hanno afflitto Hawkins.
Stranger Things è stata acclamata come
una delle migliori serie televisive di tutti i tempi, ottenendo
numerosi riconoscimenti durante la sua messa in onda, e la stagione
culminante si preannuncia ancora più epica delle precedenti.
Tuttavia, nonostante la quinta stagione di Stranger Things abbia un numero
ridotto di episodi (otto rispetto ai nove della stagione
precedente), Netflix non risparmierà denaro.
Secondo Puck, lo streamer ha
speso dai 50 ai 60 milioni di dollari per episodio per la stagione
finale della serie, per un costo totale compreso tra i 400 e i 480
milioni di dollari. Si tratta di un aumento rispetto al budget
riportato per la quarta stagione, pari a 30 milioni di dollari per
episodio.
Questa cifra sbalorditiva illustra
l’evoluzione epica che la televisione ha subito negli ultimi tempi.
Anche se il costo per episodio non è abbastanza per competere con
Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere o la
prossima
serie TV Harry Potter, la rende comunque una delle
stagioni più costose nella storia della televisione.
Il costo totale della stagione,
compreso tra i 400 e i 480 milioni di dollari, supera quello della
stragrande maggioranza dei film realizzati. Jurassic World Dominion detiene ufficialmente il record
del film più costoso mai realizzato, con un budget netto di 465
milioni di dollari, e anche il budget degli episodi di Stranger
Things è superiore a quello di alcuni film di medio budget.
Il ritardo nell’uscita della quinta
stagione di Stranger Things, così come il numero ridotto di
episodi, ha probabilmente molto a che fare con la portata
astronomica degli episodi finali, ma, dal punto di vista narrativo,
questa è una notizia entusiasmante e promette una stagione finale
adeguatamente epica e sbalorditiva, con quelli che potrebbero
essere alcuni dei set più impressionanti mai realizzati per la
televisione.
Al momento, Stranger Things
ha un’eredità nella cultura popolare che molti franchise possono
solo sognare, e la quinta stagione, se realizzata con successo, non
farà che consolidarla ulteriormente. Resta da vedere se Netflix
realizzerà mai una serie più costosa, dato che l’era della
televisione ad alto budget sembra essere in declino, ma sembra che
questa serie chiuderà in modo adeguato quell’era di successi
televisivi, elevando ancora una volta l’ambizione creativa delle
serie in streaming.
Il nuovo trailer e le immagini
della quarta stagione di The
Witcher offrono la migliore anteprima finora di Geralt,
interpretato da Liam Hemsworth, e della sua ricerca
di Ciri (Freya
Allan). Dopo aver interpretato Geralt di Rivia nelle
prime tre stagioni, Henry Cavill ha lasciato la serie. Il
ruolo è stato riassegnato a Hemsworth per
la quarta e la quinta stagione di The Witcher,
quest’ultima delle quali segnerà la fine della serie.
La nuova interpretazione di Geralt
è stata già anticipata in alcune immagini e in un clip che lo
mostra in azione durante la prossima stagione. Il clip ha rivelato
la differenza più grande tra le versioni di Geralt interpretate da
Henry Cavill e Liam Hemsworth, ovvero le voci
distintive dei due attori.
Ora Netflix ha pubblicato un trailer che mostra
completamente il Geralt di Hemsworth. Il filmato inizia con la
narrazione del nuovo personaggio di Laurence Fishburne, Regis, mentre Geralt
sguaina la sua spada e combatte i mostri. L’attenzione si sposta
poi sulla ricerca di Ciri in tutto il continente, che osserva di
essere “sempre persa, mai trovata”. Geralt dice cinicamente:
“Che compagnia mi sono ritrovato”, riferendosi agli altri
personaggi che si uniscono alla sua missione.
Nel frattempo, una minaccia oscura
cresce mentre Vilgefortz (Mahesh Jadu) raduna un esercito e trama
un piano sinistro che coinvolge Ciri. Geralt grida: “Muoviamoci,
cazzo!” e si chiede cosa succederà se non riuscirà a salvare Ciri,
mentre Yennefer (Anya Chalotra) organizza una resistenza contro
Vilgefortz. Il trailer mostra scene ricche di azione in cui tutti e
tre i personaggi combattono i loro nemici. Guarda il trailer qui
sotto:
Oltre al trailer, Netflix ha
pubblicato nuove immagini di Geralt interpretato da Hemsworth,
Ciri, Yennefer, Regis e altri personaggi chiave. Guarda le immagini
qui sotto:
Cosa significa questo per la
quarta stagione di The Witcher
La reazione dei fan al fatto che
Hemsworth abbia preso il posto di Cavill nel ruolo principale è
stata in gran parte negativa. Nonostante ciò, il nuovo trailer e le
nuove immagini sono un ottimo motivo per guardare la quarta
stagione. Hemsworth sembra perfetto per la parte e trasmette lo
stoicismo, l’intensità, il cinismo, l’odio verso se stesso e il
codice morale che definiscono il personaggio, sia nei momenti più
tranquilli che in quelli ricchi di azione.
Anche se sono di nuovo separati,
Geralt, Ciri e Yennefer continueranno a essere il cuore dello show
nella quarta stagione. Allo stesso tempo, la serie sta chiaramente
entrando in una nuova era, che il personaggio di Laurence
Fishburne, Regis, sta contribuendo a inaugurare.
Regis che dice “The
Witcher è in uno stato di cambiamento” e che Geralt sta
“diventando qualcosa di nuovo” sembra riferirsi tanto al
protagonista quanto alla serie stessa. La serie avrà
inevitabilmente un aspetto e un’atmosfera diversi con Hemsworth al
posto di Cavill, e questo cambiamento significativo si rifletterà
anche nell’evoluzione del personaggio di Geralt in questa
stagione.
Heat
2, il sequel del classico poliziesco di
Michael Mann del 1995, ha ricevuto un
aggiornamento ufficiale e positivo nella giornata di martedì 7
ottobre, con l’ingresso di una nuova casa di produzione che intende
portare il progetto sul grande schermo. The Hollywood Reporter ha
infatti rivelato che la United Artists, che fa parte della Amazon
MGM Studios, è in trattative con la Warner Bros. per acquisire il
film. Inoltre, Jerry Bruckheimer e Scott
Stuber si sono uniti a Mann e Nick
Nesbitt come produttori del film, basato sul romanzo
Heat 2 scritto da Mann in collaborazione con
Meg Gardiner e pubblicato nel 2022.
Heat 2 è stato
inizialmente annunciato dalla Warner Bros. nel luglio 2022, ma da
allora il progetto ha dovuto affrontare molti ostacoli, tra cui
l’impossibilità di Mann e Warner Bros. di
trovare un accordo sul budget, secondo quanto riportato sempre
da The Hollywood Reporter. La Warner Bros. ha ora deciso di vendere
il progetto ad agosto e, sebbene molti studi cinematografici – tra
cui Paramount e Sony – fossero interessati, alla fine ha vinto la
United Artists.
L’originale Heat – La sfida vedeva Robert De Niro nei panni del calcolatore
maestro del crimine Neil McCauley, impegnato a pianificare una
grande rapina, mentre Al Pacino interpretava il poliziotto Vincent
Hanna incaricato di catturare McCauley. Con un cast che includeva
anche Val Kilmer, Jon Voight,
Tom Sizemore, Amy Brennenman,
Ashley Judd e una giovane Natalie Portman, Heat è ampiamente considerato
un classico del genere, con un punteggio dell’84% su Rotten
Tomatoes.
Il romanzo Heat 2
funge sia da prequel che da sequel della storia del film originale.
Una trama è incentrata su una versione più giovane di McCauley,
mentre lui e la sua banda compiono varie rapine, mentre la storia
ambientata dopo il film originale segue Chris Shiherlis, il
personaggio di Kilmer, e i suoi tentativi di ricongiungersi con la
sua ex fidanzata.
Secondo quanto riportato, molti
attori di primo piano sono interessati ai ruoli in Heat
2. Leonardo DiCaprio, Austin Butler, Adam Driver, Bradley Cooper e altri sono stati menzionati
in relazione al progetto, anche se al momento non sarebbero state
fatte loro offerte. Tuttavia, sembra che le trattative per comporre
il cast del film potrebbero iniziare a breve e che proprio questi
nomi potrebbero essere confermati per il progetto.
Per quanto riguarda il motivo per
cui Heat 2 è stato venduto dalla Warner Bros.,
come anticipato lo studio e Mann non erano d’accordo sul budget.
Secondo quanto riportato, Mann inizialmente voleva un budget di 230
milioni di dollari, ma alla fine è sceso a 170 milioni. La Warner
avrebbe realizzato il film per 135-140 milioni di dollari, o anche
150 milioni se Mann si fosse impegnato anche per un Heat
3, secondo THR.
La United Artists non ha al momento
fornito alcuna informazione sul potenziale budget, né ci sono
aggiornamenti sui tempi di uscita di Heat 2 nelle
sale cinematografiche. Tuttavia, considerando l’amore per il film
originale e il fatto che il romanzo è diventato un best-seller, è
probabile che ci sia un notevole interesse per lo sviluppo del film
in futuro.
Fast X:
Part 2 ha fatto pochi progressi da quando il suo
predecessore è stato rilasciato nel 2023, e un recente rapporto
solleva preoccupazioni sul fatto che il gran finale della serie
potrebbe non avvenire affatto. La
serie Fast era popolare fin dal suo esordio nel 2001, ma
Fast Five del 2011 l’ha trasformata in un fenomeno al
botteghino. È diventato uno spettacolo d’azione pieno delle più
grandi star d’azione di Hollywood.
Furious
7 e The Fate of the Furious hanno incassato oltre 1
miliardo di dollari al botteghino. Tuttavia, la popolarità della
serie è diminuita di recente, e gli incassi deludenti di F9 e
Fast
X dimostrano che il pubblico non è più così
interessato alla storia di Dominic Toretto e della sua famiglia
come un tempo. Nemmeno il folle cattivo interpretato da
Jason Momoa è riuscito a salvare
l’ultimo capitolo.
Essendo la prima parte di un finale
in due parti, Fast
X termina con un enorme cliffhanger, in cui Dom e suo
figlio cercano di sopravvivere a una gigantesca esplosione causata
da Dante, interpretato da Momoa. Tuttavia, il pubblico potrebbe non
scoprire mai cosa succede a Dom, dato che Fast 11 non ha
ancora una data di uscita e potrebbe non averla presto se la
Universal e Vin
Diesel non riusciranno a trovare un compromesso.
La Universal sta valutando di
non realizzare Fast and Furious 11
Fast X non è stato un flop
al botteghino, ma è stato una delusione per la Universal. Ha
incassato 704 milioni di dollari in tutto il mondo, una cifra
impressionante per qualsiasi film. Tuttavia, il film aveva un
budget dichiarato di 340 milioni di dollari, il che significa che
aveva bisogno di circa 850 milioni di dollari per andare in
pareggio. Non essendoci riuscita, la Universal sta adottando un
approccio più cauto per l’ultimo capitolo della serie.
In un nuovo articolo del The Wall Street Journal, è stato rivelato che il budget
di Fast 11 è una preoccupazione significativa per lo studio.
Secondo quanto riferito, la sceneggiatura iniziale richiederebbe un
budget di 250 milioni di dollari, ma la Universal non è disposta
a realizzare il film per più di 200 milioni di dollari. Parte
di quel budget è destinato al numeroso cast del film e alle spese
per le riprese in location internazionali.
Secondo l’articolo, la Universal
sta cercando di limitare le location delle riprese all’estero e di
ridurre il cast del film, ridimensionando i ruoli dei personaggi o
eliminandoli del tutto. Si tratta di una sfida importante per il
prossimo film, che ha già un cast imponente e dovrebbe vedere anche
il ritorno di Dwayne Johnson e Gal
Gadot.
Tutto ciò che Vin Diesel ha
detto sullo sviluppo di Fast & Furious 11 dopo Fast X
Diesel è uno showman nel cuore.
Vuole offrire la migliore esperienza possibile ai fan e rendere
giustizia ai personaggi di questa saga. Tuttavia, la sua visione
per Fast 11 potrebbe essere eccessiva per la Universal,
soprattutto se lo studio sta cercando di ridurre il budget. Ha
fatto diversi annunci, ma senza una sceneggiatura è difficile dire
quali si realizzeranno.
In un post su Instagram che
Diesel ha
condiviso per celebrare la Festa del Papà nel 2024, l’attore di
XXX ha condiviso il concept art di Fast 11 e l’ha
definito un “road trip americano”. Una trama incentrata
su un road trip potrebbe funzionare, dato che Dom e suo figlio
viaggiano attraverso gli Stati Uniti cercando di trovare il resto
della sua famiglia. Ciò consentirebbe anche alla Universal di
girare il film principalmente in location nazionali.
Le altre grandi rivelazioni sono
state condivise al FuelFest 2025 di Los Angeles (tramite HotCars).
L’attore ha detto di aver concordato con la Universal di realizzare
Fast 11 a tre condizioni. La prima era che avrebbe
ricevuto una data di uscita nell’aprile 2027. La seconda era
che avrebbe riportato le corse su strada a Los Angeles e la terza
era che Brian O’Conner di Paul
Walker sarebbe tornato.
Sulla base del rapporto del
WSJ, non sembra che la Universal abbia accettato queste
condizioni con Diesel, e l’attore stava semplicemente cercando di
entusiasmare il pubblico. Una data di uscita nell’aprile 2027 non è
realistica e il ritorno di Brian potrebbe essere vittima dei tagli
al budget. Tuttavia, le corse su strada potrebbero ancora essere
una parte essenziale di Fast 11.
Fast and Furious 11 vedrà la
luce?
L’ultimo capitolo della
saga Fast and Furious molto probabilmente verrà
realizzato per un paio di motivi. È ancora una delle serie di
maggior successo della Universal, e lo studio potrebbe trarne
profitto se il film finale venisse realizzato con un budget
ragionevole. L’articolo del WSJ afferma anche che gli
sceneggiatori e i dirigenti stanno ancora cercando modi per
continuare la serie con spin-off o serie TV.
Un altro motivo è l’effetto Diesel.
È incredibilmente appassionato di Dom Toretto e di questa serie. È
difficile credere che non sarebbe disposto a scendere a compromessi
se lo studio gli chiedesse di apportare alcune modifiche alla
trama. Concludere con un cliffhanger sarebbe un peccato, e
Diesel sa che ci sono ancora molti fan che vogliono vedere come
finisce questa storia.
La triste verità è che un budget
inferiore per Fast X: Part 2 potrebbe essere la
soluzione migliore. Il franchise è sfuggito al controllo e sta
perdendo pubblico e critici con le sue sequenze d’azione esagerate
e senza senso. È diventato una parodia di se stesso, e un ritorno
alle sue origini più modeste, legate alle corse su strada, potrebbe
essere proprio ciò di cui Fast 11 ha bisogno.
IN COPERTINA: Vin Diesel arriva al
Charlize Theron Africa Outreach Project
(CTAOP) 2023. Foto di Image Press Agency via DepositPhotos.com
La prossima serie Marvel Spotlight, Wonder
Man, arriverà su Disney+ questo dicembre e, nonostante
siano state mostrate alcune immagini promozionali e brevi frammenti
di filmato, Disney+ non ha ancora pubblicato un
trailer completo.
Si vociferava che il primo teaser
sarebbe uscito questo sabato durante il New York Comic-Con, e il
seguente post su Instagram della star
Yahya Abdul-Mateen II potrebbe averlo
confermato.
Sebbene l’attore di
Watchmen e Aquaman non menzioni
effettivamente il NYCC nel suo post, condivide la foto di un
berretto con un nuovo logo in stile animato per la
serie.
Il responsabile dello streaming,
della televisione e dell’animazione della Marvel, Brad
Winderbaum, ha recentemente confermato il numero di
episodi della serie, esprimendo anche il suo sostegno a Wonder Man
definendola “la migliore serie che nessuno abbia mai
visto”.
“Wonder Man è composta da otto
episodi. È una novità assoluta per la Marvel”, racconta il
dirigente a Collider. “Nasce direttamente dalle menti di Destin
Daniel Cretton e Andrew Guest. Onestamente, è una delle mie cose
preferite in assoluto. Penso che sia la serie migliore che nessuno
abbia mai visto, e sono molto emozionato di vedere la reazione del
pubblico. Penso che sia una lettera d’amore a ciò che facciamo come
registi. È una lettera d’amore alla recitazione come professione,
ed è una serie molto sincera e bella.”
I Marvel Studios
hanno rivelato ben poco su Wonder
Man, anche se sappiamo che Sir Ben Kingsley
riprenderà il ruolo di Trevor Slattery in Iron Man
3 e Shang-Chi e la leggenda dei dieci
anelli. Byron Bowers si è
recentemente unito al cast, mentre Ed
Harris, Bob Odenkirk e Courtney Cox sono tra coloro
che si dice possano apparire.
Stella Meghie (The
Photograph) si occuperà della regia di più episodi, mentre
Cretton sarebbe stato incaricato di dirigere le prime due puntate.
Wonder
Man è stato precedentemente descritto come
una “satira sui supereroi” e “una lettera
d’amore a Los Angeles e all’industria”.
I produttori Destin Daniel
Cretton e Andrew Guest stanno puntando su
un tono simile a serie come Silicon Valley, Dave e Barry. Per
quanto riguarda la durata degli episodi,
Winderbaum afferma che varierà. “C’è un po’ di
margine di manovra per quanto riguarda la durata degli episodi,
quindi penso che il nostro episodio più breve duri circa 20 minuti,
mentre il più lungo circa 40 minuti.”
Wonder Man ha fatto il suo debutto
nei fumetti Marvel Comics nelle pagine di Avengers
#9 nel 1964. Inizialmente un cattivo, fu poi ritrasformato in
un eroe (e in un Vendicatore) negli anni Settanta. Il
Tristo Mietitore è suo fratello e le sue onde cerebrali sono state
utilizzate da Ultron come base per la Visione; in seguito, si è
unito ai Vendicatori della Costa Ovest ed è diventato una star di
Hollywood.
Wonder
Man non ha ancora una data di messa in onda
confermata, ma arriverà a dicembre prossimo.
Sono iniziate il 26 settembre a
Otranto le riprese de L’ora di
tutti, esordio alla regia di Stefania
Rocca.
Tratto dall’omonimo romanzo di Maria
Corti sul sacco dei Turchi ad Otranto nel 1480, il film
reinterpreta il testo rendendolo una narrazione senza tempo che
mette al centro la forza delle comunità che non accettano di
soccombere al più forte.
Maria Corti, tra le voci più
originali della critica e della narrativa del Novecento, ha fatto
della pluralità dei punti di vista il centro della sua scrittura.
Nei suoi testi la storia si frammenta in una costellazione di voci,
rivelando la relatività della verità e della memoria. In L’ora
di tutti, dedicato alla strage di Otranto del 1480, un unico
evento si ricompone attraverso prospettive diverse, trasformandosi
in un mosaico di coraggio e paura, visioni individuali che
diventano racconto collettivo.
La dichiarazione di Stefania Rocca
“Ho lavorato sulle emozioni,
seguendole senza barriere narrative di tempo o di luogo
continuando, come avevo già fatto nella mia prima regia teatrale,
quel percorso di sperimentazione atto a fondere diversi linguaggi
che ho approfondito nei miei anni di carriera e che sento parte di
me.Per questo mi piace abbattere i confini tra cinema,
teatro, danza e musica. Usando liberamente i mezzi espressivi per
me più idonei a raccontare le tante piccole storie che sono dietro
ai grandi rivolgimenti, non in maniera didascalica ma
emozionale” Stefania Rocca.
Interpretato da Alice
Pagani, Simone Coppo, Eleonora De Luca, Ignazio Oliva, Giulia
Petrungaro con Alessio Boni, Dalila De
Marco Lorenzo Scalzo, Vincenzo Palazzo, Elena
Micchiché e con la partecipazione
di Timofej
Andrijashenko, l’étoile Nicoletta
Manni e l’Accademia Teatro alla
Scala, L’ora di
tutti è prodotto da Ora one
production srl e Louis Nero
film e sarà girato interamente in Salento.
Nuove foto dal set della prossima
serie TV di Harry Potter della HBO sembrano
rivelare un altro momento significativo della prima stagione,
adattamento di Harry Potter e la Pietra
Filosofale. Le riprese sono attualmente in corso in
Cornovaglia, in Inghilterra, con Dominic
McLaughlin (Harry Potter) e Bel Powley
(Petunia Dursley) entrambi avvistati in abiti anni ’90.
Si tratta di quello che sembra far
parte della preparazione al viaggio di Vernon
Dursley alla Catapecchia sullo scoglio,
dove crede che la famiglia e Harry a sfuggire all’infinita ondata
di lettere da Hogwarts che invitano il ragazzo a
entrare nel Mondo Magico. Tuttavia, come abbiamo sottolineato su
SFFGazette.com oggi,
sembra che la serie potrebbe espandere quella parte della storia
con materiale originale.
Secondo Redanian Intelligence,
“le riprese sono iniziate al Cadgwith Cove Inn prima di
spostarsi sulla spiaggia, dove è stata girata una scena drammatica
sotto una pioggia simulata, con un’auto circondata da barche da
pesca e comparse in tradizionali abiti da sud-ovest”. “La
scena, a quanto pare, mostrava Harry e forse Bel Powley nei panni
di zia Petunia, a cui veniva ordinato di uscire dal veicolo da un
uomo armato di pistola”.
Sebbene possa essere stato commesso
un errore riguardo a ciò che è stato girato, è possibile che si
tratti di una nuova scena aggiunta all’interpretazione della HBO
della serie di libri dell’autrice J.K. Rowling.
Ampliare il periodo di Harry con i Dursley darà sicuramente i suoi
frutti nelle stagioni future, dal momento che spesso sono stati
trascurati nei film, soprattutto nei capitoli successivi al primo
(e alla luce della loro importanza alla fine della storia!).
Sappiamo che il set della
Catapecchia sullo Scoglio è fondamentale perché è il luogo in cui
Harry conosce Hagrid e entra in contatto davvero, per la prima
volta, con il mondo della Magia e con una nuova concezione di sé.
E’ qui che il Custode delle chiavi e dei luoghi a Hogwarts gli
rivelerà che è, in definitiva, un mago! “E un mago coi fiocchi, una
volta che avrai studiato!”.
Inoltre, Variety ha appreso che la Warner
Bros. celebrerà il 25° anniversario di Harry Potter e la
Pietra Filosofale il prossimo anno con “una riedizione
cinematografica mondiale del film originale, prodotti in edizione
speciale e promozioni al dettaglio”.
Cosa sappiamo della serie
HBO su Harry Potter
La prima stagione sarà tratta dal
romanzo La pietra filosofale e abbiamo già visto alcuni
altri momenti chiave del romanzo d’esordio di J.K. Rowling essere
trasposti sullo schermo. La prima stagione di Harry
Potter dovrebbe essere girata fino alla primavera del
2026, mentre la seconda stagione entrerà in produzione pochi mesi
dopo. Ogni libro dovrebbe costituire una singola stagione, il che
significa che avremo sette stagioni nell’arco di quasi un
decennio.
HBO descrive la serie come un
“adattamento fedele” della serie di libri della Rowling.
“Esplorando ogni angolo del mondo magico, ogni stagione porterà
‘Harry Potter’ e le sue incredibili avventure a un pubblico nuovo
ed esistente”, secondo la descrizione ufficiale. Le riprese
dovrebbero avere inizio nel corso dell’estate 2025, per una messa
in onda prevista per il 2026.
La serie è scritta e prodotta da
Francesca Gardiner, che ricopre anche il ruolo di
showrunner. Mark Mylod sarà il produttore
esecutivo e dirigerà diversi episodi della serie per HBO in
collaborazione con Brontë Film and TV e Warner Bros. Television. La
serie è prodotta da Rowling, Neil Blair e
Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e
David Heyman di Heyday Films.
Come già annunciato, Dominic
McLaughlin interpreterà Harry, Arabella
Stanton sarà Hermione e Alastair Stout
sarà Ron. Il cast principale include John Lithgow nel ruolo di Albus Silente,
Janet McTeer nel ruolo di Minerva McGranitt,
Paapa Essiedu nel ruolo di Severus Piton, Nick Frost nel ruolo di Rubeus Hagrid,
Katherine Parkinson nel ruolo di Molly Weasley,
Lox Pratt nel ruolo di Draco Malfoy,
Johnny Flynn nel ruolo di Lucius Malfoy,
Leo Earley nel ruolo di Seamus Finnigan,
Alessia Leoni nel ruolo di Parvati Patil,
Sienna Moosah nel ruolo di Lavender Brown,
Bertie Carvel nel ruolo di Cornelius Fudge,
Bel Powley nel ruolo di Petunia Dursley e
Daniel Rigby nel ruolo di Vernon Dursley.
Si avranno poi Rory
Wilmot nel ruolo di Neville Paciock, Amos
Kitson nel ruolo di Dudley Dursley, Louise
Brealey nel ruolo di Madama Rolanda Hooch e Anton
Lesser nel ruolo di Garrick Ollivander. Ci sono poi i
fratelli di Ron: Tristan Harland interpreterà Fred
Weasley, Gabriel Harland George Weasley,
Ruari Spooner Percy Weasley e Gracie
Cochrane Ginny Weasley.
La serie debutterà nel 2027 su HBO e
HBO
Max (ove disponibile) ed è guidata dalla showrunner e
sceneggiatrice Francesca Gardiner (“Queste oscure materie”,
“Killing Eve”) e dal regista Mark Mylod (“Succession”). Gardiner e Mylod sono produttori
esecutivi insieme all’autrice della serie J.K. Rowling, Neil Blair
e Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e David Heyman di Heyday
Films. La serie di “Harry Potter” è prodotta da HBO in
collaborazione con Brontë Film and TV e Warner Bros.
Television.
Sebbene Serkis (Gollum) sia
l’unico attore confermato a riprendere il suo ruolo,
sembra probabile che SirIan McKellen (Gandalf) e Viggo Mortensen (Aragorn) torneranno, e
Orlando Bloom (Legolas) ha lasciato
intendere che potrebbe apparire anche lui. Ora, Elijah Wood ha lasciato intendere che
tornerà nei panni di Frodo Baggins.
Wood ha dichiarato quanto segue
durante un’apparizione al DesertCon in Messico durante il fine
settimana (tramite CBR). “Beh, non posso dire nulla al
riguardo. Ne so parecchio. L’ho letto. È davvero bello. Ci sono
delle persone meravigliose coinvolte. La cosa più emozionante è che
si tratta di riunire il team creativo. I cervelli dietro Il Signore
degli Anelli, Fran, Peter, Philippa, sono tutti fortemente
coinvolti.”
“E poi, gli stessi scenografi.
Sarà girato in Nuova Zelanda”, ha continuato. “Quindi,
porterà con sé una tale continuità con così tante persone che hanno
fatto parte de Il Signore degli Anelli, e ne sono davvero
entusiasta. È come rimettere in funzione quella vecchia macchina
con tutte le persone giuste.”
Non siamo sicuri che Elijah
Wood abbia rivelato più di quanto volesse, ma se
ha letto la sceneggiatura, ci sono ottime probabilità che sia a
bordo! Certo, potrebbe aver ricevuto la sceneggiatura per
sondare il suo interesse, ma qualcosa ci dice che vedremo Frodo in
questo film, anche se solo per un paio di scene.
Non siamo sicuri di come questi
attori saranno ringiovaniti per interpretare versioni più giovani
dei loro personaggi, ma Serkis ha precedentemente ipotizzato che
potrebbe essere utilizzata l’intelligenza
artificiale.
Le dichiarazioni di Peter
Jackson
“È un onore e un privilegio
tornare nella Terra di Mezzo con il nostro caro amico e
collaboratore, Andy Serkis, che ha un conto in
sospeso con quel puzzolente di Gollum!”, hanno dichiarato
Peter Jackson, Philippa Boyens e
Fran Walsh in una dichiarazione in occasione
dell’annuncio del film. “Come fan di lunga data della vasta
mitologia del Professor Tolkien, siamo orgogliosi di lavorare con
Mike De Luca, Pam Abdy e l’intero team della Warner Bros. per
un’altra epica avventura!”
“Sì … “Per oltre due decenni,
gli spettatori hanno abbracciato la trilogia cinematografica del
Signore degli Anelli per l’innegabile dedizione che Peter, Fran e
Philippa hanno dimostrato nel proteggere l’eredità delle opere di
Tolkien e per garantire che il pubblico potesse sperimentare
l’incredibile mondo da lui creato in un modo che onorasse la sua
visione letteraria”, hanno aggiunto i responsabili
cinematografici di WBD, Pam Abdy e Michael De Luca. “Siamo
onorati che abbiano accettato di essere nostri partner per questi
due nuovi film. Con Andy a bordo per dirigere Il Signore degli
Anelli: Caccia a Gollum (*WT), continuiamo un importante impegno
per l’eccellenza che è un vero segno distintivo di come tutti noi
vogliamo avventurarci in avanti e contribuire ulteriormente alla
storia cinematografica del Signore degli Anelli”.
Il mondo costruito da Tolkien ne
Il Signore degli Anelli è vasto e comprensivo, con
molte storie lasciate in sospeso attraverso la Prima, la Seconda e
la Terza Era. Descrivendo la regia del prossimo film come “un
sogno che si avvera“, Andy Serkis ha rivelato che il progetto è
quello di raccontare le storie non sfruttate di questo mondo.
“Abbiamo iniziato a parlarne circa otto mesi fa“, ha
ricordato l’attore. “Dicevano: ‘Andy vogliamo davvero
rinvigorire la Terra di Mezzo. Ci sono così tante storie nuove che
vogliamo coinvolgere“.
Dato che Gollum incontra la sua fine
tra le fiamme del Monte Fato verso la fine de Il ritorno del Re, è lecito aspettarsi che il film si
svolgerà prima di quegli eventi, idealmente anche prima che Frodo
intraprenda il suo viaggio. Questo suggerisce che personaggi
iconici come Aragorn, Boromir,
Gandalf e Legolas potrebbero
tornare in qualche modo, come suggerisce Serkis. Viggo Mortensen, che ha interpretato Aragorn
nella trilogia originale, si è
detto interessato se la trama è quella giusta.
Da oggi, 8
ottobre, in esclusiva su Sky Cinema e in streaming solo su
NOW arriva la prima delle due nuove storie di
Petra – Stagione 3, Sky Original con
Paola Cortellesi e Andrea
Pennacchi per la regia di Maria Sole
Tognazzi.
Ne Il silenzio
dei chiostri ritroviamo una Petra Delicato in una veste
inedita: vive con il compagno Marco e i suoi tre figli, affrontando
un nuovo equilibrio familiare che la mette alla prova sul piano
personale. Ma i cambiamenti privati non rallentano la sua attività
di Ispettrice a Genova: un omicidio legato al furto di una reliquia
la trascina nel mondo dei furti d’arte e nei segreti di un convento
di suore.
Paola Cortellesi torna a vestire i panni
dell’iconica ispettrice Petra Delicato, affiancata
dall’inseparabile Andrea Pennacchi nel ruolo del
viceispettore Antonio Monte. Nel cast ritornano Manuela
Mandracchia, nei panni di Beatrice, moglie di Monte, e
Francesco Colella in quelli di Marco, l’ironico e
irriverente fidanzato di Petra; infine, Suor Adriana, la madre
superiora del convento in cui è ambientata questa storia, è
Laura Marinoni.
Le due nuove storie
di questa terza stagione, prodotte da Sky Studios
e Cattleya – parte di ITV Studios
– in collaborazione con BETA FILM e il
Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e
Audiovisivo – Opera realizzata con il contributo del Fondo
per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo,
sono scritte da Giulia Calenda, Furio
Andreotti, Ilaria Macchia con la
collaborazione alle sceneggiature di Paola Cortellesi e basate sulle
opere di Alicia Giménez-Bartlett – Il silenzio
dei chiostri e Gli onori di casa – entrambe edite in
Italia da Sellerio.
La trama della
prima nuova storia di Petra – Stagione 3
Ritroviamo Petra
immersa in un inedito equilibrio domestico e alle prese con un
nuovo, complicatissimo caso: un omicidio con furto di reliquia
all’interno di un convento. Nel tentativo di venirne a capo, Petra
e Antonio dovranno immergersi nel mondo dei furti d’arte e nella
riservatissima comunità di suore, entrando così in contatto con
un’idea di comunità che toccherà Petra più da vicino di quanto
pensasse.
Petra – Stagione 3 va in onda mercoledì 8 e 15 ottobre alle 21:15 su Sky Cinema
Uno, in streaming su NOW e disponibile on demand. Su Sky sarà
disponibile on demand anche in 4K. E grazie a Sky Extra (il
programma loyalty di Sky), per i clienti Sky da più di 3 anni il
film sarà disponibile in anteprima on demand con Primissime.
Petra – Stagione 3, | Oggi la prima storia in esclusiva su Sky
Cinema e in streaming solo su NOW
Il candidato all’Oscar Matt Dillon (Crash) è stato
scelto per interpretare Frank Stallone Sr., padre di
Sylvester Stallone, in
I
Play Rocky di Amazon MGM Studios, il film sul
making of di Rocky diretto da Peter
Farrelly, in cui Anthony Ippolito
interpreta un giovane Sylvester.
Immigrato negli Stati Uniti
dall’Italia da adolescente, Stallone Sr. era un parrucchiere che
nel corso della sua vita ha aperto una serie saloni di barbieri,
centri e scuole di bellezza lungo la costa orientale. Come
raccontato in Sly, il documentario Netflix del 2023, Stallone Sr. era un uomo
complicato: laborioso e carismatico, ma allo stesso tempo
violento sia fisicamente che emotivamente nei confronti del
figlio. Nel documentario, Sylvester ricorda: “Mio
padre era Rambo nella realtà. Non si è mai risolto nulla
verbalmente”. Ciononostante, Stallone cercò l’approvazione del
padre per tutta la vita, anche attraverso la sua arte. Gli
organizzò un cameo in Rocky del 1976, come
cronometrista.
Scritto da Peter
Gamble, I Play Rocky è
presentato come un’elettrizzante storia vera su un attore
sconosciuto con l’incrollabile convinzione di non essere
destinato solo a scrivere Rocky, ma anche a essere Rocky
Balboa. Rifiutato ogni volta, Stallone punta tutto su se
stesso, mantenendo la linea per interpretare il ruolo principale
contro ogni previsione. Il risultato è la storia di un perdente per
eccellenza dietro il film di un perdente per eccellenza.
Come annunciato in precedenza,
Stephan James interpreta anche Carl
Weathers, l’attore che ha interpretato il rivale di Rocky,
diventato amico e mentore, Apollo Creed, nel corso della
saga cinematografica. AnnaSophia Robb è stata
annunciata questa mattina per interpretare la prima moglie di
Sylvester Stallone, Sasha Czack.
Toby Emmerich e Christian Baha
stanno producendo il film, destinato all’uscita nelle sale
cinematografiche, mentre FilmNation Entertainment si occuperà dei
servizi di produzione e delle vendite internazionali.
Matt Dillon ha ottenuto la nomination
all’Oscar per un ruolo di simile autorevolezza a quello che sta
affrontando in I Play Rocky. Si tratta di John
Ryan, l’agente razzista e moralmente corrotto del LAPD in
Crash, film vincitore del premio come miglior film
di Paul Haggis. Ha mostrato le sue doti
drammatiche in una miriade di altri progetti, che vanno da
I ragazzi della 56ª strada e Rusty il
selvaggio a Drugstore Cowboy, sebbene sia
altrettanto noto per le sue doti comiche mostrate in film come
Tutti pazzi per Mary.
Apparso di recente in
Asteroid City di Wes Anderson e
nella serie Apple High Desert, l’attore è
rappresentato da UTA, The Artists Partnership, Untitled
Entertainment e Heller Law.
Ambientato nel Giappone
tardo-medievale, il
film fantasy
d’azione del 2013 47
Ronin (qui
la recensione) vede Keanu Reeves nei panni di
Kai, membro di un vero gruppo di samurai che
continua a essere immortalato nel folklore giapponese. Il film
ruota attorno al gruppo omonimo di ronin (samurai erranti senza
padrone) che partono per vendicare la morte del loro signore per
mano di un crudele shōgun (governante militare). Questa ardua impresa
porta Kai e i suoi compagni guerrieri a incrociare il cammino di
streghe e draghi. Nonostante la sua miscela di storia e fantasia,
47 Ronin è stato un fiasco al botteghino e ha ottenuto recensioni
per lo più negative da parte della critica e del pubblico.
Nonostante il suo insuccesso,
47 Ronin è comunque interessante per chi desidera
saperne di più sulla storia giapponese. La sua trama centrale è
stata reinterpretata in diversi film e spettacoli, ma questo film
si distingue per la posta in gioco più alta e le sfumature
mitologiche. Mentre Kai, l’eroe per metà giapponese e per metà
inglese interpretato da Reeves, è un personaggio di fantasia, molti
altri membri del cast di 47 Ronin interpretano
personaggi reali. Hiroyuki Sanada nel ruolo del
leader dei ronin Yoshio Oishi e Min
Tanaka in quello del loro ex signore Asano
Naganori sono alcuni dei casi che rendono 47
Ronin in qualche modo basato su una storia vera.
Chi erano i veri 47 Ronin?
Come ha rivelato il regista di
47 Ronin, Carl Rinsch, il film è
sempre stato ispirato a una storia giapponese reale. Si tratta
della storia di un gruppo reale di 47 samurai senza padrone che un
tempo servivano il daimyo (signore feudale) Asano
Naganori. Ma quando il signore attaccò l’influente
funzionario di corte Yoshinaka Kira in un impeto
di rabbia, l’atto disonorevole costrinse Naganori a compiere un
rituale noto come seppuku, con cui si tolse la vita. Rimasti senza
padrone, i samurai di Naganori elaborarono un piano per vendicare
la sua morte un anno dopo. I 47 guerrieri raggiunsero il loro
obiettivo uccidendo Kira. Questo atto li aiutò finalmente a
riabilitare l’onore del loro padrone.
La cronologia di questi eventi,
tuttavia, non è specificata e ci sono diverse fonti per determinare
l’anno esatto. Per citare Rinsch, “47 Ronin è un evento
storico. È realmente accaduto, nel 1702 o 1703, a seconda dello
studioso a cui si crede”. William E. Deal,
nel libro di saggistica Handbook to Life in Medieval and Early
Modern Japan, aggiunge che anche se l’attacco contro Kira
sarebbe stato compiuto il 13 gennaio, i giapponesi commemorano
l’evento ogni anno il 14 dicembre. Rinsch ha anche menzionato come
il 14 dicembre “sia un giorno importante” per i giapponesi, che
chiudono le scuole e le banche e rendono omaggio alle tombe dei 47
ronin.
Alla fine del film 47
Ronin, Kai e il resto dei samurai vengono condannati a
morte per l’omicidio di Kira, poiché era stato loro proibito dallo
shōgun di vendicare il loro defunto signore. Tuttavia, viene deciso
che i guerrieri hanno comunque seguito il codice morale dei samurai
noto come bushido. Questo permette loro di morire con onore, poiché
tutti insieme compiono il rituale suicidio. Questo è infatti il
tragico destino che i veri ronin hanno dovuto subire dopo aver
ottenuto la loro vendetta. Con il sostegno dell’opinione pubblica a
favore dei ronin, le autorità giapponesi sono state costrette a
offrire loro una morte onorevole invece di punirli come
criminali.
Questa storia vera del seppuku in
cui furono coinvolti i samurai divenne il perfetto racconto morale
per gli anni a venire. Simboleggiando la lealtà incrollabile e
l’onore a cui le persone dovrebbero aspirare, la popolarità della
storia continuò a crescere fino all’era Meiji della storia
giapponese (1868-1912). Anche se il paese si stava modernizzando e
subiva radicali cambiamenti culturali durante questo periodo, la
storia dei 47 ronin contribuì a mantenere l’orgoglio per la cultura
e l’identità nazionale. Commentando i temi filosofici del loro
sacrificio, Carl Rinsch aggiunge: “Ha una reale risonanza
emotiva in quella cultura. Noi occidentali ne sappiamo molto
poco”.
Kai è un personaggio di
fantasia
Ciò che alcune persone potrebbero
non sapere di Keanu Reeves è la sua etnia mista. Il padre
dell’attore canadese è di origini hawaiane, cinesi, inglesi,
irlandesi e portoghesi. Allo stesso modo, il protagonista di
Reeves, Kai, in 47 Ronin è trattato come un emarginato dai
giapponesi a causa delle sue origini miste. Questo aspetto
razziale, così come il personaggio di Kai stesso, sono stati creati
esclusivamente per il film. In realtà, non c’era nessun guerriero
samurai per metà bianco nel gruppo. Come è ovvio, anche gli
elementi di stregoneria e le bestie simili a draghi sono elementi
narrativi fittizi che hanno il solo scopo di drammatizzare la trama
originale.
Il film che il regista Carl Rinsch
descrive come “Kurosawa sotto metanfetamine” è in definitiva
un’opera di storia alternativa con dettagli fortemente inventati,
proprio come il dramma dell’era Meiji L’ultimo samurai ha cambiato
la sua vera storia. Va comunque notato che molti altri personaggi
storici sono ritratti accuratamente in 47 Ronin. Ciò che il film
non cambia è l’inclusione del leader del gruppo, Yoshio
Oishi, e del loro leader defunto, Asano
Naganori, insieme allo shogun Tokugawa
Tsunayoshi. Fu proprio questo shogun a bollare i samurai
come ronin e a proibire loro di cercare vendetta. E, naturalmente,
anche l’obiettivo principale dei ronin, Yoshinaka
Kira, ha un ruolo significativo in 47
Ronin.
La vera storia dei 47
Ronin ha dato vita a un genere a sé stante
Nonostante la sua narrazione
fantastica, 47 Ronin non è la prima versione
romanzata della storia originale; alcuni dei migliori film di
samurai giapponesi l’hanno già drammatizzata in passato. Infatti,
la storia vera ha raggiunto uno status talmente leggendario nel
paese che le sue rivisitazioni romanzate nella letteratura e nella
cultura popolare sono collettivamente etichettate come Chūshingura
(che letteralmente si traduce come Il tesoro dei fedeli servitori).
Il classico giapponese in bianco e nero del 1928 Chūkon
giretsu: Jitsuroku Chūshingura è stato il primo film a
raccontare la storia dei 47 ronin. A questo sono seguiti diversi
altri film e programmi televisivi. Tra gli adattamenti inglesi c’è
un altro film con Keanu Reeves: Last Knights.
Per Carl Rinsch, il suo film del
2013 è in gran parte un’opera di Chūshingura, poiché reinterpreta
l’evento storico in modo molto simile a quanto fatto da altri
giapponesi sui 47 ronin. “Chūshingura non è solo una storia
storicamente accurata. Si tratta di prenderla e renderla propria.
C’è il Chūshingura di Hello Kitty, hanno raccontato la storia dei
‘47 Ronin’ con un cast tutto al femminile“, ha detto Rinsch,
menzionando anche come i registi giapponesi abbiano ideato prequel
e sequel della storia vera. Sebbene 47 Ronin non
sia riuscito a creare un impatto, la storia di quei 47 coraggiosi
guerrieri del Giappone del XVIII secolo continua a sopravvivere nel
mondo moderno.
Diretto da Robert
Connolly,
Chi è senza peccato – The Dry è un film giallo
che ruota attorno all’agente federale Aaron Falk,
che vive a Melbourne da vent’anni. Dopo una lunga assenza, Aaron
torna nella sua città natale, Kiewarra, dopo aver appreso la triste
notizia della morte del suo amico d’infanzia Luke.
Aaron è scioccato nello scoprire che Luke avrebbe ucciso il proprio
figlio e la moglie prima di togliersi la vita. Ma i suoi genitori
sostengono che non sia vero e che il loro defunto figlio fosse
innocente.
Alla fine, dopo ripetute richieste
da parte dei genitori del suo amico, Aaron accetta di indagare sul
caso, che apre un vaso di Pandora per l’intera città. La storia
ricca di colpi di scena ha impressionato gli spettatori di tutto il
mondo, che spesso si chiedono se il film sia frutto di fantasia o
se ci sia del vero. Se anche voi siete curiosi di saperne di più
sulle origini del film, siete nel posto giusto. Ecco tutto quello
che c’è da sapere.
La trama di Chi è senza peccato – The Dry
Dopo aver appreso di quanto accaduto
al suo amico Luke, l’agente federale
Aaron Falk accetta con riluttanza d’indagare sul
caso per capire se si tratta di qualcosa di più di un semplice
omicidio-sucidio e le ricerche porteranno alla luce una vecchia e
profonda ferita che ha a che fare con la morte di una diciassette
amica di Luke. Falk sospetta che ci sia un collegamento tra questi
due crimini e mentre si batte per dimostrare l’innocenza del suo
amico, sarà costretto ad affronta il pregiudizio e la rabbia
dell’intera comunità.
Chi è senza peccato – The Dry è
basato su una storia vera?
La risposta più rapida è che no,
Chi è senza peccato – The Dry non è basato su una
storia vera. Il film giallo è tratto dall’omonimo libro
dell’autrice britannico-australiana Jane Harper.
Parlando delle origini del film, Harper ha però dichiarato a
Waterstones: “Ho sviluppato l’idea di un giallo incentrato
sulla morte improvvisa e brutale di una famiglia di agricoltori in
una cittadina rurale colpita dalla siccità. Oltre al mistero
centrale, il romanzo punta i riflettori su una comunità sottoposta
a enormi pressioni, dove i mezzi di sussistenza e il futuro sono
indissolubilmente legati ai capricci del clima”.
Ha poi aggiunto: “Sebbene spero
che i lettori non riconoscano necessariamente se stessi o i loro
vicini in questi personaggi, spero che sia una storia che risuoni
con i lettori, ovunque vivano”. L’autrice chiarisce quindi
che, anche se la storia sembra basata su un fatto realmente
accaduto e alcuni dei personaggi potrebbero assomigliare molto a
persone che incontriamo nella nostra vita, la trama è stata ideata
da lei stessa.
Tuttavia, ci sono effettivamente
alcune somiglianze tra diverse comunità australiane e quelle
descritte nel libro. Harper non è solo un’autrice, ma anche una
giornalista. Ha lavorato per diversi anni nel Regno Unito come
giornalista senior prima di tornare in Australia nel 2008, dove ha
iniziato a lavorare per l’Herald Sun nel 2011.
In un’intervista con BookPage,
Harper ha parlato dell’influenza del suo lavoro nel campo del
giornalismo sul suo libro. Ha detto: “Lavorare come giornalista
mi ha aiutato a scrivere The Dry in molti modi. Mi ha dato
l’opportunità, nel corso degli anni, di parlare con persone che
affrontano una serie di problemi in molte comunità australiane
diverse (anche se nessuna è così disfunzionale come la città di The
Dry!). È stato parlando e ascoltando le persone delle piccole città
che ho iniziato a capire quanto le loro vite possano essere
strettamente legate e quanto fortemente dipendano dalla comunità e
gli uni dagli altri, nel bene e nel male“.
Adattare il romanzo
Tuttavia, adattare il libro di
Harper è stato anche un processo complicato. Parlando delle sfide e
della pressione che ne derivano, il regista Robert
Connolly ha dichiarato in un’intervista di aver letto il
libro e, invece di lasciarsi intimidire, ha cercato di capire
perché avesse riscosso così tanto successo e fosse piaciuto a così
tante persone. Voleva capire i motivi della sua popolarità in modo
da poterli replicare nel suo film, e il sostegno ricevuto da Harper
lo ha davvero aiutato a rendere giustizia ai personaggi e alla
trama complessiva.
Discutendo delle modifiche che ha
dovuto apportare alla storia, Connolly ha spiegato che era
fondamentale per il film esplorare aspetti specifici della storia
in modi diversi e che l’intero processo è stato piuttosto lungo.
Quindi, anche se le esperienze reali di Harper come giornalista
hanno influenzato la trama di Chi è senza peccato – The
Dry, il film prende solo ispirazione dalla vita reale per
guidare la sua narrazione fittizia e non è basato su una storia
vera.
Il nuovo film Predator
uscirà tra un mese, il 7 novembre, con il titolo Predator:
Badlands. Tuttavia, dopo il successo di Prey del 2022, molti fan potrebbero aver pensato che
sarebbe stato realizzato un sequel di quella storia piuttosto che
un film che offre una premessa rivoluzionaria, anticipata nei
trailer di Predator: Badlands.
Secondo uno dei produttori del
film, questo approccio unico al Predator è stato uno dei
motivi principali per cui il pubblico sta aspettando Predator: Badlands prima di Prey
2. Durante la visita sul set di Predator: Badlands
organizzata da ScreenRant, il produttore Ben Rosenblatt ha
spiegato il ragionamento suo e del regista Dan Trachtenberg:
“Una delle cose più importanti
per Dan e per me, e ciò che mi ha attratto di Prey, è che era
qualcosa di inaspettato. Era qualcosa che nessuno aveva mai fatto
prima con questo franchise. Quindi penso che, nel pensare a cosa
fare dopo, Dan fosse davvero determinato a trovare un modo per
realizzare il prossimo progetto senza renderlo prevedibile. E credo
che, mentre cercava di capire cosa potesse essere, avesse in mente
qualcosa del tipo: ‘Beh, questo è il tipo di grande cambiamento che
nessuno ha ancora intrapreso’”.
Trachtenberg, che ha anche diretto
Prey, supervisiona questa nuova storia su un giovane Predator
di nome Dek, interpretato da Dimitrius Schuster-Koloamatangi,
che è l’eroe di questa storia e si imbarca in una caccia per
dimostrare il proprio valore dopo essere stato emarginato dal suo
clan. Elle Fanning interpreta anche una sintetica che
accetta di aiutare Dek nella sua ricerca di una creatura
pericolosa.
Rosenblatt ha affermato che passare
direttamente a Prey 2 avrebbe potuto essere “una nuova versione
della stessa cosa”. Ha aggiunto: “Si sarebbe potuto realizzare
un Prey in cui si diceva: ‘Ok, ecco un periodo storico diverso’. Ma
penso che per noi fosse più: ‘Come facciamo ad andare
avanti?’”
Tuttavia, Rosenblatt ha tenuto a
precisare chePrey “non è qualcosa che stiamo
abbandonando”, ma che vogliono sviluppare la storia del
film.
Prey vedeva Amber Midthunder nei
panni di una giovane guerriera comanche che deve proteggere la sua
tribù quando un Predator arriva sulla Terra all’inizio del XVIII
secolo. Il film è stato ampiamente acclamato, ottenendo un
punteggio del 94% “Certified Fresh” dalla critica edè
stato visto comeuna rivitalizzazione del Predator
franchise.
È possibile guardare Prey in
streaming su Disney+.
Prey 2 era stato
precedentemente confermato per il 2024, e i commenti di
Rosenblatt confermano che il progetto è ancora nei loro piani.
ConPredator: Badlands, Trachtenberg e
compagnia sembrano aver voluto semplicemente continuare a esplorare
nuove aree dell’universo di Predator prima di tornare per il
sequel.
Buon compleanno Mr. Grape è un
film drammatico del 1993 che si colloca tra le opere
indipendenti americane degli anni ’90, caratterizzate da una forte
attenzione ai legami familiari e alle dinamiche sociali in piccoli
centri. La regia, curata da Lasse Hallström, si
distingue per uno stile intimista e sensibile, capace di raccontare
storie di crescita e di responsabilità attraverso uno sguardo
realistico e al tempo stesso poetico. Il film combina momenti di
dramma e delicate sfumature di commedia, creando un equilibrio
emotivo che coinvolge lo spettatore senza mai scadere nel
sentimentalismo eccessivo.
Il
cast del film è guidato da Johnny Depp, nei panni di Arnie Grape, il
fratello maggiore responsabile della famiglia, e Leonardo DiCaprio, nel ruolo di suo fratello
minore, affetto da disabilità intellettiva. La chimica tra i due
attori è centrale per la riuscita del film, permettendo di
esplorare con profondità la complessità dei rapporti fraterni.
Accanto a loro, Juliette Lewis e Mary
Steenburgen arricchiscono la narrazione, contribuendo a
delineare un microcosmo familiare realistico e sfaccettato. Il
casting accurato e le interpretazioni intense rendono credibile e
toccante la storia dei Grape, enfatizzando il peso delle
responsabilità e il valore della cura reciproca.
I temi trattati in
Buon compleanno Mr. Grape spaziano dalla famiglia
e dal senso di responsabilità alla crescita personale e alla
difficoltà di accettare i limiti altrui. Il film esplora la vita in
un piccolo centro, mostrando le sfide di chi deve gestire relazioni
complesse e problemi quotidiani che richiedono resilienza e
dedizione. Attraverso la vicenda dei fratelli Grape, il film
affronta anche argomenti delicati come la disabilità, la solitudine
e l’amore fraterno, con uno sguardo empatico e rispettoso. Nel
resto dell’articolo, verrà proposta una spiegazione del finale e
del significato profondo di questa storia commovente.
La trama e il cast di Buon compleanno Mr.
Grape
Dopo la morte del
padre, Glibert Grape (Johnny
Depp) si è fatto carico del fratello
minore Arnie (Leonardo
DiCaprio), affetto da autismo. Le sorelle di Gilbert
si occupano della casa, poiché la madre Bonnie, trascurata e obesa
da quando il marito è venuto a mancare, si rifiuta di alzarsi dal
suo divano. Così, Gilbert e Arnie hanno costruito un rapporto molto
profondo. Nonostante Gilbert rischi di perdere il lavoro e di
essere scoperto dal marito di Betty
Craver (Mary Steenburgen), con la
quale intrattiene una relazione clandestina, il ragazzo si occupa
sempre di Arnie e tiene a bada il suo brutto vizio di arrampicarsi
sul pluviometro della città.
Mentre la famiglia Grape si prepara
a festeggiare il diciottesimo compleanno di Arnie, Gilbert viene
folgorato dall’arrivo di Becky (Juliette
Lewis), che si ferma in città con sua nonna. Passare
del tempo con la nuova arrivata, tuttavia, non è così semplice.
Frustrato dall’ennesimo problema che la malattia di Arnie lo
costringe ad affrontare e da una situazione famigliare sempre più
complicata, Gilbert si troverà infine davanti all’occasione di
fuggire dalla pettegola cittadina di Endora, lontano dalla
precarietà e dai gravosi compiti che lo attendono. Ma sceglierà di
seguire la strada per la libertà o resterà per dedicarsi al
fratellino Arnie?
La spiegazione e il significato del
finale
Nel
terzo atto di Buon compleanno Mr. Grape, Gilbert,
sopraffatto dalle responsabilità quotidiane e dalle difficoltà
familiari, esplode in un momento di rabbia dopo che Arnie rovina
nuovamente la torta di compleanno e rischia di farsi del male,
fuggendo dalla vasca da bagno. Il senso di colpa spinge Gilbert a
fuggire via in camion, lasciando Arnie temporaneamente senza
protezione. Questo momento di crisi segna un punto di svolta per il
personaggio, evidenziando la fragilità umana e la complessità dei
legami fraterni, e pone le basi per la catarsi finale.
Successivamente, Gilbert compie un percorso di riflessione
interiore e di riconciliazione con la propria famiglia. Con l’aiuto
di Becky, riesce a ritrovare Arnie, che supera la sua aquafobia
grazie all’incoraggiamento della giovane, e ritorna a casa in tempo
per il compleanno del fratello. Durante la festa, Gilbert si scusa
con i familiari, dimostrando una maturazione emotiva significativa:
perdona sua madre per il peso che rappresenta, riconcilia i
rapporti con i fratelli e accoglie Becky nella loro vita. La
celebrazione, pur segnata dalle difficoltà, simboleggia la forza
della famiglia e la capacità di superare le crisi attraverso
comprensione e perdono reciproco.
Il
finale assume tuttavia toni tragici e simbolici con la morte di
Bonnie, la madre, che sale le scale della sua stanza per l’ultima
volta. Per proteggere la memoria della madre dal derisione della
comunità, la famiglia decide di trasformare la casa in un rogo
funerario, mostrando una forte unione e un senso di dignità
collettiva. Questo gesto estremo, pur drammatico, manifesta l’amore
e la protezione reciproca che lega i membri della famiglia. L’atto
funebre segna una chiusura emotiva e narrativa, sottolineando la
capacità dei Grape di affrontare il dolore e preservare la memoria
dei propri cari con rispetto e coesione.
Dal punto di vista tematico, il finale rafforza i concetti centrali
del film: la responsabilità, la resilienza e il legame fraterno. La
crescita di Gilbert culmina nella consapevolezza dei propri limiti
e nella capacità di gestire le emozioni, imparando a combinare
fermezza e affetto nella cura di Arnie. La morte di Bonnie e la
scelta della famiglia di bruciare la casa rappresentano un
passaggio simbolico verso la liberazione dai pesi del passato,
dimostrando che il dolore può trasformarsi in un’occasione di unità
e di affermazione della dignità umana, anche di fronte alla
perdita.
Il messaggio che
Buon compleanno Mr. Grape lascia allo spettatore è
quindi di speranza e resilienza. Nonostante le difficoltà
quotidiane, le disabilità e le tragedie familiari, il film mostra
come l’amore e la solidarietà possano sostenere chi è vulnerabile e
favorire la crescita personale. L’intreccio tra momenti di crisi,
perdono e unione familiare suggerisce che la vera forza risiede
nella capacità di affrontare le sfide insieme, accettando la
complessità dei legami affettivi e la fragilità dell’esistenza,
senza perdere la dignità e la compassione per gli altri.
Taylor Swift è
rimasta affascinata dall’ultimo film che ha visto, Una battaglia dopo l’altra. Mentre il
thriller politico d’azione, che ha ottenuto il 95% di recensioni
positive su Rotten Tomatoes, continua la sua forte corsa al
botteghino, tutti gli occhi sono puntati su Swift con l’uscita
del suo dodicesimo album, The Life of a Showgirl, lo scorso
fine settimana. L’evento teatrale di Swift The Official
Release Part of a Showgirl ha poi superato One Battle
After Another al botteghino del fine settimana.
Nonostante abbia perso questa
battaglia al botteghino, Una battaglia dopo
l’altra è sicuro del suo status di favorito agli
Oscar. Ieri sera (6 ottobre), Swift è apparsa al The Tonight
Show e ha dato la sua recensione del nuovo thriller politico,
elogiando in particolare le interpretazioni: “Chase Infiniti
e Teyana Taylor – come faranno a dividersi l’Oscar a metà? […]
Benicio era così divertente, Leo era esilarante.”
Swift ha poi aggiunto: “Il fatto
che ogni volta che si ascolta quel tema, si prova qualcosa di
diverso […]Siamo così fortunati a vivere nello stesso
periodo di Paul Thomas Anderson.” PTA, come è spesso
conosciuto il regista, ha diretto il film vincitore dell’Oscar come
miglior film Il petroliere e ha prodotto altri film
acclamati dalla critica, tra cui Punch-Drunk Love, Il filo
nascosto e Licorice Pizza.
One Battle After Another
segue l’ex rivoluzionario Bob (Leonardo DiCaprio), che viene riportato in
azione quando un vecchio nemico riappare e rapisce sua figlia,
Willa (Chase Infiniti), sullo sfondo di un raid lanciato su una
città santuario immaginaria della California, dove la popolazione
locale resiste alla presenza militare.
L’altra star che Swift mette in
evidenza, che offre davvero una delle migliori interpretazioni
di Una battaglia dopo l’altra, è
Teyana Taylor, che interpreta la madre di Willa nella prima parte
del film, prima che la trama si sposti sulla linea temporale
principale. Mentre l’intero cast sta raccogliendo elogi, Taylor
è la candidata più probabile al premio come migliore attrice non
protagonista, mentre Infiniti potrebbe avere difficoltà a
sfondare, essendo una star alle prime armi.
Leonardo DiCaprio è brillante
come sempre, anche se questa potrebbe non essere un’altra
interpretazione determinante della sua carriera, mentre il
personaggio sobrio di Benicio del Toro probabilmente non gli farà
vincere molti premi, ma è delizioso nel ruolo. La colonna
sonora discordante di Jonny Greenwood, nel frattempo, è non
convenzionale ma cattura perfettamente la natura della vita di
questi personaggi.
In parallelo alla recensione di
Swift, Jimmy Fallon ha commentato The Tonight Show che i
fan sono fortunati ad essere vivi durante la carriera di Swift.
Nel complesso, la serata ha dimostrato come sia possibile
apprezzare la grande arte in tempi incerti, specialmente qualcosa
di così impattante e consapevole come Una battaglia
dopo l’altra.
IN COPERTINA: La cantautrice americana Taylor Swift, con indosso
un abito Versace, arriva agli MTV Video Music Awards 2023 tenutisi
al Prudential Center il 12 settembre 2023 a Newark, New Jersey,
Stati Uniti. Foto di Image Press Agency via DepositPhotos.com
Tron:
Ares arriverà nelle sale cinematografiche tra pochi
giorni, ma gli appassionati di cinema più impazienti hanno già
un’idea di cosa aspettarsi dal nuovo blockbuster di fantascienza.
Attesissimo seguito di Tron del 1982 e Tron: Legacy del 2010, Ares è diretto da
Joachim Rønning e interpretato da Jared
Leto, Greta Lee, Evan
Peters, Jodie Turner-Smith, Gillian Anderson e Jeff Bridges.
Mentre Tron ha
storicamente ruotato attorno al mondo digitale della Griglia,
il nuovo capitolo si concentrerà sui soldati AI del mondo digitale
che entrano in quello reale. Tron:
Ares uscirà nelle sale il 10 ottobre e la sua campagna
di marketing promette un’esperienza emozionante e visivamente
spettacolare che continua a spingere gli effetti speciali coinvolti
in questa storia.
La nuova visione della saga
di Tron, che affronta le concezioni moderne dell’intelligenza
artificiale offrendo al contempo una mise-en-scène
elettrizzante, ha conquistato alcuni critici. Rachel Leishman
afferma semplicemente: “TRON: ARES spacca.” La critica
elogia anche il personaggio di Lee, in particolare per la sua
capacità di portare avanti l’eredità di Tron:
TRON: ARES rips. This franchise has always
been a head of the curve and ARES is no different. Greta Lee is a
perfect “successor” to Kevin Flynn. If you ever wanted to go on the
grid, you’re going to love it. pic.twitter.com/NVmDi0KS9M
D’altra parte, mentre gli
spettatori sembrano concordare sul fatto che gli aspetti visivi
siano straordinari, ritengono che la trama nel complesso sia
debole. @wondermeg_ afferma che “il resto del film è solo
discreto”, con una sceneggiatura “goffa e discontinua”, pur
elogiando alcune delle interpretazioni:
TRON: ARES is an audio & visual feast. It’s
unfortunate that the rest of the film is just okay. A clunky &
uneven script leads to awkward humor & repetitive plot points.
Greta Lee & Jodie Turner-Smith are standouts. Solid grid action but
doesn’t hit the highs of its predecessors. pic.twitter.com/wCOA4iIIHV
Peter Sciretta concorda con
quest’ultimo, affermando che “Tron Ares è visivamente sbalorditivo”
ma che “la trama del film è estremamente stupida”. In particolare,
il consiglio di questo recensore è che se le persone vogliono
vedere Tron: Ares, nonostante i suoi difetti, “l’IMAX 3D è un
must”:
Tron Ares is visually stunning and has some
of the best 3D I’ve seen in a decade (outside of the Avatar films). That said the movie’s plot is extremely
dumb, and I just didn’t care about any of the characters. If after
that reaction you still want to see it, IMAX 3D is a must. pic.twitter.com/FVSTohmtZz
Per @HeyChalice, i punti di forza
del film sono più che sufficienti per renderlo “UNO DEI MIGLIORI
FILM DELL’ANNO!!!!!” Anche se questo post non affronta esattamente
le carenze segnalate, concorda su molti degli stessi punti di
forza, ovvero la grafica e le interpretazioni. Questo utente X non
è l’unico a elogiare la colonna sonora dei Nine Inch Nails:
TRON: ARES IS ONE OF THE BEST MOVIES OF THE
YEAR!!!!! So damn visually stunning
The best time you’ll have in a movie theater! Jared Leto, Greta
Lee, and Evan Peters are phenomenal, but Jodie Turner-Smith’s
performance is worthy of individual praise as she delivers such a…
pic.twitter.com/Iox7Vasqtf
È interessante notare, tuttavia,
che @JacobTalks4ever elogia nuovamente alcuni aspetti di Tron:
Ares, ma afferma che la sua rappresentazione della Griglia è “più
blanda” rispetto a quella di Tron: Legacy:
I’m mixed on TRON: ARES. The NIN score
rocks, the programs/constructs in the real-world are stunning, and
the vehicular combat is cleanly shot. Sadly, sloppy hand-to-hand
fights, nostalgic pandering, and The Grid being far blander to look
at than it was in LEGACY compromise it. pic.twitter.com/Igg4UhOatn
Tron: Ares è riuscito almeno
a soddisfare pienamente le aspettative visive del franchise, dato
che il concept ha sempre permesso di realizzare alcuni degli
effetti speciali più innovativi e mozzafiato. Ciò su cui tutti
concordano è che Tron: Ares è fantastico sia dal punto di
vista visivo che sonoro, mantenendo le promesse fatte nel
trailer una volta che gli spettatori assistono alle sequenze
d’azione complete.
Ares sembra anche
beneficiare del contributo di alcuni talenti di spicco che sono
entrati sotto i riflettori relativamente di recente, vale a
dire Greta Lee e Jodie Turner-Smith. Tuttavia, il nuovo film
Tron punta chiaramente su un thriller d’azione visivamente
accattivante ma non troppo profondo, che risulti abbastanza
attraente per il pubblico nonostante alcuni problemi nella
trama.
Ho anche notato che nessuna di
queste recensioni dice nulla su come il film ritrae l’intelligenza
artificiale, il che suggerisce che qualsiasi commento al riguardo
sia superficiale. Le recensioni ufficiali e i punteggi del pubblico
non sono ancora stati pubblicati per Tron: Ares, ma
anche se piacerà a un pubblico selezionato, non sembra essere nulla
di straordinario nel quadro generale.
La stessa Lady Jessica,
Rebecca Ferguson, ha confermato che
tornerà effettivamente in Dune:
Parte 3, ma il suo ruolo nel prossimo capitolo
dell’epica saga fantascientifica sembra essere minore rispetto ai
primi due film.
In un’intervista con IndieWire sul suo prossimo film A House of Dynamite, è stato
affrontato l’argomento di Dune:
Parte 3. Ferguson ha rivelato di aver già completato le riprese
del terzo film, la cui uscita è prevista per il 18 dicembre 2026,
ma ha precisato che non “ha un ruolo importante in
questo”.
Lady Jessica appare a malapena in
Dune:
Messiah di Frank Herbert, su cui è basato Dune: Part
3. Ferguson ha ammesso: “Non sono sicura che dovessi
esserci e Denis aveva un’idea”.
Lady Jessica, interpretata da
Ferguson, è la madre di
Paul Atreides, interpretato da Timothée Chalamet, e membro delle
Bene Gesserit, la potente sorellanza che cerca di influenzare chi
detiene il potere. Tuttavia, come vediamo nei primi due film,
Lady Jessica è fedele a Paul, poiché si oppone alla sorellanza e
lo aiuta a ottenere il potere su Arrakis. Nel secondo film, è
anche incinta della sorella di Paul, Alia Atreides, che dovrebbe
avere un ruolo più importante nella trama di Dune: Parte
3.
La trama di Dune: Parte
3 dovrebbe seguire Paul Atreides, ora noto come
Imperatore Maud’Dib, mentre affronta le minacce dei nemici politici
e i tradimenti interni, cercando al contempo di proteggere la
sua amata, Chani (Zendaya), e il loro bambino non ancora nato.
Oltre a confermare il suo ritorno,
Ferguson ha anche commentato la sceneggiatura di Villeneuve e la
difficile impresa di adattare il romanzo di fantascienza di
Herbert.
“La sceneggiatura è fenomenale. È davvero difficile creare un
film, è un libro così denso. C’è così tanto da raccontare. [Denis]
ci si immerge e ne esce, ci prova e vuole avere certi collegamenti
e tentacoli con il libro. Qualunque cosa Denis tocchi, penso che
sia fenomenale”.
Dopo il successo dei primi due film
di Dune – che hanno incassato un totale di 1,12 miliardi di
dollari al botteghino mondiale, ottenuto 15 nomination agli Oscar e
vinto sette premi – Dune: Parte 3 sarà uno dei film più
importanti del calendario delle uscite del 2026.
La ricerca del prossimo
Harry Potter era un sentimento diffuso nel
settore all’inizio degli anni 2010. Tuttavia, il tempo e le
continue polemiche che circondano l’autrice J.K. Rowling hanno
ridotto questo presunto divario nella cultura popolare. Ora, la
recente serie per bambini Impossible Creatures
dell’autrice fantasy britannica Katherine Rundell potrebbe
diventare proprio questo, grazie a un contratto cinematografico
con la Disney del valore di sette cifre.
Deadline ha riportato oggi (7 ottobre) che la Disney
ha acquisito i diritti per adattare i primi due libri della serie
Impossible Creatures di Rundell con un contratto
milionario.Impossible Creatures di Rundell è stato
pubblicato nel 2023, seguito quest’anno da The Poison King;
l’autrice ha in programma di scrivere cinque libri. Rundell sta
adattando lei stessa i libri in sceneggiature.
Impossible Creatures
segue Christopher, un ragazzo che scopre il mondo magico nascosto
dell’arcipelago di Gilmouria, una serie di isole non mappate
dove vivono creature magiche di ogni tipo. Lì incontra Mal e
insieme a lei intraprende una missione per scoprire cosa sta
causando il declino della magia delle isole, uccidendo le creature
che vi abitano.
Rundell, membro del St
Catherine’s College ed ex membro dell’All Souls College (entrambi a
Oxford), è in trattativa con studi cinematografici come Warner
Bros. e Netflix sin dall’uscita del secondo libro, quando
ha confermato di essere alla ricerca di un accordo per la
trasposizione cinematografica della sua opera, che è stata
“acclamata dalla critica per i suoi dialoghi brillanti.”
Rundell è anche la prima autrice
britannica di libri per bambini a raggiungere il primo posto nelle
classifiche dei libri per bambini sia nel Regno Unito che negli
Stati Uniti contemporaneamente dopo Rowling. I libri della
serie Impossible Creatures hanno venduto più di quattro
milioni di copie in tutto il mondo. È quindi logico che i più
grandi protagonisti dell’industria cinematografica vedano il
potenziale redditizio della serie.
Bob Iger, CEO della Walt Disney
Company, in una dichiarazione rilasciata dopo la conclusione
dell’accordo:
Quando ho letto Impossible Creatures, ho capito che era
perfetto per la Disney. Sono stato immediatamente attratto dal
mondo vivace immaginato da Katherine e dalle possibilità che questa
storia ci avrebbe offerto. Scritti dalla stessa Katherine, questi
film sono in ottime mani con il nostro team della Walt Disney
Studios, e non vedo l’ora di vedere questa storia portata sullo
schermo.
Anche Rundell ha rilasciato una
sua dichiarazione, dicendo:
Sono assolutamente entusiasta di collaborare con la Disney. È
un privilegio scrivere queste sceneggiature e sviluppare questi
primi film della serie insieme a Charles [Collier, partner
creativo], al mio team di Impossible Films e all’eccezionale team
della Disney. Sono particolarmente grata a Bob Iger, il cui
entusiasmo dopo aver letto il libro ha contribuito a dare il via a
questa collaborazione, e ad Alan Bergman e David Greenbaum per
essere stati partner incredibili durante tutto questo processo. La
nostra ambizione è quella di trasformare Glimouria e Impossible
Creatures in una spettacolare serie di film, in modo da poter
intrattenere e ispirare il pubblico familiare di tutto il
mondo.
Chiaramente,la Disney
spera che la sua Impossible Creatures vada oltre i primi due
film,raggiungendo forse il successo che la saga di
Harry Potter ha avuto nel suo periodo d’oro. Rundell ha anche in
programma di scrivere degli spin-off oltre alla saga iniziale di
cinque libri, rendendo questo progetto un investimento in un
possibile universo cinematografico fantasy.
Tuttavia,c’è anche
l’importante argomento secondo cui la cultura pop non ha bisogno di
un altro Harry Pottere dovrebbe cercare di raccontare
nuove storie.Impossible Creaturespotrebbe
soddisfare la richiesta di un particolare tipo di fantasy.
Tuttavia,Disneydeve anche esplorare ciò che
rende la storia unica, per creare una serie fantasy di valore che
evolva ulteriormente la nostra comprensione di ciò che il genere
può essere.
Diretto da Jonathan
Darby e interpretato da Jessica Lange, Gwyneth
Paltrow e Johnathon Schaech, Hush – Il nemico è in casa è un thriller psicologico che
affonda le radici nella paura più antica: quella di non poter mai
davvero sfuggire all’influenza della propria famiglia.
Sotto la superficie di un dramma domestico, il film costruisce una
tensione costante fatta di ossessioni, controllo e relazioni
tossiche. Il finale, apparentemente catartico, è in realtà il punto
di arrivo di un gioco di potere che ruota intorno alla maternità e
alla sopravvivenza emotiva.
Il film, oggi riscoperto anche su piattaforme streaming, è stato
inizialmente accolto con freddezza, ma nel tempo è diventato un
piccolo cult del genere per la sua rappresentazione esasperata del
rapporto tra madre e nuora, incarnato da due attrici straordinarie
come Paltrow e Lange.
Trama di Hush – Il nemico è
in casa
Helen (Gwyneth Paltrow) e Jackson (Johnathon
Schaech) formano una giovane coppia apparentemente perfetta. Dopo
essersi conosciuti a New York, decidono di trasferirsi nella tenuta
di famiglia di lui, Kilronan, una dimora isolata nella campagna del
Kentucky, dove vive anche la madre di Jackson, Martha (Jessica Lange).
Da subito, Helen percepisce un’inquietante ostilità da parte della
suocera, una donna elegante ma autoritaria che tenta di controllare
ogni aspetto della loro vita, dalla gestione della casa alle scelte
personali.
Quando Helen resta incinta, la tensione cresce. Martha vede nella
nascita del nipote una minaccia al proprio potere e inizia a
sabotare la nuora psicologicamente, insinuando dubbi e paure nel
figlio. L’atmosfera domestica si trasforma in un incubo
claustrofobico, con Kilronan che diventa una gabbia dorata dove
tutto — anche l’affetto — è manipolazione.
Cosa succede nel finale di Hush
Nel climax del film, Helen scopre che Martha non è solo una madre
invadente, ma una donna capace di tutto pur di mantenere il
controllo sulla propria famiglia. Dopo il parto, Helen affronta la
suocera in uno scontro fisico e simbolico che culmina nella
morte di Martha,
strangolata accidentalmente durante la lotta.
Il film si chiude con Helen che, tra le lacrime, lascia la tenuta
con il figlio in braccio, mentre il marito — incapace di
emanciparsi dal dominio materno — rimane indietro, prigioniero del
passato.
È
un epilogo amaro e liberatorio: la protagonista sopravvive, ma il
prezzo è la distruzione del legame familiare e l’abbandono di tutto
ciò che amava.
La madre come simbolo del controllo e della paura
Martha non è solo una figura antagonista: rappresenta la
paura arcaica del
controllo materno, quella forza soffocante che confonde
amore e possesso. Il suo personaggio incarna la tradizione
patriarcale travestita da affetto materno, un potere che si
alimenta di colpa e dipendenza. Il film costruisce attorno a lei
una tensione quasi gotica, amplificata dalla scenografia di
Kilronan, simbolo fisico della sua mente chiusa e opprimente.
Il ruolo di Helen e il conflitto con l’eredità familiare
Helen è l’opposto di Martha: giovane, indipendente, razionale.
Tuttavia, per tutto il film, la sua forza viene ridotta dal
contesto domestico e dal legame affettivo con Jackson. Solo quando
si trova a dover difendere suo figlio, la protagonista
rompe il ciclo della
sottomissione, diventando madre a sua volta — ma una madre
libera dal controllo.
La sua vittoria finale non è trionfale, bensì esistenziale: Helen si riappropria
del proprio corpo e della propria voce, ma a costo della
solitudine.
Un finale che ribalta la logica del thriller psicologico
classico
A
differenza di molti thriller familiari degli anni ’90,
Hush non termina con un
ritorno all’ordine. Al contrario, il film lascia intendere che la
vera minaccia non era l’eccezione, ma la normalità stessa della dipendenza
emotiva.
Il gesto finale di Helen non risolve, ma “libera”: la casa, la
maternità e l’amore vengono separati dal controllo tossico di
Martha, restituendo alla protagonista il diritto di essere se
stessa. In questo senso, Hush anticipa molti temi del cinema psicologico moderno
— dal trauma ereditato alla figura della “madre oscura” — rendendo
il suo epilogo più attuale oggi che al momento dell’uscita.
Avendo animali domestici a casa, mi
capita spesso di andare dal veterinario. E chi di voi fa lo stesso
saprà sicuramente che molti di questi posti – mi riferisco a quelli
moderni che sembrano quasi dei mini supermercati – tendono ad
abbracciare un po’ troppo il capitalismo. Cercano sempre di
rifilarti i loro prodotti (e snack per i tuoi amici pelosi/non
proprio pelosi). Ad essere sinceri, è un problema piuttosto serio.
Old Dog, New Tricks, la nuova serie comica spagnola su
Netflix, ha affrontato la questione in modo
divertente, aggiungendo una nota di critica sociale senza diventare
affatto moralista. Al centro della trama c’è Anton, un veterinario
di mezza età e senza fronzoli, che deve adattarsi a questo mondo a
causa della sua situazione (finanziaria). Naturalmente, Anton è il
“tromba” della situazione, e questo dà vita a molte situazioni
comiche, alcune delle quali funzionano, altre meno. In questo
articolo esamineremo i dettagli di Old Dog, New Tricks, o
Animal (che è il titolo spagnolo, giustamente), e
discuteremo il finale, che lascia sicuramente spazio a ulteriori
stagioni. Se non avete ancora visto la serie, questo è un avviso
spoiler.
Perché Anton si unisce a
Kawanda?
Animal inizia con Anton, un
veterinario dall’aspetto trasandato e brizzolato, che ha grosse
difficoltà a sbarcare il lunario nella campagna galiziana. I suoi
clienti non sono in grado di pagarlo per i suoi servizi; invece,
gli danno latte e uova: siamo in campagna e i pazienti di Anton
sono per lo più mucche. C’è però una via d’uscita: il nemico-amico
di Anton (sì, è proprio così che lo definirei), Vicente, vuole che
lui firmi un documento che lo aiuterà a portare a termine una
truffa riguardante l’acquisto di terreni e il guadagno di un sacco
di soldi. Onestamente, tutta questa faccenda è un po’ difficile da
capire, e gli sceneggiatori della serie non hanno cercato di
renderla più semplice, ma non importa. Tutto quello che dovete
sapere è che Vicente è un truffatore che sta cercando di
coinvolgere Anton nella sua truffa. Anton ha una relazione con la
cugina di Vicente, Sabela, che lavora in un bar locale.
Poiché ha orgoglio e morale, Anton
sceglie di non firmare il documento e invece entra a far parte di
una clinica veterinaria di lusso, Kawanda, gestita da sua nipote
Uxia. È sconvolto da come vengono gestite le cose lì. Tutto ciò che
Uxia vuole da lui è che soddisfi i clienti, la maggior parte dei
quali sembra non avere alcuna idea dei propri animali domestici. Ad
essere sinceri, questo è un aspetto che non mi ha convinto molto,
considerando che anch’io frequento una clinica come Kawanda, ma non
sono affatto ignorante su come trattare gli animali domestici e
conosco molte persone che lo sono. Ad ogni modo, probabilmente è
meglio mettere da parte i miei sentimenti personali e concentrarmi
sulla serie, quindi torniamo a essa.
Quindi, Anton passa le sue giornate
a curare (o non curare) cani dislessici e conigli asessuali (in
realtà è il cliente), e continua a ricevere per lo più facce rosse.
In questo contesto, si tratta di una valutazione bassa, e dato che
si tratta di una cosa molto aziendale, sapete che queste cose
contano. I suoi colleghi di Kawanda – Xoel, Bernardo, Roy e Angela
– non lo accolgono molto calorosamente, anche se Angela continua
sempre a sorridere. Uxia cerca di aiutare suo zio, soprattutto dopo
essersi trasferita da Anton. Questo accade solo perché il suo
ragazzo, Miguel, la tradisce (e commette l’oltraggio di chiudere il
loro gatto, Chusky, in una stanza mentre lo fa), e Uxia non ha
altro posto dove andare.
Anche Anton fa del suo meglio per
salvare il suo lavoro. Seguendo il consiglio di Uxia di
accontentare i clienti, passa un po’ più di tempo del solito con
Victor, che è venuto con il suo cane, Carmina. Il cane è vecchio e
non ha molti giorni di vita, e Anton sconsiglia di operarlo. Ma
dopo aver ricevuto recensioni negative, decide di chiamare Victor e
sua moglie Ana, dicendo loro che ha deciso di operarlo.
La vera ragione, però, è un’altra.
Victor e Ana stanno divorziando, e Victor non riesce ad accettarlo.
Crede che se il cane sta bene, il matrimonio durerà. È ovviamente
ridicolo, per non dire altro, ma i proprietari di animali domestici
a volte associano la loro vita a come stanno i loro animali, quindi
è in qualche modo comprensibile. Nonostante abbia detto che avrebbe
operato Carmina, Anton in realtà finge, solo per soddisfare Victor
e sua moglie. Anche Uxia lo sostiene in questo, dimostrando di
avere un cuore, nonostante lavori in un posto come Kawanda.
Anton firma il
documento?
È qui che la serie ti sorprende.
Anche se inizialmente sembrava che Anton non avrebbe mai firmato il
documento, alla fine lo fa nell’episodio 5. Ci si potrebbe chiedere
perché lo fa dopo essersi opposto con tanta forza, quindi cercherò
di capirlo. In primo luogo, Anton soffre di ansia. È qualcosa che
non vuole accettare, perché è un boomer che non crede in cose del
genere, e continua a fingere di avere bruciori di stomaco. In
secondo luogo, la vita continua a sopraffarlo ogni singolo giorno.
Gli manca così tanto la sua vecchia vita, quella di veterinario in
campagna che si prendeva cura degli animali da fattoria, che non
esiterebbe a sconfinare nella proprietà di Fermin e Loles solo per
controllare di che tipo di anemia soffrono i loro bovini.
Si sente anche minacciato da un
nuovo giovane veterinario arrivato in città, Nuno, con cui Uxia
inizia a uscire dopo averlo incontrato in un bar locale. Anton alla
fine accetta Nuno, ma quando cerca di convincerlo a unirsi a
Kawanda, il suo tentativo fallisce perché Uxia si arrabbia molto.
Lei sta solo uscendo con lui e non vuole davvero passare più tempo
insieme. La vita sentimentale di Uxia rimane un mistero per Anton,
che non riesce a capire cosa voglia davvero sua nipote. Detto
questo, il fatto che Uxia stia pensando di tornare con Miguel dopo
che lui l’ha tradita è una sottotrama che eliminerei, perché non
aiuta affatto la narrazione.
Tornando ad Anton, lui adotta una
cavia di nome Leslie, che originariamente apparteneva a una
bambina, Elena, la cui madre ha dovuto sostituire l’animale con un
altro per nascondere alla bambina una grande verità: che la vera
Leslie era morta. Anton, dopo aver inizialmente accettato di
assecondare la bugia, alla fine racconta tutto alla bambina e
subisce l’ira della madre. Avere Leslie lo porta anche a parlare
della famiglia durante una cena con Sabela, cosa che la
spaventa.
Suppongo che tutto questo, nel
complesso, sia il motivo per cui Anton firma il documento per
Vicente. Nonostante si preoccupi sinceramente per Uxia (e anche per
Kawanda), Anton trova troppo difficile affrontare la situazione.
Questo è il mio tentativo di leggere tra le righe, ma sto solo
valutando le cose in base a ciò che è successo. Aggiungerei anche
che il fatto che Anton firmi il documento non lo rende un
truffatore. Volete una prova? La troverete nel fatto che Anton non
prende i soldi da Vicente e da suo nipote Tonin. Questo dimostra
chiaramente che il nostro veterinario è in realtà una brava
persona, priva di qualsiasi avidità.
Anton finirà in
prigione?
Sfortunatamente per Anton, invece
di restituirgli la tranquillità, firmare il documento ha solo
aumentato il suo livello di ansia. Ciò ha molto a che fare con la
denuncia di Nuno contro gli Andrada, che gli impediscono di
svolgere correttamente il suo lavoro. Con l’avvio delle indagini
sulla truffa, Anton si rende conto che alla fine dovrà affrontare
problemi legali per aver firmato quel documento. Diverse
conversazioni con Miguel, che sta ancora cercando di tornare con
Uxia, confermano ulteriormente che, per quello che ha fatto, Anton
rischia il carcere.
Nonostante i suoi problemi, Anton
aiuta Victor e Anna quando tornano alla clinica con Carmen, questa
volta per farla addormentare. Victor è affranto e non riesce ad
accettarlo, ma Anton gli fa capire la necessità di chiudere i
cerchi (della vita, immagino). Questo aiuta anche Uxia, che alla
fine sceglie di non stare né con Miguel né con Nuno. In quella che
secondo me è la scena più accattivante dell’intera serie, vediamo
Victor, Anton e Uxia in un bar karaoke. È esilarante che anche lo
psichiatra, da cui Anton (e anche Uxia) va in terapia, sia lì, e la
serie fa una piccola battuta al riguardo.
Per fare una buona impressione,
Anton corrompe Fermin e Loles affinché portino la loro capra a
Kawanda il giorno dell’ispezione da parte di un tedesco, Leon.
L’intera sottotrama del tedesco che affronta un sacco di guai nel
corso di una giornata – dove deve cambiarsi la camicia perché
Angela gli ha versato del caffè bollente sulla giacca, il suo
portafoglio si rovina per questo, Anton e Uxia lo portano al bar
(in campagna, dove lavora Sabela) e poi deve festeggiare sulla
strada con Tonin – non ha molto senso. Capisco che si tratti di un
tentativo di commedia assurda, ma in realtà non funziona a favore
di questa storia.
Ciò che funziona per la storia è
dare a Vicente un adeguato arco di redenzione, che inizia con lui
che chiede l’aiuto di Anton per salvare la sua mucca Ophelia,
gravemente malata. Anton porta con sé Uxia, che è davvero
arrabbiata con suo zio per non averle detto dei problemi legali che
sta per affrontare (anche Sabela è arrabbiata con Anton per lo
stesso motivo). Anton riesce a salvare Ophelia dopo aver fatto una
cosa che non si vedrebbe fare a molti veterinari: sì, sto parlando
di succhiare il liquido infetto con la sua bocca perché non c’è una
mungitrice a disposizione. Incontriamo anche Adela, (molto
probabilmente) la sorella di Vicente, che soffre di demenza e
riconosce solo Ophelia; Anton sembra conoscerla, e questo rende il
personaggio di Vicente ancora più umano. Vicente alla fine si
rivela un eroe quando decide di salvare Anton assumendosi la colpa.
Dice al giudice di aver falsificato la firma di Anton, consentendo
ad Anton di essere assolto e al suo avvocato difensore di vincere
la sua prima causa.
Con grande gioia di Anton, anche
Sabela fa pace con lui. Uxia, purtroppo, viene licenziata da
Kawanda, tutto grazie alla segnalazione del tedesco, immagino.
Anche se pensavo che sarebbe riuscita a sopravvivere dopo aver
scoperto che la direzione di Kawanda sta commettendo una frode
commercializzando lo stesso prodotto come cose diverse per animali
diversi, quella trama non porta da nessuna parte. Lo stesso vale
per la sottotrama dell’epidemia canina, collegata a quella. Uxia
deve andarsene e, anche se le mancheranno molto tutti quelli di
Kawanda, questa è anche un’occasione per ricominciare da capo.
Anton le regala persino una tazza con la scritta “Oggi è il primo
giorno del resto della tua vita”.
E alla fine Anton lascia il
lavoro?
Che lo ammetta o no, Anton fa ormai
parte della famiglia Kawanda, quindi continua a lavorare anche dopo
che sua nipote se n’è andata. Ma quando Uxia lo vede e gli chiede
come va con il nuovo manager, Anton non sembra troppo felice.
Capiamo il perché quando incontriamo il nuovo manager, una donna
che non sembra interessarsi né agli animali né ai clienti; anzi,
vuole assicurarsi che gli animali rimangano malati in modo che i
loro genitori continuino a tornare. Quando chiede ad Anton (che
chiama Antonio, solo per essere più fastidiosa) se è d’accordo o
meno, non vediamo Anton rispondere sì o no. Quello che vediamo è
lui che urla come un pazzo sul ponte dove di solito va a urlare
(anche questo un meccanismo per affrontare l’ansia).
Questo suggerisce che Anton rimarrà
per il momento. Inoltre, apre una forte possibilità per una seconda
stagione, in cui vedremo come Anton affronterà questa nuova manager
e le sue stranezze. Sono sicuro che anche Uxia, nonostante sia
stata licenziata, tornerà in qualche modo. Anche la relazione tra
Anton e Sabela si svilupperà ulteriormente, il che sarà
interessante da vedere. Speriamo che Netflix non cancelli la serie
e le conceda un’altra stagione. Old Dog, New Tricks non è un
capolavoro e ha i suoi difetti, ma nei momenti in cui brilla, lo fa
davvero.
Dal 29 ottobre su Disney+, debutta in esclusiva
Disney Twisted-Wonderland: La serie animata, la nuova
serie anime in cui uno studente liceale viene trasportato in un
mondo magico e deve tenersi alla larga dal pericolo e collaborare
con i suoi compagni di classe per cercare di tornare a casa.
Disney Twisted-Wonderland: La
serie animata
Nel mondo incantato di
Twisted-Wonderland, sette figure leggendarie conosciute come i
“Great Seven” sono state rese immortali. “The Queen of Hearts”,
“the King of Beasts”, “the Sea Witch”, “the Sorcerer of the Sands”,
“the Fairest Queen”, “the King of the Underworld” e “the Thorn
Fairy”: le gesta di questi personaggi avrebbero ispirato la
creazione di sette dormitori magici al Night Raven College,
un’accademia d’élite per maghi in erba.
All’oscuro di tutto ciò, Yuken
Enma, un normale studente liceale di Tokyo, si ritrova
improvvisamente trasportato al Night Raven College e inizia
immediatamente a isolarsi dagli abitanti. Incapace di usare la
magia, incerto sulle abitudini e sbalordito dalla nuova realtà in
cui si trova, Yuken è costretto a orientarsi in questo strano mondo
nuovo, alla ricerca di un modo per tornare a casa. Costantemente
coinvolto in avventure con i suoi nuovi compagni di classe
combinaguai, Ace e Deuce, Yuken riuscirà a trovare la strada di
casa prima di incorrere nell’ira di “Rose-Red Tyrant (il Sovrano
Rosso) – Riddle Rosehearts”?
Disney
Twisted-Wonderland: La serie animata è solo l’ultima
delle serie anime giapponesi a debuttare su Disney+, a cui si aggiunge Star
Wars: Visions Volume 3, ampliando ulteriormente la
libreria anime della piattaforma. Gli abbonati, infatti, hanno
anche accesso a una selezione sempre più ampia di serie acclamate,
tra cui Murai in Love, The Fable,
Squalificati: Ranger Reject e la recente Cat’s Eye –
Occhi di gatto, offrendo ancora più contenuti per gli
appassionati di anime.
Disney Twisted-Wonderland: La
serie animata arriva per la prima volta a Lucca Comics & Games 2025: mercoledì 29 ottobre dalle 13.30 presso il Cinema
Astra ci sarà, infatti, la proiezione del primo episodio, che
debutterà lo stesso giorno su Disney+, seguita da un’anteprima del
secondo episodio, che sarà disponibile sulla piattaforma dal 5
novembre. La proiezione sarà preceduta da un incontro sulla serie
in collaborazione con Panini.
L’anime, che debutterà su Disney+, è infatti ispirato
all’adattamento manga del videogioco Twisted-Wonderland,
nato da un’idea di Yana Toboso (autrice di Black Butler).
In Italia il manga è pubblicato da Panini Comics
per la linea editoriale Planet Manga; per l’occasione, Panini
uscirà con un’edizione speciale della prima serie completa dei
quattro episodi di Heartslabyul. Il volume
Twisted-Wonderland Il manga – Book of Heartslabyul
Complete Edition (736 pag, euro 28) con bordi
stampati, pagine interne a colori e cover rifinita con dettagli
dorati, uscirà a Lucca Comics & Games 2025, e dal 30 ottobre sarà
disponibile in libreria, fumetteria e online.
Sempre in concomitanza con la serie
su Disney+, Giunti
Editore lancia Twisted Wonderland – Il Tiranno
Scarlatto, prima light novel giapponese targata Disney.
Ideata e illustrata da Yana Toboso con testo di
Jun Hioki, si ispira al celebre gioco Disney Japan
e appartiene al genere isekai, tra mondi fantasy,
identità e rivalità. Il volume, molto atteso anche in Italia,
include un esclusivo segnalibro in acetato con
effetto overlay.
Con Disney Twisted-Wonderland:
La serie animata, che arriverà il 29 ottobre in esclusiva su
Disney+, è possibile entrare in un
mondo di magia e divertimento.
Sony Pictures e Crunchyroll presentano JUJUTSU KAISEN:
Esecuzione presenta per la prima volta sul grande schermo la
più grande battaglia di JUJUTSU KAISEN fino ad oggi, “L’incidente
di Shibuya”, e i primi due episodi inediti dell’attesissima
stagione 3: “L’inizio del Gioco di Sterminio”.
La trama di JUJUTSU KAISEN: Esecuzione
La serie anime JUJUTSU KAISEN:
Esecuzione, prodotta da TOHO animation, realizzata dal
leggendario studio MAPPA e basata sull’omonimo manga best-seller di
Gege Akutami, pubblicato su Weekly Shonen Jump di Shueisha, è
andata in onda per la prima volta nell’ottobre 2020. Da allora è
diventata un vero e proprio fenomeno globale. La popolarissima
serie ha concluso la sua seconda stagione nel dicembre 2023 ed è
stata premiata come “Anime dell’anno” ai Crunchyroll Anime Awards
2024, oltre a numerosi altri riconoscimenti. Quest’anno,
Crunchyroll e Sony Pictures Entertainment hanno distribuito
JUJUTSU KAISEN: Hidden Inventory / Premature Death – The
Movie in alcuni territori internazionali ed è stata la prima
uscita di JUJUTSU KAISEN dalla fine della seconda stagione della
serie. Il film è stato anche il primo lungometraggio del franchise
dopo JUJUTSU KAISEN 0, che ha incassato oltre 188
milioni di dollari a livello globale.
JUJUTSU KAISEN: Esecuzione
sarà nelle sale italiane dall’8 dicembre distribuito da Eagle
Pictures.
Quattro anni fa, il tredicenne Finn
uccise il suo rapitore e riuscì a fuggire, diventando l’unico
sopravvissuto a Il Rapace. Ma il vero male trascende la morte… e il
telefono sta squillando ancora.
Il quattro volte candidato
all’Oscar® Ethan Hawke torna nel ruolo più terrificante
della sua carriera: Il Rapace è in cerca di vendetta contro Finn
(Mason Thames) dall’aldilà, minacciando sua
sorella minore Gwen (Madeleine McGraw).
Mentre Finn, ormai diciassettenne,
lotta per affrontare la vita dopo il rapimento, la testarda Gwen,
che ora ha 15 anni, inizia a ricevere telefonate nei sogni dal
telefono nero e a vedere inquietanti visioni di tre ragazzi
perseguitati in un campo invernale noto come Alpine Lake.
Determinata a risolvere il mistero e
porre fine all’incubo per sé e per suo fratello, Gwen convince Finn
a recarsi al campo durante una tempesta di neve. Lì, scopre un
legame sconvolgente tra Il Rapace e la storia della propria
famiglia. Insieme, lei e Finn dovranno affrontare un assassino che,
nella morte, è diventato più potente — e più importante per loro —
di quanto avrebbero mai potuto immaginare.
Dall’acclamato regista e
sceneggiatore Scott Derrickson, che torna dietro
la macchina da presa, Black
Phone 2 è scritto nuovamente da Derrickson & C.
Robert Cargill, basandosi sui personaggi creati da Joe Hill. Il
film è prodotto da Jason
Blum, Derrickson e Cargill. I produttori esecutivi sono Adam
Hendricks e Ryan Turek.
Il cast include il candidato
all’Oscar® Demián Bichir (The Nun, A Better Life) nel
ruolo del responsabile del campo, Arianna Rivas (A Working Man) nel
ruolo di sua nipote, Miguel Mora (The Black Phone) nel ruolo del
fratello di una delle vittime di The Grabber, e Jeremy Davies, che
torna nei panni del padre di Finn e Gwen, Terrence. Tra le nuove
aggiunte al cast troviamo anche Maev Beaty (Beau ha paura) e Graham Abbey (Under the Banner
of Heaven).
Distribuito da Universal Pictures e
Blumhouse, il fenomeno horror The Black Phone, uscito nel 2022, ha
ottenuto grandi consensi dalla critica e ha incassato oltre 160
milioni di dollari in tutto il mondo. Black Phone
2 uscirà nelle sale il 17 ottobre.
Åremorden – Gli omicidi di
Åre è una nuova serie thriller poliziesca in
streaming su Netflix che
si concentra su due casi di omicidio, svelando il mistero in modo
molto avvincente. Adattata dalla serie di romanzi
di Viveca Sten, la serie Netflix di cinque
episodi copre i contenuti dei suoi primi due libri. Segue un’agente
di polizia di nome Hanna Ahlander, che arriva nella città di Are in
Svezia, proprio mentre una ragazza adolescente scompare in
circostanze misteriose. Siamo poi testimoni di eventi di un paio di
mesi dopo, quando viene trovato il corpo smembrato di un uomo, e
Hanna deve indagare anche su questo caso.
Di cosa
parla Åremorden – Gli omicidi di Åre?
Åremorden – Gli omicidi di
Åre inizia con scene di una festa che si tiene a casa
di un’adolescente di nome Ebba Niemi, dove un’altra ragazza della
sua età la tiene d’occhio in modo sospettoso. La ragazza chiama
quindi il padre, ma invano, perché lui è troppo impegnato per
accorgersi che il telefono sta squillando. L’uomo è impegnato con
una donna, probabilmente la sua amante segreta, mentre sono in
intimità in macchina, e la ragazza decide di lasciare un messaggio
vocale, affermando che vuole lasciare la festa e che vuole che lui
venga a prenderla.
Viene poi vista camminare lungo le
strade desolate, apparentemente diretta a casa, quando arriva
un’auto e le suona ripetutamente il clacson. È chiaro che l’autista
vuole parlarle, e quando finalmente cede e si avvicina all’auto, la
scena sfuma nel nero, a simboleggiare come questa sarà in realtà
l’ultima volta che verrà vista viva. Quella stessa notte, una donna
di nome Hanna Ahlander guida verso la città di Are, dove sua
sorella, Lydia, ha una baita dove in genere la famiglia va in
vacanza. Tuttavia, Hanna si sta dirigendo lì per prendersi una
pausa dallo stress della sua vita, derivante principalmente dalla
sua professione di agente di polizia, e vuole solo prendersi
qualche giorno di pausa da qualsiasi crimine serio da risolvere.
Tali piani non durano a lungo, tuttavia, poiché Hanna si imbatte in
un messaggio la mattina successiva, condiviso tra gli impiegati
delle forze dell’ordine, che annuncia che una ragazza di 17 anni di
nome Amanda Halvorsen è scomparsa da quasi un giorno. Considerando
l’età della ragazza scomparsa e pensando agli innumerevoli
potenziali pericoli in cui potrebbe trovarsi, Hanna decide di
unirsi alla squadra di ricerca organizzata per trovarla. Qui
incontra un altro agente di polizia di Are, Daniel Lindskog, e vede
anche i genitori addolorati di Amanda, Harald e Lena.
L’intera scena tocca una corda
nella mente di Hanna, e le viene nuovamente ricordato il motivo per
cui si era unita alle forze di polizia. Quindi, decide di tirarsi
indietro dai suoi piani per le vacanze e incontra il commissario di
polizia di Are per parlare. Hanna chiede un trasferimento
temporaneo in città dal suo incarico abituale a Stoccolma e accetta
di iniziare a lavorare mentre la documentazione è ancora in fase di
preparazione. Presto si associa a Daniel per indagare sul caso
della scomparsa di Amanda, e decide persino di restare una volta
risolto.
Cosa è successo a Hanna a
Stoccolma?
Quando Hanna chiede di lavorare per
il dipartimento di polizia di Are e le viene anche concesso un
incarico, Daniel non è molto contento della decisione. Affronta il
commissario e gli parla in merito sulla necessità di effettuare
controlli dei precedenti penali sulle persone, anche se sono
ufficiali di polizia in altre parti del paese, e gli viene concesso
il permesso di controllare Hanna. È Daniel a scoprire che è in
corso un’indagine contro la stessa Hanna, perché è stata accusata
di aver molestato un collega e forse è stata anche temporaneamente
sospesa dal servizio. Questa informazione, insieme all’introduzione
un po’ insolita del suo personaggio, rende Hanna piuttosto
sfuggente all’inizio, sebbene le sue esperienze a Stoccolma vengano
rivelate più avanti nella serie.
Hanna è sempre stata un’agente di
polizia appassionata e dedita che voleva aiutare le persone
attraverso il suo servizio e si è opposta con veemenza all’idea
della corruzione della polizia. Pertanto, quando un collega agente
di polizia è stato accusato di aver ucciso la propria moglie, Hanna
è rimasta scioccata e arrabbiata e voleva che l’uomo venisse
punito. Tuttavia, poiché la corruzione sistemica e la cecità delle
amicizie maschili vanno di pari passo, altri due poliziotti hanno
immediatamente testimoniato il falso in tribunale a favore
dell’ufficiale accusato, fornendogli un falso alibi. Di
conseguenza, l’uomo colpevole se l’è cavata con l’omicidio della
moglie, e questo ha fatto infuriare Hanna a tal punto che ha
affrontato direttamente l’uomo alla stazione di polizia.
Sembra probabile che Hanna abbia
ripetutamente affrontato l’ufficiale, il che lo ha portato a
sporgere denuncia ufficiale contro di lei, ed è per questo che è
stata avviata un’indagine contro di lei. A peggiorare le cose,
c’era stata una triste svolta anche nella sua vita personale,
perché la sua relazione con il suo fidanzato storico, Christian, si
era interrotta, molto probabilmente a causa dell’indagine contro di
lei. Forse a Christian non piaceva il fatto che lei difendesse
sempre ciò che era giusto, e alla fine ci fu una lite importante
tra loro, che si concluse con la cacciata di Hanna
dall’appartamento. Dopo essere arrivata ad Are e aver controllato i
social media, scopre che Christian ha già avuto una relazione con
un’altra donna, il che le conferma che non ha mai provato veri
sentimenti per lei. La vita personale e professionale di Hanna
prende una piega positiva nel corso di Åremorden – Gli
omicidi di Åre, poiché l’indagine contro di lei alla fine
viene archiviata e lei sviluppa anche un forte legame con il suo
partner, Daniel.
Perché Ludde, il cane, deve morire?
Una delle morti più sfortunate in Åremorden – Gli
omicidi di Åre è quella del cane degli Halvorsen,
Ludde, che è coinvolto nelle gelosie di umani imperfetti senza
alcuna colpa da parte sua. Ludde è visto sempre scappare di casa a
ogni occasione ed è riluttante a rientrare perché ama correre in
giro ed essere inseguito dai membri della famiglia. Tuttavia, anche
prima che il cadavere di Amanda venga trovato sulla funivia, Ludde
viene ucciso da qualcuno e il suo corpo viene lasciato proprio
dietro la casa degli Halvorsen, quasi come un avvertimento per la
famiglia. Harald è comprensibilmente molto turbato da questo
omicidio dell’innocente cane di famiglia, ed è anche piuttosto
spaventato, temendo che ognuno dei membri della sua famiglia possa
essere ferito da qualche aggressore sconosciuto. Ma l’intera
questione è in realtà legata alla sua relazione extraconiugale con
una dipendente della sua azienda, Mira, con la quale ha avuto
rapporti intimi quasi ogni giorno, nonostante sia sposato con
Lena.
Si suggerisce che Amanda probabilmente sapesse che suo padre
aveva una relazione con Mira, sebbene nessun altro ne fosse a
conoscenza. Ma quando lasciò il suo telefono nell’auto di Mira la
notte stessa della scomparsa di Amanda, fu trovato dal marito di
Mira, Fredrik, che sospettò immediatamente che sua moglie lo
tradisse. Fredrik aveva già qualche sospetto che sua moglie e
Harald stessero tramando qualcosa, e il telefono dell’uomo nella
macchina della moglie fu una prova sufficiente per lui, sebbene non
la affrontò con la verità.
Qualche tempo dopo, dopo che il corpo di Amanda fu trovato,
Fredrik visita Harald e gli offre le sue condoglianze per la sua
perdita, ma poi lo mette anche in guardia dal non avvicinarsi a
Mira, rivelando che in realtà conosce la verità. Questo fa
insospettire Harald del fatto che deve essere stato Fredrik a
uccidere Amanda per punirlo per aver dormito con sua moglie, e
l’uomo attacca persino Fredrik sul posto di lavoro. È allora che
Fredrik ammette di aver ucciso l’amato animale domestico di Harald,
Ludde, ma dice che non ha fatto nulla ad Amanda. Semplicemente
coinvolto in tutta la situazione solo per il fatto di esistere ed
essere l’amato amico del suo padrone, Ludde doveva morire perché
Fredrik voleva vendicarsi dell’uomo che stava cercando di rubargli
la moglie.
In che modo la serie commenta lo stigma sociale contro
l’omosessualità?
Nella seconda metà di Åremorden – Gli omicidi di
Åre, che è un adattamento di “Hidden in the Shadow” di
Sten, la serie commenta lo stigma che esiste ancora contro
l’omosessualità, in una certa misura, soprattutto se un agente di
polizia è gay. Uno degli ufficiali del dipartimento dei vigili del
fuoco, Anton Lundgren, è un uomo gay represso che sviluppa un
interesse romantico per un giovane di nome Carl Wilner, che
incontra in uno dei club della città. Ma anche prima che la loro
storia d’amore nascente possa prendere forma, Carl si rivela essere
parte del mistero che circonda l’omicidio di Johan Andersson.
Sciatore di professione in pensione, Johan gestisce attualmente
un’azienda di sport d’avventura, ma il suo corpo smembrato è stato
trovato in un campo vicino ai binari della ferrovia. Sebbene
inizialmente sembrasse che l’uomo fosse stato ucciso da un treno in
corsa, l’autopsia ha confermato che era stato assassinato con un
corpo contundente prima di essere gettato davanti al treno.
Sfortunatamente per Anton, Carl si rivela essere uno dei primi
sospettati del caso, e quindi non può corteggiare l’uomo a causa
del possibile conflitto di interessi. Tuttavia, quando il pastore
della chiesa locale, Ole, sembra essere il sospettato più probabile
per aver commesso l’omicidio, Anton si mette immediatamente in
contatto con Carl e gli racconta lo sviluppo, anche se non fa il
nome del sospettato. Anton evidentemente compie questo passo molto
rischioso perché è disperato e vuole una storia. Come ammetterà in
seguito ad Hanna, Anton ha bisogno di nascondere la sua
omosessualità perché verrebbe ridicolizzato dal resto delle forze
di polizia e potrebbe persino portarlo a perdere il lavoro.
Tuttavia, il genuino interesse per Carl gli fa ignorare la normale
procedura per informarlo che possono di nuovo uscire insieme.
Le cose prendono una piega ancora più sinistra quando si scopre
che il furgone guidato da Carl è stato usato per scaricare il corpo
di Johan vicino ai binari ferroviari, e per un attimo sembra che
l’amante di Anton sia l’assassino. È lo stesso agente di polizia a
notare l’indizio cruciale sul furgone di Carl, e si confida
immediatamente con Hanna su tutto ciò che è accaduto nella sua vita
personale. Ciò conferma che, indipendentemente da ciò che accade
nella sua vita personale, Anton è più dedito ai suoi obblighi
professionali e non metterà mai a rischio la vita degli altri solo
per la sua convenienza. Alla fine, quando si scopre che Carl in
realtà non ha avuto nulla a che fare con l’omicidio, Anton trova
anche il coraggio di fare coming out e inizia ufficialmente una
relazione con Carl.
Gli assassini vengono infine arrestati?
Poiché Åremorden – Gli omicidi di
Åre ha due storie separate, tecnicamente ha anche due
finali, uno nell’episodio 3 e l’altro alla fine, nell’episodio 5.
Nel caso dell’omicidio di Amanda Halvorsen, viene rivelato che il
vero motivo della sua morte era che aveva scoperto una vasta rete
di tratta di esseri umani e sfruttamento. Un uomo d’affari di nome
Bosse Lundh aveva gestito un’organizzazione di beneficenza
attraverso la quale aveva fatto entrare rifugiati indifesi e li
aveva intrappolati sottraendo loro i passaporti. Sua moglie,
Annika, gestiva un’azienda di servizi di pulizia e molti di questi
rifugiati erano costretti a lavorare per questa azienda con un
compenso molto basso. Anche la domestica di Amanda, Zuhra, era
stata vittima di questa trappola di sfruttamento e quando la
ragazza lo scopre, vuole ottenere giustizia. Ecco perché affrontò
Bosse la sera della festa e l’uomo la seguì in macchina per fingere
di avere solo una conversazione. Ma quando Amanda entrò in
macchina, Bosse la strangolò a morte e poi lasciò il suo corpo
nella funivia per evitare ogni sospetto.
Il secondo caso di omicidio, quello di Johan Andersson, si
rivela essere una questione di complicate relazioni familiari e
problemi nella sua vita personale. Sposato con una donna di nome
Marion da un po’ di tempo, Johan all’improvviso voleva lasciarla e
sistemarsi con il suo nuovo amore, Rebecka. Ciò provocò una
discussione accesa tra i due a casa loro, che il loro figlio, Leo,
ascoltò. Sebbene Leo non fosse il figlio biologico di Johan e fosse
nato dal primo matrimonio di Marion con un uomo di nome Jens
Wenolf, lui amava il ragazzo e lo aveva cresciuto come se fosse suo
figlio. Tuttavia, quando Johan annunciò che voleva lasciare la
famiglia, Leo non riuscì a sopportare di vedere sua madre così
ferita, e così colpì il suo patrigno con una pala, uccidendolo
all’istante. Marion chiese quindi aiuto a Jens per ripulire il
pasticcio e coprire l’omicidio che il figlio aveva appena commesso,
e lasciarono intenzionalmente il corpo di Johan sui binari per far
sembrare la sua morte un incidente ferroviario. Alla fine, tutti e
tre i membri della famiglia vengono arrestati, anche se Leo forse
non sapeva che avrebbe finito per commettere un omicidio, e i suoi
genitori hanno fatto essenzialmente del loro meglio per proteggerlo
a tutti i costi.
Il Marvel Cinematic Universe
è riuscito a fare ciò che sembrava impossibile: Marvel Zombies, nuova uscita del franchise,
vede morire più eroi che in Avengers: Infinity War. Non è
un segreto che i film di Avengers dell’MCU siano la parte più
importante dell’universo condiviso. Sono i grandi eventi che
riuniscono diversi eroi dell’MCU contro una minaccia.
Avengers: Infinity
War ha fatto la storia con uno dei finali più
scioccanti della storia del cinema. Gli eroi sono stati
sconfitti da Thanos, con il Titano Pazzo che ha usato il Guanto
dell’Infinito per sterminare metà della popolazione dell’universo.
Sebbene diversi personaggi siano poi tornati nei prossimi progetti
dell’MCU, diversi eroi sono morti. Ora, una nuova serie TV dell’MCU
supera il bilancio delle vittime di Infinity War.
Come Marvel Zombies uccide più eroi MCU di
Avengers: Infinity War
Dato che Thanos ha ucciso metà
dell’universo, il numero totale di morti di Avengers: Infinity War
è maggiore di quello di Marvel Zombies, dato che l’apocalisse è stata
contenuta sulla Terra dai Nova Corps. Tuttavia, per quanto riguarda
le morti di eroi MCU, la serie animata ha visto più eroi morire
rispetto al film MCU. In Avengers: Infinity War,
sono morti 16 eroi MCU.
Questo numero è suddiviso tra
personaggi polverizzati dallo schiocco di Thanos e quelli morti
prima. Tra questi ultimi ci sono Gamora, Visione, Loki e Heimdall.
Mentre il film Avengers ha avuto un numero considerevole di morti e
un finale scioccante, Marvel Zombies è riuscito a superarlo come il
progetto MCU con il maggior numero di morti di eroi nei suoi
quattro episodi.
In Marvel Zombies, muoiono oltre 20
eroi MCU. Questo numero varia a seconda che gli eroi trasformati in
zombie vengano conteggiati o meno, dato che vengono uccisi nel loro
stato zombificato. Anche se non fosse così, almeno 17 eroi muoiono
in Marvel Zombies, inclusi personaggi principali come Yelena
Belova, Blade, Thor, Rocket, Groot, Red Guardian, Black Panther e altri.
Marvel Zombies rende le morti degli
eroi dell’MCU più cupe
Oltre a uccidere più eroi dell’MCU
rispetto ad Avengers: Infinity War, le morti di
Marvel Zombies hanno un impatto maggiore rispetto a quelle del film
MCU, in un certo senso. Sebbene nulla possa superare lo shock di
vedere così tanti eroi morire in un film live-action, Avengers: Endgame risolve il problema
riportandoli in vita quando gli eroi ottengono tutte le Gemme
dell’Infinito. In Marvel Zombies, gli eroi dell’MCU muoiono per
sempre.
Avengers: Infinity
War è stato classificato PG-13, come la maggior parte dei
progetti MCU. Ciò differisce da Marvel Zombies, che è TV-MA,
consentendo quindi che le morti degli eroi dell’MCU siano più
sanguinose e raccapriccianti. La nuova serie Marvel è d’impatto e
non ha paura di vedere eroi amati morire in modi terribili. In
quanto tale, Marvel Zombies supera le morti degli eroi di
Infinity War.