Sky ha svelato la nuova stagione televisiva con un
evento dedicato che ha mostrato l’ampiezza dell’offerta per il
2025/2026. La piattaforma punta a consolidare la sua leadership
sulla qualità editoriale e sull’innovazione tecnologica, con
Sky Q, Sky Glass e NOW che rendono ogni
visione immersiva. Dalle serie cult ai blockbuster in prima
visione, passando per show, factual e documentari esclusivi, il
nuovo palinsesto unisce grandi ritorni e produzioni originali.
Tra i titoli più attesi spiccano le nuove stagioni dei franchise
più amati – da House of the Dragon a
Euphoria, fino al prequel IT: Welcome to Derry – e una
valanga di Sky Original italiani: Call My Agent – Italia 3, Gomorra – Le Origini, Avvocato Ligas con Luca Argentero e Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli
883. Sul fronte factual e docuserie arrivano progetti dedicati
a Vittorio De Sica, Lucio Fontana, Dario Argento e
ai grandi del crime, mentre su Sky Arte e Sky Nature continuano i
viaggi tra musica, arte e meraviglie naturali.
Serie e cinema: da “The Pitt” a “Gucci – Fine dei giochi”
La line-up seriale di Sky per i prossimi mesi è senza precedenti. È
già iniziata con The Pitt, fenomeno internazionale
che racconta il pronto soccorso di Pittsburgh e ha appena vinto
agli Emmy Awards, e continuerà con lo spin-off Suits LA, il crime
HBO Task con Mark Ruffalo e il thriller inglese
The Iris Affair – Missione ad
alto rischio girato in Italia. Per Halloween debutterà
IT: Welcome to Derry, che amplia
l’universo di Stephen King.
Sul fronte Sky Original, l’annuncio più clamoroso riguarda
Gucci – Fine dei giochi
di Gabriele Muccino, tratto dal memoir di Allegra Gucci, in cui
passioni, rivalità e ambizioni di potere si intrecciano nella
famiglia più iconica del lusso italiano. Per il cinema, Sky Cinema
conferma la sua vocazione con blockbuster come Mission: Impossible – The Final
Reckoning, Jurassic
World: La Rinascita, Mickey 17 di Bong Joon-ho e il live action di
Dragon Trainer, senza dimenticare il
cinema italiano con Le
assaggiatrici di Silvio Soldini, Fuori di Mario Martone e la nuova stagione di
Petra con
Paola Cortellesi.
Intrattenimento e factual: X Factor, Pechino Express e la Content
Factory
Il palinsesto Sky Uno rimane la casa dei grandi show:
X Factor 2025 è già
partito con un nuovo tavolo di giuria e i Live Show in arrivo a
Napoli, MasterChef
Italia torna a dicembre con Antonino Cannavacciuolo, Bruno
Barbieri e Giorgio Locatelli, mentre Alessandro Borghese riprende
il suo van per 4
Ristoranti. Costantino della Gherardesca prepara invece una
nuova edizione di Pechino
Express con tre inviati d’eccezione – Lillo, Giulia Salemi e
Guido Meda – e un cast rinnovato di concorrenti.
Sul fronte factual, Sky lancia la Content Factory: un laboratorio
che integra news, sport e cultura con vodcast originali firmati da
Pablo Trincia, Matteo Caccia, Mariangela Pira, Alessio Viola, Lisa
Offside e Stefano Borghi. In questo modo la testata Sky TG24, già
leader di fiducia per gli under 35, rafforza la sua offerta con
nuovi format digital first. E per i canali free-to-air (TV8 e
Cielo) arrivano in chiaro i big show Sky, il ritorno di
Love Bugs con Brenda
Lodigiani e Michele Rosiello e il nuovo TG sportivo Sky Sport 24 Night.
Dopo l’estate dedicata a Superman,
questa settimana Peacemaker ha riunito il DCU di James Gunn per quello che lui definisce un
“momento davvero importante” per il franchise. Il boss della DC
Studios ha recentemente spiegato il significato dell’apparizione di
Lex Luthor (Nicholas
Hoult) nell’episodio della seconda stagione
“Ignorance Is Chris” e come questo influenzi “l’intero
DCU” in vista del prossimo film su Superman,
Man of Tomorrow.
“Questa è stata una delle prime
scene che abbiamo girato. Credo che l’abbiamo girata nel bel mezzo
delle riprese di Superman, mentre stavamo girando le sequenze al
Pentagono. È stato bello, ma anche strano perché, dal punto di
vista del tono, sembrava immediatamente diverso da Superman, che è
così grandioso e sfacciato. Questo show è invece molto realistico e
crudo. E poi c’era anche Nick che imprecava”, ha detto Gunn su
Peacemaker:
The Official Podcast.
“Ma mi è sembrato che anche la
performance di Nick fosse diversa”, ha detto, mentre sua
moglie e star Jennifer Holland ha osservato: “Sembrava un po’
più cupa, era un po’ diversa”. Nell’episodio, Rick Flag Sr.
(Frank
Grillo) fa visita a Lex a Belle Reve per chiedergli
aiuto nel trovare il portale di Peacemaker (John
Cena) verso la dimensione alternativa, dopo che il
cattivo è stato arrestato in Superman per aver gestito il proprio
universo tascabile.
“Quindi, abbiamo un momento
davvero importante, non solo per Peacemaker, ma per l’intero DCU,
in cui Rick Flag, il capo dell’ARGUS, stringe un accordo con Lex
Luthor”, ha spiegato Gunn. “In cambio della scoperta da
parte di Lex Luthor del portale di Peacemaker, lo trasferirà da una
prigione con metaumani a una prigione senza metaumani”. Gunn
ha sottolineato che Flag ha “fatto squadra con Lex Luthor, il
che è spaventoso, un uomo con un potere pari a quello di Flag. Ha
un piano, ed è spaventoso per il nostro ragazzo
Peacemaker”.
Il regista di Superman ha rivelato
in precedenza che Lex collaborerà con il Superman di David Corenswet in
Man of Tomorrow, “contro una minaccia molto, molto
più grande”, aggiungendo: “È più complicato di così. È
tanto un film su Lex quanto un film su Superman”.
Tutto quello che sappiamo della
stagione 2 di Peacemaker
“La gente sta capendo che la
seconda stagione di Peacemaker riguarda due dimensioni, e questo è
davvero il cuore della serie”, ha spiegato Gunn durante una
recente intervista con Rolling Stone. “Ma non è che una di
queste sia la vecchia DCEU e l’altra la DCU. La questione viene
affrontata in modo diverso, in modo molto diretto in una stagione
in cui quasi tutto nella prima stagione è canonico e alcune cose
non lo sono. E infatti ho registrato un podcast con gli attori
Steve Agee e Jen Holland“.
“Abbiamo parlato di ogni
episodio di Peacemaker e in quegli episodi ho spiegato cosa è
canonico e cosa non lo è. In pratica ho eliminato alcune piccole
cose della prima stagione di Peacemaker che non sono canoniche,
come Aquaman. Ma la maggior parte delle cose è canonica“.
Stando a queste parole di Gunn, sarà dunque interessante scoprire
cosa la seconda stagione aggiungerà alla storia di Peacemaker e
come lo renderà a tutti gli effetti un personaggio del DC
Universe.
“Peacemaker esplora la storia
del personaggio che John
Cena riprende all’indomani del film del 2021 del produttore
esecutivo James
Gunn, Suicide Squad – un uomo irresistibilmente
vanaglorioso che crede nella pace ad ogni costo, non importa quante
persone debba uccidere per ottenerla!”, è stato poi riferito.
I dettagli precisi sulla trama della seconda stagione sono ancora
per lo più nascosti, ma sappiamo che Frank Grillo riprenderà il ruolo di Rick Flag
Sr. e cercherà di vendicarsi per l’uccisione da parte di Peacemaker
di suo figlio Rick Jr. (Joel
Kinnaman) avvenuta in The Suicide Squad.
La superstar della WWE Drew
McIntyre è entrata ufficialmente a far parte del cast di
Highlander,
il film della United Artists di Amazon MGM Studios diretto da
Chad Stahelski, come riportato da
Deadline. McIntyre reciterà al fianco di Henry Cavill nel ruolo di Angus
MacLeod, fratello del suo personaggio MacLeod. Una scelta
di casting che è stata subito accolta con grande entusiasmo.
McIntyre, come sapranno i fan della
disciplina, è un wrestler professionista scozzese, due volte
campione WWE e vincitore del Royal Rumble 2020.
Highlander lo riunisce con la squadra di stuntman
e action team 87Eleven di Stahelski e con il wrestler in pensione
Dave Bautista, che ha già lavorato con
McIntyre nel suo debutto cinematografico in The Killer’s
Game della Lionsgate.
Cosa sappiamo di Highlander
Il nuovo film Highlander
è il remake di un fantasy d’azione del 1986 su guerrieri immortali,
con l’attore Henry Cavill di L’Uomo d’Acciaio e The
Witcher nel ruolo principale. La regia è affidata a
Chad Stahelski, già regista della serie
John
Wick. Il resto del cast è poi composto da Russell Crowe nel ruolo del mentore
originariamente interpretato da Sean Connery nel classico del 1986,
Djimon Hounsou, Dave
Bautista e Marisa Abela.
Con
l’arrivo su
IWONDERFULL Prime Video Channel,
Quattro figlie diKaouther Ben
Haniatorna a interrogare il
pubblico sulla potenza del cinema documentario e sulla sua capacità
di trasformarsi in esperienza collettiva. Presentato in concorso a
Cannes 2023, premiato con l’Œil d’ore candidato all’Oscar
2024, il film ha imposto la
regista tunisina come una delle voci più radicali e riconoscibili
del panorama contemporaneo. La sua uscita in streaming coincide con
il debutto in sala deLa voce di Hind
Rajab, ulteriore
tassello di un percorso che non separa mai la sperimentazione
formale dal confronto con la realtà sociale e politica.
Una storia che non poteva
restare ai margini
Al
centro del film c’è la storia di Olfa Hamrouni,
madre tunisina di quattro figlie, segnata dalla scomparsa
delle due maggiori, partite adolescenti verso la Libia e
inghiottite dalla spirale del jihadismo. Per colmare quel vuoto,
Ben Hania immagina un dispositivo inedito: accanto a Olfa e alle
due figlie minori, due attrici professioniste interpretano le
figlie assenti, mentre una terza – la celebreHend
Sabri– entra in scena come
alter ego della madre. Non si tratta quindi di una semplice
ricostruzione, ma di un vero e propriogioco di
specchiche rende visibili le
contraddizioni di una famiglia e di una società intera.
Ben Hania incontra Olfa per la prima volta nel 2016, dopo aver
ascoltato un’intervista radiofonica. La sua vicenda la colpisce
immediatamente, come ha raccontato a
CNC, ma non trova subito la chiave per raccontarla. Per anni il
progetto resta sospeso, finché non matura l’idea di un dispositivo
capace di restituire quella storia senza ridurla a cronaca. Il film
nasce così: da un bisogno di tradurre l’assenza in presenza, di dare corpo al
non detto, di rendere visibile il dolore senza
spettacolarizzarlo.
Un dispositivo che fonde realtà e finzione
Come anticipavamo, la struttura di Quattro
Figlie è assolutamente inedita. Olfa e le due figlie
minori compaiono in scena insieme a tre attrici: due interpretano
le sorelle assenti, mentre la star Hend Sabri veste i panni della
madre nelle sequenze più dolorose. Non si tratta di ricostruzioni
fedeli, ma di un laboratorio della memoria. Le
protagoniste reali osservano le attrici, le dirigono, le
contestano, e a volte prendono persino il loro posto.
Il
risultato è un continuo gioco di scambio tra chi ha vissuto
i fatti e chi li rappresenta. La linea di confine tra
documentario e finzione si fa labile, e proprio in questo spazio di
ambiguità si sprigiona la forza del film. Ogni scena diventa
un’occasione di confronto, un modo per interrogare i ricordi e
scoprire come il passato abiti ancora il presente.
D’altra parte, la regista non ha mai nascosto la
sua diffidenza verso l’idea di un documentario neutrale:
«Non credo un secondo all’oggettività. Quando
qualcuno dice di essere obiettivo, io mi insospettisco. Per
me, ogni film è un punto di vista» (SCAM,
15 dicembre 2023). Una dichiarazione che diventa principio estetico
e politico: Quattro figlie non promette di raccontare
“come sono andate le cose”, ma costruisce davanti ai nostri occhi
unprocesso di elaborazione.
Per
rendere tangibile questo patto con lo spettatore, la regista decide
di rompere la barriera con la macchina da presa.
Durante le interviste, Olfa guarda direttamente in camera grazie a
un teleprompter che riflette il volto della regista: «Volevo
che fosse chiaro che parlava a me e, allo stesso tempo, al
pubblico», ha ricordato Ben Hania. In questo modo, il film
espone i suoi strumenti e chiede a chi guarda di partecipare a una
riflessione attiva.
Un set come laboratorio della
memoria
Quasi
tutto il film è girato in un unico luogo, l’ex hotel “Tour Eiffel”
di Tunisi, trasformato in un vero e proprioteatro della
memoria. Un reticolato diventa
cella, una stanza evoca la cucina di famiglia, un corridoio si apre
come spazio di passaggio. Non c’è ricerca di realismo, ma di
suggestione: un ambiente chiuso che permette libertà,
improvvisazione, imprevisto.
«Non volevo la pesantezza dei
set mobili, con spostamenti e camion. Avevo bisogno di uno spazio
che ci permettesse di sperimentare e di essere sorpresi», ha
spiegato Ben Hania a
SCAM. In questo modo, le scene non vengono ripetute più volte;
spesso la prima ripresa resta definitiva, proprio perché cattura
l’emergere inatteso di una parola o di un ricordo.
Olfa tra amore e
violenza
Il
cuore del film è la figura di Olfa, ritratta in tutta la suaambivalenza: madre affettuosa
e al tempo stesso autoritaria, capace di violenza, segnata da un
patriarcato interiorizzato che finisce per trasmettere alle figlie.
Ben Hania decide di affiancarle un doppio attoriale per gestirne la
forza travolgente: «Olfa aveva una personalità così potente che
rischiava di fagocitare il film. La presenza di
Hend Sabri mi ha permesso di restituirla nella sua
complessità».
Il
film non cerca di assolvere né di condannare, ma di comprendere.
Laddove i media tunisini avevano spesso dipinto Olfa come “mostro”
o “madre snaturata”, il dispositivo cinematografico ne
svela la fragilità e le contraddizioni, permettendo allo
spettatore di coglierne la dimensione umana.
Le figlie come specchio di una
società
Se
Olfa è il centro magnetico del racconto, le figlie minori –
Eya e Tayssir – ne sono il contrappunto vitale.
Cresciute nella Tunisia post-rivoluzionaria, vivono il bisogno di
libertà attraverso gesti quotidiani: truccarsi, vestirsi di nero,
indossare o togliere il velo. Sono segni di ribellione ma
anchestrategie di sopravvivenza, che il film registra con
attenzione.
Partecipando alla messa in scena, le ragazze si
confrontano con il ricordo delle sorelle assenti: un esercizio
doloroso, a tratti ludico, che diventa occasione di consapevolezza.
«La loro resistenza al patriarcato non nasce da un
discorso politico, ma da un istinto quasi organico»
afferma la regista. Ed è forse questa spontaneità a rendere il film
così universale.
Un solo volto per gli
uomini
Un’altra scelta radicale di Quattro
Figlie riguarda le figure maschili: a interpretarle
tutte è lo stesso attore. Non per mancanza di risorse, ma per una
precisa intenzione. I padri, i compagni, gli uomini che circondano
la famiglia di Olfa hanno un ruolointercambiabilee marginale; ciò che conta, per Ben
Hania, è la coralità delle voci femminili. In questo modo il film
sottolinea come la vicenda di Olfa e delle sue figlie sia
soprattutto un racconto di sguardi e di corpi
femminili, di legami che resistono e di ferite che si
trasmettono.
Il montaggio come
scrittura
Il
percorso di Quattro figlie per arrivare
sul grande schermo è stato lungo e accidentato. Il primo montaggio
durava cinque ore e, solo attraverso un intenso lavoro di
sottrazione, Ben Hania e i suoi collaboratori sono riusciti ad
attestarsi su un minutaggio di 110 minuti. «Ho capito che il
film era pronto quando ho provato ad aggiungere scene che amavo e
il film, come se fosse vivo, le ha rifiutate» (CNC).
È un processo che conferma come il documentario non equivalga
meramente a una registrazione passiva, maatto di
scrittura.
Pur
senza agitare fragorosamente bandiere, Quattro Figlie
resta un documento profondamente politico, che
interroga le radici del patriarcato, il ruolo dei media, la
responsabilità delle istituzioni. Non è un caso che sia stato
il primo film tunisino in concorso a Cannes dopo più di
cinquant’anni: un segnale della vitalità di un cinema
capace di guardare alla propria realtà senza timori.
«Il patriarcato non è solo una questione di uomini.
Molte donne lo interiorizzano, lo riproducono come unica forma di
protezione» ha dichiarato Ben Hania a
TROISCOULEURS.
Quattro figlie non è solo
un documentario, ma un’esperienza che ridefinisce il
rapporto tra chi racconta e chi guarda. Preferisce
mostrare la complessità delle relazioni, i silenzi, le
contraddizioni, la fragilità della memoria: è in questo spazio che
il cinema di Kaouther Ben Hania trova la sua forza, restituendo
dignità al dolore, dando voce a chi è rimasto nell’ombra e
mostrando come il racconto, per quanto terribilmente doloroso,
possa diventare la forma più radicale di resistenza.
Mentre
Robert Downey Jr. si prepara a tornare nel
Marvel Cinematic Universe in
Avengers:
Doomsday, uno dei precedenti registi della Marvel
Studios, reagisce alla sua scelta per il ruolo di Dottor Destino.
In una nuova intervista con ComicBook, il regista di
Iron
Man 3, Shane Black, ha infatti
commentato il ritorno dell’ex attore di Tony
Stark nel franchise, ma ora come antagonista centrale
dell’attuale narrazione della Marvel Studios.
Dopo aver lavorato con la star nel
film del 2013, che ha incassato 1,2 miliardi di dollari al
botteghino mondiale, il regista ha condiviso quanto segue sul
sorprendente casting: “Penso che con questo ruolo riuscirà a
rinvigorire da solo l’intero settore dei film tratti dai fumetti.
All’inizio sembrava un’idea cinica, del tipo: “Oh,
torniamo al vecchio trucco dell’unico tizio che sembra salvarci
sempre”. Ma funzionerà. Funzionerà davvero. E lui ha portato… Non
posso dire nulla, non che io sappia. Sono entusiasta perché sarò il
primo a vederlo. Non ho visto tutti i film Marvel. Vedrò prima
quello”.
L’attore premio Oscar ha
recentemente terminato le riprese con il cast di Avengers: Doomsday, ma il film
del 2026 non è l’unico progetto MCU in cui apparirà. Dottor Destino
tornerà anche in Avengers:
Secret Wars, le cui riprese inizieranno più avanti,
molto probabilmente nel 2026. Date anche le parole di Black, che
non è però chiaro cosa e quanto sappia del ruolo di Downey Jr. nel
film, c’è da aspettarsi che Dottor Destino avrà un peso enorme non
solo sulla conclusione di questa saga ma anche sull’inizio della
prossima.
Dopo il ritorno sul grande schermo
dell’Uomo d’Acciaio quest’estate con la nuova incarnazione
cinematografica di David Corenswet, il finale del film di
Superman è solo l’inizio per l’amato supereroe. Dato
che il film del 2025 ha superato i 615 milioni di dollari al
botteghino mondiale, oltre a ricevere diverse recensioni positive,
è stato ufficialmente deciso di realizzare un sequel, dato che
James Gunn ha già terminato la sceneggiatura
del nuovo film: Man
of Tomorrow.
Tuttavia, i dettagli sono ancora
estremamente limitati, compreso il tipo di nuova minaccia che
l’ultimo figlio di Krypton dovrà affrontare tra circa due anni. In
una nuova intervista con Entertainment Weekly, Gunn è
stato però ora finalmente interrogato sulla
misteriosa pagina della sceneggiatura di Man of Tomorrow, che ha dato vita
alla teoria secondo cui Brainiac sarà il cattivo
principale del film del 2027. Tuttavia, il co-CEO della DC Studios
ha condiviso la seguente risposta sullo status del famoso
antagonista nel prossimo capitolo:
“Ascoltate, ovviamente non
ignoravo che quando ho pubblicato la copertina della sceneggiatura
ci sarebbero state discussioni su quel particolare argomento. Ma
penso che per il momento non riveleremo cosa succederà
esattamente”, si è limitato a dire Gunn. Le sue parole
dunque non smentiscono Brainiac come antagonista del film, ma
potrebbero esserci altre sorprese in merito oppure la sua
partecipazione potrebbe comportare qualcosa di particolare che al
momento è difficile da prevedere. Come sempre, non resta che
attendere maggiori novità.
Tutto quello che sappiamo su Man of
Tomorrow
Le riprese principali di
Man of Tomorrow dovrebbero iniziare nella primavera
del 2026, con una data di uscita fissata per il 9 luglio
2027. David Corenswet riprenderà il ruolo nel sequel
al fianco di Lex Luthor, interpretato da
Nicholas Hoult, poiché i due si alleeranno contro questo nuovo
nemico, come ha dichiarato il regista.
James
Gunn ha infatti affermato: “È una storia in cui Lex Luthor
e Superman devono collaborare in
una certa misura contro una minaccia molto, molto più grande. È più
complicato di così, ma questa è una parte importante. È tanto un
film su Lex quanto un film su Superman. Mi è piaciuto molto
lavorare con Nicholas Hoult. Purtroppo mi identifico con il
personaggio di Lex. Volevo davvero creare qualcosa di straordinario
con loro due. Adoro la sceneggiatura”.
Gunn annunciato
Man of Tomorrow sui
social media il 3 settembre. Nel suo annuncio, lo sceneggiatore
e regista ha incluso un’immagine tratta dal fumetto in cui Superman
è in piedi accanto a Lex Luthor nella sua Warsuit. Nei fumetti DC,
Lex crea la tuta per eguagliare la forza e le abilità di Superman.
Mentre l’immagine teaser suggeriva che Lex e Superman sarebbero
stati di nuovo in contrasto, ora sembra che Lex userà la sua
Warsuit per poter essere allo stesso livello di Superman per
qualsiasi grande minaccia si presenti loro. Al momento, è
confermata la presenza della Lois Lane di Rachel Brosnahan.
Il film è stato in precedenza
descritto come un secondo capitolo della “Saga di Superman”. Ad
oggi, Gunn ha affermato unicamente che “Superman conduce
direttamente a Peacemaker; va notato che questo è per adulti, non
per bambini, ma Superman conduce a questo show e poi abbiamo
l’ambientazione di tutto il resto della DCU nella seconda stagione di Peacemaker, è
incredibilmente importante”.
È il 1971, Clint Eastwood presenta al mondo uno dei
personaggi più iconici suoi e di Hollywood, l’ispettore
“Dirty” Harry Callahan nel thriller d’azione
Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo di
Don Siegel. Callahan è la definizione stessa di
una mina vagante, un poliziotto duro e cinico che non esita a
spingersi oltre i limiti della legge per catturare i criminali di
San Francisco. Armato di un atteggiamento risoluto e di una Magnum
.44, Callahan è alla ricerca di un serial killer. Nel mondo reale,
in quegli anni, anche la polizia di San Francisco era alla ricerca
di un serial killer: il famigerato Killer dello
Zodiaco. Una coincidenza? Niente affatto. Il film è
infatti basato sulla storia vera della caccia della polizia di San
Francisco all’inafferrabile assassino.
Chi era il Killer dello Zodiaco su
cui è basato il film
Dal 1969 al 1974, un uomo conosciuto
solo come Killer dello Zodiaco ha fatto vivere
nella paura la popolazione di San Francisco. Il suo regno di
terrore è iniziato il 20 dicembre 1968, quando il diciassettenne
David Faraday e la sua ragazza, la sedicenne Betty
Lou Jensen, sono stati trovati fuori Vallejo, in California.
Entrambi erano stati uccisi a colpi di pistola, apparentemente in
modo casuale. Il killer dello Zodiaco colpì nuovamente il 5 luglio
1969, quando una coppia, la ventiduenne Darlene
Ferrin e il diciannovenne Mike Mageau, fu
avvicinata da un uomo mentre era in macchina. Il killer dello
Zodiaco sparò una raffica di colpi contro i due, ferendo gravemente
Mageau e uccidendo Ferrin.
Nel settembre 1969, Cecelia
Shepard e Bryan Hartnell furono aggrediti
da un uomo che indossava un cappuccio e una maglietta con un
simbolo a forma di cerchio e croce sulla riva del lago Berryessa.
Furono legati e poi pugnalati senza pietà. Entrambi sopravvissero a
stento all’aggressione, ma purtroppo Shepard morì poco dopo a causa
delle gravi ferite riportate. L’ultimo omicidio attribuito
direttamente al Killer dello Zodiaco avvenne poco dopo, quando un
tassista di 29 anni, Paul Stine, fu ucciso a colpi
di pistola nel quartiere Presidio Heights di San Francisco. Cinque
omicidi in tutto, ma il numero potrebbe arrivare fino a 37, come
sostenuto dallo stesso killer dello Zodiaco. Ciò che era più
inquietante non era necessariamente la casualità degli omicidi, ma
la spavalderia dell’assassino.
Egli provocava il pubblico e la
polizia attraverso una serie di lettere e telefonate, rivelando
senza timore i luoghi e rivendicando la responsabilità dei suoi
omicidi. Le lettere iniziavano con “qui parla Zodiac” ed erano
firmate con un disegno che assomigliava a un mirino. Quattro delle
lettere erano crittogrammi, uno dei quali fu decifrato in pochi
giorni e recitava: “Mi piace uccidere le persone perché è molto
divertente”. Un altro codice, che iniziava con “Spero che
vi stiate divertendo molto a cercare di catturarmi”, non è
stato decifrato fino al 2020 da un trio di decodificatori
dilettanti. Altrettanto inquietante era il fatto che, nonostante le
impronte digitali, le descrizioni, le segnalazioni e le piste, il
killer Zodiac non è mai stato trovato e potrebbe benissimo essere
ancora in libertà.
Ispettore Callaghan: il
caso Scorpio è tuo affronta il Killer dello Zodiaco, più o
meno
Una donna viene uccisa mentre nuota
in una piscina sul tetto a San Francisco. L’assassino, chiamato
“Scorpio” (Andy Robinson), lascia una lettera in
cui chiede 100.000 dollari, altrimenti ucciderà altre persone. La
nota viene trovata dall’ispettore Harry Callahan della polizia di
San Francisco, alias “Dirty” Harry, che è frustrato quando il
sindaco cede alle richieste di Scorpio. Durante la pausa pranzo,
Callahan si imbatte in una rapina in banca. Uccide uno dei
rapinatori e tiene sotto tiro l’altro, intimandogli di arrendersi
(il leggendario monologo “Mi sento fortunato?”). Ora,
insieme al suo partner Chico Gonzalez (Reni
Santoni), cercano di catturare Scorpio dopo che un
elicottero della polizia lo ha avvistato, ma senza successo.
Il giorno dopo arriva un’altra
lettera di Scorpio, in cui afferma di aver rapito un’adolescente e
che la ucciderà se non gli verranno dati 200.000 dollari. Callahan
deve consegnare il denaro e Scorpio lo fa rincorrere le telefonate
da una cabina all’altra in tutta la città prima di mandarlo
finalmente al Mount Davidson Cross. Scorpio ha la meglio su
Callahan, intenzionato a ucciderlo e a lasciar morire
l’adolescente. Callahan riesce a fuggire pugnalando Scorpio alla
gamba, ma Scorpio riesce a scappare di nuovo. Callahan finisce per
rintracciarlo al Kezar Stadium, gli spara alla gamba e gli calpesta
la ferita, torturando Scorpio affinché riveli dove si trova
l’adolescente.
La cattiva notizia è che la ragazza
è già morta. Peggio ancora, le prove raccolte da Callahan sono
inammissibili a causa del trattamento che gli ha riservato. Scorpio
è un uomo libero, ma Callahan lo segue ovunque. Quando Callahan è
costretto a smettere di seguire Scorpio, quest’ultimo ruba una
pistola da un negozio, dirotta uno scuolabus e chiede un riscatto
che include un volo fuori città. Callahan rintraccia l’autobus e
salta sul tetto. L’autobus si schianta contro un cumulo di terra
vicino a una cava, spingendo Scorpio a prendere un ostaggio.
Callahan lo fissa dopo aver liberato l’ostaggio ferendo Scorpio.
Ripete l’ultimatum che aveva dato in precedenza al rapinatore di
banca.
Scorpio, sentendosi fortunato, cerca
di prendere la pistola ma non ci riesce e viene ucciso dall’ultimo
proiettile di Callahan. Callahan poi prende il suo distintivo della
polizia e lo getta in una pozza d’acqua. Il parallelismo più
evidente tra Dirty Harry e il caso reale del Killer dello Zodiaco è
il nome dell’assassino, Scorpio. Come lo Zodiac, Scorpio provoca la
polizia attraverso lettere e telefonate, anche se in modo molto più
diretto rispetto a quanto faceva il vero killer (niente uccide un
thriller d’azione più rapidamente che vedere dei tizi che cercano
di decifrare una lettera sullo schermo). A un certo punto del film,
Scorpio indossa una maschera, cosa per cui era noto il Killer dello
Zodiaco.
In una lettera da lui inviata,
questi minacciava di dirottare uno scuolabus. Anche se ciò non si è
mai verificato, il climax del film riproduce questo scenario. Un
altro aspetto del film ispirato alla vita reale è lo stesso
Callahan, basato sul detective della polizia Dave
Toschi, che all’epoca lavorava al caso. Il detective era,
come Callahan, un tipo anticonformista, schietto e imprevedibile
(anche se non così imprevedibile), e non solo ha ispirato “Dirty”
Harry Callahan, ma anche Steve McQueen in
Bullitt (Toschi ha ammesso che gli piacevano McQueen e la
sua interpretazione, ma ha abbandonato la proiezione di Dirty Harry
perché troppo simile alle indagini sul Killer dello Zodiaco).
Dirty Harry ha avuto successo dove
la polizia di San Francisco ha fallito
Il successo di Harry Callahan sta
nel fatto che è riuscito a ottenere ciò che la polizia di San
Francisco non è riuscita a fare: porre fine alle azioni del serial
killer. In questo senso, il film diventa una sorta di fantasia,
presentando un agente vendicativo e tenace che rintraccia e uccide
il serial killer che ha paralizzato la città nella paura. Callahan
non ha rispettato le regole e non ha esitato a ricorrere a
qualsiasi mezzo necessario per salvare la città e i suoi abitanti.
La polizia di San Francisco ha rispettato le regole, anche Toschi,
e, ingiustamente o meno, il pubblico voleva risultati, non
correttezza. Il finale del film lo dimostra. Quando Callahan uccide
Scorpio, la .44 Magnum lo fa cadere all’indietro con forza,
diventando una catarsi per la gente, un senso di giustizia servita.
Se non nel mondo reale, almeno da qualche parte.
E quando Callahan getta via il suo
distintivo della polizia, riconosce visivamente che nemmeno lui
vede la polizia di San Francisco fare ciò che dovrebbe. Non tutti
hanno provato piacere nel vedere “Dirty” Harry fare giustizia. Il
film è stato controverso al momento dell’uscita, con molti che
hanno citato il fatto che la percezione positiva del vigilantismo
denigrasse i diritti dell’imputato. Ciononostante, Dirty Harry è
stato un successo che ha dato vita a quattro sequel: Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan, Cielo di piombo, ispettore Callaghan, Coraggio… fatti ammazzare e Scommessa con la morte. Dei cinque, solo Dirty Harry
aveva un legame con eventi della vita reale e per giunta molto
attuali. E, cosa inquietante, è molto probabile che lo Zodiac
Killer fosse seduto in un cinema della città che aveva
terrorizzato, godendosi il racconto fittizio di ciò che aveva
fatto.
Il seguito di The Social Network del premio Oscar
Aaron Sorkin è ora ufficialmente intitolato
The Social Reckoning e uscirà
nelle sale il 9 ottobre 2026, come annunciato dalla Sony
Pictures.
Tutto quello che c’è da sapere su The Social
Reckoning
Il film vedrà la partecipazione
dell’attore premio Oscar Mikey Madison
(“Anora”, “C’era una volta a…
Hollywood”), del vincitore del Golden Globe e dell’Emmy
Award Jeremy Allen White (“The
Bear”, “Springsteen: Liberami dal Nulla”), del
candidato all’Emmy e al Grammy Bill Burr (“Old
Dads”, “The King Of Staten Island”) e del candidato
all’Oscar Jeremy Strong (“The Apprentice”,
“Succession”) reciteranno in The
Social Reckoning, con Strong confermato nel ruolo del
fondatore di Facebook Mark Zuckerberg.
Il film è scritto e diretto da
Sorkin, che è anche produttore insieme a Todd
Black, Peter Rice e Stuart
Besser. La produzione dovrebbe iniziare il mese prossimo.
Descritto come un “compagno” di “The Social Network”, il nuovo film si
concentra sugli eventi che hanno avuto luogo quasi vent’anni dopo
che il giovane programmatore geniale e un gruppo di pionieri della
tecnologia hanno inventato quella che sarebbe diventata la più
grande piattaforma di social media al mondo.
The Social
Reckoning racconta la storia vera di come Frances Haugen
(Madison), una giovane ingegnere di Facebook, chieda l’aiuto di
Jeff Horwitz (White), un giornalista del Wall Street Journal, per
intraprendere un viaggio pericoloso che finirà per svelare i
segreti più gelosamente custoditi del social network. Il reportage
di Horwitz, una serie di articoli noti come “The Facebook
Files”, è stato pubblicato nel 2021 e ha denunciato Facebook
per i suoi effetti dannosi sugli adolescenti e la sua consapevole
diffusione di disinformazione, che ha contribuito ad atti di
violenza politica.
Il film The Social Network del 2010, uscito anch’esso
nel mese di ottobre, è stato un successo di critica e di pubblico,
incassando 226 milioni di dollari al botteghino mondiale e
ricevendo otto nomination agli Oscar, tra cui quella per il miglior
film. La vittoria di Sorkin per la migliore sceneggiatura non
originale (il film era liberamente ispirato al libro di Ben
Mezrich “The Accidental Billionaires”) è stata
una delle tre statuette che il film ha portato a casa.
Il finale di Jurassic
World – Il Dominio (qui
la recensione) conclude la trilogia di Jurassic
World e la storia iniziata con Jurassic
Park. Il film termina infatti con Owen, Claire e il team
del primo film – Ellie Sattler, Alan Grant e Ian Malcolm – che
fuggono dalla Biosyn mentre il santuario brucia dopo che Lewis
Dodgson ha tentato di distruggere le prove relative alle locuste
prima che la notizia venisse diffusa. Dopo aver salvato Maisie, il
dottor Henry Wu studia il suo DNA per creare un agente patogeno che
alteri il DNA delle locuste, impedendo loro di distruggere i
raccolti globali e ripristinando l’equilibrio dell’ecosistema.
Con la Biosyn ormai al collasso in
seguito alla testimonianza di Ramsay Cole, la valle viene
dichiarata santuario globale per tutti i dinosauri, che possono
vagare liberi senza timore di essere catturati illegalmente. Il
finale del film conclude così la storia iniziata in
Jurassic World e chiude il cerchio per tutti i
personaggi, vecchi e nuovi, prima che scorrano i titoli di coda.
Tuttavia, ci sono ancora alcuni elementi del finale che potrebbero
non essere chiari e alcuni aspetti che vale la pena
approfondire.
La spiegazione del piano della
Biosyn
Negli anni successivi a
Jurassic Park, Lewis Dodgson è andato oltre il
semplice furto di embrioni di dinosauro. È diventato
l’amministratore delegato della Biosyn, un’azienda genetica con le
risorse per sperimentare sui genomi dei dinosauri. L’azienda ha
anche creato un santuario per i dinosauri nelle Dolomiti italiane.
Sebbene l’azienda si vanti di sperimentare sui dinosauri nel
tentativo di curare le malattie umane e aiutare il mondo, Lewis ha
in realtà creato locuste dinosauri che si nutrono dei raccolti di
tutto il mondo che non provengono direttamente dalla Biosyn.
Questo sta devastando il sistema
ecologico mondiale, poiché le locuste mangiano le fonti di cibo
degli animali. Questo li lascia affamati e minaccia di sterminarli,
il che si ripercuoterebbe sugli esseri umani che mangiano proprio
questi animali. Interrompere la catena alimentare è ciò che Lewis
vuole, perché costringerebbe il mondo a fare affidamento sulla
Biosyn come risorsa primaria. Le locuste che distruggono i raccolti
globali mettono effettivamente la Biosyn al controllo del sistema
ecologico. Soprattutto, Lewis voleva il controllo e il potere.
Nascondere la missione aziendale della Biosyn era il modo migliore
per ottenere qualcosa di sinistro con il pretesto di fare del
bene.
Perché il dottor Henry Wu ha deciso
di aiutare
Il dottor Henry Wu è stato un
antagonista per gran parte della serie Jurassic
World. Sebbene il suo ruolo in Jurassic
Park fosse stato ridimensionato, alla fine è salito a
posizioni di potere all’interno della InGen ed è stato responsabile
della creazione di dinosauri ibridi come l’Indominus Rex. In
Jurassic World – Il Dominio, Henry prova un forte
senso di colpa per ciò che la Biosyn stava facendo; non gli andava
giù che le locuste stessero danneggiando il sistema ecologico
mondiale.
Ha visto con i propri occhi la
distruzione causata dagli esperimenti sui genomi dei dinosauri e ha
voluto contribuire a risolvere il problema dimostrando che la
sperimentazione sul genoma poteva effettivamente aiutare a
risolvere il problema delle locuste e a curare le malattie. Henry
ha deciso di studiare il DNA clonato di Maisie per capire come
Charlotte Lockwood fosse riuscita a rimuovere qualsiasi anomalia
genetica dalla sequenza.
Capendo e comprendendo il genoma di
Maisie, Henry poteva alterare il DNA delle locuste in modo che si
estinguessero nel giro di una generazione e smettessero
completamente di nutrirsi dei raccolti. Il piano di Henry contribuì
efficacemente a salvare il mondo dal disastro ecologico e aprì la
strada alla possibilità che i patogeni genomici potessero curare le
malattie umane su scala globale.
La clonazione di Maisie Lockwood e
la spiegazione del retcon di Il regno
distrutto
Jurassic World – Il regno distrutto ha
rivelato che Maisie Lockwood era il clone di Charlotte Lockwood, la
figlia di Benjamin Lockwood presumibilmente morta in un incidente
d’auto. Tuttavia, Jurassic World – Il Dominio ha
confermato che Maisie non era solo il clone di Charlotte, ma che
Charlotte stessa era la madre biologica della quattordicenne.
Charlotte desiderava davvero un figlio e, in qualità di una delle
principali genetiste della InGen, ha clonato se stessa e ha portato
Maisie in grembo per nove mesi prima che nascesse.
Inoltre, Charlotte non è affatto
morta in un incidente stradale, ma a causa di una malattia genetica
di cui non si era resa conto fino alla nascita di Maisie. Tuttavia,
Charlotte è riuscita a creare una cura che ha garantito che il DNA
di Maisie non presentasse alcuna malattia genetica, permettendole
di vivere una vita diversa da quella di Charlotte. La decisione di
Charlotte di clonare se stessa è ciò che alla fine ha portato alla
rottura tra Benjamin e il suo socio in affari John Hammond, ex
amministratore delegato della InGen e fondatore del
Jurassic Park.
Cosa succede ai personaggi
originali di Jurassic Park dopo questo film?
Alan Grant, Ellie Sattler e Ian
Malcolm sono tornati in Jurassic World – Il
Dominio, collaborando per chiudere la Biosyn e rivelare al
mondo cosa stava realmente facendo l’azienda con le locuste. Dopo
il loro successo, i tre personaggi di Jurassic Park hanno
testimoniato contro la Biosyn e rivelato la verità su ciò che stava
accadendo. Alan ed Ellie sono tornati insieme dopo essersi
corteggiati per tutto il film.
Alan decide di non tornare ai suoi
scavi paleontologici, scegliendo invece di unirsi a Ellie. Questo è
significativo perché la coppia inizialmente si era lasciata a causa
dell’amore di Alan per i dinosauri piuttosto che per Ellie. Il
futuro di Ian Malcolm è meno chiaro, anche se probabilmente
continuerà a tenere conferenze sulla coesistenza tra dinosauri e
esseri umani ora che non è più impiegato dalla Biosyn.
Come Jurassic World – Il
Dominio conclude la storia di Owen e Claire
Owen e Claire hanno trascorso la
maggior parte di Jurassic World – Il Dominio alla
ricerca della rapita Maisie. Dopo averla salvata e essere fuggiti
dalla Biosyn, Owen e Claire tornano alla loro baita nel bosco con
Maisie. Claire continuerà probabilmente a essere un’attivista per i
diritti degli animali e a liberare i dinosauri dalla prigionia,
anche se è possibile che lo farà in modo diverso. Claire e Owen
sono ancora insieme alla fine e si sono stabilizzati nei loro ruoli
di genitori di Maisie. Ora che Maisie non è più in pericolo, può
vivere una vita più normale invece di nascondersi.
Gli attori Laura
Dern e Sam
Neill in una scena di Jurassic World – Il dominio
Cosa succederà agli altri
personaggi di Jurassic World Dominion?
Jurassic World – Il
Dominio ha presentato una miriade di personaggi, molti dei
quali hanno svolto un ruolo attivo nella trama. Alla pilota Kayla
Watts viene assegnato un nuovo aereo dopo che il suo è stato
distrutto durante la missione di salvataggio alla Biosyn. Dopo aver
contribuito a salvare Maisie, è improbabile che Kayla torni a
trasportare merci illegali e dinosauri in cattività. Ramsay Cole,
nel frattempo, ha testimoniato su ciò che stava facendo la
Biosyn.
Dopo il finale di Jurassic
World – Il Dominio, è possibile che guiderà progetti sul
genoma dei dinosauri molto più morali di quelli di Lewis,
contribuendo al progresso della biologia umana. Barry, che è
tornato qui dopo essere stato visto l’ultima volta nel primo
film, continuerà a lavorare con i servizi segreti francesi, mentre
Franklin Webb e Zia Rodriguez rimarranno probabilmente al fianco di
Claire come attivisti per i diritti degli animali.
Perché il T-Rex e il
Therizinosaurus hanno collaborato per sconfiggere il
Giganotosaurus
La lotta tra il Tyrannosaurus rex e
il Therizinosaurus contro il Giganotosaurus è stata esagerata e di
breve durata, ma i due hanno collaborato per sconfiggere
quest’ultimo e dimostrare la loro supremazia. Il Giganotosaurus era
il carnivoro più grande e potente, cosa che viene menzionata spesso
in Jurassic World – Il Dominio.
Il T-Rex e il Therizinosaurus non
sono certo intervenuti per proteggere i personaggi umani che
cercavano di sfuggire al Giganotosaurus. La loro alleanza era più
che altro una dimostrazione di forza. Con il Giganotosaurus che
dominava il santuario della Biosyn, gli altri due dinosauri hanno
pensato che fosse il momento opportuno per andare in battaglia. Due
dinosauri sono meglio di uno contro il carnivoro più minaccioso in
circolazione.
I dinosauri possono davvero
coabitare sulla Terra con gli esseri umani?
Jurassic World – Il
Dominio afferma che gli esseri umani e i dinosauri hanno
convissuto a malincuore per quattro anni. Ian Malcolm afferma con
fermezza che gli esseri umani non hanno il dominio sulla natura, ma
sono subordinati ad essa. I dinosauri fanno parte della natura,
anche se il loro numero non è superiore a quello della popolazione
umana, che ora dispone di diversi modi per impedire loro di
distruggere le persone e le vite che si sono costruite.
La fine di Jurassic World –
Il Dominio dimostra che sì, i dinosauri e gli esseri umani
possono coabitare sul pianeta senza che nessuna delle due specie
venga sterminata. Alcuni dinosauri vengono mostrati mentre corrono
accanto ai cavalli e volano con gli uccelli. I dinosauri più grandi
e pericolosi sono tenuti nel santuario globale che un tempo era di
proprietà della Biosyn. E ora che il problema delle locuste è stato
risolto, la modifica del genoma dei dinosauri dimostra che queste
creature possono vivere insieme agli esseri umani e alla
popolazione animale mondiale senza causare danni devastanti.
Cosa significa davvero il finale di
Jurassic World – Il Dominio
Questo film si concentra molto sulla
coesistenza tra esseri umani e dinosauri. Per molto tempo, gli
esseri umani sono stati al vertice della catena alimentare, ma la
ricomparsa dei dinosauri ha influenzato e sconvolto notevolmente
l’attuale livello di dominio. Tuttavia, il tema generale è
fermamente convinto che gli esseri umani debbano cooperare e
adattarsi al loro nuovo mondo se vogliono sopravvivere e,
soprattutto, prosperare.
A tal fine, il film offre un
messaggio di tolleranza, di adattamento al cambiamento a
prescindere da ciò che accade, di rispetto per tutti gli esseri
viventi, siano essi umani, animali, cloni o ibridi. Il finale
conferma anche ciò che Ian Malcolm dice sulla vita: essa trova
sempre una via d’uscita e si libera. Jurassic World – Il
Dominio è una vetrina primaria di questi temi, una
combinazione di valorizzazione della vita invece che di
distruzione, a prescindere da ciò che accade.
Scott Beck e
Bryan Woods, già co-autori del primo A Quiet Place, firmano con 65
– Fuga dalla Terra (qui
la recensione) un’opera che mescola fantascienza, azione e
suggestioni survival. Il film, interpretato da Adam Driver e Ariana
Greenblatt, costruisce un racconto che unisce il futuro
tecnologico con il passato primordiale della Terra, riportando in
scena i dinosauri in una veste spettacolare e al tempo stesso
spaventosa. Ma dietro la sua patina di avventura e spettacolo, la
pellicola propone anche un nucleo emotivo forte, fatto di perdita,
lutto e ricerca di un nuovo legame umano. Il finale, in
particolare, si rivela il momento più intenso e ricco di
significati, con una combinazione di azione frenetica e rivelazioni
emotive che meritano di essere analizzate nel dettaglio.
La trama di 65 – Fuga dalla terra
La vicenda ha inizio con
Mills (Driver), un pilota spaziale proveniente da
un pianeta lontano, incaricato di trasportare passeggeri verso una
destinazione ignota. La sua missione viene improvvisamente
stravolta quando la nave che comanda entra in collisione con un
ammasso di asteroidi. I danni sono gravissimi e il veicolo
precipita su un pianeta sconosciuto. Ben presto, però, lo
spettatore scopre che non si tratta di un mondo alieno: Mills è
atterrato sulla Terra, ma 65 milioni di anni fa, in piena era dei
dinosauri. L’impatto uccide quasi tutti i passeggeri, e l’unica
superstite oltre a lui è una bambina di nome Koa
(Greenblatt).
Inizia così un viaggio disperato per
raggiungere la metà ancora integra della nave, dove si trova la
capsula di salvataggio che potrebbe permettere loro di fuggire. Fin
dalle prime battute, 65 – Fuga dalla
Terra gioca sulla tensione derivata dall’incontro tra
un uomo armato di tecnologia avanzata e un mondo dominato da
creature preistoriche. I blaster e i sensori sofisticati non
bastano a garantire la sopravvivenza, perché Mills e Koa devono
affrontare una natura ostile fatta di predatori giganteschi,
ambienti letali e continue insidie. Questa lotta per la
sopravvivenza diventa presto una metafora più ampia: non si tratta
solo di resistere ai dinosauri, ma di fare i conti con i propri
traumi personali.
Mills porta con sé una ferita
profonda, la morte della figlia Nevine, che condiziona ogni sua
scelta. Koa, dal canto suo, è ignara del destino dei propri
genitori e viaggia con la speranza di ritrovarli. Il film chiarisce
sin dall’inizio che Mills non proviene dal futuro terrestre, ma da
un altro pianeta in cui la civiltà è tanto avanzata da sembrare
umana sotto ogni aspetto. Non c’è quindi un viaggio nel tempo,
bensì un curioso intreccio tra specie distanti nello spazio ma
simili nella forma e nelle emozioni. Questa scelta narrativa
consente agli autori di evitare spiegazioni complesse e
concentrarsi sul cuore del racconto: lo scontro tra l’avanzata
tecnologia e la brutalità primitiva del mondo in cui Mills si
ritrova intrappolato.
Una delle intuizioni più forti della
sceneggiatura è l’introduzione del meteorite che causò l’estinzione
di massa dei dinosauri. Nel cielo compare infatti una scia rossa
che cresce progressivamente, inizialmente scambiata per una nave di
soccorso. Lo scanner di Mills rivela invece la verità: si tratta
della gigantesca meteora destinata a schiantarsi sulla Terra,
l’evento che cambierà per sempre la storia del pianeta. Il legame
con la vicenda è ancora più stretto: gli stessi frammenti che hanno
colpito la nave di Mills provengono proprio da quella meteora,
anticipando il disastro imminente. La scoperta trasforma la
sopravvivenza dei protagonisti in una vera corsa contro il
tempo.
Il trauma personale di Mills viene
mostrato con forza. Dopo l’incidente, l’uomo appare quasi
rassegnato alla morte: cancella il messaggio di soccorso, considera
inutile continuare e arriva a pensare di togliersi la vita. La
disperazione deriva dal peso della perdita della figlia Nevine,
morta mentre lui era lontano per lavoro. Il trasporto dei
passeggeri, infatti, era stato accettato da Mills per pagare le
cure necessarie alla figlia, ma il tempo lo ha tradito. Nonostante
i suoi sforzi, non è riuscito a salvarla e il senso di colpa lo
divora. L’incontro con Koa cambia radicalmente le cose. La bambina,
con la sua vitalità e il suo bisogno di protezione, diventa per lui
un nuovo motivo per andare avanti, quasi una figlia surrogata.
La relazione tra i due protagonisti
è al centro del film. All’inizio il rapporto è complicato: non
parlano la stessa lingua, e questo genera incomprensioni,
frustrazione e conflitti. Mills cerca di mantenere l’autorità,
mentre Koa agisce spesso di testa propria, rischiando di
compromettere la loro sicurezza. Col passare del tempo, però, le
barriere si sciolgono. Un momento chiave è la scena in cui guardano
insieme l’ologramma di Nevine: per Mills è un ricordo doloroso, per
Koa un modo per conoscere meglio l’uomo che la protegge. Da quel
momento, il loro legame si consolida, trasformandosi in una
relazione autenticamente padre-figlia.
Parallelamente, il viaggio mette in
mostra la brutalità del pianeta. I dinosauri, resi con grande
efficacia visiva, sono solo una parte delle minacce. Ci sono
insetti giganti, sabbie mobili, geyser bollenti, grotte instabili e
campi di catrame pronti a inghiottire chi vi si avventura.
L’ambiente stesso diventa nemico, rendendo ogni passo un rischio.
Questa attenzione ai dettagli ambientali contribuisce a costruire
un mondo ostile e immersivo, in cui lo spettatore percepisce
costantemente la fragilità dei protagonisti.
Uno degli snodi emotivi più forti
riguarda la menzogna che Mills racconta a Koa. Per motivarla
durante il viaggio, le dice che i suoi genitori la aspettano vicino
alla capsula di salvataggio. In realtà, sa bene che sono morti
nello schianto. Quando la verità viene a galla, Koa si sente
tradita e si ribella, arrivando a considerare inutile continuare
senza di loro. Solo la confessione di Mills sul destino di Nevine
riesce a ristabilire il loro legame. L’uomo le racconta il dolore
della perdita e ammette che proteggerla è diventato per lui un modo
per fare ciò che non ha potuto fare per sua figlia. Questa
condivisione sincera permette a Koa di perdonarlo e di proseguire
insieme a lui verso la salvezza.
La spiegazione del finale del film
Il climax del film concentra tutta
la tensione accumulata. I frammenti della meteora cominciano a
devastare la zona, minacciando di spazzare via ogni cosa. Mills e
Koa raggiungono la capsula di salvataggio e avviano la sequenza di
lancio, ma una frana causata dall’impatto li fa precipitare di
nuovo. Sopravvissuti per miracolo, si ritrovano assediati da due
enormi dinosauri. Mills tenta di distrarli, ma la sua arma smette
di funzionare. Quando tutto sembra perduto, un ologramma di Nevine,
mostrato da Koa, gli ridà la forza per combattere. Riesce a ferire
i dinosauri, e uno di loro, urtando la capsula, la rimette in
posizione di decollo.
Il pericolo, però, non è finito: uno
dei dinosauri sopravvive e si scaglia nuovamente contro di loro.
Mills decide di sacrificarsi attirandolo verso i geyser bollenti
incontrati all’inizio del viaggio. Ferito e stremato, sembra
destinato a soccombere, ma Koa interviene e con coraggio colpisce
la bestia, spingendola definitivamente verso la morte. Questa
sequenza suggella la crescita della bambina, che non è più soltanto
una vittima da proteggere, ma una compagna capace di salvare la
vita del suo “nuovo padre”.
Con la meteora ormai vicinissima, i
due protagonisti riescono a decollare all’ultimo istante. Il film
li mostra in fuga nello spazio, mentre la Terra viene colpita dalla
gigantesca esplosione che segna la fine dei dinosauri e l’inizio di
una nuova era. Il destino di Mills e Koa non viene mostrato
esplicitamente, ma il fatto che siano diretti verso un punto di
intercettazione lascia intendere che abbiano una reale possibilità
di essere salvati. I titoli di coda completano il quadro, mostrando
l’evoluzione del pianeta dopo l’impatto e la nascita della civiltà
umana.
Adam Driver and Ariana Greenblatt stars in 65.
Il finale di 65 – Fuga dalla
Terra è quindi duplice: da un lato, lo spettacolo visivo
dell’estinzione dei dinosauri e della fuga disperata nello spazio;
dall’altro, la conclusione emotiva del rapporto tra Mills e Koa. La
loro unione, costruita passo dopo passo tra diffidenza, bugie e
rivelazioni, diventa il cuore pulsante della storia. Mills trova
una sorta di redenzione nel proteggere Koa, colmando simbolicamente
il vuoto lasciato dalla perdita di sua figlia. Koa, dal canto suo,
impara a fidarsi e a lottare, trasformandosi da bambina fragile a
giovane sopravvissuta consapevole.
Oltre all’azione e all’avventura, il
film invita a riflettere su temi universali: il dolore del lutto,
la possibilità di trovare speranza anche nelle situazioni più
disperate, la forza dei legami umani capaci di nascere anche tra
individui inizialmente lontani e diffidenti. Il contrasto tra la
tecnologia futuristica di Mills e la brutalità primitiva della
Terra preistorica diventa il simbolo di una lotta più intima e
personale: quella tra la rassegnazione e la volontà di andare
avanti nonostante tutto.
In definitiva, 65 – Fuga
dalla Terra è un film che unisce spettacolarità e intimità
emotiva. Il suo finale, teso e adrenalinico, è al tempo stesso una
chiusura catartica che regala ai protagonisti un barlume di
speranza. Sopravvivere all’estinzione significa anche, per Mills e
Koa, aver trovato un senso nuovo alla propria esistenza. Ed è
proprio questo messaggio, più che le battaglie con i dinosauri, a
restare impresso nello spettatore.
Ottobre sarà un mese speciale per Netflix, che celebra 10 anni di attività in Italia con una
ricca programmazione di film, serie, documentari e una collection
dedicata ai titoli che hanno segnato la piattaforma nel nostro
Paese: dalle storie d’attualità come Sulla mia pelle e SanPa: Luci e tenebre di San Patrignano, alle avventure
in costume come Il
Gattopardo e La legge di Lidia Poët, passando
per serie cult come Baby,
Suburra – La serie e
Strappare lungo i bordi,
fino agli show che ci hanno fatto ballare (Nuova Scena) e ai film applauditi da pubblico e
critica come È stata la mano di
Dio e Il treno dei
bambini.
Oltre alle celebrazioni, ottobre porta nuove stagioni, debutti e film inediti: la
nuova serie true crime Monster: La storia di Ed
Gein apre il mese, tornano L’Amore è Cieco, The
Diplomat e Nobody Wants This,
arriva la quarta stagione di The
Witcher e debutta un nuovo film Original il 24 ottobre.
Non mancano contenuti per tutti i gusti: animazione
(Winx Club: The Magic Is
Back, Ranma 1/2
S2), docuserie, classici dell’horror (Scary Movie 1-3), blockbuster (Aquaman e il Regno Perduto) e
nuovi show dedicati alle star (Victoria Beckham).
Le novità Netflix di ottobre 2025
Monster: La storia di Ed
Gein (dal 3 ottobre)
Nuovo capitolo della serie true crime Monster, dedicato a uno dei più noti assassini
seriali americani. Dopo Jeffrey Dahmer e Lyle ed Erik Menendez, Netflix esplora un altro caso
reale che ha sconvolto l’opinione pubblica.
Rivali (dal 1
ottobre)
Nuova serie Netflix che debutta ad ottobre (data da definire),
pronta ad arricchire l’offerta del mese. Rivali racconta tensioni, competizione e
alleanze in un contesto ad alto tasso drammatico, con un cast tutto
da scoprire.
L’Amore è Cieco –
stagione 9 (dal 1° ottobre)
Nuova stagione del dating show di successo che mette alla prova i
sentimenti di coppie che si incontrano senza vedersi.
The Diplomat – Stagione 3
(dal 16 ottobre)
Terza stagione della serie politica con Keri Russell, che torna nei panni
dell’ambasciatrice Kate Wyler tra crisi internazionali e intrighi
personali.
Il Mostro (dal 22
ottobre)
Nuova serie Netflix che arricchisce l’offerta del mese. In arrivo
il 22 ottobre, Il Mostro
promette atmosfere cupe e tensione crescente, aggiungendosi ai
titoli crime e thriller che hanno reso celebre la piattaforma.
Nobody Wants This –
Stagione 2 (dal 23 ottobre)
Seconda stagione per la serie Original che mescola commedia e
dramma raccontando le sfide di un gruppo di trentenni alle prese
con scelte di vita e di cuore.
The Witcher – Stagione 4
(dal 30 ottobre)
L’attesissimo ritorno della
saga fantasy tratta dai romanzi di Andrzej Sapkowski. La
quarta stagione segna un nuovo capitolo per Geralt di Rivia,
Ciri e Yennefer tra battaglie, magia e complotti.
Young Sheldon S7, Winx
Club: The Magic Is Back, Ranma 1/2 S2, Le avventure di Ortone,
Spartacus S1-4, Starting 5: Il Quintetto Iniziale S2 –
Un’ondata di titoli per famiglie, animazione e serie cult
arricchiscono il catalogo fin dai primi giorni del mese.
Film Original
Netflix
A House of Dynamite (dal 24 ottobre su Netflix)
Presentato in anteprima in concorso
alla 82ª Mostra
Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, segna il
ritorno alla regia della premio Oscar Kathryn Bigelow. Dopo l’uscita in
cinema
selezionati dall’8 ottobre, il film sarà disponibile in
streaming su Netflix dal 24
ottobre.
Il thriller parte da un incipit ad
altissima tensione: un singolo missile, non attribuito ad alcuna
nazione, viene lanciato contro gli Stati Uniti. Inizia così una
corsa contro il tempo per scoprire i responsabili e decidere come
reagire, tra pressioni politiche, intrighi internazionali e il
rischio di escalation globale. Una pellicola che promette di unire
lo sguardo autoriale della regista alla sua capacità di raccontare
l’attualità con ritmo serrato e tensione crescente.
Blockbuster e grandi
library
Tra i film in arrivo Scary
Movie 1-3, Aquaman e il
Regno Perduto, La donna
della cabina numero 10, Don’t Say a Word, Steve, Hunger
Games, Dallas Buyers Club,
John
Wick 4 e molti altri.
Oscura, adrenalinica e gotica,
Underworld è una delle
saghe più iconiche degli ultimi vent’anni. Nata nel 2003 con il
primo film diretto da Len Wiseman, ha reinventato
il fantasy-horror portando sul grande schermo un universo popolato
da vampiri e licantropi impegnati in una guerra millenaria fatta di
vendette, intrighi e passioni proibite. Il successo immediato al
botteghino – e l’impatto estetico del look dark, delle scenografie
e della fotografia blu-grigio – hanno trasformato Underworld in un cult capace di fondere
azione e mitologia gotica in un racconto che mescola combattimenti
spettacolari, politica dei clan e storie d’amore tormentate.
Protagonista assoluta è Selene, la
guerriera vampira interpretata da Kate Beckinsale, che nel corso dei
film diventa filo conduttore di un arco narrativo in continua
evoluzione. Oggi i cinque capitoli della saga (più il
cortometraggio animato Endless War) sono disponibili sulle principali
piattaforme streaming, da Prime Video a Netflix, e continuano ad attrarre nuove generazioni
di fan.
Tutti i film della saga Underworld
La serie cinematografica Underworld è composta da cinque lungometraggi
live-action distribuiti tra il 2003 e il 2016, a cui si aggiunge il
progetto animato Underworld:
Endless War.
Underworld (2003)
Il film
Underworld che dà il via alla saga introduce l’universo e
i suoi codici: una guerra segreta e plurisecolare tra vampiri
aristocratici e licantropi reietti. Selene, letale “death dealer”
vampira, scopre che la battaglia non è così netta come le hanno
sempre raccontato. Mentre dà la caccia ai licantropi incontra
Michael, un medico umano che diventerà la chiave di un nuovo
equilibrio di potere. Atmosfere gotiche, sparatorie coreografate e
un’estetica che ha fatto scuola.
Underworld: Evolution (2006)
Underworld: Evolution, secondo capitolo diretto ancora da Len
Wiseman, amplia il mito introducendo i primi vampiri Marcus e
William. Selene e Michael sono in fuga mentre scoprono i segreti
delle origini dei due clan. Più spettacolare e sanguigno del
precedente, Evolution
sposta il conflitto verso un piano quasi biblico, mettendo alla
prova la relazione tra i protagonisti.
Underworld: La ribellione dei Lycans (2009)
Prequel che racconta la nascita dei licantropi liberi e la
storia d’amore tra il loro leader Lucian (Michael Sheen) e Sonja
(Rhona Mitra), figlia del potente vampiro Viktor (Bill Nighy).
Ambientato secoli prima, svela le radici della guerra e introduce
temi di oppressione e libertà, con atmosfere più medievali e un
tono epico.
Underworld: Awakening – Il risveglio (2012)
Ritorno al presente Underworld: Awakening – Il risveglio: gli umani hanno
scoperto l’esistenza di vampiri e licantropi e li sterminano.
Selene si risveglia da un sonno criogenico in un mondo ostile,
scoprendo di avere una figlia ibrida dotata di poteri unici. Inizia
una corsa contro il tempo per salvarla e sfuggire alle forze
militari che le danno la caccia.
Underworld: Blood Wars (2016)
Underworld: Blood Wars, quinto capitolo diretto da Anna
Foerster. Selene, sempre più isolata, deve affrontare nuove fazioni
e proteggere la figlia in un conflitto che deciderà il destino dei
clan. Intrighi politici, nuove alleanze e un finale che apre a
possibili sviluppi futuri chiudono provvisoriamente la saga
live-action.
(Da segnalare anche i tre
corti animati di Underworld: Endless War del 2011, che raccontano
missioni di Selene in epoche diverse e colmano alcuni vuoti
narrativi.)
I protagonisti della saga
Cuore pulsante di Underworld è Kate Beckinsale, che con Selene ha creato un’icona
pop: la sua interpretazione fisica e intensa ha dato credibilità a
un personaggio divenuto simbolo dell’action gotico. Al suo fianco
Scott Speedman
nel ruolo di Michael, umano trasformato in ibrido, e
Michael Sheen,
straordinario nel dare spessore al leader licantropo Lucian.
Bill Nighy
interpreta Viktor, il patriarca vampiro gelido e spietato;
Rhona Mitra è
Sonja nel prequel, mentre nei capitoli successivi entrano
Theo James
(David), Charles
Dance (Thomas) e Lara Pulver (Semira), arricchendo la mitologia con
nuovi personaggi e conflitti. L’alchimia tra questi interpreti –
molti provenienti dal teatro inglese – ha contribuito a rendere
credibile l’universo di Underworld, alternando carisma, pathos e azione.
A
distanza di anni, la saga continua a essere citata e maratonata: un
universo coerente e riconoscibile che, tra vampiri e licantropi, ha
saputo raccontare potere, oppressione e amore impossibile,
lasciando il segno nell’immaginario del cinema di genere.
Come guardare i film di Underworld: ordine di uscita o ordine cronologico?
Ordine di uscita nelle
sale
È
l’ordine originale pensato dai produttori e permette di scoprire la
storia così come l’hanno conosciuta gli spettatori al cinema, con
rivelazioni e colpi di scena distribuiti film dopo film:
Underworld (2003)
Underworld: Evolution (2006)
Underworld: La ribellione dei Lycans (2009 –
prequel)
Underworld: Awakening – Il risveglio (2012)
Underworld: Blood Wars (2016)
(+ il corto animato Underworld:
Endless War del 2011, da vedere dopo i primi due film)
Ordine cronologico degli
eventi
Se
invece si vuole seguire la storia nell’ordine interno degli
avvenimenti, iniziando dal prequel e poi proseguendo con i capitoli
moderni, l’ordine diventa:
Underworld: La ribellione dei Lycans
Underworld
Underworld: Evolution
Underworld: Endless War (corto animato)
Underworld: Awakening – Il risveglio
Underworld: Blood Wars
Questo doppio percorso permette sia di rispettare la progressione
narrativa originale (ordine di uscita) sia di ricostruire la
cronologia interna dell’universo (ordine degli eventi), offrendo
due esperienze diverse per maratonare l’intera saga.
Dove e come vedere la saga Underworld
Oggi i cinque film live-action di Underworld – Underworld, Underworld: Evolution, Underworld: La ribellione dei Lycans, Underworld: Awakening e Underworld: Blood Wars – insieme al corto
animato Endless War sono
disponibili in Italia su diverse piattaforme streaming. L’intera
saga è attualmente inclusa nel catalogo Prime Video (dove ad ottobre 2025 è stata
inserita in blocco) e si può trovare anche a noleggio o acquisto su
Apple
TV, Google
TV, YouTube e Rakuten TV.
Per chi preferisce i supporti fisici, la serie è uscita in DVD e
Blu-ray anche in box set completi con contenuti extra e scene
tagliate. Ordinando i film secondo l’ordine cronologico interno –
La ribellione dei Lycans,
Underworld,
Evolution, Awakening, Blood Wars – è possibile seguire l’arco
narrativo completo. Per una prima maratona, invece, l’ordine di
uscita al cinema restituisce meglio l’esperienza con cui è stata
pensata la saga.
Underworld in streaming è disponibile sulle
seguenti piattaforme:
Il
mese di ottobre su Prime Video si annuncia come uno dei più
ricchi dell’anno. La piattaforma di Amazon mette in campo nuovi
Original italiani e internazionali, film esclusivi, docuserie
sportive, reality show e blockbuster da rivedere, costruendo un
palinsesto che mescola intrattenimento, cinema di genere e
produzioni di punta.
Tra gli highlight spiccano The
Traitors Italia, la versione italiana del format premiato ai
BAFTA e agli Emmy condotto da Alessia Marcuzzi; Roast in Peace, il comedy show che
trasforma i funerali in roast spietati; i thriller Original
Play Dirty – Triplo Gioco
e Boneyard – Il caso
oscuro; il film-evento È
Colpa Nostra?; nuove docuserie su Saquon Barkley e Allen
Iverson; e il ritorno di Hazbin
Hotel con la seconda stagione. Il catalogo di Prime Video si
arricchisce inoltre di prime e seconde visioni, grandi saghe (come
007 e Hunger Games) e nuove stagioni di serie cult.
Le novità di ottobre su Prime Video
The Traitors Italia (dal
30 ottobre) – Reality show Original italiano condotto da
Alessia Marcuzzi
con un cast di personaggi famosi, tra cui Michela Andreozzi, Paola
Barale, Filippo Bisciglia, Giancarlo Commare, Giuseppe Giofrè,
Pierluca Mariti, Tess Masazza, Alessandro Orrei, Mariasole Pollio,
Raiz, Aurora Ramazzotti, Daniele Resconi, Rocco Tanica e Yoko
Yamada. In una magione spettacolare, i concorrenti devono
collaborare per accumulare un montepremi ma tra loro si nascondono
dei traditori pronti a manipolare il gruppo per vincere da soli.
Sei episodi: quattro dal 30 ottobre e due dal 6 novembre.
Roast in Peace (dal 9
ottobre) – Nuovo comedy show Original con Stefano Rapone,
Edoardo Ferrario, Beatrice Arnera, Eleazaro Rossi, Corrado Nuzzo e
Maria Di Biase, che commemorano a modo loro Selvaggia Lucarelli,
Roberto Saviano, Elettra Lamborghini e Francesco Totti in un
“funerale” spietato e divertente. Officiante d’eccezione: Michela
Giraud.
Play Dirty – Triplo Gioco
(dal 1° ottobre) – Thriller Original diretto da
Shane Black con Mark Wahlberg, LaKeith Stanfield e Rosa
Salazar. Parker, Grofield, Zen e una squadra di
professionisti si scontrano con la mafia newyorkese nel colpo della
vita.
È Colpa Nostra? (dal 16
ottobre) – Film Original che riunisce Noah e
Nick in un amore impossibile tra rancori e destini incrociati.
Tagliando d’Amore (dall’8
ottobre) – Nuovo film Original.
Saquon (dal 9
ottobre) – Documentario Original sul percorso
dell’atleta.
John Candy: I Like Me
(dal 10 ottobre) – Film Original.
Boneyard – Il caso oscuro
(dal 15 ottobre) – Film Exclusive.
Lazarus di Harlan Coben
(dal 22 ottobre) – Nuova serie Original, 6 episodi
binge.
Hazbin Hotel S2 (dal 29
ottobre) – Seconda stagione della serie Original, 8
episodi con due episodi a settimana fino al 19 novembre.
Dimmi il tuo nome (dal 31
ottobre) – Nuova serie Original, 6 episodi binge.
Prime e seconde visioni e grandi cataloghi
Ad ottobre arrivano in streaming prime e seconde visioni come
Il talento di Mr. C (3
ottobre), Gli occhi del
diavolo (4 ottobre), When Evil Lurks (6 ottobre), Die Alone (10 ottobre), In a Violent Nature (17 ottobre),
Terrifier 3 (20
ottobre), Red Flags (20
ottobre), Il Clown di Kettle
Springs (23 ottobre) e Until Dawn – Fino all’alba (25
ottobre).
Debutta sabato 4
ottobre in esclusiva su RaiPlayRoma Blues, primo lungometraggio del regista
Gianluca Manzetti.
Presentato in anteprima al 41° Torino Film
Festival e passato per il RIFF (Russia Italia Film Festival), il
Festival del Cinema Città
di Spello, N.I.C.E. Russia e il Sudestival – dove ha ottenuto il Premio
della Giuria Giovani – il film racconta una Roma contemporanea con
occhi giovani e outsider.
Protagonisti della pellicola sono Francesco
Gheghi, già interprete di Io sono tempesta, Mio fratello rincorre i dinosauri e
Padrenostro di Claudio
Noce, e Mikaela Neaze
Silva, al suo debutto cinematografico. Accanto a loro
compaiono due cameo d’eccezione, Mino Caprio e Lidia Vitale.
Trama e cast di Roma
Blues
Ambientato in una Roma torrida, invasa da rifiuti e monopattini
elettrici, il film segue Al (Gheghi), un sognatore seriale convinto di
essere destinato al successo con la sua rock band. Quando il suo
sogno musicale si sgretola, il destino gli mette in mano un
telefono con le prove di un delitto. Forte della sua conoscenza dei
noir, Al si convince di poter risolvere il caso. Durante le
indagini incontra Betty
(Silva), giovane outsider conosciuta su un’app di
incontri: insieme, entrambi in cerca di un posto nel mondo, si
addentrano in un mistero più grande di loro.
«Roma Blues è un coming
of age dal sapore noir e indie. Il film prende forma dalla volontà
di raccontare come vedo la Roma di oggi, città in cui sono nato.
Una capitale infuocata, criminale, immobile, che nonostante tutto
può ancora essere un luogo capace di generare amore», spiega
Gianluca Manzetti. «Da sempre sono attratto dagli outsider, dagli
eccentrici che vivono fuori dagli schemi, non si curano del
giudizio altrui e cercano modelli al di fuori di quelli imperanti.
Sono questi gli umani che mi interessa raccontare».
Roma Blues è prodotto da
Art Film Kairos
con Rai Cinema
in associazione con Eliofilm. Ha ottenuto il contributo del
Ministero della
Cultura come Opera di Giovani Autori e quello della
Regione
Lazio.
L’Uovo
dell’Angelo (Tenshi no Tamago/Angel’s
Egg), film d’animazione diretto da Mamoru
Oshii (1985), arriva per la prima volta nelle sale
italiane come evento speciale di una settimana dal 4 al 10
dicembre.
La nuova versione restaurata in
4K, realizzata a partire dai materiali originali in 35mm, è
stata presentata in anteprima internazionale all’ultimo
Festival di Cannes, all’interno
della sezione Cannes Classics.
Mamoru Oshii,
regista e sceneggiatore, indaga nelle sue opere temi esistenziali,
spirituali e filosofici attraverso un linguaggio visivo
profondamente evocativo. Prima di raggiungere la fama
internazionale con Ghost in the Shell (1995), aveva delineato la sua
poetica proprio ne L’Uovo dell’Angelo, un’opera
onirica e carica di significato.
Diventato un film di culto
dell’animazione giapponese, L’Uovo dell’Angelo è
caratterizzato da una forte componente simbolica e da un approccio
visivo e narrativo sperimentale. Ambientato in un mondo deserto e
sospeso, racconta l’incontro tra una giovane ragazza che custodisce
un uovo misterioso e un guerriero errante.
La direzione artistica e il
character design sono ad opera di Yoshitaka Amano,
illustratore e artista di fama internazionale, noto per il suo
contributo all’animazione giapponese e al mondo dei videogiochi, in
particolare per la saga di Final Fantasy.
A Roma è in corso fino al 12
ottobre la mostra personale “Amano Corpus Animae”, ospitata
al Museo di Roma a Palazzo Braschi, che presenta oltre 200 opere
originali dell’artista.
La trama di L’Uovo
dell’Angelo
Una ragazza custodisce un
misterioso uovo in un mondo desolato, ai margini di una città
gotica abbandonata. L’incontro con un enigmatico viandante dà
inizio a un viaggio simbolico e visionario, fatto di dialoghi
accennati, domande spesso senza risposta e riflessioni aperte alle
più svariate interpretazioni.
Leonardo DiCaprio ritiene che il successo al
botteghino di Una
battaglia dopo l’altra (qui
la nostra recensione) rappresenti un evento “molto importante”
per Hollywood. Il film, diretto da Paul Thomas
Anderson, segue le vicende dell’ex rivoluzionario
interpretato da DiCaprio che tenta di salvare sua figlia dopo che è
stata rapita da un vecchio nemico. Nel cast figurano anche Benicio Del Toro, Teyana
Taylor, Regina Hall, Chase
Infiniti e Sean Penn.
Il film ha suscitato grande
interesse, ottenendo un punteggio quasi perfetto su Rotten Tomatoes
ed è considerato uno dei principali candidati agli Oscar. Il film
dovrebbe anche avere un ottimo esordio al botteghino, probabilmente
il migliore di tutti i film di Paul Thomas Anderson fino ad oggi.
Tuttavia, in una chiacchierata con Variety, DiCaprio ha spiegato
perché ritiene che il successo al botteghino di Una
battaglia dopo l’altra abbia un peso leggermente
maggiore del solito.
“Voglio dire, Paul ha girato
questo film in Vista Vision, con telecamere che sono state usate
raramente dai primi anni ’60. Vuole che le persone vivano
un’esperienza coinvolgente e realizzare un film d’azione
inaspettato, tangibile, realistico e probabilmente molto diverso da
quelli a cui siamo abituati. In questo senso, il box office è molto
importante”. DiCaprio ha aggiunto nell’intervista che
Una battaglia dopo l’altra è “realizzato in
modo unico e specializzato” per l’esperienza cinematografica e
che spera che “le persone vadano al cinema e lo vedano nel modo
in cui è stato concepito”.
Cosa significano i commenti di
DiCaprio sul botteghino per Una battaglia dopo
l’altra
DiCaprio ha ragione quando dice che
Una battaglia dopo l’altra è diverso dai soliti
film prodotti dagli studios che vengono distribuiti nelle sale
cinematografiche. Si tratta di una storia originale rivolta agli
adulti, non di un sequel o di un prodotto basato su un marchio che
mira al pubblico più ampio possibile. Se a questo aggiungiamo il
fatto che il film ha il budget più alto di qualsiasi altro film di
Anderson fino ad oggi – stimato in 130 milioni di dollari nella
fascia bassa, secondo Variety.
Ciò significa che dovrà superare di
gran lunga il film di Anderson che ha incassato di più in passato –
Il petroliere con 76 milioni di dollari in tutto
il mondo – per realizzare un profitto. A suo favore c’è il potere
delle star di DiCaprio, che ha aiutato i suoi ultimi due film con
registi venerati, Killers of the Flower
Moon e C’era una volta a Hollywood, a
incassare oltre 150 milioni di dollari al botteghino. Ci sono anche
i formati premium che possono aiutare a incrementare gli incassi al
botteghino.
Anche se il film sarà proiettato in
Vista Vision solo in tre cinema in tutto il mondo, Una
battaglia dopo l’altra sarà proiettato anche in formato 70
mm e IMAX, ove disponibile. Tuttavia, Una battaglia dopo
l’altra è un nuovo importante tentativo di dimostrare che
i film originali rivolti principalmente agli adulti possono essere
grandi successi al botteghino, il che significa che i suoi incassi
saranno attentamente monitorati e valutati.
Con l’avvicinarsi della fine della
Saga del Multiverso, tutti gli occhi sono
puntati sulla Marvel Studios per vedere come si
concluderà un’era narrativa sorprendentemente altalenante e spesso
controversa. I registi di Avengers: Endgame, i fratelli Russo, sono tornati nell’MCU per
Avengers:
Doomsday e Avengers:
Secret Wars, e l’aspettativa è che avremo un soft
reboot all’indomani di quest’ultimo. In ogni caso, tra le cose che
verranno ricordate con maggior piacere vi è Yelena
Belova.
La maggior parte dei fan sembra
concordare sul fatto che il personaggio interpretato da Florence Pugh sia uno dei migliori di questa
saga. L’attrice britannica ha finora rubato la scena in
Black Widow,Hawkeye e
Thunderbolts*, e ora guida i Nuovi
Vendicatori insieme a Bucky Barnes. È stato riferito che apparirà
anche in Spider-Man: Brand New Day,
e lo scoop @MyTimeToShineH riporta oggi che “Yelena
avrà un ruolo ENORME in entrambi i film degli Avengers e in alcune
scene di Spider-Man Brand New Day”.
Non abbiamo idea di cosa unirà Peter
Parker e Yelena nel prossimo film di Spider-Man, ma forse lei sta
cercando di espandere le fila dei New Avengers? Per quanto riguarda
il suo ruolo nei prossimi film degli Avengers, sappiamo che Yelena
riproporrà la sua squadra in Doomsday; nel frattempo, alcune
concept art trapelate suggeriscono che lei sarà tra coloro che
serviranno Dottor Destino nella sua nuova realtà “Battleworld”.
Come sempre, non resta che attendere di poter avere conferme
ufficiali a riguardo.
All of You, il
nuovo romantic drama Apple Original diretto dal premio Emmy William
Bridges e con protagonisti il vincitore dell’Emmy Brett Goldstein e Imogen
Poots, è disponibile da oggi, 26 settembre, su Apple
TV+.
La trama di All of
You
Migliori amici dai tempi
dell’università, Simon (Goldstein) e Laura (Poots) si allontanano
quando lei si sottopone a un test che le rivela chi è la sua anima
gemella, nonostante anni di sentimenti inespressi tra loro. Con il
passare del tempo, mentre le loro strade si incrociano e si
separano, nessuno dei due può negare la sensazione di aver perso
l’occasione di una vita insieme. Di fronte all’incertezza di
cambiare il corso delle proprie vite, Simon e Laura sono disposti a
rischiare tutto per vivere l’amore che c’è sempre stato tra loro o
dovrebbero accettare il loro destino? “All of You” è un dramma
romantico tanto divertente quanto straziante che si interroga se
una sola persona possa davvero essere tutto per te… Completano il
cast Steven Cree, Zawe Ashton e Jenna
Coleman.
Scritto dallo stesso Goldstein e dal
vincitore dell’Emmy William Bridges (Black
Mirror), qui al suo debutto come regista, “All of You” è
prodotto da MRC e da Aaron Ryder e Andrew Swett di Ryder Picture
Company. Bridges e Goldstein sono anche produttori esecutivi
insieme ad Alexander Black e Jon Rosenberg.
L’episodio 6 di Peacemaker
ha visto la partecipazione a sorpresa di Nicholas Hoult, protagonista di Superman,
nel ruolo di Lex Luthor (si può vedere qui la scena).
Imprigionato a Belle Reve per 265 anni dopo aver quasi distrutto
Metropolis, Lex usa un bastone dopo essere stato aggredito da
Krypo, il supercane. Rick Flag Sr. ha però bisogno del suo aiuto
per rintracciare la Quantum Unfolding Chamber di Chris Smith, ma in
cambio Lex vuole la libertà.
Rick non ne è così sicuro, ma è
chiaro che hanno una visione del mondo simile. Quando il cattivo si
siede, esprime sgomento per lo stato del mondo – il direttore
dell’A.R.G.U.S. sembra altrettanto scontento – ma è più turbato
dall’ambiente che lo circonda. “L’ultima volta che ti ho visto,
negavi che i metaumani fossero una minaccia”, dice Lex.
“E ora sembra che stiano
conquistando il mondo. La Justice Gang e Superman determinano la
politica internazionale… mentre io sono qui a Belle Reve ad
ascoltare un uomo grande come un orso con la pelle di drago che
ogni notte si scopa un ragazzo effeminato dagli occhi da cartone
animato nella cella accanto alla mia”, dice il personaggio
nella scena.
Si tratta indubbiamente di un cameo
interessante, che potrebbe gettare le basi per
Man of Tomorrow del 2027. Il palcoscenico è infatti
pronto per Lex per guadagnarsi la libertà, sfuggendo alla giustizia
nello stesso modo in cui ha fatto ripetutamente la sua controparte
dei fumetti. Non resta che attendere di scoprire che sviluppi avrà
questo cameo e come Lex aiuterà Rick Flag Sr., guadagnandosi la
libertà.
Tutto quello che sappiamo della
stagione 2 di Peacemaker
“La gente sta capendo che la
seconda stagione di Peacemaker riguarda due dimensioni, e questo è
davvero il cuore della serie”, ha spiegato Gunn durante una
recente intervista con Rolling Stone. “Ma non è che una di
queste sia la vecchia DCEU e l’altra la DCU. La questione viene affrontata in modo
diverso, in modo molto diretto in una stagione in cui quasi tutto
nella prima stagione è canonico e alcune cose non lo sono. E
infatti ho registrato un podcast con gli attori Steve Agee e Jen
Holland“.
“Abbiamo parlato di ogni
episodio di Peacemaker e in quegli episodi ho spiegato cosa è
canonico e cosa non lo è. In pratica ho eliminato alcune piccole
cose della prima stagione di Peacemaker che non sono canoniche,
come Aquaman. Ma la maggior parte delle cose è canonica“.
Stando a queste parole di Gunn, sarà dunque interessante scoprire
cosa la seconda stagione aggiungerà alla storia di Peacemaker e
come lo renderà a tutti gli effetti un personaggio del DC
Universe.
“Peacemaker esplora la storia
del personaggio che John
Cena riprende all’indomani del film del 2021 del produttore
esecutivo James
Gunn, Suicide Squad – un uomo irresistibilmente
vanaglorioso che crede nella pace ad ogni costo, non importa quante
persone debba uccidere per ottenerla!”, è stato poi riferito.
I dettagli precisi sulla trama della seconda stagione sono ancora
per lo più nascosti, ma sappiamo che Frank Grillo riprenderà il ruolo di Rick Flag
Sr. e cercherà di vendicarsi per l’uccisione da parte di Peacemaker
di suo figlio Rick Jr. (Joel
Kinnaman) avvenuta in The Suicide Squad.
È disponibile da oggi, venerdì 26
settembre, in esclusiva su Disney+ la
serie anime di successo mondiale Cat’s Eye – Occhi
di Gatto che torna con una nuova emozionante
rivisitazione del manga originale best seller.
La nuova serie in dodici episodi
segue Hitomi, Rui e Ai, tre sorelle con un segreto. Di giorno
gestiscono il famoso Cat’s Eye Café, di notte si nascondono
nell’ombra, facendo rapine ad alto rischio di oggetti d’arte, con
precisione e stile. Dal suo debutto nel mondo dei manga nel 1981,
Cat’s Eye – Occhi di Gatto ha conquistato
un pubblico globale e la nuova serie promette di soddisfare tutte
le aspettative dei fan: azione mozzafiato, furti ad alto rischio e
l’impossibile relazione tra Hitomi e il suo partner, il detective
Toshio, un uomo che ha giurato di catturare le famigerate
ladre.
Creata originariamente da Tsukasa
Hojo (City Hunter, Angel Heart), la nuova serie
Cat’s Eye – Occhi di Gatto rimane fedele
al manga best seller di Tsukasa, rendendo omaggio anche all’anime
originale degli anni ‘80, con la pop star giapponese Ado che
reinterpreta la sigla originale.
Cat’s Eye – Occhi di
Gatto è solo l’ultima delle serie anime disponibile
su Disney+. Gli appassionati di anime
imperdibili, infatti, possono trovare sulla piattaforma streaming
la nuova serie BULLET/BULLET del regista
di Jujutsu Kaisen, Sunghoo Park, oltre ad altri titoli
incredibili tra cui Tokyo Revengers,
Murai in Love, Phoenix:
Eden17 e Medalist; è
disponibile anche Gannibal, un avvincente adattamento
live-action in due stagioni del popolare webtoon su un poliziotto
appena assegnato che scopre una terribile verità sui residenti del
suo tranquillo villaggio giapponese.
Cat’s Eye – Occhi di
Gatto è disponibile a partire da oggi, venerdì
26 settembre, in esclusiva su Disney+.
Dato che nella serie NetflixAlice in Borderland succedono molte cose prima
della terza stagione, gli spettatori potrebbero aver bisogno di un
breve riassunto di tutti gli sviluppi della trama nelle stagioni 1
e 2 della serie prima di guardare la terza stagione. La serie
giapponese è basata su una serie manga omonima scritta da
Haro Aso e esaurisce completamente il contenuto
del materiale originale verso la fine della seconda stagione.
Con il finale della seconda che si
allinea a quello del manga originale, la serie adotta dunque una
trama originale nella terza stagione. Nonostante si allontani dal
materiale originale, la nuova stagione di Alice in
Borderland segna il ritorno di molti personaggi principali
delle stagioni precedenti e continua la loro storia. Per questo
motivo, prima di guardare la terza stagione è necessario
rinfrescarsi la memoria sui principali sviluppi della trama delle
stagioni 1 e 2.
Arisu perde i suoi migliori amici,
Chota e Karube, in una delle prime partite a Borderlands
Arisu e i suoi migliori amici, Chota
e Karube, finiscono insieme a Borderlands nell’arco narrativo
iniziale della serie. Dopo aver vinto alcune partite iniziali,
però, affrontano la prova definitiva nel gioco Seven of Hearts,
dove solo un giocatore, “il lupo”, sopravvive. Con grande shock e
sconforto di Arisu, i suoi amici sacrificano la propria vita
affinché lui possa vivere e completare i giochi.
Per quasi tutta la durata delle
stagioni 1 e 2, Arisu porta con sé il peso schiacciante del senso
di colpa per la loro morte, prima di riuscire finalmente ad
accettarla. Con l’accettazione definitiva della loro morte, trova
un nuovo scopo per vivere e abbracciare la sua vita nel mondo
reale.
Tao Tsuchiya nei panni di Usagi e Kento Yamazaki nei panni di Arisu
in Alice in Borderland. Cortesia di Netflix
Arisu e Usagi incontrano altri
giocatori che collezionano carte da gioco
Poco dopo aver perso i suoi amici,
Arisu incrocia Usagi e i due fanno squadra in un gioco prima di
trovare una comunità di altri giocatori. Takeru Danma, Hatter, che
è il leader della comunità, li costringe a consegnare le carte che
hanno vinto dopo aver vinto ogni partita. Lui e molti altri credono
che collezionare un mazzo completo di tutte le carte da gioco possa
essere la chiave per fuggire dalle Borderlands.
Hatter viene trovato morto prima
dell’inizio di un terrificante gioco di caccia alle streghe
Hatter diventa sempre più disilluso
e inizia a credere che il sacrificio sia un male necessario per
tornare al mondo reale. Tuttavia, viene improvvisamente trovato
morto prima che il suo amico Aguni prenda il suo posto come leader.
Nel frattempo, Arisu e Usagi vengono ingannati da un giocatore
incredibilmente astuto, Chishiya, che ruba anche tutte le
carte.
Presto ha inizio un gioco di caccia
alle streghe, in cui i giocatori devono trovare l’assassino di
Momoka e gettarlo nel fuoco. Per vincere il gioco, Aguni arriva al
punto di gettare nel fuoco i corpi di molti giocatori. Arisu, però,
alla fine mette a frutto le sue capacità deduttive e conclude che
Aguni ha ucciso Hatter, mentre Momoka si è suicidata per dare
inizio al gioco della caccia alle streghe.
Cortesia di Netflix
Le carte figurate alzano la
posta
Dopo aver acquisito tutte le carte
numerate, Arisu e la sua nuova squadra si ritrovano nella seconda
fase dei giochi, dove devono acquisire le carte figurate. Questa
serie di giochi si rivela ancora più impegnativa perché, per
completarla, Arisu e i suoi amici devono battere i cittadini delle
Terre di Confine nei rispettivi giochi.
Mentre Arisu guida i suoi amici alla
vittoria nel gioco del Re di Fiori, Chishiya da sola supera in
astuzia tutti nel gioco del Jack di Cuori. Arisu, Usagi e la
squadra sconfiggono in seguito la Regina di Picche, sperando che
lei riveli loro come lasciare Borderlands. Con loro grande
disappunto, lei si toglie la vita poco dopo la sconfitta.
Dopo essere sopravvissuti a stento
al Re di Picche, Arisu e Usagi affrontano la Regina di Cuori
La Regina di Cuori, Mira Kanō, in
Alice in Borderland, inizialmente sostiene che Arisu deve solo
giocare tre partite di croquet con lei senza mollare. Tuttavia, le
cose prendono presto una piega inaspettata quando Mira lo coinvolge
gradualmente in un gioco di manipolazione e controllo mentale,
distorcendo il suo senso della realtà e la sua percezione. Riesce
quasi a convincerlo che si trova in un reparto psichiatrico,
immaginando che Borderlands sia solo una sua fantasia.
Fortunatamente per lui, Usagi lo salva prima che arrivi quasi a
rinunciare, ricordandogli che le aveva promesso che sarebbero
sopravvissuti.
I giocatori sopravvissuti hanno una
scelta
Dopo che Arisu e Usagi hanno
sconfitto la Regina di Cuori, tutti i giocatori sopravvissuti hanno
una scelta: rimanere nel Borderlands come residenti o tornare alle
loro vite precedenti nel mondo reale. Arisu, Usagi e i loro amici
sopravvissuti, tra cui Chishiya, decidono di tornare nel mondo
reale.
Tao Tsuchiya e Kento Yamazaki nella seconda stagione di Alice in
Borderland. Cortesia di Netflix
La verità sulle Borderlands viene
rivelata
Dopo aver scelto di tornare, Arisu
si risveglia in un ospedale e non ha alcun ricordo dei giochi. La
serie rivela presto che erano il risultato di un meteorite che ha
colpito Tokyo. Questa rivelazione suggerisce che le Borderlands
esistessero da qualche parte tra la vita e la morte. Tutti i
giocatori dei giochi erano in realtà le persone che erano state
coinvolte nel disastro e che si trovavano sull’orlo della
sopravvivenza.
Mentre i loro corpi giacevano privi
di sensi nel mondo reale, lottavano per una seconda possibilità di
vita nelle Borderlands. Coloro che sono sopravvissuti ai giochi
sono tornati nel mondo reale, mentre quelli che sono morti sono
stati apparentemente mandati nell’aldilà. L’arco narrativo finale
della seconda stagione di Alice in Borderland non rivela mai
veramente se i giocatori avessero o meno il libero arbitrio nei
giochi, o se il loro destino fosse effettivamente influenzato da
ciò che era loro accaduto nel mondo reale.
Il finale della seconda stagione di
Alice in Borderland suggerisce che i giochi sono ben lungi
dall’essere finiti
Nonostante non abbiano alcun ricordo
delle Borderlands, Arisu e Usagi si ritrovano in ospedale e
diventano presto amici. Tuttavia, la seconda stagione di
Alice in Borderland si conclude con una nota
ambigua e apparentemente cupa, che suggerisce l’esistenza di un
Joker onnipresente. Poiché la carta Joker viene appena menzionata
prima della scena finale della seconda stagione, il finale
suggerisce che la terza stagione di Alice in
Borderland avrà qualcosa a che fare con essa.
I temi di Una battaglia dopo
l’altra(qui
la nostra recensione) raggiungono il culmine nel finale
del film, quando l’epopea di Paul Thomas Anderson
che affronta molto più del semplice conflitto tra il Bob di
Leonardo DiCaprio e il Lockjaw di
Sean Penn. Una storia vasta, incentrata in
gran parte sui tentativi di Bob e di sua figlia Willa di sfuggire a
Lockjaw, l’ultima opera di PTA è anche una delle sue più
potenti.
Pur senza nominare una persona
specifica, l’attenzione su Lockjaw dipinge un ritratto impietoso
dell’autoritarismo e del nazionalismo bianco in
America. Anche se i combattenti per la libertà non sono
perfetti, vengono comunque rappresentati come figure eroiche in una
battaglia che forse non finirà mai. È per questo che il film si
conclude in quel modo, trasformando quel sentimento in un messaggio
duraturo e pieno di speranza.
Una battaglia dopo
l’altra è un’epopea emotiva per Bob e Willa che non
perde mai di vista l’importanza dell’amore e della comunità nel
caos causato dall’oppressione governativa, dall’azione
rivoluzionaria e dalle cospirazioni segrete. Ciò che tiene in piedi
i fili politici e i personaggi di Una battaglia dopo
l’altra è la centralità di Willa e della sua
famiglia.
Presentata inizialmente come la
figlia di “Ghetto” Pat Calhoun e Perfidia Beverly Hills, Willa è
costretta a nascondersi insieme a Pat dopo che Perfidia consegna i
French 75 per evitare il carcere. Cresciuta come Willa da Pat (che
si fa chiamare Bob), la ragazza sviluppa la ferocia di sua madre e
la determinazione che lei stessa aveva perso come combattente per
la libertà.
Tuttavia, si scopre che non è la
figlia biologica di Bob. In realtà, Willa è il frutto di una
relazione tra Beverly e Lockjaw, iniziata da quest’ultimo in cambio
della possibilità per Beverly di evitare l’arresto. Questo prepara
il terreno per la trama di Una battaglia dopo
l’altra, in cui Lockjaw tenta di dare la caccia a
Willa per confermare la sua paternità.
Willa è frustrata dalla vecchia
generazione. È esausta dal padre ormai logoro, ma continua ad amare
Bob. Resta scossa dalla scoperta che Bob abbia mentito sulla
presunta morte nobile di Beverly per diventare una “spia”. È anche
poco impressionata da Lockjaw, che smonta velocemente come uomo
forte facendogli notare la camicia troppo stretta e i rialzi nelle
scarpe.
Willa è come ogni giovane,
arrabbiata per le bugie e le ipocrisie della generazione
precedente, mentre cerca di farsi strada nel mondo. Sopravvive solo
grazie alla gentilezza di un altro personaggio appartenente a una
minoranza (il cacciatore di taglie nativo americano Avanti) e alla
propria capacità di reagire.
Per questo le sue grida a Bob di
dichiarare chi è, quando arriva a salvarla, hanno ancora più forza.
Ha appena scoperto che non solo non è suo padre biologico, ma che
Bob era un combattente della resistenza. Eppure lui abbassa le armi
e l’abbraccia. Bob rimane il padre di Willa, indipendentemente dal
caos che li ha circondati.
Una battaglia dopo
l’altra è un raro film politico che non sembra
concentrarsi su una persona o un movimento specifico. Al contrario,
l’opera di Paul Thomas Anderson appare più
focalizzata sul concetto astratto di abusi di potere governativi e
violenza contro i cittadini, contrapposti agli sforzi caotici di
gruppi come i French 75.
In entrambi i casi, l’organizzazione
porta con sé una burocrazia problematica che complica ogni
tentativo di cambiare davvero le cose. Da un lato, i French 75 sono
un movimento clandestino efficace, ma Bob viene spesso ostacolato
dalla sua incapacità di seguire alla lettera i codici e le regole
meticolose del gruppo.
È un tema affascinante, soprattutto
perché la rete sotterranea rimasta dei French 75 viene
rappresentata come eroica nel racconto complessivo. I loro atti di
terrorismo domestico sono mostrati come privi di vittime, mentre
l’uccisione di una guardia di banca da parte di Beverly Hills segna
il punto di non ritorno per il movimento.
La rete è in definitiva una forza
positiva e la sua capacità di operare su larga scala, invisibile
alle autorità, salva più volte Bob. Tuttavia, resta ostacolata dai
difetti delle interazioni umane e dagli errori, complicando
ulteriormente il percorso di Bob nella ricerca di Willa.
Al contrario, l’apparato
militare e il settore privato ricco che controllano il
Christmas Adventurers Club sfruttano la burocrazia a
proprio vantaggio, trasformando in strumenti del loro razzismo
istituzionale e della loro aggressiva repressione numerosi uomini e
donne in uniforme. La burocrazia viene rappresentata come nemica
del popolo, sia quando complica la resistenza, sia quando rafforza
i cattivi attori.
Come in gran parte dei temi del film
riguardanti la società, emerge l’importanza dell’umanità (o della
sua assenza) nelle persone che governano e in quelle che resistono.
Può essere uno strumento o un’arma, ma alla fine è sempre mossa
dalle stesse persone giudicanti e talvolta ottuse che esistono nel
mondo reale.
Sebbene il Colonnello Lockjaw sia
l’antagonista principale di Una battaglia dopo
l’altra, il Christmas Adventurers Club è il
vero villain della storia nel suo complesso. L’organizzazione
segreta è descritta come un gruppo di ricchi influenti del settore
privato, con forti legami con forze dell’ordine e autorità
militari. Sono anche rappresentati come razzisti senza rimorso.
Lockjaw è la minaccia personale del
film, ma la sua motivazione nel rintracciare Willa nasce dal
desiderio di entrare nel Club. È disposto a causare morte e
distruzione in una città americana pur di impedire che la sua
potenziale figlia meticcia rovini le sue possibilità di unirsi a un
gruppo di nazionalisti bianchi.
L’influenza del Christmas
Adventurers Club si riflette anche sull’esercito, con l’uso
normalizzato di insulti razziali durante le operazioni militari a
dimostrazione di quanto quell’odio sia diventato diffuso in questo
mondo. In definitiva, Lockjaw e l’apparato dell’immigrazione non
sono altro che estensioni dei Christmas Adventurers.
Se Una battaglia dopo
l’altra si concentra sul conflitto micro tra Bob
e Willa contro Lockjaw, la battaglia più ampia è quella delle forze
come la rete clandestina di Carlos e i resti dei French 75 contro
il controllo e l’influenza del Christmas Adventurers Club.
È una battaglia infinita, una dopo l’altra.
È significativo che i Christmas
Adventurers abbiano il potere che Lockjaw desidera, lo stesso
fascino di autorità e sicurezza che lo aveva attratto inizialmente
a Perdia. Tuttavia, i Christmas Adventurers lo considerano
solo uno strumento, motivo per cui lo eliminano senza esitazione
dopo gli eventi della trama.
In definitiva, i Christmas
Adventurers sono i veri villain del film. Sono simbolo della
struttura di potere contro cui la gente si ribella, intatta
nonostante il caos e le morti del film. Persino la loro delusione
verso Lockjaw evidenzia come desiderino soltanto mantenere il
potere per sé stessi, senza timore di usare i credenti come armi
per raggiungere i propri fini.
Lockjaw è un villain affascinante in
Una
battaglia dopo l’altra, soprattutto man mano che il
suo fragile ego diventa più evidente. Introdotto come un leader
militare che viene però umiliato ed emascolato da Beverly, è
disposto a commettere tradimento pur di tornare con lei e coglie al
volo l’occasione di ribaltare i ruoli e dominarla.
La sua ossessione per i
Christmas Adventurers nasce da una motivazione simile: il
desiderio di potere. Lockjaw si presenta come un uomo al comando,
capace di muoversi all’interno dei sistemi e di dominarli. È
proprio questa ossessione per il potere che lo porta a oltrepassare
linee morali, ordinando esecuzioni extragiudiziali dei French 75 e
lasciando un’intera città nel caos.
Tutto è legato all’ego di Lockjaw.
Diventa ossessionato da Beverly perché lei lo ha umiliato. I
commenti di Willa sulla sua camicia e sui rialzi nelle scarpe lo
mandano su tutte le furie. Lockjaw vuole i simboli e l’immagine del
potere, motivo per cui si ossessiona nel controllare Beverly e
nell’entrare nei Christmas Adventurers.
Ma questo lo rende anche
vulnerabile contro un’organizzazione che non lo vuole. I
Christmas Adventurers cercano di eliminarlo non appena
scoprono la possibile verità sul suo legame con Willa, e ci
riescono al secondo tentativo. Il destino di Lockjaw è lo stesso di
chiunque venga preso di mira dalla struttura di potere, a
prescindere dalla sua autorità o dai suoi privilegi.
Una battaglia dopo
l’altra si chiude con una nota relativamente
ottimista, con Willa che porta avanti il lavoro dei French 75
mentre suo padre resta a casa ma la sostiene. Questo si lega a uno
dei temi centrali del film: la natura infinita della resistenza.
Nel film, diversi combattenti per la libertà vengono arrestati o
uccisi, per non riapparire mai più.
Eppure, la lotta continua. Carlos
osserva che il suo lavoro come “Harriet Tubman” sudamericano
comporta procedure e tattiche, suggerendo che la rete è attiva da
tempo e può continuare anche senza di lui, qualora venga arrestato.
Bob può essere stanco, i suoi compagni possono essere caduti, e
Beverly può essere nascosta. Eppure, la lotta continua.
La lotta continua finché chi detiene
il potere continua ad abusarne, come dimostra il destino di
Lockjaw. Il villain può essere morto, ma la radice della sua
malvagità e l’esercito che ha usato rimangono. I Christmas
Adventurers non vengono neppure scoperti, figuriamoci
sconfitti. Ciò che rende la lotta degna è la gente che protegge e
aiuta.
La lettera di Beverly per Willa,
letta negli ultimi momenti del film, ribadisce il suo rimpianto per
aver perso la vita della figlia e la sua convinzione che un giorno
si riuniranno dopo che le battaglie saranno state vinte. In molti
modi, Una battaglia dopo
l’altra è un appello all’azione contro sistemi
corrotti che prendono di mira le persone per conto di élite piene
d’odio.
È anche un promemoria che la lotta
sarà lunga, ardua e, in definitiva, ne varrà la pena.
Una
battaglia dopo l’altra ha molto da dire sul
mondo, ma tutto si riduce all’importanza dell’amore e dell’unità di
fronte al nazionalismo, all’odio, alla tirannia e agli abusi.
Quando si parla di
film d’avventura, si finisce facilmente a citare anche opere
che abbiano come protagonisti i pirati e il contesto in cui si
muovono. I film appartenenti a questo filone, infatti,
rappresentano in pieno il senso di avventura che ogni amante di
questo genere va ricercando. Con ambientazioni esotiche, situazioni
rocambolesche e personaggi tanto stravangi quanto iconici, film
come Pirati (1986), Corsari (1995) o anche
Hook – Capitan Uncino (1991) sono alcuni esempi a
riguardo di opere particolarmente note e amate. Tuttavia, l’arrivo
in sala nel 2003 di La maledizione della prima
luna ha completamente risvegliato l’amore per i pirati e
il loro stile di vita.
Diretto da Gore Verbinski,
regista fino a quel momento distintosi unicamente grazie a Un
topolino sotto sfratto e The Ring, è questo il primo
capitolo della serie di film Pirati
dei Caraibi, ispirata all’omonima
attrazione dei Parchi Disney. In esso la fanno da padrone tutti
quegli elementi che hanno reso questa tipologia di opere
particolarmente attraente, dalle grandi e caratteristiche navi dei
pirati sino al loro codice morale, da un tesoro da scovare fino a
pericolosi nemici da affrontare. Il tutto unito però ad elementi
fantasy e soprannaturali, che hanno reso ulteriormente avvincente
il film presso le nuove generazioni.
Il successo fu immediato: a fronte
di un budget di 140 milioni di dollari La maledizione della
prima luna ha ad ogni incassato 654 milioni in tutto il
mondo. Un risultato che, unito alla positiva accoglienza da parte
della critica, ha come noto spinto i produttori a realizzare (ad
oggi) ben quattro sequel. Prima di intraprendere una visione del
film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle
principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama, al cast di
attori e ad altro ancora. Infine, si
elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
La trama di La maledizione
della prima luna
La storia alla base del film si
svolge intorno al 1728 ed ha per protagonisti il capitano pirata
Jack Sparrow, il fabbro Will
Turner e la splendida figlia del governatore,
Elizabeth Swan, le cui vite si intrecciano nel
villaggio di Port Royal. Will è segretamente
innamorato di Elizabeth la quale, otto anni prima,
lo aveva salvato da morte certa in mare, nascondendo le prove che
potevano farlo riconoscere come un pirata. La ragazza, seppur
costretta a convolare a nozze con il commodoro James
Norrington, prova a sua volta un sentimento molto forte
per il giovane Turner. Il giorno delle nozze,
tuttavia, Elizabeth viene rapita dal pirata Hector
Barbossa e dalla sua ciurma della nave Perla
Nera.
È a quel punto che Will si vedrà
costretto a stringere un’improbabile alleanza Jack Sparrow, l’unico
in grado di poter salvare la ragazza, essendo un esperto
conoscitore dei mari nonché vecchio alleato di Barbossa. Nel corso
della loro ricerca, però, i due scoprono di avere a che fare con
qualcosa che va al di là dell’umana comprensione. Barbossa e la sua
ciurma sono infatti vittima di un’antica maledizione, dalla quale
possono liberarsi solo grazie al sangue dell’erede di noto pirata.
Ha così inizio un viaggio attraverso i mari che porterà Jack, Will
ed Elizabeth a confrontarsi con avventure che non credevano
possibili.
Il cast dei personaggi, le navi e
le location del film
Protagonista indiscusso del film è
l’attore JohnnyDepp, che grazie alla sua interpretazione del
pirata Jack Sparrow ha ottenuto la sua prima nomination all’Oscar
come Miglior attore, oltre che consegnare al mondo uno dei
personaggi venuti dal cinema più memorabili degli ultimi decenni.
Come noto, nel dargli vita Depp si ispirò molto all’amico
Keith Richards, chitarrista dei Rolling
Stones. Molte sono inoltre state le interpretazioni da lui
eseguite, la maggior parte delle quali finite poi nel film. Accanto
a lui, nel ruolo di Will Turner, vi è invece Orlando Bloom,
già celebre per aver interpretato Legolas nella trilogia di Il
Signore degli Anelli.
Proprio per via della notorietà di
cui godeva a seguito di quei film fu scelto per la parte, venendo
dunque preferito all’altro candidato,Heath
Ledger. Originariamente doveva essere proprio Will il
protagonista del film, ma il più noto Deep e la sua performance nei
panni di Sparrow finirono con il rubare tutte le attenzioni. Nei
panni di Elizabeth Swann vi è invece una
diciassettenne Keira
Knightley, all’epoca ancora poco conosciuta e divenuta
una star mondiale proprio grazie a questo film. Poiché all’epoca
delle riprese era ancora minorenne, l’attrice fu accompagnata dalla
madre nel corso di tutto il set. Si ritrovano poi nel film il
premio Oscar Geoffrey Rush nei panni di
Hector Barbossa e Jonathan Pryce in
quelli di Weatherby Swann, padre di Elizabeth.
Per quanto riguarda le location,
invece, si è scelto l’isola vulcani St. Vincent,
nei Caraibi, come luogo principale delle
riprese, poiché possedeva una spiaggia particolarmente tranquilla.
Lì sono stati costruiti tre moli Port Royal e Tortuga. Di grande
importanza per il film erano poi le tre navi: Perla
Nera, Dauntless e
Interceptor. Per ragioni di budget, le navi furono
costruite sui moli, con solo sei giorni trascorsi in mare aperto
per la battaglia tra la Perla Nera e Interceptor. Le prime due sono
state costruite su delle chiatte, con immagini generate al computer
che completano le strutture. L’Interceptor era invece una Lady
Washington rivisitata, una replica in scala reale e funzionante del
veliero proveniente da Aberdeen, Washington.
Il trailer e dove vedere il film
in streaming e in TV
È possibile fruire di La
maledizione della prima luna grazie alla sua presenza su
alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten
TV,Apple
TV, Prime Video e Disney+. Per vederlo, una
volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il
singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così
modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità
video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
venerdì 13 settembre alle ore
21:20 sul canale Italia 1.
La prima stagione di Matlock
era incentrata sul mistero di chi avesse nascosto i documenti della
Wellbrexa, indicando che chiunque fosse dietro questo piano
illegale fosse il vero cattivo della serie. Senza quell’incidente
scatenante, Madeline Kingston, interpretata da Kathy Bates, non avrebbe mai assunto
l’identità della povera vedova Madeline Matlock per ottenere un
lavoro alla Jacobson Moore.
Il
finale della prima stagione di Matlock ha
definitivamente rivelato che è stato Julian (Jason Ritter) a
prendere fisicamente i documenti, anche se era solo un burattino
nelle mani del padre, Senior (Beau Bridges). Senior sembra essere
il cattivo più ovvio di Matlock, ma il nuovo trailer della
seconda stagione dimostra che c’è un nemico più sottile che lavora
contro gli interessi di Madeline.
Ci sono ancora
molte domande senza risposta dalla stagione 1 di
Matlock, e Madeline è costantemente stressata dal dubbio su
chi possa fidarsi. Suo marito, Edwin Kingston (Sam Anderson),
sembra un coniuge dolce e solidale, ma come ha dimostrato la
stagione 1, è più che capace di mentire per omissione e di agire
alle spalle di Madeline quando gli fa comodo. Il trailer della
stagione 2 di Matlock lo dimostra chiaramente.
Il trailer della seconda
stagione di Matlock svela Edwin come il vero cattivo
Il trailer della seconda stagione
di Matlock mostra una nuova frustrante svolta: Edwin assume
il ruolo di cattivo in questa stagione, lavorando attivamente per
mettere Madeline contro Olympia (Skye P. Marshall). Madeline è
sempre più combattuta tra la sua lealtà verso la missione in nome
di sua figlia e la sua nuova amicizia con Olympia.
Matlock è una serie più forte con
Matty e Olympia dalla stessa parte, poiché Madeline impara a
rispettare l’integrità di Olympia e Olympia si fida del suo acuto
istinto. Insieme, si bilanciano a vicenda e aiutano innumerevoli
clienti, rendendo l’amicizia tra Matty e Olympia uno dei motivi per
cui Matlock ha avuto così tanto successo fin
dall’inizio.
Tuttavia, il trailer della seconda
stagione sottolinea nuove fratture nel loro rapporto, poiché
Olympia ha ancora più in gioco dopo la sua grande promozione. Edwin
sta alimentando la frattura, sussurrando all’orecchio di Madeline
che Olympia la sta “manipolando”, avvertendola che non può
avere entrambe le cose: rivelare la verità e mantenere
l’amicizia.
Edwin sta giocando un gioco
pericoloso alimentando la faida: Olympia può essere una nemica
formidabile. Sta compilando una lista di ricatti contro Matty, ma
come Madeline osserva astutamente nel trailer, “hai bisogno di
un vantaggio solo se non sei dalla stessa parte”.
La terza stagione di Alice
in Borderland si conclude quasi con una nota ottimistica
per Arisu e Usagi, prima di accennare a un nuovo inquietante colpo
di scena nei suoi momenti finali. Tuttavia, prima di raggiungere il
suo ambiguo arco conclusivo, la serie attraversa un’altra
avvincente avventura di sopravvivenza che Arisu e Usagi affrontano
coraggiosamente per tornare al mondo reale. La serie live-action
giapponese di Netflix inizia con un salto temporale che
rivela che Arisu e Usagi hanno una relazione dopo gli eventi finali
della seconda stagione.
Tutto sembra essere finito bene per
i due personaggi, prima che il dolore irrisolto di Usagi per la
morte di suo padre la spinga a cadere nella trappola di Ryuji, che
la riporta nelle Borderlands. Ruiji stringe un accordo con Banda,
che è diventato un residente nel finale della seconda stagione di
Alice in Borderland, e accetta di riportare Arisu nelle
Borderlands. Sperando di avere Arisu come compagna di residenza,
Banda promette a Ruiji di dargli un assaggio dell’aldilà se porterà
sia Arisu che Usagi nelle Borderlands e ucciderà Usagi per far
rimanere Arisu nel mondo tra la vita e la morte.
Tutto va come previsto per Banda, ma
Arisu alla fine sfida ogni previsione per salvare Usagi e
riportarla nel mondo reale. Prima che inizino i titoli di coda
della terza stagione di Alice in Borderland, Arisu guarda con
ottimismo alla sua vita con Usagi. Tuttavia, le cose prendono una
piega oscura quando all’improvviso si profila all’orizzonte un
disastro che minaccia di distruggere il mondo.
Cosa sta succedendo al mondo nel
finale della terza stagione di Alice in
Borderland?
Arisu e Usagi tornano sani e salvi
nel mondo reale nel finale della terza stagione di Alice in
Borderland, dopo che Arisu ha scelto di vivere invece di morire,
anche se ciò comporta dolore e tragedia. Tuttavia, prima che Arisu
prenda questa decisione, l’Uomo dal Cappello nel Borderlands
accenna al fatto che un disastro nel mondo umano è imminente. Senza
entrare nei dettagli, afferma che qualcosa di enorme sta per
accadere nel mondo reale, che alla fine condurrà molte anime nelle
Borderlands, il mondo tra la vita e la morte.
Sembra che Arisu e Usagi vivranno
felici e contenti quando torneranno nel mondo reale e aspetteranno
la nascita del loro bambino. Tuttavia, diventa presto evidente che
la previsione dell’Uomo dal Cappello si sta avverando. Diversi
terremoti colpiscono il Giappone prima che Arisu apprenda dalla
notizia che in tutto il mondo sono stati notati significativi
spostamenti delle placche tettoniche. Con questo, la scena finale
dello spettacolo si svolge apparentemente in California, suggerendo
che la storia che seguirà potrebbe avere protagonisti provenienti
da tutto il mondo.
Nella scena finale, la telecamera
inquadra anche il badge con il nome di una cameriera in una tavola
calda americana, rivelando che il suo nome è “Alice”. Poiché il
personaggio di Arisu rappresentava ‘Alice’ di Alice nel Paese delle
Meraviglie nelle prime tre stagioni della serie, la scena finale
sembra rivelare che la prossima “Alice” sarà probabilmente una
donna americana.
Cortesia di Netflix
Cosa significa il finale della
terza stagione per Arisu e Usagi?
Il finale della terza stagione di
Alice in Borderland suggerisce che le avventure di
Arisu e Usagi in Borderlands sono lungi dall’essere finite.
Tuttavia, dato che il finale accenna all’introduzione di un nuovo
protagonista, è difficile non chiedersi se i due personaggi
giapponesi torneranno per un potenziale seguito. Se così fosse,
probabilmente si ritroveranno di nuovo nelle Borderlands dopo che
l’evento che ha colpito il pianeta e ha spinto molte anime nelle
Borderlands avrà avuto luogo.
Un numero maggiore di giocatori
provenienti da tutto il mondo significherebbe una maggiore
competizione per Arisu e Usagi, il che aumenterebbe
significativamente la posta in gioco e ridurrebbe le loro
possibilità di sopravvivenza. Per ora, però, dato che Arisu e Usagi
sono tornati sani e salvi nel mondo reale, possono vivere in pace e
felicità per un po’. Mentre Arisu ha un forte motivo per
abbracciare la sua vita, anche Usagi ha finalmente superato il
dolore per la prematura scomparsa di suo padre. Entrambi i
personaggi di Alice in Borderland hanno fatto molta strada da dove
hanno iniziato.
Chi è l’uomo con il cappello
Quando Arisu incontra per la prima
volta l’uomo con il cappello, si chiede se sia il Joker. L’uomo
rivela di non essere altro che una guardia o un guardiano del mondo
tra la vita e la morte. Cerca anche di convincere Arisu ad
accettare la morte, ma ammette che lui stesso ha scelto di rimanere
in Borderlands perché teme la morte. Il manga originale di Alice in
Borderland suggerisce che il Joker sia più simile a un
traghettatore responsabile di trasportare i morti nell’aldilà.
Sebbene l’Uomo con il Cappello sembri svolgere un ruolo simile
nella serie, egli conferma che il Joker non è né un dio né una
figura umana reale.
La spiegazione del significato
della carta Joker
L’Uomo con il Cappello invita Arisu
a giocare a carte subito dopo la sua apparizione nelle Terre di
Confine. Pesca due carte a caso dal mazzo e chiede ad Arisu di
sceglierne solo una. Gli dice che se la carta che sceglie è un
Joker, non potrà decidere il suo destino. Arisu finisce per
scegliere una carta Joker prima di rendersi conto che entrambe le
sue scelte erano uguali. Quando affronta l’Uomo con il Cappello e
lo accusa di barare, l’uomo spiega che il mazzo di carte ha quattro
semi con 13 carte ciascuno e che la somma di tutte le carte è 344.
Con l’aggiunta di un Joker, il totale diventa 365, che è il numero
di giorni in un anno nel regno dei mortali.
Se si aggiunge un altro Joker, la
somma sale a 366, che è il numero di giorni in un anno bisestile.
Tracciando questi parallelismi tra le carte di un mazzo e il
calendario umano, l’Uomo dal Cappello sottintende che le carte
Joker sono semplici giullari che riempiono i vuoti nel tempo e
persino nella vita e nella morte. Conclude quindi che il Joker non
è il padrone dei giochi, né il sovrano del mondo: è semplicemente
una carta. La sua spiegazione suggerisce che la carta Joker
rappresenta la contingenza e l’illusione del controllo. È un
semplice segnaposto, e sceglierla significa arrendersi alla
fragilità dell’azione umana.
Cortesia di Netflix
Perché Banda voleva che Arisu
restasse nelle Borderlands
Verso la fine della seconda stagione
di Alice in Borderland, sia Banda che Yaba hanno
scelto di rimanere nelle Borderlands come cittadini invece di
tornare nel mondo reale, perché questo luogo offriva loro infinite
opportunità. Sebbene Banda sembri soddisfatto della sua decisione
nella terza stagione, desidera rendere le Borderlands ancora più
interessanti. Per questo motivo, elabora un piano meticoloso per
riportare Arisu nelle Borderlands, sperando che alla fine diventi
uno dei cittadini e renda le Borderlands ancora più
affascinanti.
Sapendo che Ryuji ha un desiderio
irrimediabile di vedere l’aldilà, punta prima su di lui. Promette a
Ryuji che se porterà Usagi nelle Borderlands, gli permetterà di
vedere l’aldilà. Banda gli racconta anche del dolore di Usagi per
la perdita del padre e gli chiede di usarlo come strumento per
attirarla nelle Borderlands. Il cittadino lo fa perché capisce che
una volta che Usagi entrerà nelle Borderlands, Arisu la seguirà
senza dubbio.
Perché Ryuji ha cambiato idea
sull’uccidere Usagi
Il retroscena di Ryuji rivela che
uno dei suoi studenti aveva accettato di sperimentare una morte
simulata in un contesto sperimentale per poter imparare di più
sull’aldilà. Tuttavia, con suo grande sgomento, lo studente non si
è mai risvegliato dopo la procedura. Schiacciato dal senso di
colpa, Ryuji ha cercato di togliersi la vita, ma è sopravvissuto ai
giochi delle Terre di Confine ed è tornato nel mondo reale. Il suo
ritorno lo convinse dell’esistenza di una vita oltre la morte, ma
faticò a dimostrarlo ai suoi colleghi della comunità
scientifica.
L’offerta di Banda gli diede la
possibilità di vedere finalmente cosa c’era oltre la percezione
umana della vita, e lui sembrava disposto a fare qualsiasi cosa per
svelare quei segreti. Ha due opportunità per uccidere Usagi nelle
Borderlands e ottenere ciò che desidera, ma le lascia sfuggire
entrambe. Lo fa perché ricorda come la sua ambizione sfrenata in
passato abbia portato alla morte del suo studente. Sebbene in
entrambe le occasioni prenda in considerazione l’idea di uccidere
Usagi, si rende conto che alcune conoscenze non valgono il
sacrificio della moralità e di vite innocenti.
Cortesia di Netflix
Tutti i personaggi che ritornano
nel finale della terza stagione di Alice in
Borderland
Prima del suo oscuro colpo di scena
finale, la terza stagione di Alice in Borderland
rivela che Arisu lavora come consulente. La serie presenta una
sequenza in cui i pazienti di Arisu rispondono a una domanda
intrigante: cosa dà loro una ragione per vivere. Ciò che rende
affascinante questa sequenza è che tutti i pazienti di Arisu si
rivelano essere personaggi secondari delle stagioni 1 e 2 di
Alice in Borderland.
I seguenti personaggi compaiono
nella sequenza:
Kuina (interpretata da Aya
Asahina)
Aguni (interpretato da Sho
Aoyagi)
Akane (interpretata da Yuri
Tsunematsu)
Niragi (interpretato da Dori
Sakurada)
Chishiya (interpretato da Nijirō
Murakami)
Questa scena finale aggiunge un
tocco di nostalgia alla terza stagione, ricordando agli spettatori
tutti i personaggi chiave che hanno aiutato Arisu e Usagi a vincere
la prima volta. La breve apparizione di Nijirō Murakami nei panni
di Chishiya rende la terza stagione ancora più interessante perché,
anche se non ha un ruolo importante in questa puntata, è difficile
non apprezzare il fatto che la serie continui a dare spazio a uno
dei suoi personaggi più amati.
Anche Ayaka Miyoshi, che ha
interpretato Ann nelle stagioni 1 e 2 di Alice in
Borderland, fa parte del cast della terza stagione.
Rispetto agli altri personaggi che ritornano, Ann ha un ruolo più
significativo, poiché aiuta Arisu a tornare nelle Borderlands per
salvare Usagi e lo protegge persino da Banda quando il cittadino
delle Borderlands cerca di ucciderlo.
Come il finale della terza stagione
di Alice in Borderland prepara la quarta
stagione
L’arco narrativo finale della terza
stagione di Alice in Borderland risolve completamente le storie di
Arisu e Usagi, dando a entrambi i personaggi una conclusione ben
definita. Tuttavia, come Squid
Game di Netflix, Alice in Borderland sembra aprire la strada a
un seguito che apparentemente vedrà la partecipazione di più
personaggi americani. Mentre circolano voci su un remake americano
di Squid Game, sembra che si sappia poco sul futuro di
Alice in Borderland.
Tuttavia, dopo il finale ambiguo
della terza stagione della serie giapponese, è difficile non
credere che Netflix abbia intenzione di continuare la serie in
qualche modo se la terza stagione avrà un buon successo. Il ritorno
dei personaggi originali nel potenziale seguito dipenderà da molti
fattori. Tuttavia, per ora, la storia di Arisu, Usagi, Chishiya e
di tutti gli altri personaggi di Alice in
Borderland sembra aver raggiunto una conclusione
soddisfacente.
Il reboot non ortodosso della CBS
di Matlockha
affascinato e scioccato nella sua prima stagione, e la serie
procedurale legale con Kathy Bates ha ottenuto il rinnovo per
la seconda stagione. Basato sull’omonima serie degli anni ’80, il
reboot moderno segue un avvocato settantenne di nome Matty Matlock
(Bates) che torna nel mondo della legge e usa il suo status modesto
per arrivare al fondo dei suoi casi.
Sebbene la serie presenti la stessa
struttura procedurale del suo predecessore, ha l’aggiunta di
esplorare il misterioso passato di Matty, che coinvolge una
tragedia del suo passato.
Sebbene i reboot di serie classiche
non siano una novità (Quantum Leap, Hawaii Five-0,
ecc.), Matlock è una versione davvero originale perché
aggiunge un elemento inedito. Nella versione di Kathy
Bates, la serie Matlock degli anni ’80 con Andy
Griffith esiste nell’universo come programma televisivo, e non è
esattamente una coincidenza che i personaggi principali abbiano lo
stesso nome.
Inoltre, Matty Matlock non è un
avvocato spiritoso dal cuore d’oro, ma una madre in lutto con la
missione di smascherare i responsabili della morte di sua figlia.
Questo ha reso la seconda stagione una proposta interessante e la
serie è stata rapidamente rinnovata.
Il cast di Matlock ha alcune
ottime idee per le guest star
Sebbene la prima stagione di
Matlock sia terminata, il cast è ancora al lavoro. Durante
la pausa stagionale, i membri del cast hanno partecipato a eventi
organizzati dalla CBS e da vari media per discutere della serie.
Nelle ultime notizie sulla seconda stagione di Matlock, il
cast ha espresso richieste entusiasmanti per la nuova stagione.
Organizzare gli impegni potrebbe
essere difficile per la moglie di Ritter, dato che Melanie Lynskey è piuttosto impegnata con
Yellowjackets. Il marito di Marshall, Edwin
Hodge, ha appena terminato con successo la serie FBI: Most
Wanted, quindi potrebbe essere in grado di partecipare come
guest star tra un progetto e l’altro.
Il cast di Matlock è anche
interessato a coinvolgere la leggenda della musica country Dolly
Parton come guest star nella serie. La Parton ha effettivamente
risposto alla loro richiesta
tramite Entertainment Tonight. Ha confermato di essere a
conoscenza dell’interesse, ma quando è stata contattata
inizialmente, suo marito era molto malato.
La Parton ha indicato che
sarebbe ancora interessata ad apparire nella serie in
futuro.
La seconda stagione di Matlock
è confermata
La seconda stagione è in
arrivo
La CBS ha corso un grosso rischio
quando ha deciso di rilanciare Matlock, e sebbene i rilanci
abbiano avuto successo, in alcuni casi hanno anche fallito
miseramente. Tuttavia, il successo immediato di Matlock
ha messo a tacere queste preoccupazioni e la CBS ha rapidamente
rinnovato lo show per una seconda stagione.
Con il potere delle star di Kathy
Bates a sostenere lo show, il secondo episodio ha mantenuto lo
slancio della sua esplosiva premiere, raggiungendo 6,38 milioni di
spettatori. Anche se questi numeri sono leggermente diminuiti
durante la stagione di debutto di 18 episodi (con una media di 6,1
milioni di spettatori per TV
Series Finale), il successo immediato ha reso necessario un
rinnovo.
Matlock è andato in onda per
la prima volta domenica 22 settembre 2024 e la prima stagione si è
conclusa il 17 aprile 2025.
Con la prima stagione ormai alle
spalle, l’attenzione può finalmente spostarsi sulla seconda, anche
se i dettagli sono ancora piuttosto scarsi. Mentre la stagione 1 ha
avuto un percorso lungo e insolito verso il piccolo schermo, si
prevede che la stagione 2 di Matlock tornerà presto, e i
programmi televisivi in genere mantengono un calendario piuttosto
serrato.
Sebbene non sia stato ancora
confermato nulla, la stagione 2 di Matlock debutterà
nell’autunno 2025, circa un anno dopo il debutto della stagione
1 nel 2024. Le riprese si svolgeranno durante l’estate del
2025.
Secondo il palinsesto televisivo
della CBS per il 2025, Matlock manterrà il suo posto il
giovedì sera per la rete.
Dettagli sul cast della seconda
stagione di Matlock
A differenza dei soliti programmi
televisivi, il reboot di Matlock ha automaticamente attirato
l’attenzione grazie alla sua star di prima grandezza. La vincitrice
di Oscar, Emmy e Golden Globe Kathy Bates è la protagonista
della serie nel ruolo di Matty Matlock (alias Madeline Kingston) e
tornerà nella seconda stagione.
Sono circolate voci secondo cui la
Bates avrebbe intenzione di ritirarsi dopo aver definito la serie
la sua “ultima danza”, ma lei ha chiarito il suo commento in
un’intervista a People, spiegando che ama lo show e che è stata
conquistata dal colpo di scena nella sceneggiatura del pilot. Ha
dichiarato al giornale: “Non riesco a credere di avere 76 anni e
voglio che lo show vada in onda per altri cinque anni”.
Allo stesso modo, sarà affiancata
da Skye P. Marshall nel ruolo di Olympia, l’alleata incerta di
Matty, soprattutto dopo che è appena diventata socia dello studio.
Anche se Julian Markston, interpretato da Jason Ritter, ha lasciato
lo studio, è stato confermato che tornerà nella seconda stagione.
La showrunner Jennie Snyder Urman ha confermato personalmente il
ritorno.
Poco dopo il finale della prima
stagione, Urman ha parlato candidamente del ritorno di Julian
(Jason Ritter), che apparentemente ha lasciato la serie
dimettendosi dallo studio. “No, ne avreteancora”, ha
detto Urman, “ci saranno tantissime cose che
succederanno!”
L’annuncio non è particolarmente
sorprendente, considerando quanto Julian sia fondamentale nella
vita di Senior e Olympia. Tuttavia, non è chiaro quanto sarà
importante il ruolo di Julian nella seconda stagione, e potrebbe
essere in qualche modo ridimensionato dal momento che non sarà più
in ufficio.
Leggi qui il commento completo di
Urman:
Voglio dire, [inseguire Senior]
è sicuramente una mossa intelligente per ottenere ciò che Olympia
desidera.
No, ne avrai ancora di più… Ha
appena lasciato lo studio. Ha appena lasciato lo studio. Sì,
succederanno tantissime cose! Davvero tantissime cose.
[Ride]
Il finale della prima stagione ha
anche introdotto Niko Nicotera, un uomo che sostiene di essere il
padre di Alfie (Aaron Harris), e che tornerà nella seconda
stagione.
Una cosa meno facile da
prevedere sono le guest star settimanali dello show, e si
prevede che la seconda stagione continuerà con il casting
settimanale. Come la serie TV originale ambientata in tribunale, il
reboot di Matlock si basa sul formato “caso della
settimana”, e questo richiede un nutrito gruppo di comprimari e
guest star occasionali che recitino al fianco di Matty e dei suoi
colleghi.
Se il cast riuscirà nel suo
intento, il pubblico potrebbe vedere personaggi del calibro di
Melanie Lynskey, Edwin Hodge e Dolly Parton nella terza stagione.
Questi attori aggiungerebbero un tocco di talento alla serie. Skye
P. Marshall ha offerto una grande opportunità a Parton:
interpretare Cindy Shapiro, l’amica d’infanzia di Matty e sua
sorella, che è stata più volte menzionata.
Dettagli della trama della
seconda stagione di Matlock
Matlock ha sorpreso il
pubblico con un colpo di scena nel suo episodio di debutto, e
questo approccio imprevedibile è continuato fino al
finale della stagione 1. Ora che la prima stagione è terminata,
ha posto le basi per una direzione piuttosto chiara per la stagione
2 e ha lasciato una miriade di cliffhanger irrisolti.
In primo luogo, Olympia ha
ottenuto la promozione al posto del suo ex, Julian, e il figlio
del capo ha deciso di licenziarsi. Olympia ha poi trovato lo studio
Wellbrexa nella cassetta di sicurezza di Julian, e lui ha
confessato perché lo aveva, il che significa che non era così
innocente come sosteneva.
Questo cambierà senza dubbio la
loro dinamica, anche se Olympia probabilmente proteggerà il padre
dei suoi figli dall’accusa per proteggere i suoi figli. Nel
frattempo, la relazione tra Olympia e Matty ha raggiunto una
fase stabile, ma ora è Olympia ad avere un grande segreto,
avendo appena detto a Matty che Julian non avrebbe potuto rubare lo
studio.
Questo sarà un peso difficile da
affrontare per Olympia nella seconda stagione, ma essendo una
persona che ama la giustizia sotto forma di azioni legali
collettive, Skye P. Marshall crede che il suo personaggio troverà
un modo creativo per affrontarlo.
In un’intervista insieme a Jason
Ritter per
TV Insider, Marshall ha affermato che Olympia è il tipo di
persona che affronta le minacce più grandi. Con Julian che agisce
su ordine di suo padre, l’obiettivo di Olympia nella seconda
stagione sarà probabilmente Senior:
Penso che fin dal primo giorno del pilot di Matlock, Olympia
sia stata concentrata come un raggio laser sulla giustizia. Matty
ha un caso. C’è una vittima coinvolta. Mettiamoci al lavoro, ma
anche Julian ha un dittatore, giusto? Allora, chi ti ha detto di
farlo e chi ha detto a lui di farlo? Penso che Olympia rappresenti
le persone che non hanno la capacità o la volontà di ottenere
giustizia per se stesse, e che scoprirà chi è il responsabile e poi
otterrà l’azione collettiva dai pezzi grossi. Penso che punterà ai
pezzi grossi e non lascerà che tutto questo ricada sul mio ex
marito.
Infine, il cosiddetto padre di
Alfie è uscito allo scoperto, ma non è chiaro se stia dicendo
la verità, dato che Matlock è costruito sui colpi di scena. La sua
presenza influirà sulla dinamica familiare di Matty, mentre la
serie continua con il suo formato “caso della settimana”.
Anche se i fan dovranno aspettare
un po’ prima di vederlo, il cast di Matlock ha detto
chiaramente in diverse interviste che vorrebbe fare un episodio
musicale. L’interesse è nato dai fan che hanno apprezzato i balli
di Ritter nelle sue interviste sui social media. Marshall e Ritter
sono entrambi entusiasti di questa possibilità, anche se non è
ancora confermata.
Ciò che è confermato è un episodio
molto diverso per la seconda stagione di Matlock. La
serie della CBS avràun crossover con un’altra serie di
successo della CBS, Elsbeth. Entrambe le serie
sono ambientate a New York, ma non è ancora chiaro come i
personaggi di ciascuna serie si incroceranno.
Le rivelazioni della prima stagione
non hanno completamente privato Matty della sua motivazione, e lei
non è ancora arrivata al fondo del caso Wellbrexa. Anche se questo
probabilmente non sarà il fulcro della serie per sempre, potrà
almeno continuare per tutta la seconda stagione, mentre lei
continua a cercare ostinatamente la verità sulla morte di sua
figlia.
La seconda stagione di
Matlock ha molto su cui lavorare, e prima o poi sono
previsti altri colpi di scena.
È stata una corsa sfrenata, ma la
prima stagione di Matlock
è finalmente giunta al termine, ponendo le basi per una trama che
dovrebbe avere effetti duraturi. Non dovrebbe sorprendere che nel
finale del reboot sempre più paranoico di Matlock accadano
molte cose. Billy finalmente esprime a parole il suo rapporto di
amore/odio con Sarah, Olympia lotta per mantenere la sua relazione
con Matty nonostante tutto ciò che è successo, e la stessa Matty
ammette le proprie colpe. In breve, quasi tutti i membri del cast
di Matlock hanno un momento importante.
Considerando la forza delle
recensioni di Matlock, non sorprende che il finale della
stagione 1 sia uno degli episodi più incredibilmente ben realizzati
della televisione recente. Quasi tutte le domande in sospeso
trovano una risposta prima dei titoli di coda, ma alcune domande
trovano una risposta che ci fa chiedere cosa potrebbe succedere in
seguito. Questo ci lascia con molte domande a cui rispondere.
Fortunatamente, il finale della prima stagione di Matlock è
almeno abbastanza cortese da tenere la maggior parte di esse
separate l’una dall’altra.
Il finale della prima stagione
di Matlock si conclude con 4 colpi di scena
Hanno dato il massimo per
questo episodio
Olympia scopre che Julian era
davvero responsabile dell’insabbiamento del caso Wellbrexa, ma non
ha ancora deciso come affrontare la questione. Billy scopre che
Claudia è incinta. Alfie rintraccia suo padre. E nel bel mezzo di
tutto questo, non si sa quanto tempo resterà a Matty prima che
il suo segreto venga finalmente svelato. Olympia potrebbe
essere dalla sua parte in senso morale, ma quell’alleanza non è
ancora stata cementata. Ci sono ancora forti vibrazioni che la
prossima stagione potrebbe vedere la scoperta della frode di
Matty.
Tutte queste questioni si combinano
insieme per rendere il finale della prima stagione di
Matlock piuttosto pesante. A parte la potenziale scoperta di
Matty, che Olympia le ha tenuto sospesa sopra la testa per un paio
di episodi, la maggior parte delle rivelazioni del finale
avvengono così rapidamente che c’è poco tempo per teorizzare su di
esse. Forse Billy è il padre del bambino di Claudia. Forse
questo strano uomo è il padre di Alfie. E Olympia potrebbe alla
fine dover scegliere tra proteggere un’amica o il padre dei suoi
figli. Queste sono grandi domande che chiaramente non troveranno
risposta fino alla seconda stagione di Matlock.
Olympia nasconderà a Madeline
la verità sul ruolo di Julian nella Wellbrexa?
C’è stato un breve momento nel
finale di stagione di Matlock in cui sembrava che forse
Julian non fosse davvero colpevole. Ha davvero pagato il brownstone
con i suoi soldi, e non era solo un pagamento da parte di Senior.
Sfortunatamente, Olympia scopre presto che Julian ha preso lo
studio Wellbrexa e lo ha tenuto in una cassetta di sicurezza. Non è
del tutto chiaro perché lo abbia tenuto in banca invece che nel
tritadocumenti, dove oggettivamente dovrebbe stare, ma ha fatto
quello che ha fatto.
Avevamo già visto all’inizio
dell’episodio che Julian tiene più all’approvazione di suo padre
che a qualsiasi altra cosa. Ha letteralmente pianto per la
promozione di Olympia, e Senior lo rimprovera più tardi in un modo
che è a metà strada tra la dura verità e l’abuso vero e proprio.
Olympia e Julian hanno raggiunto solo di recente un punto solido
nella loro relazione come co-genitori, quindi è difficile
immaginare che lei possa smascherare Julian in questo momento. Non
c’è dubbio che alla fine i piccioni torneranno al nido. Potrebbero
solo volare lungo la strada panoramica per arrivarci.
L’arrivo del padre di Alfie può
creare ulteriori conflitti nella famiglia Kingston
Per gran parte della stagione,
Matty ed Edwin hanno avuto opinioni divergenti sulla questione di
contattare il probabile padre di Alfie. Ma nei momenti finali del
finale della prima stagione di Matlock, sembra che Alfie
abbia preso in mano la situazione. Poiché abbiamo appena conosciuto
quest’uomo, non ci sono ancora prove sufficienti per dimostrare
che l’uomo che sostiene di essere il padre di Alfie stia dicendo la
verità. Ma che lo sia o meno, il suo arrivo sconvolge la
famiglia di Matty in molti modi.
Il padre di Alfie potrebbe creare
conflitti completamente nuovi per la serie. Sebbene la morte di
Ellie sia stata la motivazione principale di Matty per tutta la
stagione, non si è discusso molto sul coinvolgimento di altre
persone. Se così fosse, il padre di Alfie sarebbe un sospettato
naturale. Ciò significa che la seconda stagione di
Matlock potrebbe approfondire la figura del padre di
Alfie e il suo rapporto con Ellie. E poiché i capifamiglia
erano già in disaccordo sul fatto di contattarlo, il suo arrivo
probabilmente alimenterà ancora di più la discussione.
Come la partnership di Olympia
con Jacobson Moore influisce sul piano di vendetta di
Madeline
All’inizio del finale della prima
stagione di Matlock, viene rivelato che Olympia ha vinto la
lunga corsa per diventare partner contro Julian, che si è svolta
negli ultimi episodi. Ci sono stati momenti in cui sembrava che non
avesse alcuna possibilità. Ma dopo aver battuto un marchio
importante e aver vinto un caso di omicidio, non c’è dubbio che
Olympia abbia fatto la sua parte per conquistare questa posizione
di partner. E anche dopo aver risposto a Senior nella sala
conferenze piena di coriandoli, accetta la posizione con la stessa
grazia che ha dimostrato in tutte le principali trame di questa
stagione.
Tuttavia, il fatto che attualmente
stia nascondendo un segreto importante sul suo ex marito mette le
cose in una posizione piuttosto precaria. Matty tiene a Olympia, e
sembra che il sentimento sia reciproco. Ma Olympia non dovrebbe
essere giudicata per il fatto di tenere anche al padre dei suoi
figli. Lui ha dimostrato di essere un buon genitore e,
soprattutto, un brav’uomo. Matty conosce abbastanza bene la
dipendenza da rendersi conto, a un certo punto, che mettere da
parte i farmaci della Wellbrexa avrebbe semplicemente portato a
morti un po’ più cruente. Si spera che, essendo Olympia sua
partner, Matty avrà ancora dei compiti lavorativi che la
distrarranno da quella terribile realtà.
Cosa significa il finale della
prima stagione di Matlock per la seconda stagione
Le pareti di Matty si stanno
chiudendo e la possibilità che il suo inganno venga scoperto
potrebbe avere conseguenze di vasta portata. Sarah ha accettato
casi alle spalle di Olympia solo perché Matty le ha soffiato il
caso Autry, e Matty ha preso quel caso a Sarah pur sapendo che
Sarah aveva un’esperienza personale con la demenza. Anche se il
suo obiettivo generale può sembrare nobile, Matty ha fatto cose
terribili per raggiungerlo. È una situazione sfortunata che la
serie dovrà risolvere prima che la storia giunga al termine.
La triste realtà è che, sebbene
Kathy Bates abbia sicuramente reso il
personaggio più che simpatico, Matty non è cresciuta molto in
questa stagione. Olympia ha tutto il diritto di sentirsi ferita
dopo aver scoperto la verità sulla loro relazione, ma Matty
risponde a quel dolore con un ulteriore ricatto. Qualunque
direzione prenderà Matlock nella prossima stagione,
la posta in gioco sta aumentando. E che si tratti di Matty, Julian,
Olympia o tutti e tre, sembra che qualcuno finirà sott’acqua prima
che questa storia giunga al termine.
L’ultima edizione di Production
Weekly riporta infatti che per Edge of Tomorrow 2
si punta a iniziare le riprese alla fine del 2026, con Cruise ed
Emily Blunt pronti a tornare. La Warner Bros.
starebbe sostenendo il progetto, che è rimasto in sospeso per anni.
Lo stesso Liman ha confermato che lui e Cruise hanno rivisitato
l’idea. “Tom e io l’abbiamo rivisto circa due mesi fa, perché
non lo vedevo da 10 anni”, ha detto Liman a Empire. “Ho
pensato: ‘Wow, è davvero un bel film’”.
L’ostacolo principale è sempre stato
il fitto calendario di Cruise. Nell’ultimo decennio, ha girato
quattro film della serie Mission: Impossible, inserendo
solo Barry Seal – Una storia americana e Top Gun: Maverick nel mezzo. Ora,
mentre Cruise passa alla fase post-Mission: Impossible, ha già
terminato il prossimo film di Alejandro González
Iñárritu, che uscirà nel 2026. Questo progetto fa parte
del recente accordo di Cruise con la Warner Bros., che gli permette
di produrre e recitare in film per lo studio.
Secondo recenti notizie, il CEO
della Warner David Zaslav starebbe ora spingendo
Cruise a dare la priorità a Edge of Tomorrow 2,
l’unico IP di Cruise attualmente di proprietà dello studio.
“Penso che probabilmente non ci sia complimento migliore per un
film che il fatto che la gente ne voglia un sequel”, ha detto
Liman a Total Film. “Non c’è complimento migliore del fatto che
la Warner Bros. continui a chiedermi: ‘Vuoi farne un
altro?’”
Anche Emily Blunt ha segnalato la sua
disponibilità. Nell’agosto 2023, ha confermato che la sceneggiatura
– scritta da Christopher McQuarrie, collaboratore
di lunga data di Cruise – era completa e che lei era pronta a
partecipare. Liman ha anticipato che il film, un tempo
intitolato “Live Die Repeat and Repeat”, avrebbe
“rivoluzionato il modo in cui si realizzano i sequel”.
Va però ricordato che Edge
of Tomorrow non è stato un successo clamoroso al momento
dell’uscita nel 2014, incassando 375 milioni di dollari in tutto il
mondo a fronte di un budget di 175 milioni. Tuttavia, grazie alle
forti vendite di home video e al passaparola sullo streaming, da
allora è diventato un classico cult della fantascienza. Ora, con la
Warner Bros. che spinge, la Blunt pronta e Cruise apparentemente
libero dal ciclo infinito di Mission: Impossible, il tanto
atteso sequel potrebbe finalmente diventare realtà.
Il nuovo trailer della
terza stagione di The Walking Dead: Daryl Dixon, episodio 4, mostra
Daryl e Carol alle prese con nuovi nemici mentre difendono Solaz
del Mar dall’attacco. Daryl Dixon – terza stagione, episodio
3, ha visto i due protagonisti avvicinarsi agli abitanti della
comunità, proprio prima che Justina si offrisse come sacrificio in
cambio di protezione.
Ora, AMC ha pubblicato un nuovo
trailer della terza stagione di The Walking Dead: Daryl
Dixon, episodio 4, che vede l’arrivo di un nuovo
gruppo di nemici a Solaz del Mar. Si intuisce che si tratta di un
gruppo apocalittico che vuole vedere il mondo andare in fiamme.
Tuttavia, quando utilizzano grandi risorse per attaccare la
comunità, sembra che qualcosa di più sinistro possa essere in
atto:
Cosa significa il nuovo trailer
di Daryl Dixon per la stagione 3, episodio 4
Finora, la stagione 3 ha dedicato
molto tempo all’approfondimento dei personaggi di Daryl
Dixon. Daryl ha trascorso l’episodio con Roberto
cercando di procurarsi i pezzi per la barca per tornare a casa,
entrando in sintonia con lui nonostante inizialmente non volesse
lasciarlo avvicinare. Nel frattempo, Carol ha trascorso del tempo
con il padre del ragazzo, Antonio, scoprendo il suo passato e
guadagnandosi la sua fiducia in modo piuttosto profondo.
Sebbene gli sviluppi dell’episodio
portino buone notizie per il viaggio di ritorno a casa della coppia
protagonista, esso si conclude con un colpo di scena straziante: il
senso di colpa di Justina la consuma al punto da spingerla a
sostituire Alba come Ofrenda della comunità. Considerando
quanto Daryl e Carol si siano affezionati a Roberto e Antonio, è
molto improbabile che lo permetteranno a lungo.
Ma questo nuovo gruppo rappresenta
anche un pericolo inaspettato. Sembra che potrebbero essere lo
stesso gruppo Daryl Dixon – stagione 3 introdotto
nell’episodio 1 che ha saccheggiato la nave di Julian. Vengono
anche mostrati mentre lanciano pile di Walker in fiamme nella
città, simili ai non morti imbustati appesi agli alberi nei boschi
vicino alla costa, confermando che sono gli stessi.
Ecco il trailer italiano di Anemone,
il film d’esordio di Ronan Day-Lewis, che segna il
primo ruolo di Daniel Day-Lewis in otto anni. Il
film verrà presentato in Italia in
anteprima adAlice
Nella Citta.
Nel cast del film anche SeanBean, Samuel
Bottomley, Safia Oakley-Green e Samantha
Morton. Secondo la sinossi ufficiale, “il film
ambientato nel nord dell’Inghilterra inizia con un uomo di mezza
età (Bean) che parte dalla sua casa di periferia per un viaggio nei
boschi, dove si ricongiunge con il fratello eremita (Day-Lewis), da
cui è separato. Legati da un passato misterioso e complicato, i due
uomini condividono una relazione tesa, seppur a tratti tenera, che
è stata cambiata per sempre da eventi sconvolgenti accaduti decenni
prima”.
L’ultimo film di
Daniel Day-Lewis prima del ritiro è stato il dramma
storico del 2017 di Paul Thomas Anderson Il filo
nascosto. Il ruolo gli è valso la sua sesta
nomination all’Oscar come miglior attore. In precedenza aveva vinto
nella stessa categoria per le sue interpretazioni in Il mio
piede sinistro del 1989, Il petroliere
del 2007 e Lincoln del 2012. Day-Lewis,
considerato uno dei migliori attori dell’era moderna, ha anche
ricevuto numerosi premi BAFTA, Golden Globe e SAG nel corso della
sua carriera.
Questa è la seconda volta che
Daniel Day-Lewis torna in scena dopo un ritiro, dato
che l’attore si era preso una pausa nel 1997 per dedicarsi alla
professione del calzolaio in Italia dopo essere apparso in
The Boxer di Jim Sheridan.
Tornò nel 2002 per interpretare Billy il Macellaio in Gangs
of New York di Martin Scorsese.
Focus Features distribuirà Anemone
in edizione limitata il 3 ottobre, per poi distribuirlo a livello
nazionale il 10 ottobre.