Arriva a cannes per presentare il suo Cosmopolis, David Cronenberg. Insieme a lui anche il protagonista Robert Pattinson, Paul Giamatti, Emily Hampshire, Sarah Gadon e Patricia McKenzie.
Arriva a cannes per presentare il suo Cosmopolis, David Cronenberg. Insieme a lui anche il protagonista Robert Pattinson, Paul Giamatti, Emily Hampshire, Sarah Gadon e Patricia McKenzie.
Arriva l’attesissimo Cosmopolis, ultimo film nato dalla mente di David Cronenberg in collaborazione con Don DeLillo. Infatti il regista de La Mosca si è ispirato proprio al romanzo di DeLillo, portando sulla schermo fedelmente la crisi del capitalismo, quando questa era un utopia, dimostrandosi anticipatore degli eventi attuali.
Il Presidente degli Stati Uniti è in visita a New York, e la città è intasata di traffico. Eric Parker (Robert Pattinson) alto esponente della finanza, giovane miliardario, vuole a tutti i costi farsi “aggiustare il taglio” dal suo barbiere di fiducia, ad Hell’s Kitchen, dall’altro lato della città. Così, pur avendo un brutto presentimento e temendo per la sua vita, entra in una limousine bianca e attraversa lentamente la città immersa nel caos e nei fumi di una rivolta. Durante le 24 ore che impiega per arrivare dal suo barbiere, Eric incontra molti personaggi che discutono con lui dei grandi temi che collegano umanità, tecnologia, denaro, tempo ed economia.
L’ultimo film di David Cronenberg deve necessariamente fare i conti con un presupposto: il romanzo di DeLillo era una storia quasi impossibile da trasporre, eppure il film che ne è uscito è esattamente l’essenza del romanzo stesso. Questo però non vuol dire che sia un film riuscito, dal momento che il cinema non parla la lingua della letteratura e viceversa. Cosmopolis, preso come opera a se stante, presenta in realtà molti punti di domanda e momenti di stasi che non ne contribuiscono la visione e non ne facilitano la comprensione sempre tesa a districarsi tra il miscuglio di concetti più o meno filosofici che si espongono trai personaggi.
Nessuno dei passanti, in qualche modo partecipanti alla vita di Eric, viene approfondito come merita, lasciando tutto su un grado di superficialità che non ci permette assolutamente di partecipare all’inquietudine del protagonista. Inquietudini tra l’altro tutta detta e per nulla mostrata, nella maschera statica che Pattinson mette su per tutto il film.
Il giovane protagonista della Saga di Twilight si cimenta con un ruolo più grande di lui che, a onor del vero, sarebbe stato difficile da rendere credibile anche per un attore più navigato. Tuttavia sul suo volto sono manifesti la dedizione e l’impegno che Pattinson ha profuso nella sua performance, probabilmente rendendosi conto che per un attore che viene da una serie per teenagers, lavorare con Cronenberg può rappresentare la svolta. Il suo sforzo lo premia nel dialogo finale con Paul Giamatti: nonostante trai due ci sia un divario incolmabile, forse la vicinanza con il grande attore Giamatti ha dato a Pattinson lo stimolo giusto per tirare fuori da sé il meglio.
La sceneggiatura è completamente opera di Cronenberg che come al suo solito sguazza alla grande in paroloni e concetti complicati che si fermano a riflettere sulla natura umana e sulla sua relazione con il mondo in evoluzione. La regia si fregia di interessanti piano sequenza che, non a caso, ci fanno apprezzare l’autore del film e ci ricordano la sua grandezza. Nel complesso Cosmopolis è un’opera incompiuta, o meglio riuscita solo a metà, che non risulta incisiva come avrebbe potuto essere né tantomeno da libero sfogo alla vena poetica di Cronenberg.
Ecco le foto di uno dei famosi party esclusivi e collaterali della kermesse cinematografica, che è anche famosa per la varietà di eventi che racchiude in se l’evento. Questo è tenutosi in onore di De Grisogono al Glam Extravaganza at Hotel.
Mads Mikkelsen è in trattative per
interpretare il villain in Thor 2, le cui riprese inizieranno a luglio.
L’attore si aggiungerebbe
Colin Firth interpreterà il commediografo Noel
Coward nel biopic Mad Dogs and Englishmen.
Prodotto da BiteSize
Ethan Hawke viaggerà indietro nel tempo per
catturare un pericoloso criminale
in Predestination,opera sci-fi dei fratelli
Ecco la sinossi ufficiale di Pacific Rim, l’ultimo film di Guillermo Del Toro, prodotto da Warner Bros e Legendary Pictures. Il film è atteso al cinema per il prossimo anno e vede nel cast Charlie Hunnam, Idris Elba, Charlie Day, Rob Kazinsky e Max Martini.
Quando legioni di mostruose creature, note come Kaiju, iniziano a sorgere dai mari, avrà inizio una guerra che porterà via milioni di vite e consumerà per anni le risorse dell’umanità. Per combattere i giganteschi Kaiju verrà sviluppato uno speciale tipo di arma: degli imponenti robot, chiamati Jaegers, controllati simultaneamente da due piloti le cui menti vengono collegate tramite un ponte neuronale. Ma anche gli stessi Jaegers sono quasi indifesi di fronte agli implacabili Kaiju. Ormai sull’orlo della sconfitta, le forze di difesa dell’umanità non avranno altra scelta se non quella di mandare avanti due improbabili eroi – un ex pilota in declino (Charlie Hunnam) e un’apprendista inesperta (Rinko Kikuchi) – uniti per pilotare un leggendario, ma al contempo obsoleto Jaeger del passato. Insieme, rappresenteranno l’ultima speranza dell’umanità contro l’imminente apocalisse.
Sono state diffuse tre
nuove immagini di The Amazing Spider-Man, pellicola
dedicata all’Uomo Ragno che uscirà in Italia il 4 luglio. Diretto
da Marc Webb
Sir Anthony Hopkins è in trattative per entrare nel cast di RED 2; per lui è pronto il ruolo del cattivone di turno , un geniale scienziato recluso in manicomio. Hopkins, attualmente impegnato con Hitchcock – qui lo trovate in versione maestro del brivido – andrebbe ad arricchire un cast che già comprende Bruce Willis, John Malkovich, Helen Mirren e Mary-Louise Parker, Catherine Zeta-Jones e Byung-Hun Lee. RED 2, scritto dai fratelli Hoeber (Battleship) sarà diretto da Dean Parisot (Galaxy Quest); debutterà nelle sale USA nell’agosto 2013.
Fonte: The Hollywood Reporter
Robert Pattinson nasce a Londra il 13 maggio del 1986. Vista la sua passione per la recitazione decide di entrare nella Barnes Theatre Company, una compagnia teatrale amatoriale situata nei sobborghi londinesi. Dopo aver fatto la cosiddetta gavetta nel backstage del teatro, finalmente gli viene affidato un ruolo principale nella produzione di Tess of the D’Ubervilles.
Qui viene notato da un agente che gli propone un contratto per ruoli più professionali. Partecipa nel 2004 come ruolo secondario nel film tv L’anello dei Nibelunghi ed è inserito nel cast di Vanity Fair – La fiera della vanità diretto da Mira Nair, ma le sue scene vengono tagliate nella versione finale.
Nel 2005 il grande salto con il film Harry Potter e il Calice di Fuoco dove interpreta Cedric Diggory; grazie a questa interpretazione Robert viene inserito nella lista del Times Online come una delle stelle del futuro e viene definito addirittura il prossimo Jude Law.
Alla carriera di attore accosta quella di modello, posando per diverse riviste in collezioni di alta moda. Nel 2008 interpreta il ruolo del vampiro Edward Cullen in Twilight diretto da Catherine Hardwicke, basato sul fortunato romanzo di Stephenie Meyer. Da questa prima collaborazione con il franchise nato dalla penna della Meyer, arriva un periodo fortunatissimo per il giovane Robert, che interpreterà il vampiro Edward per tutta la saga, fino alla conclusione, prevista per il prossimo novembre. Sul set conosce la sua co-protagonista Kristen Stewart, e questo incontro farà gran parte del suo attuale successo dal momento che il gossip si scatenerà continuamente sul genere di relazione che intercorre trai due anche fuori dal set.
Tra una puntata e l’altra della saga di Twilight, Robert Pattinson cerca di dedicarsi ad altro, con scarso successo di critica purtroppo: nel 2010 è in Remember Me e nel 2011 è in Come l’acqua per gli elefanti. Entrambi i film si considerano sconfitti da critiche negative, ma agli occhi delle sue fan, Robert Pattinson vince sempre. Il 2012 è l’anno di Bel Ami, probabilmente la peggiore performance della sua carriera, anche se realizzata accanto ad attrici di prim’ordine, come Kristin Scott Thomas e Uma Thurman.
Ma a quanto pare la fortuna gli arride, e ora, finalmente, Robert ha la possibilità di far vedere quanto vale: sarà il protagonista di Cosmopolis, di David Cronemberg, forse come successe a Di Caprio nel dopo-Titanic, qualcosa in lui cambierà.
Crani che esplodono, uomini che si trasformano in mosche, individui che intrattengono colloqui più o meno amicali con alieni al bancone di un bar: non stiamo elencando gli incubi di un pazzo visionario ma alcuni dei temi “storici” presenti nei film di David Cronemberg.
David Cronenberg è nato a Toronto, Ontario (Canada), il 15 marzo 1943. Cresciuto in una famiglia di artisti, inizia giovanissimo a scrivere racconti e a suonare la chitarra classica; dopo gli studi liceali, frequenta l’Università di Toronto, dove si laurea in letteratura inglese;si avvicina alla cinepresa producendo cortometraggi: Transfer (1966), From the Drain (1967), seguiti poi da alcuni film indipendenti (Stereo 1969). Sposato a Margaret Hindson (1970-1971), diventa padre dell’assistente regista Cassandra Cronenberg.
Dal 1971 in poi, si fa autore di softcore e horror che evidenziano da subito il suo gusto per il sangue, il sesso e gli esperimenti mutageni. Si risposa, nel 1979, con la produttrice e regista Caroline Zeifman, dalla quale ha due figli (entrambi addetti ai lavori cinematografici: Caitlin e Brandon Cronenberg). Nel 1981 Scanners diventa il capostipite di una lunga, lunghissima serie di film dell’orrore, tutti di grandissimo impatto visivo e narrativo; il regista è lanciatissimo e si permette perfino di bistrattare offerte estremamente remunerative (rifiuta la direzione de Il ritorno dello Jedi).
Proseguendo nel suo personalissimo percorso creativo lontano anni luce da cliché collaudati, sforna Videodrome (1983) con James Wood (intensissimo) e La zona Morta (1983) con Christopher Walken tratto dal romanzo omonimo di Stephen King.
Nel 1986, quando La Mosca diventa un enorme successo internazionale David Cronemberg è isolatissimo: Hollywood lo snobba perché fuori dal coro e caratterialmente poco malleabile, ma a proteggerlo dagli attacchi della critica è il suo pubblico. Dopo Inseparabili (1988) con il suo pupillo Jeremy Irons, Hollywood ci riprova, chiedendogli di dirigere Atto di Forza (1990), ma Cronenberg ,dopo essersi occupato della prima stesura della sceneggiatura rinuncia ancora una volta per impegnarsi nella sua sfida più grande: portare sullo schermo quel delirio paranoico che è Il pasto nudo di William Burroughs: film disarmante. Il successo della critica è finalmente dietro l’angolo, dopo M.Butterfy con il solito Irons è il momento di Crash (1996) che gli vale il primo riconoscimento dopo anni di vuoto. Sullo scaffale di casa sua, fa bella mostra di sé il Premio Speciale della Giuria, vinto al Festival di Cannes.

Il film esplora le perversioni amorose, meccaniche e mortali di un gruppo di persone con la passione per gli incidenti stradali; la commistione individuo-macchina è ancora una volta protagonista. Nel 1999, è lui stesso il presidente della Giuria del Festival di Cannes e nel frattempo firma quello che è considerato il suo capolavoro: eXsistenZ in cui sogno, videogioco e realtà sono sapientemente mescolati (tratto dal romanzo di James G. Ballard sarà Orso d’Argento a Berlino). Le successive pellicole vedono il regista danese in vago affanno, Spider e La promessa dell’assassino non sfiorano per profondità ed intensità i passati gioielli cinematografici, ancor meno il suo più recente A dangerous method che ci è apparso quasi film per la tv. Non resta che attendere il suo ultimo lavoro Cosmopolis sperando in un ritrovato vigore artistico.
Rilasciati tre character poster di The Twilight Saga: Breaking Dawn – Part 2, nuovo capitolo della saga Twilight che approderà nelle sale italiane il 14 novembre.Breaking Dawn – Part 2 è stato diretto da Billy Condom da uno script di Melissa Rosenberg. Nel cast, Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Peter Facinelli, Ashley Greene, Kellan Lutz, Jackson Rathbone, Elizabeth Reaser, Nikki Reed e Billy Burke. Ecco i tre poster, dedicati a Bella (Kristen Stewart), Edward (Robert Pattinson) e Jacob (Taylor Lautner).
Fonte: Coming Soon
Continuano arrivare immagini promozionali del film. Oggi sono stati pubblicati quattro sorprendenti wallpaper, sfondo o poster. Non sappiamo come chiamarli ma le immagini
Giudicato trash e poco amato dalla
critica, The Paperboy infiamma Cannes con
una Nicole Kidman scandalosa…
La Lionsgate ha messo
gli occhi su Robert Pattinson per Catching Fire, sequel
del fortunato Hunger Games. Il fascinoso Robert e la Lionsgate se
la intendono dall’inizio della saga Twilight; inoltre,
Pattinson
Ecco delle nuove
immagini in HD per Il Cavaliere Oscuro il
Ritorno in cui oltre ai soliti tre personaggi gettonatissimi,
l’ormai classico Christian Bale/Bruce Wayne/Batman e i nuovi
Tom
Hardy/Bane e
Gary
Oldman entra ufficialmente nel cast di RoboCop di José Padilha (Tropa de Elite), reboot del
cult del 1987 diretto da Paul Verhoeven. Oldman, prossimamente in
sala con
Ted esordirà nelle sale americane il
29 giugno, e non più il 13 luglio; prende il posto lasciato libero
da G.I. Joe – La vendetta, spostato a
marzo 2013 per essere convertito in 3D. Esordio registico del papà
dei Griffin
La Paramount Pictures ha deciso di rinviare l’uscita di G.I. Joe – La Vendetta di ben nove mesi; atteso per il 29 giugno (20 luglio in Italia), il sequel de La nascita dei Cobra approderà nelle sale USA il 29 marzo 2013! Questo sostanzioso spostamento consentirà la conversione in 3D del film diretto da Jon Chu. Sicuramente le tre dimensioni garantiranno incassi miglori, ma è altrettanto certo che questo radicale cambiamento a un mese dall’uscita sarà un brutto colpo per i fan. Ecco come ha motivato la decisione Brian Goldner, presidente e CEO della Hasbro:
E’ evidente a tutti come il 3D sia una scelta di successo e, assieme alla Paramount, abbiamo deciso di regalare ai fan un’esperienza d’intrattenimento ancora più immersiva.
G.I. Joe – La vendetta vedrà il
Comandante Cobra Zartan, in veste di Presidente degli USA, accusare
i G.I. Joe di altro tradimento. I virtuosi soldatini Hasbro
dovranno lottare per la loro stessa sopravvivenza battendosi contro
cattivon come l’assassino esperto di travestimenti Storm Shadow e
il mercenario Firefly. Il cast comprende Dwayne Johnson, Channing Tatum, Adrianne Palicki, Bruce Willis, Ray Stevenson, Byung-hun Lee,
Jonathan Pryce e Elodie Young.
Approderà nelle sale USA il 29 marzo 2013.
Fonte: Worstpreviews
Tumbler Tour, poster a
profuzione, artwork da merchandising; la campagna promozionale per
Il Cavaliere Oscuro il
Ritorno procede a gonfie vele, e così era solo questione di
giorni
Peter Weir – È uno dei registi australiani più noti al mondo. In patria, negli anni ’70 ha lasciato la sua impronta inconfondibile nel cinema, inaugurando un nuovo corso. Ma presto si è fatto apprezzare anche a livello internazionale, arrivando a conquistare Hollywood con capolavori come L’attimo fuggente e The Truman Show.
Ama la natura, gli spazi sconfinati e il fascino misterioso che da essi promana, e spesso costringe i protagonisti dei suoi film a confrontarvisi. Ama le sfide – come quella di sperimentare generi cinematografici diversi – e allo stesso modo, ama mostrarci personaggi alle prese con sfide apparentemente impossibili: intrappolati in universi asfittici, claustrofobici, a volte realistici, altre fantastici ma sempre perfettamente funzionanti nei loro meccanismi perversi e costrittivi, i suoi protagonisti non riescono ad essere e ad esprimere sé stessi e lottano per uscirne e vivere finalmente liberi.
La sua ultima fatica risale al 2003 ed è per questo che c’è molta attesa per il suo nuovo The way back nelle sale italiane dal prossimo giugno, che, guarda caso, è proprio un’epopea di fuga dalla prigionia attraverso spazi immensi, in condizioni ostili.
Peter Weir nasce in Australia nell’agosto del 1944. Mostra subito interesse per l’arte, che studia all’università di Sidney assieme a legge. Si avvicina al mondo dello spettacolo partendo dalla tv, a metà anni ’60, facendo l’assistente di produzione alla tv australiana ATN-7 per una commedia satirica: The Mavis Bramston Show. Presto si dedica anche all’attività di documentarista, con cui è più libero di sperimentare e trattare temi a lui cari. Aderisce così alla Commonwealth Film Unit, producendo nel decennio ’60 una serie di documentari cui deve la sua prima notorietà in patria. Di particolare rilievo quello che ritrae la vita nei sobborghi della sua città, Sidney.
Il primo vero progetto
indipendente, dopo l’abbandono del CFU, è il cortometraggio
Homesdale, del 1971: una commedia nera in cui Weir
compare anche come attore in un piccolo ruolo. Quattro anni dopo, è
la volta del suo primo lungometraggio: Le macchine che
distrussero Parigi, un horror ambientato in una piccola
cittadina del deserto australiano (la Parigi del titolo): un
universo parallelo in cui la gente, coadiuvata da automobili
modificate all’inverosimile, provoca incidenti stradali sui quali
poi lucra più che può per risollevare la propria economia. Il
protagonista del film, Arthur/Terry Camilleri, e suo fratello ci
passano per caso, ma vi rimangono intrappolati. Il film diventa
presto un cult tra gli appassionati del genere.
Finora, nonostante un discreto successo nel circuito cinematografico underground, Weir non sembra attirare l’attenzione della critica. Ma questa non potrà non notare e apprezzare il suo drammatico Picnic a Hanging Rock, che vede la luce in quello stesso ’75. Qui, l’universo costrittivo non è affatto di fantasia, ma è quello della società vittoriana del 1900 australiano. È contro la sua rigidità, il suo moralismo e la sua ipocrisia che il regista concentra la propria critica. Ad essere immerse in questo ambiente e a farne le spese sono un gruppo di giovani collegiali, tre delle quali scompaiono però misteriosamente durante una gita scolastica a Hanging Rock, richiamate da quella natura selvaggia e misteriosa che considerano forse sinonimo di libertà. La pellicola, tratta da un romanzo di Joan Lindsay, colpisce per la molteplicità di questioni che sa affrontare, per la sua estrema raffinatezza e per il fascino che promana dalla natura stessa, che qui il regista rende protagonista, assieme alla bellezza e all’innocenza delle tre ragazze. Il film fa parlare molto di sé e ottiene un notevole successo di critica in patria, tanto da essere considerata un’opera fondamentale, che dà il via alla New Wave del cinema australiano.
Gli anni Ottanta vedono l’eclettico
Weir pronto ad affacciarsi sul panorama internazionale e a prendere
parte a produzioni americane. Lo farà stupendoci sempre, per la sua
capacità di puntare su attori non ancora arrivati all’apice del
successo, ma che riusciranno a raggiungerlo anche grazie a lui,
oppure, su nomi già noti, ma che metterà alla prova facendoli
recitare “fuori ruolo”. Vincerà sempre la sua scommessa, ottenendo
spesso da loro le migliori interpretazioni delle rispettive
carriere. Inizia nell’ ‘81 con Mel
Gibson, interprete principale ne Gli anni
spezzati, lungometraggio sull’insensatezza della guerra e
la forza dell’amicizia, al suono dell’Adagio di Albinoni (ma
anche di Bizet, Strauss e Paganini e tra i contemporanei, di
Brian May e Jean Michel Jarre). Il film, che farà dell’attore una
vera star, è oggi considerato un classico del cinema australiano.
Due anni dopo Weir scommette ancora su Gibson, stavolta in
accoppiata con un’altra attrice già nota, ma non ancora all’apice
del successo: Sigourney Weaver.
I due sono efficaci
protagonisti di Un anno vissuto pericolosamente,
pellicola che racconta le vicende di un giornalista inviato
nell’Indonesia di Sukarno. Un’altra intuizione di Weir è quella di
far interpretare la parte maschile del fotoreporter Billy Kwan
all’attrice Linda Hunt, che ottiene così l’Oscar come miglior
interprete non protagonista.
Nel 1985 ha inizio la stagione propriamente americana della cinematografia di Weir. Sbarca infatti ad Hollywood reclutando Harrison Ford, già famosissimo per aver interpretato Indiana Jones e Guerre Stellari. Lo vuole per ben due film, ma, come suo costume, non per vestire panni simili ai precedenti, bensì per fargli indossare quelli del dramma. Così sarà in Witness – Il testimone, che gli vale la prima nomination all’Oscar della sua carriera registica. Ford stupisce e convince nel ruolo del poliziotto braccato da colleghi corrotti, che trova riparo in un villaggio Amish e vuole proteggere un bambino testimone di un omicidio. Guadagna così la sua unica nomination da parte dell’Academy. Qui ritroviamo il tema della fuga e dell’ambivalenza dell’ambiente in cui il protagonista si rifugia: un posto sicuro, ma che può diventare a sua volta una prigione. La pellicola alla fine riceverà due statuette per la miglior sceneggiatura e il miglior montaggio. La coppia artistica Weir-Ford tenta il bis l’anno dopo con Mosquito Coast. Il regista mette l’attore alle prese con la ricerca della propria realizzazione, che lo spinge con la famiglia lontano dagli Usa verso l’America Centrale. Qui crea un equilibrio che sembra perfetto, finché qualcuno non arriva a turbarlo. Ford si cimenta ancora con successo in un ruolo complesso, dimostrando doti da attore completo. A questo punto, il nome del nostro regista australiano risuona ormai anche negli Usa.
A dargli la grande fama, tuttavia, saranno due pellicole che dirigerà successivamente. Il 1989, infatti, è l’anno de L’attimo fuggente. Ed eccoci a un’altra delle scommesse di Weir in fatto di attori. Per il ruolo assai impegnativo del professore anticonformista John Keating, protagonista di questa pellicola, il regista australiano sceglie infatti Robin Williams, fino ad allora noto per il suo talento comico. La scommessa è ancora una volta vinta, perché Williams dà corpo in maniera assai intensa al personaggio affidatogli. Siamo in un contesto simile a quello già visto per Picnic a Hanging Rock: un’istituzione scolastica e una società costrittivi educano i ragazzi al rispetto di rigidi quanto spesso vuoti codici, anziché spingerli verso la consapevolezza di sé e dare loro possibilità espressive. Qui però, non siamo agli inizi del secolo scorso, ma negli anni ’50 e ad aprire le menti dei ragazzi, instillandovi idee di libertà è appunto il professor Keating, chiamato a insegnare lettere in un austero collegio, in cui porterà contenuti e metodi non convenzionali.
Un racconto di formazione e
un inno alla libertà, autenticamente sentito da regista e cast, che
coinvolge lo spettatore. Il film ottiene dall’Academy hollywoodiana
diverse nomination, tra cui quella a Weir per la migliore regia, ma
vince “solo” il premio per la miglior sceneggiatura di Tom Shulman.
Mette però d’accordo critica e pubblico. Piace particolarmente nel
nostro paese, che gli tributa due importanti riconoscimenti: il
David di Donatello e il Nastro d’Argento come miglior film
straniero. Ancora oggi è considerato uno dei più grandi successi
del cineasta australiano.
Dopo le commedie oscure, i film drammatici e d’avventura, nel ’93 Weir spiazza tutti con una virata in terreno romantico. È infatti questa la natura della commedia che vede protagonista un’altra “strana coppia” creata dall’intuito del regista: il divo del cinema francese Gérard Depardieu e l’americana Andie MacDowell. Insieme danno vita a Green card, che pur senza eccessivi colpi di genio, si rivela piacevole.
Il 1998 è invece l’anno di un altro vero capolavoro di Weir, forse il più geniale della sua carriera registica: The Truman Show. Qui, opera una costruzione di fantasia, ma ci rimanda alla realtà per mettere a nudo con la satira le contraddizioni e l’aspetto fagocitante di una società come quella attuale, dominata dallo strapotere dei media, che sono parte integrante delle nostre vite. Lo fa attraverso le vicende di Truman Burbank, un uomo qualunque, con una vita come tante. Sennonché, attorno ai trent’anni si accorge che si tratta di una gigantesca messinscena – una specie di “reality show”, diremmo oggi, e in questo il film è profetico – in cui le persone che gli vivono accanto sono tutti attori. A questo punto farà l’unica cosa che lui, unico uomo autentico, che non finge, può fare: cercare la libertà. Dunque, ancora una volta Weir sottolinea il desiderio di libertà che può nascere solo da una piena consapevolezza. La sua abilità direttiva qui è notevole e trasforma perfettamente in immagini la sceneggiatura di Andrew Niccol. A portare brillantemente sulle sue spalle questa efficacissima costruzione d’ingegno è uno Jim Carrey in grande spolvero nel ruolo di Truman. Diretto da Weir, Carrey ha l’opportunità di mostrare il suo talento non solo come attore comico trasformista e irriverente, ma anche in un ruolo che a ben guardare, è più drammatico che comico. Le nomination agli Oscar sono varie, tra cui miglior sceneggiatura e regia, ma neppure questa volta Weir porta a casa la statuetta. Da qui in avanti il cineasta australiano rallenterà il ritmo, abituandoci ad una cadenza almeno quinquennale d’uscita dei suoi lavori.
Siamo infatti già nel nuovo millennio, nel 2003, quando vede la luce Master and commander – Sfida ai confini del mare. Uomini che sfidano altri uomini, legami forti come l’amicizia e su tutto la natura immensa e ingovernabile (in questo caso maestosamente rappresentata dall’acqua). I temi cari a Weir che tornano, un solido protagonista come Russell Crowe cui affidarli, sapienza nel dirigere, in modo tradizionale ma senza disdegnare anche il ricorso agli effetti speciali, ed il gioco è fatto. Ecco un altro successo che si porta a casa due Oscar (fotografia ed effetti speciali), ma al nostro regista il premio sfugge ancora.
Una storia d’amicizia, ma anche un’epopea di fuga attraverso una natura ostile sarà il punto nodale del successivo lavoro di Weir: The Way Back, del 2010. A scappare qui sono alcuni prigionieri di un campo di lavoro in Siberia, negli anni ’40. Weir ha dichiarato che il film è stato preceduto da una lunga fase di ricerca. “Amo la fase di ricerca, che per i soggetti storici ovviamente è rilevante, (…) andare sui luoghi reali” In questo caso, la Siberia e il deserto del Gobi. Il regista ha così avuto modo di parlare con alcuni superstiti dei Gulag, tra cui un prigioniero polacco, poi fuggito. Molto del materiale così raccolto è finito nel film. Ma Weir ha anche sottolineato il ruolo, ancora una volta fondamentale, della natura in questa pellicola. Sebbene non sia stata girata davvero sull’Himalaya, ma tra le montagne della Bulgaria e in Marocco, il che ha reso necessario ricostruire alcuni elementi attraverso fotografie, la natura delle due location è rimasta comunque protagonista: “La maggior parte del tempo, forse il 90%, è la natura con i suoi meravigliosi estremi.(…) Ci sono le condizioni più diverse, ogni tipo di tempo atmosferico: pioggia, tempeste di sabbia e di neve”, e si è detto convinto che le location siano state un’importante fonte d’ispirazione per gli attori. Nel cast Colin Farrel, Ed Harris e Saoirse Ronan. Il film sarà nelle sale italiane dal prossimo 6 luglio, distribuito da 01 Distribution.
Questa sera, al red carpet di On The Road, al Festival di Cannes, è arrivato anche a sorpresa Robert Pattinson. L’attore, che sarà protagonista il 25, venerdì, con l’ultimo film di David Cronenberg, ha anticipato il suo arrivo sulla croisette evidentemente per stare vicino alla Stewart in un momento così importante per lei.
via JustJared.com
E’ stato presentato oggi al Festival On The Road, il film tratto dal libro cult di Kerouac e diretto da Walter Salles. Abbiamo già detto che il film si è rivelato purtroppo una delusione forse a causa delle altissime aspettative sul progetto. Per fortuna che il cast si è rivelato invece molto disponibile e generoso con giornalisti e fotografi, su tutti il regista e il ‘solito’ Viggo Mortenses, vero gentleman. Ecco le fotografie del photocall mattutino e del red carpet di questa sera. Presente tutto il cast: Tom Sturridge, Kristen Stewart, Danny Morgan, Kirsten Dunst, Garrett Hedlund, Viggo Mortensen e il regista Salles.