Gli appassionati dell’horror
conoscono bene i crimini reali che hanno ispirato alcuni dei killer
più prolifici del genere, tanto che alcuni si chiedono se Longlegs
di Osgood Perkin sia ispirato a serial killer realmente esistiti.
Interpretato da Nicolas Cage, il killer protagonista e
il mistero che lo circonda sono al centro di Longlegs.
Longlegs segue Maika Monroe nei panni dell’agente
dell’FBI Lee Harker, che si unisce alle indagini e inizia a
indagare attivamente sul killer e sul suo inaspettato legame con la
sua vita. Cage conferisce al personaggio un tocco inquietante,
donandogli un mix spaventoso di allegria e volume che lascia il
pubblico a disagio.
Molti altri serial killer dei film
horror sono stati ispirati, direttamente o in parte, da storie di
vita reale, con personaggi famigerati come Ted Bundy così prolifici
da finire per essere adattati direttamente sul grande schermo.
Sebbene il killer di Nicolas Cage in Longlegs sia
volutamente diverso da quel tipo di personaggi, potrebbero esserci
alcune influenze di un’epoca famigerata di crimini reali e panico
morale che aiutano a spiegare la concezione del personaggio e il
suo modus operandi.
Longlegs non è ispirato a un
caso di serial killer realmente accaduto
Longlegs è un
personaggio completamente immaginario, il che lo rende ancora più
spaventoso
Longlegs non è
direttamente ispirato a nessun serial killer realmente
esistito. Nel film, Longlegs, interpretato da Nicolas Cage, è
un misterioso serial killer che da anni prende di mira delle
famiglie. Il Longlegs di Cage è una figura inquietante ogni volta
che appare sullo schermo, operando nell’ombra ed evitando qualsiasi
identificazione da parte delle autorità. Il suo unico contatto con
loro è una serie di lettere scritte in codice, che danno il via a
una lunga caccia all’uomo che culmina in Longlegs. Tuttavia,
Longlegs non è direttamente basato su un killer specifico, e
i suoi omicidi nel Pacifico nord-occidentale non sembrano trarre
ispirazione diretta dalla vita reale.
Questo distingue Longlegs da altri
famosi serial killer cinematografici come Buffalo Bill de Il
silenzio degli innocenti o Norman Bates de Psycho, che
hanno tratto ispirazione diretta da storie di crimini reali.
Sebbene Buffalo Bill fosse un personaggio di fantasia, era
influenzato dai crimini specifici di Ed Gein, Ted Bundy e Gary M.
Heidnik. Al contrario, Longlegs è una creazione unica del film
che condivide il suo nome, conferendogli un carattere
imprevedibile. Ciò ha permesso ai realizzatori del film di offrire
una visione completamente unica del concetto e di dare a Nicolas
Cage un personaggio totalmente originale con cui recitare.
Longlegs ha somiglianze con
molte storie di crimini reali
Il panico satanico degli anni
’80 e ’90 potrebbe aver influenzato alcuni elementi di
Longlegs
Sebbene Longlegs non tragga
ispirazione diretta da alcun serial killer reale, il film
utilizza alcuni dei tratti e degli attributi che si riscontrano
spesso in quell’archetipo. L’ambientazione degli anni ’90 di
Longlegs e l’attenzione prolungata alle intenzioni sataniche
dietro le sue azioni richiamano il panico satanico. Iniziato negli
anni ’80 e proseguito per tutto il decennio successivo, il panico
satanico è stato un fenomeno di allarmismo morale globale
particolarmente diffuso negli Stati Uniti.
Sebbene molti elementi di questa
isteria culturale siano stati successivamente smentiti, ci sono
stati alcuni killer reali di quell’epoca le cui credenze
sataniche potevano essere viste come un parallelo diretto con
l’ideologia satanica di Longlegs. Killer come la Chicago Ripper
Crew e Richard Ramirez (alias il Night Stalker, che compare anche
nel film horror del 2024 MaXXXine)
professavano tutti tendenze sataniche che, secondo loro, avevano
ispirato le loro azioni. Sebbene Longlegs non sia
direttamente ispirato a nessuno di loro, il killer protagonista
sembra condividere la loro motivazione.
Il regista di Longlegs ha
volutamente evitato di ispirarsi alla vita reale
Osgood Perkins non era
interessato a utilizzare Longlegs per realizzare un film
basato su un crimine reale
Secondo lo sceneggiatore e regista
Osgood Perkins, non ha mai voluto che Longlegs fosse troppo
simile a una storia vera. Durante un’intervista con
Games Radar, Perkins ha rivelato che in realtà non gli
piacciono le storie vere. Ha spiegato che Longlegs “non
potrebbe essere più romanzato e totalmente inventato. Questo è
parte del divertimento [per] me… Onestamente, è parte di ciò che lo
rende leggero per me. Non mi interessa ciò che fanno questi malati.
Per me è un tipo diverso di poesia, capisci, ed è totalmente frutto
della fantasia”.
Il risultato è che
Longlegs è completamente diverso dalle altre storie di
serial killer, il che alla fine gioca a favore del film. Invece
di remixare la storia o di essere direttamente influenzato da un
singolo killer, Longlegs è in grado di esistere come opera a
sé stante. Ciò permette al film di mantenere anche la sua forte
attenzione ai personaggi e il mistero centrale, poiché è libero da
qualsiasi peso naturale che deriva dall’associare direttamente il
film a un caso o a un killer specifico. Longlegs trae
vantaggio dal non essere basato su alcuna storia criminale reale,
anche se abbraccia idee simili.
Nonostante lo sviluppo di
Beetlejuice 3 sia già iniziato (stando a quanto
riportato), Tim Burton ha reagito in modo sorprendente
alla notizia sullo stato di produzione del film. Parlando con
The Hollywood Reporter, Burton
ha infatti risposto con stupore alla notizia che il produttore
Mike De Luca aveva annunciato che un terzo film è
in fase di sviluppo. “Davvero? Nessuno me l’ha detto”, ha
esclamato Burton, aggiungendo poi: “Forse sono stato
sostituito”, riconoscendo questa possibilità dato che la
Warner Bros. possiede il franchise di Beetlejuice, non
lui.
Con lui c’era anche Jenna
Ortega, tra i protagonisti del film, che aggiunge:
“Forse anch’io. Forse Astrid [il suo personaggio] muore e va in
paradiso invece che [nel mondo degli inferi del film]. Dovrebbero
semplicemente portare Baby Beetlejuice in tour e mandarlo alle
Hawaii“. Tornando poi seri, Burton afferma: “Ci sono
voluti 35 anni per realizzare il secondo, quindi a quel punto avrò
105 anni. So che le probabilità non sono buone. Mi è piaciuto
davvero molto realizzarlo, e [la Warner Bros.] non voleva nemmeno
farlo”.
“L’abbiamo fatto nello stesso
modo in cui ho fatto il primo, con gli attori che improvvisavano. È
stato bellissimo rivedere alcuni dei vecchi membri del cast e avere
Jenna. Ma è come cercare di ricreare la scena del ballo del
mercoledì. Adoro i personaggi, ma non lo vedo
necessariamente”. Burton si sente inoltre ”molto geloso di
tutto ciò che faccio“, arrivando persino a dire: ”Quando
hanno fatto il [musical di Beetlejuice a Broadway], mi sono
arrabbiato“.
È poi Ortega a concludere lo scambio
riguardo Beetlejuice 3, affermando che se
dovessero proporle il film ma senza Burton alla regia “non lo
farei mai. Penso anche che chiunque appoggiasse quel progetto
avrebbe davvero torto. Senza di lui, che senso avrebbe? È quello
che è grazie a Tim. Non c’è nessun altro film paragonabile a
Beetlejuice. Quindi perché farlo? Sarebbe un po’
irrispettoso”. Di certo, se Burton non era a conoscenza
dello sviluppo di un terzo film, la cosa mette in dubbio la
veridicità di questa notizia.
Un terzo capitolo dedicato al
celebre bioesorcista potrebbe dunque essere ancora tutto tranne che
certo. Considerando che la Warner Bros. ha atteso il suo ritorno
prima di realizzare
Beetlejuice Beetlejuice, sarebbe sorprendente che egli
venisse effettivamente escluso dal terzo film. L’unica possibilità
sarebbe che egli non volesse realizzare un terzo film, ma le sue
dichiarazioni sembrano appunto indicare che non fosse nemmeno a
conoscenza del fatto che fosse in lavorazione.
Debutto al lungometraggio per la coppia australiana composta da
Indianna Bell e Josiah Allen,
You Will Never Find
Me è un film che si muove ai margini del genere, nel
punto esatto in cui l’horror psicologico incontra il dramma
dell’isolamento e la tensione da camera chiusa. Presentato in
diversi festival internazionali e nelle sale italiane dal 17
luglio, il film racconta una storia in apparenza semplice, ma che
nella sua messa in scena costruisce un universo inquieto, ambiguo,
volutamente indecifrabile.
La
vicenda si svolge tutta nel giro di una notte, dentro e attorno a
una vecchia roulotte nel retro di un campeggio semi-abbandonato.
Patrick (Brendan Rock), uomo
solitario e sfuggente, si trova improvvisamente a fare i conti con
una giovane donna (Jordan Cowan), misteriosa,
bagnata fradicia e a piedi nudi, che bussa alla sua porta in cerca
di riparo durante una violenta tempesta. L’uomo la fa entrare, e da
quel momento si avvia una lunga e soffocante attesa: chi è lei?
Cosa cerca davvero? Ma anche: cosa nasconde lui? Chi dei due è più
pericoloso?
Un ambiente claustrofobico, due personaggi ambigui
Il film si costruisce sull’essenzialità. Uno spazio chiuso, due
soli protagonisti, luci basse, dialoghi calibrati e una
pioggia incessante che accompagna ogni scena come
sottofondo minaccioso. La roulotte diventa quasi
un personaggio a sé, grazie a un lavoro sul suono che è forse la
componente più potente del film: il legno che scricchiola, il vento
che sibila, l’acqua che filtra, i respiri trattenuti. Tutto
contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, carica
di tensione, dove nulla è detto chiaramente ma tutto sembra sul
punto di esplodere.
Bell e Allen sfruttano ogni centimetro di spazio per alimentare
un senso di oppressione crescente. I movimenti di
macchina sono sobri ma studiatissimi, la fotografia di Maxx
Corkindale scolpisce volti e ombre in modo da esaltare
l’ambiguità morale dei personaggi, e la sceneggiatura si affida al
non detto più che alla narrazione esplicita. Il risultato è un film
che funziona quasi come un esperimento: si può
tenere lo spettatore avvinto con così poco, senza jumpscare, senza
colpi di scena, ma solo con una tensione emotiva costante?
La tensione come forma narrativa
Per larga parte della sua durata, la risposta è sì. You Will Never Find Me regge su un
equilibrio fragile ma efficace: lo spettatore si ritrova in bilico
tra due personaggi che sembrano entrambi sul punto di
rivelarsi mostruosi. Il film gioca sul ribaltamento delle
aspettative, sulla sfiducia che cresce in chi guarda così come tra
i protagonisti. La giovane è una vittima o una manipolatrice?
Patrick è un uomo solitario e traumatizzato o un predatore?
Questo continuo gioco di ambiguità fa pensare a titoli come
Barbarian di Zach Cregger
o The Night House di David
Bruckner, dove la tensione deriva dalla percezione distorta
della realtà, più che da eventi concreti. I personaggi non fanno
nulla di eclatante, ma ogni parola, ogni sguardo, ogni gesto
quotidiano è investito di un peso drammatico. Il film lascia che
siano i piccoli dettagli – il modo in cui Patrick
beve, come la ragazza osserva certi oggetti, i silenzi che si
allungano – a suggerire la violenza latente.
Il problema di You Will Never
Find Me sta però nel suo terzo atto. Dopo aver costruito con
rigore una tensione psicologica che si alimenta di minimi scarti e
ambiguità, il film sceglie una svolta più visionaria e
simbolica. Il punto di vista si sposta sempre più verso la
soggettività di Patrick, e il racconto si apre a incursioni quasi
oniriche, con scelte visive forti e un crescendo sonoro che punta
all’horror sensoriale.
È
una scelta coraggiosa, ma anche rischiosa: lo
stile cambia improvvisamente, la tensione sottile si trasforma in
allucinazione. Alcuni spettatori la troveranno una conclusione
potente, altri ne usciranno disorientati. La forza narrativa che
reggeva il film nella prima ora viene in parte sacrificata per
un’esplosione emotiva che, pur coerente con le intenzioni
autoriali, appare meno incisiva proprio perché troppo distante
dall’impianto iniziale.
Una prova d’autore che lascia intravedere un futuro
promettente
Pur con i suoi limiti e la sensazione di essere un film più
riuscito nella sua promessa che nel suo compimento, You Will Never Find Me resta un debutto
interessante e ben costruito. Indianna Bell e
Josiah Allen dimostrano di conoscere il linguaggio
cinematografico e di avere un’idea chiara di cosa vogliano
raccontare. Il loro è un film che sfida l’attenzione e la pazienza
dello spettatore, e che non cerca scorciatoie per piacere.
Il talento si vede nella cura con cui viene gestita l’atmosfera,
nella direzione attenta degli attori, nella capacità di evocare una
tensione che non ha bisogno di spiegazioni. È un horror rarefatto,
più vicino alla psicologia che al sangue, e che
nel suo modo elegante e disturbante di raccontare la paura riesce
comunque a lasciare un segno.
DC Studios e James
Gunn porteranno la seconda stagione di
Peacemaker al Comic-Con di San Diego di
questo fine settimana, e un altro importante aggiornamento del
DCU è stato rivelato in vista del panel della
serie nella Hall H.
Deadline ha rivelato che
Booster Gold, una serie in streaming su HBO
Max in programma, ha incaricato David Jenkins,
creatore di Our Flag Means Death, di scrivere
l’episodio pilota. Se Gunn e Peter Safran saranno
soddisfatti della sua interpretazione del supereroe viaggiatore nel
tempo, alla fine sarà lui a ricoprire il ruolo di showrunner.
Booster Gold è
stato annunciato all’inizio del 2023 come parte del programma
“Capitolo 1: Dei e Mostri” del DCU. In precedenza
era stato rivelato che la serie aveva perso il suo showrunner
originale, mentre circolavano voci,
riportate anche da Cinefilos.it, secondo cui la star di
Eternals,Kumail Nanjiani,
sarebbe in lizza per interpretare il personaggio principale.
Lo scorso dicembre, Gunn ha
ampiamente eluso una domanda su Nanjiani che interpretava
Booster Gold quando ha detto: “Non siamo
ancora arrivati a quel punto per quanto riguarda Booster Gold. Le
sceneggiature non sono ancora esattamente dove vorrei che
fossero”. Aveva aggiunto: “L’obiettivo fin dall’inizio era
quello di dare l’onore che meritavano i grandi personaggi: Wonder
Woman, Batman e Superman. Ma anche di sostenere
personaggi meno noti come Peacemaker, Booster Gold e la
Cacciatrice”.
Chi è Booster
Gold?
Booster Gold è
stato creato dallo scrittore Dan Jurgens ed è
apparso per la prima volta in Booster Gold n. 1 nel 1986. Il suo
vero nome è Michael Jon Carter, un’ex stella del football del XXV
secolo che diventa un eroe viaggiatore nel tempo.
Carter, disilluso dalla mancanza di
successo e fama ai suoi tempi, ruba tecnologie avanzate, tra cui
una tuta potenziata e un aiutante robotico di nome Skeets, e torna
indietro nel XX secolo per diventare un supereroe. Inizialmente
motivato dalla fama e dalla fortuna, Booster alla fine si trasforma
in un vero eroe, usando le sue capacità per proteggere gli
innocenti e far rispettare la giustizia.
Quando Booster Gold fu annunciato
per la prima volta, fu descritto come una storia incentrata sul
personaggio principale, che usa tecnologie di base del futuro per
fingere di essere un supereroe nel presente.
Il film biografico su
Michael Jackson,Michael,
uscirà nei cinema standard e in IMAX in tutto il mondo il
24 aprile, posticipando la data di uscita prevista
per ottobre. Lionsgate distribuirà il film negli Stati Uniti,
mentre Universal si occuperà della distribuzione nel resto del
mondo, ad eccezione del Giappone, affidata a Kino Films.
Antoine Fuqua
dirige, John Logan è sceneggiatore e
Jaafar Jackson interpreta il suo defunto zio.
Graham King, premio Oscar per “The
Departed – Il bene e il male“, è produttore.
“Michael
esplora il percorso della superstar mondiale per diventare nota al
mondo come il Re del Pop, offrendo uno sguardo
intimo alla vita e all’eredità duratura di uno degli artisti più
influenti e pionieristici che il mondo abbia mai conosciuto”,
si legge nella sinossi.
A maggio, l’amministratore delegato
di Lionsgate, Jon Feltheimer, aveva dichiarato che
era “probabile” che il film sarebbe stato spostato al
2026. Sebbene la produzione si fosse conclusa a maggio 2024, il
progetto ha subito delle riprese aggiuntive ed è arrivato con un
lungo montaggio iniziale. In precedenza, si era discusso di
distribuire il film in due parti. Secondo le ultime notizie, il
film avrebbe avuto un budget di produzione di 155 milioni di
dollari.
Michael
vede anche la partecipazione di
Colman Domingo e Nia Long nei
panni dei capifamiglia Joe e Katherine Jackson.
Miles Teller interpreta John Branca, avvocato e
consigliere di Jackson. Larenz Tate interpreta il
fondatore della Motown Records, Berry Gordy, con Laura
Harrier nei panni della dirigente musicale Suzanne de
Passe e Kat Graham apparirà nei panni di Diana
Ross. Altri membri del cast includono Jessica Sula nel ruolo di La
Toya Jackson, la sorella maggiore di Michael; Liv Symone in quello
di Gladys Knight; Kevin Shinick in quello di Dick Clark; KeiLyn
Durrel Jones nel ruolo di Bill Bray, ex agente di sicurezza di
Jackson, ora amico fidato e confidente; e Kendrick Sampson nel
ruolo di Quincy Jones, che incontrò Michael Jackson per la prima
volta quando aveva solo 12 anni.
Quando la gente capirà che leggere
ad alta voce un libro maledetto non porterà MAI a niente di buono?
In seguito alla recente notizia che le riprese di Evil Dead Burn di Sébastien
Vaniček si stavano preparando in Nuova Zelanda, il regista ha annunciato
ufficialmente che le riprese sono iniziate, condividendo sui social
media un’anteprima del logo del film e una foto di scena.
Vaniček ha debuttato alla regia con
Vermin/Vermines, in Italia conosciuto con il
titolo Vermin, che racconta la storia degli
abitanti di un fatiscente condominio francese che cercano di
sopravvivere all’invasione di un esercito di ragni velenosi in
rapida riproduzione.
Il film ha ottenuto grandi consensi
e ha vinto i premi per il Miglior Film e la Miglior Regista nella
sua anteprima nordamericana al Fantastic Fest. È stato anche
invitato al Sitges Film Festival, dove ha ottenuto una nomination
come Miglior Film e ha vinto un Premio Speciale della Giuria.
All’inizio dell’anno scorso, abbiamo
saputo che Vaniček era stato ingaggiato per co-sceneggiare e
dirigere il progetto, allora senza titolo, descritto come uno
spin-off. Questo indicava che il film non sarebbe stato un sequel
diretto di Evil Dead Rise di Lee Cronin,
ma tutti i dettagli della trama sono ancora segreti per il
momento.
Ecco cosa ha detto la star Luciane
Buchanan sul progetto durante un’intervista con
Collider.
Ho visto tutti gli altri Evil
Dead, li ho visti tutti, e quando ho letto la sceneggiatura, è
diversa da qualsiasi altro Evil Dead. Immagino che il regista abbia
dato la sua interpretazione personale, ed ero molto emozionato. La
sceneggiatura mi è piaciuta molto. Gli attori sono incredibili, ma
mi fermo qui.
“Ho detto allo studio che volevo
fare un film cattivo, un film che fa male, da cui si esce
provati”, ha detto Vaniček a Konbini in una recente
intervista. “Ci metterò dentro tutto l’orrore che ho dentro,
sarà catartico, e se non avrò rovinato la mia carriera e potrò
continuare a fare film, passerò a qualcosa di diverso
dall’horror!”
C’è anche un secondo spin-off in
lavorazione di Francis Galluppi (The Last Stop in
Yuma County), ma non sono stati ancora rivelati dettagli.
Il regista di Superman e co-CEO di
DC Studios,
James Gunn, ha confermato che ci sono diversi
progetti DCU, sia in varie fasi di sviluppo che ancora in
fase di ideazione, che non sono stati nominati durante l’annuncio
iniziale di “Gods and Monsters“, e un recente
rapporto ha affermato di rivelare su quali personaggi si
concentreranno due di questi.
Secondo un articolo del Wall Street
Journal, e
come riportato anche da Cinefilos.it, sono “in fase di
valutazione” serie spin-off di Superman
incentrate su Mr. Terrific (Edi Gathegi) e Jimmy
Olsen (Skyler Gisondo). Più di recente, abbiamo
sentito dire che la serie di Olsen assumerà in realtà la forma di
una serie antologica poliziesca, con il giornalista del Daily
Planet che indaga su diversi supercriminali.
Nella sua newsletter, Jeff
Sneider menziona che uno di questi villain non sarà altro
che Gorilla Grodd.
Sebbene questo segnerebbe il debutto
di Grodd nel DCU in live-action, il personaggio è apparso
brevemente nella serie animata Creature Commandos. Nexus Point
News ha poi dato il suo parere, e sembra che il piano sia quello di
far comparire il cattivo scimmiesco nel primo episodio.
Sebbene si sia scontrato con
Superman in diverse occasioni, Grodd è
generalmente considerato un cattivo di Flash, il
che potrebbe indicare che questa serie, se mai vedrà la luce,
servirà da introduzione a diversi altri personaggi metaumani della
DC Comics.
Abbiamo visto
un paio di scatti ufficiali di He-Man interpretato da
Nicholas Galitzine nel nuovo film di
Masters of the Universe, e
lo abbiamo visto indossare abiti sorprendentemente normali sul set
del remake. Ora, il logo è stato appena svelato ufficialmente.
Accompagnato da un brano musicale
epico, il titolo non ci dice molto su cosa aspettarci, ma questo si
spera significhi che potremo dare un’occhiata più approfondita al
look del film il prima possibile.
La versione live-action della
classica serie animata vedrà protagonista Nicholas
Galitzine, ma anche la partecipazione di Morena Baccarin nel ruolo della
Strega, e di James Purefoy e Charlotte
Riley nei ruoli dei genitori di Adam, Re Randor e la
Regina Marlena, insieme ad Alison Brie (GLOW, Community)
nel ruolo del braccio destro di Skeletor, Evil-Lyn, Idris Elba (Thor, Luther) in quello di
Man-At-Arms e Jared Leto (Morbius, Blade Runner 2049) in quello di Skeletor
stesso. Nel frattempo, Sam C. Wilson (House of the Dragon) interpreterà Trap
Jaw, con Kojo Attah (The Beekeeper) nei panni di
Tri-Klops e Jon Xue Zhang (Eternals) nei panni di Ram-Man.
Dopo numerose false partenze,
Netflix era pronta a sviluppare un lungometraggio
tratto dall’amata serie animata già nel 2022, ma all’inizio di
quest’anno abbiamo saputo che anche l’ultimo tentativo di far
decollare il progetto era fallito.
Tuttavia, in seguito avremmo appreso
che Amazon/MGM Studios aveva acquisito il film, con il regista di
Bumblebee, Travis Knight, in trattative
per la regia. L’uscita del film è ora prevista per il 5 giugno
2026. Chris Butler ha riscritto la sceneggiatura
da una bozza iniziale di David Callaham
(Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli). In
precedenza, la regia era stata affidata ai fratelli Nee (La
città perduta).
Todd Black, Jason Blumenthal e Steve
Tisch saranno i produttori, insieme a DeVon Franklin.
Masters of the Universe arriverà nelle sale il 5
giugno 2026.
Tra tutti gli attori annunciati
durante l’imponente live streaming di presentazione del cast di
Avengers:
Doomsday all’inizio di quest’anno, Alan
Cumming è stato forse il più sorprendente.
Cumming ha fatto la sua unica
apparizione nella saga degli X-Men della 20th Century Fox nei panni di Kurt
Wagner, alias Nightcrawler, in X-Men 2, ma ha
rifiutato l’offerta dello studio di riprendere il ruolo per il
terzo film perché non era interessato a sottoporsi nuovamente al
faticoso processo di trucco. Wagner non si è più presentato fino a
quando Kodi Smit-McPhee non ha assunto il ruolo da
giovane in X-Men: Apocalypse.
Alan Cumming è
stato felice di parlare del suo ritorno nei panni di Nightcrawler,
e potrebbe aver rivelato un po’ troppo sul suo ruolo in Doomsday in
una recente intervista. “In questo momento lo sto facendo di
nuovo. Sto interpretando di nuovo Nightcrawler e ieri stavo
imparando le acrobazie per una scena di combattimento”, ha
detto l’attore. “Sto imparando questi combattimenti e mi
chiedo: ‘Cosa? Con chi sto combattendo?’. [E loro:] ‘Stai colpendo
Pedro Pascal in testa’. Non riesco proprio a
crederci.”
I commenti di Cumming dicono
chiaramente che vedremo il mutante teleporter combattere contro Mr.
Fantastic a un certo punto del film, e l’attore ha ora rivelato di
essersi cacciato in qualche guaio per aver spifferato tutto.
Alan Cumming è
stato ospite del Jimmy Kimmel Live, intervistando Pedro
Pascal, Vanessa Kirby, Joseph Quinn e Ebon Moss-Bachrach dopo la
première di Los Angeles de I Fantastici Quattro.
Quando Cumming ha chiesto come si sentissero a dover mantenere i
segreti della Marvel, Pascal rispose: “La
fuga di notizie più grande che abbiamo avuto proviene dal nostro
conduttore… vi siete cacciati nei guai?”“Mi ha chiamato
il mio addetto stampa. L’ira di un addetto stampa non è l’ira che
si desidera”, ha risposto Cumming.
Entrambi gli attori hanno poi
minimizzato un po’ la rivelazione, ma dopo tutto quello che abbiamo
sentito su Doomsday da allora, il fatto che due
personaggi si scontreranno a un certo punto non dovrebbe essere
considerato uno spoiler troppo grave! Dopotutto, sembra molto
probabile che vedremo l’intera squadra degli X-Men affrontare gli
Avengers.
Sono trapelate delle foto dal set di
Il Diavolo Veste Prada 2 in cui vediamo una Meryl Streep in grande forma tornare nei panni
della famigerata Miranda Priestly, una delle villain peggiori che
la storia del cinema recente ricordi.
David Frankel, che
ha diretto il film del 2006, e Aline Brosh
McKenna, che ha scritto la sceneggiatura originale,
torneranno per il sequel insieme alla produttrice Karen
Rosenfelt. Basato sul romanzo di Lauren Weisberger, un
romanzo a chiave sul lavoro per Anna Wintour a Vogue, “Il
diavolo veste Prada” segue l’aspirante giornalista Andy
Sachs (Hathaway) che viene assunta come assistente in una rivista
di moda patinata ma si ritrova in balia del suo capo esigente. Il
film è stato un successo di critica e pubblico, incassando 326
milioni di dollari in tutto il mondo e ottenendo una nomination
all’Oscar per Streep.
La quinta stagione di
Only Murders in the
Building, la serie comedy originale premiata agli
Emmy con Steve Martin, Martin Short e
Selena Gomez, debutterà il 9 settembre in esclusiva su
Disney+ in Italia e su Hulu
negli Stati Uniti, con tre episodi disponibili al lancio, seguiti
da nuovi episodi ogni settimana. È stata diffusa la prima immagine
della nuova stagione.
Dopo la scomparsa del loro amato
portiere Lester, morto in circostanze sospette, Charles, Oliver e
Mabel si rifiutano di credere che si tratti di un incidente. La
loro indagine li conduce negli angoli più oscuri di New York e
oltre, dove il trio scopre una pericolosa rete di segreti che
collega potenti miliardari, criminali della vecchia guardia e
misteriosi residenti dell’Arconia. I tre si accorgono di una
frattura più profonda tra la città leggendaria che credevano di
conoscere e la nuova New York che si evolve attorno a loro: una
città in cui la criminalità radicata lotta per restare a galla
mentre in campo scendono nuove forze ancora più pericolose.
La quinta stagione è interpretata da Steve Martin,
Martin Short, Selena Gomez, Michael Cyril Creighton, con
guest star speciali che includono Meryl Streep, Da’Vine Joy Randolph, Richard
Kind, Nathan Lane, Bobby Cannavale, Renée Zellweger, Logan Lerman, Christoph Waltz, Téa Leoni, Keegan-Michael
Key, Beanie Feldstein, Dianne Wiest, Jermaine Fowler e
molti altri.
I co-creatori e sceneggiatori di Only Murders in the
Building sono Steve Martin & John Hoffman (Grace &
Frankie, Looking). Martin & Hoffman sono gli
executive producer insieme a Martin Short, Selena Gomez, il
creatore di This Is Us Dan Fogelman, Jess
Rosenthal, Ben Smith e JJ Philbin. La serie è prodotta da 20th
Television, parte dei Disney Television Studios.
Oggi Apple
TV+ ha annunciato che Stick, l’amata
comedy sul golf con Owen Wilson come protagonista e produttore
esecutivo, è stata rinnovata per una seconda stagione. Creata da
Jason Keller, la nuova stagione avrà ancora più cuore, offrirà
tante risate e presenterà nuovi personaggi, oltre al cast di
ritorno che include Wilson, Peter Dager, Marc Maron,
Mariana Treviño e Lilli Kay.
«Mi sono sentito onorato e
ispirato dalla reazione del pubblico a “Stick” e sono entusiasta di
realizzare una seconda stagione con questo cast magico, guidato
dall’incomparabile Owen Wilson, e il meraviglioso team creativo di
Apple TV+», ha dichiarato il creatore Jason Keller. «È una
gioia poter continuare a raccontare questa storia. Ma soprattutto,
il rinnovo della seconda stagione mi fornirà una scusa innegabile
per giocare ancora di più a golf. Grazie, Apple TV+».
«Penso che ci siamo divertiti tutti
molto a realizzarlo», ha dichiarato l’attore e produttore esecutivo
Owen Wilson. «È davvero bello vedere come lo show
abbia conquistato il pubblico e sapere che avremo la possibilità di
continuare la nostra storia!».
«Con la prima stagione di “Stick”,
il pubblico si è subito innamorato del mondo affascinante,
divertente e sincero che Jason, Owen e il loro team hanno saputo
creare», ha dichiarato Matt Cherniss, responsabile della
programmazione di Apple TV+. «Ci sono molte altre
sorprese in serbo per i fan della serie e siamo entusiasti che
presto avranno la possibilità di scoprire il prossimo capitolo che
attende Pryce Cahill».
Sin dal suo debutto
“Stick” ha riscosso il plauso della critica, che
ha definito la serie “un colpo da maestro”, “rasserenante”, “ideale
per rilassarsi” e “imperdibile per l’estate”.
Nella prima stagione di “Stick”,
Owen Wilson interpreta Pryce Cahill, un ex giocatore di golf
professionista, la cui carriera è deragliata prematuramente 20 anni
fa. Dopo il fallimento del suo matrimonio e il licenziamento dal
suo lavoro in un negozio di articoli sportivi dell’Indiana, Pryce
punta tutto su un diciassettenne problematico di nome Santi (Peter
Dager). “Stick” è una commedia sincera e piacevole su una famiglia
ritrovata e sulle sue relazioni, ambientata nel mondo del golf come
non è mai stato mostrato prima.
Oltre a Wilson e Dager, il cast comprende Marc Maron,
Mariana Treviño, Lilli Kay, Judy Greer e Timothy Olyphant, e vede la
partecipazione di superstar del golf come Collin Morikawa, Keegan
Bradley, Max Homa, Wyndam Clark e altri. Tra i vari camei, figurano
Jim Nantz e Trevor Immelman, Matt Scharff, Brad Dalke e Garrett
Clark di Good Good, nonché l’appassionato di golf Dan Rapaport.
“Stick” è ideata da Jason Keller, che è anche showrunner e
produttore esecutivo insieme a Owen Wilson, Ben Silverman per
Propagate Content e Guymon Casady di Entertainment 360. La serie è
prodotta anche da Howard T. Owens, Rodney Ferrell, Drew Buckley,
Lee Eisenberg, Natalie Sandy, Christopher Moynihan, Bill Callahan,
Valerie Faris e Jonathan Dayton. Faris e Dayton sono i registi
insieme a David Dobkin, Jaffar Mahmood, M.J. Delaney e John
Hamburg.
Sebbene negli ultimi anni abbia
riscosso un successo alterno, la serie Terminator
rimane una delle più popolari nel genere fantascientifico. Il film
originale di James Cameron,
Terminator, è uscito nel 1984 e sette anni dopo è
stato realizzato il sequel Terminator 2: Il giorno del giudizio. Nel
corso degli anni, la serie si è ampliata con numerosi fumetti,
serie televisive e ulteriori sequel. Una delle uscite più recenti è
Terminator
Genisys (qui
la recensione), un film del 2015 che vede Arnold Schwarzenegger riprendere il ruolo del
T-800 al fianco di Emilia Clarke e Jason Clarke.
Come i suoi predecessori,
Terminator Genisys presenta una trama incentrata
sul viaggio nel tempo. Un sistema di intelligenza artificiale del
futuro noto come Skynet lavora per impedire alla
famiglia Connor di compiere il proprio destino e distruggerla nel
futuro, mentre Sarah Connor e Kyle Reese devono difendersi dagli
assassini robotici. Considerando tutto ciò, non sorprende che il
finale possa essere un po’ confuso, soprattutto quando il film
introduce nuove linee temporali e funge da soft reboot del
franchise. Con così tanti avvenimenti nel film, approfondiamo i
momenti finali di Terminator Genisys e il
vero significato del finale.
Cosa bisogna ricordare della trama
di Terminator Genisys
Terminator Genisys
funge dunque da reboot della serie Terminator,
ignorando la maggior parte degli eventi dei vari sequel e
raccontando invece una nuova versione della storia del primo film.
Tuttavia, segue in gran parte la stessa formula di base in termini
di trama incentrata sul viaggio nel tempo e lo stesso gruppo di
personaggi. Questo include un Terminator T-800 interpretato da
Arnold Schwarzenegger, una
versione di Sarah Connor interpretata da Emilia Clarke, John Connor
interpretato da Jason Clarke e Kyle Reese
interpretato da Jai Courtney.
Le prime parti del film si svolgono
come un prologo del film originale. John Connor e Kyle Reese
vengono mostrati mentre sferrano un assalto finale a Skynet
nell’anno 2029, con la Resistenza umana sull’orlo della vittoria.
In un ultimo disperato tentativo di evitare la distruzione, Skynet
invia un Terminator per uccidere Sarah Connor, spingendo John a
inviare anche Kyle indietro nel tempo per proteggere sua madre.
John viene poi apparentemente ucciso da un soldato della resistenza
sconosciuto mentre Kyle torna indietro nel tempo fino al 1984.
L’attacco a John causa però un
paradosso, creando una linea temporale alternativa in cui Sarah
Connor è una combattente addestrata che è stata cresciuta da un
altro Terminator T-800 affettuosamente conosciuto come Pops. Dopo
essere arrivato nel 1984, Kyle trova rapidamente Sarah e, con
l’aiuto di Pops, elabora un piano per viaggiare nel tempo fino al
2017 e fermare Skynet proprio mentre sta per lanciare il suo
attacco contro l’umanità.
Il finale di Terminator
Genisys inizia con la rivelazione che l’attacco a John da
parte di un soldato della resistenza è stato orchestrato da Skynet.
L’intelligenza artificiale, che opera in forma fisica, trasforma
John in un nuovo tipo di Terminator manipolando il suo corpo a
livello cellulare. Skynet rimanda quindi John indietro nel tempo
per opporsi a Sarah e Kyle e garantire che Skynet venga comunque
creata. Fortunatamente, Pops riesce a distrarre John abbastanza a
lungo da permettere al trio di fuggire e rifugiarsi in un luogo
sicuro dove pianificare un attacco al quartier generale di
Genisys.
Infiltrandosi nel complesso
Cyberdyne dove si trova il mainframe di Genisys, Sarah, Kyle e Pops
riescono a piazzare delle bombe per distruggere l’edificio. Mentre
sono inseguiti da John, i tre protagonisti riescono infine a
distruggere Genisys prima che venga lanciato, impedendo
apparentemente la creazione di Skynet. Durante lo scontro, Pops
combatte John un’ultima volta e la lotta costa la vita a entrambi,
anche se Pops viene rapidamente resuscitato, grazie al fatto che il
suo corpo è atterrato su una lega mimetica polimerica nelle
vicinanze.
Con Skynet che non rappresenta più
una minaccia, il gruppo parte insieme e incontra una versione
giovane di Kyle che vive nella sua casa d’infanzia. Qui, Kyle gli
racconta cosa è successo e spiega come la versione bambina di se
stesso dovrà avvertire il Kyle del futuro dei pericoli di Genisys.
Per molti spettatori, la parte più confusa di
Terminator Genisys è proprio il
motivo per cui Kyle deve trovare il sé stesso più giovane per
avvertirlo che Genisys diventerà Skynet. La spiegazione di questo
risiede nelle origini del film, proprio all’inizio, quando Kyle si
offre volontario per essere mandato indietro nel tempo.
Assistere all’attacco di Skynet a
John nel 2029 provoca un paradosso temporale e porta alla creazione
di una nuova linea temporale. Questo è il motivo per cui Kyle
sembra vivere nuovi ricordi d’infanzia di cui prima non era a
conoscenza, poiché questi ricordi provengono da una versione
diversa di se stesso più giovane rispetto alla sua realtà
originale. Sarah e Pops avevano inizialmente pianificato di
viaggiare fino al 1997, poiché questo è il momento in cui Skynet
avrebbe dovuto lanciare il suo devastante attacco contro l’umanità.
Tuttavia, Kyle si rende conto che la linea temporale è stata
alterata a causa del paradosso e capisce che anche la futura
creazione di Skynet è stata probabilmente modificata.
Fortunatamente, i ricordi che ha
vissuto durante il viaggio indietro nel tempo dal 2029 lo hanno
avvertito di questa alterazione ed è in grado di convincere Sarah e
Pops che dovrebbero invece puntare al 2017. Alla fine del film,
Kyle deve visitare il suo io più giovane e fornirgli le
informazioni necessarie per chiudere il loop temporale e
assicurarsi che abbia senso logico. Altrimenti, la versione bambina
di Kyle non sarebbe in grado di avvertire il Kyle più grande dei
cambiamenti nella linea temporale che hanno ritardato di due
decenni la creazione di Skynet.
Il film cambia il modo di pensare
alle linee temporali in Terminator
Prima di Terminator
Genisys, sembrava che la linea temporale della serie
funzionasse come una sorta di loop temporale chiuso. Skynet inviava
i Terminator indietro nel tempo per attaccare i Connor, mentre la
Resistenza umana rispondeva a sua volta per proteggerli con i
propri agenti. Gli eventi dei sequel erano una conseguenza diretta
di ciò che era accaduto in precedenza, con Skynet e gli umani del
futuro apparentemente intrappolati in una battaglia costante,
poiché entrambi utilizzavano il viaggio nel tempo per raggiungere i
propri obiettivi. Terminator Genisys cambia le
cose creando una linea temporale alternativa.
Gli eventi sono cambiati in modo
piuttosto drastico in questa nuova realtà, con il Giorno del
Giudizio che ora ha luogo 20 anni dopo rispetto alla linea
temporale originale, mentre la creazione di Skynet ora proviene dal
sistema operativo noto come Genisys. Non è chiaro cosa abbia
causato esattamente questa realtà alternativa, ma è ovvio che ha
qualcosa a che fare con il fatto che John Connor è stato attaccato
e trasformato con la forza in un Terminator ibrido umano-cyborg e
che un modello T-800 diverso è stato inviato nel 1973 per
proteggere Sarah Connor. Il risultato finale è che gli spettatori
possono ora considerare ogni film della serie
Terminator come una linea temporale separata
ambientata in una realtà alternativa, piuttosto che come qualcosa
che si svolge necessariamente nella stessa continuità.
Chi ha mandato Pops indietro nel
tempo in Terminator Genisys?
Il primo film stabilisce che Sarah
Connor è una giovane studentessa universitaria e cameriera, ignara
della sua importanza per il futuro dell’umanità. L’unico motivo per
cui riesce a sopravvivere all’attacco del Terminator T-800
originale quando arriva nel 1984 è grazie all’intervento di Kyle
Reese. Naturalmente, in seguito sviluppa le sue capacità in modo da
poter addestrare suo figlio John a diventare un leader efficace per
l’umanità dopo l’attacco di Skynet. Ma questo accade solo dopo che
incontra Reese e comprende i pericoli rappresentati dai vari
Terminator.
In Terminator
Genisys, Sarah ha vissuto una vita molto diversa. I suoi
genitori sono stati uccisi quando lei aveva solo nove anni da un
T-1000, ma lei è stata salvata e successivamente cresciuta da un
T-800 riprogrammato. Questo modello di Terminator addestra Sarah in
modo che lei sia una combattente capace quando Kyle arriva nel
1984. Tuttavia, non viene mai spiegato esplicitamente chi abbia
mandato questo T-800 indietro nel tempo per proteggere Sarah.
Una risposta ovvia è che il
Terminator riprogrammato sia stato inviato da John, Kyle o qualche
altro membro della Resistenza umana nel futuro per proteggerla dai
tentativi di assassinio di Skynet. Alcuni fan, tuttavia, hanno
ipotizzato che Skynet stessa possa essere stata responsabile nel
tentativo di rompere un ciclo perpetuo che la vedeva sempre
distrutta dall’umanità. Senza un sequel diretto di “Terminator
Genisys”, è impossibile sapere quale sia la vera risposta.
Una scena a metà dei titoli di coda
fornisce ulteriori informazioni
Le scene a metà dei titoli di coda
sono diventate comuni nei film d’azione moderni, e
Terminator Genisys non ha fatto eccezione. Il
finale del film vede Genisys apparentemente distrutto
dall’esplosione provocata da Sarah, Kyle e Pops. Ma la scena a metà
dei titoli di coda getta nuova luce sugli eventi alla conclusione
della storia. Nonostante duri solo pochi secondi, il breve video
offre un’importante rivelazione su Genisys. Con la telecamera che
inquadra il complesso distrutto, si scopre che Genisys è in realtà
sopravvissuto.
Questo non solo apriva la
possibilità di ulteriori sequel che esplorano Genisys come origine
di Skynet, ma confermava anche qualcosa che i fan sospettavano da
tempo: il Giorno del Giudizio è inevitabile e non può essere
completamente fermato. Non importa cosa facciano Sarah, John, Kyle
o chiunque altro, l’ascesa delle macchine è predestinata e avverrà
sempre. In qualche forma, Skynet sorgerà, anche se ciò richiederà
una nuova origine, come nel caso del sistema operativo Genisys.
Nella migliore delle ipotesi, il processo può essere ritardato e
bloccato, ma a un certo punto Skynet inizierà comunque una guerra
con gli umani.
Il film esplora cosa significa
essere umani
I primi Terminator
della serie sono descritti come poco più che killer spietati privi
di emozioni umane. Nel sequel del 1991, un modello T-800 inviato
indietro nel tempo dalla resistenza per proteggere John Connor
dimostra che è possibile per le macchine essere amichevoli con gli
umani. Obbedisce ai comandi di John e impara lentamente a
comportarsi in modo più umano, grazie alle istruzioni di Sarah.
Tuttavia, anche questo Terminator non mostra realmente emozioni né
possiede vere e proprie qualità umane.
Tutto cambia con Terminator
Genisys. Il modello T-800 inviato nel 1973 per proteggere
Sarah è affettuosamente soprannominato Pops e mostra più emozioni e
comportamenti umani rispetto a qualsiasi altra macchina vista in
precedenza nella serie. È protettivo nei confronti di Sarah, che
cresce dall’età di nove anni e per la quale funge da padre. I due
formano un legame stretto in questo periodo e senza dubbio si
prendono cura l’uno dell’altra.
Pops conserva persino i disegni
fatti da Sarah quando è separato da lei e Kyle per diversi decenni
e si riferisce a lei come “la sua Sarah”. Si tratta di un livello
di emozione che induce gli spettatori a chiedersi se queste
macchine abbiano la capacità di essere considerate persone reali.
Dopotutto, Sarah considera Pops come parte della sua famiglia e,
agli occhi di chiunque altro, Pops sembrerebbe un parente stretto
che la ama profondamente. Anche Genisys assume poi qualità umane,
creando una versione fisica di se stesso.
Cosa la fine di Terminator
Genisys significa per il franchise
Terminator Genisys
doveva essere un reboot della serie, seguito da diversi sequel, che
avrebbero ampliato la storia oltre quanto raccontato nel franchise
originale. In realtà erano previsti due sequel e una serie
televisiva, ma tutti questi progetti sono stati cancellati a
seguito dello scarso successo al botteghino del film. Ciò ha di
fatto bloccato tutti i progetti relativi a
Terminator e alla fine ha portato
all’accantonamento della trilogia proposta a favore di
Terminator – Destino Oscuro. Secondo quanto
riportato, i sequel si sarebbero dovuti concentrare principalmente
su John Connor, approfondendo ciò che gli è successo quando è stato
catturato da Skynet e trasformato in un nuovo Terminator
avanzato.
Probabilmente avrebbero anche
approfondito il mistero di chi avesse mandato indietro nel tempo
Pops, il T-800 che protegge Sarah Connor. La scena a metà dei
titoli di coda ha anche confermato che Matt Smith non interpretava solo un Terminator
T-5000 avanzato chiamato Alex, ma era in realtà una
rappresentazione fisica di Genisys/Skynet. Questo avrebbe
probabilmente visto il ritorno dell’attore nel sequel, con
un’ulteriore esplorazione di questa nuova versione di Skynet. Tutto
questo, tuttavia, non si concretizzerà mai.
Hurricane – Allerta
uragano di Rob Cohen è un film
d’azione emozionante che combina elementi di tragedia catastrofica
con l’adrenalina dei film di rapine. Scritto da Jeff
Dixon e Scott Windhauser, presenta una
battaglia tra due fazioni mentre vengono colpite da un uragano di
categoria cinque. Data l’esperienza del regista in film d’azione
senza pretese come xXx e Fast & Furious, troverete molte somiglianze nel suo
approccio registico.
Certo, non viene prestata quasi
nessuna attenzione allo sviluppo emotivo dei personaggi. Questi
sono anzi scritti in modo stereotipato, con l’unica nota positiva
rappresentata dalle sensazionali sequenze d’azione. La
convenzionalità è dunque il più grande punto debole del film.
Tuttavia, se state cercando qualcosa che vi dia una scarica di
adrenalina senza dover riflettere troppo, continuate a leggere per
sapere cosa succede nel film.
La trama di Hurricane –
Allerta uragano
Hurricane – Allerta
uragano vede Maggie Grace, Toby Kebbell,
Ryan Kwanten, Ralph Ineson,
Melissa Bolna, James Culter e
Ben Cross nei ruoli principali. Il film si apre
con due fratelli adolescenti, Will
(Leonardo Dickens) e Breeze
(Patrick McAuley). Stanno cercando di sfuggire a
un uragano con il padre. È il 1992 e la loro casa a Gulfport, in
Alabama, viene colpita dal disastroso uragano Andrew. Will crede
che non siano riusciti a partire in tempo e che siano bloccati a
causa del ritardo di Breeze. Il padre cerca di calmarli mentre
cerca di mantenere il controllo del suo camion.
Maggie Grace e Toby Kebbell in Hurricane – Allerta
uragano
Tuttavia, un albero caduto colpisce
il mezzo e loro escono dalla strada principale. Poiché il camion
non è in condizioni di marciare, non vedono altra opzione che
rifugiarsi in una casa vicina. Mentre i bambini rimangono
all’interno della casa, il padre cerca di proteggere il camion dal
forte vento. Tuttavia, questo finisce per abbattere un serbatoio
d’acqua vicino, uccidendolo. La storia si sposta poi al 2018,
quando Gulf Port viene allertata dell’arrivo di un altro uragano di
categoria cinque chiamato “Tammy”. L’agente del Tesoro
Casey (Grace) ha ricevuto l’ordine dal suo collega
Randy Moreno (Christian
Contreras) di portare Breeze e Will nella loro struttura
per aiutarli a risolvere un problema con il generatore del loro
magazzino.
Will (Kebbell) è un
meteorologo che lavora per un servizio meteorologico nazionale,
mentre Breeze (Kwanten) ora lavora nella manutenzione. Un altro
agente del Tesoro, Connor Perkins (Ineson), si
infiltra nella stessa struttura con alcuni altri complici ribelli
mentre Casey sta raggiungendo i due fratelli. Vogliono rubare 600
milioni di dollari e, per raggiungere questo obiettivo, decidono di
prendere Moreno in ostaggio. Lui porta Sasha
(Bolna) e Frears (Ed Birch) per
decifrare il codice e aprire il caveau. Ma il loro tentativo
fallisce e si rendono conto che Casey potrebbe aver cambiato il
codice prima di andarsene. Ecco perché Perkins decide di catturarla
per portare a termine la loro missione.
La rapina durante l’uragano
Nel frattempo, Casey torna alla
struttura con Breeze. Parlano dei loro rispettivi passati e hanno
l’occasione di stringere un’amicizia. Lungo la strada, alcuni
uomini di Perkins li attaccano all’improvviso. Casey ingaggia una
sparatoria con loro, durante la quale riesce a scappare. Ma quegli
uomini riescono a catturare Breeze. Viene riportato alla struttura
come ostaggio per riparare il generatore. Casey torna a parlare con
Will, che inizia a farsi prendere dal panico perché deve salvare
suo fratello prima che l’uragano devasti la loro città. Lei propone
di fuggire con un veicolo di soccorso chiamato Dominator.
Grazie a questo, raggiungono una
stazione vicina per incontrare lo sceriffo Jimmy
Dixon (Cross) con la speranza di ottenere il suo aiuto per
salvare Breeze. Ma dopo averlo incontrato, si rendono conto che sta
collaborando con Perkins e i suoi complici nella missione di
rapina. Di conseguenza, Dixon cerca di prendere Casey e Will in
ostaggio. Tuttavia, Casey cerca di sparare a Dixon per salvare se
stessa e Will. Dixon fugge e non lo considera una sconfitta,
continuando a seguirli con un complice. Poco dopo, Will riesce a
investire l’auto di Dixon con il Dominator e entrambi fuggono.
Maggie Grace in Hurricane – Allerta uragano
Nel frattempo, nella struttura,
Sasha e Frears decidono di utilizzare la torre di trasmissione
della loro città per trovare il codice attraverso un attacco di
forza bruta. Casey raggiunge questa torre con Will per impedire
loro di riuscire nel loro intento. Nonostante le condizioni
meteorologiche terribili, inizia a salire sulla torre. Nel
frattempo, Perkins e i suoi soci arrivano sul posto e cercano di
attaccare Casey. Ma quando Sasha e Frears riescono a decifrare il
codice, la torre viene abbattuta, rendendo vano il loro tentativo.
Perkins continua a cercare di avere la meglio su Casey con una
sparatoria.
Ma grazie alla loro determinazione a
salvare Breeze, lei e Will riescono a mettersi in salvo e a
fuggire. Tornato alla struttura, Breeze cerca di salvare i soldati
che gli uomini di Perkins hanno rinchiuso. Frears se ne accorge al
momento giusto e sventa il tentativo di salvataggio di Breeze.
Dall’altra parte, Dixon raggiunge la struttura e litiga con Perkins
per il fallimento della precedente rapina. Per sbarazzarsi di
questo ostacolo, Perkins decide di uccidere l’ufficiale.
Nel frattempo, Will e Casey
continuano a cercare una soluzione amichevole ai loro problemi.
Entrano nel centro commerciale Gulfport e Casey contatta Perkins
per stringere un accordo per la sicurezza di Moreno e Breeze in
cambio del codice di cui ha bisogno. Lei dice che lo scambio dovrà
avvenire nello stesso centro commerciale. Quando i complici di
Perkins arrivano lì con Breeze, lui ha un breve dialogo con Will,
durante il quale lo informa del loro piano. Dopodiché, sparano al
vetro del tetto, facendo sì che i mercenari vengano risucchiati
dalla tempesta. Will, Casey e Breeze riescono a salvarsi.
Ralph Ineson in Hurricane – Allerta uragano
La spiegazione del finale
Nel loro piano successivo, Casey si
consegna agli uomini di Perkins. Breeze aiuta a salvare Will, che
era stato catturato da loro in precedenza. Una volta che Casey
raggiunge la struttura del tesoro, ricorda a Perkins il loro
accordo di salvare Moreno in cambio del codice. Ma lui tradisce la
sua fiducia e decide di non rilasciare Moreno, poiché lo considera
una questione di vendetta personale contro di lui. Quindi prende
Casey in custodia per la morte dei suoi soci, Xander e Jaqi.
Poi, Perkins e i suoi uomini se ne
vanno con il denaro a bordo dei camion della struttura. Will e
Breeze decidono di seguirli. Si impadroniscono di un camion. Ma
presto vengono attaccati da Sasha e Frears dall’interno.
Reagiscono, hanno la meglio e prendono il controllo del camion.
D’altra parte, un collaboratore di Perkins è determinato a uccidere
Casey. Lei litiga verbalmente con lui e poi fisicamente, riuscendo
a vincere abbastanza rapidamente.
Alla fine, Will riesce a raggiungere
Casey e iniziano a guidare nello stesso camion. Mentre Perkins
continua a portare a termine con successo la sua rapina, il denaro
viene risucchiato dal suo camion, che poi si ribalta. Nel
frattempo, il veicolo di Breeze ha un ritorno di fiamma e lui viene
salvato da Will e Breeze. Tutti i membri della banda di Perkins
vengono risucchiati dalla tempesta. Fortunatamente, i tre riescono
ad allontanarsi in sicurezza con 200 milioni di dollari in loro
possesso. Quindi possiamo vedere qui un classico dramma morale. Il
bene riesce alla fine a prevalere sul tradimento.
Prospettive di un
delitto (il cui titolo originale è Vantage Point)
è un film del 2008 che si inserisce nel solco dei thriller politici
ad alta tensione, strutturando la narrazione intorno a un evento
drammatico — un attentato al presidente degli Stati Uniti —
mostrato da otto punti di vista diversi. Questa scelta narrativa,
che richiama la costruzione a incastro di film come
Rashomon di Akira Kurosawa, offre
una lettura stratificata degli eventi, svelando progressivamente
dettagli e contraddizioni che ribaltano continuamente il
significato di quanto visto. Il film si avvale di una regia serrata
e di un ritmo sostenuto, che tiene alta la tensione lungo tutta la
durata.
Il cast internazionale contribuisce
in modo determinante al coinvolgimento del pubblico. Dennis Quaid interpreta un agente dei servizi
segreti segnato dal trauma, mentre Forest Whitaker è un turista armato solo della
sua videocamera, che si ritrova al centro dell’azione.
Matthew Fox, Sigourney Weaver e William Hurt completano un cast ricco di volti
noti, ognuno con un ruolo chiave nella ricostruzione dell’accaduto.
I personaggi si muovono in uno scenario denso di sospetti,
complotti e doppie identità, toccando temi attuali come la
sicurezza globale, la manipolazione delle informazioni e la
percezione soggettiva della verità.
All’uscita nelle sale, il film ha
però diviso la critica. Se da un lato è stato elogiato per la sua
struttura originale e l’ottimo utilizzo del montaggio per costruire
suspense, dall’altro alcuni hanno criticato la ripetitività dei
punti di vista e la semplificazione narrativa in alcuni momenti.
Nonostante ciò, Prospettive di un delitto ha
saputo conquistare il pubblico grazie al suo approccio dinamico e
alla sua capacità di intrattenere pur affrontando tematiche
complesse. Nel resto dell’articolo ci soffermeremo sul finale del
film, spiegando cosa accade e quale significato emerge dalla sua
conclusione.
Il Presidente degli Stati Uniti
Henry Ashton (William Hurt) si
trova a Salamanca, in Spagna, per partecipare a un summit politico
tra leader occidentali e arabi, volto a promuovere un trattato
internazionale contro il terrorismo globale. Nella piazza gremita
di persone un cecchino spara però al Presidente, scatenando il
panico tra la folla. Pochi minuti dopo si avverte un’esplosione
lontana, poi una bomba esplode nella piazza, uccidendo diverse
persone. A questo punto gli avvenimenti vengono mostrati da otto
diverse prospettive, corrispondenti a otto persone che a vario
titolo erano presenti in quel luogo in quei momenti.
Si comincia con Rex
Brooks (Sigourney
Weaver), la produttrice dell’emittente Global News
Network, che dirige la copertura televisiva dell’evento. Poi c’è
l’agente dei servizi segreti Thomas Barnes
(Dennis
Quaid), tornato in servizio dopo essere stato colpito
da un attentatore circa un anno prima. Con lui c’è il collega
Kent Taylor (Matthew Fox). Ci
sono poi Enrique (Eduardo
Noriega), un poliziotto spagnolo, e Howard
Lewis (Forest
Whitaker), un turista americano in vacanza. Ci sono
poi i punti di vista del Presidente Ashton e quello del terrorista
Suárez (Saïd Taghmaoui) e dei
suoi complici, alcuni insospettabili, responsabili
dell’attentato.
La spiegazione del finale del
film
Ogni volta che il film torna
indietro e viene seguito un nuovo punto di vista, vengono aggiunti
nuovi dettagli, che contribuiscono a rivelare l’unica sconvolgente
verità dietro l’attacco terroristico. Così, nel terzo atto di
Prospettive di un delitto, i fili della complessa
trama si ricongiungono e le diverse prospettive iniziano a
combaciare. Il presidente Ashton, che si scopre essere stato
sostituito da un sosia al momento dell’attentato, è in realtà stato
rapito dai terroristi. L’attacco è stato orchestrato da Suarez, che
aveva già agito sotto falso nome, e dal traditore all’interno dei
servizi segreti, l’agente Kent Taylor, partner di Thomas
Barnes.
Grazie a una sequenza trasmessa in
diretta da GNN, Barnes riesce a identificare Taylor mentre si
allontana dalla scena con un’uniforme da poliziotto spagnolo, dando
così inizio a un inseguimento frenetico per cercare di salvare il
presidente. Il confronto decisivo avviene su un cavalcavia, dove
convergono tutti i principali protagonisti. Qui Enrique,
sopravvissuto all’attentato alla piazza, affronta Javier, il
cecchino costretto a collaborare dai terroristi. Javier uccide
Enrique per errore, credendo che sapesse dov’era tenuto il
fratello, ma viene poi abbattuto da Taylor, che gli rivela che il
fratello è già stato ucciso.
Forest Whitaker in Prospettive di un delitto
Taylor tenta la fuga, ma Barnes lo
raggiunge e, ferito gravemente dopo un incidente d’auto, muore
senza rivelare il luogo dove è tenuto il presidente. Intanto,
all’interno dell’ambulanza dove Ashton è prigioniero, si scatena
una colluttazione: l’uomo riesce a reagire e a provocare un
incidente che mette fine al piano dei terroristi. Barnes giunge sul
posto e, dopo aver eliminato Suarez, riesce finalmente a salvare il
presidente. Il finale del film riflette dunque sull’ambiguità della
verità e sull’importanza di osservarla da più punti di vista.
La struttura narrativa a incastri
mostra come ogni testimone abbia solo una parte del quadro
complessivo e come la verità emerga solo quando tutte le
prospettive vengono sovrapposte. L’intervento di più personaggi,
ciascuno mosso da motivazioni diverse, sottolinea quanto la realtà
degli eventi sia condizionata dallo sguardo soggettivo e da
frammenti spesso fuorvianti. L’eroismo di Barnes, segnato dal
passato e dalla diffidenza, si rivela decisivo, ma non privo di
conflitti interiori.
Temi come il tradimento, la fiducia
e la manipolazione dell’informazione vengono affrontati attraverso
personaggi ambigui e un contesto in cui nulla è ciò che sembra. La
figura di Taylor, agente doppiogiochista, rappresenta la fragilità
delle istituzioni e la difficoltà di distinguere amici da nemici.
Il film lancia anche un messaggio sull’etica dei media, mostrando
come l’ossessione per la notizia e per l’immagine possa rivelarsi
involontariamente utile per smascherare una
minaccia. Prospettive di un delitto non è
solo un thriller d’azione, ma un racconto che ci invita a
riflettere su quanto sia complesso ricostruire la verità in un
mondo frammentato e sempre più mediato.
Apple Original Films ha annunciato
Stiller & Meara: Niente è perduto, il nuovo
documentario diretto dal regista e produttore Ben Stiller (“Scissione“,
“Escape at Dannemora”), vincitore di un Emmy e di un DGA Award.
“Stiller & Meara: Niente è perduto” racconta la storia che ha
ispirato le carriere delle icone della commedia Jerry Stiller e
Anne Meara e arriverà il 24 ottobre su Apple TV+.
«Mi sento molto fortunato a
collaborare ancora una volta con l’incredibile team di Apple
TV+, questa volta su un progetto molto personale per me e la
mia famiglia», ha dichiarato il regista Ben
Stiller. «È emozionante poterlo finalmente condividere con
il pubblico ed è un grande onore celebrare i miei genitori, sia per
come li ho conosciuti crescendo, sia per come ho imparato a
conoscerli in modi nuovi attraverso la realizzazione di questo
film».
Ben Stiller racconta la storia dei suoi
genitori, le icone della commedia Jerry Stiller e Anne Meara,
esplorando il loro impatto sia sulla cultura popolare, che nella
vita domestica, dove i confini tra creatività, famiglia, vita e
arte erano spesso sfumati. Nel farlo, Stiller punta la telecamera
su se stesso e sulla sua famiglia per esaminare l’enorme influenza
di Jerry e Anne sulle loro vite e riflettere sulle lezioni
generazionali che tutti possiamo imparare da coloro che amiamo.
Il documentario è prodotto da
Stiller, dal vincitore dell’Oscar® John Lesher (“Birdman”, “Scissione”), dal candidato all’Emmy Geoffrey
Richman (“Scissione”, “Tiger King”) e da Lizz Morhaim (“The Super
Models”, “Rebuilding Paradise”). Il candidato all’Oscar® Bryn
Mooser (“Lifeboat”, “They Call Me Magic”), il candidato all’Emmy
Justin Lacob (“Free Leonard Peltier”, “The Lionheart”) e la
vincitrice dell’Emmy e candidata al BAFTA Kathryn Everett
(“Daughters”, “Lakota Nation vs. the United States”) sono i
produttori esecutivi, mentre il candidato all’Emmy Matthew Cherchio
(“Diane Warren: Relentless”) è il produttore supervisore per XTR.
Anche Tony e Andy Hsieh sono produttori esecutivi.
Ideato dal produttore esecutivo e
regista Ben Stiller, il thriller di successo vincitore
di Emmy e Peabody Award “Scissione”
ha battuto tutti i record come serie più vista su Apple TV+ ed è la
serie con il maggior numero di nomination agli Emmy Award del 2025.
Recentemente rinnovata per una terza stagione, “Scissione” è stata
costantemente celebrata sin dal suo debutto come “una delle
migliori serie TV dell’ultimo decennio”, un “fenomeno culturale” e
“la cosa migliore in TV”. La prima e la seconda stagione complete
di “Scissione” sono disponibili in streaming su Apple TV+.
Il fenomeno culturale
cinematografico globale dello scorso anno, diventato l’adattamento
cinematografico di Broadway di maggior successo di
tutti i tempi, giunge ora alla sua epica, elettrizzante ed
emozionante conclusione in Wicked – Parte
Due.
Diretto ancora una volta dal
pluripremiato regista Jon M. Chu e con il ritorno dello
spettacolare cast guidato dalle superstar candidate all’Oscar®
Cynthia Erivo e Ariana Grande, il capitolo finale della storia
mai raccontata delle streghe di Oz inizia con Elphaba e Glinda che
si allontanano vivendo le conseguenze delle loro scelte.
Elphaba (Cynthia
Erivo), ormai demonizzata come la Strega Malvagia
dell’Ovest, vive in esilio nella foresta di Oz, continuando la sua
lotta per la libertà degli animali di Oz e cercando disperatamente
di rivelare la verità sul Mago (Jeff
Goldblum).
Glinda, nel frattempo, è diventata
l’emblema della bontà per tutta Oz, vive nel palazzo della Città di
Smeraldo e gode dei vantaggi della fama e della popolarità. Sotto
le direttive di Madame Morrible (il premio Oscar®
Michelle Yeoh), Glinda viene scelta come brillante
punto di riferimento per il popolo di Oz, rassicurando le masse che
tutto va bene sotto il governo del Mago.
Mentre la celebrità di Glinda cresce
e si prepara a sposare il Principe Fiyero (il vincitore del premio
Olivier e candidato agli Emmy e ai SAG
Jonathan Bailey) in uno spettacolare matrimonio
oziano, è tormentata dalla separazione da Elphaba. Tenta una
riconciliazione tra Elphaba e il Mago, ma i suoi sforzi falliranno,
allontanando ulteriormente Elphaba e Glinda. Le conseguenze
trasformeranno Boq (il candidato al Premio Tony Ethan Slater) e
Fiyero per sempre, e metteranno in pericolo la sicurezza della
sorella di Elphaba, Nessarose (Marissa Bode),
quando una ragazza del Kansas si intrometterà nelle loro vite.
Mentre una folla inferocita si
solleva contro la Strega Malvagia, Glinda ed Elphaba dovranno
riunirsi un’ultima volta. Con la loro singolare amicizia al centro
del loro futuro, dovranno confrontarsi con sincerità ed empatia, se
vorranno cambiare se stesse, e tutta Oz, per sempre.
Ecco il nuovo poster ufficiale:
Il cast di Wicked – Parte Due
comprende anche i candidati all’Emmy Bowen Yang e Bronwyn James nei
panni degli assistenti di Glinda, Pfannee e ShenShen, e la
candidata ai BAFTA e ai Grammy Sharon D. Clarke (Caroline, or
Change) come voce della tata di Elphaba, Dulcibear.
Il film è prodotto da Marc Platt,
già vincitore di Tony ed Emmy, e da David Stone, più volte
vincitore di Tony. I produttori esecutivi sono Stephen Schwartz,
David Nicksay, Jared LeBoff, Winnie Holzman e Dana Fox. Il primo
film, Wicked, uscito nel novembre 2024, ha ottenuto 10 nomination
agli Oscar®, tra cui quella per il miglior film, vincendo gli
Oscar® per Migliori Costumi e per la Migliore Scenografia. Ad oggi,
il film ha incassato 750 milioni di dollari in tutto il mondo.
Wicked – Parte
Due è basato sul musical che ha segnato una generazione, con le
musiche e i testi del leggendario compositore e paroliere Stephen
Schwartz, vincitore di Grammy e Oscar®, e sul libro di Winnie
Holzman, tratto dal romanzo bestseller di Gregory Maguire. La
sceneggiatura è di Winnie Holzman e Winnie Holzman & Dana Fox. La
colonna sonora del film è di John Powell & Stephen Schwartz, con
musiche e testi di Stephen Schwartz
La star di The
Studio Ike Barinholtz è in trattative per
interpretare il miliardario ed ex alleato di Donald Trump,
Elon Musk, nel prossimo film di Luca
Guadagnino, Artificial,
in produzione presso Amazon MGM.
Come annunciato in precedenza, il
film vedrà protagonisti
Andrew Garfield e il recente candidato all’Oscar
Yura Borisov (“Anora“) ed è
descritto come una “commedia drammatica ambientata nel mondo
dell’intelligenza artificiale“. Le prime indiscrezioni
suggeriscono che Artificial
sarà incentrato sull’azienda di intelligenza artificiale OpenAI e
sul periodo del 2023 in cui il suo CEO Sam Altman è stato
licenziato e riassunto in pochi giorni.
Simon Rich (“An American Pickle”) ha
scritto la sceneggiatura e sarà il produttore insieme a David
Heyman e Jeffrey Clifford di Heyday Films, oltre a Jennifer
Fox.
Artificial riunisce
Guadagnino e Amazon MGM Studios. Secondo le prime
indiscrezioni, oltre a Borisov e Garfield, anche Monica
Barbaro (vista in A
Complete Unknown) sarebbe in lizza per i ruoli principali
in Artificial.
Ricordiamo che Luca
Guadagnino arriverà al Lido per la prossima Mostra d’Arte
Cinematografica della Biennale di Venezia per presentare il suo
After
the Hunt, che sarà proiettato Fuori Concorso.
La versione a fumetti di Reed
Richards ha spesso sfoggiato barba e baffi, quindi il fatto che
Pedro Pascal abbia baffi e barba in
I
Fantastici Quattro: Gli Inizi non è poi così
grave. Alcuni fan si sono lamentati del fatto che la star di
The Last of Us non si sia rasato
completamente, ma se dovete dare la colpa a qualcuno, potete
attribuirla a chi ha convinto Pascal a radersi per Wonder Woman 1984 del 2020.
Parlando con Vanessa Kirby per la serie di video “Agree to
Disagree” di LADbible, Pedro Pascal ha spiegato: “Mi faccio
crescere una barba di merda, ma se dovessi radermela tutta, avrei
davvero un aspetto orribile. Sono fortemente in disaccordo con una
mia versione rasata.”
“Ero così sconvolto dal mio
aspetto in ‘Wonder Woman 1984’. Ho adorato il film, ma ero così
sconvolto dal mio aspetto che non sono mai tornato indietro a meno
che non fosse assolutamente necessario”, ha detto a proposito
dell’interpretazione di Maxwell Lord. “Se mi avessero chiesto
di radermi completamente per ‘I Fantastici Quattro’ e avessero
insistito, l’avrei fatto. Ma è stata una creazione molto
collaborativa per tutti i nostri look nel film”.
Durante un’altra recente intervista,
la star di The Mandalorian ha ammesso di essere a
conoscenza delle lamentele che circondano la sua scelta per il
ruolo di Reed. Naturalmente, vale la pena sottolineare che, nelle
prime recensioni del reboot dei Marvel Studios, è stato ampiamente
elogiato per la sua fantastica interpretazione.
“È troppo vecchio. Non sta bene.
Dovrebbe radersi. Sono più consapevole del malcontento che circonda
il mio casting di qualsiasi altra cosa abbia mai fatto”, ha
detto Pedro Pascal. Il suo ruolo di Maxwell Lord in
Wonder Woman 1984 è stato una tantum, sebbene
sia stato un momento clou nei panni del malvagio miliardario. Ora
il personaggio ha il volto di Sean Gunn e non
sappiamo quanto potrà diventare importante (o malvagio) nel
DCU appena nato.
Nella
nostra recensione abbiamo scritto: “I Fantastici
Quattro: Gli Inizi conferma ciò che già si pensava in
seguito alla diffusione dei materiali promozionali: è un progetto
ben pensato, ben diretto, che sa dosare l’intimità e l’azione, che
grazie ai suoi variegati protagonisti si rivolge ad un pubblico
ampio, dai più giovani fino ai padri e alle madri.”.
Il film Marvel Studios I
Fantastici Quattro: Gli Inizi introduce la prima
famiglia Marvel composta da Reed Richards/Mister Fantastic
(Pedro
Pascal), Sue Storm/Donna Invisibile (Vanessa
Kirby), Johnny Storm/Torcia Umana (Joseph
Quinn) e Ben Grimm/la Cosa (Ebon
Moss-Bachrach) alle prese con la sfida più difficile
mai affrontata. Costretti a bilanciare il loro ruolo di eroi con la
forza del loro legame familiare, i protagonisti devono difendere la
Terra da una vorace divinità spaziale chiamata Galactus
(Ralph Ineson) e dal suo enigmatico Araldo, Silver
Surfer (Julia Garner). E se il piano di Galactus
di divorare l’intero pianeta e tutti i suoi abitanti non fosse già
abbastanza terribile, la situazione diventa all’improvviso una
questione molto personale.
Il film è interpretato anche da
Paul Walter Hauser, Natasha Lyonne e Sarah
Niles. I
Fantastici Quattro: Gli Inizi è diretto da
Matt Shakman e prodotto da Kevin Feige, mentre Louis D’Esposito, Grant
Curtis e Tim Lewis sono gli executive producer.
In sala dal 23 luglio,
I
Fantastici Quattro: Gli Inizi è la nuova
avventura Marvel Studios che sfida non solo
le difficoltà degli ultimi anni dello Studio ma anche quella che
sembra una “maledizione” di questi amatissimi personaggi dei
fumetti, la Prima Famiglia Marvel, che fino a questo momento non
hanno mai avuto un adattamento cinematografico davvero
vincente.
In occasione della
promozione mondiale del film, alla quale abbiamo
partecipato anche noi di Cinefilos.it, i protagonisti del
film hanno raccontato l’esperienza di portare sul grande schermo
Reed Richards, Sue Storm, Johnny Storm e Ben Grimm.
Kevin Feige, produttore
di I Fantastici Quattro: Gli Inizi
KEVIN: Sono
incredibilmente emozionato. Ora è il momento giusto di realizzare
questo film, perché finalmente siamo riusciti a farlo, perché ne
abbiamo acquisito i diritti. Questo è stato uno dei motivi. L’altro
è che abbiamo messo insieme un cast incredibile, quello che vedete
davanti a voi. (…) Abbiamo lavorato duramente. Matt ha lavorato
duramente per anni per dare vita alla prima famiglia Marvel in un
modo che, sapete, ritenevamo si adattasse al mondo che abbiamo
creato, anche se questo film è molto autonomo. Anche se tutti qui
sono stanchi perché hanno già girato metà della loro prossima
apparizione come questi personaggi in Avengers: Doomsday.
Matt Shakman, regista di
I Fantastici Quattro: Gli Inizi
MATT: Sono un
grandissimo fan dei Fantastici Quattro. Lo sono fin da bambino,
quindi è stato un onore poter portare questi personaggi nel MCU. E
sapevamo che sono personaggi pubblici. Sono una sorta di luminari
della loro epoca, e ne avremmo sentito parlare se fossero stati
nella normale linea temporale Marvel. Quindi abbiamo dovuto
ambientarli in un universo diverso e su una Terra diversa, il che
significava che avevamo la possibilità di costruire questo
retrofuturo degli anni ’60. E la stessa energia e impegno che
abbiamo messo in WandaVision per costruire tutte queste specifiche
realtà da sitcom, li abbiamo impiegati per costruire questo mondo
retrofuturistico degli anni ’60 incredibilmente autentico, una
combinazione di Jack Kirby e 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick.
Vanessa Kirby è Sue
Storm/La Donna Invisibile
I Fantastici Quattro: Gli Inizi – Vanessa Kirby è Sue Storm
VANESSA: Tutto quello
che abbiamo costruito con i nostri personaggi è già presente nei
fumetti in tutti i decenni. Mi è sempre sembrato un po’
rivoluzionario avere questa madre al centro della famiglia, ma
anche essere parte integrante della squadra, mai lasciata sola a
casa. (…) E poi, quando ho incontrato Matt, e poi Kevin per la
prima volta, e ho iniziato a parlare di Sue, ero già così
appassionata di lei. Ma l’idea di avere questa supereroina incinta,
questa madre lavoratrice, mi entusiasmava tantissimo. E anche
durante le riprese, è stato surreale, davvero, perché avevo il
pancione. Ma ero così coinvolta in tutto, ed ero così… sai, Matt e
Kevin sono stati grandi sostenitori del fatto che lei fosse così
complessa, così feroce, così amorevole e calorosa e tutte le cose
come penso siano veramente le donne. Quindi è stato davvero, è
stato molto incoraggiante. Ci tenevo davvero, ed è stato un grande
onore interpretarla. E so di essere solo una delle tante persone
che hanno avuto modo di conoscerla nel corso degli anni.
Pedro Pascal è Reed
Richards/Mr. Fantastic
PEDRO: La cosa che mi
è piaciuta di più è stata in realtà il fatto che questa persona
così brillante e così a suo agio nel risolvere le equazioni
scientifiche più complesse per creare soluzioni per assolutamente
tutto, o per continuare a capire come funziona il mondo, non è in
grado di sapere veramente come comprendere l’equazione molto più
complessa delle relazioni. (..) E la famiglia. E l’amore. E la
crescita in una relazione. E la crescita in una famiglia. E come
partner, come amico e poi, ovviamente, come padre. L’unico modo che
conosce per gestire la situazione è iniziare a mettere il mondo a
prova di bambino, piuttosto che limitarsi a vivere l’esperienza. E
questo è sicuramente qualcosa attraverso il quale mi ha guidato
Matt, perché io non sono un padre.
Joseph Quinn è Johnny
Storm/La Torcia Umana
JOSEPH: Qual era la
complessità di questo personaggio? Penso che ci sia qualcosa di
molto ambizioso in questo Johnny. Il modo in cui vede lo spazio. È
un po’ un ricercatore (…) E sta cercando delle risposte, credo.
Tutti questi quattro personaggi sono in un certo senso condannati a
questa idea di responsabilità e superpoteri. E ad avere questa vita
da burattini. E penso che lui stia cercando risposte al di fuori di
essa. E ho pensato che, intrinsecamente, nella sceneggiatura, ci
fosse qualcuno di molto completo. Non è affatto bidimensionale.
Sono stato molto fortunato che il personaggio avesse molto da
offrire. C’era davvero tanto da fare. Quindi è stato un piacere
immergermici e ridere, davvero. Il più possibile.
EBON: Penso che ci
sia un limite a quanto si può costruire. Siamo stati
incredibilmente fortunati. Matt è molto saggio e ci ha messo
insieme tutti e quattro. Dicono che puoi capire nei primi 10
secondi se sei compatibile con qualcuno. E ci siamo trovati
benissimo fin dall’inizio, realizzando un film di questa portata.
Passare un po’ di mesi, cinque, sei mesi, a realizzare questo film
è anche un ottimo modo per legare e condividere esperienze(…) Stai
spingendo una barca su una montagna per cercare di realizzare
questo progetto. Quindi abbiamo trascorso molte ore, molti giorni,
un periodo davvero piacevole. Mi sento molto grato e fortunato di
poter ancora trascorrere del tempo con questa famiglia.
Non avevo mai fatto
alcun tipo di performance capture. E questa è stata una delle cose
principali che mi ha attratto a fare il film, perché volevo
esplorare questo modo di recitare. E speravo che mi avrebbe potuto
liberare. Non avrò mai l’opportunità di interpretare qualcosa del
genere, davvero. Sai, si trattava di interpretare questo
personaggio incredibilmente forte e pesante. E poi ero un po’
ansioso e nervoso, solo perché era un cambiamento radicale per me,
considerando la tecnologia.
E poi, nel giro di un
paio di giorni, si è sciolto e l’ho trovato davvero, davvero
liberatorio. Sono in tutte le scene con loro. Ci guardiamo negli
occhi. Sono proprio lì. E c’era un’immediatezza e una libertà che
ho sempre trovato davvero sorprendenti.
Ralph Ineson è Galactus
Il Divoratore di Mondi
Galactus in I Fantastici Quattro: Gli Inizi
RALPH: E’ successo in
un periodo di pochi mesi, mentre questi ragazzi facevano tutto il
duro lavoro collaborando con gli studi cinematografici. Passavo
ogni tre settimane per una nuova prova del costume. E così si
sviluppava nel tempo. Quindi ogni poche settimane mi mettevo
davanti a uno specchio a tre ante e guardavo il personaggio e il
costume mentre veniva sviluppato. È un’incredibile opera d’arte e
di ingegneria. È una cosa incredibile. Mi fa sembrare come se
pesassi 160 chili. È enorme e muscoloso. Ma è indossabile. Il
design è incredibile. Non so qual è l’equivalente nel baseball, nel
bowling, a spinning nel cricket, ma sarei in grado di lanciare a
spinning con i guantoni. Perché ogni singola parte del guanto è
articolata. È una cosa meravigliosa. Davvero.
JULIA: Sul set ero
terrorizzata. Ma cercavo anche di nasconderlo. Sono stati tutti
così accoglienti, calorosi e confortanti, quindi… è stato pazzesco.
Probabilmente è stato il primo giorno di lavoro più pazzesco che
abbia mai avuto. Era notte e avevo un auricolare, a seguire le
istruzioni di Matt, per sentire la battuta di Vanessa ed è stato
pazzesco. Ma mi sono divertita tantissimo.
I Fantastici Quattro:
Gli Inizi è al cinema
Il film è stato
“Certificato Fresco” su Rotten Tomatoes, e questo dovrebbe
essere di grande aiuto in vista del fine settimana. Nella nostra recensione abbiamo scritto:
“I Fantastici Quattro: Gli
Inizi conferma ciò che già si pensava in seguito
alla diffusione dei materiali promozionali: è un progetto ben
pensato, ben diretto, che sa dosare l’intimità e l’azione, che
grazie ai suoi variegati protagonisti si rivolge ad un pubblico
ampio, dai più giovani fino ai padri e alle madri.”.
Sono bastati pochi anni all’attrice
Vanessa Kirby per diventare uno dei
nomi più affermati e richiesti della sua generazione. Attiva tanto
al cinema quanto in televisione, l’attrice è oggi in rapida ascesa,
e con due film attualmente presenti nel concorso della Mostra
del Cinema di Venezia sembra ora vivere il momento della sua
consacrazione. Dalla serie The
Crown al film Pieces of a
Woman, la Kirby è certamente uno dei volti del
momento.
2. È nota anche per i suoi
ruoli televisivi. La Kirby è particolarmente nota per i
suoi ruoli televisivi, che le hanno permesso di sfoggiare tutto il
suo talento. Il primo di questi risale al 2011, quando è Ruth Elms
in The Hour. Successivamente recita nella miniserie
Grandi speranze (2011), nel ruolo di Estella, e in
Labyrinth (2012). Grande notorietà la ottiene grazie a
The Frankenstein Chronicles (2015-2017), con Sean
Bean, e in particolare con la serie The Crown
(2016-2017), dove nelle prime due stagioni interpreta la
principessa Margaret, recitando accanto all’attrice Claire
Foy.
Vanessa Kirby in The
Crown
3. Al provino rischiò di non
ottenere la parte. Oggi risulta pressoché impossibile
immaginare il personaggio della giovane principessa Margaret con un
volto diverso da quello della Kirby. Eppure, per poco l’attrice non
rischiò di perdere la parte. Il giorno del suo provino, infatti,
l’attrice decise di applicare dell’autoabbronzante sulle proprie
caviglie, tentando di nascondere il proprio pallore. Al momento di
vestirsi, tuttavia, dimenticò tale dettaglio e pertanto finì con
l’indossare un abito che delle sue gambe mostrava ben più che le
sole caviglie. La differenza di colore della sua pelle sembra aver
distratto molto gli addetti al casting, che quasi si persero
l’interpretazione a cui l’attrice stava dando vita.
4. È rimasta affascinata dal
ruolo. Una volta ottenuta la parte, l’attrice decise di
compiere una serie di ricerche sulla vita della principessa
Margaret, così da poterla comprendere meglio e calarsi in modo
realistico nei suoi panni. Nel fare ciò, la Kirby ha affermato di
essere rimasta particolarmente colpita dai tanti aspetti poco noti
della donna. L’attrice ha ritrovato nella vita di lei numerosi
conflitti, personali o con il resto della propria famiglia, a cui
poi ha avuto modo di dar vita nelle corso della prime due stagioni
della serie. Esplorare un tale personaggio, si è così rivelato per
lei un compito estremamente affascinante e ricco di sorprese.
Vanessa Kirby in Mission:
Impossible
5. È stata resa una presenza
ricorrente. Con il film Mission:
Impossible – Fallout, l’attrice ha fatto il suo esordio
nella celebre saga action con il ruolo di Alanna Mitsopolis, alias
Vedova Bianca, una trafficante d’armi. Ad aver fortemente voluto la
Kirby per tale ruolo è stato Cruise in persona, rimasto
particolarmente colpito dall’interpretazione di lei in The
Crown. La presenza nel film dell’attrice è poi stata così
apprezzata anche dai fan da convincere i produttori a farla
diventare parte del gruppo di protagonisti, permettendole così di
riprendere il ruolo anche nel settimo capitolo.
Vanessa Kirby in Napoleon
6. Ha studiato e
improvvisato molto.
Vanessa Kirby interpreta Giuseppina Bonaparte nel fim
Napoleon, un ruolo che ha richiesto un’immersione intensa
in una figura storica complessa e multiforme. In un’intervista con
Vanity Fair, l’attrice ha
raccontato che molte scene, tra cui uno schiaffo sul divorzio, sono
state improvvisate, mentre il regista utilizzava un approccio
dinamico con riprese lunghe e diverse telecamere simultanee.
Kirby ha inoltre detto di aver studiato avidamente testi e
biografie, di aver visitato il museo di Napoleone e persino la
tomba di Giuseppina per catturarne l’essenza mercuriale e
resiliente
Vanessa Kirby è Sue Storm
in I Fantastici Quattro: Gli Inizi
7. Ha studiato a lungo per
interpretare SueStorm. In I Fantastici
Quattro: Gli Inizi Vanessa Kirby interpreta
Sue Storm, alias la Donna Invisibile. Per
prepararsi al ruolo ha studiato i fumetti con passione, tanto da
definirsi “una Sue nerd”. Ha approfondito anche temi scientifici
come la fisica quantistica, per rendere autentiche le scene in cui
Sue utilizza i suoi poteri con rigore e credibilità. Questa
versione di Sue, incinta per la prima volta nel MCU, unisce inoltre maternità ed
eroismo in modo inedito, in quanto l’attrice voleva evitare di
cadere nello stereotipo della madre buona, scegliendo invece di
restituire un ritratto sfaccettato e moderno della supereroina.
I Fantastici Quattro: Gli Inizi – Vanessa Kirby è Sue
Storm
Vanessa Kirby e il marito Paul Rabil
8. Ha una relazione con uno
sportivo. Vanessa Kirby è legata sentimentalmente
all’ex giocatore professionista di lacrosse
Paul Rabil dal 2022. Sebbene entrambi abbiano
scelto di mantenere una certa riservatezza, hanno reso pubblica la
loro relazione nel novembre 2023 tramite un post Instagram in cui
Rabil scriveva: “From the very minute we first met in Des
Moines, around the world and back, life is far better…”.
Vanessa Kirby è incinta di un figlio
Durante il CCXP Mexico nel maggio
2025, Kirby ha rivelato di essere in attesa del suo primo figlio.
Ha poi sfoggiato il pancione durante le premiere di I Fantastici
Quattro: Gli Inizi.
Vanessa Kirby è su Instagram
9. Ha un account
personale. L’attrice è presente sul social network
Instagram con un profilo personale e verificato seguito da 2,7
milioni di persone. All’interno di questo, la Kirby è solita
condividere numerosi post relativi ai propri progetti da
interprete, dalle interviste alle premiere a cui ha preso parte.
Non mancano, inoltre, le foto di questi giorni che la ritraggono
sul red carpet di Venezia. Ma all’interno del profilo si possono
ritrovare anche post di altro tipo, da quelli relativi ai suoi
momenti di svago a quelli incentrati su luoghi o attività da lei
svolte.
L’età e l’altezza di Vanessa
Kirby
10. Vanessa Kirby è nata a
Londra, Inghilterra, il 18 aprile del 1988. L’attrice è
alta complessivamente 170 centimetri.
Apple
TV+ ha mostrato oggi le prime immagini di
“Profilo privato” (The Savant), la nuova
serie limitata in otto episodi con protagonista e produttrice
esecutiva Jessica Chastain, vincitrice di Oscar, SAG,
Golden Globe e Critics Choice Award (“Gli occhi di Tammy Faye”,
“The Good Nurse”, “George & Tammy”, “A Doll’s House” a Broadway).
La serie, un thriller ricco di suspense e colpi di scena, farà il
suo debutto su Apple TV+ il 26 settembre con i
primi due episodi, seguiti da nuovi episodi ogni venerdì fino al 7
novembre.
La trama di Profilo privato (The Savant)
L’avvincente serie segue le vicende
di un’investigatrice sotto copertura conosciuta come “The Savant”
(Chastain) che si infiltra in gruppi di haters online nel tentativo
di fermarne gli estremisti interni prima che agiscano. Il cast di
“Profilo privato” è completato da Nnamdi Asomugha, Cole Doman,
Jordana Spiro, Trinity Lee Shirley, Toussaint Francois Battiste,
insieme all guest star Pablo Schreiber.
Prodotta dalla FIFTH SEASON,
“Profilo privato” è prodotta da Chastain e Kelly Carmichael
per Freckle Films, dal vincitore dell’Emmy Alan Poul (“Six Feet
Under”, “Tokyo Vice”), dalla candidata all’Emmy Melissa James
Gibson (“Anatomia di uno scandalo”, “House of Cards – Gli intrighi
del potere”, “The Americans”) e il sei volte vincitore dell’Emmy e
due volte vincitore del DGA Matthew Heineman (“A Private War”,
‘Retrograde’, “Cartel Land”). David Levine e Garrett Kemble sono i
produttori esecutivi per Anonymous Content. Andrea Stanley, autrice
dell’articolo originale di Cosmopolitan, è consulente.
Boléro, il nuovo,
attesissimo film di Anne Fontaine, uscirà nelle
sale italiane il 28 agosto 2025. Ecco il
trailer!
Boléro è la storia
di come è nata la eccezionale, ossessiva, magistrale partitura di
Ravel, forse la più famosa musica del mondo, a metà tra biopic e
racconto dell’ossessione geniale che ha portato alla nascita di
questo capolavoro immortale. Boléro sarà
distribuito in Italia da Movies Inspired.
La trama di Bolero
Nel 1928, mentre Parigi vive al
ritmo degli anni ruggenti, la danzatrice Ida Rubinstein commissiona
a Maurice Ravel la musica per il suo prossimo balletto. Paralizzato
e in crisi d’ispirazione, il compositore sfoglia le pagine della
sua vita: i fallimenti degli esordi, la frattura della Grande
Guerra, l’amore impossibile per la sua musa Misia Sert… Ravel
allora scava nel profondo di sé stesso per creare la sua opera
universale, il Bolero.
Sì, stiamo parlando della scena
dello uno scoiattolo… All’inizio del Superman di
James
Gunn, l’Uomo d’Acciaio deve cercare di domare un
kaiju infuriato che Lex Luthor ha scatenato su Metropolis. Mentre
si assicura che tutti nelle vicinanze siano illesi, Superman si prende un momento
per salvare uno scoiattolo e portarlo in salvo.
Per molti fan, questo momento
rappresentava perfettamente la convinzione dell’iconico eroe che
ogni forma di vita, umana o meno, sia preziosa. Per altri, era una
scena eccessivamente sciocca che semplicemente non avrebbe dovuto
essere nel film.
Parlando con Rolling Stone,
James Gunn ha rivelato di aver preso in
considerazione l’idea di rimuovere la scena dopo le reazioni
negative ai test di screening e le “proteste” dei membri della sua
troupe.
“[Questo] è stato probabilmente
il secondo o terzo momento più dibattuto del film. Perché l’abbiamo
mostrato per un pubblico di prova e ad alcuni non è piaciuto lo
scoiattolo. Si chiedevano: “Perché diavolo sta salvando uno
scoiattolo? Perché si sta prendendo una pausa, salvando uno
scoiattolo?” C’è stato un montaggio in cui l’ho tagliato e ho
pensato: “Mi manca davvero lo scoiattolo. Deve salvare lo
scoiattolo”. Inoltre, c’erano anche dei problemi geografici
riguardo a dove sarebbe finito se non l’avessi fatto volare con lo
scoiattolo. Così ho rimesso lo scoiattolo nonostante le proteste di
alcuni membri della mia troupe.”
Non sappiamo perché qualcuno possa
avere un problema con questo momento in particolare, dato che è
praticamente in linea con il tono generale del film, ma il team di
Cinefilos.it è felice che
Gunn abbia deciso di lasciare nel film questa scena.
Superman
è il primo film dei DC Studios scritto e diretto da
James Gunn, con
David Corenswet nei panni di Superman/Clark
Kent e inaugurerà la fase intitolata “Dei e Mostri“. Il film
racconterà un Clark Kent già adulto, alle prese con il delicato
equilibrio tra la sua identità kryptoniana e quella umana, in un
mondo in cui l’umanità fatica a fidarsi di figure straordinarie.
Secondo quanto anticipato, non si tratterà di una storia di
origini, ma piuttosto di un ritratto di Superman nel momento in cui
cerca il suo posto nel mondo come giornalista al Daily
Planet e come eroe capace di ispirare speranza.
Nel cast anche
Rachel Brosnahan,
Nicholas Hoult, Edi Gathegi, Anthony Carrigan,
Nathan Fillion,
Isabela Merced, Skyler Gisondo, Sara Sampaio, María Gabriela de
Faría, Wendell Pierce,
Alan Tudyk, Pruitt Taylor Vince e Neva
Howell. Questi attori porteranno sul grande schermo
personaggi come Lois Lane, Guy
Gardner,
Hawkgirl, Metamorpho, Lex
Luthor e Mister Terrific.
Con il suo stile inconfondibile,
James Gunn trasporta il supereroe nel nuovo universo DC, con una
miscela unica di racconto epico, azione, ironia e sentimenti,
consegnandoci un Superman guidato dalla compassione e da una
profonda fiducia nella bontà del genere umano. Il tono del film
sarà molto diverso rispetto alle precedenti versioni più cupe: Gunn
ha dichiarato che Superman sarà colorato, pieno di
emozione e con un protagonista cresciuto in un ambiente familiare
sano e amorevole, elemento che influenzerà profondamente la sua
personalità.
Il film non solo rilancia l’iconica
figura dell’Uomo d’Acciaio, ma getta anche le basi narrative e
tematiche per l’intero universo condiviso DC, fondendo umanità,
epica e introspezione morale in un racconto di rinascita
mitologica.
Il film è al cinema dal 9
luglio distribuito da Warner Bros.
Pictures.
I
Fantastici Quattro: Gli Inizi è uscito oggi
in Francia, Indonesia, Paesi Bassi e da noi in
Italia, il che significa che gli spoiler stanno già
iniziando a diffondersi online. È inevitabile con un’uscita
internazionale scaglionata, ma uno dei segreti peggio custoditi del
reboot è già emerso stamattina. Diverse foto della scena
post-credit di I Fantastici Quattro: I Primi Passi stanno
circolando sui social media, rivelando un primo sguardo al Dottor
Destino di Robert Downey Jr.
Destino sta forse cercando di
convincere il più giovane membro dei Fantastici Quattro a curargli
il volto sfregiato, o potrebbe avere in mente qualcosa di più
nefasto per il figlio di Mister Fantastic e della Donna Invisibile?
Molti fan hanno già sottolineato che la maschera di Destino non è
dissimile da quella indossata da Iron Man, e sebbene Downey
interpreti Victor Von Doom, potrebbe comunque essere legato a
Tony
Stark.
Il film è stato “Certificato
Fresco” su Rotten Tomatoes, e questo dovrebbe essere di grande
aiuto in vista del fine settimana. Nella
nostra recensione abbiamo scritto: “I Fantastici
Quattro: Gli Inizi conferma ciò che già si pensava in
seguito alla diffusione dei materiali promozionali: è un progetto
ben pensato, ben diretto, che sa dosare l’intimità e l’azione, che
grazie ai suoi variegati protagonisti si rivolge ad un pubblico
ampio, dai più giovani fino ai padri e alle madri.”.
Il film Marvel StudiosI
Fantastici Quattro: Gli Inizi introduce la prima
famiglia Marvel composta da Reed Richards/Mister Fantastic
(Pedro
Pascal), Sue Storm/Donna Invisibile (Vanessa
Kirby), Johnny Storm/Torcia Umana (Joseph
Quinn) e Ben Grimm/la Cosa (Ebon
Moss-Bachrach) alle prese con la sfida più difficile
mai affrontata. Costretti a bilanciare il loro ruolo di eroi con la
forza del loro legame familiare, i protagonisti devono difendere la
Terra da una vorace divinità spaziale chiamata Galactus
(Ralph Ineson) e dal suo enigmatico Araldo, Silver
Surfer (Julia Garner). E se il piano di Galactus
di divorare l’intero pianeta e tutti i suoi abitanti non fosse già
abbastanza terribile, la situazione diventa all’improvviso una
questione molto personale.
Il film è interpretato anche da
Paul Walter Hauser, Natasha Lyonne e Sarah
Niles. I
Fantastici Quattro: Gli Inizi è diretto da
Matt Shakman e prodotto da Kevin Feige, mentre Louis D’Esposito, Grant
Curtis e Tim Lewis sono gli executive producer.
La trama di Una scomoda
circostanza – Caught Stealing
Protagonista del film è Hank Thompson (Austin
Butler) era una promessa del baseball al liceo che ora
non può più giocare. Nonostante questo, le cose sembrano andare
bene: ha una splendida ragazza (Zoë
Kravitz), lavora come barista in un locale malfamato
di New York, e la sua squadra del cuore sta vivendo una
sorprendente corsa al titolo. Quando il suo vicino punk-rock
Russ (Matt
Smith) gli chiede di badare al suo gatto per qualche
giorno, Hank si ritrova improvvisamente coinvolto in una situazione
complicata: un gruppo di gangster decisamente pericolosi comincia a
dargli la caccia. Tutti vogliono qualcosa da lui, ma il problema è
che non ha la minima idea del perché. Braccato da ogni parte, Hank
dovrà contare su tutto il suo ingegno per restare in vita
abbastanza a lungo da scoprirlo.
Mercoledì
è stata rinnovata per una terza stagione su Netflix, secondo quanto confermato e appreso
da Variety. La notizia arriva prima della première della seconda
stagione della commedia soprannaturale con
Jenna Ortega, la serie Netflix in lingua inglese più
popolare di sempre.
L’imminente arrivo della seconda
stagione di Mercoledì
ci riporterà nelle atmosfere cupe ma divertenti e familiari dello
show Netflix, che porta impressa l’impronta del visionario
Tim
Burton.
Mercoledì Stagione 2
Nella seconda stagione, Mercoledì Addams (Jenna
Ortega) torna ad aggirarsi per i corridoi gotici della
Nevermore Academy, dove l’attende una nuova serie di nemici e
problemi. In questa stagione Mercoledì deve destreggiarsi tra
famiglia, amici e vecchi avversari, per affrontare un altro anno di
caos splendidamente oscuro e bizzarro.
Armata della sua caratteristica
arguzia tagliente e del suo fascino imperturbabile,
Mercoledì si ritrova al centro di un nuovo
agghiacciante mistero soprannaturale.
Come già annunciato, l’iconico
regista Tim Burton sbarcherà il 25 luglio al Giffoni Film Festival
2025 per incontrare i giurati della 55esima edizione.
Tim Burton, che in carriera ha
appassionato il pubblico mondiale con pellicole iconiche come
“Beetlejuice – Spiritello Porcello”, “Batman”, “Edward mani di forbice”, “Nightmare
before Christmas”, “Ed Wood”, “Il mistero di Sleepy Hollow”, “Big
Fish – Le storie di una vita incredibile”, “La sposa cadavere”, “Sweeney Todd – Il
diabolico barbiere di Fleet Street”, “La
Fabbrica di Cioccolato”, “Frankenweenie”, firma la regia di 4
episodi della seconda stagione di “Mercoledì”.
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Cortesia di Netflix
Cortesia di Netflix
Cortesia di Netflix
Cortesia di Netflix
MERCOLEDÌ – STAGIONE 2
Showrunner / Produttori Esecutivi / Sceneggiatori: Alfred
Gough, Miles Millar
Regista / Produttore Esecutivo: Tim Burton
Produttori Esecutivi: Steve Stark, Andrew Mittman, Meredith
Averill, Karen Richards, Gail Berman, Jonathan Glickman, Tommy
Harper, Kayla Alpert, Kevin Miserocchi
Dopo la sua fenomenale
interpretazione in The Substance, la stella di Margaret Qualley è in ascesa, e i fan hanno
accolto con favore le voci su una sua possibile interpretazione di
Rogue nel reboot degli X-Men
dei Marvel Studios.
Qualley è salita alla ribalta grazie
alla sua interpretazione, candidata ai Golden Globe, in
Maid di Netflix, mentre annovera tra i suoi crediti anche
C’era
una volta… a Hollywood, Povere Creature e l’imminente
Honey Don’t!. Tuttavia, un franchise di supereroi
potrebbe non essere nel futuro della trentenne.
In un’intervista con
Collider, a Margaret Qualley è stato chiesto se si
unirebbe a una grande serie cinematografica e ha risposto: “Oh,
non credo di volermi impegnare in un franchise. Mi sembra un sacco
di tempo, e ho paura [Ride]”. Quando le sono state presentate
le voci su Rogue, l’attrice ha risposto: “Oh merda.
Okay”.
Chiaramente non è molto su cui
basarci, ma non sembra interessata a unirsi all’MCU né pare
particolarmente consapevole di chi sia Rogue. È ancora molto presto
per il prossimo film degli X-Men, anche se non è
escluso che i Marvel Studios abbiano già contattato degli attori
per interpretare la prossima generazione di mutanti.
In ogni caso, la maggioranza sembra
concordare sul fatto che Margaret Qualley sarebbe un’ottima Rogue
nell’MCU, quindi vedremo cosa succederà.
Da poco
abbiamo riportato su Cinefilos.it che il regista di Thunderbolts*, Jake
Schreier, è stato confermato come regista del reboot degli
X-Men, ancora senza titolo, dal presidente dei Marvel Studios
Kevin Feige, il quale ha anche
dichiarato che “La sceneggiatura è in fase di
elaborazione”.
Dopo lo strepitoso
successo al botteghino di Top Gun: Maverick e a quasi quarant’anni dal suo
debutto nelle sale nel 1986, TOP GUN, il film cult
che ha segnato un’intera generazione, torna a far vibrare le sale
cinematografiche italiane in un’imperdibile versione rimasterizzata
in 4K in arrivo sul grande schermo solo il 6, 7 e 8
ottobre (elenco delle sale presto disponibile su nexostudios.it e prevendite aperte a partire dal
giorno 11 settembre). Top Gun è solo il primo dei
film pronti a riconquistare il grande schermo: con lui si inaugura
NEXO STUDIOSBACK TO CULT, il
nuovo ciclo dedicato ai film cult che tornano al cinema. Tra
ottobre a dicembre, ci aspettano anniversari indimenticabili:
Ritorno al Futuro festeggia 40 anni (21/10),
Frankenstein Junior torna per l’iconico Frankenstein
JuniorHalloween Party (30-31/10),
ParaNorman ritorna al cinema per i 20 anni di Laika
Studios (in ottobre), Quei bravi ragazzi celebra i suoi 35
anni (17-19/11) così come Mamma, ho perso l’aereo
(4-10/12). Un viaggio tra grandi miti cinematografici, là dove
tutto è cominciato: in sala.
Con la sua miscela
esplosiva di adrenalina, musica iconica e romanticismo, TOP
GUN rappresenta molto più di un film: è uno stile di vita
e un volo dentro l’epopea degli anni ’80. Uscito nel 1986, diretto
da Tony Scott e interpretato da un
magneticoTom
Cruise nei panni del leggendario pilota Pete
“Maverick” Mitchell, il film è pronto a conquistare una nuova
generazione di spettatori e a far nuovamente emozionare chi ha già
sognato di salire a bordo di un F-14 Tomcat.
Il ritorno in sala
di TOP GUN sarà l’occasione per rivivere tutta la
potenza visiva e sonora del film: dalle vertiginose sequenze aeree
alla colonna sonora intramontabile, con brani come Take My
Breath Away e Danger Zone che ancora oggi infiammano
l’immaginario collettivo.
L’invito rivolto ai
fan è quello di prepararsi per il ritorno al cinema con un outfit
ispirato a TOP GUN e, soprattutto, con gli immancabili occhiali da
aviatore. La sfida proposta al pubblico è quella di pubblicare sui
social una foto in perfetto stile TOP GUN: occhiali, giacche
bomber, moto, cielo sullo sfondo o anche solo l’atteggiamento
spavaldo di un vero pilota. I contenuti potranno essere condivisi
utilizzando gli hashtag #TopGunStyle e
#NeedForStyle e indossando lo stesso look anche in
sala per un memorabile selfie davanti al poster ufficiale del
film. I cosplayer più riusciti verranno selezionati e
pubblicati sui profili social ufficiali di Nexo
Studios, dove partirà anche la speciale rubrica
#Rewind1986, un appuntamento pensato per ripercorrere gli eventi
dell’anno di uscita di Top Gun. Cosa usciva al cinema, che musica
ascoltavamo, come ci vestivano, cosa accadeva nel mondo? Per
un’immersione completa nell’era di Maverick.
L’evento fa parte del ciclo
Nexo Studios Back to Cult.
Il reboot del film
Resident Evil è in arrivo e il regista di
Barbarian Zach Cregger ha appena rivelato come il film
sarà simile al videogioco da cui è tratto. I film di Resident
Evil hanno avuto una storia piuttosto travagliata, ma
l’adattamento di Cregger promette di rimediare, essendo più fedele
che mai ai videogiochi.
In un’intervista con Comicbook.com, il regista del film Resident Evil
Zach Cregger ha parlato della sua storia con la serie e di come
questa influenzi il suo prossimo lavoro. Secondo Cregger, ha
“giocato a tutti i giochi”, in particolare a Resident
Evil 4, che ha giocato “un centinaio di volte”.
Tuttavia, Cregger non ha visto gli altri film di Resident
Evil, affermando che “i giochi sono la mia
passione”.
Dato che Cregger è un grande fan
dei videogiochi Resident Evil, ha dichiarato: “Voglio
solo raccontare una storia che renda onore all’esperienza che si
prova giocando”. Per questo motivo, Cregger sembra
incredibilmente fiducioso nel progetto, affermando: “Penso che
il film sarà un successo”.
Cosa significano i commenti di
Zach Cregger per il film Resident Evil
La storia di Zach Cregger con la
serie Resident Evil implica che la sua familiarità con i
giochi influenzerà il suo film, il che è una cosa positiva. Tra
tutti i giochi, sembra probabile che Resident Evil 4 avrà
il maggiore impatto sul film in uscita, poiché le sue frequenti
interazioni con il gioco hanno probabilmente influenzato la sua
prospettiva sulla serie.
CorrelatiIl nuovo reboot di
Resident Evil non sarà “completamente fedele alla tradizione”, il
regista chiarisce il rapporto del suo film con i videogiochiIl film
Resident Evil del 2026 sarà diretto da Zach Cregger, ma non sarà un
adattamento completamente fedele alla serie di videogiochi.9
Il fatto che Cregger non abbia
visto gli altri film di Resident Evil è anche un’ottima
cosa, perché significa che non hanno influenzato affatto la sua
visione della serie. I precedenti film di Resident Evil sono
generalmente poco apprezzati dai fan dei videogiochi a causa dei
cambiamenti apportati nell’adattamento, e si spera che il film di
Cregger eviti questo problema.