Torrez, boss messicano che controlla il traffico di droga con gli States, fa fuori la famiglia di Machete, federale incorruttibile, che però riesce a scappare allo stesso destino. Dopo tre anni, clandestino in Texas, Machete viene assoldato da Booth per uccidere un senatore. L’incarico si rivela essere una trappola e il nostro, coinvolto anche dalla battaglia contro l’immigrazione clandestina dei suoi connazionali, si troverà a difendere innocenti, salvare donzelle e vendicare finalmente la sua famiglia.
Machete di Robert Rodriguez
Perfetta summa dello stile di Rodriguez, a sua volta mutuato dal collega e amico Tarantino, Machete mantiene tutto ciò che promette: tantissimo sangue, donne bellissime e pericolose, violenza, armi e soprattutto coltelli. Partito da una costola di Grindhouse, il film risale in realtà molto più in la con gli anni, da quando Rodriguez, amante dei film di John Woo, voleva realizzarne una controparte messicana, aiutato nella sua idea dalla conoscenza del ‘magnifico’ Danny Trejo.
E’ lui la star del film: parla poco ma il suo viso segnato dice tutto il necessario, si esprime quasi per aforismi, parlando di sé in terza persona e senza ombra di dubbio ha un irresistibile, inspiegato, appeal sulle belle donne! Il film può essere ad oggi considerato forse il capolavoro di Robert Rodriguez, che segue la produzione nel più singolo dettaglio, corredando la narrazione non solo di azione e sfacciato divertimento, ma anche di un tema politico, quello dell’immigrazione clandestina, che resta sempre presente per tutta la pellicola.
Film anarchico, senza
capo né coda, Machete è il perfetto esempio di
entertainment senza secondi scopi; lo stesso tema politico al quale
si è accennato, sebbene per molti sia un vero e proprio problema
sociale molto grave e sentito, viene tratteggiato come se fosse
riferito ad un mondo parallelo, senza regole né forza di gravità,
dove le macchine schiacciano gli uomini alzandosi sulle ruote
posteriori con la naturalezza di un Decepticon (i
cattivi di
Transformers) e uomini di Dio forniscono i propri
confessionali di registratori audio e video perché non si può mai
sapere a chi possono servire. Al volto espressionistico di Trejo si
affianca un cast vario e improbabile: da Lindsay
Lohan e
Robert De Niro, Rodriguez non si è fatto mancare
nessuno.
E sebbene proprio la Lohan sia il personaggio forse meno riuscito, il suo momento di gloria nei panni di ‘Suor Vendetta’ ce la farà ricordare per un po’. Oltre a Lindsay, altre due bellezze, sicuramente più di spessore: Jessica Alba, nei panni di Sartana, agente addetto all’immigrazione, un po’ appannata in confronto alla prorompente Michelle Rodriguez, sempre a suo agio tra le armi e incredibilmente tosta e sexy, è Luz scintilla della rivoluzione che riuscirà a smuovere l’animo di Machete alla causa degli immigrati.
Divertimento e risate,
questo è Machete, soprattutto quando
l’inverosimile lascia spazio all’impossibile e allora succede
qualunque cosa, anche che spiegazioni di medici alle infermiere,
relative alla lunghezza dell’intestino umano, possano essere utili
in combattimento! Il mostro finale, quello che nei videogiochi è
l’ultimo della lista, nel film è Torrez, interpretato da uno
Steven Segal che ha perso forse irrimediabilmente
la sua forma e che, contro il nostro Machete, non
fa certo una bella figura. Il film metterà probabilmente tutti
d’accordo e chi è appassionato del genere amerà certo anche questo
exploitation al guacamole.


























Sembra prprio che 



Lo ha fatto Louis Nero, che con il suo
ultimo film Rasputin – la verità supera la
leggenda, ha raccontato in maniera personale e forse
sperimentale una storia che nessuno prima aveva mai raccontato. Le
origini contadine, il percorso personale legato all’esoterismo, la
continuità nel mettersi alla prova davanti alla tentazione, la
grande amicizia con i Romanoff e l’omicidio che l’ha visto annegare
nel fiume Neva nel 1916.
Francesco
Cabras interpreta il monaco siberiano, prestando il suo
viso emaciato e spigoloso al ruolo e provocando vera e propria
inquietudine con il suo sguardo in macchina, ghiacciato ed
incavato, ad indagare dentro lo spettatore e sempre rivolgendosi
per primo a lui e poi agli interlocutori diegetici. Rasputin è un
film spiegato al pubblico, raccontato dagli stessi personaggi che
ci raccontano dalle loro finestre aperte sul passato, una vita
misteriosa anche per coloro che l’hanno condivisa con il nostro
protagonista, e che con il passare del tempo si è oscurata ancora
di più fino a rasentare la leggenda.