Netflix è lieta di annunciare l’arrivo del
film In
fuga da Babbo Natale, la commedia di Natale che
vede come protagonisti Giampaolo Morelli e Ilaria
Spada, insieme al piccolo Enea
Indraccolo, per la regia di Volfango De
Biasi. Soggetto e sceneggiatura sono dello stesso De Biasi
insieme a Fabio Bonifacci.
In fuga da Babbo
Natale, una produzione Colorado Film, è in arrivo solo su
Netflix dal 15 dicembre e sono ora disponibili il trailer
ufficiale, il poster e le prime immagini dal film.
In fuga da Babbo Natale,
la trama
Antonio ha 7 anni ed è orfano di
padre. La sera della vigilia di Natale non vuole doni, vorrebbe
solo volare con la slitta di Babbo Natale fino alla stella dove
vive il suo papà. Per questo, quando vede Babbo Natale scendere dal
tetto di casa sua, decide di seguirlo come suo aiutante. Non sa che
sotto la barba e il cappello si nasconde un ladro, che ha deciso di
usare questo travestimento per rubare indisturbato. Chi fermerebbe
mai Babbo Natale? Casa dopo casa, furto dopo furto, passeranno una
notte speciale che non dimenticheranno mai più e che cambierà per
sempre le loro vite.
Basato su “Le Père Noël” diretto da
Alexandre Coffre e prodotto da QUAD, il film è prodotto da
Iginio Straffi e Alessandro Usai
per Colorado Film e vede nel cast anche Mario De La Rosa, Elisa Di
Eusanio, Michela Andreozzi, Renato Marchetti, Marco Conidi, Romano
Talevi, Federico Tocci e Ninni Bruschetta.
Sono state annunciate le giurie del
Noir in Festival 2023. A decretare il film
vincitore del Black Panther Award 2023, l’ambito
riconoscimento al miglior fim Noir dell’anno conferito dal
festival, sarà la giuria internazionale, composta da tre eccellenti
protagonisti del mondo dello spettacolo.
Jaume
Balagueró (Presidente), regista spagnolo, ha esordito
alla regia con Alicia, che ha ottenuto premio per il
miglior cortometraggio al Sitges Film Festival. Il suo primo
lungometraggio, Nameless – Entità
nascosta (1999), è stato presentato in numerosi festival,
tra cui il Brussels International Festival of Fantasy Film e il
Fantafestival di Gérardmer, dove ha ricevuto il Meliés d’oro
assegnato dalla European Fantastic Film Festivals Federation come
miglior film europeo. Nel 2006 ha partecipato fuori concorso a
Venezia con Affittasi, un film della serie horror
televisiva Film per non dormire, e l’anno successivo
è tornato al Lido con [Rec], cui è seguito nel
2009 [Rec] ², vincitore del Ben & Jerry’s Award a
Sitges. La serie prosegue poi nel 2014 con REC 4:
Apocalypse. Dopo La settima musa (2017),
presentato ancora a Sitges, ha realizzato Way Down –
Rapina alla banca di Spagna (2021).
Veronica Lucchesi,
fondatrice e cantante per il progetto La Rappresentante di Lista
(LRDL) insieme a Dario Mangiaracina. Ha concorso al Festival di
Sanremo nel 2021 con Amare e nel 2022
con Ciao Ciao, entrambi ai vertici delle classifiche
radiofoniche e certificati multiplatino. Il loro ultimo album in
studio, My Mamma, uscito nel 2021, è stato arricchito
nel 2022 da Ciao
Ciao, Diva e Be My
Baby e certificato Disco d’Oro, debuttando al primo posto
della classifica dei vinili più venduti e al quinto di quella degli
album più venduti. Veronica Lucchesi ha lavorato con Dario
Mangiaracina al loro primo romanzo, Maimamma, che con
il disco condivide genesi e tematiche: è la storia di una giovane
donna, Lavinia, che rimane incinta alle soglie della fine del
mondo. Il 5 aprile 2022 ha ideato ed è andata in scena a Bologna
con “Tocca a Noi – Musica per la pace”, il grande concerto a
sostegno di Save The Children, con 7.000 spettatori in Piazza
Maggiore a Bologna e, sul palco, 12 tra gli artisti italiani più
amati. Nel 2023 ha preso parte alle riprese
di Gloria, film in uscita nel 2024 per la regia di
Margherita Vicario.
Paul McEvoy,
fondatore e co-direttore del FrightFest di Londra, il più grande
evento cinematografico di genere del Regno Unito, che nel 2024
approderà alla 25a edizione e si svolge nel mese di agosto a
Londra, Leicester Square. Paul McEvoy è anche programmer per il
Cine-Excess Film Festival and conference e scrive regolarmente una
rubrica di notizie e recensioni per “The Dark Side Magazine”.
Attualmente sta lavorando a un podcast con il regista Jake West
intitolato “Stark Raving Cinema! The Film & Pop Culture
Podcast”.
Alla giuria del concorso
internazionale si affianca quella per il Premio Caligari 2023,
composta da 80 tra studenti IULM e appassionati di cinema e guidata
dal regista Brando De Sica, il cui film
d’esordio, Mimì – Il principe delle tenebre, è nelle
sale in questi giorni; dalla giornalista di “Cinecittà News” e “8
½” Nicole Bianchi, recentemente vincitrice
del Premio Domenico Meccoli – Scrivere di Cinema (2023) e membro
del SNGCI; da Maurizio Di Rienzo, critico
cinematografico e direttore artistico dello ShorTS International
Film Festival di Trieste.
Ma la lista degli ospiti di questa
33a edizione è ricca e corposa. Si parte ovviamente da
Daniel Pennac, vincitore del Raymond
Chandler Award 2023 e autore della celebre saga
editoriale di Malaussène, protagonista indiscusso della giornata
inaugurale, 1 dicembre. Lo scrittore francese farà quattro tappe
milanesi per incontrare il pubblico: alle ore 15.30 nell’Auditorium
di IULM 6; alle ore 17.30 all’Institut français Milano per
introdurre la proiezione di Au bonheur des
ogres di Nicolas Bary; alle ore 18.15 in Feltrinelli
Duomo per il firmacopie di Capolinea Malaussène
(Feltrinelli) e alle 19.00 in Casa del Manzoni per la consegna del
Raymond Chandler Award.
A presentare i film in concorso,
proiettati tutti in Cineteca Milano
Arlecchino ci saranno:
per Runner il regista Nicola
Barnaba e gli interpreti Matilde
Gioli e Francesco
Montanari; per Operation Napoleon il
regista islandese Oskar Thor Axelsson;
per The City il regista e l’attrice
israeliani Amit
Ulman e Moria Akons;
per Le procès Goldman l’attore
belga Arieh Worthalter. I film fuori concorso
e gli eventi speciali saranno invece introdotti da: il
rapper Jake La Furia, voce narrante della
serie animata Italica Noir, assieme al
regista Federico Cadenazzi e allo
sceneggiatore Girolamo Lucania; il regista
lussemburghese Loïc Tanson (The
Ashes of Time); il regista Alfonso
Bergamo e gli interpreti Paolo
Briguglia, Tony
Sperandeo, Roberta
Giarrusso e Randall
Paul (The Garbage Man).
Protagonisti di uno speciale
incontro previsto per lunedì 4 dicembre, ore 17.00, IULM 6 – Sala
dei 146, i registi dei sei film finalisti: Lyda
Patitucci (Come pecore in mezzo ai
lupi), Antonio Pisu (Nina dei
lupi), Andrea Di
Stefano (L’ultima notte di
Amore), Davide Gentile (Denti
da squalo), Ivano De
Matteo (Mia) e Sydney
Sibilia (Mixed by Erry).
Ricchissimo il parterre degli ospiti
letterari della 33a edizione che dall’1 al 6 dicembre incontreranno
il pubblico in Rizzoli
Galleria: Harald
Gilbers (Morte sotto le macerie. Il commissario
Oppenheimer e la banda dei fazzoletti
gialli, Emons Libri); Giancarlo De
Cataldo (Colpo di ritorno,
Einaudi); Marcello Simoni (La
taverna degli assassini, Newton Compton); Donato
Carrisi (L’educazione delle farfalle,
Longanesi); Gianni
Canova (Palpebre, Garzanti)
e Ambra Angiolini; Ashley
Audrain(Sussurri, Rizzoli); Cinzia
Bomoll (Non dire gatto. Un’indagine di Nives
Bonora, Ponte alle Grazie) assieme a Nina
Zilli; Giampaolo Simi (Il
cliente di riguardo, Sellerio); Fausto
Gimondi (Fortuna criminale, Longanesi)
e Camila Raznovich; Deepti
Kapoor (L’età del male, Einaudi) con
Alessandra Tedesco, Alberto Toso
Fei (Il piede destro di
Byron, Marsilio) con Luca Crovi.
La IULM, oltre a
Daniel Pennac, ospiterà nella Sala dei 146 del moderno edificio
IULM 6 anche due imperdibili incontri letterari
– Giovanni Robertini con il
suo Morte di un trapper (Harper Collins) con
John Vignola e il regista Fulvio
Risuleo insieme all’illustratore Antonio
Pronostico, autori della graphic
novel L’eletto (Coconino) – e tre fuoriclasse
del cinema: Gabriele Salvatores che il 6
dicembre converserà alle 11.30 con Paola Jacobbi e Gianni Canova
dei suoi film più di genere; Pivio & Aldo De
Scalzi che racconteranno la musica noir e i vinili
di Diabolik; Adrian Wootton che
terrà una masterclass su Cormac McCarthy e il cinema.
Ma non finisce qui! Il 2 settembre
Casa del Manzoni vedrà sfilare prima i relatori dell’atteso
convegno “Manzoni e il Noir”, sul giallo storico e la vicenda di
Marianna de Leyva, la celebre Monaca di Monza de I promessi
sposi – Mauro
Novelli, Daniela
Brogi, Ben
Pastor, Giancarlo De
Cataldo, Luca
Crovi, Marcello
Simoni e Marco
Bellocchio – e poi il vincitore del romanzo più
votato dal pubblico, Carlo Piano (Il
torto, E/O) e i cinque contendenti per il Premio Giorgio
Scerbanenco 2023 – Francesco
Abate (Il misfatto della tonnara,
Einaudi), Cristina
Brondoni (L’inferno degli eletti, Clown
Bianco), Cristina Cassar Scalia (La
banda dei carusi, Einaudi), Gabriella
Genisi (L’angelo di Castelforte,
Rizzoli), Bruno Morchio (La fine è
ignota, Rizzoli).
Si intitola I 400 Giorni –
Funamboli e Maestri il documentario presentato al
41° Festival di Torino e diretto da Emanuele
Napolitano e Emanuele Sana, in
collaborazione con Daniele Orazi, il talent
manager che con questo progetto ha voluto raccontare il dietro le
quinte della sua giovane “scuderia”. Nuovi volti, talenti
giovanissimi, aspiranti attori seguiti nel corso di 400 giorni
della loro vita, tra provini, speranze, delusioni, intimità. Un
ritratto insolito e differente del ruolo dell’attore.
In occasione della presentazione al
TFF 41°, abbiamo raggiunto telefonicamente i
registi e alla sceneggiatrice Vittoria
Spaccapietra. Ecco cosa ci hanno raccontato.
-Come entrate in
contatto con Daniele Orazi e come nasce questa
collaborazione?
Emanuele
Napolitano:Io nasco come artista visivo e pittore. Ho
realizzato in passato anche documentari su opere di videoarte, e
avevo già girato dei documentari dedicati ad artisti che
provenivano da zone percepite come difficili, tipo Israele o
Albania. Sono entrato in contatto con Daniele attraverso una serie
di amicizie comuni e gli abbiamo presentato questa serie di
documentari che gli era piaciuta molto. Dopo questo incontro, si è
creata l’opportunità di lavorare a questo progetto soprattutto
perché Daniele lavora come talent manager da tanti anni. L’idea di
partenza era quella di approcciare questo materiale con un tono
sperimentale, non patinato.
Emanuele Sana:Io e Daniele ci conosciamo da parecchi anni. Abbiamo sempre
condiviso un approccio carico di ironia alla vita e abbiamo nel
tempo parlato di cinema con grande libertà e onestà. C’è sempre
stata una grande stima reciproca e quando lui ha chiuso la grande
esperienza di Officina Artistiche e intrapreso la nuova sfida di DO
Agency, abbiamo deciso di scommettere lui sulle mie idee e il mio
stile registico, io sulla sua conoscenza profonda del mercato e
soprattutto sui consigli che è in grado di dare ai suoi artisti. E
quando è nato progetto sono stato molto felice di costruirlo
insieme a lui.
Vittoria
Spaccapietra:Dopo gli studi di sceneggiatura ho iniziato a
cercare lavoro a Roma. Ho incontrato Daniele a Milano per un
colloquio per lavorare come script reader nella sua agenzia. Ero
completamente disorientata, ma poche settimane dopo sono entrata
nella DO Cinema. Crescere lì mi ha permesso di conoscere
l’industria in ogni sua forma e entità dandomi degli strumenti che
ho capito essere fondamentali solo quando ho provato poi camminare
con le mie gambe. Questo inizio di percorso mi ha fatto capire che
non esiste una strada programmata, che tutto è in costante
evoluzione, che la determinazione è ugualmente importante al
lasciare che le cose accadono. L’appoggio di Daniele per me ha
fatto e sta facendo la differenza.
Emanuele Napolitano
-Il titolo cita i 400
giorni in cui avete accompagnato il gruppo di attori protagonisti,
ma rievoca anche un capolavoro del cinema che ha per protagonista
un giovanissimo pieno di belle speranze e deciso a conquistarsi il
suo posto nella vita. È un’assonanza a cui avevate pensato?
Emanuele
Napolitano:L’assonanza è in parte casuale e in parte
voluta. Abbiamo effettivamente passato 400 giorni in compagnia di
questi ragazzi, ma il film è idealmente un romanzo di formazione,
quindi concettualmente si associa alla storia di Antoine Doinel,
protagonista de I 400 colpi. Certo la storia non è la stessa, ma
idealmente c’è un’assonanza.
Emanuele Sana:Devo confessare che sono stati tantissimi i titoli ai quali
abbiamo pensato nei mesi delle lavorazioni tanto che a un certo
punto era diventato un gioco. Eppure quando Daniele ha proposto “I
400 giorni”, abbiamo capito che era arrivato il titolo perfetto.
Un’assonanza chiaramente ma se pensiamo al finale de “I 400 colpi”,
uno dei più importanti e forti sguardi in macchina del cinema, e al
tema del giovane che affronta il suo futuro, è facile creare il
parallelo con le interviste che compongono il nostro film e che
muovono proprio dalla stessa inquadratura.
-I documentario è
estremamente ricco di punti di interesse e di voci. C’è l’on the
road, c’è il talent show, c’è la componente personale legata
all’intimità dei protagonisti. Come si costruisce una storia con
così tante anime e con così tanti protagonisti?
Emanuele
Napolitano:E’ stata una storia che si è formata da sé
perché pur essendoci una sceneggiatura, era impossibile controllare
delle cose che si svolgevano nel divenire. Pur avendo una
pianificazione, alcuni momenti erano difficili da prevedere. Ad
esempio eravamo sui set in occasione dei provini per raccogliere le
impressioni a caldo. Ecco, la difficoltà è stata esserci sempre in
questi momenti per tutti questi giorni. Abbiamo cercato di
registrare un momento sospeso che mette in relazione questi ragazzi
con i grandi maestri del passato.
Emanuele Sana:Ricordo che qualche settimana fa, quando ho salvato il progetto
de “I 400 giorni” con il nome final cut mi sono commosso. A parte
gli scherzi: il materiale di partenza era composto da centinaia di
ore di girato alle quali si sommava il materiale dell’Archvio Luce
da scovare e visionare. La selezione è stata quindi l’operazione
fondamentale e la più complessa: volevo creare un flusso di
coscienza che legasse attori e artisti appartenenti a quattro
generazioni diverse e per fare questo ho isolato alcuni grandi temi
per poi scegliere di volta in volta le frasi più forti o quelle che
insieme formassero un dialogo piacevole da ascoltare e carico di
emozioni.
Vittoria
Spaccapietra:Trovando un filo conduttore narrativo che sia
universale e applicandolo poi alla specificità di ogni storia
personale. Che questa sarebbe stata la sfida più grande per lo
sviluppo della storia ci è stato chiaro fin da subito. Ma il motore
dell’impresa resta il talento e le sue declinazioni ed è lì che
siamo tornati per costruire tutto. Le storie si aggrappano a questo
perno centrale, che accomuna ogni voce non solo nel film, ma anche
nella vita di chiunque si approcci a questo percorso. A quel punto
si tratta di cucire tutte le voci intorno a questa struttura guida
tematica.
-Il film si
impreziosisce anche di interventi di attori famosi, già affermati,
come sono stati scelti e da regista, è più semplice avere materiale
umano inesperto e malleabile oppure avere a che fare con degli
attori consumati, quindi magari più capaci ma anche con le loro
regole e il loro metodo già strutturato?
Emanuele
Napolitano:L’attore consumato sa anche come ridiventare
ingenuo! Ma in realtà non ho preferenza, però è logico che ci sia
una maggiore curiosità verso ciò che è spontaneo. Quindi l’attore
che si deve formare ancora è più malleabile, più spontaneo,
appunto. Il film poi è stato girato con mezzi di fortuna quasi,
magari a volte con il cellulare perché ti trovi a testimoniare un
momento che vale la pena catturare.
Emanuele Sana
Emanuele Sana:Daniele è un grande scopritore di talenti e gli attori che ha
chiamato per questo documentario non solo hanno accettato di
partecipare ma si sono aperti con una tale sincerità e
professionalità che ho avuto molto spesso l’impressione di avere di
fronte insieme all’attore navigato anche quello di anni fa in cerca
del suo futuro. Come regista devo dire che amo dirigere sia attori
alle prime armi che attori consumati ma non è questione di
malleabilità o di struttura, credo fermamente sia sempre questione
di intelligenza artistica, cioè quella grande capacità di
comprendere il progetto e sapere che il film vince sempre
sull’individualità.
-Come si lavora a uno
script quando ci sono così tanti personaggi coinvolti e una buona
dose di “realtà” all’interno del film?
Vittoria
Spaccapietra:La bellezza e la difficoltà di lavorare a una
storia unscripted è sicuramente l’imprevedibilità e l’evoluzione
della scrittura. Devi bilanciarti tra il guidare il contenuto per
far si che il prodotto resti in linea con l’idea principale e
l’accogliere ciò che accade nella realtà, che è imprevedibile.
Circa a metà di questi quattrocento giorni abbiamo iniziato a
plasmare una struttura più precisa, alla quale però non devi
aggrapparti con totale devozione perché il reale è sempre lì pronto
a farti deviare, e allora si continua a scrivere affidandoci a ciò
che accade.
-Com’è stato il
lavoro con Daniele Orazi?
Emanuele
Napolitano:E’ stata un’esperienza molto bella,
principalmente perché Daniele ha delle intuizioni davvero
brillanti. Ha avuto molte idee che sono state sviluppate e girate.
Come una sceneggiatura estemporanea, ha offerto diverse soluzioni
che poi sono state realizzate. Pur non essendoci una sceneggiatura
strutturata, il suo lavoro è stato anche quello e abbiamo creato
delle situazioni proprio per vedere poi cosa succedeva.
Emanuele Sana:Daniele ha avuto una visione precisa, l’ha inseguita e ha fatto
quello che sa fare meglio: lavorare con le persone per il bene del
progetto. È stato un produttore preciso, molto attento nel
valorizzare il materiale umano che compone il documentario perché
lui ama profondamente gli attori e loro sono sempre stati la sua
prima preoccupazione. Abbiamo litigato? Non direi, discusso spesso
certo, ma anche perché siamo entrambi testardi. Ma è anche per
questo che “I 400 giorni” è il film che potete vedere.
Vittoria Spaccapietra:Lavorare creativamente con Daniele è molto simile al processo
di cui parlavamo di “ascolto” della realtà: ogni momento del suo
lavoro da produttore e da agente si trasforma per lui in stimolo
creativo che sottopone ai suoi collaboratori in scrittura. La parte
più stimolante è vedere trasformare i momenti dell’ordinaria
quotidianità lavorativa (che ordinaria veramente poi non è mai)
diventare straordinari punti di partenza per nuove idee da
sviluppare in scrittura. Del resto è così che è nato i 400
giorni.
-Qual è nelle
vostre intenzioni il fine ultimo di un film pensato e realizzato
così, che racconta queste storie in particolare?
Emanuele
Napolitano:L’intenzione può essere quella di far capire
cosa prova un attore. Ci sono tanti film sul cinema, ma meno sulla
figura dell’attore, in cui non lavora, non recita, è questo genera
delle paure. Questo aspetto non sempre è messo in luce e mi
interessava capire cosa prova l’attore sia all’inizio della
carriera, sia di livello avanza quando gli si pongono davanti dei
problemi, e raccontarlo al pubblico che è più abituato all’aspetto
patinato della vita dell’attore.
Emanuele Sana:“I 400 giorni” è un documentario ma ancora di più un documento.
Ritrarre il momento è un privilegio e penso che questo film
invecchierà bene come un buon vino: fra qualche anno rivedere le
interviste dei ragazzi sarà emozionante e restituirà il senso di
un’operazione di scoperta come quella che Daniele realizza con il
casting. Un ultimo pensiero: credo che aver avvicinato quattro
generazioni di attori sia servito a capire che possono passare gli
anni, possono avvicendarsi diverse ere cinematografiche ma i sogni,
i desideri, i dispiaceri e i sorrisi di chi vuole vivere di cinema
sono sempre identici.
Vittoria
Spaccapietra:Da sempre le filmografie sono ricche di
biografie di grandi artisti. Ha perfettamente senso considerato che
se c’è qualcuno al quale vogliamo ispirarci sono coloro che hanno
avuto successo. Nelle storie che mostriamo però c’è la verità del
primo salto, la voce di chi ancora prova le sensazioni che
racconta. È come chiedere a un bambino cosa si provi a essere un
bambino. Un adulto si ricorda, può farlo, ma è inevitabilmente
filtrato dalla sua esperienza e dal tempo. Lo stesso accade con le
voci che sentiamo ne I 400 giorni: i ragazzi stanno vivendo in
questo momento ciò che ci raccontano e questa è una risorsa
preziosa da mettere a disposizione per chi vuole affrontare questo
mestiere. Sarebbe bello se il film diventasse una piccola guida
tecnica ed emotiva per chi si approccia a questo mondo, una sorta
di mappa per farsi guidare attraverso le voci dei maestri per
trafugare i segreti della loro esperienza, ma rispecchiandosi
nell’autenticità dei sentimenti e delle paure che invece si provano
quando camminiamo ancora sospesi su un filo.
Presentato il 27 novembre al 41°
Torino Film Festival nella sezione fuori concorso Ritratti e
paesaggiI 400 Giorni – Funamboli e maestri,
il documentario prodotto dalla DO Cinema del talent manager Daniele
Orazi con il patrocinio di Roma Lazio Film Commission ed il
sostegno del Ministero della Cultura.
I 400 Giorni – Funamboli e
maestri è un racconto corale dedicato al mestiere
dell’attore, diretto da Emanuele Napolitano e
Emanuele Sana e scritto da Vittoria
Spaccapietra e Daniele Orazi.
Di seguito, ecco le illustrazioni
inedite realizzate da Druid (Emanuele Napolitano)
per i protagonisti del film:
L’universo cinematografico Marvel ha visto la sua dose di star
avvicendarsi, e anche quelli che destavamo lo scetticismo del
pubblico, alla fine si sono rivelati ottime scelte per i personaggi
iconici che erano chiamati a interpretare. Una delle star che però
non è ancora entrata in contatto con il MCU è Jon Hamm, che in questi giorni è su NOW con la
nuova stagione di Fargo (leggi
qui la recensione di Fargo 5). L’attore non solo
vorrebbe far parte del franchise, ma ha anche un ruolo
preferito!
Parlando con ScreenRant, a Jon Hamm è stato chiesto della sua potenziale
apparizione in un film Marvel, dal momento che tempo fa era stato
collegato al ruolo di Mister Sinister. L’attore è già stato
protagonista dei fumetti degli X-Men, che lo hanno fatto apparire in un cameo sulle
loro pagine. Hamm ha confessato di non poter offrire ai fan una
risposta concreta, ma è stato espansivo nel lodare sia i Marvel
Studios che i fumetti su cui sono basati, aggiungendo che è stato
un fan accanito fin da quando era un bambino e che sapeva che
c’erano molte storie non raccontate nelle pagine degli innumerevoli
fumetti della Marvel.
“Non lo so”, ha ammesso
Hamm. “Queste decisioni vengono prese ad un livello così alto a
questo punto, decisamente al di sopra del mio livello salariale. Mi
piacerebbe molto. Sono stato un fan dei fumetti Marvel e dei
fumetti in generale da quando probabilmente avevo meno di dieci
anni. Penso che ci siano tonnellate di storie che almeno mi sono
familiari e che non sono state ancora raccontate.”
Hamm ha continuato esprimendo la
speranza che Kevin Feige e i vertici della Marvel
notino il suo interesse e si mettano in contatto con lui. La cosa
più interessante è che Hamm ha indicato X-Men e
Fantastici Quattro proprio come proprietà da cui
era particolarmente affascinato, lasciandosi persino sfuggire il
nome del Dottor Destino, uno dei cattivi più leggendari della
Marvel, come personaggio che attira il suo interesse specifico.
“Spero che, qualunque siano i
loro piani, mi includano. Ma in caso contrario, so che hanno un
gruppo piuttosto ampio di persone pronte a far parte di quelle
storie. Ci sono sicuramente molte storie nel mondo degli X-Men da
raccontare. Anche i Fantastici Quattro, [con] Doctor Doom. Ci sono
così tante storie fantastiche nei fumetti. Sì, spero di avere una
possibilità. Chi lo sa?”
Dal momento che
X-Men e Fantastici
Quattro sono il prossimo grande passo per il MCU e
per Kevin Feige, i giochi potrebbero essere aperti
e Jon
Hamm potrebbe trovare il suo spazio.
Nonostante in molti lo abbiano
apprezzato, Nicolas Cage
sembra essere proprio scontento del suo cameo nel film DC TheFlash, dove appare brevemente nei panni di
Superman – personaggio che come noto avrebbe
dovuto interpretare ad inizio anni Novanta in un film diretto
da Tim Burton. Nei
momenti finali di The Flash, dunque, Cage
ha finalmente avuto l’opportunità di vestire i panni di Superman in
una particolare sequenza in computer grafica che lo ha visto
combattere con il tanto discusso ragno gigante che sarebbe dovuto
essere presente nel film poi cancellato.
Tuttavia, Cage ha poi criticato tale
suo cameo, affermando che avrebbe desiderato durasse un po’ di più.
Ora, però, l’attore ha ribadito la sua posizione offrendo una
motivazione ben più valida per la sua contrarietà. Sembra infatti
che gli sia stato proposto qualcosa di molto diverso da ciò che è
poi stato realizzato nel prodotto finale. “Abbiamo fatto un
accordo“, ha detto l’attore a Wired. “È questo il fulcro
del film. C’è un accordo, una comprensione reciproca e un contratto
che si è stipulato conoscendo entrambe le parti e sapendo bene a
cosa si va incontro“.
“Non sto dicendo che abbiano
usato l’IA per realizzare quel Superman. Forse l’hanno fatto. Non
lo so. Forse era solo CGI, ma qualunque cosa fosse, non è quello
che ho fatto sul set”, ha aggiunto Cage. “Per quanto ami
il regista Andy [Muschietti] e la sorella e produttrice
cinematografica Barbara Muschietti – e penso che siano fantastici –
non è comunque quello che mi è stato detto di fare sul set”,
spiega in conclusione l’attore. Nicolas Cage non ha fornito
dettagli su ciò che ha eseguito sul set, ma si comprende ora di più
la sua delusione verso tale cameo, che a distanza di mesi continua
a far discutere tanto i fan quanto il diretto interessato.
È passato molto tempo dall’ultima
volta che abbiamo avuto aggiornamenti su questo progetto, ma adesso
sembra finalmente che l’adattamento in
live action di Naruto stia finalmente trovando
il suo spazio. Anche se sono passati 10 anni dall’ultima notizia in
merito, Lionsgate ha continuato a lavorare al progetto, e adesso il
film ha una sceneggiatrice.
Secondo Variety, la sceneggiatrice
Tasha Huo è stata incaricata di scrivere l’ultima
bozza della sceneggiatura di Naruto live action.
Gli altri crediti recenti della sceneggiatrice includono
l’imminente riavvio di Red Sonja e una serie
animata basata sui videogiochi Tomb Raider. Non
sono stati forniti altri dettagli, ma i siti americani riportano
che il casting è in corso.
Il manga originale Naruto è stato
creato da Masashi Kishimoto ed è stato
inizialmente serializzato sulla rivista di manga shōnen Weekly
Shōnen Jump di Shueisha da settembre 1999 a novembre 2014. La serie
animata è divisa in due stagioni, Naruto e
Naruto: Shippuden, della durata di 220 e 500 episodi.
La storia segue il personaggio del
titolo, Naruto Uzumaki, un giovane ninja che cerca
il riconoscimento dei suoi coetanei e sogna di diventare l’Hokage,
il leader del suo villaggio.
“Il giorno della nascita di
Naruto Uzamaki, il villaggio di Konoha fu attaccato dal demone
della volpe a 9 code. Per proteggere il villaggio, il quarto hokage
sacrificò la sua vita e sigillò il demone in un bambino appena
nato, Naruto. 13 anni dopo Naruto si diploma all’accademia ninja e
diventa uno shinobi con l’obiettivo di diventare l’Hokage del
villaggio. Insieme a lui ci sono il rivale Sasuke Uchiha che tenta
di ottenere il potere per vendicare il suo clan dopo che questo è
stato raso al suolo dal fratello maggiore Itachi. E Sakura Haruno,
la ragazza per cui Naruto ha una cotta e che ovviamente ama il suo
rivale Sasuke. Ma quando Itachi ritorna al villaggio dopo gli esami
da Chunnin e Sasuke dimostra di essere impotente contro di lui,
Sasuke cadrà nelle mani del malvagio Orochimaru per ottenere le sue
doti. Naruto deve fare tutto ciò che è in suo potere per fermare il
suo amico dal perdersi nell’oscurità, anche se questo significa
perdere se stesso.”
Le serie Marvel sono spesso e
volentieri un bel grattacapo per i Marvel Studios, poiché la maggior
parte di quelle ad oggi realizzate sembra aver portato più costi
che benefici. Dai problemi con gli effetti
speciali di She-Hulk: Attorney at
Law sino a quelli produttivi di serie
ancora da distribuire come Daredevil: Born
Again ed Echo, passando per quelli economici di Secret Invasion. Ad
oggi sembra che per evitare di incorrere ancora in questi problemi,
i Marvel Studios siano intenzionati ad avere tutto sotto controllo
prima di dare il via alle riprese, così da evitare di dover poi
ricorrere a costosi reshoot.
Sembra però anche che i Marvel
Studios abbiano in programma di realizzare sia storie standalone
per il piccolo schermo ma anche di dar vita a nuove stagioni di
alcuni prodotti già distribuiti. Finora, infatti, solo Loki ha potuto godere di
una seconda stagione mentre per tutte le altre serie non sono stati
fatti annunci a riguardo, cosa che per il momento lascia in sospeso
il futuro dei personaggi protagonisti di queste serie. Secondo lo
scooper Daniel Richtman, delle potenziali seconde stagioni per
Ms.
Marvel, Moon
Knight e She-Hulk: Attorney at
Law sarebbero invece ora in fase di
elaborazione.
La serie Ms. Marvel rimane
uno dei prodotti televisivi più apprezzati del MCU, mentre
Moon Knight si è
concluso con un grosso
cliffhanger quando Marc Spector e Steven Grant si sono
apparentemente liberati di Khonshu, solo poi rivelare che una terza
personalità – Jake Lockley – è ancora al servizio del Dio della
Luna. Per quanto riguarda She-Hulk: Attorney at
Law, in passato si era parlato di un’apparizione di
Jennifer Walters in Captain America: Brave New
World, ma sembra che i piani siano cambiati, dunque una
seconda stagione potrebbe riportarla in scena. Non resta dunque che
attendere per scoprire se davvero ci saranno piani futuri per
queste serie e i loro protagonisti.
Con la fine degli scioperi
SAG-AFTRA e WGA, i Marvel Studios sono tornati al
lavoro sui casting dei ruoli principali per il prossimo reboot dei
Fantastici
Quattro del MCU e, anche se per il momento si
tratta solo di un’altra indiscrezione, un nuovo nome viene ora
accostato all’atteso progetto che introdurrà nel MCU la prima
famiglia di supereroi. Secondo l’insider MTTSH, infatti, Cillian Murphy
(reduce dal successo di Oppenheimer) sarebbe la
prima scelta dello studio per interpretare il Dottor
Destino nel film (il quale dovrebbe però apparire per un
semplice cameo). Già da tempo i fan indicano l’attore come
l’interprete ideale per tale iconico villain e sembra che anche i
Marvel Studios siano di questa idea.
Naturalmente, anche se venisse
concretamente fatta un’offerta, non è detto che Cillian Murphy sia interessato e in ogni caso
i contendenti al ruolo non mancano. Precedenti rumor riportavano
che sia Ryan Gosling
che Josh Hartnett
sarebbero in lizza per interpretare Destino, e si dice che entrambi
gli attori abbiano ancora qualche possibilità di ottenere la parte.
Più di recente, si è sentito parlare anche di Ralph Fiennes e
Jason Clarke,
mentre a Mads Mikkelsen
sarebbe stato concretamente offerto il ruolo, ma si dice che abbia
rifiutato. Non resta dunque che attendere maggiori certezze a
riguardo, considerando che Dottor Destino molto probabilmente sarà
ben più che un semplice villain “usa e getta”.
Fantastici Quattro: quello che sappiamo sul cast del
film
Per il ruolo di Reed
Richards (Mister Fantastic), il candidato numero uno
attualmente è l’attore Pedro Pascal
(The Last of Us), mentre
per Sue Storm (Donna Invisibile), Johnny
Storm (Torcia Umana) e Ben Grimms (La
Cosa) si continuano a riportare i nomi di Vanessa Kirby
(Napoleon),
Joseph Quinn (Stranger Things) e
Ebon Moss-Bachrach
(The Bear). Anche per
questi, però, si attende un’ufficialità da parte dei Marvel Studios. Si è
poi parlato di Javier Bardem
per il ruolo di Galactus, ma anche Antonio
Banderas sarebbe ancora in lizza per il ruolo. Infine,
sembra che sia in corso la ricerca di un’attrice per l’araldo di
Galactus, che potrebbe però non essere Silver Surfer.
Ad oggi sappiamo solo che
Matt Shakman (produttore e regista di WandaVision) dirigeràFantastici Quattro da
una sceneggiatura di Jeff Kaplan, Ian
Springer, Josh Friedman, co-sceneggiatore
di
Avatar: La via dell’acqua, e Cameron
Squires. I dettagli della trama sono ancora un mistero, ma
Kevin Feige ha
confermato che non si tratterà di un’altra origin story per il
super-team. Il film, infine, è atteso in sala per il 2
maggio 2025.
In un recente episodio del podcast
“The New Yorker Radio Hour”, Bradley Cooper ha parlato con il conduttore
David Remnick dei suoi sforzi da regista, tra cui
“A Star
Is Born” e “Maestro“,
e del passaggio a ruoli più drammatici. Remnick ha poi chiesto a
Bradley Cooper: “Hai finito di divertirti?
In altre parole, se arrivasse un altro ruolo comico e divertente,
se fossero tre mesi della tua vita, non sarebbe ‘Una notte da leoni
5’ ma qualcosa di simile“.
“Beh, farei ‘Una notte da leoni
5′”, ha risposto Bradley Cooper . “Prima ci sarebbe
‘Una notte da leoni 4’, ma sì“, ha detto ridendo l’attore.
“Probabilmente farei Una notte da leoni 4′ all’istante. Solo
perché amo
Todd [Phillips], amo Zach [Galifianakis], amo Ed [Helms] così
tanto, probabilmente lo farei“.
Bradley Cooper ha sottolineato che, sebbene
ultimamente non abbia interpretato ruoli tradizionalmente
divertenti, si sta “divertendo” nei suoi ultimi progetti e
non trova questi film più pesanti “estenuanti” come
potrebbero esserlo altri.
Dampyr,
il primo film del
Bonelli Cinematic Universe, sta rubando il cuore degli
spettatori statunitensi, che nel fine settimana del
Ringraziamento scelgono proprio l’esordio
alla regia di Riccardo Chemello dalla vastissima
library di Netflix USA.
Uscito il 22 novembre
sulla versione nordamericana della piattaforma, il film ha esordito
al nono posto della Top 10, scalando rapidamente
la classifica e arrivando, nella giornata di domenica 26 novembre,
a raggiungere la sestaterza posizione tra i dieci
film più visti di Netflix, superando titoli in classifica da
mesi, e persino il capolavoro dell’animazione SONY, Spider-Man: Accross the Spider-Verse, aggiunto
di recente.
Dopo essere stato
distribuito in digitale in Italia, su Sky e NOW, in occasione di
Halloween 2023, e dopo la messa in commercio dell’edizione Home
Video, Dampyr
comincia anche a farsi spazio nel mercato internazionale,
riscontrando un innegabile interesse da parte di un pubblico che
storicamente è avvezzo ai blockbuster fantasy e che dimostra di
gradire questa insolita storia di supereroi made in Italy,
confermandone l’aspirazione internazionale.
Diretto da
Riccardo Chemello, su una sceneggiatura firmata da
Alberto Ostini, Giovanni Masi, Mauro
Uzzeo e lo stesso Mauro Boselli che
insieme a Maurizio Colombo ha creato il
personaggio, e interpretato da Wade Briggs,
Stuart Martin,
Frida Gustavsson, Sebastian Croft,
David Morrissey e Luke Roberts,
Dampyr
è prodotto da Bonelli Entertainment con
Eagle Pictures e Brandon Box e
distribuito in Nordamerica da Sony Pictures.
Con l’arrivo nelle sale di tutto il
mondo del film Harry Potter e la pietra
filosofale prese vita una delle saghe fantasy più celebri e dal
maggior successo di sempre. È il 2001 quando gli spettatori vengono
condotti alla scoperta di Hogwarts e del magico mondo dei maghi. Un
mondo nato dalla penna di J. K. Rowling e che ha
negli anni conquistato sempre più fan in ogni parte del mondo per
le sue tematiche legate alla crescita, all’amicizia e al coraggio.
Nel 2007 il viaggio prosegue con Harry Potter e l’Ordine della Fenice,
diretto da stavolta da David Yates e basato come
sempre sull’omonimo romanzo.
Con questo quinto capitolo si è
ormai sempre più nel vivo della storia. Il grande nemico del
giovane mago protagonista, Lord Voldemort, ha ripreso forma in carne ed
ossa, e l’oscurità è sempre più presente nel mondo dei maghi.
Questo quinto film è stato però anche il più contestato dagli
amanti della saga, che hanno ritrovato eccessive differenze e
semplificazioni rispetto al libro, il quale vanta però circa 800
pagine. Con l’introduzione di nuovi personaggi e ambienti, Harry Potter e l’Ordine della Fenice garantisce
tuttavia ancora una volta buon intrattenimento e grandi
emozioni.
Una volta arrivato in sala, il film
si è confermato come un grande successo, arrivando ad un incasso
complessivo a livello mondiale di circa 942 milioni di dollari, a
fronte di un budget di appena 150. Ciò spinse ovviamente i
produttori a proseguire nella costruzione della saga, preparando da
subito i successivi sequel. Prima di vedere questi come anche
questo quinto capitolo, però, può essere utile approfondire
quest’ultimo scoprendo tutte le principali curiosità ad esso
legate. Dalla trama al cast e fino alle differenze con il romanzo,
proseguendo nella lettura sarà possibile ritrovare tutto ciò.
La trama di Harry Potter e
l’Ordine della Fenice
Il quinto film si apre sul tanto
chiacchierato ritorno di Lord Voldemort, a cui però molti scelgono
di non credere, tra cui i maghi ai vertici del Ministero della
Magia. Harry Potter, invece, ha assistito con i suoi
occhi alla ricomparsa in carne ed ossa del temuto stregone, ed è
consapevole che la sua vita non potrà più essere quella di prima.
Prima di recarsi ad Hogwarts per il quinto anno, questi viene a
conoscenza dell’Ordine della Fenice. Questa è un’organizzazione
segreta capeggiata da Albus Silente con lo scopo di contrastare
Voldemort. Affascinato da quest’idea, Harry
decide di dar vita ad un gruppo formato da studenti all’interno
della scuola di magia e stregoneria, insegnandolo loro a combattere
e difendersi. Ben presto, però, la minaccia dell’Oscuro Signore e
dei suoi seguaci diventerà più concreta che mai.
Harry Potter e l’Ordine della
Fenice: il cast del film
Protagonista del film è nuovamente
l’attore Daniel Radcliffe, che ricopre ancora una volta
con grande successo il ruolo di Harry Potter. Per lui il quinto
film è divenuto noto anche per aver portato in scena il primo bacio
del personaggio. Una scena che ha reso particolarmente nervoso
l’attore, il quale il giorno in cui avrebbe dovuto girare questa si
presentò ammalato sul set, costringendo a rinviare il tutto.
Accanto a lui si ritrovano poi Rupert Grint nei panni di Ron Weasley, ed
Emma Watson in quelli di Hermione Granger.
Quest’ultima rivelò di aver considerato di rinunciare al suo
personaggio, decidendo però di continuare ad interpretarlo poiché
il suo abbandono sarebbe stato un danno per l’intera saga.
Michael Gambon, invece, riprende per la terza
volta il ruolo del preside Albus Silente, che diventa sempre più
presente nelle vicende di Harry. Tra i più celebri personaggi della
saga, Severus Piton è interpretato dal grande Alan Rickman, mentre Tom Felton torna nei panni di Draco Malfoy,
e Maggie Smith in quelli della professoressa
McGranitt. Robbie Coltrane, invece, è l’interprete
del fidato Hagrid. David
Thewlis riprende invece il ruolo di Remus Lupin. Il
premio Oscar Gary
Oldman torna ad interpretare il personaggio di Sirius
Black, già comparso nel terzo film, che trova qui ampio spazio
all’interno della storia. Evanna Lynch fa il suo
ingresso nei panni di Luna Lovegood. Katie Leung,
invece, è Cho Chang, la ragazza con cui Harry Potter condividerà il
suo primo bacio.
Lord Voldemort, ora definitivamente
entrato in scena, è interpretato dal grande attore Ralph Fiennes. Questi lavorò molto per
costruire il carattere del personaggio, arrivando anche a stabilire
una serie di personali cambiamenti. Egli richiese infatti che i
suoi occhi venissero lasciati al naturale, e non tramutati dunque
in quelli simili ad un serpente. Ciò gli permetteva di poter
comunicare la follia del personaggio anche tramite il proprio vero
sguardo. Dalla parte dei cattivi si ritrovano anche Imelda Staunton, nei panni della perfida
Dolores Umbridge, nuova docente di Difesa contro le Arti Oscure,
mentre Helena Bonham
Carter dà vita a Bellatrix Lestrange. Qui introdotta
per la prima volta, questa si rivelerà essere una delle principali
nemiche dei giovani protagonisti.
Le differenze tra il libro e il
film
Se già con il quarto film si erano
evidenziate diverse notevoli differenze tra il romanzo e il film,
ancora maggiori sono quelle che intercorrono tra il quinto libro e
il quinto film della saga. L’adattamento del quinto romanzo della
saga è stato senza dubbio complesso, principalmente per la natura
più complessa della storia che, per la maggior parte, si svolge
dentro la testa del protagonista. L’Ordine della Fenice è
infatti un testo di passaggio, all’interno della saga. Questo
concentra molte delle sue pagine sui pensieri di Harry e sulle sue
turbe, sulla sua rabbia, sulla sua difficoltà di vivere in un mondo
magico che rifiuta ancora, ufficialmente, il ritorno di Voldemort.
L’esclusione di molti dettagli, tuttavia, ha reso più complesso
mantenere una certa coerenza con i film precedenti e quelli
successivi.
Nel film, ad esempio, sono del
tutto assenti molte delle attività che Harry svolge all’interno di
Grimmauld Place, sede dell’Ordine della Fenice. Ciò ha portato a
non mostrare il ritrovamento del Medaglione di Serpeverde, oggetto
chiave nel futuro della storia. Assenti sono anche molte delle
scene che mostrano le frustrazioni provate da Harry nel corso
dell’anno, ridotte qui a pochi simbolici momenti. Di particolare
importanza è qui anche la Stanza delle Necessità.
Nel film questa viene scoperta da Neville, mentre
nel libro è l’elfo Dobby a rivelare ad
Harry la sua esistenza. Differenti rispetto al libro sono anche due
momenti chiave della storia. Il primo riguarda la visione del
passato di Severus Piton.
Il secondo invece è quello relativo al tradimento di Cho
Chang, che nel romanzo invece non avviene.
Harry Potter e l’Ordine della
Fenice: quanto dura, il trailer e dove vedere il film in
streaming e in TV
Harry Potte e l’Ordine
della Fenice ha una durata di 2 ore e 18
minuti, cosa che lo rende il secondo film più breve della
saga dopo Harry Potter e i Doni della
Morte – Parte 2, il quale dura 2 ore e 10 minuti. Per gli
appassionati del film è possibile fruire di questo grazie alla sua
presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming
presenti oggi in rete. Harry Potter e l’Ordine della Fenice
è infatti disponibile nel catalogo di Rakuten TV, Google
Play, Apple
TV, Now e Prime Video. Per vederlo, basterà
sottoscrivere un abbonamento generale o noleggiare il singolo film.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si ha soltanto
un determinato periodo di tempo entro cui vedere il titolo. Il film
è inoltre presente nel palinsesto televisivo di domenica 26
novembre alle ore 21:20 su Italia
1.
Dagli anni Settanta ad oggi,
Ridley Scott si è affermato come uno
dei registi più innovativi e influenti dell’industria
hollywoodiana. Con le sue opere Scott ha contribuito alla
rivoluzione dei generi, dall’horror alla fantascienza, dal dramma
al film storico, e molte delle sue pellicole sono diventate dei
cult imprescindibili della storia del cinema. Ancora oggi Scott
dimostra un’abilità invidiabile, nonché un energia e un amore
sconfinato per la settima arte riscontrabili in ogni suo nuovo
progetto.
2. È un affermato
produttore di cinema e televisione. Oltre ad aver prodotto
molti dei suoi film, Scott si è distinto negli ultimi anni per aver
ricoperto tale ruolo anche per altri noti progetti. Tra i titoli da
lui sostenuti si annoverano Stoker (2013), Il fuoco
della vendetta (2013), Italy in a Day (2014),
Child 44 (2015), Zona d’ombra (2015), con Will
Smith, Blade Runner
2049 (2017), con Ryan
Gosling, Assassinio sull’Orient
Express (2017),Assassinio sul
Nilo(2022), Lo strangolatore di
Boston (2023) e Assassinio a Venezia
(2023). Per la televisione ha invece partecipato alla produzione di
note serie come The Good Wife (2009-2016), I pilastri
della terra (2010), L’uomo nell’alto castello
(2015-2019), Taboo (2017), con Tom
Hardy, The Terror (2018-in corso), Raised
by Wolf (2020-2022) e Grandi speranze (2023)
Ridley Scott: chi è sua
moglie
3. Si è sposato più
volte. Nel corso della sua vita Scott ha avuto un totale
di tre mogli. Con la prima, Felicity Heywood, è
stato unito dal 1964 al 1975, e da lei ha avuto due figli. Nel 1979
sposa invece la produttrice Sandy Watson, da cui
avrà la terza figlia. La coppia divorzia poi nel 1989. Dal 2000 è
invece legato all’attrice Giannina Facio, che ha
poi sposato nel 2015. Scott ha poi diretto l’attuale moglie in
diversi dei suoi film, tra cui Il gladiatore.
Ridley Scott e suo fratello
Tony
4. Aveva un fratello
regista. Scott aveva un fratello minore, Tony, anch’egli
noto regista. Aveva infatti diretto film di grande successo come
Top Gun, Beverly Hills Cop II, Una vita
al massimo e Nemico pubblico.
Questi, tuttavia, è scomparso nel 2012, anno in cui si suicidò.
Ridley raccontò soltanto due anni dopo che il fratello aveva dovuto
affrontare una lunga battaglia contro un tumore, il quale lo aveva
portato allo stremo. A lui dedicò i suoi film The Counselor ed
Exodus – Dei e re.
Ridley Scott ha diretto Hannibal
5. Per il film è stato
usato il finale che Scott aveva immaginato. Chiamato a
dirigere nel 2001 il film Hannibal, sequel di Il
silenzio degli innocenti, Scott si è trovato a dover lottare
per poter far sì che il finale del film corrispondesse a come lo
aveva immaginato lui. Secondo il direttore della fotografia
John Mathieson, infatti, sono stati girati tre
finali diversi. Incerti se il finale del romanzo di Thomas
Harris, da cui è tratto il film, avrebbe funzionato, hanno
girato tre versioni: una secondo quanto scritto da Harris, una
secondo quanto voluto dal produttore Dino De
Laurentiis e una secondo quanto voluto dal Scott. Alla
fine è stato proprio il finale di quest’ultimo a prevalere.
Ridley Scott dirige
Napoleon
6. Non ha badato
all’accuratezza storica. Il nuovo progetto di Scott è il
kolossal epico Napoleon, incentrato
sulla vita di Napoleone Bonaparte, interpretato da
Joaquin
Phoenix. Il film ripercorre dunque le principali tappe
dell’esistenza dell’imperatore francese, tanto nelle sue attività
politiche e militari quanto in quelle private. Scott, tuttavia, non
si è preoccupato di voler essere fedele a quanto si riporta di
Napoleone e delle sue gesta, preferendo favorire la spettacolarità
cinematografica. In risposta alle critiche sulle inesattezze storiche, Scott ha
semplicemente risposto: “Fatevi una vita“, ma
anche “Scusa, amico, eri lì? No? Beh, allora chiudi quella
cavolo di bocca“.
Ridley Scott: i suoi film di
fantascienza da Alien a Prometheus
7. È celebre per i suoi
film di fantascienza. Scott è uno di quei registi che nel
corso della propria carriera si è sempre cimentato con generi
diversi, passando con naturalezza dal kolossal epico al film di
guerra, dal thriller al biopic. In particolare, però, egli è
ricordato per alcuni film di fantascienza, affermatisi tra i
migliori di questo genere. Il primo che ha diretto è Alien, del 1979, a cui ha poi
fatto seguito nel 1982Blade Runner. Da quel
momento Scott si è poi dedicato ad altre tipologie di film,
tornando però alla fantascienza nel 2012 proprio ricollegandosi
alla saga di Alien con Prometheus, a cui ha
poi fatto seguito nel 2017 Alien: Covenant. Del
2015 è invece Sopravvissuto – The
Martian.
8. Voleva utilizzare
particolari effetti speciali. Per dar vita allo Xenomorfo
protagonista del film Alien, Scott desiderava
ricorrere ad un animatronics, poiché riteneva che far indossare il
costume da alieno ad un attore avrebbe reso meno credibile e
spaventosa la creatura. La tecnologia dell’epoca, però, non era
abbastanza all’avanguardia per ciò che aveva in mente. Tuttavia,
quando gli fu presentato Bolaji Badejo, un uomo
alto più di due metri e con lunghe ed esili braccia, capì che
questi avrebbe potuto interpretare l’alieno senza ricordare le
movenze di un umano, decidendo pertanto di affidargli la parte.
9. Blade Runner è il
film a cui è più legato. Nel 1982 Scott dirige il
fantascientifico Blade Runner, film oggi
divenuto vero e proprio cult, che ha contribuito a ridefinire il
suo genere di riferimento. Recentemente, intervistato riguardo a
tale pellicola, Scott ha dichiarato di considerarlo il suo film più
personale e completo, contenente tutte le tematiche a lui più care.
La versione a cui egli ovviamente si riferisce è quella denominata
“Final Cut”, rappresentante al meglio la sua idea del film.
Ridley Scott e gli Oscar
10. Ha ricevuto diverse
nomination ma non ha mai vinto. Scott è considerato uno
dei più grandi registi di cinema a non aver mai vinto un Oscar.
Egli vanta tre nomination come Miglior regista, ricevute per
Thelma & Louise, Il gladiatore e Black
Hawk Dawn. È poi stato nominato come produttore del Miglior
film per Sopravvissuto – The
Martian. Recentemente Scott ha però affermato di non
essere poi troppo infastidito dal non aver mai vinto l’ambito
premio, preferendo piuttosto concentrarsi sul realizzare buoni
film.
Nel 2017, sotto la
regia di Matt Reeves, arriva The War – Il pianeta
delle scimmie, nono film del media franchise Il
pianeta delle scimmie, e terzo film del reboot iniziato nel 2011
con L’alba del pianeta delle scimmie. L’originale del
1968, Il pianeta delle scimmie, è una delle pellicole più
importanti del genere fantascientifico: al centro della storia c’è
l’astronauta George Taylor, il quale precipita su un misterioso
pianeta in cui le scimmie sono altamente evolute e gli esseri umani
sono ridotti in schiavitù. Il film ottenne un grande successo sia
di critica che di pubblico, a cui seguirono dei sequel, che
conclusero l’origin saga nel 1973 con Anno 2670 – Ultimo atto. Nel 2011 arrivò,
come dicevamo, il reboot, il quale si è concluso proprio con
The War – Il pianeta
delle scimmie, pellicola che presenta alcuni
easter eggs interessanti, molti dei quali fanno riferimento alla
serie originale. Scopriamo quali sono i principali.
Cornelius
In The War – Il pianeta
delle scimmie ritroviamo lo scimpanzè Cesare, il
quale aveva guidato le scimmie evolute durante la guerra con gli
umani sopravvissuti in Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie. Sappiamo
che ha un figlio, il quale si chiama Cornelius. Il nome datogli non
è però sconosciuto: infatti Cornelius è il gentile
scimpanzé – nonché archeologo – presente nel film originale del
1968 Il pianeta delle
scimmie, il quale insieme a Zira, una veterinaria nonché
sua compagna, è l’unico a simpatizzare con la razza umana. Lo
scimpanzé fa amicizia proprio con l’astronauta George Taylor, il
protagonista, interpretato da Charlton Heston.
Nova
In The War – Il pianeta
delle scimmie, ad un certo punto Cesare, insieme
ai suoi compagni, si imbattono in un villaggio quasi abbandonato,
dove incontrano per puro caso un uomo, che alla fine viene ucciso
dallo scimpanzé. In quello stesso momento, in una casa disabitata,
trovano una bambina, la quale non solo è malata ma è anche muta. La
bambina si chiamerà Nova, altro nome che ci
rimanda ancora una volta all’originale film del ’68. Nova – una
donna muta, esattamente come lei – è la primitiva che incontra
l’astronauta Taylor quando entrambi sono prigionieri delle scimmie
e di cui, alla fine, si innamora.
Il virus
The War – Il pianeta
delle scimmie fa una rivelazione molto importante
riguardante l’influenza Simian, un virus creato inizialmente per
curare l’Alzheimer, e che era stato testato sulle scimmie fino a
potenziarne l’intelligenza. Nel film viene svelato che tale virus –
causa della decimazione dell’umanità – si è evoluto, e adesso è in
grado di rendere gli esseri umani muti, veri e propri primitivi
senza parola, perché innesca una regressione cerebrale. Una cosa
accaduta già in precedenza a Nova, e che alla fine attacca anche il
Colonnello McCullogh, lo stesso che aveva confessato a Cesare la
trasmutazione del virus.
La bomba
In The War – Il pianeta
delle scimmie, il gruppo paramilitare si chiama
Alpha-Omega, stesso nome che nel sequel del 1970, L’altra
faccia del pianeta delle scimmie, indica il nome con cui viene
chiamata una bomba atomica, la quale si palesa nel film quando a
New York Brent (astronauta mandato alla ricerca della nave di
Taylor, l’Icarus) scopre una società di uomini mutanti con poteri
telepatici che venerano l’ordigno come divinità. Lo stesso che poi
si capisce vogliono usare per sconfiggere le scimmie. In
quell’occasione Brent – dopo essere stato catturato – incontra
Taylor.
La lacrima di Cesare
La scena finale di The War – Il pianeta
delle scimmie segna la morte di Cesare, che
avviene fra le braccia della sua amata Maurice. Lo scimpanzè è
stato ferito gravemente e, dopo aver condotto il suo popolo in
salvo, spira, non prima di aver detto alla compagna che rimanendo
unite le scimmie saranno sempre forti. Una lacrima gli scende lungo
la guancia, e questo è un chiaro riferimento alla statua di una
scimmia che fa la stessa cosa nell’inquadratura finale di Anno
2670 – Ultimo atto, quinto e ultimo episodio della saga
originale de Il pianeta delle
scimmie.
Donkey Kong
In
The War – Il pianeta delle
scimmie, le scimmie che si schierano con gli
esseri umani sono soprannominate “Donkey”, mentre la fazione
apposta, quella capitanata da Cesare, si chiama invece “Kong”.
Anche questo diventa un palese riferimento al classico – nonché
famoso – videogioco arcade Donkey Kong,
sviluppato e prodotto da Nintendo e poi uscito nelle sale giochi
nel 1981. Grazie a Donkey Kong – che nel videogame è un gorilla –
c’è stato anche il debutto del celebre Mario.
Apocalypse Now
In The War – Il pianeta
delle scimmie ci sono, infine, un paio di
riferimenti ad Apocalypse Now, film del 1979 diretto
da Francis Ford Coppola e liberamente ispirato al
famoso romanzo di Joseph Conrad, Cuore di
tenebra. Il primo è relativo alla guerra, la quale comporta in
entrambi i casi un’odissea per rintracciare un colonnello impazzito.
La seconda, invece, è un gioco di parole presente all’interno della
pellicola, “Ape-ocalypse Now”, che viene visto
scarabocchiato su un muro.
Leo è tra le recentissime proposte di
Netflix nell’ambito dell’animazione. Il film, scritto da
Adam Sandler, Robert Smigel e
Paul Sad e diretto dallo stesso Smigle assieme a
Robert Marianetti e David
Wachtenheim, è stato lodato dalla critica internazionale
per la sua gestione della comicità che lascia spazio anche a
momenti di riflessione profonda, tanto per un pubblico di
bambini-ragazzi quanto per gli adulti. Questa pellicola racconta la
storia di Leo (Adam
Sandler) e Squirtle (Bill
Burr), tatuara che hanno vissuto tutta la loro vita in una
classe di quinta elementare. Quando Leo viene a sapere che potrebbe
avere solo un anno di vita, decide di scappare per vedere il mondo;
tuttavia, il suo piano prende una piega inaspettata quando i
bambini scoprono che sa parlare, e il tatuara inizia a dispensare
consigli e lezioni di vita agli alunni.
Tutti i bambini iniziano a ottenere
risultati eccellenti a scuola, il che rende fiera la loro
supplente, la signora Malkin (Cecily
Strong), finché questa non si rende conto che il merito
non è suo, ma del piccolo tatuara. Così, decide di abbandonare Leo
nelle Everglades, almeno finché l’intera classe non le fa
cambiare idea e la esorta a salvarlo. Alla fine di Leo, la signora Malkin vince il titolo di
insegnante dell’anno e porta Leo e Squirtle con sé nella sua nuova
classe, ma la loro nuova sistemazione è davvero migliore
rispetto alla classe di quinta elementare in cui hanno trascorso la
loro vita finora? Scopriamolo in questa spiegazione del finale di
Leo.
Perché Leo non è fuggito come
previsto?
Inizialmente,
Leo e Squirtle ci vengono
presentati come felici di vivere nel loro piccolo terraio di una
classe di quinta elementare, finché una sera, durante una riunione
con i genitori, Leo sente uno dei papà dire che i tuatara vivono
fino a circa 75 anni. Il nostro piccolo protagonista sa di essere
nato nel 1949, ma non conosce l’addizione e la sottrazione perché
ha vissuto tutta la vita nell’aula di quinta elementare, quindi
solo quando incontra Cinnabon (Nick
Swardson), il coniglietto dell’aula di seconda elementare,
scopre di avere 74 anni, il che significa che, teoricamente, gli
resta solo un anno da vivere. Questa stima cozza con il piano di
Leo, che vuole vedere il mondo e fare nuove esperienze, dunque
escogita un piano per fuggire.
La prima occasione per la fuga tanto
desiderata da Leo si manifesta quando viene
portato a casa da una studentessa di quinta,
Summer (Sunny Sandler), non fosse
che il tatuara si lascia scappare che sa parlare: invece di fuggire
come aveva programmato, Leo dà a Summer dei consigli di vita su
come interagire meglio con le altre persone e su come fare domande
coinvolgenti durante le conversazioni con gli altri bambini. La
bambina segue il suo consiglio il giorno dopo e ne trae
immediatamente beneficio. Quando gli altri bambini iniziano a
cercare l’aiuto di Leo, il tatuara è felice di tutta questa
attenzione e apprezzamento che i bambini gli dimostrano, così
smette di cercare di scappare.
Perché Squirtle ha smascherato
Leo
Squirtle
non aveva idea che Leo elargisse consigli a tutti
i bambini, finché questi non iniziano a lasciare i loro telefoni
nel terrario, per poter parlare con Leo di notte e nei fine
settimana e Squirtle comincia a essere geloso. Inizialmente, è più
arrabbiato per aver perso le attenzioni di Leo, ma quando va a casa
con Anthony (Ethan Smigel) e
cerca di interagire con lui come fa Leo, Anthony
dice alla classe che “Squirtle fa schifo” e tutti
concordano che Leo è “il migliore“.
Una sera, mentre
Leo sta cercando di destreggiarsi tra le varie
telefonate con i ragazzi, Squirtle trasmette una
telefonata in diretta streaming a tutti gli altri bambini. Fino a
quel momento, il tatuara aveva detto a tutti i bambini che erano
gli unici con cui stava parlando, perché tecnicamente non avrebbe
dovuto far sapere a nessuno di loro che gli animali potevano
parlare. Ora, non solo sanno che può parlare, ma sanno anche che ha
mentito a ciascuno di loro dicendo che avevano un rapporto
esclusivo.
Perché la signora Malkin ha abbandonato Leo nelle
Everglades
Squirtle
non era l’unico ad essere geloso di Leo. La
signora Malkin era inizialmente soddisfatta dei
progressi che gli studenti stavano facendo ed era molto orgogliosa
degli elogi che stava ricevendo come insegnante, finché non ha
sentito gli studenti attribuire a Leo il merito di
ogni loro successo. La supplente decide dunque di portare il
tatuara a casa sua, in modo che gli studenti non possano più
consultarlo ma, come era sua abitudine con tutti gli studenti, Leo
inizia a parlare con la signora Malkin dei suoi problemi,
ricordandole il motivo per cui aveva iniziato a insegnare.
Purtroppo, però, quando i genitori alla Fiera della Storia la
elogiano e lei vince il premio di insegnante dell’anno, ha un altro
ripensamento.
La signora Malkin
sa che Leo era la vera ragione del successo dei
ragazzi ma, ora che tutti pensano che sia stata lei a portare la
classe a questo livello, riceve le lodi che ha sempre desiderato e
non vuole che le cose cambino, così porta Leo alle
Everglades e gli dice che i ragazzi hanno perso la Fiera
della Storia e che la colpa è sua. Inoltre, gli dice che può vivere
il suo sogno nelle Everglades “senza la possibilità di
incontrare i bambini. O i loro genitori. O il preside. O i
media“. Il motivo per cui lo porta lì è che nessuno parlerà
mai con lui e scoprirà che tutti gli elogi che ha ricevuto sono in
realtà merito del tatuara.
Naturalmente, dopo che
Squirtle e il Drone rintracciano i bambini
sull’autobus e Squirtle spiega che la supplente vuole accaparrarsi
tutti i meriti, questa cambia di nuovo idea e confessa di aver
portato Leo alle Everglades perché pensava che ottenere il
riconoscimento dei genitori l’avrebbe resa felice. Nonostante il
suo terzo ripensamento, l’allenatore Kimura
(Jo Koy) non vuole cambiare rotta per andare alle
Everglades, così la signora Malkin e i ragazzi cospirano
per rubare l’autobus e andarci da soli per salvare Leo.
La nuova classe di Leo e Squirtle è
peggio della quinta elementare?
Da un lato, tutti ottengono
ciò che vogliono alla fine del film Leo. La signora Malkin
ottiene un posto di insegnante a tempo pieno in una nuova classe e
i due tatuara si trasferiscono in una nuova aula; tuttavia, forse
sarebbe stato meglio se fossero rimasti nella classe di quinta
elementare. La loro nuova classe è composta da ragazzi più piccoli
e scalmanati, che in ogni scena si comportano in modo rude con gli
animali e con gli insegnanti. Leo e Squirtle erano
preoccupati di farsi male quando i bambini di quinta li hanno
portati a casa, e questo rischio è maggiore con i bambini più
piccoli. Così, anche se sono entusiasti di poter finalmente
imparare l’ABC, la loro vita potrebbe essere letteralmente a
rischio.
Nella classe di quinta elementare, i
due amici tatuara sono stati trattati bene dagli alunni, perché
erano in grado di parlare e ragionare con loro ed erano decisamente
più maturi. Nella loro nuova classe, la situazione sarà
completamente diversa e potrebbe mettere a rischio Leo e
Squirtle. L’aspetto più positivo alla fine di Leo è che la signora Malkin sa che possono
parlare e si spera che si prenda cura di loro ma, considerando
quante volte ha cambiato opinione nel corso del film, non c’è
alcuna garanzia che si prenderà cura di loro. Lo scenario migliore
per Leo e Squirtle sarebbe quello di essere
trasferiti in una classe più grande il prima possibile!
Durante una recente intervista con
AP, la candidata all’Oscar Margot Robbie ha parlato della possibilità di
tornare per un eventuale film su Barbie 2, dopo il
successo critico e commerciale dell’ultimo film di Greta
Gerwig.
“Penso che abbiamo messo tutto
in questo film“, ha detto Margot Robbie. “Non ci piaceva costruirlo
come una trilogia o qualcosa del genere. Greta ha messo tutto in
questo film, quindi non riesco a immaginare quale sarà il
prossimo“.
Inoltre, l’attrice che interpreta
anche Harley Quinn ha anche spiegato il significato del
successo al botteghino del film di Barbie.
“Direi che la cosa più
importante per me è che i film originali possono ancora avere un
grande successo al botteghino”, ha detto. “Non deve essere
per forza un sequel, un prequel o un remake. Può essere totalmente
originale. Si può ancora disporre di un grande budget per
farlo“.
Margot Robbie ha continuato: “E solo
perché c’è una protagonista femminile non significa che non colpirà
tutti e quattro i quadranti, che è, sapete, penso che un’idea
sbagliata che molte persone hanno ancora. Quindi è davvero
importante che Barbie sia andato bene. Per quanto sia bello, è
anche molto importante che vada bene, in modo che anche in futuro
le persone possano avere grandi idee originali e ricevere il budget
necessario per realizzarle correttamente“.
Chi c’era nel film di Barbie?
Barbie è stato
diretto da Greta
Gerwig da una sceneggiatura scritta insieme a
Noah
Baumbach. È stato prodotto da Margot Robbie e Tom Ackerly per LuckyChap e da
Robbie Brenner di Mattel Films insieme a Josey McNamara e Ynon
Kreiz. Durante la sua programmazione nelle sale, il film ha
ottenuto un incasso mondiale di oltre 1,4 miliardi di
dollari, diventando così il film di maggior incasso del
2023.
Il film è interpretato da Margot Robbie,
Ryan Gosling, America Ferrera, Simu Liu, Kingsley Ben-Adir,
Scott Evans, Kate McKinnon, Ariana Greenblatt, Alexandra Shipp,
Emma Mackey, Issa Rae, Michael Cera, Hari Nef, Will Ferrell,
Helen Mirren, Dua Lipa e altri ancora. La colonna
sonora originale è attualmente candidata a 11 Grammy, tra cui
Record of the Year, Song of the Year e Best Song Written for Visual
Media, con Ryan Gosling che ha ricevuto la sua prima
nomination ai Grammy per “I’m Just Ken”.
Da quanto apprendiamo oggi
Now You See Me 3, terzo capitolo del franchise Now
You See Me che ancora in sviluppo e da quello che sembra pare sia
anche in uno stato avanzato. Infatti uno degli attori del film,
Jesse Eisenberg ha oggi rivelato i piani di
produzione e l’inizio delle riprese.
Parlando con ComingSoon, a Eisenberg è stato chiesto se fosse interessato
a Now You See Me 3, e l’attore ha risposto che la
produzione dovrebbe iniziare il prossimo anno. Per quanto riguarda
il suo ruolo di J. Daniels Atlas, Jesse Eisenberg ha descritto il personaggio
come un necessario cambiamento di ritmo rispetto ad alcuni dei suoi
ruoli più recenti.
“Sì, sì, sì. Dovremmo farlo
all’inizio del prossimo anno“, ha detto Eisenberg, prima di
parlare delle differenze del suo personaggio in quel franchise
rispetto a quello del suo prossimo film,
Manodrome. “Non vedo l’ora. A differenza di un
film come questo, in cui il mio personaggio prova una rabbia,
un’ansia e una depressione così profonde, in quello il mio
personaggio è così sicuro di sé, è un performer e un uomo di
spettacolo ed è una boccata d’aria fresca, come attore, poter
vivere anche in quel tipo di mondo“.
Cosa sappiamo di Now You See Me
3?
Jesse Eisenberg,
Woody Harrelson e
Morgan Freeman riprenderanno tutti i loro ruoli dai
primi due film, mentre Ruben Fleischer di Venom
è stato chiamato a dirigere. Michael Lesslie di
Assassin’s
Creed sta lavorando all’attuale bozza della
sceneggiatura, mentre Alex Kurtzman e Bobby Cohen
sono i produttori.
Diretto da Louis
Leterrier, il film originale Now You See Me è uscito nelle sale
statunitensi nel maggio 2013. Il film segue un gruppo di maghi –
interpretati da Eisenberg, Harrelson,
Isla Fisher e Dave Franco – che durante i loro
spettacoli compiono rapine in banca e poi consegnano il denaro
rubato al pubblico. Il film è interpretato anche da
Mark Ruffalo, che veste i panni di un agente dell’FBI
che cerca di consegnare i maghi alla giustizia, mentre Freeman
interpreta un debunker della magia.
Now You See Me ha
guadagnato 351,7 milioni di dollari al botteghino mondiale con un
budget di 75 milioni di dollari. Ha ricevuto recensioni
contrastanti da parte della critica.
Un sequel, Now You See Me 2, è stato realizzato nel
giugno 2016. Diretto da Jon M. Chu, il film ha riproposto nel cast
Ruffalo, Harrelson, Franco, Freeman e Eisnenberg,
mentre
Lizzy Caplan e
Daniel Radcliffe si sono uniti al cast. Il film ha
ricevuto recensioni contrastanti da parte della critica, ma ha
guadagnato 334 milioni di dollari al botteghino mondiale a fronte
di un budget stimato di 90-120 milioni di dollari.
Da vera fangirl della Marvel, la star di The
MarvelsIman Vellani ha condiviso la sua teoria sul
ruolo di Kang il Conquistatore nell’attesissimo
Avengers: Secret Wars. Parlando con New Rockstars,
Iman Vellani ha proposto l’idea che il sesto
film dei sui Vendicatori potrebbe presentare una variante
“ultra-potente” di Kang, che potrebbe possedere sia i
poteri dell’Uomo Molecola che del Beyonder.
“Penso che avrebbe senso che
Kang fosse una versione dell’Uomo Molecola, che esiste in ogni
singolo universo, e che ci sono diverse varianti di lui“, ha
detto Vellani. “L’abbiamo già visto. Quindi ha senso. Ma sento
anche che potrebbe essere l’Uomo Molecola e Beyonder allo stesso
tempo“.
Originariamente previsto per il
2025, Avengers:
Secret Wars è stato posticipato al 2027 a causa dei
ritardi di produzione causati dagli scioperi di Hollywood. Dopo
Avengers:
The Kang Dynasty che debutterà nelle sale il 1° maggio 2026,
Secret
Wars arriverà nelle sale il 7 maggio 2027. Entrambi i
film non hanno ancora un regista, dato che il regista di
Shang-ChiDestin Daniel Cretton ha
recentemente annunciato la sua uscita da Avengers 5.
Avengers:
Secret Wars è il sesto capitolo della serie di film di
successo Avengers. Dovrebbe concludere la Fase 6 del Marvel Cinematic
Universe e la
Saga del Multiverso. I fan attendono da tempo la notizia di un
potenziale adattamento live-action dell’iconica serie di fumetti,
che vede vari eroi e cattivi Marvel essere catturati da un’entità
cosmica nota come Beyonder, dove poi si scontrano su un
pianeta chiamato Battleworld.
Al creatore di Star Wars:
AhsokaDave Filoni,
recentemente promosso a Chief Creative Officer di
Lucasfilm, è stato chiesto se la storia di
Baylan Skoll continuerà dopo l’improvvisa
scomparsa di Ray Stevenson lo scorso 21
maggio.
Parlando con Vanity Fair,
Dave Filoni ha ricordato com’è stato lavorare
con Stevenson, rivelando che all’attore scomparso
sarebbe piaciuto sapere quanto cose positive i fan hanno detto sul
suo personaggio.
“Ovviamente c’è una
storia“, ha suggerito Dave Filoni. “A
questo punto siamo in una fase di attesa. Ma sono contento che si
parli di Ray e di quanto fosse grande. Avevo dei piccoli dibattiti
con lui e gli dicevo: ‘Ray, sei tu il cattivo qui’. E lui
rispondeva: “Non credo proprio”. Io gli dicevo: “So che non lo
pensi, ma lo sei. Mi piace che tu faccia finta di niente”. Che è
esattamente il modo in cui Baylan pensa. Penso che sarebbe stato al
settimo cielo [per l’accoglienza dei fan]. Il grande rimpianto è
che non abbia potuto sperimentarlo“.
Cosa sappiamo su Ahsoka?
Star Wars:
Ahsoka è stata scritta e prodotta esecutivamente da
Dave Filoni, conosciuto soprattutto per il suo lavoro sugli show
animati di Star
Wars The Clone Wars e Rebels, molto
amati dai fan. Ambientata nella stessa linea temporale di The
Mandalorian, la
prima stagione è incentrata sulla ricerca della Jedi
protagonista attraverso la galassia, mentre indaga su una minaccia
emergente dopo la caduta dell’Impero.
Star Wars:
Ahsoka è interpretata da Rosario Dawson nel ruolo dell’ex Cavaliere
Jedi, Natasha Liu Bordizzo nel ruolo di Sabine
Wren, Mary Elizabeth Winstead nel ruolo di Hera
Syndulla, Eman Esfandi nel ruolo di Ezra Bridger,
Lars Mikkelsen nel ruolo del Grand’Ammiraglio
Thrawn, Ivanna Sakhno nel ruolo di Shin Hati,
Ray Stevenson nel ruolo di Baylan Skoll,
Wes Chatham nel ruolo del Capitano Enoch,
Diana Lee Inosanto nel ruolo di Morgan Elsbeth,
David Tennant nel ruolo della voce di Huyang e
altri ancora.
Parlando con GamesRadar+, la star
di LOKISophia Di Martino ha espresso il desiderio di
continuare a interpretare Sylvie nei futuri progetti del
Marvel Cinematic Universe.
Spera che il viaggio del suo personaggio includa delle apparizioni
nei film del MCU.
“Voglio solo fare più Sylvie
possibile“, ha detto la Di Martino. “Portare avanti la sua
storia, vedere dove andrà a finire e vederla trovare la sua strada
in alcuni film sarebbe super cool. Sì, sicuramente“.
Inoltre, l’attrice ha anche
condiviso con quale personaggio del MCU vorrebbe che Sylvie
interagisse, rivelando che le piacerebbe “avere una sfida tra
streghe” contro l’Agatha
Harkness di Kathryn Hahn. Quest’ultima sarà protagonista
della sua serie Disney+Agatha:
Darkhold Diaries, che debutterà nel 2024.
Di cosa parla la seconda stagione
di Loki?
“La
seconda stagione riprende dopo lo scioccante finale di
stagione, quando Loki si ritrova a combattere per l’anima della
Time Variance Authority”, si legge nella sinossi. “Insieme a
Mobius, al cacciatore B-15 e a una squadra di personaggi nuovi e di
ritorno, Loki naviga in un Multiverso in continua espansione e
sempre più pericoloso alla ricerca di Sylvie, del Giudice
Renslayer, di Miss Minutes e della verità su cosa significhi
possedere il libero arbitrio e uno scopo glorioso“.
La
seconda stagione di LOKI
è stata ideata dallo sceneggiatore e produttore esecutivo
Eric Martin, mentre la regia è stata affidata a
Justin Benson e Aaron Moorhead. La serie è interpretata anche da
Owen Wilson, Gugu Mbatha-Raw, Wunmi Mosaku,
Jonathan Majors, Ke Huy Quan, Rafael Casal, Kate Dickie e altri
ancora.
Dopo oltre nove anni da quando
Edgar Wright è uscito dal primo film di
Ant-Man dei Marvel Studios, il regista
britannico ha rivelato alcuni nuovi dettagli interessanti sulla sua
visione originale per il film con protagonista
Paul Rudd. Su Instagram, Wright ha risposto alla domanda di un fan
sulla differenza tra la sua versione di Ant-Man e
il film di Peyton Reed del 2015.
Il regista di L’Alba dei
morti dementi ha descritto la sua sceneggiatura originale
come un “film su una rapina criminale”, che avrebbe
caratterizzato Scott Lang come un “vero criminale”. Wright
in precedenza intendeva mostrare la trasformazione di Scott dal
criminale di partenza all’eroe del finale.
“Avendo firmato una NDA quando
me ne sono andato, non c’è molto che posso dire”, ha scritto
Wright. “Immagino che la differenza più grande nella nostra
sceneggiatura fosse che era autonoma e non aveva cameo di altri
personaggi del MCU (a parte un’anticipazione finale) ed era molto
più un film su una rapina, con rapine intrecciate e rapine ovunque,
un po’ come The Hot Rock di Donald Westlake. Penso che anche la
differenza cruciale sia che (come nei fumetti originali) Scott Lang
era un vero criminale all’inizio del film e non un bravo ragazzo al
100% già all’inizio della storia. Abbiamo pensato che sarebbe stato
un arco di redenzione più soddisfacente se fosse passato da
criminale a eroe. C’è molto altro da dire, ma non posso per motivi
legali!”
Con il suo terso capitolo, Ant-Man and the Wasp: Quantumania, la trilogia
dedicata al personaggio non si è conclusa nel migliore dei modi. Il
film ha incassato in tutto il mondo oltre 470 milioni di dollari a
fronte di un budget dichiarato di 200 milioni di dollari. Le sue
scarse prestazioni al botteghino hanno reso il film uno dei minori
incassi dei Marvel Studios fino ad oggi.
Diretto da Peyton Reed su una sceneggiatura
scritta da Jeff Loveness , il film vede
co-protagonisti anche
Evangeline Lilly nel ruolo di Hope van Dyne/Wasp,
Michael Douglas nel ruolo di Hank Pym,
Michelle Pfeiffer nel ruolo di Janet Van Dyne,
Jonathan Majors nel ruolo di Kang il
Conquistatore, Kathryn Newton nel ruolo di Cassie
Lang, Corey Stoll nel ruolo di Darren Cross /
M.O.D.O.K., Bill Murray nel ruolo di Lord Krylar,
Katy O’Brian nel ruolo di Jentorra e
William Jackson Harper nel ruolo di
Quaz.
L’imminente ventitreesima stagione
del dramma poliziesco Law & Order si arricchirà di
un nuovo detective della polizia di New York. L’attore Reid
Scott (The
Marvelous Mrs. Maisel) si è unito al cast dello show della
NBC come nuovo volto regular.
I dettagli sul personaggio del
detective della polizia di New York, compreso il nome, non sono
stati resi noti. L’attore si unirà allo show dopo che il detective
Frank Cosgrove, interpretato da Jeffrey
Donovan, ha lasciato la serie a causa di “divergenze
creative“. Donovan è apparso nelle stagioni
21 e 22 di Law & Order.
Non è la prima volta che lo show
subisce un cambiamento importante nel cast, soprattutto nel ruolo
del detective. Prima che Donovan entrasse nella
serie nel ruolo del detective Frank, Anthony
Anderson aveva ripreso il ruolo del detective Kevin
Bernard e se ne era andato dopo la 21a stagione. A lui è
succeduto Mehcad Brooks nella stagione 22 nel
ruolo di Jalen Shaw.Prodotta da Wolf Entertainment e Universal
Television, la prossima 23ª stagione di Law &
Order debutterà il 18 gennaio 2024.
Law & Order va ad
aggiungersi all’impressionante portfolio televisivo di Reid
Scott. Dopo aver recentemente recitato in The Marvelous Mrs. Maisel,
l’attore è noto soprattutto per il ruolo di Dan Egan nella
commedia politica Veep della HBO. Ha anche interpretato
Bobby O’Neil nella sitcom della ABC It’s All
Relative e Brando Dorff nella sitcom della TBS My
Boys. Tra gli altri suoi lavori televisivi ricordiamo
La vita segreta dell’adolescente americano,
The Big C, Perché le donne uccidono e, più
recentemente, American Horror Story: Delicate.
Il regista di Suicide
SquadDavid Ayer ha difeso il
co-CEO dei DC StudiosJames Gunn dai fan della DC
su X, che stanno speculando sulla posizione di
James Gunn sulla discussa director’s cut
del film di supereroi del 2016. David Ayer ha
espresso la sua eccitazione per Superman:
Legacy di James Gunn, lodandolo anche per aver guidato
uno dei franchise di supereroi più difficili.
“Non vedo assolutamente l’ora di vedere il Superman di Gunn. Devo dire
questo“, ha scritto Ayer. “Gunn è l’uomo più coraggioso di
Hollywood in questi giorni. Sta prendendo il comando della nave più
difficile da capitanare in questa industria“.
I absolutely can’t wait to see Gunn’s
Superman. I have to say this. Gunn is the bravest man in Hollywood
these days. He’s taking charge of the hardest ship to Captain in
this industry.
We make movies. We are entertainers. Not elected officials
leading a nation. Everyone please… https://t.co/Kd9Q5XUMIO
Chi ha partecipato alla realizzazione di Suicide Squad?
Basato sull’omonima squadra di
antieroi della DC Comics, Suicide
Squad è stato scritto e diretto da David
Ayer. Il film è stato interpretato da Will Smith nel ruolo di Deadshot, Viola Davis nel ruolo di Amanda Waller,
Joel Kinnaman nel ruolo di Rick Flag, Jai Courtney nel ruolo di Capitan Boomerang,
Jay Hernandez nel ruolo di El Diablo,
Adewale Akinnuoye-Agbaje nel ruolo di Killer Croc,
Cara Delevingne nel ruolo di Enchantress,
Karen Fukuhara nel ruolo di Katana e Margot Robbie nel ruolo di Harley Quinn, che è
diventata subito una delle più amate dai fan ed è ora uno dei
personaggi DC più popolari. Nonostante abbia ricevuto recensioni
per lo più negative, il film ha comunque incassato oltre 726
milioni di dollari al botteghino mondiale.
Dopo il successo della campagna dei
fan per l’uscita della
Zack Snyder’s Justice League, alcuni fan della DC
hanno iniziato a discutere della possibile uscita della versione
di David Ayer del film del 2016. Secondo
Ayer, la sua versione era più cupa ed emotiva rispetto alla
versione che abbiamo visto al cinema di Suicide Squad. La sua versione avrebbe visto
anche un maggior coinvolgimento del Joker di
Jared Leto.
L’accordo provvisorio è stato
siglato dopo uno sciopero di 118 giorni, che ha segnato
l’interruzione del lavoro più lunga mai registrata dal sindacato e
la prima da quando Jimmy Carter era alla Casa Bianca. L’accordo
concluso dal presidente della SAG-AFTRA Fran
Drescher e da Duncan Crabtree-Ireland,
direttore esecutivo nazionale e capo negoziatore, è stato
ampiamente elogiato come rivoluzionario. Ma i termini relativi
all’intelligenza artificiale generativa hanno dato vita a un certo
dibattito, con alcuni membri di spicco che hanno promesso di
bocciare il contratto perché, a loro avviso, le tutele a lungo
termine dell’IA non sono sufficienti a proteggere i posti di
lavoro.
Tuttavia, dopo il sacrificio di un
lungo sciopero che ha coinciso in parte con lo sciopero di 148
giorni della Writers Guild of America, sembra davvero difficile che
i membri del SAG-AFTRA rifiutino i termini del nuovo accordo.
Drescher ha ripetutamente sottolineato i significativi guadagni
finanziari e lavorativi ottenuti dopo lunghe ore al tavolo delle
trattative con l’Alleanza dei produttori cinematografici e
televisivi.
“Questi contratti fruttano più
di 1 miliardo di dollari in NUOVI finanziamenti per piani di
compensazione e benefit (inclusi ulteriori 317,2 milioni di dollari
per i piani di benefit). I contratti stabiliscono protezioni dalle
IA lunghe e dettagliate che non esistevano prima e ci proteggono
mentre affrontiamo la sfida di questa nuova tecnologia, equità nel
reparto capelli e trucco, copertura di fondo significativamente
aumentata, residui di streaming fuori misura, un nuovo fondo per il
successo dello streaming e così via, ancora di più. Questi guadagni
sono stati possibili solo grazie al vostro sacrificio, alla
solidarietà e alla tenacia durante i 118 giorni di sciopero e sono
assicurati se voterete per ratificare l’accordo”, ha scritto
Crabtree-Ireland nella sua lettera di accompagnamento al
mailing.
Se approvato, il Memorandum of
Agreement del 2023 avrà validità dal 9 novembre 2023 al 30 giugno
2026. Il termine ultimo per esprimere un voto tramite cartolina o
online è fissato alle 17:00 PT del 5 dicembre.
In una recente intervista con The
Direct, la star di The
MandalorianKatee Sackhoff ha
affrontato le recenti speculazioni dei fan sul fatto che
Bo-Katan potrebbe diventare il nuovo protagonista
dell’imminente quarta stagione della serie The
Mandalorian basata sull’universo di Star
Wars. La Sackhoff ha confermato che
non ci sono state discussioni sul fatto che
Bo-Katan possa prendere il posto di Pedro Pascal.
“No. Penso che ci saranno
sempre molte speculazioni in questo fandom“, ha detto.
“Sai, penso che sia uno dei motivi per cui le persone amano
così tanto questo fandom. E amano così tanto questo universo che
molte volte permette un’ambiguità sufficiente a far sì che le
persone interpretino le cose nel modo in cui vogliono
interpretarle. E da questo deriva la possibilità di far trapelare
molte informazioni errate, o semplicemente, sapete, un pensiero
velleitario“.
Inoltre, l’attrice di
Star Wars: Clone Wars ha rassicurato i fan che The
Mandalorian rimarrà sempre “lo show di Din
Djarin“. Le voci su Bo-Katan sono arrivate dopo che
l’eroina preferita dai fan ha assunto un ruolo molto più importante
nella terza stagione, che si è conclusa con l’unione
di due fazioni di Mandaloriani per ricostruire il loro pianeta
natale, Mandalore.
Di cosa parlava la terza stagione di The Mandalorian?
The
Mandalorian è stato creato e prodotto da Jon Favreau. La terza stagione ha visto la
partecipazione di Carl Weathers nel ruolo di
Greef Karga,Amy Sedaris nel ruolo di
Peli Motto, Emily Swallow nel ruolo di
The Armorer, Giancarlo Esposito nel ruolo
di Moff Gideon e altri ancora. L’ultima puntata ha visto
anche la partecipazione di Ahmed Best, Jack
Black, Lizzo e
Christopher Lloyd.
“I viaggi dei Mandalorian nella
galassia di Star
Wars continuano. Un tempo cacciatore di taglie solitario, Din
Djarin si è riunito a Grogu”, si legge nella sinossi della
terza stagione. “Nel frattempo, la Nuova Repubblica lotta per
allontanare la galassia dalla sua storia oscura. Il Mandaloriano
incrocerà vecchi alleati e si farà nuovi nemici mentre lui e Grogu
continuano il loro viaggio insieme“.
The
Mandalorian è stato ideato dai produttori esecutivi
Dave Filoni, Kathleen Kennedy, Colin Wilson, Karen
Gilchrist e Carrie Beck.
Favreau è anche showrunner e uno dei registi. Le stagioni 1-3
sono ora disponibili in streaming su Disney+.
Dopo la prima immagine del Nosferatu
di Robert Eggers, la versione cartacea di Empire Magazine offre un
primissimo sguardo al
personaggio protagonista del film, Thomas Hutter, che è
interpretato da
Nicholas Hoult. Proprio lui si troverà faccia a faccia
con il Conte Orlok, interpretato da Bill Skarsgård.
Anche se l’immagine non va molto
oltre una raffigurazione dell’attore, vediamo un primo piano di
Hoult nel ruolo del protagonista, mentre con sguardo allarmato
guarda verso quello che immaginiamo sia Orlok, di quinta
nell’immagine, fuori fuoco.
I dettagli della trama sul
personaggio di Hoult rimangono per lo più nell’ombra. Il film
originale del 1922 seguiva Hutter mentre incontrava il vampiro in
veste di agente immobiliare in Transilvania, ricalcando il rapporto
tra Jonathan Harker e Dracula nella storia di Bram Stoker. Hutter
deve quindi cercare di respingere il conte Orlok dopo che il
vampiro è diventato ossessionato da sua moglie Ellen, che sarà
interpretata nel prossimo film da Lily-Rose Depp.
Parlando del genere di film che sta
realizzando, Eggers ha dichiarato a Empire: “Sì, è un film
spaventoso. È un film horror. È un film horror gotico, e penso che
da tempo non ci sia un film gotico vecchia scuola che sia davvero
spaventoso. E penso che la maggior parte del pubblico troverà che
questo sia il caso.”
“Dirò che Bill [Skarsgård] si è
completamente trasformato, temo che potrebbe non ottenere il
credito che merita perché è semplicemente… non è lì”, ha
aggiunto Eggers riguardo alla performance di
Skarsgård. “Penso che la cosa principale sia che è un
vampiro popolare. Secondo me assomiglia a un nobile morto della
Transilvania, e in un modo che non abbiamo mai visto come sarebbe e
come sarebbe vestito un vero nobile morto della
Transilvania.”
Eggers ha anche specificato che il
ruolo più importante del film sarà quello assegnato alla Ellen di
Lily Rose-Depp: “È ancora più fedele alla
storia di Ellen rispetto alle versioni precedenti. E Lily-Rose è
assolutamente fenomenale”, ha detto.
Oltre al suddetto trio, Nosferatu
avrà un cast corale composto da Aaron Taylor-Johnson,
Emma Corrin, Willem Dafoe e Ralph
Inseon, che interpreteranno tutti personaggi reinventati
del film del 1922. Eggers ha diretto Nosferatu da una sua sceneggiatura. Il
film della Focus Features proviene da Regency Enterprises, Studio 8
e Maiden Voyage Pictures ed è prodotto da Eggers, Jeff Robinov e
John Graham per Studio 8 e Chris Columbus ed Eleanor Columbus per
Maiden Voyage. L’uscita di Nosferatu
è prevista per il 2024.
Non si sa ancora chi prenderà il
posto di Angelina Jolie e Alicia Vikander nei panni della prossima
Lara Croft, ma sembra che l’adattamento in serie
del videogioco Tomb Raider stia andando avanti.
Secondo quanto riferito da Prime
Video, Megan McDonnell, scrittrice di
The Marvels e WandaVision,
si è unita alla serie tv annunciata!
Secondo quanto riportato da
Variety, la scrittrice del Marvel Cinematic Universe
è stata ingaggiata per unirsi alla stanza degli sceneggiatori
dell’annunciato adattamento di Tomb Raider da parte della creatrice
di FleabagPhoebe Waller-Bridge. Anche se la serie
potrebbe essere ancora nelle prime fasi di sviluppo – con la trama
e gli altri personaggi coinvolti che rimangono in sospeso – il
coinvolgimento di McDonnell ci suggerisce che lo show ha ottenuto
una luce verde da parte dello studio che dunque ha intenzione di
portare avanti il progetto.
Oltre al previsto adattamento della
serie, all’inizio di quest’anno Deadline ha
riportato la notizia che MGM e Amazon Studios stanno lavorando
insieme per un altro adattamento cinematografico di Tomb
Raider. Tuttavia, al momento non sono stati rivelati
ulteriori annunci o date di uscita.
La storia cinematografica di Tomb
Raider
Molto prima che Lara Croft: Tomb Raider, interpretata
da Angelina
Jolie, debuttasse nelle sale nel 2001, il gioco
d’azione e avventura da cui è tratto il film è diventato un
successo fin dal suo debutto nel 1996. Ha anche generato diversi
sequel.
Dopo aver ricevuto il prestigioso
Ordine della Columbia Britannica, la star di DeadpoolRyan Reynolds ha affrontato le recenti voci
sul coinvolgimento di Taylor Swift nel MCU per Deadpool
3, l’attesissimo terzo capitolo della serie che lo
vede protagonista. Parlando con il Vancouver Sun, Ryan Reynolds non ha confermato né smentito il
coinvolgimento della Taylor Swift in Deadpool
3, ma ha espresso quanto sia entusiasta del livello di
attenzione che sta ricevendo il suo primo film del Marvel Cinematic
Universe.
“Sì, l’ho sentito dire“,
ha detto Ryan Reynolds ridendo. “Mi piace (il
gossip). Penso che sia un segno di quanto la gente sia ansiosa di
sbirciare dietro il sipario di questo mondo. Ognuno di questi
segreti e spoiler sarà rivelato il 26 luglio“.
Dopo la fine degli scioperi a
Hollywood, la produzione di Deadpool
3 è finalmente ripresa a Londra, che l’attore ha
ammesso non essere stata la sua prima scelta per le riprese. Ha
raccontato di aver “lottato come un dannato” per
convincere i Marvel Studios a girare il threequel del supereroe
vietato ai minori in Canada. Ha aggiunto: “Hanno le loro
infrastrutture e tu devi solo metterti in riga. In un certo senso
lo capisco, ma mi manca casa“.
Chi c’è in Deadpool 3?
Deadpool 3 riunisce il protagonista
Ryan Reynolds con Shawn Levy, regista di
Free Guy e The Adam Project, che ha firmato la regia
dell’atteso progetto. Hugh
Jackman e
Jennifer Garner usciranno finalmente dal loro
pensionamento da supereroi per riprendere i rispettivi ruoli
iconici della Marvel come Wolverine ed
Elektra in Deadpool
3.
Sebbene i dettagli ufficiali della
storia di Deadpool 3, con
protagonista Ryan Reynolds,
non siano infatti ancora stati rivelati, si presume che la trama
riguarderà il Multiverso. Il modo più semplice per i Marvel Studios di unire la
serie di film di Deadpool – l’unica parte del
franchise degli X-Men sopravvissuta all’acquisizione della Fox da
parte della Disney – è stabilire che i film di Reynolds si siano
svolti in un universo diverso. Ciò preserva i film degli X-Men
della Fox nel loro universo, consentendo al contempo a Deadpool e
Wolverine, di nuovo interpretato da Hugh Jackman,
viaggiare nell’universo principale dell’MCU.
Nel film saranno poi presenti anche
personaggi presenti nei primi due film di Deadpool, come
Colossus e Testata Mutante Negasonica. Da tempo, però, si vocifera
che anche altri X-Men possano fare la loro
comparsa nel film, come anche alcuni altri supereroi della
Marvel comparsi sul
grande schermo nei primi anni Duemila, in particolare il Daredevil di Ben
Affleck. L’attrice Jennifer Garner
sarà presente nel film con il ruolo di Elektra, che riprende dunque
a quasi vent’anni di distanza dal film a lei dedicato.
Alcuni partecipanti a
Squid
Game: La Sfida (qui la nostra recensione) stanno
minacciando di intraprendere azioni legali contro Netflix. I
concorrenti anonimi affermano di essere rimasti feriti dopo essere
rimasti immobili a temperature molto basse per un periodo
prolungato di tempo, cosa che ha causato ipotermia e danni fisici.
Le riprese del reality show si sono svolte nel Regno Unito.
Squid Game: La
Sfida è stato creato dopo il clamoroso successo che
Squid Game ha riscontrato al suo debutto, con la
consapevolezza che la produzione di una seconda stagione
dell’acclamato dramma avrebbe richiesto parecchio tempo. Nel
tentativo di espandere il franchise e mantenere alto l’interesse
intorno al brand, mentre veniva prodotto il secondo capitolo, la
piattaforma di streaming ha avuto l’idea di simulare le sfide viste
nella serie in un reality show. Ma una competizione basata su una
serie in cui i partecipanti muoiono era un concetto discutibile fin
dall’inizio.
La prima stagione di Squid
Game seguiva la storia di Seong Gi-hun (Lee
Jung-jae), un dipendente dal gioco d’azzardo che lotta per
arrivare a fine mese. Il protagonista ha un disperato bisogno di
denaro e gli viene offerto di partecipare alla crudele competizione
di Oh Il-Nam (O Yeong-su). Seong Gi-hun partecipa
al concorso, incontrando persone che lentamente si trasformano
quando si rendono conto che dovranno lasciare morire altre persone
per ottenere il premio. Ma nel finale, sembra che Seong
Gi-hun non abbia ancora finito con i giochi.
Ora, due concorrenti del reality che
sono rimasti anonimi hanno assunto uno studio legale britannico,
Express Solicitors, perché affermano di aver
subito ipotermia e danni ai nervi durante le riprese della serie.
Affermano di essersi procurati queste lesioni durante le riprese di
una versione del memorabile gioco “luce rossa, luce verde” dello
show. Un portavoce di Squid Game: La Sfida ha
detto a Deadline che “nessuna causa è stata ancora
intentata”, dicendo: “Prendiamo estremamente sul serio il
benessere dei nostri concorrenti”. Anche Daniel
Slade, CEO di Express Solicitors, ha condiviso una
dichiarazione sul potenziale caso, affermando: “Ci rendiamo
conto che le persone potrebbero vedere questa come una classica
battaglia tra Davide e Golia con la società e i suoi partner di
produzione. I concorrenti pensavano di prendere parte a qualcosa di
divertente e gli infortunati non si aspettavano di soffrire così.
Ora sono rimasti feriti dopo aver trascorso del tempo bloccati in
posizioni di stress dolorose a basse temperature.”
La produzione di Venom 3 è ricominciata, stando alle
dichiarazioni su Instagram di Tom Hardy,
protagonista del film che torna a interpretare Eddie Brock.
“Per fortuna siamo tornati a girare; e voglio prendermi un
momento solo per ringraziare tutto il team che ha lavorato nel
corso del viaggio da Venom 1 fino a questo momento, tutto il nostro
fantastico cast e troupe, buoni amici e famiglia, abbiamo fatto
molta strada”, ha scritto l’attore, commentando il lavoro
sull’ultimo capitolo della trilogia dedicata al simbionte alieno
che esiste nello stesso universo di
Spider-Man.
Hardy aveva già pubblicato una foto
dal set di Venom 3 il 16 novembre, quindi a
quanto pare le riprese sono in corso da diversi giorni. La notizia
segue l’approvazione da parte di SAG-AFTRA, l’8 novembre, di
un accordo
provvisorio per porre fine allo sciopero di 118 giorni
degli attori.
Lo stesso giorno in cui è terminato
lo sciopero,
Sony Pictures ha posticipato l’uscita del film di alcuni mesi,
dal 12 luglio 2024 all’8 novembre. Dato che Venom 3 ha bloccato la sua produzione
per diversi mesi, probabilmente non sarebbe stato completato in
tempo per uscire nella data estiva prevista originariamente. È un
destino che spetta anche a altri film di questa portata produttiva,
come Mission: Impossible 8, che la Paramount ha
già posticipato di quasi un anno intero.
Venom 3 segue i successi al botteghino
consecutivi di Venom: La furia di
Carnage del 2021 (502 milioni di dollari a
livello globale) e Venom del 2018 (856 milioni di
dollari a livello globale). Kelly Marcel, che ha
scritto i primi due film, dirigerà e scriverà il trequel.
Tom Hardy ha
menzionato Marcel nel suo post, scrivendo “Voglio menzionare
molto brevemente quanto sia orgoglioso della mia regista, compagna
di sceneggiatura e cara amica Kelly Marcel. Vederti prendere il
timone di questo film mi riempie di orgoglio, è un onore. Fidati
del tuo istinto, il tuo istinto è sempre perfetto. Prima classe: ti
appoggio.”
A parte il ritorno di Tom Hardy nei
panni del giornalista Eddie Brock e del suo inconsapevole aiutante
e parassita Venom, la trama del terzo capitolo è
stata tenuta nascosta. Juno Temple e Chiwetel Ejiofor si sono uniti al cast in
ruoli non rivelati. Abbiamo visto l’ultima volta Venom/Eddie Brock
nei titoli di coda di Spider-Man: No Way Home del
2021, ma non è chiaro quale dei personaggi dell’Universo Marvel di Sony – che include
Morbius, Kraven the Hunter e
Madame Web, tra gli altri – potrebbe
comparire in Venom 3.
L’MCU
ha azzeccato la maggior parte delle sue scelte di casting, ma non
significa che lo studio non abbia corso dei rischi con alcune di
queste. Tante delle stelle più luminose del MCU
sono diventate icone di Hollywood ma, prima di diventare supereroi,
erano attori ancora poco conosciuti nell’industria, o alle prime
esperienze. Iron Man,
Spider-Man e
Captain
America, prima che arrivasse l’universo
cinematografico Marvel, erano eroi della Marvel Comics che i fan volevano vedere
incarnati su schermo fedelmente. Fortunatamente, molti dei rischi
che la Marvel ha corso si sono rivelate scelte più che azzeccate,
nonostante i dubbi iniziali. In particolare, analizziamo le 10
scelte di casting considerate inizialmente rischiose per il
MCU,
ma che si sono rivelate assolutamente perfette.
Chris Pratt – Star-Lord
Chris
Pratt è diventato un attore di fama mondiale grazie al
ruolo di Peter Quill/Star-Lord in
Guardiani della Galassia. Nonostante il suo ruolo di
spicco in Parks and Recreation, infatti, l’attore non era ancora un
nome affermato nell’indutria prima di far parte del’universo
Marvel. Una volta ottenuta la parte, non solo Pratt ha portato il
suo umorismo al franchise dei Guardiani, ma ha
anche dimostrato di essere una vera star d’azione con la capacità
di dedicarsi perfino segmenti drammatici. Dal suo debutto
nell’MCU nel
2014, Pratt è stato a capo di altri franchise, tra
cui la
trilogia di Jurassic World,
The Lego Movie e il film di
Super Mario Bros.
Mark Ruffalo – Hulk
Mark
Ruffalo non era un attore sconosciuto quando ha
interpretato per la prima volta Hulk nel film
“The
Avengers” del 2012. In precedenza aveva recitato in
film come 30 Anni in 1 Secondo e Zodiac di David Fincher.
Tuttavia, a Ruffalo fu assegnato il difficile compito di
sostituire Edward Norton, che aveva interpretato
Bruce Banner ne L’Incredibile
Hulk (2008). Fortunatamente, Ruffalo ha ricoperto il
personaggio in modo impeccabile e continua ad interpretare Hulk
ancora oggi, nonostante vi sia una continua evoluzione del
personaggio nell’MCU.
Simu Liu – Shang-Chi
Simu Liu ha avuto un ruolo da
protagonista in Kim’s Convenience, una serie comica
canadese con un seguito molto limitato ma appassionato. Anche se
aveva indubbiamente mostrato il suo talento nella serie, passare da
una produzione relativamente piccola a un blockbuster Marvel è
stato un salto inaspettato e sorprendente per Simu
Liu. L’attore ha rapidamente dimostrato di essere
all’altezza del compito ed è già diventato uno dei preferiti dai
fan, nonostante sia apparso solo una volta. Il suo ruolo di
Shang-Chi ha già portato ad altre opportunità
per il giovane attore, tra cui Barbie. Inoltre, Shang-Chi rimane uno dei migliori film
dell’MCU
dopo Endgame.
Dave Bautista – Drax
Oltre a
Dwayne Johnson e John Cena, è stato difficile per molte star
della WWE passare dal wrestling alla recitazione. Il primo ruolo
significativo di Dave Bautista è stato quello di
Drax in
Guardiani della Galassia. Anche se, inizialmente, non
era chiaro se Bautista sarebbe riuscito a dedicarsi a un ruolo di
tale portata, è riuscito a regalare al pubblico performance
esilarante e commovente. Anche se il suo tempo nei panni di Drax
potrebbe essere giunto al termine dopo la fine di Guardiani della Galassia Vol. 3, ha dato modo
di far valere il suo carisma in altri progetti come Dune
e Bussano alla porta.
Iman Vellani – Ms Marvel
Marvel ama
spesso rischiare con i nuovi arrivati, ed è esattamente ciò che
hanno fatto con Iman Vellani.
L’attrice di origine pakistane non aveva mai recitato prima di
Ms. Marvel, ma si è rivelata la scelta
migliore in quanto super fan dell’universo Marvel: Iman Vellani
adora il suo personaggio, e questo traspare in ogni aspetto della
sua interpretazione. Oltre alla serie, Vellani ha anche dimostrato
di poter reggere il confronto con giganti della recitazione come
Brie Larson e Teyonah Parris
in The Marvels. Potrebbe essere stato un rischio
scritturare qualcuno che potrebbe essere ancora ritenuto inesperto,
ma al momento sta pagando bene per Marvel.
Chris Hemsworth – Thor
Chris
Hemsworth, nonostante il suo aspetto da dio norreno, è
stato in passato oggetto di dubbi sul fatto che fosse la scelta
giusta per il ruolo di Thor. Prima di
debuttare come Thor nel 2011,
l’attore era conosciuto solo per una breve apparizione in
Star Trek, reboot targato J.J Abrams.
Tuttavia, Hemsworth non solo si è dimostrato
perfetto per il ruolo, ma è anche cresciuto come attore durante
l’espansione stessa dell’MCU. Ha dimostrato
di maneggiare perfettamente la comicità e anche spiccata profondità
emotiva in film come Avengers: Infinity War e Thor: Ragnarok.
Paul Rudd – Ant-Man
Prima di diventare un
supereroe, Paul Rudd era noto soprattutto come attore
comico, grazie alle sue partecipazioni in film come
Anchorman, Molto Incinta e
A Cena con un cretino. Quando è stato annunciato
che avrebbe interpretato Ant-Man/Scott Lang
nell’MCU,
molti fan si sono chiesti se sarebbe stato in grado di sostenere il
ruolo di un supereroe sulle sue spalle. Tuttavia, si è rivelata una
scelta perfetta poiché il regista Peyton Reed ha
adottato un approccio più comico nella rappresentazione del
personaggio, evidenziando i talenti di Rudd e le caratteristiche
vincenti del personaggio stesso. Ha anche dimostrato di poter
reggere il confronto con gli altri Vendicatori in Captain America: Civil War e Avengers: Endgame. Rudd ha portato inoltre un
mix unico di umorismo e cuore al ruolo di Ant-Man, rendendolo uno
dei supereroi preferiti dai fan.
Tom Holland – Spider-Man
Quando Marvel annunciò
che Spider-Man
sarebbe entrato a far parte del MCU, il pubblico ha
espresso dubbi sul fatto che una nuova iterazione del personaggio
potesse in qualche modo superare le precedenti interpretazioni.
Tobey Maguire e Andrew Garfield sono stati entrambi fenomenali
nei ruoli, e ognuno ha fornito un’interpretazione unica del famoso
amichevole Spider-Man di
quartiere. Tom Holland ha dovuto farsi valere, e si è
dimostrato immediatamente degno del ruolo, a partire da Captain America: Civil War. Il giovane attore
incarna i migliori attributi di Spider-Man e
Peter Parker, e vederlo al fianco degli altri due
attori in No Way Home è stato il regalo più grande per i
fan Marvel!
Chris Evans – Capitan America
Sebbene tutti associno
Chris Evans a Capitan America
ora, questo non è stato il suo primo ruolo Marvel. L’attore aveva
infatti già interpretato la Torcia Umana nei primi
due film dei Fantastici Quattro, che non erano stati
affatto ben accolti dal pubblico o dalla critica. C’erano dunque
preoccupazioni per portare Evans da un franchise Marvel fallito a
uno nuovo, ma l’attore ha superato le aspettative di tutti. È
difficile immaginare qualcun altro interpretare Steve
Rogers, e ha spesso portato sulle spalle l’MCU con alcuni dei
migliori film del franchise.
Robert Downey Jr. – Iron Man
Robert
Downey Jr. era una stella nascente negli anni ’80 e
’90. Tuttavia, diversi arresti e problemi con la droga e l’alcol
hanno portato la sua carriera a una battuta d’arresto. L’attore è
rimasto diversi anni senza interpretare un ruolo significativo,
finché le cose non sono cambiate negli anni 2000, con film come
Zodiac e Kiss Kiss Bang Bang.
Nonostante ciò, tanti si sono chiesti valesse la pena fare
dell’attore il perno di un nuovo franchise. JonFavreau ha creduto in lui e lo ha scelto per
interpretare Iron Man nel
film del 2008: questa scommessa si è trasformata in un successo
commerciale, e il ruolo di Downey Jr. ha dato il
via al MCU nel
migliore dei modi, contribuendo a renderlo l’universo
cinematografico di maggior successo di sempre.