Film, serie TV, calcio,
animazione: il 2022 prosegue con le innumerevoli novità
della Pay TV, da godersi davanti al piccolo
schermo.
Una passione senza fine per grandi
e piccini. Uno sguardo attento alla programmazione di marzo e
aprile ci permette di scoprire interessanti anticipazioni, e
svelare i palinsesti targati Netflix, Disney + e DAZN.
Garantirsi l’abbonamento su
misura non è difficile, un aiuto fondamentale ci arriva
delle proposte Pay TV su
Facile.it che semplificano la ricerca della soluzione
più conveniente, perfettamente allineata alla tipologia di
programmi preferiti.
Netflix, tante sorprese in
serbo nella programmazione di aprile
Fra film e serie TV, l’offerta
Netflix assicura una programmazione
straordinariamente interessante, con soluzioni a misura, in grado
di soddisfare le aspettative dei tanti fan.
Aprile svela due appuntamenti
straordinari, messi a calendario il 1° e il 22. Si tratta
rispettivamente di The Bubble e Along of
the Ride.
Per chi ama le serie
TV su Netflix, ad aprile arrivano
Anatomy of a Scandal (15 aprile 2022) e la seconda
parte della quarta stagione di Ozark (29 aprile
2022).
Marvel e Disney+ un
connubio di successo
Disney Plus
riunisce in un’unica piattaforma tutti i contenuti Marvel, con un’ampia
scelta di serie TV e film. Una proposta che si
arricchisce con continuità di nuovi titoli, per offrire alla
nutrita schiera di fan tanti personaggi e un ampio ventaglio di
storie, fra cui scegliere quelle più amate.
Il mese di marzo porta in dono ai
clienti di Disney + due graditi ritorni grazie ai
nuovi episodi delle serie TV Grey’s Anatomy, a
partire dal 23 marzo, e di The Resident dal 30
marzo.
Ancora tanto spazio per la
programmazione delle serie TV con la terza
stagione di Better Things, e di 911: Lone
Star, e l’undicesima di Bob’s Burgers.
Prima stagione al via per Star, Bless this Mess, Week-end
in Famiglia e Moon Knight.
A fine marzo l’attenzione è tutta
puntata sul finale della prima stagione di Queens – Regine
dell’Hip Hop.
Dal grande schermo alla prima
visione in TV il passo è breve, prova ne è l’arrivo a marzo di tre
grandi proposte per Disney Plus. Parliamo di
West Side Story, Gli occhi di Tammy
Faye e La fiera delle Illusioni.
DAZN svela date e orari
della Serie A TIM 2021/2022 fino alla 30ª giornata
Per chi non desidera perdere
neppure un minuto del campionato di calcio DAZN
offre in esclusiva le competizioni della Serie A TIM
2021/2022, disponibili sulla piattaforma in streaming live
e on demand.
Con l’avvio del mese di marzo
DAZN svela date e orari della Serie A TIM
2021/2022 fino alla 30ª giornata.
Chi si è perso qualche incontro
della stagione, o desidera rivedere una partita, può farlo
accedendo sull’area che DAZN dedica alla Serie A
TIM, oppure semplicemente scrivendo il nome delle due squadre che
si sono affrontate nella competizione, inserendole nella barra
della ricerca e cliccando sull’evento.
Si sentiva sempre più
forte muoversi nell’aria, investire i pronostici, balzare nelle
scommesse, e alla fine l’ipotesi si è fatta realtà,
concretizzandosi nella lettura dell’agognata busta. Dopo tre ore e
mezza di una cerimonia fiacca, meccanica e poco sentita, CODA – I segni
del cuore vince il premio Oscar 2022 come miglior film; una vittoria
annunciata, criticata, apprezzata, sintomo di un senso di
inclusione e sensibilità da parte dell’Academy per dei tempi che
cambiano. Ed è proprio partendo da quest’ultimo spunto che, a mente
fredda, quel premio nasconde alle spalle un moto anticipatore, una
predizione imbastita da scelte pregresse, vittorie precedenti, che
hanno indirizzato la vittoria verso un ambito più politicamente
corretto, che ancora una volta si ripetono. CODA è un film
godibile, di cuore, che affonda in ogni gesto un passo in avanti
verso l’interiorità dei propri spettatori. Ed è proprio all’ombra
di quei gesti, di quelle bocche che si aprono senza emettere suono
che si celano i motivi che hanno portato alla vittoria
finale.
Prima di stilare le
motivazioni che hanno portato l’opera di Sian
Heder (remake del francese La famiglia
Bélier) a trionfare in ben tre categorie (Miglior
film, Miglior sceneggiatura non originale e Miglior attore non
protagonista a Troy Kotsur, primo attore non
udente a vincere tale premio), è bene sottolineare una situazione
tanto scottante, quanto molto spesso sottovalutata: il cinema è una
finestra sulla nostra realtà, parla di noi anche in quei generi che
appaiono del tutto lontani dalla nostra contemporaneità come la
fantascienza o l’horror. Eppure, è in quel discorso anticipatore
puntato sul futuro che si parla del presente: i mostri, gli alieni,
i robot, non sono altro che contenitori metaforici di moniti di
denuncia nei confronti della società a loro contemporanea.
Attraverso la lente di una cinepresa, una realtà finzionale viene
sfruttata per parlare di un’altra realtà, quella vera, quella che
prende, modella, e influisce la vita dei propri
spettatori.
Nel buio della sala il
pubblico viene investito di storie e moniti circa la propria
condizione sociale e culturale, ed è proprio lanciandosi verso
questa direttrice di significato che l’Academy si è sempre più
allineata, finendo per premiare opere fortemente sensibili e
inclusive, che prediligano aspetti politici, piuttosto che
artistici.
Ed ecco che un film come
CODA si inserisce perfettamente in questa
galleria di pellicole intrise di argomenti politically-correct,
personaggi e storie inclusive e immersive, sebbene ignorando e
mettendo in secondo piano l’aspetto più tecnico e artistico. Sono
film che puntano a unire, piuttosto che a dividere, abbracciare il
giudizio unanime, piuttosto che quello separatista.
La trama di CODA – I Segni del
cuore
Al centro del film vi è
la diciassettenne Ruby, una ragazza, figlia udente di un’intera
famiglia di persone sorde. Ogni mattina, prima di andare in classe,
la giovane aiuta i genitori e il fratello a gestire l’attività di
pesca, facendosi al contempo referente principale per contrattare
la vendita del pesce. Ma tra le lezioni e le uscite in barca, Ruby
ha tempo anche per alimentare la sua grande passione: il canto.
Entra così nel coro della scuola diretto dal maestro Bernardo
Villalobos che nonostante la sua severità riconosce nella ragazza
un grande talento più unico che raro, tanto da prepararla per
l’audizione a una prestigiosa scuola. Ruby si trova ora a un bivio:
seguire i propri sogni o continuare ad aiutare la sua famiglia?
Basta dare una veloce
lettura alla sinossi per comprendere perché CODA è riuscito
a salire sul palco nel momento più importante della serata degli
Oscar vincendo come “miglior film”. Perché è un film innanzitutto
semplice, senza pretese, che riesce a parlare in maniera diretta al
cuore del proprio spettatore senza mezzi termini o attraverso
narrazioni e strumenti linguistici complessi. Sfruttando la
potenzialità di una regia altrettanto semplice, canonica, perlopiù
statica perché improntata su inquadrature fisse e prive di
virtuosismi tecnici, e di un montaggio altrettanto lineare, poco
composito, fatto soprattutto di campi e controcampi, CODA
comunica in maniera diretta a uno spettatore che non ha più bisogno
di elucubrazioni mentali, o processi complessi di interpretazione
per comprendere il senso del film.
Lontano da una struttura
pluri-semantica, quello che CODA mostra
corrisponde perfettamente a ciò che racconta, facilitando
l’immedesimazione spettatoriale e il processo di condivisione
affettiva tra il mondo dentro e fuori la cornice cinematografica.
Posti sullo stesso piano dei personaggi sullo schermo si crea tra
spettatore e la sua controparte filmica un rapporto privilegiato e
di complicità, il che va a confermare – enfatizzando – il secondo
motivo che ha permesso a CODA di trionfare sul palco dei
Dolby Theater: la componente emotiva. Lo stretto rapporto tra Ruby
(Emilia Jones) e la sua famiglia, ha innescato
nello spettatore quella parte più emotiva di animale sociale che a
seguito di un periodo complicato come quello della pandemia, e poi
quello drammatico della questione bellica tra Ucraina e Russia era
venuto meno. Ci stavamo dimenticando di essere umani, di essere
persone bisognose di sentimenti, di calore pronto a scorrere nelle
vene bruciando il cuore, e una pellicola come quello diretta da
Heder non ha fatto altro che ripristinare il processo fino a
bagnare le guance di lacrime dolci e riempire l’anima di
speranza.
Ponendo al centro della
storia una famiglia sordo-muta (CODA non è altro che l’acronimo di
“Children Of Deaf Adults”, cioè, “figli di genitori sordi”) il film
si discosta inoltre da quell’immagine di perfezione mediatica
impostaci e suggerita dalle mode di una società bombardata sui
social-media. Un’agiografia della diversità mai retorica, ma
onesta, che senza orpelli narrativi e suggerita da performance
sincere, di uomini e donne che a causa dei propri deficit gli
ostacoli della vita li affrontano con coraggio tutti i giorni (gli
attori sono veramente sordo-muti), colpiscono ancora più al
cuore.
Un elemento che di certo
non passa inosservato, soprattutto agli occhi di un meccanismo
alimentato da un’attenzione al giudizio degli altri, con fare a
volte ipocrita e bigotto come quello dell’Academy.
Il sacrificio della celebrazione
dell’arte
In tutta questa giostra
di buoni sentimenti e inclusione, che tanto piace ai membri
dell’Academy perché permette loro di perorare un discorso di
inclusione verso gli inascoltati e gli emarginati, continua a
sussistere un grande e gigantesco “ma”. Abbagliando il proprio
metro di giudizio da questo fumo di stampo politico, si sacrifica
uno dei motivi che sta alla base dell’istituzione stessa degli
Oscar: la celebrazione dell’arte. Stabilire quale sia in maniera
netta e oggettiva il migliore film della stagione è pressoché
impossibile. Essendo un film un’opera d’arte, è oggetto alla
sensibilità soggettiva del gusto personale di ogni
spettatore/votante.
Eppure, se è vero che
sussiste sempre una componente di giudizio soggettivo, ne esiste
un’altra più oggettiva, basata su elementi e strumenti tecnici che
permettono la valutazione dell’opera da un punto di vista
prettamente obiettivo. Fotografia, regia, montaggio, sonoro, si
elevano pertanto a strumenti di giudizio che aiutano a comprendere
la fattura artistica di un’opera cinematografica, a cui si andrà ad
aggiungere la sua controparte più sentimentale. In CODA a
prevalere nettamente è la sua componente emotiva, il cuore che
batte più veloce di quanto la mente possa creare e pensare. Questo
comporta un dislivello che finisce per rivestire l’intera pellicola
di un anonimato che a lungo andare rischia di farla cadere nel
dimenticatoio di quei film apprezzati nello spazio di una visione,
ma pronti a essere sostituiti da altri più immersivi, più
coinvolgenti, perché più in equilibrio tra tecnica ed emozione,
anima e corpo, corpo e mente.
Morbius è uno dei
cattivi di Spider-Man. Apparso per la prima
volta nel fumetto nel 1971, è stato rievocato dalla Sony sulla scia
di Venom del 2018, la quale ai tempi aveva
pensato ad una serie di film a sé stanti, che quindi non
s’integrassero con il Marvel Cinematic Universe, per poi
rinegoziare tutto e partecipare alla grande festa che l’anno scorso
è convogliata con
Spider-Man: No Way Home.
Morbius fa dunque
parte di quell’idea originaria della Sony di creare film meno
organici tra loro, in cui dare libero sfogo a generi e sottogeneri,
per quanto poi dovessero far parte della stessa famiglia allargata.
E così sorge l’eco vampiristica del personaggio succhia sangue che
dovrebbe aprire a scenari oscuri, e forse anche horror, chissà.
Sicuramente gli effetti speciali, le scelte sui colori dominanti
nella messa in scena e le note di neon ad intermittenza, creano la
perfetta suggestione da Transilvania cyber. E se potessero essere
questi gli elementi protagonisti della storia, sarebbe
l’ideale.
Morbius allarga lo Spider-verse SONY
Diretto da
Daniel Espinosa (Child
44 – Il bambino numero 44 del 2015 e Life – Non oltrepassare il limite del
2017) e scritto da Matt Sazama e Burk
Sharpless (già sceneggiatori di Dracula Untold, Gods
of Egypt e Power Rangers),
Morbius è decisamente un film debole,
poggiato su un impianto estetico ben fatto, efficace e che sfrutta
egregiamente slow motion, suoni tremanti, angoscianti e tutto il
carrozzone, ma che dilania la pazienza dello spettatore quasi di
più degli artigli del dottor Michael Morbius.
Morbius, la trama
Michael (Jared
Leto) è affetto da una rara malattia del sangue che lo
costringe a continue trasfusioni fin da bambino, per cui passa
tutte le sue giornate in un letto d’ospedale, facendo amicizia con
Milo (Matt
Smith) compagno della stessa patologia. Da grandi,
Milo diventa il facoltoso finanziatore del laboratorio di ricerca
di Michael, che nel frattempo ha studiato raggiungendo il titolo di
medico illustre, che ha avuto persino l’ardire di rifiutare il
Premio Nobel, ma che ancora non ha trovato la cura della malattia
che tanto affligge lui e il suo caro amico, ma forse, forse, gli
viene in mente un’idea.
Sotto gli occhi della
sua affasciante collega Martine Bancroft (Adria
Arjona) inizia a pensare alle proprietà dei vampiri – i
veri animaletti volanti simili ai pipistrelli – dando il via a
qualche rapido esperimento e, a colpi di provetta, in men che non
si dica tira fuori la fiala decisiva con l’antidoto tanto
agognato.
Purtroppo, però, non va
tutto come previsto. E non certo rispetto alla trama – magari –
bensì alla resa della storia, il suo sviluppo, la successione delle
scene (se non le scene stesse), la stesura dei dialoghi e, in
ultima analisi, ma non per importanza, la scrittura dei
personaggi.
Troppa libertà a Jared Leto?
Dr. Michael Morbius (Jared
Leto) in Columbia Pictures’ MORBIUS.
Il problema di Jared Leto è stato analizzato da tempo, ed
egli continua instancabilmente a confermarlo. Il lavoro facile per
un regista è avere degli attori che diano carattere e stile al
film, se questa è la sua personale scelta rispetto ad esso. Se,
viceversa, è necessario che l’impianto base del film venga da
altrove (una storia preesistente, una forte idea caratterizzante, o
il semplicissimo fatto che non possa ruotare tutto attorno ad un
solo attore), chi tiene le redini della baracca ha l’infelice
compito di suonare poderose vergate a chi, invece, insiste nel
voler fare di testa propria.
La faccenda, purtroppo,
è molto semplice. Jared Leto ha un suo apporto ai personaggi che
incarna che è estremamente definito e, per così dire, accurato.
Sarebbe stato un dottor Morbius senza sbavature se fosse stato
guidato a dovere, ma così non è stato. Il flusso della personalità
del film gli viene lasciata follemente in mano, concedendo ai suoi
lunghi ciuffi corvini, e alla sua svenente asessualità, di prendere
delle vie che né si compiono – figuriamoci – né si definiscono.
Come se attirasse l’attenzione su di sé promettendo fascino a
palate, per poi girarsi sui tacchi e andarsene.
Morbius non è un film fatto male, è solo
inconsistente.
ATTENZIONE: Questo articolo
contiene spoiler del primo episodio di Moon Knight
È arrivata su Disney+ l’ultima meraviglia
dell’MCU: stiamo parlando della
serie Moon Knight. Il protagonista è Oscar Isaac: l’attore di Scene da un matrimonio e Dune interpreta
Steven Grant, un gentile commesso del negozio di souvenir
della National Art Gallery di Londra. Steven, inizialmente
dice di “vagare” nella notte ma, come si scopre più avanti
nell’episodio, la sensazione è data da un Disturbo Dissociativo
dell’Identità: “Steven Grant” rappresenta solo una delle
molteplici identità interne al personaggio. Le altre personalità
sono decisamente più eccentriche: una di queste è il formidabile
mercenario conosciuto come Marc Spector (o
Moon Knight). Nei panni di Spector,
Isaac si muove da Londra alle Alpi, passando per
l’antico Egitto.
Come si può intuire, Moon
Knight
non è il tipico prodotto MCU – e questo vale
anche per la filosofia della serie nei confronti dei riferimenti al
resto del mondo Marvel. Diversamente da ciò a cui
i fan della Marvel sono abituati a vedere, nel
primo episodio dello show i riferimenti a figure ed eventi passati
dell’MCU sono davvero sporadici.
Se non fosse per il titolo
introduttivo, lo spettatore comune non avrebbe idea di star
guardando una creazione Marvel. Tuttavia, con uno
sguardo più attento, le avventure di Steven
Grant rimandano comunque ai fumetti e ai personaggi del
franchise e non escludono interessanti anticipazioni. Ecco gli
Easter Eggs e le references rintracciabili nell’episodio 1 di
Moon Knight, l’inquietante ”Il pesce
mono-pinna; Una presenza ingombrante; Amnesie”
Il primo riferimento alla Marvel
Comics: le scarpe piene di vetro di Arthur
L’intro di Moon
Knight ruota attorno al criminale interpretato da Ethan Hawke, Arthur Harrow. Il
personaggio, distrugge un bicchiere e si riempie le scarpe con i
vetri, per poi indossarle.
Questa sequenza introduttiva è
probabilmente un riferimento alla controparte di Harrow
dai fumetti Marvel. Introdotto nel 1985
con Moon Knight#2, Dr. Harrow è
uno scienziato esperto in “teoria del dolore” (studia come bloccare
la risposta neurale al dolore). L’uomo è anche affetto da una
patologia debilitante e incurabile che gli provoca costante agonia.
Per ora, la professione di Arthur Harrow non viene
menzionata in Moon Knight. La prova delle scarpe
piene di vetro potrebbe però indicare l’origine del personaggio nei
fumetti: anche nella serie, Harrow sembra
essere uno scienziato ossessionato dal dolore.
Una reference di Namor il
Sub-Mariner in Moon Knight?
Ancora una volta,
l’MCU inserisce in un suo prodotto un riferimento
a Namor il Sub-Mariner, il personaggio della Marvel Comics proveniente da
Atlantide. In Moon Knight, si vede
un negozio chiamato “Atlantis” quando
Steven corre per Londra cercando di prendere il suo
autobus.
Il luogo immaginario è stato già
citato in Iron Man 2 (con la mappa SHIELD) e in
Avengers: Endgame (con i “terremoti
sotterranei” di Okoye), e si dice che il personaggio di
Namor potrebbe essere una presenza significativa in
Black Panther: Wakanda
Forever. Forse allora il negozio che si vede in
Moon Knight è un’altro sassolino in questo
percorso?
Donna è l’adattamento di
un personaggio dei fumetti?
Il supervisore di Steven
Grant nel museo è Donna (Lucy
Thackeray). L’attrice forse non colpisce immediatamente
gli spettatori, ma il suo nome deriva da Donna
Kraft. Il personaggio della Marvel Comics ha debuttato nel
1992 con Moon Knight #39 come agente di
Marc Spector. La versione live-action condivide poco con
Kraft, ma è divertente il fatto che Moon
Knight trasformi Donna da dipendente di
Marc a capo di Steven.
Moon Knight cita l’Ennead, gruppo
di divinità egizie
Moon Knight include
nel primo episodio diversi riferimenti all’Ennead – un
“super-gruppo” che include le nove divinità della mitologia
egizia che incarnano tutte le forze presenti nell’universo. L’idea
esiste all’interno della vera mitologia egizia, ma i fumetti
Marvel hanno adattato l’Ennead nel
fumetto del 1950 Marvel Tales #96.
Questo stormo di divinità
originariamente proveniene da una dimensione conosciuta come
Eliopoli Celeste, ma può viaggiare sulla Terra attraverso
un portale: la porta si apre nell’antico Egitto e crea un rapporto
simile a quello tra la Norvegia e gli Asgardiani: i
visitatori diventano dei adorati dalla gente del posto. L’enfasi
posta sull’Ennead nell’episodio 1 di Moon
Knight suggerisce che la storyline nata nei fumetti
potrebbe essere trasposta in live-action.
La statua vivente di Moon Knight è
un personaggio Marvel
Non è solo la performance di
Oscar Isaac a conquistare lo spettatore
di Moon Knight. C’è anche un altro personaggio,
Crawley, un artista di strada, una statua vivente vestita
d’oro e muta. Interpretato da Shaun Scott, la
figura è il miglior amico di Steve.
La scelta non è casuale:
Crawley è preso direttamente dalle avventure di
Moon Knight nei fumetti Marvel.
Nello specifico, è un riferimento a Bertrand Crawley – un
senzatetto che funge da informatore di Marc Spector. Nella
serie, il personaggio passa da vivere per strada ad essere
un’artista di strada, similmente al passaggio di Donna da
dipendente di Marc a datore di lavoro di Steve:
in entrambi i casi, la serie onora il materiale d’origine pur
prendendo una direzione unica e nuova.
Layla di Moon Knight è Marlene
Alraune della Marvel Comics
Quando Steven Grant scopre
il telefono usa e getta di Marc Spector, vede che il suo
alter-ego sta ricevendo molte chiamate da una donna:
Layla. Anche se il nome è diverso, Layla (che
sappiamo negli episodi futuri sarà interpretata da May
Calamawy) è molto probabilmente la
versione live-action di Marlene Alraune. Il
personaggio debutta nei fumetti Marvel nel
1976: Marlene Alraune è un’archeologa ed è la
compagna di Marc Spector. Anche se non è ancora apparsa
sullo schermo, in Moon
Knight Layla sembra legata
romanticamente all’alter-ego di Marc ed è anche qui
un’archeologa.
Moon Knight e l’Easter Egg di
”Duchamp”
Nell’elenco delle chiamate perse di
Marc Spector, l’unico altro nome che compare è quello di
un certo ”Duchamp”. Decisamente più facile da decifrare di
Layla, Duchamp deve essere un riferimento a
Jean-Paul Duchamp – uno degli alleati di Moon
Knight nei fumetti. Questo ex membro della legione
straniera francese, non dovrebbe apparire nella serie: fino ad ora
non è stato annunciato nessun attore per la parte.
Forse il nome in rubrica che si vede
nell’episodio 1 è solo un Easter Egg per i fan dei fumetti, o forse
è il preludio per un’apparizione
a sorpresa di uno dei più popolari personaggi di Moon
Knight?
Lo specchio in Moon Knight
prefigura la trasformazione di Marc
Moon Knight si
affida fortemente alle immagini e al simbolismo per alludere ai
poteri interiori di Steven Grant – a volte sottilmente, a
volte apertamente. Steven indossa vestiti bianchi a letto
e copre il pavimento di sabbia. All’esterno si vede costantemente
la luna, mentre il suo appartamento è attraversato da
un cerchio bianco.
L’esempio migliore del simbolismo
della serie, tuttavia, arriva nel momento in cui Steven
Grant sente per la prima volta la presenza di Marc
Spector. Il mercenario appare al suo alter-ego in uno
specchio rotondo, circolare e bianco che ricorda molto la luna: una
bella rappresentazione visiva del segreto che Spector
sta nascondendo.
Arthur Harrow parla di Thanos (ma
non lo nomina)
Alcuni riferimenti mancanti in
Moon Knight sono studiati apposta per far pensare
al resto dell’MCU.
Esemplare è il discorso di Arthur Harrow che, nel
tentativo di convincere Steven Grant delle virtù di
Ammit, sostiene che se Ammit fosse stata libera, avrebbe
evitato l’ascesa di Hitler e la distruzione che ha compiuto, ma
anche Nerone, il genocidio armeno, il Pol Pot…
Sentendo ciò, non si può che pensare
a Thanos: il cattivo non ha raccolto ogni singola
Gemma dell’Infinito e non ha spazzato via metà di tutta la
vita sull’universo per essere lasciato fuori dalla lista. Non
menzionare il Titano Pazzo mantiene saggiamente,
almeno in questa fase iniziale, Moon Knight
separato dalla più ampia MCU, ma è abbastanza strano sentire un
personaggio Marvel snocciolare i momenti peggiori
dell’umanità e tralasciare gli eventi di Avengers: Infinity War.
Steven Grant inserisce Avatar
nell’MCU
Pochi istanti dopo il mancato
discorso su Thanos, Ethan Hawke si riferisce al fatto
che Ammit venga tradito dal suo “avatar”. Steven risponde con ironia ”Gli
Avatar, le persone blu, adoro quel film.” L’ovvio cenno al
blockbuster del 2009 di James Cameron è un dettaglio affilato
e sottile se si pensa che la Disney, a seguito
della sua acquisizione di Fox, ora possiede
Avatar.
Ancora, quando Harrow cerca
di spiegare cosa intenda veramente, Steven lo
interrompe con: “Intendi l’anime?“. Questa battuta fa
cenno ad un altro Avatar: la serie animata La
leggenda di Aang.
Il regista di Ambulance (in queste
settimana la cinema) Michael
Bay, ha rivelato che la leggenda di
HollywoodSteven Spielberggli
ha consigliato di smettere di girare i film diTransformers.
Ambulanceè l’ultima
avventura del regista nei
film d’azione. Il film, basato sul film danese
scritto da Laurits Munch-Petersen e Lars Andreas Pedersen, racconta
la storia di due rapinatori che rubano un’ambulanza come veicolo di
fuga dopo che una delle loro rapine in banca è andata terribilmente
male.
Ambulance è interpretato da
Jake Gyllenhaal, Yahya Abdul-Mateen II ed Eiza González.
Bay è uno dei più grandi nomi
del cinema d’azione e forse conosciuto meglio cheper
i suoi filmTransformersbasati sulle famose action figure e sugli omonimi cartoni
animati. Tra il 2007 e il 2017, Bay ha diretto un totale di cinque
film diTransformers,
con i primi tre con
Shia LaBeoufe gli ultimi due con
Mark Wahlberg. Sebbene la maggior
parte degli spettatori sia d’accordo sul fatto che i film siano
diminuiti di qualità dopo il terzo
film,Bay ha continuato a
sfornare sequel, che a loro volta hanno continuato a fare grandi
incassi al botteghino nonostante tutto. Successivamente Bay ha
lasciato il timone del regista dopo il quinto film, mentre la serie
è proseguita con uno spin-!off intitolato Bumblebee,
diretto dalregista Travis
Knight.
Ebbene oggi arriva un interessante
retroscena. Infatti, durante il tour promozionale dell’ultimo film
da regist, Michael Bay ha parlato del suo passato
alla guida dei Transformers e
ha ammesso di pensare la stessa cosa in merito alla qualità dei
film e che avrebbe dovuto limitarsi ad una trilogia, come suggerito
dal regista premio Oscar. Secondo Bay, Spielberg gli
consigliò di “fermarsi alle tre
opere”, cosa che inizialmente Bay aveva
accettato. Tuttavia, quando lo studio gli ha chiesto di
tornare per una quarta puntata di Transformers, ha accettato
contro il suo buon senso e il film ha incassato 1 miliardo di
dollari, risultato chelo ha ispirato a
realizzare Transformers
5. Tuttavia Bay in seguito ha
convenuto che “avrebbe dovuto
fermarsi”, ammettendo però che i film
erano“ancora divertente da fare.”. Di
seguito le sue parole:
“Ne ho fatti troppi. Steven
Spielberg ha detto: ‘Basta fermarsi alle tre pellicole’. E ho detto
che mi sarei fermato. Lo studio mi ha pregato di farne un quarto, e
poi anche quello ha fatto un miliardo. E poi ho detto anche a loro
che mi sarei fermato qui. E mi implorarono di nuovo. Avrei dovuto
fermarmi. Sono stati divertenti da fare”.
L’Academy of Motion Picture
Arts and Sciences ha mosso i primi passi verso un’azione
disciplinare contro Will Smith per il suo comportamento
agli Oscar. La star di King
Richard che ha vinto il suo primo Oscar ha
rovinato la sua serata ancor prima di avere in mano la statuetta,
quando ha aggredito Chris Rock durante la cerimonia degli Oscar
del 2022. Come molti di voi sapranno, dopo aver preso in giro la
moglie di Smith, l’attrice Jada Pinkett Smith per la sua testa
rasata, Rock è stato aggredito sul palco da Will
Smith che l’ha schiaffeggiato, difronte a tutto il pubblico
presente generando sia dal vivo che a casa quello che potremmo
definire uno shock collettivo.
Jada Pinkett Smith
ha l’alopecia, una condizione che impedisce la crescita dei peli
sul corpo o provoca la caduta dei capelli esistenti. In passato, si
è dimostrata aperta riguardo alle sue difficoltà, ma il tentativo
di Chris Rock di fare dell’umorismo sulla
questione non è certamente andato bene né a lei né a suo marito. Da
quando ha aggredito Rock, Will Smith si è rivolto ai social media per
scusarsi direttamente con il comico, cosa che non ha fatto dopo
aver vinto l’Oscar come miglior attore. C’è stato anche un
susseguirsi di reazioni da parte delle
celebrità, la maggior parte delle quali sembra ritenere che
Will Smith abbia avuto un atteggiamento
sconsiderato e che avrebbe dovuto gestire la situazione con un
maggiore grado di maturità e professionalità. Allo stesso tempo,
una domanda ha continuato ad aleggiare nell’ambiente: Smith
affronterà qualche effettiva conseguenze dell’Accademia per le sue
azioni?
Ebbene oggi per la prima volta da
quando Smith ha schiaffeggiato Rock, si è iniziato a parlare che
l’attore possa andare in contro a qualche ripercussione in seguito
alla condotta. Infatti, come riporta
Variety, il Consiglio dei governatori
dell’Academy ha rilasciato una dichiarazione che annuncia
che si
stanno prendendo in considerazione diverse possibilità per questa
situazione, tra cui “sospensione, espulsione o
altre sanzioni consentite”. Il rapporto chiarisce anche
che a Will Smith è stato chiesto di lasciare
il teatro dopo l’aggressione, ma si è rifiutato di farlo. La
decisione finale sulla linea d’azione dell’Accademia sarà rivelata
in una riunione del consiglio il 18 aprile.
In aggiunta a quanto sopra, la
dichiarazione rilasciata rinnova delle scuse a Chris
Rock per il comportamento di Smith, nonché ad altri
candidati, ospiti e spettatori. Dato che la situazione è piuttosto
senza precedenti nella storia della cerimonia di premiazione, è
difficile determinare dove questa situazione potrebbe portarci. Da
un lato, è difficile vedere l’Academy vietare a una delle più
grandi star di Hollywood di partecipare a una cerimonia degli Oscar
o di essere nominata di nuovo. D’altra parte,
tuttavia, lo status di Smith come una delle più grandi
star del mondo comporta alcune responsabilità. Una star
del suo calibro che prende a schiaffi uno dei comici più famosi del
mondo per uno scherzo, senza subire conseguenze potrebbe mandare un
messaggio sbagliato.
Ebbene oggi James Gunn ha rivelato che Guardiani della Galassia Vol. 3 sarà “la
fine” per questa squadra di Guardiani, e questo
dato di fatto ha il sapore di una missione agrodolce per il cast,
la troupe e gli stessi fan. Anche Dave Bautista ha fatto eco alle sue parole
riguardo a questo aspetto agrodolce del film, ma ha anche detto che
non vede l’ora di concludere il viaggio lungo 10 anni per
interpretare il personaggio della serie. Zoe Saldana ha
anche risposto alla dichiarazione di Gunn su Guardiani della Galassia Vol. 3, sottolineando
che le emozioni sono già iniziate, ma sottolineando anche il fatto
che arriveranno a finire il viaggio tutti insieme è una gioia
aggiungendo che Gunn sta dando a tutti loro un finale davvero
“bellissimo”.
Recentemente via Twitter a Gunn è
stato chiesto quali vibes regnassero sul set, domanda a cui il
regista ha dato una risposta molto onesta, dicendo le vibrazioni
provate sono “fantastiche” sottolineando perà che c’è
ancora tristezza nell’aria. Il regista ha aggiunto che ci sono
“lacrime quasi quotidiane” poiché il cast e la troupe
sanno bene che “questo è l’ultimo film dei Guardiani per la
maggior parte di loro“. Questo è lo stesso sentimento che Gunn
condivide da quando è iniziata la produzione. Ecco il tweet di
James Gunn:
Honesty they’re great, I love this cast and
crew, but there is also a lot of sadness and near-daily tears
knowing this is the last Guardians movie for most of us.
#gotgvol3https://t.co/FfsqQLu3rP
Mentre Guardiani
della Galassia Vol. 3 potrebbe essere
l’ultima volta che il pubblico vedrà insieme quella particolare
squadra, c’è ancora la questione del Guardians of the Galaxy Holiday Special, che
Gunn ha recentemente affermato essere la cosa più bella che
abbia mai fatto in vita sua. Il regista ha detto che sarà
“diverso da qualsiasi cosa qualcuno abbia mai visto
prima“, di cui il pubblico sarà testimone quando debutterà su
Disney+ durante le festività
natalizie. Vi ricordiamo che Star-Lord di Chris
Pratt apparirà in Thor: Love and
Thunder, quindi c’è almeno un’apparizione aggiuntiva per
il suo personaggio anche nell’MCU, ma non è chiaro quale destino
attende il resto di questo gruppo di Guardiani.
Chris Rock ha rotto il suo silenzio
sull’incidente tanto discusso accaduto agli Academy Awards la scorsa domenica, quando Will Smith è salito sul palco e lo ha
schiaffeggiato con sorpresa del pubblico. Il comico era sul palco per presentare
l’Oscar al miglior documentario quando ha fatto una battuta sulla
moglie di Smith, Jada Pinkett-Smith. La battuta non è stata
accolta molto bene da Smith che ha reagito alzandosi e andando sul
palco per dargli uno schiaffo per poi tornando al suo posto
continuando a gridare ad alta voce: “Tieni il nome di mia
moglie fuori dalla tua fottuta bocca! “
Da quando si è verificato
l’incidente, molte celebrità hanno espresso le loro opinioni in
merito. La co-conduttrice degli Oscar Amy
Schumer ha spiegato di essere ancora sotto shock dopo
l’accaduto, Jim Carrey ieri ha rivelato di essere
“disgustato” rispetto a quanto è successo e Adam Sandler ha espresso il suo sostegno a
Rock dopo l’incidente. La madre di Will Smith ha anche commentato l’accaduto,
ammettendo di essere sorpresa quanto il pubbliche e di non aver mai
visto suo figlio comportarsi in quel modo prima d’ora. Tuttavia, lo
stesso Rock non ne ha parlato, fino ad ora.
Le parole di Chris Rock
Ebbene oggi
Variety riporta le parole del comico che
ha affrontato l’accaduto per la prima volta da quando prima di
iniziare il suo spettacolo dal vivo a Boston mercoledì sera. Nell’occasione Rock sul palco del
teatro ha fatto riferimento all’incidente, spiegando che sta ancora
cercando di elaborare la cosa, ma che ne discuterà ancora solo
quando si sentirà pronto. Di seguito riportiamo le sue parole:
“Non ho un mucchio di cazzate da
dire su quello che è successo, quindi se vieni per sentire cosa ho
da dire su questo beh … ho un intero spettacolo che ho scritto
prima di questo fine settimana. Sto ancora elaborando quello che è
successo. Quindi, a un certo punto parlerò di quella merda. E sarà
serio e divertente”.
Sebbene la risposta di Rock sia
stata breve, è del tutto comprensibile che il comico abbia ancora
bisogno del tempo necessario per elaborare tutto. Per quanto
inaspettato sia stato lo schiaffo per i membri del pubblico e per
coloro che guardavano a casa, possiamo solo lontanamente immaginare
come si sia sentito Rock prima, durante e dopo quel momento.
Smith da allora si è scusato e sarà
interessante vedere se Rock ritornerà sull’argomento questo in modo
specifico.
Divenuto celebre di recente grazie
alla serie NetflixBridgerton, l’attore Regé-Jean Page è oggi una star dello
schermo estremamente richiesta. Prima di questo titolo, però, egli
aveva già preso parte a diversi titoli di particolare rilievo,
dimostrando di essere un interprete capace di distinguersi tra
ruoli e generi diversi e lasciando dunque intravedere per lui un
futuro particolarmente ricco di occasioni.
Ecco 10 cose che non sai suRegé-JeanPage.
Regé-Jean Page: i suoi film e le serie TV
1. È noto per alcune serie
TV. La carriera dell’attore ha inizio nel 2001, quando
recita con il ruolo di Tanaka nella serie Gimme 6. In
seguito ricopre piccoli ruoli in alcuni episodi di serie come
Casualty (2005), Fresh Meat (2013) e Waterloo
Road (2015). Ottiene sempre maggior successo grazie alle serie
Radici (2016) e For the People (2018-2019), fino
a consacrarsi poi con Bridgerton (2020). Nel 2014
aveva invece avuto modo di recitare nel film TV Space
Ark.
2. Ha recitato in celebri
film. La prima apparizione di rilievo sul grande schermo
per l’attore è avvenuta nel 2015 con il film Survivor,
thriller d’azione con Milla Jovovich,
dove interpreta Robert Purvell. In seguito ha ottenuto il ruolo di
Captain Khora nel film fantasy Macchine mortali
(2018), per poi recitare da protagonista in Bridgerton (2020), con il ruolo
di Chico Sweetney. Prossimamento tornerà al cinema con i film
The Gray Man, con protagonista Ryan Gosling, e
Dungeons & Dragons, con Chris Pine.
3. È stato candidato ad
importanti premi. Per il suo ruolo in Bridgerton,
l’attore è stato candidato ai prestigiosi Emmy Awards (gli Oscar
per la televisione) in qualità di miglior attore protagonista in
una serie drammatica. Per questo stesso titolo ha poi ricevuto
anche candidature agli Screen Actors Guild Award, ai Satellite
Award e agli MTV Movie & TV Awards, dove ha poi vinto come miglior
performance rivelazione.
Regé-Jean Page in Harry Potter
4. Ha recitato in un
capitolo della saga. Prima di diventare celebre per
Bridgerton, Page ha debuttato sul grande schermo con un
cameo nel film Harry Potter e i Doni della
Morte – Parte 1. Egli può infatti essere brevemente visto
alle spalle di Hermione Granger, interpretata da Emma Watson,
nel momento in cui Kingsley manda il suo Patronus durante il
matrimonio. Un semplice cameo come invitato al matrimonio, per
quello che ora è invece un celebre attore protagonista.
Regé-Jean Page e la fidanzata Emily Brown
5. Ha una fidanzata non
famosa. A differenza di tanti altri suoi colleghi, Page è
fidanzato con una donna non appartenente al mondo dello spettacolo.
Si tratta di Emily Brown, copywriter e giocatrice
di calcio nella squadra londinese delle FBB Warriors. I due, molto
riservati, sono stati paparazzati insieme in diverse occasioni e
solo nel settembre del 2021 hanno fatto la loro prima apparizione
pubblica. La loro relazione sembra essere però nata nel 2020, anno
in cui sarebbero anche andati a convivere nella villa a Londra
acquistata dall’attore.
Regé-Jean Page in Bridgerton
6. È stato il protagonista
della prima stagione. Con l’arrivo nel 2020 della serie
Bridgerton, una delle più guardate di sempre su Netflix,
Page si è imposto come una vera e propria celebrità. Nella prima
stagione egli è il protagonista maschile indiscusso, con il ruolo
di Simon Basset, Duca di Hastings, di natura libertina e con un
difficile rapporto con il padre alle spalle.
7. Per lui le scene di sesso
erano come scene di combattimento. Regé-Jean Page ha
paragonato fare le famigerate scene di sesso presenti nella serie a
quelle di combattimento, affermando che si tratta di coreografie
ben ideate, nel senso che tutte le persone coinvolte “sanno
dove sta andando quella mano e come dovranno reagire ad essa“,
sottolineando come assolutamente nessuna azione sia improvvisata o
lasciata ad una scelta del singolo individuo. Si tratta sempre di
un gioco di squadra.
8. Non tornerà nella seconda
stagione. Per il dispiacere di tutte le sue fan, Page,
star della prima stagione, ha rivelato che non sarebbe tornato
nello show per una seconda stagione (qui la recensione della seconda
stagione di Bridgerton). Questo potrebbe dipendere dal
fatto che il Duca non ha più un ruolo particolarmente rilevante da
svolgere nei sette romanzi di Bridgerton che seguono. L’attore,
dunque, ha affermato che per il suo futuro si concentrerà su nuovi
progetti.
Regé-Jean Page è su Instagram
9.Ha un
account sul celebre social. L’attore ha deciso di aprire
un proprio account ufficiale su questo social che è oggi seguito da
qualcosa come 5,5 milioni di persone. La sua bacheca, con oltre 100
post, lo vede protagonista di momenti lavorativi, con retroscena e
curiosità dai set su cui è stato. Di tanto in tanto è solito
pubblicare anche qualche post relativo a momenti di svago, in
compagnia di amici o della sua famiglia. Seguendolo si può dunque
rimanere aggiornati sulle sue attività.
Regé-Jean Page: età e altezza dell’attore
10. Regé-Jean Page è nato a
Londra il 24 gennaio del 1988. L’attore è alto
complessivamento 1.80 metri.
Il regista Joe Russo in una recente intervista ha spiega
perché hanno scelto di far morire Iron Man (Robert
Downey Jr.) in Avengers: Endgamee
non Capitan America (Chris
Evans). Joe e suo fratello, Anthony, sono entrati nel
MCU nella Fase 2 con il thriller
politico Captain
America:
The Winter Soldier. Dopo
il successo della loro seconda collaborazione con i Marvel
Studios, Captain
America: Civil War,
la coppia è stata invitata a concludere la
saga Infinity
con Avengers:
Infinity War e Avengers: Endgame,
che non era certo una passeggiata semplice da intraprendere.
Fortunatamente, tutto il loro duro lavoro è stato ripagato poiché
entrambi i film sono diventati un successo di critica e
commerciale.
Oltre a presentare correttamente il
Thanos di Josh Brolin e poi culminare la narrativa
decennale dei Marvel Studios, i Russo avevano anche il compito di
trovare il modo migliore per concedare alcuni degli eroi fondatori
del MCU. La rosa dei papabili includeva i
co-leader degli Avengers, Tony
Stark e Steve Rogers. Ora, i personaggi sono
entrambi in pensione nel franchise, anche se le rispettive storie
sono finite in modo diverso in Avengers:
Endgame. Iron Man è morto sacrificando la sua vita
per sconfiggere il Titano Pazzo. Nel frattempo, Capitan
America ha avuto una seconda possibilità di vita quando ha deciso
di tornare indietro nel tempo per riunirsi con Peggy
Carter (Hayley
Atwell) negli anni ’40.
Quando gli è stato chiesto come i
Russo, insieme agli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen
McFeely, abbiano deciso questo, Joe ha rivelato che tutto risale a
quella che secondo loro sarebbe una narrativa più avvincente.
Parlando con Deadline mentre sta promuovendo un nuovo
festival cinematografico chiamato Sands International
Film Festival di St. Andrews, il regista ha spiegato
perché la morte di Tony ha avuto più impatto dell’idea del
sacrificio di Steve. Di seguito trovare il suo pensiero:
Se pensi a Capitan
America come a un personaggio, dici “Okay, la morte di Capitan
America è abbastanza ovvia”, giusto? Questo è, sai, qualcosa che il
personaggio farebbe con maggior prevedibilità. Sai, questo è un
tizio che, sai, si è offerto di fare da cavia in un esperimento
scientifico. È intrinsecamente un eroe. Come se non ci fosse molta
complessità lì. Potrebbe avere un impatto emotivo perché ti piace.
Sai che è un personaggio molto simpatico, ma questo non è
necessariamente l’arco narrativo più avvincente. Tony Stark è un
personaggio che doveva morire. Se guardi Iron Man, i primi cinque
minuti di quel film, sarebbe dovuto morire, ma non l’ha fatto, è
stato catturato e ha un ego, giusto? E quel primo film parla della
sottomissione del suo ego per farlo diventare un eroe. Ma quell’ego
poi lo alimenta, e a volte compete con questa idea di lui come un
eroe. Ci è sembrato un arco narrativo più interessante per noi
prendere un personaggio che aveva un ego smisurato che decide di
morire per gli altri, devi sconfiggerne i diritti. Star che muore
per gli altri ci è sembrato l’arco narrativo più avvincente, in
modo da rendere il film più ricco e complesso, ed è per questo che
lo abbiamo scelto.
Nel corso degli anni, le
decisioni prese dai Marvel Studios sia in Avengers:
Infinity War che in Avengers:
Endgame sono state esaminate dai
fan. Non tutti sono sono stati entusiasti della morte di Iron
Man, anche se conclude magnificamente il suo arco narrativo dato
che ha iniziato come un industriale egocentrico che non poteva
essere disturbato dai problemi delle altre persone. Premesso che la
sua morte è stata tragica, soprattutto da quando ha lasciato sua
moglie Pepper Potts (Gwyneth Paltrow)e la loro giovane figlia
Morgan (Lexi Rabe), il suo sacrificio funziona in termini di arco
personale in generale. Quanto al destino finale di Capitan America?
I fan si stanno ancora chiedendo che sviluppo avrà. I Marvel
Studios hanno giocato attorno alle domande in merito al suo destino
e ad oggi non è chiaro se mostreranno mai cosa gli è successo
esattamente alla fine del film. Per ora sappiamo che Sam Wilson
(Anthony Mackie) brandisce lo scudo ed eredita
ufficialmente il ruolo nel franchise.
Oggi l’MCU si sta allontanando
dalla saga dell’infinito mentre i Marvel Studios
continuano a costruire la Fase 4 e oltre. A questo punto, il
franchise è ancora lontano da un altro progetto simile alla saga
dell’infinito. Ma anche se il franchise si espande esponenzialmente
con l’arrivo di nuovi personaggi, i fan avranno sempre un debole
per i sei Avengers originali, in particolare per Iron
Man e Captain America.
Sofia Boutella è una di quelle
attrici che sta contribuendo alla rivoluzione del cinema e delle
serie tv, grazie alla sue performance ricche di ricercatezza e
dettagli. L’attrice, che ha iniziato come ballerina, ha dato subito prova delle sue abilità,
riuscendo a stupire lo spettatore sin dalle sue prime apparizioni
sullo schermo.
Ecco dieci cose da sapere su
Sofia Boutella.
Sofia Boutella: i suoi film
1. Ha recitato in celebri
film. La carriera cinematografica dell’attrice e ballerina
inizia nel 2002, quando appare nel film Le défi, per poi
apparire in StreetDance 2 (2012) e Kingsman – Secret
Service (2014), che le conferisce grande popolarità.
Recita poi in Monsters: Dark Continent (2014), Jet
Trash (2016) e Star Trek Beyond
(2016). Tra i suoi ultimi lavori, vi sono Tiger Raid
(2016), La mummia (2017),
Atomica bionda (2017),
Kingsman – Il cerchio
d’oro (2017, cameo), Hotel Artemis (2018),
Climax (2018), Settlers – Colonia Marziana (2021)
e Prisoners of the Ghostland (2021).
2. È apparsa anche sul
piccolo schermo ed è doppiatrice. L’attrice non si è
cimentata con la recitazione solo per il grande schermo, ma ha
anche lavorato per altri progetti. Infatti, ha partecipato alle
serie Il commissario Cordier (2004) e Modern Love
(2019), oltre che nei film tv Permis d’amier (2005) e
Fahrenheit 451 (2018). Prossimamente reciterà anche nelle
serie SAS: Rogue Heroes e Guillermo del
Toro’s Cabinet of Curiosities. Inoltre, ha lavorato anche come
doppiatrice, prestando la propria voce per il film Azur e
Asmar (2006).
Sofia Boutella in La mummia
3. Ha amato interpretare il
suo personaggio. Nel film La mummia, l’attrice e
ballerina ha interpretato proprio il personaggio della mummia ed è
rimasta colpita da come questo era stato pensato: “Quando mi
sono seduta con Alex [Kurtzman, regista del film], gli ho detto
“Come hai intenzione di fare questo? Quali sono i tuoi sentimenti e
pensieri?” Voleva rendere omaggio ai film originali e, allo stesso
tempo, adattarlo ai tempi moderni e alla tecnologia che abbiamo
ora. Questo è quello che mi ha fatto innamorare di più, perché amo
i film originali”.
4. Il suo passato di
ballerina l’ha aiutata. Per interpretare Ahmanet, è stato
utile rievocare il suo talento di ballerina e performer:
“Volevo trovare la sua dimensione, perché, anche se non è mai
diventata faraone, si comporta come tale. E pensa di essere una
regina e lo è. Ha quel tipo di potere e forza che ho voluto
restituire trovandole una dimensione e un certo tipo di
fisicità”.
Sofia Boutella in Star
Trek
5. Non conosceva la
saga. Prima di interpretare Jaylah in Star Trek:
Beyond, l’attrice non aveva mai visto la saga né era al
corrente della sua storia o delle sue innumerevoli trasposizioni
cinematografiche e televisive. Per recuperare questa mancanza, in
vista delle riprese del film, ha recuperato alcune delle serie
televisive trasmesse nel corso degli anni.
6. Secondo lei il film ha un
messaggio di pace. Grazie alla sua esperienza personale,
ovvero il fatto di essere scappa da Algeri a soli dieci anni con la
sua famiglia per arrivare in Francia, l’attrice ha capito che
dietro Star Trek: Beyond si nasconde un vero e proprio
messaggio di pace e di unione tra le varie culture. Una tematica
che l’ha spinta ad accettare subito il suo ruolo.
Sofia Boutella in Kingsman: Secret Service
7. Si è allenata duramente
per il film. Per interpretare la parte di Gazelle, letale
spia nel film Kingsman: Secret Service, l’attrice si è
dovuta sottoporre ad un durissimo addestramento fisico. “Mi
hanno insegnato la boxe thailandese, il taekwondo e come lavorare
con i cavi. Gazelle usa le gambe per uccidere, quindi ho dovuto
imparare diversi tipi di calci. Non avevo mai fatto niente di
simile prima“.
Sofia Boutella: chi è il suo
fidanzato
8. È fidanzata da
poco. L’attrice è fidanzata da circa un anno con
Keean Johnson. I due hanno 14 anni di differenza e
pare che si frequentino da circa un anno, anche se ci sarebbe già
stata una piccola crisi nel mezzo. Prima del suo attuale compagno,
l’attrice ha frequentato il cantautore M. Pokora
nel 2008, per poi iniziare una breve storia con Robert
Sheehan. Tra i vai flirt a lei attribuiti ci sarebbe anche
quello con Chris Pine, suo
collega in Star Trek.
Sofia Boutella è su Instagram
9.Ha un
account seguitissimo. Come la maggior parte dei suoi
colleghi, anche la giovane attrice ha aperto da qualche anno il
proprio profilo Instagram, seguito da qualcosa come 535 mila
persone. Il suo profilo, con oltre 800 post, è un tripudio di foto
che la ritraggono protagonista tra momenti lavorativi e di svago.
Seguendola, si potrà dunque rimanere aggiornati su tutte le sue
attività, dalla recitazione alla pubblicità, fino ai luoghi da lei
visitati e molto altro.
Sofia Boutella: età e altezza
10. Sofia Boutella è nata il
3 aprile del 1982 a Bab El Oued, in Algeria. La sua
altezza complessiva corrisponde a 165 centimetri.
Daredevil è molto
probabilmente uno dei migliori progetti Marvel mai prodotti. La
serie tv, una produzione che è nata nel 2015 dalla collaborazione
tra Netflix, la Marvel
Television, ABC Studios e Goddard
Textiles, ora trova un suo spazio
all’interno della biblioteca di Disney+. Precedentemente, le
tre stagioni di Daredevil erano disponibili
in streaming su Netflix, ma dalla fine
di febbraio 2022 sono state eliminate
dalla programmazione. Nonostante non sia prodotto interamente
dai Marvel Studios, lo show si trova
finalmente su Disney+
insieme ad ogni altra proprietà MCU.
Daredevil ha creato
il terreno per l’intrattenimento televisivo di alta qualità della
Marvel. In vista di un rewatching delle tre
stagioni, vi sveliamo alcuni segreti sulla realizzazione della
serie.
Charlie Cox ha provato a tingersi
di rosso per il ruolo, ma non ha funzionato
Uno degli elementi iconici del
Matt Murdock dei fumetti sono i suoi capelli rossi: è uno
dei pochi supereroi ad averli di quel colore. Tutti, prima
dell’uscita della serie, pensavano che anche la versione
live-action dell’eroe avrebbe avuto i capelli rossi, ma così non è
stato: Charlie Cox, interprete di Matt
Murdock in Daredevil, è
castano.
In realtà, l’opzione di un
Charlie Cox dai capelli rossi non è stata esclusa
a priori. Nel 2016, in un’intervista a
Dragon Con, l’attore ha dichiarato di aver provato a
tingersi i capelli, ma l’effetto risultava ”davvero troppo strano”.
In ogni caso, anche senza l’elemento distintivo del personaggio dei
fumetti, Cox incarna perfettamente il
personaggio.
Charlie Cox ama il Matt Murdock di
Ben Affleck (ma non Daredevil del 2003)
Non dimentichiamo che, prima della
serie Daredevil, è nato il film su Matt Murdock. Realizzato nel 2003 – era in cui i film
d’azione sono influenzati dall’universo di Matrix, degli
X-Men e dal feticismo della pelle – il
lungometraggio non ottiene minimamente successo, nonostante
il protagonista sia l’iconico attore Ben
Affleck.
Sorprendentemente, Charlie
Cox ha ammesso di non aver voluto vedere l’adattamento
cinematografico di Daredevil se non dopo l’uscita
della prima stagione su Netflix. In
un’intervista al Middle East Film and Comic Con (via
Youtube),
Cox ha inoltre dichiarato che, a parer suo,
Affleck ha interpretato bene il personaggio, ma è
rimasto comunque deluso dal resto del cast e dal terribile
costume del protagonista.
Il primo showrunner di Daredevil ha
lasciato la produzione della serie per il film di Sony Sinister
Six
Drew Goddard è il
creatore di Daredevil, nonché colui che avrebbe
dovuto svolgere il ruolo di showrunner per la prima stagione.
Tuttavia, Goddard ha abbandonato la
produzione ed è stato sostituito da Steven
DeKnight poco prima dell’uscita in anteprima dello show.
Il motivo per cui Goddard ha lasciato lo show non
ha nulla a che fare con le divergenze creative tra lui e la
Marvel: l’autore viene scelto per realizzare il
film Sinister Six, lungometraggio interno
all’universo Spider-Man di
Sony.
Sinister Six è stato
pensato come grande mossa da parte della Sony per
unire i vari personaggi malvagi in un’unica squadra di cattivi.
Alla fine, l’idea non ha funzionato: The Amazing Spider-Man 2 non ha
avuto il successo sperato e ha portato ad un riavvio del
personaggio con Marvel
Studios. In un certo senso, il film di
Goddard è stata una delle cause dell’intero
sfacelo in casa Sony.
Il New York Bulletin al
posto del Daily Bugle
Nei piani originali
di Daredevil, il Daily
Bugle doveva essere la sede di lavoro del giornalista
investigativo Ben Urich. Alla fine però, si è optato per
il New York Bullettin. Lo showrunner Steven
DeKnight ha confermato il fatto in un
Tweet. A causa dei problemi sui diritti della Sony per
l’inclusione di elementi legati a Spider-Man, The
Daily Bugle era off-limits.
Come i fan della Marvel sanno bene, il Daily Bugle,
guidato dal famigerato J. Jonah Jameson, è una
testata giornalistica che opera a New York. È una parte chiave
del Mythos di Spider-Man, anche se spesso s’inserisce
nelle storie di altri eroi della città, tra cui
Daredevil.
Per Charlie Cox è stato un onore
rappresentare – con il suo personaggio – la popolazione non
vedente
Il ritratto che Charlie Cox riesce a fare dell’avvocato
cieco Matt Murdock è a dir poco fenomenale.
Cox cattura perfettamente tutte le sfumature di un
individuo non vedente, lavorando su molti piccoli dettagli che
potrebbero passare inosservati dai fan.
In effetti, per interpretare il
ruolo Cox ha lavorato con un consulente per
persone affette da cecità, in modo da garantire che il suo ritratto
fosse il più accurato possibile. La prestazione ha permesso a
Cox di ottenere un premio da parte della Fondazione americana per i non
vedenti (via
Variety). L’organizzazione ha onorato Cox per
la sua interpretazione del supereroe cieco in
Daredevil, ritenuta una rappresentazione
importante delle persone con disabilità nel cinema e in TV.
Il cameo del rooftop di Spider-Man
(2000)
In Daredevil, c’è
un luogo familiare di New York che forse non tutti hanno notato.
Siamo nell’episodio 10, intitolato “Nelson v. Murdock“,
quello in cui Wilson Fisk incontra Madame
Gao in cima ad un giardino pensile. Il luogo è lo stesso di
Spider-Man del 2002, si tratta del rooftop
dove Peter Parker lascia Mary Jane dopo
averla salvata dal Goblin Verde.
L’influenza dei film crime anni
Settanta per Daredevil
Invece di prendere ispirazione da
altri film di supereroi o da programmi televisivi recenti, nel
creare il mondo di Daredevil lo showrunner
Steven DeKnight si è ispirato ad alcuni dei
migliori film crime degli anni Settanta come Il braccio
violento dellalegge e Taxi Driver.
DeKnight ha
spiegato in un’intervista (via EW)
che in Daredevil ha voluto creare un
mondo grintoso, ben radicato e, soprattutto, diverso dai film
standard MCU. Nella stessa intervista, l’ex capo
della Marvel TVJeph Loeb ha aggiunto
“Non ci saranno persone che volano nel cielo. E nemmeno
martelli magici.”
Un accenno a Peter Parker e Miles
Morales anche in Daredevil
Daredevil ha sempre
avuto una stretta relazione con il personaggio di
Spider-Man. Entrambi gli eroi provengono da New York e
hanno spesso lottato fianco a fianco nei fumetti e in televisione.
Più recentemente, c’è stato tra i due un incontro live-action in
Spider-Man: No Way Home.
Daredevil contiene
un cenno ai due più famosi interpreti di Spider-Man: Peter
Parker e Miles Morales. Nell’episodio della
terza stagione “One Last Shot“, un poster promozionale di
un incontro di boxe tra Parker e
Morales può essere visto sullo sfondo della palestra
di Fogwell.
La serie TV Fallout di
Prime
Video ha appena ottenuto un altro membro del cast. Secondo
un nuovo rapporto, la star di Yellowjackets e Army
of the DeadElla Purnell si è unita alla serie
apocalittica in un misterioso ruolo da protagonista.
Secondo quanto abbiamo appreso da
Variety afferma che Amazon non ha fatto commenti su chi
avrebbe interpretato. Tuttavia, le fonti della notizia ha
indicato che il suo personaggio sarà “ottimista e
straordinariamente diretto con uno spirito tutto americano”. Il
solito periodo di Falloutcorrisponde
a quello americano trovato negli anni ’50, quindi questo non sembra
fuori luogo per la serie. Questo notizia arriva dopo poco più di un
mese da quella che ha confermato che Walton Goggins si è unito al
cast. Secondo quanto riferito, interpreterà un ghoul.
La serie su Fallout
Fallout si
svolge dopo una guerra nucleare e la serie televisiva vedrà come
showrunner Geneva Robertson-Dworet e Graham
Wagner. Robertson-Dworet ha partecipato alla scrittura di film
quali Captain Marvel e dei film Tomb
Raider del 2018 , mentre Wagner ha
esperienza come produttore esecutivo
in Portlandia , Silicon
Valley e Baskets. Il fratello di
Chris Nolan, acclamato sceneggiatore e showrunner di Westworld
Jonathan Nolan dirigerà la premiere.
Fallout segna l’ennesima serie fantasy o fantascientifica per
il gigante dello streaming. La compagnia ha già show annunciato di
genere in arrivo quali Il
Signore degli Anelli ,
Blade Runner e Mass Effect, un impulso partito
dallo storico debutto de La Ruota del
Tempo su Prime Video.
La
serie Fallout è stata lanciata nel 1997
su PC da Interplay Productions. Tuttavia, la sua popolarità è
aumentata vertiginosamente nel 2008 dopo che Bethesda ha
rilasciato Fallout 3 per
console e PC, cosa che gli ha conferito un ambizioso giro d’azione
simile ai suoi giochi fantasy The
Elder Scrolls . Da allora, Fallout
4 , Fallout 76 incentrato sul
multiplayer e un titolo
mobile Fallout Shelter sono
stati rilasciati.
Arriva da Variety la notizia che il premio
Oscar Daniel Kaluuya (Judas and The Black
Messiah) farà il suo debutto come sceneggiatore nel
thriller distopico in uscita intitolato The
Kitchen, con la star di Top
BoyKane Robinson e l’esordiente
Jedaiah Bannerman come protagonisti. La
produzione dovrebbe svolgersi a Londra e Parigi.
“Nel 2011, ero dal mio barbiere
e c’era un ragazzo che si vantava di smash and grabs: ragazzi che
facevano rapine da un milione di sterline in un minuto, pagando £
200 per farlo. Ho visto il potenziale per aprire una porta di
una storia unica verso la disuguaglianza, la paternità, la classe,
la gioia, la resilienza, il coraggio, la sfida e la cura di
Londra“, ha detto Kaluuya in una nota. “Ora, quasi un
decennio dopo, Kibwe Tavares, Daniel Emmerson ed io stiamo per
iniziare la produzione, immergendoci in una Londra distopica che
interroga cosa significhi ‘cura’, a casa e come società, e i
pericoli nel nostro futuro se rimanere indifferenti a tutto ciò che
ci circonda. Mi sento fortunato e onorato che il mio primo
credito come co-sceneggiatore cinematografico sia con questo
stimolante gruppo di creativi e con il supporto di Film 4 e
Netflix. Tutti noi siamo entusiasti di vedere
l’incredibile, cinematografica ed elettrica visione di Kibwe
prendere vita,”
The
Kitchen sarà diretto da Kibwe
Tavares al suo debutto alla regia da una sceneggiatura
co-scritta da Kaluuya e Joe Murtagh, basata su un’idea di Kaluuya,
Tavares e Daniel Emmerson. Descritto come un dramma distopico
futuristico, Robinson e Bannerman interpreteranno i rispettivi
ruoli di Izi e Benji.
“Ambientato a Londra, 2044, il film
racconta un futuro in cui il divario tra ricchi e poveri è stato
portato al limite”, recita la sinossi. “Tutte le forme di edilizia
sociale sono state sradicate e le classi lavoratrici di Londra sono
state costrette a vivere in alloggi temporanei alla periferia della
città, The
Kitchen è il primo e il più grande del suo
genere, è l’ultimo villaggio di Londra che ospita residenti che si
rifiutano di trasferirsi avanti e andate via dal luogo che chiamano
casa. È qui che incontriamo Izi, una residente della cucina che sta
cercando disperatamente di trovare una via d’uscita, e Benji, 12
anni, che ha perso sua madre e sta cercando una
famiglia. Seguiamo la nostra improbabile coppia mentre
combattono per sopravvivere in un sistema che è accatastato contro
di loro.”
I produttori esecutivi di The
Kitchen sono Kaluuya per 59% Productions,
Michael Fassbender e Conor McCaughan per
DMC Film, David Kimbangi e Ollie Madden, con la produzione di Theo
Barrowclough. Il film dovrebbe debuttare su Netflix nel
2023.
Arriva dal The
Hollywood Reporter l’indiscrezione che un nuovo franchise
di Spy Kids è all’orizzonte. Infatti secondo il
noto sito americano il colosso dello streaming Netflix sta sviluppando un nuovo film con il regista
Robert Rodriguez. Il pezzo diffuso nella giornata
di ieri afferma che Netflix
e Rodriguez stanno collaborando per “rilanciare e reimmaginare” il
franchise pensando a una nuova generazione. Secondo quanto
riferito, Rodriguez scriverà, dirigerà e produrrà il nuovo progetto
cinematografico, con Netflix che annuncerà formalmente il progetto
esattamente 21 anni dopo l’uscita nelle sale del primoSpy Kids.
I dettagli della trama per il
nuovo film di Spy Kidssono tenuti nascosti, ma The Hollywood Reporter anticipa che
l’intenzione attuale è quella di introdurre una nuova famiglia di
spie. Non è chiaro se qualcuno del cast originale, inclusi Antonio Banderas o Carla Gugino, tornerà a riprendere i propri
ruoli a qualsiasi titolo.
Spy Kids,
l’originale
Il franchise originale
di Spy Kidsvedeva
Antonio Banderas e Carla Gugino nei panni di due spie che
vengono rapite, con i loro figli (interpretati da Alexa Vega e
Daryl Sabara) incaricati di salvarli mentre svelano anche il
passato segreto di spionaggio della famiglia. Originariamente
pubblicato nel 2001, il franchise ha generato tre sequel ufficiali,
l’ultimo dei quali è Spy Kids: All the
Time in the World del 2011, con Jessica
Alba e Joel McHale.
Il 2020 è stato un anno abbastanza
nefasto per tutti e anche il settore dell’intrattenimento ne ha
purtroppo risentito. Con cinema e teatri chiusi, le piattaforme
digitali sono diventate il canale principale di diffusione di nuovi
contenuti come film, serie tv, concerti e documentari. Inoltre,
piattaforme come Netflix,
hanno investito ancora di più sulla creazione di contenuti
originali tra cui serie come Racthed, Dash
and Lily, Cursed, La Regina degli
Scacchi e film come The Old
Guard, Enola
Holmes, Rebecca, The
Prom. Tra i tantissimi nuovi progetti targati Netflix, ce n’è uno in arrivo che porta la film di
Shonda
Rhimes, mamma dell’intrattenimento seriale. Si tratta
di Bridgerton, una serie in costume che ha
una nuova protagonista d’eccellenza Phoebe Dynevor.
Famosa principalmente nel Regno
Unito, l’attrice ha una discreto curriculum alle spalle ma, è molto
probabile che Bridgerton rappresenti la svolta
decisiva nella sua carriera. Venite quindi a scoprire insieme a noi
tutto quello che c’è da sapere su Phoebe
Dynevor.
Phoebe Dynevor film e serie
tv
Phoebe Dynevor,
età 25 anni, nasce il 17 aprile del
1995 a Manchester nel Regno Unito ed è figlia dello
scrittore Tim Dynevor e dell’attrice Sally Dynevor. Sorella
maggiore di Samule e Harriet, Phoebe si approccia alla recitazione
sin da piccola. Grazie alla madre Sally, cresce circondata
dall’arte e, merito anche dell’educazione ricevuta alla Cheadle
Hulme School, a soli quattordici anni riceve il suo primo
ingaggio.
Nel 2009 Phoebe viene scelta per
entrare a far parte dell cast della famosa serie britannica
Waterloo Road. Creata da Ann
McManus e Maureen Chadwick per la
BBC One, la serie è ambientata nell’omonimo
istituto comprensivo e segue le storie di studenti e insegnanti. La
serie va in onda per la prima volta nel 2006 e finisce la sua corsa
nel 2015, contando al suo attivo ben 10 stagioni e
200 episodi.
A causa dell’esaurimento nervoso
del preside, il vicepreside Jack Rimmer (Jason
Merrells) viene promosso e prende il controllo della
Waterloo Road. Purtroppo per lui il lavoro sembra essere più duro
del previsto. La scuola è infatti a rischio chiusura a causa della
cattiva condotta dei suoi studenti e delle voci sul suo
predecessore. Rimmer dovrà tentare di riportare la Waterloo Road
sulla retta via e raddrizzare i suoi studenti perduti.
Nella serie, oltre al corpo
studenti e al preside, ci sono moltissimi studenti le cui storie
sono le più disparate e che cambiano da stagione a stagione. Ad
esempio, Phoebe Dynevor in Waterloo Road arriva
solo nel 2009, in occasione della quinta stagione. Nella serie
l’attrice quattordicenne interpreta Siobhan
Mailey, una ragazza di bell’aspetto proveniente da una
famiglia ricca e che guarda alla Waterloo Road con un certo
snobismo. Facendo fatica inizialmente a integrarsi, Siobhan decide
di entrare in una gang femminile, finendo per commettere azioni di
cui si pentirà. [fonte:
Fandom]
Phoebe Dynevor in Snatch
Grazie all’esperienza di Waterloo
Road, serie in cui resta per tutta la sua quinta stagione, Phoebe
continua spedita la sua carriera. Negli anni successivi, infatti,
l’attrice partecipa a diverse serie, per la maggior parte
britanniche, come Monroe (2011),
Prisoners’ Wives (2012-2013), The
Village (2014), The
Musketeers (2015), Dickensian
(2015-2016), Younger (2017-in
corso) e Snatch (2017-2018).
Quest’ultima è una serie
anglo-americana tratta dall’omonimo film del 2000, Snatch, scritto e
diretto da Guy
Ritchie, ispirata a fatti realmente accaduti. La
serie, creata da Alex De Rakoff, è andata in onda su Sony Crackle –
canale on demand della Sony Entertainment – dal 2017 al 2018 per un
totale di 2 stagioni e 20
episodi.
La serie Snatch, così come i film, è
ambientata nella Londra degli anni novanta e segue le vicende di un
gruppo di giovani truffatori, tutti più o meno ventenni, alle prese
con un camion pieno di lingotti d’oro rubati. Convinti di poterla
fare franca, ben presto i ragazzi si troveranno a dover aver a che
fare con il mondo del crimine organizzato londinese.
I protagonisti della serie sono
Albert Hill (Luke Pasqualino), figlio del famoso
ladro Vic (Dougray Scott) ormai in galera da
quindici anni. Albert è un piccolo spacciatore che vive la vita un
giorno alla volta. A fargli da spalla nelle sue avventure ci sono
Charlie Cavendish-Scott (Rupert
Grint), figlio di nobili decaduti, e Billy Ayres
(Lucien Laviscount) un pugile gitano che con gli
amici trucca gli incontri di box. Insieme, i tre ragazzi cercano di
far fortuna con le scommesse ma purtroppo finiscono col pestare i
piedi a Sonny Castillo (Ed
Westwick), un gangster locale che, truffato dal trio,
adesso rivuole i suoi soldi.
Nella serie Phoebe
Dynevor interpreta Lotti Mott, fidanzata
di Sonny Castillo ma alleata segreta di Albert e Charlie.
Phoebe Dynevor in Bridgerton: la
nuova serie di Shonda Rhimes
Ma lasciamo definitivamente le
atmosfere criminali della Londra degli anni novanta e torniamo
indietro nel tempo di più di duecento anni. La bella Phoebe
Dynevor, infatti, è la protagonista della nuova serie in
costume targata Netflix e
prodotta niente di meno che dalla regina della tv americana,
Shonda
Rhimes.
La serie in questione, dal titolo
Bridgerton, creata da Chris Van
Dusen e prodotta da Shonda, si ispira
sulla serie di romanzi di Julia Pottinger, tutti
pubblicati tra il 2000 e il 2013 con lo pseudonimo di Julia
Quinn. I romanzi della Bridgerton Series sono 9
in tutto e sono ambientati nella Regency Era
inglese, detta anche Età della Reggenza, periodo
che va dal 1811 al 1820, ultima fase dell’Era Georgiana. In quegli
anni Re Giorgio III, a causa della sua malattia, viene riconosciuto
inabile al governare e per un breve periodo la reggenza del regno
viene affidata a suo figlio, il Principe di Galles, Giorgio Augusto
Federico. Nel 2022 l’attrice è tornata per la
seconda stagione della serie Bridgerton.
Gli anni della reggenza del
Principe Giorgio sono particolarmente felici, segnati da una
schiacciante vittoria britannica nelle guerre napoleoniche e
caratterizzati da una cultura vivace e florida ma anche dagli
intollerabili eccessi dell’aristocrazia. In questo periodo così
contraddittorio, si inseriscono i romanzi di Julia
Quinn che, nel dettaglio, sono:
La serie
Bridgerton, disponibile dal 25 dicembre su
Netflix, è
ambientata quindi nella Londra del 1813 ed è il racconto di una
stagione fatta di feste, balli e storie d’amore. La giovane Daphne
Bridgerton (Phoebe Dynevor), figlia di una delle
più potenti famiglie dell’aristocrazia inglese, è pronta per fare
il suo debutto in società. Questo evento, oltre a segnare il
passaggio della ragazza all’età adulta, è uno step fondamentale e
che deciderà il suo futuro.
Il mercato matrimoniale è assai
competitivo e ogni giovane nobildonna inglese aspira ad
accaparrarsi lo scapolo più in vista. Ovviamente, mentre le
famiglie delle rispettive candidate guardano al debutto con occhio
cinico e calcolatore, molte delle ragazze vogliono semplicemente
partecipare alle feste e innamorarsi. Ma c’è chi si diverte a
creare scompiglio nell’alta società.
La potente e misteriosa
Lady Whistledown – interpretata da Julie
Andrews ma solo come voce narrante -, stanca dei
noioso debutti in società, infarciti di finto perbenismo e buone
maniere, crea un divertente diversivo. Periodicamente, durante la
stagione delle debuttanti, fa uscire un pamphlet scandalistico, che
rivela i segreti più torbidi dell’aristocrazia, sconvolgendo vite e
intere famiglie e cambiando continuamente le carte in tavola.
In una Londra frivola che ricorda
molto le atmosfere del film L’importanza di Chiamarsi
Ernest, c’è chi dietro le quinte muove astutamente i fili dei
burattini dell’alta società un po’ come la Marchesa de
Merteuil de Le Relazioni Pericolose.
Phoebe Dynevor Instagram
Per seguire la carriera di
Phoebe Dynevor e saperne di più sulla sua vita
privata, vi consigliamo di seguire il suo account ufficiale
Instagram.
In più, se volete aggiornamenti sulla nuova serie Bridgerton, in
arrivo il 25 dicembre, seguiti anche gli account ufficiali di
Netflix US e Bridgerton Netflix.
È passata quasi una settimana da
quando Bridgerton
è tornato per la sua seconda
stagione. Ora, il nuovo arrivato della serie
Simone Ashley ha finalmente parlato di ciò che
accadrà per Anthony e Kate in Bridgerton 3. Parlando con Deadline, l’attrice britannica
ha confermato che lei e il co-protagonista Jonathan Bailey stanno davvero tornando per la
prossima terza stagione di Bridgerton su
Netflix.
“Torneremo! Kate e Anthony
hanno appena iniziato”, ha detto Ashley. “Abbiamo la
straordinaria Jess Brownell che sta prendendo il comando come
showrunner nella terza stagione. Nella seconda, c’è stato un sacco
di tira e molla tra Kate e Anthony, ci sono state complicazioni con
la famiglia, e poi si sono ritrovati verso il fine. Penso che
tutto sia appena iniziato. Mi piacerebbe vedere Kate lasciarsi
andare un po’ di più e giocare di più nella terza stagione e
nuotare insieme in quel cerchio dell’amore. Penso che se lo
meritino entrambi”.
Ashley ha anche anticipato che Kate
ora avrà il controllo della famiglia Bridgerton
come nuova viscontessa, promettendo una Kate Sharma “più forte di
cuore”.
“Adesso è a capo della casa e
ha degli stivali grandi da mettere. Penso che possa
farcela”, ha scherzato Ashley. “Voglio mantenere
quella morbidezza e quella vulnerabilità a Kate, di sicuro, e lei
può condividerle con Anthony. Sono solo entusiasta che lei
abbia una casa e una famiglia. Sono entusiasta di vederla
crescere. Penso che mi piacerebbe vedere Kate molto più
coraggiosa, meno testarda e più forte di cuore”.
Dato che l’ultima stagione è ancora
così fresca, i dettagli sulla storia della terza puntata sono
ancora scarsi. Dopo Daphne e Anthony, non è ancora chiaro chi
sarà il prossimo personaggio principale tra i restanti fratelli
Bridgerton non sposati.
La seconda
stagione di Bridgertonè
basata sul secondo libro dei romanzi di Bridgerton di Julia Quinn,
intitolato Il visconte che mi amava . Il
romanzo è incentrato sulla ricerca di un matrimonio adatto per il
fratello maggiore Bridgerton, Anthony, interpretato nella serie da
Jonathan Bailey.
Il cast di Bridgerton comprende
Phoebe Dynevor, Golda Rosheuvel,
Jonathan Bailey, Luke Newton, Claudia Jessie, Nicola Coughlan,
Ruby Barker, Sabrina Bartlett, Ruth Gemmell, Adjoa Andoh, Polly
Walker, Bessie Carter e Harriet
Cains. Ritorna anche Julie Andrews come voce di Lady
Whistledown. Insieme a loro nell’ultima stagione ci sono
Shelley Conn, Calam Lynch, Charithra Chandran, Rupert Young e
Rupert Evans.
La serie è stata adattata dal
veterano di Scandal Chris Van
Dusen, che collabora con lo showrunner e produttore esecutivo
Shonda Rhimes e Betsy Beers di Shondaland.
Il 18 agosto, dal franchise
d’animazione più importante di tutti i tempi, arriva la storia
delle origini di come il più grande super cattivo del mondo ha
incontrato per la prima volta i suoi iconici Minions, forgiato l’equipaggio più spregevole del
cinema e affrontato la forza criminale più inarrestabile mai vista,
tutto in Minions
2 – Come Gru Diventa Cattivissimo.
Negli anni 70, molto prima di
diventare il maestro del male, Gru (il candidato all’Oscar Steve Carell doppiato in italiano da Max Giusti)
è solo un dodicenne di periferia, che trama di conquistare il mondo
dal suo scantinato, senza grossi risultati. Quando Gru incontra i
Minions, tra cui Kevin, Stuart, Bob e Otto— un nuovo Minion con un
apparecchio per i denti e un disperato bisogno di compiacere-
uniscono le forze come una famiglia strampalata. Insieme,
costruiscono il loro covo, sperimentando con le loro prime armi e
mettendo a segno le loro prime missioni.
Quando il famigerato super gruppo
di cattivi, i Malefici 6, spodesta il loro leader- il leggendario
lottatore Wild Knuckles (vincitore dell’Oscar Alan Arkin)- Gru,
loro fan sfegatato, si reca ad un colloquio per diventare il nuovo
membro del gruppo. I Malefici 6 inizialmente non sono impressionati
dall’aspirante cattivo, ma poi Gru li supera in astuzia, facendoli
infuriare ritrovandosi ad essere improvvisamente il mortale nemico
dei più cattivi al mondo. Con Gru in fuga, i Minions cercano di
imparare l’arte del kung fu per aiutare Gru che finalmente scoprirà
che anche i cattivi a volte hanno bisogno dell’aiuto degli
amici.
Con le scene d’azione più
spettacolari nella storia di Illumination, brulicante dell’umorismo
sovversivo che contraddistingue il franchise,
Minions 2 – Come Gru Diventa Cattivissimo dà il
benvenuto ad un nuovo, entusiasmante cast stellare di voci
originali che include i Malefici 6: Taraji P. Henson nei panni di
Belle Bottom, una leader cool e sicura di sé, la cui cintura
funziona anche da mazza letale; Jean-Claude Van Damme, il
nichilista Jean Clawed, armato (letteralmente) di un gigantesco
artiglio robotico; Lucy Lawless è Nunchuck, il cui tradizionale
abito da suora nasconde i suoi micidiali nunchaku; Dolph Lundgren è
Svengeance, il campione svedese di pattinaggio a rotelle, che
dispensa calci ai suoi nemici con pattini chiodati; e Danny Trejo
come Stronghold, le cui mani di ferro giganti sono una minaccia per
gli altri ma anche un peso per lui. Il film ha come protagonista
anche Russell Brand nei panni del giovane Dottor Nefario, un
aspirante scienziato pazzo, Michelle Yeoh nei panni di Master Chow,
un’agopunturista abile nel kung fu, e Julie Andrews, vincitrice
dell’Oscar, che interpreta l’egocentrica ed esasperante mamma di
Gru.
Con alla guida i creatori originali
del franchise,
Minions 2 – Come Gru Diventa Cattivissimo è prodotto
da Chris Meledandri, visionario fondatore e CEO della Illumination,
insieme ai suoi collaboratori di lunga data Janet Healy e Chris
Renaud. Il film vede il ritorno alla regia di Kyle Balda
(Cattivissimo Me 3, Minions), mentre Brad Ableson (I Simpson) e
Jonathan del Val (dai film Pets – Vita da animali) servono in veste
di co-registi, e sarà caratterizzato ancora una volta dall’iconica
voce di Pierre Coffin nei panni dei Minions, e da una pazzesca
colonna sonora anni ’70 curata dal leggendario produttore musicale
e vincitore dei Grammy Jack Antonoff. Con alla guida i creatori
originali del franchise, Minions 2: Come Gru Diventa Cattivissimo è
prodotto da Chris Meledandri, visionario fondatore e CEO della
Illumination, insieme ai suoi collaboratori di lunga data Janet
Healy e Chris Renaud. Il film vede il ritorno alla regia di Kyle
Balda (Cattivissimo Me 3, Minions), mentre Brad Ableson (I Simpson)
e Jonathan del Val (dai film Pets – Vita da animali) servono in
veste di co-registi, e sarà caratterizzato ancora una volta
dall’iconica voce di Pierre Coffin nei panni dei Minions, e da una
pazzesca colonna sonora anni ’70 curata dal leggendario produttore
musicale e vincitore dei Grammy Jack Antonoff.
La famiglia di Bruce Willis ha annunciato che l’attore si
ritirerà dalla professione dopo che gli è stata diagnosticata
l’afasia, un disturbo del linguaggio causato da un danno cerebrale
che colpisce la capacità di comunicare di una persona. I membri
della famiglia di Willis hanno pubblicato una dichiarazione
congiunta sui social media in cui annunciavano il ritiro
dell’attore.
“Agli straordinari sostenitori
di Bruce, come famiglia volevamo condividere che il nostro amato
Bruce ha avuto alcuni problemi di salute e gli è stata recentemente
diagnosticata l’afasia, che sta influenzando le sue capacità
cognitive”, si legge nella dichiarazione. “Di conseguenza,
e con molta considerazione, Bruce si sta allontanando dalla
carriera che ha significato così tanto per lui”.
“Questo è un momento davvero
impegnativo per la nostra famiglia e apprezziamo molto il vostro
continuo amore, compassione e supporto”, continua la
dichiarazione. “Stiamo attraversando questo come una forte
unità familiare e volevamo coinvolgere i suoi fan perché sappiamo
quanto lui significhi per loro, così come loro per lui. Come dice
sempre Bruce, “VIVI” e insieme abbiamo intenzione di fare proprio
questo”.
Variety ha contattato il rappresentante di Bruce Willis per ulteriori commenti, ma il suo
team non ha ulteriori dichiarazioni da fornire in questo momento
oltre alle parole della sua famiglia di seguito.
Leggi la dichiarazione completa
della famiglia di Willis nel post sui social media di seguito.
House
of the Dragon, l’attesissima serie HBO, debutterà su
Sky e in streaming su NOW il 22 agosto, in contemporanea assoluta
con la messa in onda della tv via cavo americana, in tutti i
territori in cui Sky è presente. Tratta dal romanzo “Fuoco e
sangue” di George R.R. Martin, la serie, di cui vengono rilasciate
oggi le nuove immagini, è ambientata 200 anni prima degli eventi
citati ne “Il Trono di Spade” e racconta la storia della
Casa
Targaryen.
I fan, ma anche quanti vogliano
arrivare preparati all’appuntamento di agosto senza aver ancora mai
visto la serie madre, possono recuperare tutte le stagioni de
Il
Trono di Spade on demand su Sky e in streaming su
NOW.
In dieci episodi girati nel Regno
Unito, House
of the Dragon vanta un grande cast che include
fra i protagonisti Paddy Considine, Matt
Smith, Olivia Cooke, Emma
D’Arcy, Steve Toussaint, Eve Best, Sonoya Mizuno, Fabien
Frankel, Rhys Ifans.
Nel cast anche Milly Alcock, Bethany Antonia, Phoebe Campbell,
Emily Carey, Harry Collett, Ryan Corr, Tom Glynn-Carney, Jefferson
Hall, David Horovitch, Wil Johnson, John Macmillan, Graham
McTavish, Ewan Mitchell, Theo Nate, Matthew Needham, Bill Paterson, Phia Saban, Gavin
Spokes, Savannah Steyn.
Co-creatore e produttore esecutivo
della serie George R.R. Martin; co-creatore, co-Showrunner,
produttore esecutivo e sceneggiatore Ryan Condal; co-showrunner,
produttore esecutivo e regista Miguel Sapochnik; produttore
esecutivo e sceneggiatrice Sara Hess; produttori esecutivi Jocelyn
Diaz, Vince Gerardis, Ron Schmidt; registi Clare Kilner, Geeta V.
Patel; regista e co-produttore esecutivo Greg Yaitanes. Tratto dal
romanzo “Fuoco e Sangue” di George R.R. Martin.
La serie What
If…? della Marvel è senza alcun dubbio uno dei
progetti più ambiziosi che gli Studios hanno
voluto affrontare negli ultimi anni. Senza confondere la cronologia
della Sacra Linea Temporale, lo show si avventura nel concetto di
multiverso, proponendoci versioni alternative di storyline e
personaggi come Thor, Capitan
America e Iron Man. Ai fini narrativi,
per riuscire ad alterare il corso della
storia di questi eroi, bisogna che qualcosa cambi drasticamente,
nel bene e nel male, eppure, in alcuni di questi casi, la versione
alternativa si è rivelata la soluzione migliore per l’eroe in
questione.
Per quanto sia fantastico vedere
Loki combinare continuamente guai, è probabilmente
più felice e soddisfatto come re dei Giganti di Ghiaccio. Allo
stesso modo, suo fratello Thor è molto meglio inquadrato come
“Parthy Thor”, principe delle feste, piuttosto che Vendicatore; in
sostanza, se c’é qualcosa che What If…?
ci ha insegnato è che “diverso è
meglio“.
Captain Carter
Fin dall’episodio pilota, ai fan
viene presentata una nuova versione rispetto alla “formula”
standard del Capitan America che conosciamo: qui è Peggy
Carter che si scambia di posto con Steve
Rogers, nuovo Super-Soldato dell’Universo. Anche se non è
ciò che l’agenzia aveva originariamente pianificato, questo ha
conferito all’agente Carter un ruolo maggiormente eroico nella
guerra contro l’HYDRA.
In poche parole, Captain
Carter compie più azioni su larga scala rispetto alla sua
controparte del MCU; non solo diventa un membro
dello SHIELD, ma Carter e Rogers si “riuniscono” senza l’ausilio
delle Gemme dell’Infinito.
Steve Rogers
All’aspirante Capitan
America di What
If…? viene concesso un arco narrativo molto
interessante nella serie, che non ha a che fare con l’essere
iniettato con sostanze sperimentali. È vero, il mondo potrebbe aver
perso Capitan America, ma ha guadagnato lo Stomper dell’HYDRA e,
anche se non è l’eroe che conosciamo, a stelle e strisce e
con un piano sempre a portata di mano, siamo rimasti notevolmente
affascinati da questo studio sul personaggio.
È ancora pelle e ossa quanto lo era
prima della somministrazione del siero, ma l’immagine di un eroe
sfavorito che brandisce l’armatura di
Stark ha davvero un valore immenso. Inoltre, anche se
Steve potrebbe non essere famoso come Capitan America, riesce
comunque sia a stare con l’amore della sua vita che ad essere un
supereroe.
Principe T’Challa
Peter Quill
potrebbe essere stato lo Star-Lord più adorabile,
ma T’Challa è stato il più apprezzato.
Non solo ha indossato la maschera e il mantello del personaggio con
la stessa somma dignità e disinvoltura di Black Panther, ma il suo operato è
stato decisamente più di successo e ha dimostrato di possedere una
personalità notevolmente eroica, molto più di Quill.
Benché Quill fosse certamente un
amabile fuorilegge, le azioni di T’Challa hanno giovato beneficio
in tutto il multiverso. Non solo ha infatti aiutato a sconfiggere
Ultron, ma è riuscito a convincere Thanos a rinunciare ai suoi piani di
decimazione dell’universo con una semplice conversazione: già solo
per questo, merita di essere lodato.
Yondu
Per quanto toccante sia stata la
relazione di Yondu con Quill, la
sua carriera con T’Challa alla guida è stata
probabilmente molto più prospera e vantaggiosa. Non solo Yondu e il
resto dei Ravagers se ne sono andati con un bottino
infinitamente maggiore, ma è stato in grado di reinventare il corpo
come una forza per il bene piuttosto che per il crimine.
Alla fine dei conti Yondu è sempre
Yondu: è ancora una losca canaglia dalle frecce mortali e dalla
personalità disturbata, ma la sua energia e la sua natura riescono
ad essere canalizzate e sfruttate in maniera molto più efficace, il
che rende il Ravager decisamente più
felice.
Loki
Un fatto noto che molti fan della
Marvel tendono a dimenticare è che Loki non è un
Asgardiano, ma in parte un Gigante di
Ghiaccio. Come vediamo in parte dell’episodio “What
If Thor Were An Only Child”, Thor viene cresciuto
da solo senza Loki che “mantenga le cose vivaci“, come
descrive l’Osservatore. Anziché essere il dio ingannatore della
malizia, Loki ci viene presentato come un forte e sicuro re degli
Jotun.
In un certo senso, Loki ottiene
finalmente quello che ha sempre voluto: è un re con tutti i
fronzoli e i capricci che ne conseguono. E, per quanto gli
spettatori possano apprezzarlo o meno, nessun regno è
stato decimato in tutto ciò.
Thor
Anche se l’episodio di What
If…? dedicato a Thor non era né
il più profondo o il più stratificato, e probabilmente non
rispecchiava neanche al meglio l’atmosfera della serie nel suo
complesso, ha sicuramente regalato agli spettatori una visione
alternativa davvero divertente del Dio del
Tuono. Per questo, dire che non si tratta di una
versione di Thor più felice di sé stesso è, in fin dei conti, una
falsità.
Anche se il suo “didietro
asgardiano” è stato letteralmente messo a
nudo da Captain Marvel, Thor è
ancora il principe di Asgard che i fan conoscono e adorano. E, pur
essendo stato sicuramente un momento di definizione importante del
personaggio, è stato commovente vederlo riunito con
Frigga.
Ultron
La versione What
If…? di Ultron è stata una delle
migliori varianti in assoluto di un cattivo già convincente di per
sé: non solo ha vinto e ha quindi avuto successo nel suo obiettivo
finale di epurare il pianeta, ma lo ha fatto più volte
in più universi.
Sì, alla fine ha perso contro i
Guardiani del Multiverso, ma non si può negare che
nel suo universo di origine, la versione definitiva di
Ultron ha comunque vinto e conquistato tutta la
vita sulla Terra, adempiendo così al suo percorso di
sterminio.
Thanos
Non solo Thanos è
stato disarmato da una solida argomentazione di
Star-Lord/T’Challa, ma ha continuato a vivere
un’esistenza molto più felice,
riallacciando persino la relazione con sua figlia
Gamora. Mentre il Titano Pazzo di Terra 616 è
riuscito a spazzare via metà di tutta la vita conosciuta, la sua
versione nel multiverso possiede un valore differente.
Potrebbe ancora avere
quella teoria genocida, ma il suo potere
è sfruttato per il bene e il suo pianeta
è stato salvato da T’Challa e dai Ravagers. Dal momento
che non ha bisogno di inseguire le Gemme dell’Infinito, non c’è davvero motivo di
inaugurare un’era di distruzione; anzi, è molto più soddisfatto
della sua agricoltura, o almeno questo è ciò che dice T’Challa.
Sono in arrivo tante novità per gli
appassionati dell’Home Entertainment. West Side
Story, l’adattamento del celebre classico diretto
da Steven
Spielberg candidato a 7 premi Oscar, e finalmente
disponibili in Home Video. Oltre alle versioni Blu-Ray e DVD,
West
Side Story arriva anche in formato UHD e UHD
Steelbook.
Le versioni Blu-Ray e UHD includono
anche tanti contenuti extra inediti che trasporteranno gli
spettatori direttamente dietro le quinte dei film, per scoprire
retroscena, curiosità e Fun Facts con il commento del cast e dei
filmmaker.
Diretto dal vincitore dell’Academy
Award Steven
Spielberg, da una sceneggiatura del vincitore del
Premio Pulitzer e del Tony Award Tony Kushner, West Side Story racconta la classica
storia delle feroci rivalità e dei giovani amori nella New York del
1957. La rivisitazione dell’amato musical è interpretata da
Ansel Elgort (Tony), Rachel Zegler (María),
Ariana DeBose (Anita), David Alvarez
(Bernardo), Mike Faist (Riff), Josh Andrés Rivera (Chino), Ana
Isabelle (Rosalía), Corey Stoll (Tenente Schrank), Brian d’Arcy
James (Agente Krupke) e Rita Moreno (nel ruolo di Valentina,
proprietaria del negozio in cui lavora Tony). Moreno, una degli
unici tre artisti ad aver vinto i premi Oscar, Emmy, GRAMMY, Tony e
Peabody, è anche una dei produttori esecutivi del film.
La squadra creativa del film, che
unisce il meglio di Broadway e Hollywood, include Tony Kushner, che
è anche il produttore esecutivo; il vincitore del Tony Award Justin
Peck, che ha ideato le coreografie del film; il celebre direttore
d’orchestra della Los Angeles Philharmonic e vincitore del GRAMMY
Award Gustavo Dudamel, che ha curato le registrazioni dell’iconica
colonna sonora; il compositore e direttore d’orchestra candidato
all’Academy Award David Newman (Anastasia), che ha
composto la colonna sonora; la compositrice vincitrice del Tony
Award Jeanine Tesori (Fun Home, Thoroughly Modern
Millie), che ha supervisionato il cast per le parti cantate; e
il music supervisor candidato al Grammy Matt Sullivan (La Bella
e la Bestia, Chicago), produttore esecutivo delle
musiche del film. Il film è prodotto da Spielberg, dalla
produttrice candidata all’Academy Award Kristie Macosko Krieger e
dal produttore vincitore del Tony Award Kevin McCollum. West Side Story è l’adattamento cinematografico dello
spettacolo di Broadway originale del 1957, con libretto di Arthur
Laurents, musiche di Leonard Bernstein, testi di Stephen Sondheim,
e ideato, diretto e coreografato da Jerome Robbins.
Introduzione – Il regista Steven Spielberg intraprende un viaggio che
lo porterà a realizzare uno degli obiettivi della sua carriera:
dirigere un adattamento cinematografico di un musical iconico.
Un’avventura che si rivelerà ricca di sfide.
Prologue – Introduzione alla scena di
apertura del film e la sua ambientazione, dagli iconici schiocchi
di dita alle coreografie più complesse. La visione di Spielberg
prende forma.
Gli Sharks e i Jets – Incontro con gli
interpreti dei due gruppi rivali. Approfondimento su La
Borinqueña, inno nazionale del Porto Rico aggiunto alla nuova
versione della storia, e sul significato profondo del brano Jet
Song.
The Dance At The Gym – Analisi del
brano The Dance At The Gym con la coreografia di Justin
Peck, uno dei momenti chiave del film che conduce al primo incontro
tra Tony e Maria.
Storia d’Amore – Approfondimento sulla
nascente storia d’amore tra Tony e Maria attraverso le canzoni
Maria e Tonight. Rachel Zegler (Maria) e Ansel
Elgort (Tony) commentano l’esperienza durante i provini e ciò che
ha permesso loro di prendere parte a un film così importante per le
proprie carriere.
America – Durante una terribile
ondata di caldo, cast e filmmaker affrontano le riprese tra le
strade di New York per uno dei numeri di danza più importanti del
film: il brano America, con Ariana DeBose nei panni di
Anita.
Gee, Officer Krupke – Spielberg e i
Jets danno vita alla propria versione di Gee, Officer
Krupke attraverso nuove scenografie, coreografie e registri
vocali, mentre esplorano il significato dei testi di Stephen
Sondheim. Iris Menas (Anybodys) riflette sull’importanza del
proprio ruolo.
Cool – Durante la prima settimana di
riprese, Spielberg e il cast si immergono nell’impegnativo ed
elaborato set del numero musicale Cool.
Da Quintet a The Rumble –
Spielberg e il suo team alle prese con le scene collegate dei brani
The Quintet e The Rumble. La sequenza della lotta
tra le due gang rivali, tradizionalmente coreografata con grande
stile, assume ora maggiore autenticità e veracità.
I Feel Pretty – Lo sceneggiatore Tony
Kushner dà una luce completamente nuova al brano I Feel
Pretty. Nell’adattamento di Spielberg, la celebre canzone di
Stephen Sondheim assume un nuovo significato, legato
all’ambientazione nei grandi magazzini Gimbels.
Somewhere – La leggenda di Hollywood
Rita Moreno, acclamata per il ruolo di Anita nella versione del
1961, torna nei panni di Valentina, vedova proprietaria del negozio
in cui lavora Tony, oltre che come produttore esecutivo del film.
L’attrice è riuscita a trasmettere la sua straordinaria esperienza
durante le riprese e canta il brano Somewhere.
Finale – In una toccante testimonianza sul
talento del cast e dei filmmaker di West Side Story,
Spielberg ripercorre quella che è stata “una delle migliori
esperienze cinematografiche” della sua carriera.
Tributo – Una dedica allo stimato autore
Stephen Sondheim. In una delle sue ultime testimonianze, l’artista
riflette sulla sua carriera e l’esperienza di West Side
Story.
Le canzoni di West Side Story
L’elenco dei numeri musicali di West Side Story da vedere e
rivedere:
Prologue
La Borinqueña
Jet Song
Something’s Coming
The Dance At The Gym
Maria
Balcony Scene (Tonight)
America
Gee, Officer Krupke
One Hand, One Heart
Cool
Tonight (Quintet)
The Rumble
I Feel Pretty
Somewhere
A Boy Like That/I Have A Love
*I contenuti extra potrebbero
variare in base al formato
SPECIFICHE TECNICHE
Formati:
Blu-Ray, DVD, 4K UHD, UHD Steelbook
Durata:
156 minuti circa
Rating:
6+
Aspect Ratio:
2.39:1
Audio:
UHD: Inglese Dolby Atmos 7.1.4; Italiano, Tedesco,
Francese Dolby Digital Plus 7.1; Inglese audio descrittivo Dolby
2.0. Blu-Ray: Italiano e Tedesco Dolby Digital Plus 7.1; Inglese
DTS-HD MA 7.1; DVD: Italiano, Inglese e Tedesco Dolby Digital 5.1;
Sottotitoli:
UHD: Italiano, Tedesco, Inglese per non udenti, Danese,
Finlandese, Norvegese, Svedese, Francese. Blu-Ray: Italiano, Inglese per non udenti e Tedesco. DVD: Italiano, Inglese per non udenti e Tedesco.
Netflix rilascia il teaser trailer del nuovo di
Il mostro dei mari, film d’animazione Il mostro
dei mari, che debutterà venerdì 8 luglio in tutti i Paesi in cui il
servizio è attivo.
Con la regia del premio
Oscar Chris Williams (Oceania,
Big Hero 6, Bolt: un
eroe a quattro zampe), Il mostro dei
mari conduce lo spettatore ai confini del mondo, dove ha
inizio la vera avventura.
Il mostro dei mari, la trama
In un’epoca in cui
creature terrificanti solcano i mari, i cacciatori di mostri sono
considerati veri e propri eroi. E il grande Jacob Holland è di
certo il più osannato. Ma quando la giovane Maisie Brumble
s’imbarca clandestinamente sulla sua nave leggendaria, l’uomo trova
a sorpresa un’alleata. Insieme intraprendono un viaggio epico in
acque inesplorate ed entrano nella storia.
———-
Netflix è il più grande
servizio di intrattenimento in streaming del mondo, con 222 milioni
di abbonati paganti in oltre 190 paesi che accedono a un ampio e
variegato catalogo di serie TV, documentari, film e giochi per
dispositivi mobili in numerose lingue. Gli abbonati possono
guardare tutto ciò che vogliono in qualsiasi momento, ovunque e su
ogni schermo connesso a Internet. Possono mettere in pausa e
riprendere la visione a piacimento, senza interruzioni
pubblicitarie e senza impegno.
Avevamo già raccontato l’ironia con
cui David F. Sandberg, il regista di Shazam! Fury
of the Gods, aveva preso la notizia dell’anticipo
dell’uscita del suo film al periodo di Natale, dove però concorrerà
con Avatar 2, che finalmente
sarà in sala lo stesso giorno, il 12 dicembre 2022.
Adesso il regista risponde con
grande onestà alla domanda in merito a un eventuale timore di
scontrarsi con il film di James Cameron al box office. Sandberg
ha scritto su Instagram:
“Sono molto contento che il film esca quest’anno. Sarebbe
stato stupido finire il film e poi aspettare fino alla prossima
estate. Sicuramente non mi aspetto di aprire al primo posto al box
office contro Avatar, ma va bene lo stersso.”
Cosa sappiamo di Shazam! Fury of
the Gods
Shazam! Fury
of the Gods sarà diretto ancora una volta
da David F. Sandberg e vedrà il ritorno
di Zachary
Levi nei panni dell’eroe del titolo. Il film uscirà al
cinema il 12 dicembre 2022. Nel cast è confermato il ritorno
di Asher Angel, mentre i villain saranno
interpretati dalle new entry Helen Mirren, Rachel
Zegler eLucy
Liu. Mark
Strong non tornerà nei panni del Dottor Sivana,
mentre Djimon
Hounsou sarà ancora una volta il Mago. Il primo
film è uscito nelle sale ad aprile 2019.
Presente alla serata degli
Oscar 2022 in veste di presentatrice,
Zoe
Kravitz ha condannato duramente il gesto di
Will
Smith attraverso due post su Instagram.
Condividendo i suoi due look per la serata, l’attrice interprete di
Catwoman in The
Batman ha commentato le foto dicendo: “Questa è una foto
del mio vestito allo spettacolo dei premi, dove ora sembra che si
aggredisca la gente sul palco.” E poi: “e ecco qui una
foto del mio vestito alla festa dopo lo spettacolo dei premi, dove
ora sembra che si aggredisca la gente sul palco.”
https://www.instagram.com/p/Cbs9QLBPIY4/
https://www.instagram.com/p/Cbs-pDdvhkr/
Dopo le scuse pubbliche di Will
Smith e l’avvio di una indagine da parte dell’Academy, non sappiamo
se l’ormai famosa spiacevolissima situazione avrà degli altri
risvolti, che potrebbero anche arrivare al ritiro del premio da
parte dell’Academy a Will Smith.
The
Northman, il nuovo film di Robert
Eggers, il regista del film horror acclamato dalla
critica, The Witch, ha potenzialmente
messo insieme un cast stellare per il suo nuovo progetto,
The
Northman, prodotto dalla New Regency.
La vincitrice dell’Oscar
Nicole Kidman,
Alexander Skarsgård, Anya Taylor-Joy di
The Witch, Bill Skarsgård,
Björk e il candidato all’Oscar Willem Dafoe fanno parte del cast,
prodotto da Lars Knudsen (Hereditary, Midsommar).
The
Northman è descritto come una saga di
vendetta vichinga ambientata in Islanda all’inizio del X secolo.
Eggers ha scritto la sceneggiatura con il poeta e romanziere
islandese Sjón.
Presentato al Festival di Cannes, The Lighthouse, con Dafoe e
Robert Pattinson, è invece il
secondo film di Eggers, che aspetta di essere ancora distribuito
nel nostro paese. Il film in bianco e nero è stato nominato miglior
film alla Settimana della critica e alla Quinzaine des
Réalisateurs di Cannes dalla Federazione internazionale dei
critici cinematografici.
Le star Amy Adams e Patrick Dempsey hanno svelato che
Disenchanted, il sequel del film di
successo Come d’incanto, debutterà in streaming in
esclusiva su Disney+ nell’autunno del 2022.
David Fincher ha
concluso le riprese del suo prossimo film, The
Killer, realizzato con Netflix. The Killer è un film d’azione neo-noir
basato su una graphic novel francese con lo stesso titolo che segue
la vita di un assassino senza nome. Il nuovo film Netflix è diretto
da David Fincher e vede nei ruoli principali
Michael Fassbender e Tilda Swinton.
Di seguito, il post di Instagram
che conferma la conclusione delle riprese di The
Killer, con particolari ringraziamenti al Direttore della
Fotografia Erik Messerschmidt e ai protagonisti Swinton e
Fassbender.
A seguito della conferma di
James
Gunn sull’inizio dei lavori dello Holiday
Special di Guardiani della Galassia,
ecco le prime foto dal set, diffuse da The Direct. Le
foto, scattate ad Atlanta, in Georgia, mostrano delle scene che
saranno ambientate sulla Terra.
Jim Carrey si è detto disgustato dalla
standing ovation del pubblico per Will
Smith agli Oscar 2022, quando, poco
prima di ricevere il premio al miglior attore, aveva schiaffeggiato
il comico Chris Rock sul palco, in diretta.
Smith ha dovuto affrontare un’enorme
contraccolpo dopo aver colpito Rock in diretta TV durante la
trasmissione televisiva degli Oscar 2022, il che ha indotto
l’attore a scusarsi il giorno dopo e ha costretto l’Academy ad
avviare un’indagine formale sulla questione. Smith ha incolpato il
suo stato emotivo per uno scherzo personale nei confronti di sua
moglie, Jada Pinkett Smith, come motivo dello
sfogo violento.
In un’intervista con Gayle
King su CBS Mornings, Jim Carrey si è scagliato contro
Hollywood per il suo comportamento “smidollato” in
risposta alle azioni di Smith, dicendo che era “infastidito
dalla standing ovation“, che secondo lui era
“un’indicazione davvero chiara che noi non siamo più il club
alla moda“. L’attore ha inoltre spiegato che avrebbe reagito
in modo diverso se Smith lo avesse schiaffeggiato, dicendo che la
decisione di Rock di non reagire era probabilmente dovuta al non
volere “la seccatura” di affrontarla. Carrey ha detto che se fosse
stato lui, avrebbe annunciato che avrebbe “fatto causa a Will
per $ 200 milioni di dollari, perché quel video sarà lì per sempre.
Sarà onnipresente. Quell’insulto durerà a lungo. ” Carrey ha
ulteriormente sottolineato il punto, dicendo che mentre chiunque
può criticare dal pubblico o dai social media, nessuno ha il
diritto di attaccare fisicamente qualcuno per una battuta:
“Se vuoi urlare dal pubblico e
mostrare disapprovazione o dire qualcosa su Twitter, non hai il
diritto di salire sul palco e dare uno schiaffo in faccia a
qualcuno perché ha detto delle cose.”
Quando King ha detto che la
situazione sembrava una “escalation“, Carrey l’ha
interrotta rapidamente, dicendo: “Non è stata una
intensificazione di niente, è venuta dal nulla perché Will ha
qualcosa dentro di lui che è stato toccato”. Carrey ha
concluso, dicendo che ha augurato il meglio a Smith e non ha nulla
contro l’attore, notando che ha fatto grandi cose, ma che “non
è stato un buon momento” per il vincitore dell’Oscar, poiché
“ha gettato un drappo” sul resto dei vincitori e dei
candidati.
“Molte persone hanno lavorato
duramente per arrivare in quel posto. E per avere il loro momento
al sole, per ottenere il premio per il duro lavoro che hanno
svolto, non è un’impresa da poco passare attraverso tutte le cose
che devi fare per arrivare a essere nominato per un Oscar. È un
guanto di devozione che devi abbracciare. È stato un momento così
egoistico che ha gettato un drappo sull’intera faccenda”, ha
detto Jim Carrey, concludendo.