Il cinema dei vampiri esiste praticamente da quando esiste l’horror, e proprio per questo riuscire ancora a trovare qualcosa di nuovo dentro una mitologia così sfruttata è diventato sempre più difficile. Dracula è stato adattato un numero incalcolabile di volte, mentre generazioni di registi hanno riscritto le regole su luce del sole, immortalità, sangue e desiderio. Eppure il genere non ha mai davvero smesso di cambiare: i film migliori degli ultimi vent’anni hanno dimostrato che il vampiro può essere molto più di una creatura gotica nascosta in un castello.
Le opere qui raccolte hanno portato i non morti in contesti completamente diversi: nelle periferie innevate della Svezia, nella Detroit decadente, in una città iraniana immaginaria, in una casa condivisa a Wellington o dentro un juke joint del Mississippi. Alcune sono horror puri, altre storie d’amore, commedie o riflessioni sulla solitudine e sull’identità. Il loro punto in comune è aver trovato qualcosa di nuovo dentro uno dei mostri più antichi del cinema, dimostrando che il vampirismo continua a essere una metafora sorprendentemente elastica.

I Peccatori (2025)
Dopo anni trascorsi all’interno di grandi franchise, Ryan Coogler è tornato a un progetto originale con I Peccatori, costruendo un racconto sui vampiri ambientato nel Mississippi degli anni Trenta. Michael B. Jordan interpreta i gemelli Smoke e Stack, che tornano nella loro città natale con l’idea di aprire un juke joint e ricominciare da capo. Quella che dovrebbe essere una serata di festa, musica e riconquista della propria comunità si trasforma però rapidamente in qualcosa di molto più pericoloso quando al locale arrivano visitatori che nascondono una natura ben diversa da quella dei criminali e delle autorità con cui i due fratelli sono abituati a confrontarsi.
La forza del film non risiede però soltanto nei vampiri. Coogler utilizza il soprannaturale per parlare di appropriazione culturale, appartenenza, identità e potere, interrogandosi su chi abbia il diritto di creare cultura e su chi, invece, cerchi di impossessarsene. La promessa di entrare a far parte di qualcosa di più grande diventa così seducente e pericolosa allo stesso tempo, mentre le tradizionali regole del mito vampiresco vengono incorporate nel racconto senza mai soffocare i personaggi.
È proprio questo equilibrio a rendere I Peccatori uno dei film vampireschi più riusciti degli ultimi anni: il genere non viene semplicemente aggiornato, ma utilizzato per raccontare qualcosa che va molto oltre la minaccia dei non morti. Il film è arrivato nelle sale italiane con il titolo ufficiale I Peccatori il 17 aprile 2025.

Nosferatu (2024)
Era difficile immaginare un regista contemporaneo più adatto di Robert Eggers a riportare sullo schermo Nosferatu. Tutto il suo cinema precedente sembrava quasi prepararlo a questo incontro: ricostruzione storica ossessiva, folklore, superstizione, ambienti soffocanti e personaggi destinati a precipitare verso qualcosa di terribile. Il suo Nosferatu non sembra quindi tanto un semplice remake di un caposaldo dell’horror quanto il punto d’arrivo naturale di un percorso autoriale iniziato molto prima.
Al centro del film c’è un Conte Orlok interpretato da Bill Skarsgård che abbandona qualsiasi tentazione di rendere il vampiro elegantemente seducente. Orlok è fisico, corrotto, disturbante, quasi una presenza contaminante. A rendere ancora più inquietante il rapporto con lui è Ellen, interpretata da Lily-Rose Depp, il cui legame con la creatura è molto più complesso della classica dinamica tra predatore e vittima.
Il triangolo tra Ellen, Thomas e Orlok trasforma il desiderio stesso in una forza pericolosa. Eggers conserva l’impianto gotico dell’opera ma lo rende profondamente corporeo, ossessivo e sessuale, mettendo continuamente in discussione il confine tra attrazione e repulsione. È un film in cui il vampiro torna a fare paura non perché viene reinventato da zero, ma perché viene riportato alla sua natura più sgradevole e primitiva.
In Italia Nosferatu ha mantenuto il titolo originale ed è arrivato al cinema il 1° gennaio 2025, dopo alcune anteprime a fine dicembre.

Lasciami entrare (2008)
La Svezia innevata potrebbe sembrare un luogo insolito per uno dei più importanti film sui vampiri del XXI secolo, ma proprio il freddo è essenziale per la natura di Lasciami entrare. Oskar è un dodicenne solitario e vittima di bullismo che incontra Eli, una strana ragazzina trasferitasi nel suo complesso residenziale e apparentemente incapace di uscire durante il giorno. Da questo incontro nasce una relazione che il film evita accuratamente di definire attraverso categorie semplici.
Il regista Tomas Alfredson mantiene gli elementi soprannaturali sotto controllo abbastanza a lungo da permettere alla relazione tra i due ragazzi di diventare il vero centro emotivo del racconto. Eli può essere terrificante, ma il mondo di Oskar era già violento prima ancora dell’arrivo di un vampiro. Il bullismo, l’isolamento e l’incapacità degli adulti di vedere davvero ciò che accade intorno a lui rendono il soprannaturale quasi una prosecuzione naturale di una realtà già ostile.
Il rapporto tra Oskar ed Eli diventa così contemporaneamente tenero, inquietante e difficilmente classificabile. Lasciami entrare comprende una cosa fondamentale: l’immortalità può essere meno spaventosa della solitudine. È proprio questa idea a dare alle scene di sangue un peso molto maggiore rispetto a quello che avrebbero in un horror tradizionale.
Il titolo italiano ufficiale è Lasciami entrare, lo stesso utilizzato per il romanzo di John Ajvide Lindqvist da cui il film è tratto.

Vita da vampiro – What We Do in the Shadows (2014)
Dopo secoli di racconti sui vampiri come creature terrificanti, Taika Waititi e Jemaine Clement hanno trovato una domanda molto più urgente: chi lava i piatti quando in casa vivono quattro vampiri immortali? Vita da vampiro – What We Do in the Shadows costruisce tutta la sua forza comica attorno a questa collisione tra mitologia gotica e banalità quotidiana.
Girato come un falso documentario, il film segue un gruppo di vampiri che condividono una casa a Wellington e devono affrontare problemi molto meno epici di quelli normalmente associati alla loro specie: turni domestici, serate nei locali, rivalità sentimentali, difficoltà nel vestirsi senza potersi guardare allo specchio e litigi su chi debba ripulire dopo cena.
La comicità funziona proprio perché Waititi e Clement conoscono abbastanza bene il folklore vampiresco da poterlo smontare pezzo per pezzo senza mai distruggerlo. I protagonisti restano creature soprannaturali capaci di uccidere, ma contemporaneamente si comportano come coinquilini passivo-aggressivi che litigano per la pulizia della cucina. Il contrasto rende ogni regola classica del vampiro una potenziale gag.
Dal film sarebbe poi nata la fortunatissima serie televisiva omonima, ma l’originale conserva una compattezza che lo rende ancora oggi estremamente efficace e facilmente riguardabile. In Italia il titolo ufficiale è Vita da vampiro – What We Do in the Shadows.

Solo gli amanti sopravvivono (2013)
Jim Jarmusch immagina l’immortalità non come una successione infinita di massacri, ma come una relazione sentimentale che dura da secoli. In Solo gli amanti sopravvivono, Tom Hiddleston e Tilda Swinton interpretano Adam ed Eve, due vampiri che hanno attraversato insieme lunghissimi periodi della storia umana accumulando libri, musica, conoscenza e una certa stanchezza nei confronti del mondo.
Adam vive a Detroit circondato dagli strumenti musicali e da una città che sembra lentamente consumarsi insieme a lui, mentre Eve trascorre il proprio tempo a Tangeri tra libri e ricordi. Da lontano la loro esistenza potrebbe sembrare sofisticata e quasi ideale; vista da vicino, però, rivela il peso enorme dell’immortalità. Adam è in particolare esausto dall’umanità, che continua a ripetere gli stessi errori nonostante lui abbia avuto secoli per osservarla.
Jarmusch trasforma così il vampirismo in una domanda molto più intima: cosa significa restare accanto alla stessa persona mentre quasi tutto ciò che conosciamo scompare? L’immortalità non è soltanto un privilegio, ma la condanna a vedere il mondo cambiare continuamente senza poterlo seguire davvero. Adam ed Eve sopravvivono perché hanno l’un l’altro, ma persino il loro amore è attraversato da malinconia, noia e necessità di reinventarsi.
Il risultato è un film romantico, ironico e profondamente malinconico, capace di trattare i vampiri come creature culturali più che come semplici mostri. In Italia il titolo ufficiale è Solo gli amanti sopravvivono.

A Girl Walks Home Alone at Night (2014)
A Girl Walks Home Alone at Night dichiara immediatamente di voler essere qualcosa di diverso. Girato in un bianco e nero estremamente stilizzato e recitato in persiano, il film di Ana Lily Amirpour è ambientato nella fittizia città iraniana di Bad City, uno spazio quasi fuori dal tempo attraversato da criminali, tossicodipendenti, prostitute e persone intrappolate nelle proprie solitudini. Tra queste strade si muove una vampira senza nome interpretata da Sheila Vand, avvolta in un chador e capace di trasformare la notte in un territorio completamente suo.
La ragazza è contemporaneamente predatrice e qualcosa di molto vicino a una vigilante. Amirpour evita deliberatamente di stabilire un rapporto morale semplice tra il pubblico e il personaggio: possiamo temerla, comprenderla e persino parteggiare per lei nel giro della stessa scena. Il suo incontro con Arash introduce inoltre una componente romantica, ma senza trasformare il film nella consueta storia d’amore soprannaturale.
La forza dell’opera sta soprattutto nel modo in cui prende elementi riconoscibili del mito vampiresco e li ricompone attraverso un’identità visiva e culturale totalmente personale. Horror, western, romance, cinema iraniano e iconografia pop convivono senza che il film sembri mai una semplice somma di influenze.
È proprio questa capacità di reinventare qualcosa che sembrava già raccontato in ogni modo possibile a renderlo il titolo che meglio sintetizza l’intera lista. I vampiri continuano a funzionare perché ogni generazione può trasformarli nello specchio di nuove paure, desideri e contraddizioni. A Girl Walks Home Alone at Night ne è una delle dimostrazioni più radicali e riuscite degli ultimi vent’anni. In Italia il film è distribuito e reperibile con il titolo originale.

