Netflix ha trovato in Below una premessa ideale per esplorare uno dei territori più affascinanti dell’horror contemporaneo: la paura dell’ignoto. La miniserie in sei episodi, interpretata da Josh Hartnett e Mackenzie Davis, introduce una misteriosa creatura marina e costruisce inizialmente un’atmosfera che richiama direttamente l’immaginario di H.P. Lovecraft. Tuttavia, proprio quando il racconto sembra pronto ad approfondire la propria dimensione più inquietante, cambia direzione, trasformandosi progressivamente in un thriller ecologico molto più convenzionale.
Le prime puntate di Below evocano racconti lovecraftiani come La maschera di Innsmouth e Dagon, grazie alla presenza di un’entità sottomarina tanto terrificante quanto difficile da comprendere. Il mostro rimane a lungo nascosto, mentre le sue manifestazioni suggeriscono un potere che supera le capacità umane. La serie introduce anche elementi vicini all’horror giapponese di Ringu e alla paranoia de La cosa di John Carpenter, prima di abbandonare gradualmente questa ambiguità.
Il problema principale non è la trasformazione del racconto in un thriller ecologico, ma il modo in cui questa scelta riduce progressivamente il mistero. L’horror cosmico funziona quando mette lo spettatore davanti a qualcosa che non può comprendere completamente, costringendolo a confrontarsi con i limiti della conoscenza umana. Below sembra inizialmente abbracciare questa prospettiva, ma nella seconda metà preferisce spiegare troppo, sostituendo l’inquietudine dell’ignoto con risposte più concrete e una struttura narrativa familiare.
Below rinuncia troppo presto al mistero che rende efficace l’horror di Lovecraft
Nei primi episodi, Below costruisce una minaccia particolarmente suggestiva attraverso una gigantesca creatura marina che uccide gli esseri umani e sembra condannare alcuni di loro a una sete impossibile da placare. La sua natura rimane indefinita: non è chiaro se si tratti di un animale sconosciuto, di una presenza soprannaturale o di qualcosa di completamente estraneo alle categorie umane.
Questa incertezza diventa il principale strumento di tensione della serie. Anche gli abitanti di un’isola vicina sembrano intrattenere un rapporto quasi religioso con la creatura, suggerendo l’esistenza di un culto e di conoscenze proibite. È un meccanismo tipicamente lovecraftiano, nel quale l’orrore nasce dalla scoperta che il mondo nasconde forze molto più antiche e potenti dell’umanità.
La narrazione iniziale lascia inoltre emergere un altro elemento fondamentale: l’arroganza di chi cerca di conquistare e dominare ciò che non comprende. Uno dei personaggi brinda all’ignoto e agli sciocchi che continuano a inseguirlo, sintetizzando involontariamente l’intera filosofia dell’horror cosmico.
Nella seconda metà, tuttavia, Below riduce progressivamente questa ambiguità. Le rivelazioni sulla creatura e i numerosi passaggi esplicativi sottraggono spazio all’immaginazione dello spettatore. Ciò che inizialmente appariva insondabile diventa una minaccia più definita, mentre il racconto assume toni meno cupi e talvolta eccessivamente leggeri.
Il risultato è una perdita di tensione che non dipende necessariamente dalla qualità degli effetti visivi o dalla rappresentazione del mostro. Mostrare una creatura non significa automaticamente renderla meno spaventosa, ma spiegarne troppo il funzionamento può privarla della dimensione incomprensibile che la rendeva affascinante.
In questo senso, la serie sembra tradire la promessa contenuta nei suoi episodi iniziali: non tanto quella di raccontare una storia di mostri marini, quanto di mettere in discussione il rapporto tra l’essere umano e ciò che esiste oltre i confini della sua conoscenza.
Il problema dell’horror cosmico moderno: spiegare i mostri invece di lasciarli nell’ignoto
La difficoltà incontrata da Below riflette un problema più ampio degli adattamenti e delle produzioni ispirate a Lovecraft. L’horror cosmico è uno dei generi più complessi da trasferire sullo schermo, proprio perché il suo elemento centrale è spesso qualcosa che non dovrebbe poter essere rappresentato o compreso completamente.
Film come La cosa di John Carpenter e Annientamento di Alex Garland hanno dimostrato che questa tensione può diventare cinematograficamente potentissima. Entrambi utilizzano la trasformazione fisica e l’alterazione della realtà per suggerire minacce che sfuggono alla logica ordinaria, senza necessariamente fornire spiegazioni rassicuranti.
Non è un caso, però, che molte di queste opere abbiano incontrato difficoltà commerciali prima di ottenere un riconoscimento più ampio. La cosa è diventato un cult soprattutto negli anni successivi all’uscita, mentre Annientamento non ha ottenuto al botteghino risultati proporzionati alla sua reputazione critica. Produzioni indipendenti come The Endless e Color Out of Space hanno invece trovato un pubblico più circoscritto.
Anche Netflix aveva già sperimentato questo territorio con Archive 81, serie capace di costruire un mistero soprannaturale attraverso registrazioni, culti e dimensioni sconosciute, ma cancellata dopo una sola stagione.
Below sembra scegliere una strada più accessibile, trasformando la propria premessa lovecraftiana in un racconto che affronta temi contemporanei come il capitalismo e il riscaldamento globale. Sono argomenti interessanti e perfettamente compatibili con l’horror, ma il loro sviluppo finisce per prevalere sull’angoscia esistenziale evocata all’inizio.
Il risultato non è necessariamente una serie priva di qualità. Below conserva una premessa originale, momenti di tensione e una riflessione sul rapporto distruttivo tra esseri umani e ambiente. Ciò che le manca è il coraggio di portare fino in fondo la componente più disturbante della propria storia.
La miniserie Netflix dimostra così quanto l’horror lovecraftiano richieda una scelta narrativa precisa: accettare che alcune domande rimangano senza risposta. Perché, talvolta, la cosa più terrificante non è il mostro che emerge dalle profondità, ma la consapevolezza di non poter sapere davvero cosa si nasconda laggiù.



