Il finale di Carrie di Mike Flanagan cambia radicalmente la prospettiva sulla storia di Stephen King e, soprattutto, suggerisce che quella appena raccontata potrebbe essere soltanto la prima parte di un universo molto più grande. La serie di Prime Video porta nel presente la vicenda della giovane Carrie White, cresciuta in isolamento sotto il controllo di una madre profondamente traumatizzata e religiosa, per poi introdurla improvvisamente nel mondo della scuola superiore. La scoperta dei suoi poteri telecinetici coincide così con il difficile ingresso nella società, con il bullismo e con una progressiva perdita dell’innocenza.
La notte del ballo rappresenta il punto di rottura. Carrie viene incoronata reginetta insieme a Tommy Norris, vive per pochi minuti quello che sembra il momento più felice della sua vita e poi viene nuovamente umiliata quando Chris Hargensen fa rovesciare su di lei il sangue di maiale. Da quel momento la situazione precipita e Carrie scatena i propri poteri, trasformando il ballo in una strage e devastando gran parte della città. Ma la vera sorpresa arriva dopo: Flanagan modifica profondamente la mitologia del romanzo, introduce altre persone dotate di poteri e lascia Carrie viva, aprendo la strada a una possibile continuazione.
Il finale di Carrie cambia il destino della protagonista e trasforma la tragedia in un nuovo inizio
Nella storia originale di Stephen King, la vicenda di Carrie conduce alla morte della protagonista. La serie di Flanagan prende invece una decisione molto più ambiziosa: Carrie sopravvive. Dopo la strage del ballo, Emaline la porta via dalla città e le permette di sfuggire alle conseguenze immediate della tragedia. Questo cambiamento modifica completamente il significato del finale perché, per la prima volta, Carrie può essere costretta a convivere con ciò che ha fatto.
La sopravvivenza non significa però che la ragazza sia tornata alla Carrie ingenua che aveva iniziato la stagione. Il trauma è ormai enorme e il rapporto con il mondo è stato irrimediabilmente compromesso. Proprio per questo l’ultima parte della storia può diventare il punto di partenza di un percorso completamente diverso: Carrie deve capire chi è, cosa sono realmente i suoi poteri e soprattutto quanto possa fidarsi delle persone che la circondano.
La presenza di Emaline complica ulteriormente la situazione. Quella che Carrie aveva inizialmente percepito come un’amica viene progressivamente ricondotta a una realtà molto più complessa. Emaline è infatti una persona dotata di poteri e, nel momento decisivo, prende il controllo di Carrie spingendola verso la vendetta. La sua influenza rende impossibile stabilire con certezza quanto delle azioni di Carrie appartenga alla sua volontà e quanto sia stato manipolato.
La relazione tra le due ragazze diventa così uno dei principali interrogativi lasciati dal finale. Carrie può davvero considerare Emaline un’alleata? Oppure il loro legame è destinato a diventare un’altra forma di manipolazione? È proprio questa ambiguità a dare alla possibile seconda stagione il suo motore narrativo più interessante.
Adelaide e le altre donne dotate di poteri rivelano che Carrie non è affatto sola
La modifica più importante rispetto alla tradizione di Carrie riguarda però l’esistenza di una comunità di persone dotate di capacità telecinetiche. Durante la serie compaiono misteriose donne che sembrano osservare gli eventi da lontano, fino a quando il finale rivela che sono guidate da Adelaide, interpretata da Kate Siegel.
Il loro ruolo cambia completamente la scala della storia. Carrie non è più un’eccezione inspiegabile, una ragazza nata con una capacità straordinaria e isolata dal resto del mondo. Fa parte di una realtà molto più ampia, una sorta di eredità di persone dotate dello stesso gene o di poteri affini. È un elemento che Flanagan ha collegato alle possibilità già suggerite dal romanzo di King, sviluppandole però in una direzione che nessun precedente adattamento aveva potuto esplorare.
Questo è anche il punto in cui la serie smette di essere soltanto una nuova versione della tragedia di Carrie White e comincia a costruire una mitologia autonoma. Adelaide e le altre donne possono diventare figure centrali di un’eventuale seconda stagione, permettendo alla narrazione di allontanarsi dalla struttura del romanzo senza perdere il legame con la sua idea fondamentale.
Il potenziale è enorme perché ogni nuova persona dotata di poteri potrebbe avere una storia diversa, un rapporto differente con le proprie capacità e soprattutto una propria idea di ciò che Carrie dovrebbe diventare. La ragazza potrebbe quindi ritrovarsi al centro di una comunità che sostiene di volerla proteggere, ma che potrebbe avere obiettivi tutt’altro che altruistici.
Margaret sopravvive abbastanza a lungo da rivelare che il potere appartiene anche a lei
Un’altra modifica fondamentale riguarda Margaret White. Nel romanzo di King e nei precedenti adattamenti, la madre di Carrie muore alla fine della storia. Flanagan conserva la tragedia del rapporto tra madre e figlia, ma introduce un elemento completamente nuovo: Margaret possiede a sua volta capacità telecinetiche.
Quando Carrie distrugge la propria casa dopo essere stata aggredita dalla madre, Margaret riesce a utilizzare i suoi poteri per salvarsi da una parte delle macerie. La rivelazione aggiunge così un nuovo significato al rapporto tra le due. Carrie non ha ereditato soltanto un trauma familiare: potrebbe aver ereditato anche le proprie capacità.
Margaret muore successivamente per mano di Adelaide, che utilizza i propri poteri per fermarle il cuore. La sua morte, però, non cancella le conseguenze delle sue azioni. Al contrario, lascia Carrie alle prese con un’eredità familiare ancora più complessa e con la consapevolezza che le persone dotate di poteri possono scegliere strade radicalmente differenti.
Il finale suggerisce quindi che il conflitto tra Carrie e Margaret rappresentava soltanto una manifestazione di qualcosa di molto più grande. La domanda non riguarda più soltanto il modo in cui una ragazza può essere distrutta dall’ambiente che la circonda, ma anche cosa accade quando una persona dotata di poteri straordinari viene inserita in una comunità di individui che possiedono capacità simili.
La morte di Rita Desjardin rende ancora più tragico il finale di Carrie
Tra le decisioni più dolorose di Flanagan c’è anche quella relativa a Rita Desjardin. Il personaggio interpretato da Amber Midthunder aveva rappresentato uno dei pochi punti di riferimento positivi per Carrie e una delle persone realmente intenzionate a proteggerla. Durante la strage del ballo, Rita tenta infatti di impedire a Judith Brigham di sparare alla ragazza.
Il gesto le costa la vita. Carrie devia la situazione con i propri poteri e Rita viene scagliata contro il muro in fiamme del palco. La serie non mostra però esplicitamente il suo cadavere e non stabilisce in modo definitivo che cosa sia accaduto dopo.
Questa scelta lascia una piccola ma significativa porta aperta. La stessa Amber Midthunder ha manifestato il desiderio di immaginare una possibile sopravvivenza del personaggio, sottolineando quanto Rita fosse diventata una figura importante nella vita di Carrie. Anche qualora la serie dovesse confermare la sua morte, il modo in cui Flanagan la utilizza è significativo: persino una delle persone che cercavano sinceramente di aiutare Carrie viene travolta dalla violenza che esplode durante il ballo.
Carrie 2 potrebbe raccontare una nuova guerra tra persone dotate di poteri
Il vero significato del finale, quindi, emerge soltanto guardando oltre la tragedia del ballo. Flanagan ha costruito una storia nella quale Carrie sopravvive, Emaline nasconde probabilmente motivazioni personali, Adelaide guida un gruppo di donne dotate di poteri e Margaret rivela che il fenomeno appartiene anche alla famiglia White.
Questo significa che una seconda stagione potrebbe allontanarsi sensibilmente dalla trama del romanzo e sviluppare una mitologia completamente nuova. Carrie dovrebbe innanzitutto affrontare il trauma della propria esperienza e comprendere quanto delle sue azioni sia stato realmente deciso da lei. Parallelamente, dovrebbe capire se Adelaide e le altre donne vogliono proteggerla, controllarla oppure coinvolgerla in qualcosa di ancora più grande.
La possibile evoluzione della serie sarebbe quindi particolarmente interessante proprio perché Carrie non avrebbe più soltanto un nemico esterno. Dovrebbe imparare a distinguere tra chi vuole aiutarla e chi vuole utilizzare il suo potere, mentre il rapporto con Emaline potrebbe diventare il centro emotivo della nuova storia.
Mike Flanagan ha dunque trasformato Carrie da tragedia conclusa in una storia potenzialmente aperta. Il finale rispetta alcuni degli elementi fondamentali dell’opera di King, ma li espande fino a suggerire un intero mondo di persone dotate di capacità straordinarie. La domanda più importante, a questo punto, non è soltanto se Prime Video realizzerà una seconda stagione. È capire che tipo di persona diventerà Carrie dopo aver scoperto di non essere sola al mondo.
