Gyeongseong Creature, serie thriller di Netflix offre una lezione magistrale di horror e fantascienza

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La fantascienza e l’horror condividono una paura fondamentale: quella di scoprire che ciò che consideriamo impossibile può diventare realtà. In Gyeongseong Creature, serie sudcoreana disponibile su Netflix, questa inquietudine prende forma attraverso esperimenti biologici, trasformazioni mostruose e un contesto storico segnato dalla violenza del colonialismo giapponese. Ambientata inizialmente nella Seul del 1945, quando la città era conosciuta con il nome di Gyeongseong, la storia intreccia il thriller con il body horror per raccontare un mondo nel quale la scienza viene piegata agli interessi del potere.

Con Park Seo-jun e Han So-hee nei ruoli principali, la serie costruisce un universo in cui il terrore nasce dalla manipolazione della vita e dalla convinzione che alcuni esseri umani possano essere sacrificati in nome di un presunto bene superiore. La creatura che dà il titolo alla storia sembra incarnare l’incubo più evidente, ma la prospettiva cambia quando emergono le circostanze della sua nascita. Il punto più inquietante di Gyeongseong Creature è infatti il modo in cui trasforma il mostro in una vittima e sposta la responsabilità dell’orrore sugli uomini che hanno scelto di oltrepassare ogni limite morale.

Gyeongseong Creature usa la fantascienza per raccontare gli orrori della storia

La Creatura di Gyeongseong – In foto l’attrice Han So-hee (Yoon Chae-ok) | Gyeongseong Creature S1 Cr. Lim Hyo Sun/Netflix © 2023

Uno degli aspetti più significativi della serie è il legame tra la componente fantastica e un capitolo reale della storia del Novecento. La vicenda si svolge nel 1945, durante gli ultimi mesi della dominazione coloniale giapponese sulla Corea, e richiama le atrocità commesse dall’Unità 731, una struttura militare segreta dell’esercito imperiale giapponese coinvolta in esperimenti su esseri umani e nella ricerca di armi biologiche e chimiche.

Su questo sfondo storico, Gyeongseong Creature introduce il Najin, un parassita capace di alterare profondamente il corpo e il comportamento di chi viene infettato. La trasformazione genera creature dotate di forza e resistenza fuori dal comune, ma il suo significato va oltre la costruzione di una minaccia spettacolare. Il parassita diventa il risultato estremo di una ricerca scientifica che tratta il corpo umano come materiale da manipolare, senza riconoscere dignità o diritti alle persone coinvolte.

La serie utilizza così il linguaggio della fantascienza per amplificare una violenza che, nella realtà storica, non aveva bisogno di elementi soprannaturali per risultare mostruosa. L’orrore immaginario rende visibile il processo attraverso cui un apparato politico e militare può trasformare la sofferenza individuale in uno strumento di dominio. Il laboratorio diventa una rappresentazione del potere coloniale: uno spazio in cui la conoscenza scientifica perde ogni funzione emancipatrice e viene utilizzata per controllare, modificare e distruggere la vita.

Questa scelta narrativa avvicina Gyeongseong Creature alla tradizione della fantascienza più inquietante, quella che non si limita a immaginare tecnologie impossibili, ma si interroga sulle conseguenze delle ambizioni umane. La domanda centrale non è se un organismo mostruoso possa esistere davvero, bensì che cosa accada quando chi possiede gli strumenti per intervenire sulla vita smette di riconoscere l’umanità delle proprie vittime.

Il Najin e il body horror trasformano il corpo in un campo di battaglia

La Creatura di Gyeongseong netflix
Gyeongseong Creature S1 (L to R) Kim Hae-sook as Mrs. Nawol, Han So-hee as Yoon Chae-ok, Cho Han-cheul as Yoon Jung-won, Park Seo-jun as Jang Tae-sang in Gyeongseong Creature S1 Cr. Lim Hyo Sun/Netflix © 2023

Il Najin costituisce il principale dispositivo horror della serie. La sua presenza altera l’anatomia, modifica gli istinti e produce una creatura che sembra aver oltrepassato ogni confine tra essere umano e animale. Le trasformazioni fisiche alimentano il terrore visivo, ma la loro funzione narrativa è più profonda: mostrano il corpo come uno spazio vulnerabile, esposto a forze che l’individuo non può controllare.

Il body horror funziona proprio perché rende concreta una paura universale. Il corpo, normalmente percepito come il fondamento della nostra identità, può diventare estraneo a chi lo abita. I gesti, le reazioni e persino le capacità fisiche possono essere modificati da un agente esterno, fino a compromettere la distinzione tra volontà personale e impulso incontrollabile. In Gyeongseong Creature, questa perdita di controllo è inseparabile dalla violenza degli esperimenti che l’ha resa possibile.

La creatura non rappresenta quindi soltanto una minaccia da neutralizzare. È anche la prova materiale di un sistema che ha violato ogni principio etico per perseguire i propri obiettivi. Il suo aspetto mostruoso è il risultato di una scelta compiuta da altri, e questo dettaglio modifica radicalmente il rapporto dello spettatore con l’orrore. La paura iniziale lascia spazio alla consapevolezza che dietro quella metamorfosi esiste una storia di sofferenza e sopraffazione.

Il richiamo a Alien è significativo per il modo in cui entrambe le opere associano il terrore biologico a una riflessione sul controllo del corpo. In questi racconti, la minaccia non arriva semplicemente dall’esterno: penetra nell’organismo e ne sconvolge l’equilibrio. La differenza decisiva, però, sta nella responsabilità umana che precede il disastro. La mostruosità diventa il risultato di un mondo disposto a sacrificare gli individui per soddisfare ambizioni politiche o scientifiche.

Seishin è una vittima: la tragedia dietro il mostro di Gyeongseong Creature

La Creatura di Gyeongseong – In foto (da sinistra a destra) gli attori protagonisti Han So-hee (Yoon Chae-ok) e Park Seo-jun (Jang Ho-jae). Cr. Lim Hyo Sun Netflix © 2024

Il personaggio di Seishin, interpretato da Choi Seong-sim, porta questa riflessione al suo punto più doloroso. La sua trasformazione è legata direttamente alla violenza degli esperimenti e alla sofferenza che le viene inflitta. Quando la serie permette di comprendere la sua condizione, l’immagine della creatura cambia significato: ciò che sembrava un’entità definita soltanto dalla sua aggressività rivela una dimensione tragica, legata anche al suo istinto materno.

È un passaggio fondamentale perché costringe a distinguere la pericolosità di un essere dalla responsabilità per ciò che è diventato. Seishin può rappresentare una minaccia concreta, ma non ha scelto liberamente le condizioni che l’hanno trasformata. La sua mostruosità è inseparabile dalla violenza subita, e il suo comportamento non può essere interpretato ignorando il processo che lo ha prodotto.

La maternità introduce inoltre una contraddizione particolarmente efficace. Anche quando il corpo e gli istinti sembrano essere stati radicalmente alterati, resta un legame affettivo che resiste alla trasformazione. La serie suggerisce così che l’umanità non coincide necessariamente con l’aspetto fisico o con la piena capacità di controllare le proprie reazioni. Può sopravvivere in forme dolorose e imperfette, anche quando il mondo esterno ha già classificato qualcuno come un mostro.

Questa prospettiva rende il racconto più complesso di una tradizionale caccia alla creatura. Lo spettatore è portato a interrogarsi su chi meriti davvero di essere considerato responsabile e su quanto sia facile attribuire il male a una figura deformata, anziché riconoscerlo nelle decisioni di persone apparentemente normali. Seishin diventa il simbolo di una vittima privata persino della possibilità di essere riconosciuta come tale.

Gli scienziati e gli ufficiali sono i veri antagonisti della serie Netflix

La contrapposizione più importante di Gyeongseong Creature non riguarda semplicemente gli esseri umani e le creature. Si sviluppa tra chi subisce la violenza e chi la organizza consapevolmente. Da una parte ci sono corpi trasformati, persone private della libertà e vittime ridotte a oggetti di studio; dall’altra, scienziati e ufficiali che utilizzano la propria autorità per rendere possibili gli esperimenti.

La differenza è morale prima ancora che fisica. Le creature agiscono spesso spinte da istinti alterati e da una condizione che non hanno scelto. Gli esseri umani responsabili degli esperimenti, invece, conservano la capacità di valutare le proprie azioni e di comprenderne le conseguenze. La loro crudeltà nasce da decisioni deliberate, giustificate attraverso la ricerca, l’obbedienza o gli interessi dello Stato.

È questo il rovesciamento più efficace della serie: il mostro visibile diventa il sintomo di una mostruosità invisibile, quella di un sistema capace di normalizzare la disumanizzazione. Quando la sofferenza viene presentata come necessaria per raggiungere un obiettivo superiore, la violenza può assumere l’aspetto di una procedura e la responsabilità individuale dissolversi dietro le gerarchie. Il laboratorio non è soltanto il luogo in cui nascono le creature, ma anche quello in cui la coscienza viene messa a tacere.

La serie trova qui il suo legame più forte con la storia reale. Il riferimento alle atrocità dell’Unità 731 impedisce di relegare il racconto in una dimensione puramente fantastica e ricorda che la scienza non è automaticamente sinonimo di progresso. Senza limiti etici e responsabilità, la conoscenza può diventare uno strumento di oppressione. E quando il potere decide quali vite abbiano valore, la mostruosità non ha bisogno di zanne o artigli per manifestarsi.

Perché Gyeongseong Creature riesce a fondere horror e fantascienza

La Creatura di Gyeongseong | In foto gli attori Han So-hee e Park Seo-jun.

Nel corso delle sue due stagioni, Gyeongseong Creature costruisce il proprio equilibrio tra generi facendo dialogare il terrore biologico con il dramma storico. Il lato fantascientifico alimenta il mistero e introduce una minaccia fisica immediata; l’horror mostra le conseguenze delle trasformazioni sul corpo e sulla percezione dell’identità. Il contesto storico, invece, assegna a questi elementi un significato politico e morale.

La serie dimostra così che il mostro può essere molto più di un antagonista da affrontare. Può diventare il risultato di una società che ha smesso di riconoscere il valore dell’individuo, mentre la sua presenza costringe i personaggi e il pubblico a confrontarsi con responsabilità che precedono la comparsa della creatura. Il terrore nasce dalla deformazione del corpo, ma si consolida quando emerge il sistema che l’ha prodotta.

È questa combinazione a rendere il K-drama di Netflix una proposta interessante per chi cerca una storia capace di unire tensione e interpretazione. La componente spettacolare mantiene viva la minaccia, mentre il sottotesto storico impedisce che la violenza si riduca a una successione di scene scioccanti. Il risultato è un racconto in cui la fantascienza permette di osservare da una prospettiva estrema dinamiche profondamente umane.

Alla fine, la domanda che Gyeongseong Creature lascia allo spettatore non riguarda soltanto la natura del mostro. Riguarda il momento in cui una società decide che alcune persone possono essere sacrificate, trasformate o private della propria dignità in nome del progresso. La creatura fa paura perché il suo corpo è diventato irriconoscibile; gli uomini che l’hanno creata fanno ancora più paura perché sanno esattamente quello che stanno facendo.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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