Lioness è diventata una delle serie di punta di Paramount+, costruendo il proprio fascino attorno a un programma segreto nel quale agenti altamente addestrate vengono infiltrate vicino a obiettivi sensibili. Nella serie di Taylor Sheridan, Joe McNamara, interpretata da Zoe Saldaña, guida operazioni legate alla CIA e coordina sia una squadra di reazione rapida sia le cosiddette Lioness, impegnate in missioni sotto copertura ad altissimo rischio.
Il nome, però, non è un’invenzione. Un vero Lioness Program è esistito durante la guerra in Iraq, anche se funzionava in maniera radicalmente diversa. Non si trattava di una divisione clandestina della CIA incaricata di infiltrare organizzazioni terroristiche o condurre assassinii mirati: era un programma militare nato per risolvere un problema operativo molto concreto, legato soprattutto all’impossibilità culturale per i soldati uomini di perquisire le donne irachene.
Proprio questa distanza tra realtà e finzione aiuta a capire meglio il metodo di Sheridan. Lioness non prova tanto a ricostruire fedelmente un reparto esistente quanto a prendere un elemento storico reale e trasformarlo nella base di un thriller politico e militare molto più ampio.
Il vero Team Lioness nacque in Iraq per superare un problema culturale e operativo
Il programma prese forma nei primi anni della guerra in Iraq. Le forze statunitensi si trovarono di fronte a un problema: per ragioni culturali, i militari uomini non potevano facilmente perquisire le donne irachene, creando una vulnerabilità che poteva essere sfruttata per trasportare armi, denaro o altro materiale attraverso posti di controllo. Per questo vennero affiancate alle unità operative militari donne incaricate di effettuare le perquisizioni.
Le cosiddette Lionesses provenivano da differenti specialità militari e venivano addestrate per lavorare accanto alle unità sul terreno. Il loro compito iniziale era soprattutto quello di effettuare controlli sulle donne ai checkpoint e durante determinate operazioni, rispettando le norme culturali locali senza compromettere la sicurezza delle truppe.
Con il tempo il ruolo si ampliò. Le attività arrivarono a comprendere interazione con le comunità locali, raccolta di informazioni e formazione delle donne irachene nelle procedure di sicurezza. Queste esperienze contribuirono inoltre allo sviluppo successivo delle Female Engagement Teams, utilizzate in particolare in Afghanistan per interagire con segmenti della popolazione ai quali i militari uomini avevano un accesso limitato.
Ciò che non esisteva, invece, era la struttura mostrata nella serie: nessun programma Lioness della CIA con agenti infiltrate per avvicinare obiettivi da eliminare. La componente spionistica e clandestina che sostiene la storia di Joe appartiene alla costruzione narrativa di Sheridan.
Taylor Sheridan usa la realtà come punto di partenza, non come modello da riprodurre
Questa libertà è fondamentale per capire Lioness. Sheridan prende il nome e l’idea di donne impiegate in ruoli operativi particolari, ma le inserisce dentro un universo fatto di CIA, operazioni clandestine, geopolitica e decisioni che arrivano ai livelli più alti del governo statunitense.
Nella serie, Joe risponde a Kaitlyn Meade, interpretata da Nicole Kidman, e al vicedirettore della CIA Byron Westfield, interpretato da Michael Kelly. Il racconto collega così il lavoro sul campo a una catena decisionale politica e di intelligence che non apparteneva al programma Lioness reale.
La differenza non rende però irrilevante l’origine storica. Al contrario, mostra bene come Sheridan costruisca le sue serie: parte da strutture, tensioni o problemi realmente esistiti e li amplifica fino a trasformarli in dispositivi drammatici. Nel caso di Lioness, un programma nato per superare barriere culturali durante la guerra in Iraq diventa il punto di partenza per interrogarsi sul costo personale delle operazioni segrete e sulla distanza tra chi impartisce gli ordini e chi deve eseguirli.
È quindi più corretto considerare Lioness ispirata liberamente al programma reale, piuttosto che una sua rappresentazione. Ed è proprio nello spazio tra quei due mondi — la realtà militare documentata e il thriller immaginato da Sheridan — che la serie costruisce gran parte della propria identità.


