Lioness, la popolare serie Paramount+ creata da Taylor Sheridan e interpretata da Zoe Saldaña, è stata duramente criticata da alcune delle donne che fecero realmente parte del Team Lioness durante la guerra in Iraq. Le ex soldatesse contestano soprattutto il modo in cui la produzione avrebbe utilizzato il nome del programma trasformandolo in un’operazione di spionaggio della CIA, allontanandosi radicalmente dalla loro esperienza e contribuendo, secondo alcune di loro, a oscurare ulteriormente una storia militare già poco conosciuta.
Parlando con The Telegraph, Ranie Ruthig, una delle componenti originali del programma, ha spiegato di essere infastidita dal fatto che la serie non rappresenti ciò che fecero realmente. Pur dichiarandosi estimatrice della scrittura di Sheridan, Ruthig ritiene che il creatore abbia preso il nome Team Lioness trasformandolo in qualcosa di completamente diverso. Critiche condivise anche da altre veterane e da Daria Sommers, co-regista di un documentario dedicato alla vera operazione, secondo cui la serie avrebbe dovuto semplicemente utilizzare un altro nome.
La questione va oltre la normale discussione sull’accuratezza di una fiction. Lioness non si presenta come una ricostruzione storica e costruisce apertamente un universo da thriller di spionaggio, ma utilizza il nome di un programma realmente esistito la cui storia è profondamente diversa. È proprio qui che nasce il problema sollevato dalle veterane: il successo della versione immaginaria rischia di diventare, nell’immaginario collettivo, più riconoscibile della storia delle donne che portarono realmente quel nome, alcune delle quali sostengono di non aver ricevuto per anni un adeguato riconoscimento per ciò che affrontarono in Iraq.
Il vero Team Lioness era molto diverso dal programma raccontato nella serie Paramount+
Nella serie di Taylor Sheridan, il programma Lioness appartiene alla CIA e utilizza operative incaricate di infiltrarsi nella vita di individui considerati pericolosi per raccogliere informazioni e raggiungere obiettivi strategici. Zoe Saldaña interpreta Joe, responsabile delle operazioni sul campo, all’interno di una struttura clandestina che rappresenta il cuore dello show.
La realtà da cui deriva il nome era però profondamente diversa. Il Team Lioness nacque durante la guerra in Iraq in un contesto nel quale alle soldatesse statunitensi non era ancora consentito ricoprire formalmente determinati ruoli di combattimento.
La presenza di donne diventava però necessaria durante controlli ai checkpoint e perquisizioni nelle abitazioni, perché le norme culturali locali rendevano problematico per i soldati uomini perquisire le donne irachene. Militari appartenenti a unità di supporto vennero quindi aggregate alle operazioni sul campo per svolgere queste funzioni.
Questo significò anche esporle a situazioni estremamente pericolose senza che il loro ruolo fosse sempre riconosciuto come quello delle unità formalmente impiegate in combattimento.
L’ex Lioness Rebecca Martinez ha raccontato, per esempio, di essersi vista mettere in discussione persino la possibilità di soffrire di disturbo da stress post-traumatico perché donna e appartenente a una specializzazione militare di supporto. Martinez ha ricordato di aver assistito alla morte e al ferimento di commilitoni e civili e di essere stata personalmente sotto il fuoco nemico.
È questo passato a rendere particolarmente sensibile l’utilizzo del nome. Michelle Dallocchio, anche lei parte del Team Lioness, ha parlato apertamente di una forma di appropriazione, sostenendo che una storia femminile di guerra estremamente complessa sia stata trasformata in un prodotto più facilmente consumabile dal grande pubblico mentre le donne che l’hanno vissuta continuano a essere poco conosciute.
Daria Sommers ha espresso una posizione ancora più semplice: il problema non sarebbe l’esistenza di una serie con Zoe Saldaña e Nicole Kidman impegnate in missioni spettacolari, ma l’utilizzo del nome Lioness per una storia che, secondo lei, non avrebbe basi nella realtà del programma originale.
Le critiche non sono rivolte alle interpreti. Le veterane hanno infatti distinto chiaramente il lavoro di Saldaña, Nicole Kidman e del resto del cast dalle decisioni creative alla base della serie.
La polemica arriva mentre Lioness continua a rappresentare uno dei successi televisivi di Sheridan. Dopo un’accoglienza critica inizialmente più divisiva, la serie ha progressivamente migliorato le proprie valutazioni e la terza stagione è attualmente in onda su Paramount+.
Il confronto sollevato dalle vere Lioness mette però in evidenza una questione che il successo dello show rende ancora più rilevante: quanto può una fiction appropriarsi di un nome appartenente alla storia reale quando decide poi di raccontare qualcosa di quasi completamente diverso?

