MobLand ha costruito Harry Da Souza come un uomo che sembra sapere sempre cosa fare quando tutto intorno a lui precipita nel caos. Per gli Harrigan è il fixer perfetto: risolve problemi, copre errori, protegge la famiglia e interviene ogni volta che qualcuno mette a rischio il loro equilibrio. Ma questa efficienza ha sempre avuto un costo molto preciso, pagato soprattutto da Jan e Gina. Harry ha scelto continuamente il proprio ruolo professionale prima di quello di marito e padre, fino a trasformare la sua casa in un luogo di passaggio e gli Harrigan nel vero centro della sua vita.
Il secondo episodio della seconda stagione introduce però qualcosa che la serie non aveva mai realmente concesso al personaggio: Harry comincia a considerare seriamente la possibilità di prendere la sua famiglia e lasciare Londra, allontanandosi dagli Harrigan. Non è ancora una decisione definitiva e il violento attacco che chiude l’episodio rende immediatamente quella prospettiva molto più difficile, ma il solo fatto che Harry riesca a immaginare una vita diversa rappresenta il cambiamento più importante del personaggio fino a questo momento. Per la prima volta, non si limita a chiedersi come risolvere il prossimo problema degli Harrigan: comincia a chiedersi se continuare a risolverli abbia ancora senso.
Harry ha sempre scelto gli Harrigan prima della sua famiglia, ma ora sembra finalmente vedere il prezzo di quella scelta
Quasi ogni volta che Harry è con Jan o Gina, qualcosa legato agli Harrigan finisce per trascinarlo altrove. All’inizio questa disponibilità poteva sembrare semplicemente la dimostrazione di quanto fosse bravo nel proprio lavoro, ma con il passare degli episodi la serie ha reso sempre più evidente un’altra possibilità: Harry potrebbe sentirsi più a proprio agio nel caos criminale che nella normalità domestica. Con gli Harrigan sa sempre chi deve essere, quali decisioni prendere e quali problemi eliminare; a casa, invece, deve confrontarsi con emozioni e responsabilità che non può risolvere con la stessa freddezza.
La seconda stagione comincia a incrinare proprio questa certezza. Jan minaccia di lasciarlo e Harry è costretto a riconoscere che la sua dedizione agli Harrigan non è rimasta confinata al lavoro, ma ha trasformato profondamente la sua famiglia. Anche Gina porta i segni di questa assenza: il suo rapporto con Eddie la avvicina proprio a quel mondo criminale dal quale Harry avrebbe dovuto tenerla lontana. In questo senso, la possibilità di andarsene non nasce da un’improvvisa conversione morale, ma dalla consapevolezza che continuare così potrebbe significare perdere definitivamente ciò che gli resta fuori dal lavoro.
Quello che cambia davvero è quindi il modo in cui Harry guarda agli Harrigan. Fino a ora li ha sempre trattati come una responsabilità inevitabile, qualcosa che faceva parte della propria identità. Adesso, invece, per la prima volta sembrano diventare anche il principale ostacolo alla vita che potrebbe ancora provare a salvare.
L’idea di lasciare Londra non è una semplice fuga, perché per Harry significherebbe rinunciare alla parte di sé costruita intorno agli Harrigan
Andarsene non significherebbe soltanto cambiare città. Harry ha costruito la propria esistenza intorno agli Harrigan e alla capacità di essere indispensabile per loro. È l’uomo che conosce i segreti, le debolezze e le conseguenze di anni di violenza condivisa. Lasciare Londra vorrebbe dire abbandonare non soltanto Conrad, Maeve e il resto della famiglia, ma anche il ruolo attraverso cui Harry ha definito se stesso.
È questo a rendere la svolta così importante. Harry ha sempre avuto un rapporto quasi ossessivo con il proprio lavoro, e la serie ha spesso suggerito che il mondo esterno alla casa gli offrisse una forma di realizzazione che non riusciva a trovare nella vita privata. Pensare di andarsene significa quindi accettare che quella parte della sua identità possa essere distruttiva. Non basta più essere bravo a ripulire i disastri degli Harrigan se ogni intervento rende più difficile tornare da Jan e Gina.
Il problema è che questa consapevolezza arriva proprio mentre la situazione diventa più pericolosa. L’attacco che chiude il secondo episodio dimostra quanto sia difficile per Harry sottrarsi al conflitto nel momento in cui gli Harrigan hanno più bisogno di lui. La serie costruisce così una contraddizione molto efficace: Harry intravede una possibile uscita esattamente quando il mondo da cui vorrebbe scappare sembra stringersi ancora di più intorno a lui.
Gina ed Eddie e il coinvolgimento di Jan mostrano che Harry non può più separare il mondo criminale dalla propria casa
Per molto tempo Harry ha cercato di mantenere una distinzione tra ciò che faceva per gli Harrigan e la propria famiglia. Anche quando quella separazione era chiaramente fragile, lui continuava a comportarsi come se fosse possibile. La seconda stagione, invece, sta facendo collassare definitivamente quel confine.
Gina sta entrando in una relazione con Eddie, un personaggio pericoloso che appartiene direttamente al mondo criminale degli Harrigan. La scelta sembra avere anche una componente di provocazione nei confronti del padre: avvicinarsi a Eddie significa entrare nello spazio che Harry ha sempre privilegiato rispetto alla propria famiglia. Più Harry si allontana dalla figlia per occuparsi degli Harrigan, più Gina finisce paradossalmente per avvicinarsi proprio a loro.
Jan, allo stesso tempo, viene coinvolta nel conflitto attraverso Jamie, che lavora segretamente per Kat McAllister insieme alla traditrice Seraphina. A questo punto la vita domestica di Harry non è più esterna alla guerra criminale: ne è diventata una parte attiva. La soluzione che Harry immagina — lasciare Londra e portare via la propria famiglia — rischia quindi di essere già diventata quasi impossibile, perché il pericolo non si trova più soltanto fuori dalla porta di casa.
Questo ribalta completamente la logica con cui Harry ha vissuto finora. Probabilmente ha sempre considerato il proprio lavoro anche come un modo per proteggere Jan e Gina, ma la serie sta mostrando che proprio quella scelta le ha esposte al pericolo. Il fixer capace di risolvere i problemi degli altri deve finalmente affrontare quello creato dalle sue stesse decisioni.
Se Harry sceglierà ancora gli Harrigan, la sua lealtà potrebbe diventare il vero difetto tragico di MobLand
La svolta più interessante non sarebbe necessariamente vedere Harry partire davvero. Potrebbe essere ancora più significativa la possibilità opposta: che capisca di dover lasciare gli Harrigan e decida comunque di restare. A quel punto la sua lealtà smetterebbe di essere semplicemente una qualità professionale e diventerebbe il suo difetto tragico.
Prima, Harry poteva convincersi di non avere alternative. Ora non più. Ha immaginato una via d’uscita e ha riconosciuto che la propria famiglia merita di venire prima. Se dovesse continuare a scegliere Conrad, Maeve e il resto degli Harrigan, lo farebbe quindi con piena consapevolezza delle conseguenze.
Questo cambia anche il possibile futuro del suo rapporto con loro. Harry ha sempre mostrato un controllo emotivo quasi assoluto, ma se dovesse perdere Jan o Gina proprio a causa degli Harrigan, quella disciplina potrebbe trasformarsi in risentimento. E un Harry che conosce ogni segreto della famiglia ma non prova più alcuna lealtà verso di loro sarebbe probabilmente molto più pericoloso di qualsiasi nemico esterno.
Il vero traguardo raggiunto dal personaggio nel secondo episodio non è quindi aver deciso di andarsene. È qualcosa di molto più semplice e più radicale: per la prima volta Harry riesce a immaginare una vita in cui gli Harrigan non siano al centro di tutto. Da questo momento ogni sua scelta avrà un significato diverso, perché sappiamo che l’uomo che ha sempre risolto i problemi degli altri ha finalmente capito che potrebbe dover salvare se stesso e la propria famiglia.


