Dimenticate La valle dell’Eden: su Apple TV c’è un dramma storico ancora più ambizioso da recuperare

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La nuova La valle dell’Eden ha riportato al centro dell’attenzione uno dei grandi modelli della saga familiare americana. L’adattamento Netflix del romanzo di John Steinbeck, con Florence Pugh nei panni di Cathy, attraversa il passaggio tra generazioni interrogandosi sul bene e sul male, sulla possibilità di scegliere il proprio destino e sulla difficoltà di spezzare i cicli ereditati dalla famiglia. È un materiale narrativo quasi naturalmente predisposto alla serialità, soprattutto quando viene riletto attraverso una sensibilità contemporanea che concede a Cathy una complessità diversa rispetto alle precedenti incarnazioni del personaggio.

Ma per chi ha apprezzato proprio questa combinazione tra grande racconto familiare, Storia e personaggi costretti a convivere con le conseguenze delle generazioni precedenti, esiste già su Apple TV una serie ancora più ambiziosa: Pachinko. Tratta dal romanzo pubblicato nel 2017 da Min Jin Lee e arrivata sullo schermo nel 2022, la serie attraversa buona parte del Novecento seguendo una famiglia tra Corea e Giappone, trasformando le sue vicende private in uno strumento attraverso cui raccontare occupazione, migrazione, discriminazione, identità e appartenenza.

Il confronto con La valle dell’Eden non nasce soltanto dalla comune struttura della saga familiare. Entrambe raccontano persone che ricevono dal passato qualcosa che non hanno scelto e devono decidere cosa farne, ma Pachinko porta questo principio su una scala ancora più ampia. Dove l’opera di Steinbeck e il nuovo adattamento Netflix osservano soprattutto il peso morale dell’eredità familiare, la serie Apple intreccia quell’eredità con la Storia, mostrando come una scelta apparentemente individuale possa continuare a produrre conseguenze decenni più tardi.

Pachinko racconta una famiglia attraverso quasi ottant’anni di storia tra Corea e Giappone

La storia di Pachinko si estende dagli anni Dieci fino alla fine degli anni Ottanta, seguendo generazioni diverse e costruendo il proprio racconto sul rapporto tra Corea e Giappone. L’occupazione giapponese della Corea e la discriminazione vissuta dai coreani non rappresentano semplicemente lo sfondo storico della serie: entrano direttamente nelle vite dei personaggi, condizionandone possibilità, identità e scelte. È proprio questa relazione costante tra dimensione privata e trasformazioni collettive a dare alla serie una scala che persino La valle dell’Eden, nonostante l’ampiezza della saga dei Trask, affronta in maniera differente.

Al centro di questo percorso troviamo Kim Sunja, una donna costretta più volte a scegliere non ciò che desidera, ma ciò che ritiene necessario per garantire un futuro alla propria famiglia. È qui che il paragone con Cathy diventa particolarmente interessante. Sunja non possiede la componente da antieroina che caratterizza Cathy, ma la scrittura le concede una complessità altrettanto profonda: commette errori, sopporta le conseguenze delle proprie decisioni e continua ad andare avanti mentre il mondo intorno a lei cambia. La sua forza non deriva quindi da un’idealizzazione della figura materna, ma dalla capacità della serie di renderla imperfetta e profondamente umana.

La differenza tra Pachinko e La valle dell’Eden è soprattutto nel modo in cui passato e presente convivono

Pachinko | In foto gli attori Sungkyu Kim, Eunchae Jung e Minha Kim nell’episodio 3 della Stagione 2.

La valle dell’Eden sceglie una costruzione relativamente più lineare, arrivando a dedicare interi episodi al passato dei personaggi per mostrare ciò che è accaduto prima di tornare alla vicenda principale della famiglia Trask. Pachinko compie invece una scelta strutturale più radicale: le differenti epoche vengono continuamente intrecciate, facendo dialogare passato e presente all’interno dello stesso racconto. Non assistiamo semplicemente a qualcosa che è successo prima per comprendere quello che avverrà dopo; vediamo le conseguenze di una decisione mentre contemporaneamente scopriamo le circostanze che l’hanno prodotta.

È questo meccanismo a trasformare la struttura temporale in parte integrante del significato della serie. Le generazioni non sono compartimenti separati, perché le esperienze vissute da una continuano a esistere nelle vite di quelle successive. Una perdita, una migrazione o una scelta compiuta decenni prima possono quindi assumere un significato completamente diverso quando la narrazione ci mostra ciò che hanno prodotto nel futuro. Pachinko utilizza così il montaggio tra le epoche per rendere visibile qualcosa che normalmente rimane astratto: il modo in cui una famiglia eredita non soltanto nomi e legami di sangue, ma anche sacrifici, traumi e possibilità.

Pachinko dimostra che Apple TV può realizzare grandi drammi storici quanto le sue serie di fantascienza

In foto (da sinistra a destra) gli attori Yuh-Jung Youn e Soji Arai in Pachinko – La moglie coreana.

Apple TV ha costruito una parte importante della propria reputazione attraverso produzioni di fantascienza ambiziose, ma Pachinko dimostra quanto quella stessa cura produttiva possa essere efficace quando viene applicata a un grande racconto storico. La forza della serie non dipende soltanto dalla ricostruzione delle diverse epoche attraversate, ma dalla capacità di mantenere sempre i personaggi al centro. La Storia è enorme, mentre le decisioni che osserviamo sono spesso intime: innamorarsi della persona sbagliata, lasciare la propria casa, proteggere un figlio, accettare un compromesso o convivere con qualcosa che non può più essere cambiato.

È anche ciò che permette alla serie di evitare che l’ampiezza temporale diventi semplice spettacolo. Pachinko attraversa quasi ottant’anni perché ha bisogno di mostrare quanto a lungo possano sopravvivere le conseguenze di una scelta. In questo senso il confronto con La valle dell’Eden diventa particolarmente fertile: entrambe utilizzano la famiglia per interrogarsi sulla possibilità di sfuggire a ciò che abbiamo ereditato, ma la serie Apple inserisce questa domanda dentro un’esperienza storica e culturale ancora più vasta. Il risultato è un dramma che utilizza l’ambizione produttiva per dare dimensione a una storia profondamente umana.

Pachinko merita una stagione 3 per completare la grande saga familiare iniziata nel 2022

Il problema è che questa storia è ancora incompleta. La seconda stagione di Pachinko si è conclusa nel 2024 e la serie non ha ancora ricevuto una conferma concreta per una terza stagione. A differenza di La valle dell’Eden, che ha potuto concentrare il proprio arco narrativo in sette episodi, la natura stessa di Pachinko richiede uno sviluppo più ampio: il romanzo di Min Jin Lee attraversa generazioni e decenni, e la serie ha scelto fin dall’inizio di concedere a questo percorso lo spazio necessario.

Proprio il ritorno di interesse verso grandi saghe storiche e familiari come La valle dell’Eden rende ancora più difficile considerare concluso il viaggio di Pachinko. Se il pubblico continua a dimostrare interesse per storie capaci di utilizzare una famiglia per attraversare intere epoche, Apple possiede già una delle espressioni televisive più riuscite di questo modello. Una terza stagione non servirebbe semplicemente a prolungare una serie apprezzata, ma a permettere a un racconto costruito sulla continuità tra generazioni di completare quella stessa promessa narrativa. Per chi ha appena terminato La valle dell’Eden e cerca qualcosa che ne condivida l’ambizione familiare spingendola ancora più lontano, Pachinko è probabilmente il titolo da recuperare per primo.

Redazione
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