Stephen King incontra True Detective nella serie thriller psicologico in 10 puntate della HBO, con una valutazione del 91% su Rotten Tomatoes

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Quando True Detective debuttò nel 2014, una parte importante del suo fascino derivava dalla sensazione che dietro l’indagine di Rust Cohle e Marty Hart si nascondesse qualcosa di più grande di un semplice crimine. Carcosa, Il Re in Giallo, i rituali e le ossessioni cosmiche di Cohle costruivano un immaginario a metà strada tra crime e horror. Eppure, alla fine, la serie di Nic Pizzolatto scelse di rimanere ancorata alla realtà. Sei anni più tardi, The Outsider avrebbe compiuto proprio quel passo che True Detective aveva soltanto suggerito.

Tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King, la miniserie HBO del 2020 conta dieci episodi e mantiene ancora oggi un eccellente 91% di recensioni positive su Rotten Tomatoes. Ben Mendelsohn interpreta il detective Ralph Anderson, chiamato a indagare sull’omicidio di un bambino per il quale tutte le prove sembrano indicare un unico responsabile: Terry Maitland, interpretato da Jason Bateman. Il problema è che esistono prove altrettanto solide che dimostrano come l’uomo non potesse trovarsi sulla scena del crimine.

È da questa contraddizione apparentemente impossibile che The Outsider costruisce qualcosa di particolarmente raro. La serie adotta il linguaggio del prestigioso crime televisivo reso popolare da True Detective, ma invece di utilizzare il soprannaturale soltanto come suggestione decide progressivamente di accettarlo come parte della propria realtà. The Outsider funziona quindi come l’incontro ideale tra Stephen King e True Detective proprio perché porta fino alle estreme conseguenze una promessa che la prima stagione della serie HBO aveva deliberatamente lasciato irrisolta.

The Outsider trasforma il mistero di True Detective in un vero incubo soprannaturale

Il punto di partenza di The Outsider potrebbe appartenere perfettamente a un classico procedural. Terry Maitland viene accusato di un crimine terribile e contro di lui sembrano esserci testimonianze, tracce biologiche e altri elementi difficili da contestare. Ralph Anderson non deve apparentemente scoprire chi sia il colpevole, ma semplicemente dimostrare come abbia commesso il delitto.

Poi arriva l’elemento che manda in frantumi questa certezza. Maitland dispone di un alibi praticamente inattaccabile e alcune registrazioni dimostrano che si trovava lontano dal luogo dell’omicidio. Due verità incompatibili sembrano quindi convivere nello stesso caso. È un meccanismo narrativo perfetto per Stephen King, perché costringe personaggi razionali a confrontarsi con qualcosa che le regole attraverso cui hanno sempre interpretato il mondo non riescono più a spiegare.

Era precisamente questa sensazione a rendere così magnetica la prima stagione di True Detective. L’universo di Rust Cohle sembrava continuamente sul punto di aprirsi verso qualcosa di insondabile. I riferimenti a Robert W. Chambers, Thomas Ligotti e alla tradizione dell’orrore cosmico trasformavano l’indagine in qualcosa di più inquietante della ricerca di un assassino. Carcosa sembrava quasi un luogo capace di esistere al di fuori della realtà ordinaria.

True Detective decise però di lasciare questa dimensione nell’ambiguità. The Outsider fa l’opposto. La serie parte da una grammatica investigativa estremamente concreta per costringere lentamente i suoi protagonisti ad accettare l’impossibile. Ed è proprio la gradualità della trasformazione a renderla efficace: l’horror non sostituisce il crime, nasce dall’incapacità del crime di spiegare ciò che sta accadendo.

Stephen King completa il percorso iniziato da True Detective ribaltandone le regole

Ben Mendelsohn e Yul Vazquez in The Outsider (2020)

Il legame tra le due serie diventa ancora più interessante considerando quanto la narrativa di Stephen King appartenga allo stesso patrimonio culturale da cui True Detective aveva attinto. Il Southern Gothic, le piccole comunità attraversate da segreti indicibili, la contaminazione tra male umano e qualcosa di apparentemente più antico sono elementi che attraversano entrambe le opere.

Dopo il successo della serie con Matthew McConaughey e Woody Harrelson, questa grammatica è diventata quasi uno standard del crime televisivo contemporaneo. Sharp Objects ha utilizzato una provincia americana soffocante per raccontare trauma e violenza familiare. The Sinner ha costruito le proprie indagini intorno alla psicologia dei personaggi. Mare of Easttown ha trasformato il mistero criminale in uno strumento per esplorare una comunità e le ferite della protagonista.

The Outsider prende molti degli stessi elementi, ma modifica una regola fondamentale: il male non deve necessariamente avere una spiegazione razionale. È una scelta rischiosa perché crime e horror chiedono tradizionalmente allo spettatore due cose opposte. Il primo promette che gli indizi porteranno a una soluzione; il secondo può funzionare proprio suggerendo che esistano cose impossibili da comprendere completamente.

Stephen King permette alla serie di abitare entrambe le dimensioni. Ralph Anderson rappresenta la necessità di trovare una spiegazione logica, mentre l’arrivo di Holly Gibney introduce progressivamente una possibilità diversa: forse le prove apparentemente contraddittorie non sono sbagliate. Forse è il modello attraverso cui vengono interpretate a essere insufficiente.

Questa tensione rende The Outsider qualcosa di più di una semplice serie investigativa con elementi horror. Il soprannaturale diventa una crisi del metodo investigativo stesso: quando tutte le prove sono corrette ma conducono a una conclusione impossibile, il detective deve decidere se rifiutare ciò che vede oppure mettere in discussione le proprie certezze.

È per questo che, a distanza di anni, The Outsider rimane uno degli esperimenti più interessanti nati nell’ombra di True Detective. La serie del 2014 aveva dimostrato quanto il crime potesse avvicinarsi all’horror senza attraversarne definitivamente il confine. L’adattamento di Stephen King ha dimostrato cosa può accadere quando quel confine viene finalmente superato. Non è semplicemente una versione soprannaturale di True Detective: è la dimostrazione che quella stessa formula poteva funzionare anche accettando come reale ciò che fino ad allora era rimasto soltanto nell’oscurità.

Redazione
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