Sherlock Holmes e John Watson formano una delle coppie più riconoscibili della letteratura e, inevitabilmente, del cinema e della televisione. Cambiano epoca, interpreti e ambientazione, ma quasi ogni adattamento finisce per ricostruire la stessa dinamica: Sherlock osserva ciò che gli altri non vedono, mentre Watson diventa il punto di contatto tra il detective e lo spettatore. Young Sherlock, la serie prequel di Prime Video legata a Guy Ritchie, ha scelto invece di spezzare questa tradizione.
La serie segue il giovane Sherlock interpretato da Hero Fiennes Tiffin durante gli anni trascorsi all’Università di Oxford, prima che diventi il detective che conosciamo. Al suo fianco, però, non c’è Watson. Il ruolo di compagno d’indagine viene assunto da Moriarty, interpretato da Dónal Finn, trasformando quello che conosciamo come il futuro grande nemico di Sherlock nella persona che inizialmente condivide con lui indagini, intuizioni ed esperienze.
È una modifica importante al canone, ma soprattutto una scelta che permette a Young Sherlock di reinterpretare contemporaneamente Watson e Moriarty. Se Moriarty occupa nella giovinezza di Sherlock il posto che successivamente apparterrà a Watson, la loro rivalità adulta smette di essere soltanto l’incontro tra due menti eccezionali. Diventa la conseguenza di una conoscenza costruita nel tempo. Moriarty può capire Sherlock così bene proprio perché, prima di combatterlo, ha imparato a pensare insieme a lui.
Moriarty funziona come partner di Sherlock proprio perché non può essere Watson
Il problema di ogni nuovo adattamento di Sherlock Holmes è confrontarsi con una relazione già codificata da più di un secolo. Watson può essere più brillante, ironico, combattivo o indipendente rispetto alla versione letteraria, ma la sua funzione narrativa rimane difficilmente eliminabile. È l’uomo che osserva Sherlock dall’esterno e che permette al pubblico di misurare l’eccezionalità delle sue deduzioni.
Persino i film di Guy Ritchie, Sherlock Holmes del 2009 e Sherlock Holmes – Gioco di ombre del 2011, avevano modernizzato questa dinamica senza realmente sovvertirla. Il Watson interpretato da Jude Law era molto più attivo rispetto a molte incarnazioni precedenti e riusciva continuamente a confrontarsi con lo Sherlock di Robert Downey Jr., ma rimaneva comunque il contrappeso umano del detective.
Moriarty non può svolgere quella funzione nello stesso modo, ed è precisamente ciò che rende interessante Young Sherlock. Non guarda semplicemente Sherlock risolvere un problema aspettando di essere sorpreso dalla spiegazione finale. È una mente che può osservare il metodo di Holmes, comprenderlo e progressivamente assimilarlo. Ogni indagine condivisa assume quindi un secondo significato che i personaggi ancora ignorano ma che lo spettatore conosce già.
La serie può così utilizzare la conoscenza del futuro come parte della tensione. Vedere Sherlock e Moriarty collaborare non significa chiedersi se la loro amicizia finirà, perché sappiamo già quale sarà il loro destino. La domanda interessante diventa capire come due persone così vicine possano trasformarsi in nemici. È una tragedia annunciata, e proprio questa consapevolezza permette alle scene di complicità di assumere un peso che una nuova versione della tradizionale coppia Holmes-Watson difficilmente avrebbe avuto.
Young Sherlock rende Moriarty pericoloso perché conosce Sherlock prima di diventare suo nemico
Nelle storie di Arthur Conan Doyle, Moriarty rappresenta qualcosa di estremamente raro: un avversario capace di confrontarsi intellettualmente con Sherlock Holmes. Non è pericoloso soltanto perché dispone di una rete criminale, ma perché riesce ad anticipare il detective, costruire strategie e comprenderne il ragionamento.
Young Sherlock offre una possibile spiegazione narrativa a questa sintonia. Se Moriarty ha trascorso parte della propria giovinezza investigando insieme a Sherlock, allora non deve studiarne il metodo dall’esterno una volta diventato suo avversario. Ha assistito direttamente alla formazione di quel metodo.
Questo rende anche più interessante il futuro ingresso di Watson. Il medico potrebbe non essere semplicemente il primo vero compagno di Sherlock, ma colui che prende il posto lasciato da qualcuno che conosceva Holmes in maniera completamente diversa. Moriarty e Watson diventerebbero così due facce opposte della stessa funzione narrativa: entrambi vicini a Sherlock, ma capaci di reagire alla sua mente e alla sua personalità prendendo direzioni radicalmente differenti.
La differenza fondamentale è ciò che fanno con quella conoscenza. Watson utilizza la vicinanza a Sherlock per comprenderlo, sostenerlo e, spesso, riportarlo verso una dimensione più umana. Moriarty potrebbe invece trasformare la stessa familiarità nell’arma perfetta contro di lui. In questa prospettiva, la futura rivalità non nasce soltanto dal fatto che i due siano intellettualmente simili: nasce dal fatto che si conoscono abbastanza bene da sapere dove colpirsi.
È qui che la scelta di Young Sherlock supera il semplice ribaltamento pensato per sorprendere il pubblico. Dopo innumerevoli adattamenti, inventare un’altra variazione della coppia Sherlock-Watson avrebbe significato lavorare ancora una volta all’interno di una struttura già conosciuta. Mettere Moriarty al posto di Watson permette invece di utilizzare proprio la familiarità del pubblico con il mito per costruire qualcosa di nuovo.
Il vero potenziale della serie sarà quindi nel momento in cui quella collaborazione comincerà a incrinarsi. Sappiamo che Sherlock Holmes incontrerà Watson e sappiamo che Moriarty diventerà il suo grande avversario. Quello che Young Sherlock può raccontare è cosa deve accadere perché un compagno diventi una nemesi. Se la serie riuscirà a costruire quella trasformazione senza ridurla a un semplice tradimento, avrà trovato un modo efficace per reinventare una rivalità che sembrava non avere più bisogno di essere spiegata.


