Lioness 3 ha cambiato la struttura della serie, e la scelta rende finalmente inevitabile lo scontro tra i due mondi di Joe

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Per due stagioni, Lioness ha costruito la propria tensione su una separazione quasi impossibile da mantenere. Da una parte c’è Joe McNamara, agente della CIA responsabile del programma Lioness e abituata a operare in missioni dove ogni errore può avere conseguenze enormi. Dall’altra ci sono suo marito Neal e i loro figli, una famiglia che Joe cerca continuamente di tenere lontana dalla parte più pericolosa della propria esistenza.

La serie di Taylor Sheridan ha sfruttato questa divisione per raccontare il prezzo personale del lavoro di Joe. Le operazioni clandestine, Kaitlyn Meade, la CIA e le decisioni politiche appartenevano a un mondo; matrimonio, maternità e conflitti domestici a un altro. Joe era il punto di contatto tra i due, ma il suo obiettivo era impedire che arrivassero realmente a sovrapporsi.

Lioness 3 cambia questa regola attraverso una struttura narrativa su due linee temporali, una nel passato e una nel presente. Non è soltanto un espediente per movimentare il racconto: permette alla serie di mostrare prima le conseguenze e soltanto successivamente le cause. Con la famiglia di Joe sotto assedio in una linea narrativa e Joe rapita nell’altra, la separazione sulla quale il personaggio aveva costruito la propria vita sembra definitivamente compromessa. Ed è proprio questa trasformazione a dare alla terza stagione la possibilità di mettere alla prova Joe in un modo che le precedenti non potevano ancora permettersi.

Le due linee temporali di Lioness 3 trasformano la famiglia di Joe in parte della missione

Le prime due stagioni avevano adottato prevalentemente una narrazione lineare. La tensione derivava dall’avanzamento delle operazioni e dalla necessità di comprendere se Joe e la sua squadra sarebbero riuscite a portarle a termine senza pagarne le conseguenze. La terza stagione modifica questo meccanismo mostrando contemporaneamente due momenti differenti della stessa crisi.

La linea ambientata nel presente rivela immediatamente che Joe e la sua famiglia si trovano in una situazione emotiva molto diversa rispetto alla conclusione della seconda stagione. Quella ambientata nel passato deve invece spiegare come siano arrivati fin lì. Lo spettatore non segue quindi soltanto gli eventi chiedendosi cosa succederà: conosce una parte delle conseguenze e deve capire quale catena di decisioni le abbia provocate.

Questo cambiamento è particolarmente efficace per un personaggio come Joe. Fin dall’inizio della serie, la sua vita privata è stata costruita attraverso omissioni e compartimenti stagni. Neal conosce soltanto parzialmente ciò che sua moglie affronta quando lascia casa, mentre Joe considera quella distanza una condizione necessaria per proteggere la famiglia. Il problema è che ogni nuova missione rende quella barriera più fragile.

La terza stagione sembra portare alle estreme conseguenze proprio questa contraddizione. Se il pericolo raggiunge direttamente la famiglia, la distinzione tra Joe agente e Joe moglie e madre non può più esistere. Le due timeline rendono visibile questa collisione: una mostra il risultato, l’altra ricostruisce progressivamente il processo che ha permesso ai due mondi di incontrarsi.

Il rapimento di Joe ribalta il ruolo che Lioness le aveva assegnato fin dall’inizio

Lioness stagione 2

C’è però un secondo cambiamento, ancora più importante. Joe è sempre stata il personaggio che controlla l’operazione. Può trovarsi in situazioni estreme, ma rimane il punto di riferimento della squadra Lioness: valuta i rischi, prende decisioni e deve spesso scegliere quanto sia accettabile sacrificare per raggiungere un obiettivo.

Il suo rapimento ribalta questa dinamica. La squadra non sa dove si trovi né come raggiungerla, mentre Joe deve affidarsi all’addestramento e all’istinto di sopravvivenza senza poter esercitare il controllo che normalmente definisce la sua posizione. Per la prima volta, la responsabile dell’operazione diventa essa stessa il problema che l’operazione deve risolvere.

È una trasformazione coerente con il percorso costruito nelle stagioni precedenti. Lioness ha progressivamente aumentato il costo delle decisioni di Joe, mettendo sotto pressione il matrimonio con Neal e mostrando quanto sia difficile mantenere una vita familiare mentre si opera all’interno di una struttura fondata sul segreto. La terza stagione non ha quindi bisogno di inventare improvvisamente un nuovo conflitto: può semplicemente togliere a Joe le protezioni che le avevano permesso di sostenere quello precedente.

La struttura temporale amplifica questo ribaltamento perché costringe il pubblico a osservare contemporaneamente due versioni della protagonista. Da una parte vediamo le decisioni e gli eventi che conducono alla crisi; dall’altra conosciamo già una parte del prezzo che quelle scelte hanno prodotto. Quando le due linee finiranno inevitabilmente per convergere, il punto non sarà soltanto scoprire come Joe riuscirà a sopravvivere, ma capire cosa rimarrà della separazione sulla quale aveva costruito tutta la propria esistenza.

Dopo due stagioni dedicate a definire il mondo professionale e quello privato della protagonista, Lioness aveva bisogno di qualcosa di più di una missione semplicemente più pericolosa. La terza stagione sembra averlo trovato modificando la propria stessa struttura narrativa. Le due timeline funzionano perché trasformano in forma ciò che la serie racconta da sempre nel contenuto: Joe può provare quanto vuole a dividere famiglia, identità e lavoro, ma ogni scelta compiuta in uno di questi mondi finisce inevitabilmente per produrre conseguenze nell’altro. Lioness 3 sembra finalmente pronta a mostrare cosa accade quando quella distanza scompare del tutto.

Redazione
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