La nuova serie Harry Potter di HBO dovrà inevitabilmente confrontarsi con otto film che hanno definito l’immaginario della saga per un’intera generazione. David Heyman, produttore della serie cinematografica originale e coinvolto anche nel reboot televisivo, ha però spiegato perché il nuovo adattamento partirà con una possibilità che i film con Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint semplicemente non potevano avere.
Intervenuto nel podcast Harry Potter: From Film to Series, Heyman ha indicato nel tempo a disposizione il principale vantaggio del formato televisivo. «Sono davvero orgoglioso dei film, ma penso che avere più tempo permetta di approfondire maggiormente i personaggi, così da percepire più intensamente quello che provano», ha spiegato. Nei lungometraggi, secondo il produttore, la necessità di condensare romanzi sempre più complessi costringeva invece continuamente a confrontarsi con le esigenze della trama.
Non significa necessariamente che la serie sarà migliore dei film. Il vantaggio individuato da Heyman riguarda piuttosto il tipo di adattamento che HBO può costruire. Se il cinema doveva selezionare eventi, personaggi e sottotrame indispensabili per raccontare ogni libro in poche ore, una stagione televisiva può permettersi di soffermarsi anche sulle esperienze quotidiane dei protagonisti. Ed è proprio qui che il nuovo Harry Potter potrebbe trovare una propria identità senza limitarsi a ricreare ciò che il pubblico conosce già.
La serie Harry Potter potrà raccontare molto di più di Harry, Ron e Hermione a Hogwarts
Heyman ha citato alcuni esempi precisi. La serie potrà dedicare maggiore spazio alla scoperta di Hogwarts attraverso gli occhi di Harry, al senso di solitudine del protagonista e alla pressione derivante dall’essere già una figura famosa nel mondo magico prima ancora di comprenderne pienamente le regole.
Lo stesso principio riguarderà Hermione e Ron. «Puoi sentire Hermione alle prese con il fatto di essere intelligente, chiedendosi quale sia il suo gruppo, per così dire. Ron che si sente sempre secondo a causa della sua famiglia», ha spiegato il produttore. Aspetti presenti nei romanzi e anche nei film, ma che il formato seriale potrà sviluppare con maggiore gradualità.
È probabilmente questa la vera sfida dell’adattamento HBO. I film hanno costruito una rappresentazione di Hogwarts, dei personaggi e del mondo magico ormai profondamente radicata nella cultura popolare. Cercare semplicemente di replicarla con nuovi interpreti renderebbe inevitabile il confronto con la saga cinematografica. Recuperare invece sfumature dei romanzi sacrificate per ragioni di durata potrebbe offrire alla serie una ragione narrativa per esistere.
Ogni stagione dovrebbe infatti adattare un singolo romanzo, a partire da Harry Potter e la Pietra Filosofale. Una struttura che consentirà di mantenere personaggi, momenti scolastici e sottotrame che un film di due ore e mezza difficilmente avrebbe potuto conservare senza compromettere il ritmo.

Il progetto sta già guardando oltre la prima stagione. La seconda, dedicata a Harry Potter e la Camera dei Segreti, è in preparazione e sono stati annunciati alcuni dei nuovi interpreti: Billy Barratt sarà Tom Riddle, mentre Lenny Rush interpreterà Dobby. Bonnie Hill assumerà inoltre il ruolo di Ginny Weasley nella seconda stagione, sostituendo Gracie Cochrane.
La serie vedrà Dominic McLaughlin nei panni di Harry Potter e ripartirà quindi dall’inizio della storia, affrontando una delle operazioni di remake più delicate degli ultimi anni. Lo stesso Heyman non sembra interessato a sminuire ciò che è stato fatto al cinema: la differenza, secondo lui, risiede semplicemente nelle possibilità offerte da un altro mezzo.
Ed è probabilmente qui che si giocherà buona parte del successo del nuovo Harry Potter: non nel tentativo di sostituire i film, ma nella capacità di mostrare tutto quello che i film non avevano materialmente il tempo di raccontare.
Harry Potter debutterà su HBO il 25 dicembre 2026.

