La valle dell’Eden debutta su Netflix e conquista la critica: il nuovo adattamento con Florence Pugh parte con un ottimo risultato

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La valle dell’Eden è arrivata su Netflix il 1° ottobre e le prime recensioni sembrano premiare l’ambiziosa rilettura del romanzo di John Steinbeck. La miniserie con Florence Pugh ha debuttato su Rotten Tomatoes con un 88% di recensioni positive, calcolato al momento su 25 giudizi della critica. Un risultato importante per un adattamento chiamato a confrontarsi con uno dei romanzi americani più celebri del Novecento e con una storia già portata più volte sullo schermo.

Il punteggio resta naturalmente provvisorio: nuove recensioni continueranno ad aggiungersi nei prossimi giorni e la percentuale potrebbe salire o scendere, mentre al momento della rilevazione non era ancora disponibile il giudizio del pubblico. La valle dell’Eden porta sullo schermo il romanzo pubblicato da Steinbeck nel 1952, affidando a Pugh il ruolo cruciale di Cathy Ames. Al suo fianco troviamo Christopher Abbott nei panni di Adam Trask, Mike Faist in quelli di Charles Trask, Joseph Zada come Caleb “Cal” Trask, Joe Anders come Aron Trask, Zoe Phillips nel ruolo di Abra Bacon, Ciarán Hinds come Samuel Hamilton e Tracy Letts nei panni di Cyrus Trask.

Il dato di Rotten Tomatoes suggerisce un’accoglienza complessivamente molto positiva, ma le singole recensioni mostrano anche alcuni dei punti sui quali la serie potrebbe dividere maggiormente. Il tentativo di rielaborare Cathy rispetto alla caratterizzazione immaginata da Steinbeck e la necessità di condensare una storia estremamente ampia in sette episodi emergono infatti come due elementi centrali nella valutazione del nuovo adattamento.

Florence Pugh è al centro della nuova La valle dell’Eden, ma le prime recensioni evidenziano anche i rischi dell’adattamento

Proprio il lavoro compiuto su Cathy sembra essere uno degli aspetti più discussi della miniserie. Nel romanzo di Steinbeck il personaggio viene costruito esplicitamente come una figura quasi incarnata del male, mentre la versione televisiva cerca di restituirle una maggiore complessità e una prospettiva più umana. È una trasformazione significativa perché non modifica soltanto Cathy, ma interviene sull’equilibrio morale dell’intera storia e sulla contrapposizione tra bene e male che attraversa le generazioni della famiglia Trask.

Le riserve riguardano invece soprattutto la struttura. Secondo la recensione, gli ultimi episodi devono chiudere una quantità molto ampia di materiale narrativo in poco tempo, dando alla conclusione un andamento eccessivamente rapido. Allo stesso tempo vengono apprezzati la ricostruzione d’epoca, i costumi, le scenografie e le interpretazioni, elementi che fanno della serie un progetto evidentemente molto curato. La stessa recensione sottolinea però come l’assenza di Cathy da alcune parti del racconto finisca per essere percepita, proprio perché Pugh diventa uno dei principali motori della miniserie.

La valle dell'Eden

Il debutto all’88% assume quindi un significato interessante: La valle dell’Eden sembra essere riuscita a superare almeno il primo ostacolo rappresentato dal confronto con un materiale letterario estremamente complesso, senza però trovare un consenso assoluto sul modo in cui lo ha rielaborato. Si tratta inoltre del secondo adattamento televisivo del romanzo dopo la miniserie in tre parti trasmessa da ABC nel 1981.

Per Florence Pugh si tratta di un altro ruolo di primo piano in un anno particolarmente intenso, ma Cathy Ames rappresenta soprattutto una prova molto diversa dai personaggi che l’hanno resa popolare presso il grande pubblico. Con La valle dell’Eden ora disponibile su Netflix, sarà interessante capire se il giudizio degli spettatori seguirà quello inizialmente molto positivo della critica e soprattutto come cambierà l’88% quando il numero delle recensioni diventerà più consistente.

Redazione
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