Star Trek: Strange New Worlds, gli showrunner difendono gli episodi basati su espedienti di genere

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Star Trek: Strange New Worlds continua a dividere parte del fandom per la sua tendenza a cambiare tono e genere da un episodio all’altro, ma gli showrunner Akiva Goldsman e Henry Alonso Myers non sembrano intenzionati a rinnegare questa scelta. Alla vigilia del finale della quarta stagione, i due produttori hanno spiegato perché gli episodi più “estremi” — dalle marionette alla soap opera — siano parte integrante dell’identità della serie.

Parlando con TVLine, Goldsman ha riconosciuto le critiche di chi vorrebbe un approccio più tradizionale, soprattutto considerando che Strange New Worlds dispone di appena dieci episodi per stagione contro gli oltre venti delle serie classiche. «Capisco la critica e amiamo anche noi lo Star Trek tradizionale, ma questo non è il nostro show», ha spiegato, aggiungendo che per loro i “nuovi mondi” esplorati dalla serie sono spesso proprio i generi narrativi.

La questione, quindi, non riguarda semplicemente l’uso di episodi-gimmick. Per gli autori, cambiare registro serve a utilizzare la fantascienza come strumento per raccontare personaggi e idee in modi diversi, anche a costo di non piacere a tutti.

Strange New Worlds vuole usare i generi per allargare il pubblico di Star Trek

Star Trek: Strange New Worlds - stagione 4, episodio 2

Henry Alonso Myers ha spiegato che l’obiettivo è costruire una stagione capace di offrire qualcosa a pubblici differenti, compreso chi normalmente non guarderebbe Star Trek. «Non ogni Star Trek è per tutti, ma c’è qualcosa da amare in ogni stagione», ha dichiarato, sottolineando come alcuni episodi possano attirare spettatori grazie proprio alla loro eccentricità.

Myers ha fatto l’esempio dell’episodio con le marionette, che secondo lui potrebbe parlare a chi ama le storie più stravaganti del franchise, mentre altri episodi della stagione sono stati pensati come esempi molto più classici di Star Trek. La varietà, insomma, non sarebbe un incidente, ma una strategia precisa.

Goldsman ha inoltre ricordato che anche Star Trek: The Original Series era molto più imprevedibile di quanto spesso si ricordi oggi, passando da pianeti ispirati all’antica Roma a gangster anni Trenta, da doppi malvagi ad Apollo e Abraham Lincoln. La differenza è che allora una stagione lunga permetteva di distribuire meglio questi esperimenti, mentre oggi dieci episodi rendono ogni deviazione molto più evidente.

La quarta stagione ha infatti ricevuto reazioni contrastanti proprio per questa concentrazione di episodi fuori formato. Allo stesso tempo, gli autori sostengono che il cambio di genere non sia mai fine a se stesso: Goldsman ha spiegato che viene utilizzato anche per spingere avanti i personaggi, citando il modo in cui l’episodio in stile soap opera ha permesso di mostrare un lato emotivo di Pike difficilmente esplorabile con una struttura più convenzionale.

La discussione potrebbe comunque cambiare presto. La quinta e ultima stagione, prevista per il 2027, sarà composta da appena sei episodi e gli stessi responsabili della serie hanno anticipato un tono più serio e meno orientato agli esperimenti, mentre la storia si avvicinerà progressivamente alla continuità di Star Trek: The Original Series.

Redazione
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