A Dangerous Man – Solo contro tutti è un action thriller del 2009 diretto da Keoni Waxman e interpretato da Steven Seagal, costruito attorno a una delle figure ricorrenti del cinema dell’attore: l’uomo addestrato alla violenza che viene trascinato in un conflitto molto più grande di lui e finisce per risolverlo attraverso una combinazione di esperienza, forza e determinazione. La particolarità di Shane Daniels, però, è che all’inizio del film non è un eroe in cerca di una missione. È un uomo che ha appena riottenuto la libertà dopo sei anni di carcere per un omicidio che non ha commesso.
Quando Shane scopre il traffico di esseri umani e il sistema criminale che coinvolge trafficanti cinesi e alcuni poliziotti corrotti, la sua vicenda personale si intreccia con quella di Tia, giovane donna rapita e utilizzata come strumento di ricatto. Da quel momento la sua fuga diventa una nuova missione. Il finale porta questa trasformazione alle estreme conseguenze: Shane affronta il Colonnello e libera Kuan, ma soprattutto arriva a un punto nel quale il suo passato non deve più determinare il resto della sua esistenza. La violenza rimane il suo linguaggio, ma smette progressivamente di essere soltanto uno strumento di rivalsa.
Keoni Waxman costruisce attorno a Steven Seagal un action crepuscolare in cui l’eroe combatte anche contro gli anni che gli sono stati sottratti
Keoni Waxman appartiene a quella fase del cinema d’azione direct-to-video nella quale il genere viene costruito attorno alla presenza fisica e al codice morale di interpreti come Steven Seagal. Il regista avrebbe poi collaborato nuovamente con l’attore in diversi film, sviluppando storie nelle quali il protagonista è spesso un uomo segnato da un passato violento che si ritrova coinvolto in situazioni criminali più grandi di lui.
In A Dangerous Man – Solo contro tutti, però, il punto di partenza è particolarmente importante. Shane non viene presentato come qualcuno che deve dimostrare di essere pericoloso: lo è già, e il film lo chiarisce attraverso la rapidità con cui riesce a difendersi dopo essere tornato libero. Il vero problema è capire che cosa farà con quella capacità dopo essere stato privato di sei anni della propria vita.
Il risarcimento di 300.000 dollari e le scuse dello Stato dell’Arizona non possono restituirgli ciò che ha perso. Anche il rapporto con la moglie è ormai finito. Shane si ritrova quindi davanti a una libertà che, almeno inizialmente, ha il sapore di una nuova forma di solitudine. È significativo che la sua prima reazione sia allontanarsi, bere e mettersi in viaggio.
L’incontro con Tia cambia questa traiettoria. Shane potrebbe continuare a pensare soltanto a se stesso, ma decide di intervenire quando assiste all’uccisione di un agente e alla persecuzione di alcuni testimoni. Da quel momento protegge Tia e Sergey, affronta i criminali e si scontra con i poliziotti corrotti. La sua abilità combattiva torna così ad avere una funzione precisa: difendere persone che, come lui, sono rimaste intrappolate in un sistema dal quale non riescono a uscire.
Il finale di A Dangerous Man – Solo contro tutti: Shane arriva al vecchio mulino per liberare Kuan e affronta il Colonnello senza avere più nulla da perdere
Lo scontro conclusivo avviene nel vecchio mulino dove il Colonnello ha organizzato l’ultima fase del proprio piano. L’uomo ha trasformato l’edificio in una trappola piena di esplosivi e tiene Kuan prigioniero, aspettando che il suo arrivo permetta di ottenere ciò che vuole. Shane, Tia, Sergey e Vlad arrivano per impedirglielo, trasformando il luogo in un campo di battaglia.
La sparatoria porta rapidamente alla separazione dei personaggi. Tia viene colpita e Shane deve affidarla a Sergey, continuando comunque ad avanzare verso il Colonnello. È un passaggio significativo perché il protagonista non combatte più soltanto per uscire vivo dalla situazione: deve arrivare fino a Kuan e impedire che un altro innocente venga sacrificato.
Quando finalmente Shane raggiunge il Colonnello, i due si affrontano direttamente. Entrambi sparano fino a rimanere senza munizioni e il combattimento passa quindi allo scontro fisico. Shane prevale e riesce a liberare Kuan, ma il Colonnello non è ancora sconfitto. Recupera un’arma automatica e torna all’attacco, pronto a uccidere Shane.
A quel punto Shane non cerca di affrontarlo frontalmente. Aziona l’interruttore che fa esplodere le bombe piazzate nell’edificio. Il Colonnello viene investito dalle esplosioni e precipita dalla passerella, mentre Shane riesce a portare Kuan fuori dal pericolo. La morte del criminale chiude così il conflitto, ma anche la catena di ricatti e violenza che aveva coinvolto Tia e la sua famiglia.
Perché Shane non si limita a sopravvivere allo scontro con il Colonnello e come Tia trasforma la sua vendetta in una possibilità di ricominciare
La conclusione acquista un significato più preciso considerando ciò che Shane aveva perso prima ancora che cominciasse la sua nuova avventura. I sei anni trascorsi in carcere hanno distrutto una parte della sua vita e il divorzio gli ha sottratto anche la possibilità di tornare semplicemente all’esistenza precedente. Per questo il viaggio verso il mulino può essere letto come una prosecuzione della fuga iniziata al momento della scarcerazione.
Shane, però, non finisce consumato dalla vendetta. Il film gli offre un’altra possibilità attraverso Tia. I due si avvicinano progressivamente proprio mentre affrontano insieme una situazione nella quale nessuno dei due può permettersi di fidarsi facilmente degli altri. Quando alla fine si innamorano, la relazione rappresenta qualcosa che Shane non aveva più davanti a sé all’inizio del film: una ragione per costruire il futuro invece di continuare a guardare ciò che gli è stato sottratto.
Anche Kuan viene salvato e Vlad riesce a fare in modo che possa rimanere negli Stati Uniti. La rete criminale viene quindi spezzata attraverso una serie di legami umani che sostituiscono quelli fondati sul ricatto. Shane non può cancellare i sei anni di carcere e non può recuperare il matrimonio perduto, ma può impedire che quelle perdite determinino ogni scelta successiva.
L’ultima immagine di Shane e Tia che costruiscono una casa insieme, in una residenza isolata vicino a un ghiacciaio, porta questo processo a compimento. L’isolamento che prima aveva rappresentato solitudine e fuga assume un significato differente: diventa uno spazio scelto, lontano dal sistema criminale e dalla vita che Shane aveva perso.
Il vero significato del finale di A Dangerous Man – Solo contro tutti: la libertà di Shane consiste nel smettere di vivere soltanto come un uomo a cui è stato fatto un torto
Il finale di A Dangerous Man – Solo contro tutti può essere letto come una variazione sul tema della seconda possibilità, frequente nell’action movie ma qui legata direttamente alla biografia del protagonista. Shane ha tutte le ragioni per diventare un uomo guidato esclusivamente dal risentimento: è stato incarcerato ingiustamente, ha perso la moglie e ha ricevuto dallo Stato una compensazione incapace di riparare davvero il danno.
Eppure il film sceglie di non concludere la sua storia con una vendetta personale. Il Colonnello non è responsabile dei sei anni di carcere di Shane, e per questo la sua eliminazione non rappresenta una compensazione. È la conseguenza della nuova situazione nella quale Shane si è trovato coinvolto e della necessità di proteggere Tia, Kuan e gli altri.
Questa distinzione è fondamentale per comprendere l’ultima parte del film. Shane continua a essere un uomo estremamente violento quando la situazione lo richiede, ma la sua violenza assume una direzione diversa. All’inizio della storia è un uomo che non sa che cosa fare della propria libertà; alla fine è qualcuno che ha scelto per chi utilizzarla.
Tia diventa quindi il simbolo più evidente della sua rinascita. La loro relazione non cancella il passato e non restituisce magicamente a Shane gli anni perduti. Gli permette però di costruire qualcosa che prima non esisteva. La casa sul ghiacciaio rappresenta proprio questa possibilità: un luogo nel quale Shane può finalmente vivere una vita che non sia definita dal carcere, dalla perdita o dalla vendetta.
Il titolo A Dangerous Man acquista così una sfumatura interessante. Shane è certamente un uomo pericoloso, perché possiede le capacità necessarie per uccidere e affrontare gruppi criminali quasi da solo. Il film suggerisce però che la pericolosità di un uomo non coincide con la sua identità. Shane può usare quella forza per distruggere oppure per proteggere. Nel finale sceglie la seconda possibilità.
La sua vera vittoria, quindi, non è la morte del Colonnello. È il fatto che, dopo sei anni nei quali altri hanno deciso al posto suo, Shane torna finalmente padrone della propria vita. La violenza gli ha permesso di sopravvivere; Tia, Kuan e la nuova casa gli permettono invece di immaginare un futuro. È questa la differenza tra liberarsi da una prigione e tornare davvero liberi.
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