Beast è tratto da una storia vera? La vicenda di Edward Paisnel dietro il film

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Beast, esordio alla regia di Michael Pearce del 2017, è un thriller psicologico ambientato sull’isola di Jersey e interpretato da Jessie Buckley e Johnny Flynn. Al centro della storia c’è Moll, una giovane donna soffocata dalle aspettative della propria famiglia che trova una forma inattesa di libertà nell’incontro con Pascal, un uomo considerato dalla comunità un outsider e presto indicato dalla polizia come possibile responsabile di una serie di omicidi.

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Il film costruisce così un racconto in cui amore, sospetto e violenza finiscono per sovrapporsi. La domanda che accompagna lo spettatore riguarda soprattutto Pascal: è davvero l’assassino che tutti cercano oppure la sua reputazione sta condizionando il giudizio di Moll e dell’intera comunità? Dietro questa storia di finzione esiste però un riferimento reale molto preciso. Beast prende infatti spunto dalla vicenda di Edward Paisnel, il criminale conosciuto come la “Bestia di Jersey”, che terrorizzò l’isola per oltre un decennio. La storia raccontata nel film, però, non coincide con la sua.

La vera storia di Edward Paisnel, il criminale che terrorizzò Jersey e diventò la “Bestia” dell’isola

Edward Paisnel nacque nel 1925 e divenne tristemente noto sull’isola di Jersey con il soprannome di “Beast of Jersey”. Tra il 1960 e il 1971 aggredì e violentò donne e bambini, entrando nelle abitazioni delle vittime e costruendo intorno ai propri crimini un’immagine particolarmente inquietante. Uno degli elementi che contribuirono alla sua fama fu proprio il suo aspetto durante le aggressioni: Paisnel utilizzava maschere, parrucche e altri indumenti per nascondere la propria identità, assumendo un’apparenza quasi mostruosa.

Per chi viveva a Jersey, il caso finì così per trasformarsi in qualcosa di più di una serie di crimini. Quando Michael Pearce era bambino, Paisnel apparteneva già alla memoria collettiva dell’isola, diventata una sorta di figura da incubo con cui spaventare i più giovani. Il regista ha raccontato che crescendo negli anni Ottanta percepiva ancora la presenza di quella storia nel folklore locale: l’idea che un luogo apparentemente sicuro potesse nascondere una minaccia reale aveva lasciato una traccia profonda nel suo immaginario.

È proprio questa sensazione a essere fondamentale per comprendere Beast. Pearce non voleva raccontare semplicemente la biografia di Paisnel, né ricostruire i suoi crimini secondo i codici del true crime. Il caso reale gli interessava soprattutto per ciò che aveva prodotto nell’immaginario dell’isola: la perdita dell’innocenza, la paura nascosta sotto l’apparente tranquillità e la possibilità che un mostro possa esistere proprio all’interno di una comunità che si considera sicura.

Il regista ha spiegato di aver scoperto, durante le proprie ricerche, anche un altro elemento che avrebbe indirizzato il film: la moglie di Paisnel non sembrava essere consapevole della reale natura delle sue attività criminali. Questa circostanza lo portò a interrogarsi su cosa significhi vivere accanto a una persona potenzialmente pericolosa senza riuscire a riconoscerla. È da qui che la storia di Paisnel comincia a trasformarsi nella storia di Moll.

La differenza è sostanziale. Paisnel era un criminale realmente esistito e i suoi crimini sono documentati; Pascal, invece, è un personaggio inventato. Anche la serie di omicidi che costituisce il cuore investigativo di Beast appartiene alla finzione. Il film prende quindi la paura generata dalla vera vicenda della “Bestia di Jersey” e la trasferisce all’interno di una relazione sentimentale, rendendo la domanda “chi è il mostro?” molto più complessa.

Dal caso della “Bestia di Jersey” alla storia di Moll e Pascal: come la realtà è stata trasformata nel thriller di Michael Pearce

Beast spiegazione finale film
Johnny Flynn e Jessie Buckley in Beast

Il percorso di Michael Pearce è particolarmente interessante perché il regista conosceva Jersey dall’interno. Cresciuto sull’isola, aveva un rapporto ambivalente con quel territorio: da una parte ne riconosceva la bellezza e la dimensione quasi fiabesca, dall’altra ricordava il senso di isolamento e di soffocamento che poteva produrre una comunità così chiusa. Beast nasce proprio dall’unione di queste due percezioni.

Per questo il film non segue Edward Paisnel. Al suo posto troviamo Moll, interpretata da Jessie Buckley, una donna di 27 anni che vive ancora con i genitori e si sente continuamente giudicata dalla madre. La sua famiglia la considera problematica, mentre lei vive una crescente insofferenza verso il ruolo che le è stato assegnato. L’incontro con Pascal, interpretato da Johnny Flynn, sembra offrirle una possibilità di fuga.

Pascal è però immediatamente circondato dal sospetto. È un outsider, un bracconiere, ha un passato problematico ed è stato condannato da giovane per un’aggressione sessuale. Quando sull’isola vengono ritrovati i corpi di alcune ragazze, diventa il principale sospettato. A quel punto Pearce sposta il centro della vicenda: la domanda non è più semplicemente chi abbia commesso i delitti, ma se Moll sappia qualcosa e quanto sia disposta a sacrificare pur di difendere l’uomo che ama.

Questa è la vera trasformazione del caso Paisnel. Il regista ha preso la figura storica di un predatore sessuale che aveva vissuto per anni accanto alla propria comunità e ha costruito una storia sulla possibilità di amare, desiderare o difendere qualcuno senza conoscerne completamente la natura. Pearce ha raccontato di aver studiato per anni diversi serial killer, tra cui Ted Bundy, Ian Huntley e Jeffrey Dahmer, proprio per comprendere meglio la capacità di alcune persone pericolose di apparire affascinanti o normali.

Il risultato è una storia che utilizza il vero caso come matrice psicologica, senza pretendere di ricostruirlo. Anche il finale segue questa strada. Moll arriva a comprendere la verità su Pascal e, dopo averlo indotto a confessare i delitti, decide di ucciderlo. La rivelazione conclusiva aggiunge però un secondo livello: la stessa Moll ammette di aver mentito sulla propria adolescenza. Non aveva accoltellato una compagna soltanto per difendersi, come aveva raccontato a Pascal, ma aveva compiuto deliberatamente quell’atto.

Quando Pascal le dice che sono uguali, Moll rifiuta quella definizione e lo strangola dopo aver provocato l’incidente automobilistico che lo lascia gravemente ferito. La conclusione sposta quindi definitivamente l’attenzione dal serial killer alla protagonista: la vera “bestia” del film non è una figura già identificata, ma una categoria morale che lo spettatore deve interrogare.

La vera storia finisce con l’arresto di Edward Paisnel: perché Beast sceglie invece di trasformare il caso in una fiaba oscura

Jessie Buckley e Johnny Flynn in Beast
Jessie Buckley e Johnny Flynn in Beast

La vicenda reale di Edward Paisnel arrivò alla propria conclusione nel 1971, quando il criminale fu arrestato dopo anni di aggressioni. Il suo caso aveva terrorizzato Jersey per oltre un decennio e aveva contribuito a trasformarlo, nella memoria dell’isola, in una figura quasi leggendaria. È questo aspetto della storia reale a sopravvivere più chiaramente nel film: l’idea che il mostro possa nascondersi dietro una facciata familiare e che la percezione della sicurezza possa essere improvvisamente distrutta.

La decisione di Michael Pearce di non realizzare un film biografico su Paisnel è stata anche una scelta etica e narrativa. Il regista ha spiegato di non voler costruire un’opera true crime sui suoi crimini perché le vittime erano ancora vive. Preferì quindi prendere quella vicenda come punto di partenza e raccontare qualcosa di diverso.

Da qui nasce la struttura quasi fiabesca di Beast. Pearce ha descritto Moll come una sorta di Cenerentola, una giovane donna trascurata dalla propria famiglia che incontra quello che potrebbe essere il suo principe azzurro. Ma Pascal potrebbe anche essere il lupo cattivo. Il film comincia proprio nel punto in cui molte fiabe tradizionali terminerebbero, trasformando il salvataggio della ragazza da parte dell’uomo misterioso nell’inizio di un’altra domanda.

La vera storia di Paisnel e quella di Moll finiscono quindi per divergere completamente. Nella realtà c’è un criminale identificabile, con vittime reali e una vicenda giudiziaria; nel film c’è una costruzione psicologica che utilizza il sospetto per interrogare la protagonista e lo spettatore. Il riferimento storico serve a creare una paura riconoscibile, mentre la finzione la porta in un territorio più ambiguo.

È questo il punto decisivo per rispondere alla domanda iniziale: Beast è liberamente ispirato a una storia vera, ma non racconta la vera storia di Edward Paisnel. La “Bestia di Jersey” è il riferimento che ha dato origine all’idea di Pearce; Moll, Pascal, gli omicidi e la loro conclusione appartengono invece alla sua invenzione cinematografica. Il film prende dunque un caso reale e lo trasforma in una fiaba adulta sul desiderio, sulla repressione e sulla possibilità che il mostro che cerchiamo negli altri finisca per rivelarsi molto più vicino a noi di quanto vorremmo ammettere.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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