Considerato da molti il più grande western mai realizzato, C’era una volta il West di Sergio Leone conserva, a quasi sessant’anni dalla sua uscita, una forza narrativa e visiva straordinaria. Dopo la Trilogia del dollaro, il regista italiano volle realizzare un’opera epica capace di portare il genere a una nuova dimensione. Tra i suoi elementi più riusciti c’è l’introduzione di Frank, il personaggio interpretato da Henry Fonda, protagonista di una delle presentazioni del villain più scioccanti della storia del cinema.
Leone aveva inizialmente sperato di ritrovare Clint Eastwood, già volto della sua celebre trilogia, ma l’attore rifiutò il progetto, anche a causa dei lunghi e impegnativi metodi di lavorazione del regista. Eastwood declinò persino una possibile apparizione nel prologo, accanto a Lee Van Cleef ed Eli Wallach, facendo abbandonare l’idea del cameo. Il film trovò comunque la propria identità attraverso personaggi memorabili e una costruzione narrativa che raggiunge il suo apice proprio nella presentazione del crudele Frank.
L’ingresso in scena di Frank rivela subito la brutalità del personaggio

Il personaggio è un sicario assoldato per allontanare la famiglia McBain da un terreno desiderato da un potente proprietario interessato alla costruzione della ferrovia. Frank sceglie la soluzione più spietata: elimina gli uomini e le donne della famiglia e fa ricadere la responsabilità del massacro sul bandito Cheyenne, interpretato da Jason Robards.
La violenza della scena raggiunge il suo punto più disturbante quando il figlio più piccolo dei McBain si imbatte nei corpi dei familiari. Leone indugia sul volto sorridente di Frank, che osserva il bambino prima di estrarre la pistola e ucciderlo. Il regista evita di mostrare direttamente il colpo, ma la scelta non attenua la brutalità del gesto. Anche a distanza di decenni, l’uccisione di un bambino rimane un’immagine particolarmente scioccante per un western.
A rendere Frank ancora più inquietante è la tranquillità con cui Henry Fonda interpreta la violenza. Il personaggio non manifesta rimorso né esitazione: sembra trovare una sorta di divertimento nelle proprie azioni. In questo senso, ricorda per alcuni aspetti Angel Eyes, il personaggio di Lee Van Cleef ne Il buono, il brutto, il cattivo, ma raggiunge un livello di crudeltà ancora più radicale.
Sergio Leone scelse Henry Fonda proprio per sovvertire la sua immagine da uomo perbene
La scelta di Henry Fonda per interpretare Frank fu una delle intuizioni più significative di Leone. L’attore era infatti conosciuto soprattutto per ruoli legati a figure integre e moralmente irreprensibili, come quello interpretato in Furore o la sua versione di Wyatt Earp in Sfida infernale. Leggendo la sceneggiatura, Fonda inizialmente non era convinto di poter interpretare un uomo che esordiva sullo schermo sterminando una famiglia innocente. Temeva inoltre che il pubblico non avrebbe accettato di vederlo in una parte così distante dalla sua immagine abituale.
Fu un incontro con il regista a fargli cambiare idea. Leone gli descrisse la scena dell’uccisione del bambino, spiegandogli quanto sarebbe stato potente il momento in cui la macchina da presa avrebbe rivelato il volto dell’assassino: quello rassicurante, dagli occhi azzurri, di Henry Fonda. Il contrasto tra l’immagine pubblica dell’attore e la ferocia del personaggio rappresentava esattamente ciò che il regista voleva ottenere.
La scelta si rivelò decisiva. Fonda affrontò il ruolo senza trasformare Frank in una caricatura del cattivo, affidandosi invece a una calma quasi disarmante. La sua interpretazione rende il personaggio ancora più sinistro proprio perché non cerca di esagerarne la malvagità.
Il film lascia persino intravedere una possibile sfumatura nella sua condotta: Frank spara al bambino dopo che uno dei suoi uomini pronuncia accidentalmente il suo nome. Resta quindi aperta la possibilità che, senza quella rivelazione, avrebbe potuto risparmiarlo. Un dettaglio ambiguo che non modifica la natura del personaggio, ma aggiunge una nota ulteriore alla sua rappresentazione.
Il passato di Frank rende ancora più potente il duello finale con Harmonica

Nel finale, Harmonica rivela finalmente la ragione della propria ossessione nei confronti del sicario. Molti anni prima, Frank aveva impiccato suo fratello, costringendo il ragazzo a sostenerne il peso sulle proprie spalle per impedirgli di morire. Harmonica, ancora adolescente, aveva cercato di resistere, ma alla fine era crollato per la fatica, provocando la morte del fratello.
Il ricordo di quell’episodio chiarisce la natura del rapporto tra i due uomini e conferma l’assenza di una coscienza morale in Frank. Dopo aver trascorso anni a uccidere senza conseguenze, il personaggio si trova finalmente davanti a un avversario superiore a lui. Nel duello conclusivo Harmonica prevale, mentre Frank, ormai ferito a morte, ha soltanto il tempo di confrontarsi con il proprio passato.
La sua sconfitta completa così il percorso del personaggio: l’uomo che per anni ha incarnato la violenza impunita del West viene raggiunto dalle conseguenze delle proprie azioni proprio mentre il mondo intorno a lui sta cambiando.
Perché Frank resta uno dei villain più memorabili del cinema western

Il western ha consegnato alla storia numerosi antagonisti memorabili, dal pistolero spietato interpretato da Jack Palance in Il cavaliere della valle solitaria al prepotente Little Bill di Gene Hackman in Gli spietati. Eppure Frank continua a distinguersi anche in una galleria così ricca di personaggi. La sua malvagità non ha bisogno di grandi manifestazioni: è proprio la naturalezza con cui esercita la violenza a renderlo terrificante.
Leone gli ha regalato un’introduzione destinata a rimanere nella storia del cinema e una conclusione altrettanto potente. Frank diventa il simbolo di un mondo fondato sulla legge del più forte, mentre la sua morte suggerisce la possibilità che il progresso possa finalmente aprire una strada diversa. È anche grazie a questa costruzione, oltre che alla straordinaria interpretazione di Fonda, che C’era una volta il West continua a essere considerato un capolavoro del genere.

