Greenland, diretto da Ric Roman Waugh e interpretato da Gerard Butler, Morena Baccarin e Roger Dale Floyd, parte da una delle paure più classiche del cinema catastrofico: una cometa entra nel sistema solare e minaccia di cancellare la vita sulla Terra. Il film segue John Garrity, ingegnere strutturale di Atlanta, la moglie Allison e il figlio Nathan mentre cercano di raggiungere un rifugio segreto in Groenlandia, scelto dal governo per garantire la sopravvivenza di una parte della popolazione. La particolarità di Greenland è però il modo in cui costruisce questa apocalisse: invece di concentrarsi soltanto sull’evento astronomico, osserva il collasso della società attraverso una famiglia che cerca disperatamente di restare unita.
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Quanto c’è, dunque, di scientificamente realistico in Greenland? La risposta è più interessante di quanto potrebbe sembrare. La minaccia rappresentata dalla cometa Clarke appartiene alla fantascienza, ma diversi elementi della sua traiettoria, della frammentazione del corpo celeste e degli effetti di un grande impatto prendono spunto da fenomeni realmente osservati e da ciò che sappiamo delle grandi collisioni avvenute nella storia della Terra. Waugh ha inoltre condotto una ricerca specifica sulle comete e si è confrontato con esperti del NASA Jet Propulsion Laboratory, cercando di dare alla catastrofe una base scientifica credibile.
Quanto è realistico l’arrivo della cometa Clarke e la sua frammentazione prima dell’impatto sulla Terra?
Il primo elemento sorprendentemente plausibile di Greenland riguarda proprio l’idea di una cometa che possa essere individuata relativamente tardi e diventare rapidamente una minaccia. Nel film Clarke è un oggetto proveniente dall’esterno del Sistema Solare e la sua comparsa lascia all’umanità un margine di tempo estremamente ridotto. Non è uno scenario impossibile: le comete a lungo periodo, soprattutto quelle provenienti dalle regioni più remote del Sistema Solare, sono effettivamente più difficili da individuare e prevedere rispetto a molti asteroidi già catalogati. Alcuni studi della NASA hanno sottolineato come un oggetto di questo tipo diretto verso la Terra possa offrire un preavviso misurabile in mesi anziché in anni.
Anche l’idea che un corpo cometario possa frammentarsi è tutt’altro che inventata per il cinema. Un precedente particolarmente importante è la cometa Shoemaker-Levy 9, scoperta nel 1993 dopo essere stata frammentata dalla gravità di Giove e poi precipitata sul pianeta nel luglio 1994. I suoi numerosi frammenti produssero impatti osservabili e dimostrarono concretamente che un corpo cometario può rompersi in più nuclei capaci di colpire uno stesso pianeta. È proprio questo tipo di fenomeno ad aver fornito a Waugh uno dei riferimenti per immaginare Clarke come una minaccia distribuita nel tempo e nello spazio.
Il film è inoltre credibile quando mostra piccoli frammenti capaci di produrre devastazioni locali prima dell’impatto principale. Non è necessario che ogni frammento raggiunga il suolo integro: corpi relativamente piccoli possono esplodere nell’atmosfera generando onde d’urto estremamente potenti. Gli eventi di Tunguska del 1908 e Čeljabinsk del 2013 dimostrano quanto possa essere distruttivo un oggetto relativamente piccolo rispetto alle dimensioni necessarie per provocare un’estinzione globale. A Čeljabinsk, per esempio, l’esplosione atmosferica di un corpo di dimensioni dell’ordine di alcune decine di metri produsse un’onda d’urto che danneggiò edifici e infranse finestre su un’area vastissima.
È quindi plausibile anche l’immagine del cielo trasformato in uno spettacolo di scie luminose, esplosioni e frammenti incandescenti. Qui Greenland applica però una precisa licenza cinematografica: la frequenza, la concentrazione e soprattutto il modo in cui alcuni frammenti colpiscono automobili, edifici e persone sono esasperati per mantenere costante la tensione. Lo stesso team degli effetti visivi ha riconosciuto che determinate sequenze sono state costruite privilegiando l’efficacia drammatica rispetto alla rigorosa simulazione fisica.
Dall’impatto alla catastrofe globale: cosa racconta correttamente Greenland e dove invece forza la realtà?
La parte più solida della premessa riguarda le conseguenze di un impatto sufficientemente grande. La Terra ha già conosciuto eventi di questa portata: l’impatto di Chicxulub, circa 66 milioni di anni fa, è associato all’estinzione di circa il 75% delle specie allora esistenti. L’evento produsse effetti atmosferici e climatici su scala planetaria, con enormi quantità di materiale immesse nell’atmosfera e una drastica riduzione della radiazione solare. L’idea di Greenland secondo cui un impatto gigantesco potrebbe trasformarsi in una crisi globale che continua anche dopo l’esplosione iniziale è quindi scientificamente fondata.
Anche la scelta di Waugh di immaginare un’atmosfera progressivamente oscurata da polvere e cenere trova un precedente nelle ricostruzioni dell’evento di Chicxulub. Non sappiamo naturalmente osservare direttamente ciò che accadde 66 milioni di anni fa, ma i modelli scientifici indicano che l’impatto produsse effetti climatici protratti, con un forte raffreddamento globale e una drastica diminuzione della luce solare disponibile. In questo senso, il film coglie un punto essenziale spesso trascurato dai disaster movie: l’impatto non sarebbe necessariamente la fine dell’emergenza, bensì l’inizio di una crisi ambientale molto più lunga.
Dove Greenland diventa decisamente più cinematografico è invece nella gestione dell’informazione scientifica e della risposta istituzionale. Nel film la scoperta della reale traiettoria di Clarke sembra arrivare in modo relativamente improvviso e il tempo per reagire è estremamente limitato. Per una cometa particolarmente veloce e difficile da osservare uno scenario del genere può avere una base plausibile, ma la pellicola semplifica enormemente il lavoro di osservazione, calcolo orbitale e comunicazione che accompagnerebbe una minaccia reale. Oggi esistono programmi specifici di sorveglianza degli oggetti vicini alla Terra e strutture dedicate alla difesa planetaria.
Ancora più importante è il ruolo attribuito ai bunker in Groenlandia. L’idea generale di proteggere una parte della popolazione in strutture sotterranee è ragionevole: contro gli effetti immediati di un impatto, una struttura adeguatamente progettata potrebbe offrire una protezione significativa. Molto più difficile sarebbe però garantire la sopravvivenza a lungo termine in presenza di cambiamenti climatici globali, scarsità di risorse, interruzione delle catene alimentari e possibili alterazioni dell’atmosfera. Il film concentra necessariamente questi problemi in una soluzione narrativa molto più semplice: arrivare al rifugio significa avere una concreta possibilità di sopravvivere.
È qui che emerge la vera natura di Greenland. Waugh ha spiegato più volte di non aver voluto realizzare un documentario scientifico: la ricerca serviva a costruire una base realistica sulla quale esercitare poi la libertà del cinema. La stessa struttura narrativa nasce dalla volontà di vedere l’apocalisse dall’interno, attraverso una famiglia, invece di trasformare la cometa in un semplice gigantesco spettacolo visivo.
Greenland è quindi realistico? La risposta sta nell’equilibrio tra scienza, licenza cinematografica e comportamento umano
Considerato nel suo insieme, Greenland è uno dei disaster movie che cercano con maggiore convinzione un equilibrio tra plausibilità scientifica e spettacolo. La cometa interstellare, la possibilità di un rilevamento tardivo, la frammentazione del corpo celeste, gli airburst atmosferici e le conseguenze climatiche di un grande impatto hanno basi riconoscibili nella scienza reale. La pellicola non inventa dunque da zero il proprio scenario: prende fenomeni realmente possibili e li porta alla loro conseguenza più estrema.
Le forzature arrivano soprattutto quando la precisione scientifica rischierebbe di rallentare il racconto. La frequenza dei frammenti, alcune modalità della distruzione e soprattutto la gestione del monitoraggio della cometa sono semplificate. Anche la prospettiva secondo cui un bunker possa rappresentare una soluzione relativamente definitiva alla catastrofe è molto più rassicurante di quanto sarebbe probabilmente nella realtà. Ma chiedere a Greenland di rispettare fino all’ultimo dettaglio un modello di impatto significherebbe perdere di vista ciò che il film sta realmente cercando di raccontare.
La domanda centrale di Ric Roman Waugh non è infatti soltanto cosa succederebbe se una cometa colpisse la Terra, ma cosa accadrebbe alle persone quando diventasse evidente che non tutti possono essere salvati. La selezione dei superstiti, la perdita delle comunicazioni, i supermercati presi d’assalto, le famiglie separate e la progressiva dissoluzione delle regole sociali costituiscono il vero laboratorio del film. Paradossalmente, proprio questa componente umana è quella che oggi può apparire più realistica dell’apocalisse stessa: di fronte a una minaccia percepita come inevitabile, la società dovrebbe affrontare immediatamente il problema della scarsità, della distribuzione delle risorse e dell’accesso alle informazioni.
Per questo Greenland funziona meglio se lo si considera un film scientificamente informato, non un film scientificamente rigoroso. La cometa Clarke appartiene alla finzione, ma molti degli elementi utilizzati per costruirla vengono dalla realtà astronomica e dalla storia geologica del nostro pianeta. Il risultato è una catastrofe plausibile nella sua origine e nelle sue conseguenze generali, mentre diventa inevitabilmente più spettacolare e semplificata nei dettagli. Ed è proprio questo compromesso a permettere al film di trasformare una minaccia cosmica in qualcosa di molto più vicino e inquietante: la storia di una famiglia che cerca di sopravvivere quando il mondo, improvvisamente, smette di funzionare.
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