Il mondo che verrà (leggi qui la recensione), diretto da Mona Fastvold e interpretato da Katherine Waterston, Vanessa Kirby, Casey Affleck e Christopher Abbott, è un dramma sentimentale ambientato nell’America rurale della metà dell’Ottocento, dove la vita quotidiana è scandita dal lavoro, dalla solitudine e da una rigida struttura sociale. Al centro ci sono Abigail e Dyer, una coppia segnata dalla morte della figlia Nellie, e Tallie, la donna che con la sua vitalità riesce a riaccendere in Abigail una parte di sé rimasta sepolta.
Il finale de Il mondo che verrà è però molto più amaro di quanto la storia d’amore tra le due donne potrebbe far pensare. La relazione con Tallie rappresenta per Abigail la scoperta di una possibilità esistenziale nuova, fondata sulla capacità di parlare dei propri sentimenti e di essere vista realmente dall’altra persona. La separazione, la morte di Tallie e il ritorno alla vita con Dyer trasformano quella scoperta in qualcosa di diverso: Abigail comprende che quel “mondo che verrà” potrebbe ancora esistere, anche se in una forma inattesa.
La frontiera di Mona Fastvold trasforma il dramma storico in una storia sulla solitudine e sul desiderio di essere compresi
Il mondo che verrà si inserisce nel filone del dramma storico americano, ma Mona Fastvold utilizza l’ambientazione ottocentesca soprattutto per isolare i suoi personaggi e mostrare quanto fosse difficile, in quel contesto, immaginare un’esistenza diversa da quella imposta dalle convenzioni. La frontiera è uno spazio fisicamente enorme, eppure proprio questa immensità rende ancora più evidente la condizione di isolamento di Abigail.
La regista, già interessata nei suoi lavori alla dimensione emotiva e ai rapporti affettivi sottoposti a pressioni sociali, costruisce un racconto in cui il paesaggio non è semplice sfondo. Le distese agricole, le abitazioni isolate e gli inverni rigidi diventano la proiezione concreta di una vita nella quale parlare dei propri sentimenti sembra quasi un lusso.
Abigail e Dyer sono sposati soprattutto perché la sopravvivenza lo richiede. La morte di Nellie ha poi reso ancora più profonda la distanza tra loro. La scena in cui Dyer racconta la paura provata durante un terremoto è fondamentale perché rompe per la prima volta il silenzio emotivo della coppia. Abigail scopre che anche suo marito possiede una vulnerabilità che fino a quel momento non aveva saputo vedere.
L’arrivo di Tallie produce però una frattura ancora più profonda. La sua energia, il suo modo diretto di comunicare e la sua curiosità verso il mondo fanno emergere in Abigail un desiderio che va oltre l’attrazione: il desiderio di poter finalmente parlare senza dover tradurre ogni emozione in qualcosa di accettabile.
La morte di Tallie spezza la possibilità di un futuro insieme, ma rende irreversibile ciò che Abigail ha scoperto
Il punto di svolta arriva quando Abigail e Tallie trasformano la loro amicizia in una relazione amorosa. Ciò che conta, tuttavia, è il modo in cui il film presenta questo rapporto: Tallie diventa per Abigail la prova concreta che esiste una forma diversa di intimità. Con lei può essere sincera, può esprimere ciò che prova e può immaginare una vita costruita attorno al desiderio invece che alla semplice necessità.
La minaccia rappresentata da Finney rende però questa possibilità estremamente fragile. La sua gelosia e il suo atteggiamento possessivo fanno emergere il lato più oscuro delle convenzioni sociali che circondano le due donne. Quando Tallie scompare, Abigail comprende immediatamente che qualcosa non va. La lettera che riceve, nella quale Tallie sostiene di essersi trasferita lontano e di vivere una vita infelice, non riesce a cancellare i suoi sospetti.
Abigail parte quindi insieme a Dyer per raggiungerla, ma quando arriva è troppo tardi: Tallie è morta e Finney sostiene che la causa sia la difterite. Il film non ha bisogno di trasformare la morte in una scena investigativa per renderne evidente il significato. La possibilità di fuga che Tallie incarnava viene definitivamente cancellata.
La tragedia assume così un valore ancora più doloroso perché Abigail torna alla fattoria, alla quotidianità e al matrimonio da cui era partita. Esteriormente tutto sembra tornare al punto di partenza. Interiormente, invece, Abigail è cambiata in maniera irreversibile.
Il vero colpo di scena del finale è la nuova possibilità che Abigail intravede dentro il rapporto con Dyer
L’ultima parte del film può sembrare sorprendente proprio perché Abigail non abbandona Dyer. Dopo la morte di Tallie, ci si potrebbe aspettare che la protagonista consideri definitivamente fallita la propria vita matrimoniale. Mona Fastvold sceglie invece una soluzione più complessa: Abigail porta dentro il matrimonio ciò che ha imparato attraverso Tallie.
Dyer le confessa infatti una delle sue paure più profonde: il timore di non essere abbastanza importante, di non riuscire a essere utile alle persone che ama. È una confessione che riprende idealmente quella della sequenza iniziale sul terremoto. Anche lui, come Abigail, ha sentimenti che per molto tempo non è riuscito a esprimere.
A quel punto Abigail immagina Dyer come Tallie. L’associazione potrebbe sembrare straniante, ma rappresenta precisamente il passaggio decisivo del finale. Abigail ha scoperto con Tallie che l’intimità nasce dalla possibilità di mostrarsi vulnerabili. Ora comprende che quella stessa apertura potrebbe forse essere costruita anche con Dyer.
Il film non suggerisce quindi che Abigail abbia dimenticato Tallie o che il loro rapporto fosse soltanto una parentesi. Al contrario, Tallie continua a esistere nella trasformazione interiore della protagonista. La sua presenza è diventata una possibilità mentale: il ricordo di un rapporto nel quale Abigail si era sentita finalmente libera.
Il significato del finale di Il mondo che verrà: Tallie muore, ma il mondo che ha fatto intravedere ad Abigail può ancora esistere
Il titolo Il mondo che verrà acquista il suo significato più pieno proprio nell’ultima scena. Quel mondo non coincide necessariamente con un luogo concreto nel quale Abigail e Tallie avrebbero potuto vivere insieme. È soprattutto una possibilità emotiva: un’esistenza nella quale gli individui possono parlarsi, riconoscere le proprie fragilità e costruire un rapporto fondato sulla comprensione.
Tallie non può portare Abigail verso quel mondo perché viene eliminata dalla violenza di un sistema nel quale il possesso maschile e le convenzioni sociali hanno un peso enorme. La sua morte impedisce la realizzazione della relazione, ma non può cancellare ciò che Abigail ha imparato attraverso di essa.
Ed è qui che il finale diventa più interessante di un semplice racconto tragico. Abigail non ottiene la felicità nella forma che aveva immaginato, ma acquisisce una nuova consapevolezza del proprio bisogno di intimità. Dyer, a sua volta, mostra di poter essere vulnerabile. Per la prima volta i due hanno gli strumenti per guardarsi davvero.
Il finale resta volutamente sospeso perché Il mondo che verrà non promette ad Abigail una nuova vita. Le concede qualcosa di più fragile: la consapevolezza che una nuova vita sia almeno immaginabile. Tallie è morta, il passato non può essere recuperato e la società che circonda Abigail non è cambiata. Eppure lei non è più la stessa donna dell’inizio.
Il messaggio più profondo del film sta quindi nella distanza tra ciò che possiamo vivere e ciò che possiamo comprendere. Tallie rappresenta una possibilità perduta, ma anche la persona che ha insegnato ad Abigail a riconoscere quella possibilità. Quando alla fine guarda Dyer attraverso il ricordo di Tallie, Abigail non sta sostituendo una donna con un’altra: sta cercando di portare nella propria vita la forma di apertura che aveva scoperto.
Il mondo che verrà si chiude così su una speranza minima, quasi impercettibile. Il futuro non è garantito e il dolore rimane. Però, dopo aver conosciuto Tallie, Abigail sa finalmente che un’esistenza diversa può essere pensata. E forse è proprio da questa consapevolezza che può cominciare, anche dentro la vita che credeva già definitivamente stabilita, il suo vero cambiamento.




