Instant Family: la spiegazione del finale del film

-

In Instant Family, commedia drammatica del 2018 diretta da Sean Anders, la costruzione di una famiglia diventa un percorso molto più complesso di quanto suggerisca l’entusiasmo iniziale. Pete e Ellie Wagner, interpretati da Mark Wahlberg e Rose Byrne, decidono di avvicinarsi all’affido con l’idea di diventare genitori, ma scoprono presto che accogliere dei figli significa confrontarsi con traumi, diffidenze e legami affettivi che esistevano molto prima del loro arrivo. L’incontro con Lizzie, adolescente dal carattere difficile, e con i suoi fratelli più piccoli, Juan e Lita, trasforma la loro scelta in una prova quotidiana di pazienza e responsabilità. La difficoltà maggiore non consiste nel garantire ai bambini una casa, ma nel convincerli che quella casa possa diventare davvero un luogo sicuro.

LEGGI ANCHE: Instant Family: la storia vera dietro il film con Mark Wahlberg

Il finale di Instant Family porta a compimento questo percorso attraverso una riconciliazione che precede la conclusione legale dell’adozione. Dopo aver ostacolato il progetto dei Wagner e aver contribuito alla decisione del tribunale di affidare i fratelli alla madre biologica, Lizzie comprende che il rapporto con Pete ed Ellie non è fondato sulla pretesa di sostituire il suo passato. Quando la madre, Carla, non è in grado di riprendere con sé i figli, la ragazza deve affrontare nuovamente la paura dell’abbandono. La famiglia si ricompone attraverso un confronto emotivo, fino all’udienza che rende definitiva l’adozione. Il senso della conclusione, però, va oltre il lieto fine: diventare genitori significa costruire una fiducia che nessuna procedura può imporre e che, soprattutto, non può essere ottenuta in cambio di gratitudine.

La commedia di Sean Anders racconta l’affido come un percorso imperfetto in cui l’amore deve conquistarsi la fiducia dei figli

Diretto da Sean Anders, già autore di commedie come Come ammazzare il capo 2 e Daddy’s Home, Instant Family utilizza il linguaggio della commedia familiare per affrontare una realtà che difficilmente può essere ridotta a una successione di gag domestiche. Il film parte da una coppia che desidera avere figli, ma che deve imparare rapidamente quanto sia diversa l’idea astratta della genitorialità dalla sua pratica quotidiana. Pete ed Ellie non sono presentati come adulti pronti a ogni sacrificio: commettono errori, si lasciano sopraffare dalla frustrazione e cercano conferme sulla propria capacità di essere genitori. La loro imperfezione è fondamentale per rendere credibile il percorso.

La decisione di accogliere Lizzie, Juan e Lita nasce dopo un primo incontro poco incoraggiante. I due coniugi avevano immaginato di adottare un bambino più piccolo e rimangono spiazzati quando scoprono che i tre fratelli devono restare insieme. La scelta di non separarli implica una responsabilità più ampia di quella inizialmente prevista, ma anche il riconoscimento che i legami tra i bambini hanno un valore che precede l’arrivo dei nuovi genitori. Quando la famiglia allargata dei Wagner reagisce con scetticismo alla loro intenzione di procedere, Pete ed Ellie decidono di dimostrare di poter affrontare la sfida. È una motivazione ancora legata all’orgoglio, che il film metterà progressivamente alla prova.

Il rapporto con i tre fratelli si sviluppa infatti in modo diseguale. Lita esprime la propria insicurezza attraverso i capricci, Juan è sensibile e fragile, mentre Lizzie difende la propria autonomia e fatica a credere alle intenzioni degli adulti. Per lei, accettare i Wagner significa rischiare di affezionarsi ancora a qualcuno che potrebbe andarsene. La sua ostilità non è quindi un semplice problema disciplinare: è una forma di autodifesa. Il film trova qui il suo centro emotivo, perché mostra come la famiglia non nasca automaticamente dalla convivenza o dalle buone intenzioni, ma dalla capacità degli adulti di restare presenti anche quando non ricevono subito affetto in cambio.

Il tribunale assegna i figli a Carla e il rifiuto di Lizzie sembra cancellare tutto ciò che i Wagner hanno costruito

Octavia Spencer, Rose Byrne, Tig Notaro e Mark Wahlberg in Instant Family

La svolta più dolorosa arriva con il ritorno di Carla, la madre biologica dei tre fratelli, appena uscita dal carcere. La sua presenza riapre una ferita che i Wagner non possono risolvere semplicemente offrendo un ambiente più stabile. Per Lizzie, la possibilità di ricongiungersi alla madre conserva un valore profondo, anche se il rapporto è stato segnato dall’assenza e dalla dipendenza. Juan e Lita, invece, mostrano di essersi ormai legati alla nuova famiglia: la bambina arriva a chiamare Ellie “mamma”. La situazione rende evidente che i legami affettivi non seguono una logica lineare e che l’attaccamento alla famiglia affidataria non cancella necessariamente quello verso i genitori biologici.

Le visite di Carla destabilizzano la quotidianità domestica e alimentano le tensioni. Pete ed Ellie si sentono frustrati, mentre Lizzie torna a mettere alla prova gli adulti. La situazione precipita quando scoprono che la ragazza sta scambiando fotografie intime con un uomo più grande, creduto inizialmente un suo coetaneo. Nel tentativo di proteggerla, i due agiscono impulsivamente: affrontano e aggrediscono il vero responsabile, che si rivela essere un dipendente scolastico ventiduenne. Il loro intervento porta all’arresto dell’uomo, ma anche al loro arresto e a una grave mancanza di attenzione nei confronti dei bambini, lasciati in macchina senza supervisione. La paura per Lizzie non giustifica automaticamente le loro azioni, e il film evita di presentare l’istinto protettivo come una garanzia di buon giudizio.

All’udienza per l’adozione, la dichiarazione negativa di Lizzie contribuisce a orientare il giudice contro i Wagner. La decisione assegna la custodia a Carla, mentre la ragazza sembra soddisfatta. Per Pete ed Ellie, è una sconfitta che mette in dubbio l’intero percorso compiuto: hanno investito energie, tempo e sentimenti nella costruzione di una famiglia, ma non possono rivendicare quei legami come un diritto acquisito. La reazione di Lizzie, per quanto dolorosa, non è incomprensibile. La ragazza vuole credere che la madre biologica possa tornare a essere presente e teme che accettare i Wagner significhi rinunciare definitivamente a lei. Il tribunale decide sul futuro dei bambini, ma non può risolvere il conflitto emotivo che li attraversa.

La fuga di Lizzie e il confronto con Ellie trasformano il fallimento in una scelta consapevole di fiducia

Mark Wahlberg e Rose Byrne in Instant Family

Il giorno successivo, Karen e Sharon, le assistenti sociali che seguono la famiglia, raggiungono i Wagner senza Carla. La donna non è pronta a riprendere con sé i figli e ha ricominciato a fare uso di droghe. A quel punto emerge un dettaglio decisivo: è stata proprio Lizzie a compilare le pratiche per favorire il ricongiungimento. La ragazza aveva cercato di rendere possibile il ritorno della madre, ma la realtà smentisce ancora una volta la speranza su cui aveva investito. Il suo progetto si rivela fallimentare e la costringe a confrontarsi con una nuova forma di abbandono, proprio quando aveva appena respinto le persone che avrebbero potuto offrirle stabilità.

Sconvolta dalla notizia, Lizzie scappa. Pete ed Ellie le corrono dietro, e la ricerca diventa il momento in cui la famiglia deve affrontare apertamente ciò che è rimasto in sospeso. Ellie non tenta di convincere la ragazza che la madre biologica non meriti il suo amore, né le chiede di cancellare il passato. Le fa invece leggere la dichiarazione presentata in tribunale, nella quale lei e Pete hanno spiegato quanto tengano ai tre fratelli. Il gesto restituisce a Lizzie la possibilità di vedere la relazione dalla prospettiva degli adulti: non come una prova da superare o un accordo condizionato dal suo comportamento, ma come un legame che può resistere anche alla rabbia e al rifiuto.

La riconciliazione non cancella gli errori commessi. Pete ed Ellie hanno reagito impulsivamente, mentre Lizzie ha ferito persone che ormai si erano affezionate a lei. Il punto è che nessuno dei tre deve essere perfetto perché la relazione possa continuare. La ragazza può riconoscere l’amore dei Wagner senza rinnegare quello per Carla; i due adulti, dal canto loro, devono accettare che diventare genitori significa accompagnare i figli anche nelle emozioni che non riescono a gestire. La fiducia nasce proprio quando il conflitto non provoca una nuova fuga, ma diventa l’occasione per comprendere meglio ciò che ciascuno teme di perdere.

Il finale di Instant Family celebra l’adozione, ma il suo significato più profondo è la scelta di restare una famiglia anche dopo gli errori

Instant Family cast

Quattro mesi dopo, Pete, Ellie, Lizzie, Juan e Lita si preparano per una nuova udienza. Questa volta la procedura si conclude con l’adozione definitiva dei tre fratelli. Il cambiamento di Lizzie è ormai visibile anche nel linguaggio: chiama Pete e Ellie “mamma” e “papà”, riconoscendo un ruolo che fino a poco tempo prima aveva faticato ad accettare. La fotografia finale riunisce la famiglia allargata, il giudice e gli altri genitori affidatari, trasformando il momento privato in una celebrazione collettiva. Il lieto fine è esplicito, ma il film lo rende significativo perché arriva dopo una crisi che avrebbe potuto distruggere il legame.

L’adozione rappresenta una certezza giuridica, mentre la famiglia si è già formata attraverso gesti meno visibili: la consolazione offerta a Juan dopo l’incidente con la sparachiodi, la disponibilità di Pete ad aiutare Lizzie a esprimere la rabbia, le notti in cui Ellie rassicura i bambini dopo un incubo. Sono momenti in cui la genitorialità prende forma senza bisogno di dichiarazioni solenni. Il finale li raccoglie e attribuisce loro un significato nuovo: l’affetto non è più soltanto una speranza dei Wagner, ma un’esperienza che i bambini hanno imparato a riconoscere e a ricambiare.

La conclusione, inoltre, non impone una contrapposizione assoluta tra genitori biologici e genitori adottivi. Carla resta una figura importante nella storia dei tre fratelli, anche se non riesce a garantire loro la stabilità necessaria. Lizzie non deve smettere di desiderare il rapporto con la madre per poter accettare la nuova famiglia. Il film suggerisce che l’appartenenza non funziona come una sostituzione: il passato dei bambini non viene cancellato dall’adozione, e la loro identità continua a comprendere le esperienze precedenti. Ciò che cambia è la possibilità di costruire un futuro in cui non siano costretti a scegliere tra il bisogno di essere amati e la paura di essere abbandonati.

Il significato del finale di Instant Family risiede quindi nella distanza tra il desiderio di avere una famiglia e il lavoro necessario per diventarlo. Pete ed Ellie iniziano il percorso convinti di poter accogliere dei figli, ma devono imparare a essere genitori senza pretendere risultati immediati. Lizzie, Juan e Lita devono a loro volta scoprire che affidarsi a qualcuno non significa esporsi inevitabilmente a una nuova perdita. La fotografia conclusiva celebra l’adozione, ma il vero traguardo è la fiducia che la rende possibile: una famiglia non si costruisce perché ogni conflitto viene evitato, bensì perché, dopo gli errori e le delusioni, i suoi membri scelgono ancora di esserci gli uni per gli altri.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
- Pubblicità -

ALTRE STORIE

- Pubblicità -