Diretto da Gerardo Herrero, Operazione Raqqa (Operación: Raqqa, 2024) è un action thriller di spionaggio ambientato nella Siria del 2014, quando la città di Raqqa era diventata uno dei principali centri di potere dello Stato Islamico. Interpretato da Álvaro Morte, noto al pubblico internazionale per La casa di carta, e Mina El Hammani, il film segue due operativi impegnati nella caccia a un importante esponente dell’organizzazione jihadista. Haibala, conosciuto con il nome in codice El Saharawi, e Malika, agente dell’Europol infiltrata tra i miliziani, si ritrovano coinvolti in una missione nella quale spionaggio, inseguimenti e scontri armati si intrecciano con la difficoltà di muoversi in un territorio controllato da un’organizzazione estremista.
L’ambientazione richiama una delle pagine più drammatiche della recente storia mediorientale, ma quanto raccontato sullo schermo corrisponde a eventi realmente accaduti? Operazione Raqqa non è basato su una specifica missione documentata e i suoi protagonisti appartengono alla finzione. Il contesto, tuttavia, è autentico: nel 2014 l’ISIS controllava Raqqa e imponeva alla popolazione un regime fondato sulla repressione e sulla violenza. Per valutare il realismo del film occorre quindi distinguere la ricostruzione di quella realtà dalle dinamiche della caccia a un bersaglio, dalle infiltrazioni clandestine e dalle sequenze d’azione, costruite secondo le esigenze del genere.
La Raqqa del 2014 raccontata in Operazione Raqqa: quanto è realistico il contesto storico del dominio dell’ISIS
Il riferimento storico fondamentale di Operazione Raqqa è la conquista del potere da parte dello Stato Islamico in Siria e, in particolare, il controllo esercitato su Raqqa. La città era caduta nelle mani delle forze ribelli nel 2013 e, nel corso dei mesi successivi, l’ISIS aveva progressivamente consolidato la propria presenza, fino a farne uno dei centri principali del suo progetto politico e militare. Nel 2014, mentre l’organizzazione estendeva il proprio dominio anche in Iraq, Raqqa assunse il ruolo di capitale de facto del suo territorio siriano. La scelta dell’ambientazione, dunque, non è un semplice espediente esotico per un film d’azione: colloca la storia in un luogo in cui il controllo armato, la propaganda e la repressione erano elementi concreti della vita quotidiana.
La realtà storica era caratterizzata da una forte limitazione delle libertà individuali, da persecuzioni contro chi veniva considerato oppositore e dall’imposizione violenta delle regole dell’organizzazione. L’ISIS ricorreva a esecuzioni pubbliche, intimidazioni e punizioni per consolidare il proprio potere, mentre la popolazione civile viveva in condizioni di paura e incertezza. Un film ambientato in questo contesto può quindi rappresentare credibilmente il pericolo di essere identificati come nemici, la necessità di nascondere le proprie intenzioni e il rischio associato a qualsiasi contatto con le autorità jihadiste. La tensione di Operazione Raqqa trova qui il suo fondamento più solido: muoversi in una città controllata dall’ISIS significava confrontarsi con un sistema coercitivo capace di trasformare un sospetto in una minaccia immediata.
È importante, però, non confondere la fedeltà generale all’ambientazione con la ricostruzione puntuale della vita a Raqqa. Il film segue soprattutto le vicende di due operativi e organizza lo spazio urbano intorno alle esigenze della loro missione. La realtà dei residenti, delle famiglie divise dalla guerra e di chi cercava di sopravvivere al dominio jihadista rimane necessariamente sullo sfondo. Questa prospettiva è tipica del thriller: il contesto storico diventa il terreno sul quale i protagonisti devono agire, mentre le dinamiche politiche e sociali vengono selezionate in funzione del racconto. La rappresentazione può essere plausibile senza offrire un quadro completo della città e delle diverse esperienze di chi la abitava.
La storia successiva di Raqqa conferma la gravità della situazione, ma va collocata nella corretta sequenza cronologica. La battaglia per riconquistare la città iniziò il 6 giugno 2017, quando le Forze Democratiche Siriane, una coalizione a guida curdo-siriana, lanciarono l’offensiva sostenuta dalla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. I combattimenti si protrassero per mesi, fino alla dichiarazione della liberazione della città il 17 ottobre 2017. I bombardamenti e gli scontri urbani provocarono distruzioni estese, numerose vittime civili e lo sfollamento di una parte consistente della popolazione. Questi avvenimenti non costituiscono la trama del film, ambientato tre anni prima, ma aiutano a comprendere la dimensione storica del luogo scelto da Gerardo Herrero.
Haibala, Malika e la caccia a El Jordano: quanto sono credibili lo spionaggio e la missione clandestina del film
La distinzione tra realtà e finzione diventa più netta quando si passa ai personaggi. Haibala, noto come El Saharawi, Malika e il loro obiettivo, il leader jihadista soprannominato El Jordano, sono figure inserite nella costruzione narrativa del film. Non risulta che la missione raccontata corrisponda a un’operazione storica identificabile con questi protagonisti e questi specifici obiettivi. La loro caccia al bersaglio serve a organizzare la storia come una corsa contro il tempo, nella quale le informazioni raccolte, le identità nascoste e la possibilità di essere scoperti determinano il destino degli agenti. Il film utilizza così elementi riconoscibili del racconto di spionaggio, senza presentarsi come la ricostruzione di un’indagine realmente avvenuta.
La presenza di Malika, descritta come agente dell’Europol infiltrata tra i jihadisti, merita una precisazione sul piano istituzionale. Europol è l’agenzia dell’Unione europea che sostiene la cooperazione tra le autorità di contrasto degli Stati membri, facilitando lo scambio di informazioni e le indagini contro la criminalità grave e il terrorismo. Non è un servizio d’intelligence militare né una forza di polizia autonoma con un mandato generale per condurre operazioni clandestine sul campo in territori stranieri. Per questo, una missione di infiltrazione direttamente in una città siriana controllata dall’ISIS, attribuita a una sua agente, appare poco plausibile se interpretata alla lettera. Le attività antiterrorismo internazionali possono coinvolgere servizi di intelligence, forze di sicurezza nazionali e cooperazione transfrontaliera, ma il film concentra questi livelli in una figura funzionale alla storia.
Anche la ricerca di un leader dell’ISIS risponde a un obiettivo realistico in termini generali. Durante l’espansione dell’organizzazione, l’identificazione dei comandanti, la raccolta di informazioni sulle reti jihadiste e il contrasto ai combattenti stranieri erano priorità per numerosi governi e apparati di sicurezza. Ciò non dimostra, però, che l’operazione rappresentata in Operazione Raqqa sia realmente esistita. La distinzione è essenziale: un film può partire da un problema autentico e attribuirgli una soluzione immaginaria. La presenza di un bersaglio, di una rete di contatti e di una missione pericolosa rende la vicenda credibile secondo le convenzioni del genere, ma non basta a trasformarla in una testimonianza storica.
Lo stesso vale per sparatorie, inseguimenti e improvvisi cambiamenti di alleanze. In un territorio militarizzato, un incontro può effettivamente diventare pericoloso e una fuga può essere ostacolata da posti di blocco, controlli e presenza armata. Il thriller, tuttavia, tende a concentrare in un arco narrativo ristretto eventi che nella realtà dipendono da tempi più lunghi, informazioni incomplete e procedure complesse. Le sequenze d’azione servono a rendere visibile il rischio, mentre l’attività di intelligence, fatta spesso di analisi, verifiche e cooperazione tra apparati differenti, è molto meno spettacolare. Il film privilegia quindi l’immediatezza del confronto fisico e la tensione dell’infiltrazione rispetto alla rappresentazione dettagliata del lavoro investigativo.
Operazione Raqqa è realistico oppure romanza la guerra in Siria? Le conclusioni sul film di Gerardo Herrero
Operazione Raqqa è un’opera di finzione ambientata in un contesto storico autentico. Raqqa era davvero uno dei centri principali dello Stato Islamico nel 2014, la popolazione era sottoposta a un regime di violenza e repressione e la lotta contro l’organizzazione avrebbe richiesto negli anni successivi operazioni militari su vasta scala. La missione di Haibala e Malika, invece, non è una vicenda documentata: i personaggi, il bersaglio e gli eventi che scandiscono la caccia appartengono alla costruzione narrativa. Il film non può quindi essere utilizzato come fonte per ricostruire una specifica operazione antiterrorismo.
La sua attendibilità va valutata distinguendo il contesto dalla dinamica dell’azione. La rappresentazione del pericolo associato al controllo jihadista ha un fondamento storico, mentre l’infiltrazione attribuita a un’agente dell’Europol richiede una sospensione dell’incredulità rispetto alle competenze e al mandato reale dell’agenzia. Anche la centralità degli scontri armati riflette le convenzioni del thriller, che concentra l’attenzione sui momenti più intensi e riduce lo spazio dedicato alla complessità politica, sociale e investigativa. Il risultato può restituire un’atmosfera credibile senza essere una ricostruzione accurata in ogni dettaglio.
Il limite e, insieme, la funzione del film risiedono proprio in questa scelta. Gerardo Herrero utilizza la Siria del 2014 come scenario per raccontare una missione clandestina, affidandosi alla suspense e alla vulnerabilità dei protagonisti. Per comprendere davvero la storia di Raqqa, occorre affiancare a questo tipo di narrazione le testimonianze dei civili, le ricostruzioni giornalistiche e gli studi sul dominio dell’ISIS e sulla battaglia del 2017. Operazione Raqqa offre una rappresentazione cinematografica di un contesto reale, ma la sua trama resta inventata: è questa la distinzione fondamentale per giudicarne correttamente il realismo.



