L’Estranea è stato indicato dall’Italia per la corsa all’Oscar 2027 come Miglior Film Internazionale, ma definirlo semplicemente un horror sarebbe riduttivo. Paolo Strippoli costruisce il film come una saga familiare deformata dal thriller psicologico, attraversata da elementi paranormali e da un immaginario perturbante che appartiene pienamente al genere, ma che non segue la logica dell’horror tradizionale. È lo stesso regista a definirlo un “thriller psicologico con derive horror”, mentre alla Mostra del Cinema di Venezia lo ha descritto soprattutto come una tragedia.
La storia parte da una situazione intima: Anna, interpretata da Jasmine Trinca, si presenta improvvisamente a casa della figlia Alice, interpretata da Romana Maggiora Vergano, per confessarle una verità nascosta per vent’anni. Quella bugia riguarda un patto stretto molto tempo prima con una misteriosa estranea e ha finito per condizionare l’intera storia della famiglia. Più il racconto procede, più il dramma domestico si trasforma in qualcosa di oscuro, quasi inevitabile.
È proprio questa natura ibrida ad aver reso significativa anche la scelta del comitato italiano per gli Oscar. Nella motivazione ufficiale L’Estranea viene definito un film “nuovo” e “di genere”, mentre Strippoli ha sottolineato quanto sia raro che l’Italia scelga per questa corsa un’opera che giochi apertamente con thriller e horror. Per il regista è anche il segnale di un possibile cambiamento: l’idea che il cinema d’autore contemporaneo possa passare attraverso i generi invece di considerarli territori separati.
L’Estranea usa l’horror per raccontare il controllo, la famiglia e la paura di perdere ciò che amiamo
Il punto di partenza dichiarato da Strippoli è una paura molto personale: perdere il controllo. Il regista ha raccontato di essere ossessionato da questa possibilità e di vivere la regia stessa come un’illusione di poter organizzare e plasmare la realtà. Dentro L’Estranea questa paura diventa il motore delle decisioni di Anna, che tenta di proteggere la propria famiglia proprio attraverso scelte destinate a produrre conseguenze sempre più incontrollabili.
Per questo l’orrore del film non dipende principalmente dalla presenza di un mostro. Esiste una figura perturbante, incarnata da Valeria Bruni Tedeschi, ma la minaccia nasce soprattutto dalle dinamiche familiari e dalle conseguenze delle decisioni prese in nome dell’amore. La domanda che Strippoli pone nella presentazione ufficiale alla Biennale è infatti molto precisa: fino a che punto possiamo fare del male convincendoci di stare proteggendo qualcuno?
La struttura stessa del film traduce questa idea. Strippoli descrive la spirale come la geometria fondamentale di L’Estranea: ogni capitolo diventa progressivamente più breve e concitato e ogni scelta compiuta da Anna sembra riportarla inevitabilmente verso il punto di partenza. Non è quindi l’horror dell’irruzione improvvisa del male, ma quello della ripetizione e dell’impossibilità di sottrarsi alle conseguenze di ciò che è già stato fatto.
In questo senso il film dialoga con il genere senza rispettarne rigidamente le convenzioni. ANSA lo ha definito anche un “soft horror senza effetti speciali”, sottolineando come la componente più inquietante risieda nella realtà quotidiana e nei rapporti tra i personaggi più che nella spettacolarizzazione del soprannaturale. La paura arriva dalla possibilità che qualcosa di terribile possa crescere dentro una famiglia apparentemente normale.
Una tragedia prima ancora che un horror
La definizione più interessante data dallo stesso Strippoli è però quella di tragedia. Secondo il regista, L’Estranea vuole suscitare pietà e terrore per condurre lo spettatore verso una forma di catarsi, recuperando direttamente la definizione aristotelica. Violenza e tenerezza, amore e distruzione, bisogno di protezione e desiderio di controllo finiscono così per convivere nello stesso spazio narrativo.
È qui che il film si allontana maggiormente dall’horror convenzionale. La questione non è capire soltanto cosa sia realmente l’Estranea o quali siano le regole del patto, ma osservare cosa accade quando un sentimento apparentemente positivo viene portato fino alle sue conseguenze più estreme. Il soprannaturale diventa uno strumento per rendere visibile qualcosa di profondamente umano.
Non sorprende allora che Strippoli abbia parlato del cinema di genere come di una possibile nuova forma di cinema d’autore: un luogo in cui horror, thriller e dramma possono convivere senza che uno debba prevalere sugli altri.
Perché la scelta agli Oscar conta anche per il cinema di genere italiano
La designazione di L’Estranea ha un peso particolare proprio per questo. Il film arriva dopo il concorso a Venezia 83 e il secondo posto al People’s Choice Midnight Madness Award di Toronto, inserendosi in un percorso internazionale spesso riservato a opere che riescono a combinare identità autoriale e immediatezza di genere.
La motivazione della selezione italiana insiste esplicitamente sulla sua natura di “film di genere” e sul fatto che Strippoli sia un giovane autore. Non significa che l’horror italiano abbia improvvisamente conquistato uno spazio privilegiato, ma indica che i confini tra cinema d’autore e cinema di genere stanno diventando meno rigidi anche nelle sedi istituzionali.
L’Estranea funziona quindi come horror proprio perché non vuole essere soltanto un horror. Utilizza il linguaggio del genere per parlare di controllo, maternità, colpa, destino e amore trasformato in possesso. Il mostro esiste, ma non è necessariamente ciò che fa più paura.
Il film arriverà nelle sale italiane l’8 ottobre 2026 con 01 Distribution.



