La captura, distribuito internazionalmente da Netflix con il titolo Facing El Chapo, è ispirato a una storia vera: quella dell’operazione che portò alla cattura di Joaquín “El Chapo” Guzmán l’8 gennaio 2016, pochi mesi dopo la sua clamorosa evasione dal carcere di massima sicurezza dell’Altiplano. Il film prende però la cronaca come punto di partenza per costruire un thriller autonomo, modificando identità, rapporti personali e soprattutto alcuni degli eventi vissuti dagli agenti coinvolti nell’arresto.
La vicenda reale è persino più complessa di quanto suggerisca il film. Quando viene localizzato a Los Mochis, nello stato messicano di Sinaloa, Guzmán è uno degli uomini più ricercati al mondo e il leader del potente cartello di Sinaloa. La sua evasione dell’11 luglio 2015 attraverso un tunnel scavato fino alla cella aveva provocato una gigantesca caccia all’uomo e rappresentato un’umiliazione per il governo messicano. La cattura raccontata da La captura arriva dunque alla fine di mesi di intelligence, pedinamenti e operazioni militari, non come risultato di un semplice incontro fortuito.
È proprio questa distanza tra cronaca e finzione a rendere interessante il film. La captura non cerca tanto di ricostruire ogni fase dell’Operazione Cisne Negro quanto di isolare uno dei suoi momenti più incredibili: dopo essere riuscito a sfuggire all’assalto delle forze speciali, El Chapo venne effettivamente intercettato da alcuni agenti mentre cercava di allontanarsi da Los Mochis. Da quel frammento di realtà nasce il cuore narrativo del film.
El Chapo fu davvero catturato dopo essere fuggito attraverso un tunnel a Los Mochis
La mattina dell’8 gennaio 2016, le forze speciali della Marina messicana fecero irruzione in un’abitazione di Los Mochis nell’ambito dell’Operazione Cisne Negro. Guzmán riuscì inizialmente a evitare la cattura sfruttando una delle caratteristiche che avevano reso celebre la sua rete criminale: un passaggio nascosto collegato al sistema fognario della città. L’operazione provocò un violento scontro a fuoco, nel quale morirono cinque uomini armati e un militare rimase ferito.
Guzmán fuggì insieme a Orso Iván Gastélum Cruz, conosciuto come “El Cholo Iván”. Dopo essere usciti dal sistema di drenaggio, i due rubarono un’automobile e tentarono di allontanarsi dalla zona. Fu proprio questo passaggio a produrre l’evento che avrebbe reso la cattura quasi cinematografica: la denuncia per il veicolo rubato contribuì infatti alla loro individuazione da parte delle forze dell’ordine.
I due vennero fermati lungo una strada nei pressi di Los Mochis. Le fotografie di Guzmán dopo l’arresto — sporco e con una canottiera addosso — diventarono rapidamente una delle immagini simbolo della fine della sua seconda latitanza. Il governo messicano annunciò ufficialmente la cattura quello stesso giorno, meno di sei mesi dopo la spettacolare evasione dall’Altiplano.
È quindi reale l’idea fondamentale sulla quale La captura costruisce la propria storia: uno dei criminali più ricercati del pianeta riuscì a superare il primo assalto delle forze speciali, soltanto per essere intercettato durante la fuga. Il film prende questo paradosso e lo trasforma nel proprio motore drammatico.
Carmona e Rosales trasformano gli agenti reali in protagonisti cinematografici
È soprattutto dopo l’arresto che La captura comincia ad allontanarsi dalla ricostruzione documentaria. Arturo Carmona e Héctor Rosales permettono al film di raccontare la cattura dal punto di vista degli uomini che improvvisamente si trovano davanti a un prigioniero dal potere enormemente superiore alla loro posizione nella gerarchia.
La cronaca conferma che Guzmán e Gastélum vennero fermati dopo la fuga da Los Mochis, ma questo non significa che tutti gli eventi vissuti da Carmona e Rosales nel film debbano essere interpretati come la riproduzione letterale di ciò che accadde agli agenti reali. La captura utilizza il fatto storico come struttura sulla quale costruire un thriller basato sulla paura, sulla corruzione e sulla possibilità che il denaro del cartello possa raggiungere praticamente chiunque.
La distinzione è fondamentale soprattutto per interpretare le sequenze nelle quali Guzmán cerca di esercitare pressione sui suoi custodi. Sono scene che funzionano perfettamente all’interno del racconto perché condensano in un unico confronto personale l’enorme influenza attribuita al boss del cartello di Sinaloa. Non vanno però automaticamente lette come trascrizioni di conversazioni documentate avvenute durante l’arresto.
Ed è precisamente qui che conviene collegare i due approfondimenti. Il significato di quelle sequenze e delle decisioni prese dai protagonisti diventa centrale nel finale del film, dove il rapporto tra Carmona, Rosales ed El Chapo assume una funzione soprattutto morale. Nell’articolo sulla storia vera, invece, è più utile mantenere separati ciò che sappiamo dell’operazione reale e ciò che il film costruisce per esigenze narrative.
La vera Operazione Cisne Negro fu il risultato di mesi di caccia a El Chapo
La cattura dell’8 gennaio non può essere compresa senza tornare alla fuga dell’anno precedente. Guzmán era detenuto nel carcere federale dell’Altiplano quando riuscì a evadere attraverso un sofisticato tunnel lungo circa un miglio, dotato anche di illuminazione e ventilazione, che raggiungeva direttamente l’area della sua cella. L’evasione mise immediatamente in discussione l’efficacia e l’integrità del sistema carcerario messicano.
Seguì una caccia all’uomo durata quasi sei mesi. Le autorità riuscirono progressivamente a restringere il cerchio attorno al narcotrafficante fino a localizzarlo a Los Mochis. Uno degli elementi più celebri dell’intera vicenda riguarda anche Sean Penn: Guzmán aveva incontrato clandestinamente l’attore nell’ottobre 2015 per un’intervista successivamente pubblicata da Rolling Stone. Le autorità messicane dichiararono che i contatti del boss con attori e produttori interessati a realizzare un film sulla sua vita avevano contribuito alle indagini che portarono alla sua localizzazione.
Questa dimensione rende la storia reale molto diversa dalla prospettiva necessariamente più concentrata di La captura. Il film restringe il campo fino a trasformare la vicenda in una lunga situazione di assedio e pressione psicologica. La realtà coinvolge invece intelligence, Marina messicana, forze federali e una complessa rete investigativa sviluppatasi dopo l’evasione.
Il risultato è una scelta narrativa comprensibile: raccontare l’intera caccia a Guzmán avrebbe prodotto un film completamente diverso. Concentrarsi sugli uomini che materialmente entrano in contatto con lui permette invece di trasformare un enorme evento geopolitico e criminale in un conflitto immediatamente leggibile, nel quale la domanda non è più soltanto “riusciranno a catturarlo?”, ma “cosa succede quando una persona normale si trova improvvisamente davanti al potere di El Chapo?”.
Cosa accadde davvero a El Chapo dopo la cattura raccontata in La captura
L’arresto del gennaio 2016 non rappresentò immediatamente la conclusione della storia giudiziaria di Guzmán. Il narcotrafficante venne riportato in carcere in Messico mentre proseguiva il procedimento relativo alla richiesta statunitense di estradizione. Questa volta, però, le autorità messicane non gli avrebbero lasciato il tempo necessario per organizzare un’altra evasione.
Nel gennaio 2017 Guzmán venne estradato negli Stati Uniti. Il processo federale celebrato a New York divenne uno dei procedimenti contro il narcotraffico più importanti degli ultimi decenni. Nel febbraio 2019 una giuria lo dichiarò colpevole dei dieci capi d’accusa contestati, tra cui la partecipazione a un’impresa criminale continuativa e diversi reati legati al traffico internazionale di droga.
Nel luglio dello stesso anno venne condannato all’ergastolo più altri 30 anni di carcere. La sentenza chiuse simbolicamente il percorso iniziato con quella fuga attraverso le fogne di Los Mochis che La captura utilizza come base della propria storia.
È proprio nel confronto con questi eventi che emerge meglio l’operazione compiuta dal film Netflix. La captura racconta una storia vera, ma non è una ricostruzione documentaria della cattura di El Chapo. Parte da un evento straordinario e realmente accaduto — la fuga dal blitz, il passaggio attraverso il sistema fognario e il successivo arresto — per costruire intorno a esso un thriller sui due uomini che si ritrovano improvvisamente a custodire uno dei criminali più potenti del mondo. La cronaca fornisce l’evento; il film cerca invece il conflitto umano nascosto al suo interno.
