Lara Croft: Tomb Raider – La culla della vita, la spiegazione del finale del film

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Lara Croft: Tomb Raider – La culla della vita, diretto da Jan de Bont nel 2003 e interpretato da Angelina Jolie, porta sullo schermo una nuova avventura della celebre archeologa nata dal mondo dei videogiochi. Dopo il primo film, Lara Croft: Tomb Raider, la saga amplia la componente fantastica e trasforma la ricerca archeologica in una corsa contro il tempo che attraversa Cina, Hong Kong e Africa. Al centro della vicenda c’è la Culla della Vita, un luogo leggendario legato alla misteriosa origine dell’esistenza e alla possibilità di distruggerla attraverso una versione cinematografica del mito del vaso di Pandora.

Il finale porta però il film verso una conclusione più significativa di quanto la sua spettacolarità lasci intuire. Lara entra nella Culla della Vita per impedire al miliardario e scienziato Jonathan Reiss di utilizzare una terribile epidemia come strumento di selezione dell’umanità. Quando anche Terry Sheridan, l’uomo con cui ha avuto una relazione e che l’ha accompagnata nell’impresa, decide di impossessarsi della scatola, Lara si trova davanti a un conflitto diverso: non deve più soltanto impedire al male di conquistare il mondo, deve scegliere quale principio difendere anche quando a minacciarlo è qualcuno a cui è legata. È proprio questa scelta a dare al finale il suo significato più profondo.

Dalla caccia al tesoro al blockbuster d’avventura: perché la Culla della Vita trasforma Lara Croft in un’eroina divisa tra libertà e responsabilità

Il film di Jan de Bont appartiene apertamente al cinema d’avventura spettacolare, un genere che utilizza l’archeologia come porta d’accesso a luoghi perduti, civiltà misteriose e oggetti capaci di mettere in discussione l’ordine del mondo. La struttura richiama naturalmente il modello di Indiana Jones, ma la saga di Lara Croft nasce da una tradizione differente: quella del videogioco d’azione-esplorazione, dove la protagonista attraversa ambienti ostili, risolve enigmi e affronta avversari sempre più pericolosi.

La presenza di Angelina Jolie determina inoltre il modo in cui il personaggio viene costruito. Lara è una protagonista fisicamente autonoma, abituata a muoversi nel pericolo senza aspettare di essere salvata, e il film insiste sulla sua capacità di prendere decisioni anche quando le conseguenze sono irreversibili. La sua sicurezza esteriore nasconde però un rapporto problematico con la fiducia e con il legame affettivo, soprattutto quando entra nuovamente nella sua vita Terry Sheridan, interpretato da Gerard Butler.

Il recupero della relazione tra Lara e Terry diventa così una componente essenziale della storia. Terry è un ex agente diventato criminale, un personaggio ambiguo che oscilla continuamente tra collaborazione e interesse personale. La sua presenza permette al film di introdurre un elemento che l’avventura archeologica da sola non avrebbe: il dubbio che Lara possa fidarsi di qualcuno senza perdere il controllo della situazione.

La Culla della Vita rende questa tensione ancora più evidente. Reiss rappresenta l’estremo opposto di Lara: anche lui possiede conoscenze scientifiche, risorse economiche e una visione radicale del destino dell’umanità, ma utilizza tutto questo per arrogarsi il diritto di stabilire chi meriti di sopravvivere. Lara, invece, affronta il potere della Culla proprio per impedire che una singola persona possa decidere il futuro di tutti.

Lara sconfigge Reiss, ma la vera prova arriva dopo: la morte di Terry trasforma il finale in una scelta morale irreversibile

Tomb Raider - La culla della vita cast

All’interno della Culla della Vita, Lara e Reiss raggiungono finalmente la scatola che può contenere la terribile epidemia. L’ambiente stesso rende visibile il carattere straordinario dell’oggetto: la Culla è un labirinto di materiale cristallino nel quale le leggi fisiche sembrano non avere più valore, mentre la scatola galleggia in una piscina di acido nero altamente corrosivo. Il luogo appare quindi come qualcosa che non può essere posseduto impunemente.

Lo scontro tra Lara e Reiss arriva inevitabilmente al corpo a corpo. Reiss riesce inizialmente a sopraffarla e sembra sul punto di ucciderla per impossessarsi della scatola. L’intervento di Terry ribalta però la situazione: distraendo Reiss, permette a Lara di reagire. L’archeologa riesce così a sconfiggere definitivamente il suo principale avversario, gettandolo nella piscina di acido.

La morte di Reiss chiude la minaccia più evidente, ma il film introduce immediatamente un secondo conflitto. Terry decide infatti di prendere la scatola per sé. È una svolta fondamentale perché dimostra quanto sia fragile la distinzione tra alleato e nemico costruita durante l’avventura. Terry ha aiutato Lara, ha rischiato la vita per lei e ha contribuito alla sconfitta di Reiss, eppure davanti al potere della Culla manifesta la stessa tentazione che ha distrutto il suo avversario.

Lara prova a convincerlo a rinunciare, ma Terry non cambia posizione. A quel punto la protagonista comprende che non esiste una soluzione capace di salvare contemporaneamente la loro relazione e ciò che è necessario proteggere. La scelta arriva in un istante: Lara gli spara, uccidendolo. Subito dopo prende la scatola e la ripone nella piscina, rinunciando definitivamente alla possibilità che qualcuno possa utilizzarla.

L’uccisione di Terry non è una vittoria: Lara accetta di perdere ciò che ama per impedire che la Culla diventi uno strumento di potere

Angelina Jolie e Gerard Butler in Lara Croft Tomb Raider - La culla della vita

La scena più importante del finale non è quindi la morte di Reiss, già identificato come il grande antagonista della storia, bensì quella di Terry. Reiss viene eliminato perché rappresenta una minaccia esterna; Terry viene ucciso perché, nel momento decisivo, sceglie di appropriarsi dello stesso potere che Lara ha combattuto per distruggere. La differenza è dolorosa proprio perché Lara prova ancora qualcosa per lui.

Il gesto della protagonista è accompagnato da un’evidente esitazione emotiva. Non c’è trionfo nella sua decisione e non c’è la soddisfazione tipica di un’eroina che elimina l’ultimo ostacolo. Lara comprende di avere appena distrutto la possibilità di una vita diversa, quella che avrebbe potuto costruire insieme a Terry. La sua vittoria assume quindi una forma amara: per proteggere il mondo deve rinunciare a una parte della propria vita privata.

Anche la scelta di restituire la scatola alla piscina è fondamentale. Lara avrebbe potuto conservarla, studiarla o affidarla a qualcun altro. Decide invece di lasciarla dove l’ha trovata, sottraendola definitivamente alla logica del possesso. È un gesto che rovescia il principio alla base della caccia al tesoro tradizionale: l’oggetto più prezioso non deve necessariamente essere portato via.

In questa prospettiva, la Culla della Vita diventa quasi una prova per Lara stessa. L’avventura comincia con una sfera da recuperare e termina con una scatola che deve essere abbandonata. Il vero successo dell’archeologa consiste nel capire quando un reperto smette di essere una scoperta e diventa un pericolo. Lara non dimostra il proprio valore impossessandosi del tesoro, bensì rinunciandovi.

Il vero significato del finale di Lara Croft: Tomb Raider – La culla della vita: la libertà di scegliere comporta anche la responsabilità di rinunciare

Angelina Jolie in Lara Croft Tomb Raider - La culla della vita

Il finale di Lara Croft: Tomb Raider – La culla della vita porta alle estreme conseguenze uno dei temi centrali del film: il rapporto tra conoscenza, potere e responsabilità. La Culla della Vita promette qualcosa che ogni grande antagonista desidera, cioè la possibilità di controllare un potere superiore all’individuo. Reiss vuole utilizzare la peste per decidere chi debba vivere; Terry vuole impossessarsi della scatola; Lara comprende invece che alcune conoscenze devono rimanere fuori dalla portata di chiunque.

Per questo la morte di Terry rappresenta il vero prezzo della sua scelta. Lara non salva il mondo attraverso una vittoria romantica, né riesce a separare completamente il dovere dai sentimenti. È costretta a riconoscere che la persona che ama può diventare una minaccia e che la fedeltà verso qualcuno non può avere più valore della responsabilità verso gli altri.

La sequenza conclusiva introduce poi un cambio di tono quasi ironico. Lara torna al villaggio africano e saluta gli abitanti, mentre osserva i suoi amici con il volto dipinto dalle donne locali. Quando comprende che quei segni fanno parte dei preparativi per una cerimonia nuziale, avverte gli altri e tutti finiscono per allontanarsi insieme a lei. Dopo la morte di Terry e la distruzione del pericolo rappresentato dalla Culla, il film ritrova così una leggerezza coerente con il carattere avventuroso della saga.

Ma ciò che Lara porta via dall’avventura non è un tesoro. È la consapevolezza che la libertà richiede anche la capacità di dire no al potere, persino quando quel potere arriva nelle mani di una persona amata. Il finale la conferma quindi come un’eroina che non misura la propria vittoria attraverso ciò che riesce a conquistare, bensì attraverso ciò a cui è disposta a rinunciare. La Culla della Vita resta nascosta e la scatola torna nell’acido: il mondo può continuare proprio perché Lara ha scelto di non possederlo.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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