The Palace, la spiegazione del finale: cosa significa davvero il caos dell’ultimo giorno del millennio

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The Palace (leggi qui la recensione), diretto da Roman Polanski e uscito nel 2023, è una commedia nera ambientata al Gstaad Palace durante l’ultimo giorno del 1999. Nel lussuoso albergo svizzero si ritrovano miliardari, aristocratici, professionisti, imprenditori e personaggi eccentrici dell’alta società, tutti intenzionati a celebrare l’arrivo del nuovo millennio mentre il personale dell’hotel cerca disperatamente di soddisfare ogni loro richiesta. Dietro l’eleganza dell’ambientazione, però, si accumulano situazioni sempre più assurde, fino a trasformare la vigilia di Capodanno in una sorta di farsa sul potere e sul privilegio.

Il finale di The Palace porta questa logica all’estremo senza offrire una vera ricomposizione delle vicende. Il denaro nascosto dai russi, il fallimento del piano di Bill Crush, la morte di Arthur William Dallas III, la situazione di Magnolia e soprattutto l’ambiguo rapporto tra Anton e il proprio gruppo restano immersi in un caos che nessuno riesce più a governare. Anche Hansueli, l’uomo che per tutta la giornata ha cercato di risolvere i problemi degli ospiti, arriva al limite della propria pazienza. Quando decide di non intervenire nel caveau, il film trova la sua conclusione più significativa: davanti a un mondo costruito sul privilegio, persino colui che normalmente sistema tutto può scegliere di lasciare che siano gli stessi privilegiati a gestire le conseguenze delle proprie azioni.

Roman Polanski trasforma il grande hotel di lusso in un teatro grottesco dove il potere perde progressivamente ogni controllo

L’ambientazione di The Palace è già una dichiarazione di intenti. Il Gstaad Palace, con i suoi ambienti esclusivi e la concentrazione di ricchezza, rappresenta un universo separato dal resto del mondo, dove quasi ogni problema può essere risolto attraverso il denaro o attraverso l’intervento di qualcuno pagato per farlo. Roman Polanski sfrutta questa premessa per costruire una commedia corale nella quale il personale dell’hotel diventa una macchina incaricata di mantenere in piedi l’apparenza dell’ordine.

Il riferimento alla fine del 1999 aggiunge un ulteriore livello. Fuori dall’albergo incombe l’attesa per il Millennium Bug e per le possibili conseguenze del passaggio al 2000; dentro, invece, l’élite continua a preoccuparsi soprattutto dei propri problemi personali. Il contrasto è volutamente grottesco: mentre il mondo aspetta un possibile collasso tecnologico, gli ospiti del Palace affrontano crisi sentimentali, economiche, fisiche e familiari spesso completamente autoreferenziali.

È una dimensione vicina alla vena più corrosiva della commedia di Polanski, dove ambienti apparentemente ordinati possono trasformarsi rapidamente in spazi di paranoia, tensione e assurdità. Qui la minaccia non assume però la forma dell’orrore o del thriller psicologico: è il comportamento stesso dei personaggi a produrre il caos. Il lusso non garantisce il controllo, perché chi possiede tutto continua a essere dominato da desideri, paure e impulsività.

Hansueli diventa il contrappunto perfetto a questo universo. Interpretato da Oliver Masucci, il direttore deve continuamente correggere le conseguenze delle azioni altrui. Il suo autocontrollo è una delle poche strutture realmente solide dell’hotel, ma anche quella ha un limite. Più gli ospiti si comportano in modo irresponsabile, più evidente diventa il prezzo umano necessario per mantenere intatta la loro illusione di perfezione.

Il denaro dei russi diventa l’ultima grande bomba narrativa: Anton e l’ambasciatore trasformano il caveau in una trappola

The Palace recensione

Con l’inizio della festa, l’ambasciatore russo comunica ad Anton che la situazione politica nel Paese è cambiata definitivamente dopo le dimissioni di Boris Eltsin e il passaggio del potere a Vladimir Putin. Il denaro nascosto nelle valigie custodite nel caveau non può più essere recuperato attraverso i canali previsti e deve quindi essere diviso tra i russi presenti all’hotel.

Questa decisione scioglie un mistero che aveva attraversato il film, ma invece di produrre ordine genera un’altra forma di caos. Il denaro, che sembrava rappresentare potere e sicurezza, diventa improvvisamente qualcosa da distribuire e gestire in fretta. Anche in questo caso il film suggerisce che la ricchezza non porta stabilità: quando cambiano le condizioni politiche, ciò che sembrava inattaccabile può diventare improvvisamente ingombrante.

La stessa dinamica investe Bill Crush, interpretato da Mickey Rourke. Il suo tentativo di sfruttare il Millennium Bug per tornare ricco attraverso il bancario Caspar Tell fallisce proprio quando quest’ultimo, dopo aver assunto involontariamente marijuana, perde le proprie inibizioni e comincia a spendere champagne a volontà. Crush scopre così un enorme debito sul proprio conto e si mette alla ricerca disperata del complice.

La sua crisi culmina in un infarto. Il particolare è perfettamente coerente con il tono della commedia: un uomo ossessionato dal denaro rischia di morire proprio mentre cerca di controllare una perdita economica. Hansueli e il presunto figlio di Crush riescono a soccorrerlo, ma anche questa situazione resta sospesa. Il film non sente il bisogno di ristabilire un ordine definitivo perché il suo bersaglio è proprio l’idea che ogni cosa debba necessariamente tornare al proprio posto.

Anton chiude l’ambasciatore nel caveau e Hansueli rifiuta di salvarlo: il direttore smette finalmente di proteggere chi vive nel privilegio

The Palace Fortunato Cerlino John Cleese Oliver Masucci
Fortunato Cerlino John Cleese Oliver Masucci in una scena di The Palace

Il momento più significativo del finale arriva quando Anton e l’ambasciatore entrano nel caveau per dividere il denaro. L’operazione dovrebbe essere semplice, ma Anton commette un errore decisivo: chiude l’ambasciatore all’interno insieme all’unica chiave disponibile. Improvvisamente, il problema del denaro si trasforma in un problema molto più concreto: qualcuno è intrappolato e nessuno sembra avere più voglia di intervenire.

Anton si rivolge quindi a Hansueli. La richiesta appare quasi automatica, perché per tutta la giornata il direttore è stato chiamato a risolvere qualsiasi situazione generata dagli ospiti. Questa volta, però, qualcosa è cambiato. Hansueli è esausto e decide di non occuparsi dell’ennesimo disastro provocato da altri.

Il suo rifiuto è la vera conclusione del film. Non si tratta semplicemente di una gag finale: rappresenta la rottura del patto implicito che ha regolato l’intera giornata. Gli ospiti hanno sempre potuto comportarsi in modo assurdo perché qualcuno, dietro le quinte, era pronto a rimediare. Hansueli ha mantenuto quella macchina in funzione, permettendo all’alta società di continuare a vivere nella convinzione che ogni conseguenza potesse essere neutralizzata.

Quando risponde ad Anton di occuparsene da solo, per la prima volta lascia che il problema rimanga nelle mani di chi lo ha creato. Il caveau diventa così una specie di spazio simbolico nel quale il sistema del Palace si inceppa definitivamente. Il denaro rimane lì, l’ambasciatore è intrappolato e il direttore non è più disposto a fare da garante dell’ordine.

Il vero significato del finale di The Palace: il nuovo millennio non porta alcuna rinascita perché il mondo dell’élite continua a produrre lo stesso caos

The Palace film 2023

Il finale di The Palace acquista il suo significato più forte proprio attraverso l’assenza di una soluzione tradizionale. Il film non stabilisce in modo rassicurante cosa accadrà all’ambasciatore, a Crush o agli altri personaggi. Questa apertura è coerente con una commedia che ha costruito il proprio universo sulla sproporzione tra la gravità che i personaggi attribuiscono ai propri problemi e l’assurdità delle situazioni nelle quali finiscono.

Il passaggio dal 1999 al 2000 dovrebbe rappresentare una soglia storica, quasi l’inizio di un’epoca nuova. Polanski sceglie invece di mostrare un’umanità che entra nel nuovo millennio senza avere imparato nulla. Il cambiamento politico in Russia modifica la sorte del denaro, il Millennium Bug alimenta le speculazioni di Crush, ma alla fine le persone continuano a essere dominate dagli stessi impulsi: avidità, vanità, paura, desiderio e bisogno di controllo.

Il personaggio di Hansueli rende questa lettura ancora più evidente. È l’uomo che permette al mondo del Palace di continuare a funzionare, perché trasforma ogni inconveniente in una soluzione. Quando anche lui si arrende, l’illusione dell’ordine crolla. Il suo gesto suggerisce che una società fondata sul privilegio può funzionare soltanto finché esiste qualcuno disposto a farsi carico delle conseguenze delle azioni altrui.

Anche il denaro dei russi assume un valore simbolico preciso. Le valigie custodite nel caveau sembrano contenere la promessa di potere assoluto, eppure finiscono per generare confusione e intrappolare fisicamente uno dei loro stessi proprietari. La ricchezza non produce sicurezza: moltiplica le possibilità di errore e rende più surreali le conseguenze.

Lo stesso vale per Crush. Il suo progetto nasce dall’idea che ogni evento possa essere trasformato in un’occasione economica. Persino una possibile crisi globale diventa per lui un investimento. Ma il suo corpo interrompe brutalmente questo calcolo: l’infarto ricorda che esiste una dimensione della realtà che il denaro non può controllare.

In questa prospettiva, il finale aperto è la scelta più coerente per The Palace. Chiudere ogni vicenda avrebbe significato restituire al mondo rappresentato da Polanski una stabilità che il film ha trascorso l’intera giornata a demolire. L’ambasciatore resta nel caveau, Anton deve affrontare da solo il problema che ha creato e Hansueli, finalmente, si sottrae al ruolo di colui che deve sistemare tutto.

Il nuovo millennio arriva quindi senza una vera promessa di cambiamento. L’hotel può continuare a esistere, gli ospiti possono continuare a spendere e il personale può tornare a lavorare, ma la notte ha dimostrato quanto sia fragile l’ordine che protegge quell’universo. Il messaggio più corrosivo del film sta proprio qui: quando tutto può essere comprato, delegato o sistemato da qualcun altro, anche la responsabilità finisce per diventare un lusso.

Per questo The Palace non ha bisogno di mostrare cosa accade dopo. Il caos lasciato dietro di sé è già la conclusione. L’ultimo gesto di Hansueli segna il momento in cui qualcuno smette di proteggere l’illusione dell’alta società e lascia che i suoi rappresentanti affrontino finalmente il disordine che hanno creato.

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Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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