L’ultima vendetta è il titolo italiano di In the Land of Saints and Sinners, thriller del 2023 diretto da Robert Lorenz e interpretato da Liam Neeson. Ambientato nell’Irlanda degli anni Settanta, il film segue Finbar Murphy, un uomo apparentemente tranquillo che nasconde un passato da sicario e che, dopo aver deciso di abbandonare la violenza, si trova costretto a tornare in azione quando un gruppo di militanti dell’IRA arriva nel suo villaggio. La storia possiede quindi tutti gli elementi per sembrare legata a vicende realmente accadute: un periodo storico preciso, un’organizzazione realmente esistita e un territorio segnato da decenni di conflitti.
Ma L’ultima vendetta è basato su una storia vera? La risposta è no, almeno nel senso stretto del termine. La vicenda di Finbar, dei suoi nemici e degli abitanti del piccolo centro irlandese è frutto della sceneggiatura originale di Mark Michael McNally e Terry Loane. Il film utilizza però un contesto storico autentico, quello dei Troubles, per costruire una storia che mescola crime, western e dramma morale. È proprio questa sovrapposizione tra finzione e realtà storica a rendere interessante capire cosa appartenga alla storia dell’Irlanda e cosa, invece, sia stato inventato per il film.
La storia vera dell’Irlanda che fa da sfondo a L’ultima vendetta: cosa sono davvero stati i Troubles
Per capire il rapporto tra L’ultima vendetta e la realtà bisogna partire dai Troubles, il conflitto che attraversò l’Irlanda del Nord dalla fine degli anni Sessanta fino al 1998. Non si trattò di una semplice guerra tra Irlanda e Regno Unito, ma di uno scontro politico e identitario complesso, nel quale si contrapponevano soprattutto unionisti e lealisti, favorevoli alla permanenza dell’Irlanda del Nord nel Regno Unito, e nazionalisti e repubblicani, che aspiravano invece all’unificazione dell’isola. Le tensioni esplosero alla fine degli anni Sessanta dopo anni di discriminazioni e proteste per i diritti civili, trasformandosi progressivamente in una stagione di attentati, scontri e violenze paramilitari.
Il periodo nel quale è ambientato il film, gli anni Settanta, fu tra i più drammatici dell’intero conflitto. L’IRA, soprattutto nella sua componente Provisional, conduceva una campagna armata contro la presenza britannica e contro le forze considerate espressione del controllo del Regno Unito. La violenza, tuttavia, colpiva spesso anche la popolazione civile e non rimaneva confinata all’Irlanda del Nord. Gli attentati, gli omicidi e le rappresaglie contribuirono a creare un clima nel quale la paura diventava parte della quotidianità, mentre i confini tra combattimento politico, terrorismo e vendetta personale potevano diventare estremamente labili.
È questo il terreno storico sul quale si muove Finbar Murphy. Il personaggio interpretato da Liam Neeson, però, non corrisponde a una persona realmente esistita. La sua biografia, il passato da assassino al servizio del criminale Robert McQue, il desiderio di ritirarsi e il successivo ritorno alla violenza appartengono alla costruzione narrativa del film. Anche Doireann McCann, la militante dell’IRA interpretata da Kerry Condon, e gli altri membri del gruppo sono personaggi di finzione. Il film, dunque, non racconta la vicenda di uno specifico sicario o di una specifica cellula dell’organizzazione repubblicana.
La scelta è significativa perché Robert Lorenz non costruisce un film storico nel senso tradizionale. La Storia rimane sullo sfondo e fornisce alla vicenda una pressione costante: il villaggio nel quale Finbar cerca di condurre un’esistenza pacifica diventa improvvisamente vulnerabile perché la violenza politica, nata altrove, arriva fino a quel luogo remoto. Il contesto reale serve quindi a rendere credibile la minaccia e a dare peso alla decisione del protagonista, senza trasformare la sua storia personale in una ricostruzione documentaria.
Dal conflitto dell’IRA alla vendetta di Finbar: quanto della vicenda raccontata dal film appartiene alla realtà
Il punto di contatto più evidente tra L’ultima vendetta e la storia vera è dunque l’IRA. Nel film, quattro suoi membri arrivano in un piccolo villaggio del Donegal dopo aver partecipato a un attentato e cercano rifugio lontano dal luogo in cui hanno commesso i loro crimini. La loro presenza introduce nel paese una violenza che sembra inizialmente estranea alla comunità, fino a quando le loro azioni contro gli abitanti rendono inevitabile lo scontro con Finbar. Il meccanismo narrativo è quello del western: gli uomini armati arrivano in città, le autorità non riescono a fermarli e un uomo che vorrebbe restare fuori dalla violenza decide di intervenire.
Il riferimento storico, però, non deve essere confuso con una corrispondenza biografica. Non esiste una vicenda documentata nella quale un ex sicario irlandese chiamato Finbar Murphy abbia affrontato una banda dell’IRA nelle circostanze mostrate dal film. Gli sceneggiatori hanno utilizzato una situazione storicamente plausibile per costruire un racconto originale. Anche il villaggio di Gleann Cholm Cille, nel Donegal, diventa così uno spazio cinematografico nel quale la grande Storia viene filtrata attraverso le esperienze di una piccola comunità.
Il Donegal, tuttavia, non è una scelta casuale. La contea si trova nella Repubblica d’Irlanda, ma la sua posizione geografica la rendeva particolarmente esposta alle conseguenze del conflitto che infuriava oltre confine nell’Irlanda del Nord. Durante i Troubles, la violenza poteva infatti attraversare il confine e coinvolgere anche territori della Repubblica. È proprio questa condizione periferica a rendere credibile l’ambientazione scelta da Lorenz: un luogo apparentemente lontano dal cuore del conflitto può diventare improvvisamente il rifugio di uomini coinvolti nella guerra clandestina.
La fedeltà storica riguarda quindi soprattutto l’atmosfera e il contesto politico. Il film non cerca di ricostruire con precisione una singola operazione dell’IRA, né attribuisce a persone reali le azioni di Doireann, Curtis, Conan e Séamus. La stessa struttura narrativa è apertamente cinematografica: Finbar è concepito come una figura da western crepuscolare, un uomo che ha trascorso la vita facendo del male e che cerca una possibilità di redenzione proprio quando il mondo circostante gli impedisce di vivere in pace. La storia reale dell’Irlanda diventa così la cornice di un racconto morale costruito per il cinema.
Come si conclude la storia vera dei Troubles e perché il finale di L’ultima vendetta appartiene alla finzione
La vera storia alla quale il film fa riferimento non ha naturalmente una conclusione paragonabile a quella di L’ultima vendetta, perché i Troubles non furono la vicenda di pochi criminali destinata a risolversi attraverso un regolamento di conti. Il conflitto proseguì per decenni, con attentati e violenze commessi da organizzazioni paramilitari repubblicane e lealiste, oltre all’intervento delle forze di sicurezza britanniche. Migliaia di persone morirono e molte altre rimasero ferite. La progressiva trasformazione del conflitto passò anche attraverso il processo politico che portò alla firma dell’Accordo del Venerdì Santo, il 10 aprile 1998.
L’accordo segnò una svolta fondamentale perché pose le basi per una nuova struttura politica dell’Irlanda del Nord e riconobbe il principio secondo cui il futuro status costituzionale del territorio avrebbe dovuto dipendere dal consenso della popolazione. La fine dei Troubles non fu quindi il risultato della vittoria definitiva di una delle due parti, bensì l’esito di un lungo processo negoziale. Il conflitto lasciò comunque una memoria profonda e una società segnata dalle conseguenze della violenza.
Il film prende una strada completamente diversa. La conclusione della vicenda di Finbar è quella di una storia di redenzione personale nella quale la violenza diventa lo strumento attraverso cui il protagonista cerca di proteggere la propria comunità e chi gli è vicino. Anche il suo rapporto con il passato viene trattato secondo le regole del thriller e del western: il protagonista non può davvero fuggire dalla persona che è stato e deve affrontare le conseguenze delle proprie scelte. Questo rende il finale coerente con il percorso del personaggio, ma impedisce di considerarlo una trasposizione di un episodio storico preciso.
È importante quindi distinguere due livelli. La cornice politica è reale: l’IRA è esistita, i Troubles sono realmente accaduti, il Donegal fu coinvolto nelle conseguenze della violenza e gli anni Settanta rappresentano una fase particolarmente sanguinosa del conflitto. La vicenda personale di Finbar e il suo scontro con i militanti appartengono invece alla fantasia degli sceneggiatori Mark Michael McNally e Terry Loane. Anche il tono da western e la costruzione del protagonista come killer in cerca di redenzione sono scelte narrative, pensate per trasformare un preciso momento storico in un racconto cinematografico.
L’ultima vendetta è diverso dalla storia vera: cosa cambia e perché il film usa i Troubles come materia narrativa
La differenza fondamentale tra realtà e finzione sta dunque nella natura stessa del racconto. L’ultima vendetta non è un film tratto da una storia vera e non presenta personaggi direttamente ispirati a specifiche figure storiche. La produzione lo costruisce come un’opera di finzione ambientata in un periodo realmente esistito. Questa distinzione è importante perché evita di attribuire alla storia dell’IRA o dei Troubles eventi che appartengono invece alla fantasia del film.
Anche il modo in cui viene rappresentata la violenza rivela questa distanza. Il conflitto storico fu caratterizzato da motivazioni politiche, identitarie e territoriali estremamente complesse, mentre il film concentra il discorso su pochi individui e su una comunità circoscritta. Finbar diventa così una sorta di figura di frontiera: ha commesso violenza per tutta la vita, vorrebbe lasciarsela alle spalle e finisce per utilizzarla nuovamente quando comprende che l’ordine nel quale vive non è sufficiente a proteggere gli altri. Il contesto politico rende questa scelta più drammatica, ma la sua parabola resta quella di un personaggio inventato.
È proprio qui che L’ultima vendetta trova il suo interesse maggiore. Il film non pretende di spiegare i Troubles e nemmeno di ricostruirne la storia. Li utilizza come una forza invisibile che condiziona la vita dei personaggi, facendo arrivare nel piccolo villaggio le conseguenze di una violenza molto più grande. Il contrasto tra il paesaggio rurale, la vita quotidiana della comunità e la brutalità dei militanti crea quella dimensione da western irlandese che caratterizza l’opera di Robert Lorenz.
Per questo, alla domanda “L’ultima vendetta è basato su una storia vera?” la risposta più corretta è no. È una storia originale ambientata dentro una realtà storica autentica. Il film prende un periodo realmente attraversato dall’IRA e dalla violenza politica, ne conserva l’atmosfera e alcuni elementi concreti, quindi costruisce attorno a essi la vicenda immaginaria di un uomo che cerca una forma tardiva di espiazione. La sua forza risiede proprio in questa sovrapposizione: la Storia fornisce il terreno, mentre Finbar, Doireann e il loro scontro appartengono al cinema.
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