Macchine Mortali 2: perché non è mai stato realizzato, cosa avrebbe raccontato e se esiste ancora una speranza

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Quando Macchine mortali arrivò al cinema nel 2018, aveva tutte le caratteristiche per diventare un nuovo grande franchise fantasy: un universo narrativo solido, tratto dai romanzi di Philip Reeve, una produzione ambiziosa guidata da Peter Jackson e un immaginario visivo forte, costruito attorno al concetto di città mobili. Eppure, nonostante queste premesse, il progetto si è fermato al primo capitolo, lasciando in sospeso una saga che nei libri proseguiva con sviluppi molto più ampi.

La domanda su un possibile Macchine Mortali 2 non riguarda solo un sequel mancato, ma un’occasione persa per il cinema fantasy contemporaneo. Dietro quella mancata continuazione si intrecciano ragioni industriali, scelte narrative e dinamiche di mercato che raccontano molto dello stato dell’industria blockbuster negli ultimi anni. Capire perché non è stato realizzato, cosa avrebbe potuto raccontare e se esiste ancora una possibilità di ritorno significa leggere oltre il singolo film e osservare come nascono – e muoiono – i franchise.

Perché Macchine Mortali 2 non è mai stato realizzato: il fallimento commerciale che ha bloccato il franchise

Macchine mortali libro

Il motivo principale è brutale ma semplice: Macchine mortali è stato un flop al botteghino. Con un budget molto elevato e un incasso globale ben al di sotto delle aspettative, il film non è riuscito a recuperare i costi di produzione e marketing. In un’industria dove i franchise si costruiscono sulla sostenibilità economica, questo risultato ha chiuso immediatamente la porta a qualsiasi seguito.

Il problema non è stato solo economico, ma anche strategico. Il film è arrivato in un momento in cui il pubblico era già saturo di nuovi universi fantasy lanciati come “nuovi grandi fenomeni” senza un reale radicamento. A differenza di saghe come Il Signore degli Anelli o Harry Potter, Macchine mortali non aveva ancora una base di fan abbastanza ampia da garantire una partenza solida. Inoltre, la distribuzione e il posizionamento non hanno aiutato: il film è stato percepito più come un prodotto derivativo che come una proposta davvero innovativa.

Questo ha generato un cortocircuito: un progetto pensato come franchise è stato giudicato fin dal primo capitolo come un investimento troppo rischioso. In questi casi, Hollywood non aspetta una “seconda occasione”: semplicemente passa oltre.

Di cosa avrebbe parlato Macchine Mortali 2: l’evoluzione della storia tra nuove città e conflitti più grandi

Eppure, dal punto di vista narrativo, il materiale per un sequel non mancava affatto. Il primo film copriva solo una parte iniziale della saga letteraria, lasciando fuori sviluppi fondamentali. Il secondo capitolo avrebbe adattato Predatori d’oro (Predator’s Gold), ampliando enormemente la scala del racconto.

Dopo la caduta di Londra, la storia si sarebbe spostata verso nuove città mobili e nuovi equilibri di potere, introducendo un mondo ancora più complesso. I protagonisti Hester Shaw e Tom Natsworthy avrebbero affrontato conseguenze più profonde delle loro scelte, in un contesto dove la guerra tra trazione e anti-trazione sarebbe diventata ancora più centrale.

Ma il punto più interessante è il cambio di tono. Se il primo film era ancora legato a una struttura più classica di avventura, il secondo avrebbe portato la saga verso territori più oscuri e politici. Il mondo di Macchine Mortali nei romanzi diventa progressivamente più duro, meno “spettacolare” e più riflessivo, mettendo in discussione l’idea stessa di progresso e sopravvivenza.

Questo significa che Macchine Mortali 2 avrebbe potuto correggere uno dei limiti del primo film: la semplificazione di un universo narrativo molto più complesso. Paradossalmente, il vero potenziale della saga era ancora tutto davanti.

C’è ancora speranza per Macchine Mortali 2? Tra reboot e nuove strategie delle piattaforme

La domanda oggi non è più se vedremo un sequel diretto, ma se l’universo di Macchine Mortali potrà tornare in un’altra forma. Ed è qui che il discorso si fa più interessante.

Nel modello attuale, un flop cinematografico non significa necessariamente la fine definitiva di un IP. Le piattaforme streaming hanno cambiato le regole del gioco: proprietà intellettuali con forte potenziale visivo e narrativo possono essere recuperate, rielaborate e rilanciate sotto forma di serie o reboot. In questo senso, Macchine Mortali ha ancora diversi elementi a suo favore: un worldbuilding unico, una saga letteraria già strutturata e un’estetica facilmente riconoscibile.

Tuttavia, bisogna essere realistici: un Macchine Mortali 2 come sequel diretto del film del 2018 è oggi altamente improbabile. Il cast è andato avanti, il momentum si è perso e l’investimento richiesto sarebbe troppo alto rispetto al rischio percepito.

La vera possibilità, semmai, è un ritorno sotto forma di adattamento seriale, magari più fedele ai libri e con un tono meno “blockbuster” e più narrativo. È lì che un progetto del genere potrebbe trovare una seconda vita, sfruttando proprio quella profondità che il primo film non è riuscito a esprimere pienamente.

In definitiva, Macchine Mortali 2 non è stato realizzato perché il sistema industriale non ha dato al film il tempo di diventare ciò che prometteva. Ma questo non significa che l’universo sia esaurito. Significa solo che, per tornare, dovrà farlo in un modo diverso.

Redazione
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