Re Granchio è tratto da una storia vera? La leggenda di Luciano dietro il film

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Re Granchio è tratto da una storia vera? La risposta è più affascinante di un semplice sì o no. Luciano non è un personaggio inventato completamente da Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, ma nemmeno il protagonista di una vicenda storica che possa essere ricostruita con certezza. All’origine del film c’è una leggenda tramandata oralmente a Vejano, piccolo paese della Tuscia viterbese, dove alcuni anziani cacciatori continuavano a raccontare di un uomo chiamato Luciano, ribelle ed emarginato, entrato in conflitto con il potere locale e poi scomparso dall’altra parte dell’oceano.

Quando i due registi hanno provato a verificare quella storia, hanno trovato pochissimo. Ma proprio una delle poche tracce rintracciate ha reso tutto ancora più suggestivo: negli archivi dei passeggeri diretti in Argentina compariva un uomo con lo stesso nome, proveniente da Vejano e arrivato a Buenos Aires tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Poteva essere il Luciano della leggenda oppure soltanto un omonimo. Nessuno può stabilirlo. È precisamente dentro questo spazio tra documento, memoria e invenzione che nasce Re Granchio: non come ricostruzione della vita di Luciano, ma come tentativo di immaginare cosa possa essere accaduto a un uomo del quale il paese ha conservato soltanto il ricordo.

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La vera storia di Luciano nasce a Vejano, dove i racconti dei cacciatori hanno trasformato un uomo dell’Ottocento in una leggenda

La storia di Re Granchio nasce nella stessa casina di caccia della Tuscia che vediamo all’inizio del film. Rigo de Righi e Zoppis frequentavano quel luogo e ascoltavano le storie raccontate dai cacciatori del paese: racconti popolari nei quali fatti realmente accaduti, ricordi personali e invenzioni avevano ormai cominciato a confondersi. Da una leggenda su una pantera nera nacque il cortometraggio Belva nera; da un’altra storia, quella di un uomo vissuto per decenni isolato in una grotta, nacque Il Solengo. Durante la realizzazione di quest’ultimo arrivò infine il racconto di Luciano, un uomo vissuto alla fine dell’Ottocento che sarebbe entrato in conflitto con il principe del paese prima di essere costretto all’esilio.

Il problema era che questa volta la memoria collettiva aveva conservato più il personaggio che i fatti. Le versioni si sovrapponevano, i dettagli erano scarsi e nessuno sapeva realmente che cosa fosse accaduto a Luciano dopo la sua partenza. È un elemento fondamentale per comprendere il film: gli anziani mostrati all’inizio non sono semplicemente personaggi incaricati di introdurre la trama, ma rappresentano il meccanismo attraverso cui quella storia è arrivata fino ai registi. Rigo de Righi e Zoppis hanno parlato esplicitamente di “memoria collettiva” e di racconti popolari che finiscono inevitabilmente per confondersi. Re Granchio parte quindi da qualcosa che potrebbe essere realmente accaduto, ma ci arriva dopo oltre un secolo di racconti, omissioni e trasformazioni.

I registi hanno cercato il vero Luciano negli archivi e trovato una traccia che conduce realmente da Vejano fino a Buenos Aires

Re Granchio (The legend of King Crab)

Rigo de Righi e Zoppis non si sono però accontentati della leggenda. Hanno consultato gli archivi cercando di capire se esistesse una prova del viaggio che i cacciatori attribuivano a Luciano. È qui che la storia diventa sorprendentemente concreta: tra i passeggeri delle navi dirette in Argentina trovarono un omonimo che potrebbe essere stato proprio l’uomo di Vejano, arrivato a Buenos Aires alla fine dell’Ottocento. I registi sono poi partiti a loro volta per l’Argentina, proseguendo le ricerche e arrivando fino alla Terra del Fuoco.

Quella scoperta non permette però di affermare che tutto ciò che vediamo in Re Granchio sia realmente successo. Al contrario, è più o meno il punto in cui la storia documentabile finisce e il cinema comincia. Gli stessi autori hanno spiegato che le informazioni sul periodo americano erano ancora più scarse di quelle relative alla vita italiana di Luciano e di aver quindi dovuto immaginare quasi tutto. Durante il viaggio incontrarono invece numerose storie di emigrati italiani arrivati in quelle terre e decisero di far confluire qualcosa di quelle esperienze nel loro protagonista. Il Luciano che raggiunge la Terra del Fuoco diventa così un personaggio composto: forse parte da un uomo realmente esistito, ma finisce per incorporare vicende, miti e memorie appartenenti a molti migranti diversi.

Re Granchio trasforma volutamente la storia vera in leggenda perché il suo tema non è ciò che è successo, ma il modo in cui continuiamo a raccontarlo

È qui che la domanda “Re Granchio è una storia vera?” trova la risposta più interessante. Il film non vuole ricostruire scientificamente Luciano perché il suo oggetto non è soltanto Luciano: è la nascita stessa di una leggenda. La prima parte conserva ancora qualcosa di concreto e terreno. Ci sono il paese, il principe, l’emarginazione, l’amore per Emma e una comunità capace contemporaneamente di giudicare Luciano e di conservarne il ricordo. Quando il protagonista attraversa l’Atlantico, invece, anche il film cambia progressivamente natura. Entrano il western, il racconto d’avventura, il realismo magico, il tesoro, il falso sacerdote e naturalmente il misterioso granchio. I registi hanno citato tra le proprie influenze Borges, Roberto Bolaño, Conrad, Stevenson e persino la biografia di Dino Campana, altro personaggio sospeso tra viaggio realmente compiuto e viaggio trasformato dal racconto.

Persino alcuni oggetti del film sono costruiti per rappresentare questa trasformazione. Rigo de Righi e Zoppis hanno spiegato che il misterioso oggetto che attraversa la storia doveva evocare proprio la mistificazione prodotta da qualcosa che passa attraverso molte bocche e molte mani. È una chiave che vale per l’intero film: ogni narratore riceve Luciano da qualcun altro e lo modifica prima di consegnarlo al narratore successivo. Dopo più di un secolo diventa quasi impossibile stabilire dove finisca l’uomo e dove cominci il personaggio. Ed è proprio questa impossibilità a interessare Re Granchio.

Quanto c’è quindi di vero in Re Granchio? Luciano potrebbe essere esistito, ma il film racconta soprattutto ciò che la memoria ha fatto di lui

Possiamo quindi separare ciò che sappiamo da ciò che appartiene alla leggenda. Esiste una tradizione orale di Vejano su un uomo chiamato Luciano, vissuto presumibilmente alla fine dell’Ottocento, entrato in conflitto con il potere locale e poi partito o esiliato verso il Sudamerica. Esiste inoltre la traccia archivistica trovata dai registi di un omonimo proveniente da Vejano e arrivato realmente a Buenos Aires. Quello che non possiamo dimostrare è che si trattasse della stessa persona né, soprattutto, che le avventure successive raccontate dal film siano realmente accadute.

Ma pretendere una risposta più precisa significherebbe quasi andare contro l’idea stessa del film. Re Granchio comincia con persone che cercano di ricordare una storia e non riescono neppure a raccontarla tutte nello stesso modo. Luciano è già diventato un personaggio appartenente alla comunità più che alla Storia: per qualcuno un criminale, per qualcun altro quasi un santo, per altri ancora un uomo partito verso la fine del mondo. Una fonte istituzionale dedicata alle produzioni del Lazio descrive infatti il film come una favola cinematografica “ispirata alla vera storia di Luciano”, mentre i registi sono molto più prudenti e insistono sulla scarsità delle prove disponibili.

Ed è proprio questa distanza a rendere Re Granchio così particolare. Rigo de Righi e Zoppis non hanno trovato abbastanza documenti per ricostruire Luciano e hanno scelto di fare qualcosa di più coerente con il modo in cui era sopravvissuto: continuare a raccontarlo. Hanno preso un uomo forse realmente esistito, una partenza che potrebbe essere avvenuta davvero e un nome ritrovato negli archivi, trasformando tutto il resto in avventura.

La storia vera dietro Re Granchio è quindi anche la storia di come nasce una leggenda: qualcuno vive, qualcuno ricorda, qualcun altro racconta e, molto tempo dopo, diventa impossibile separare completamente ciò che è successo da ciò che avremmo voluto fosse successo. Luciano potrebbe essere scomparso più di un secolo fa. Il Re Granchio, invece, esiste proprio perché qualcuno non ha mai smesso di raccontarne la storia.

Redazione
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