L’omicidio di Giulia Cecchettin è forse una delle cicatrici più profonde sul corpo italiano degli ultimi anni. Una storia densa di dolore – da qualsiasi prospettiva la si guardi – che il film Se domani non torno, indaga con intelligenza e rispetto.
Se domani non torno: una ferita riaperta
Quando l’11 novembre 2023 la ventiduenne viene uccisa da suo ex fidanzato, Filippo Turetta, le nostre vite, in un certo senso, si sono fermate con lei. E per riavvolgere il nastro di quella vicenda bisogna che tutti somatizzino il dolore, per dare a lei e a tutte le Giulie del mondo un’attenzione psico-sociologica. Quale mondo ha generato questo omicida? E quale mondo ci attende dopo un simile delitto? Se domani non torno, diretto da Paola Randi, e ispirato al libro Cara Giulia, scritto dal padre di Giulia Gino Cecchettin, prova a riportarci a quella data e a rispondere a queste domande. Il film drammatico, con empatia e delicatezza – nonché con un cast eccezionale – ci porta alle ore precedenti a quando Giulia scompare.
Il padre, prima immerso in un angosciante attesa e poi affranto dal dolore della perdita, raccoglie i cocci della vita di Giulia e impara un nuovo modo per stare al mondo. Un modo che, grazie alla vicinanza della figlia minore Elena, comporta vedere con altri occhi la società in cui viviamo. Una società patriarcale che ha reso possibile uno dei tantissimi femminicidi che negli ultimi 10 anni hanno tappezzato il tessuto nero del nostro Paese. Cosa ci sfugge e quali operazioni dovremmo attivare per capirne la natura? A queste domande macroscopiche giunge Gino, interpretato nel film da Filippo Timi. Con lui anche noi mettiamo in discussione la realtà, proprio a partire da quel dolore.
11 novembre
Riavvolgendo il nastro, cosa è accaduto quell’11 novembre? Giulia Cecchettin, nata a Padova il 5 maggio 2001, era una ragazza come tante. Solare, studiosa, circondata dall’affetto della famiglia e delle sue amiche, specialmente dopo aver subito il duro lutto della perdita di sua madre, Monica, malata di tumore. Giulia era una studentessa di ingegneria biomedica dell’Università di Padova, prossima a laurearsi con la discussione della sua tesi di laurea fissata per il 16 novembre 2023.
La famiglia Cecchettin residente a Vigonovo, in provincia di Venezia, conduceva una vita tranquilla, cercando di ricreare un equilibrio sereno, anche dopo la perdita di Monica. Soprattutto, l’aria era di festa, quella che caratterizza le settimane precedenti alla laurea di un figlio. Tutto, tra tesi e scelta del locale, era pronto per quel giorno. Purtroppo però a minacciare quel clima era, già da tempo, l’ex fidanzato di Giulia, Filippo.
Filippo
Durante gli studi universitari a Padova, Giulia aveva conosciuto Filippo Turetta, nato a Padova e con cui aveva avuto una relazione per circa un anno, fino all’agosto 2023. I due giovani avevano continuato a rimanere in contatto anche dopo la fine della relazione; tuttavia, nell’autunno del 2023, Filippo aveva iniziato a comportarsi in modo possessivo, confidando a Giulia di sentirsi depresso e di non vedere un proprio futuro senza di lei.
Filippo minacciava il suicidio se solo lei lo avesse lasciato. Queste erano solo le premesse di un giovane che in tutti i modi manifestava la sua sofferenza. Ma nessuno, Giulia compresa, avrebbe mai ipotizzato che il mite – o almeno apparente – Filippo, avrebbe arrecato danni ad altri, specialmente alla sua ‘tanto amata’ Giulia. Giulia e Filippo continuavano a uscire anche da ex, soprattutto perché la giovane temeva che lui si sarebbe fatto del male, davanti a sue negazioni. E’ qui che inizia la narrazione, sia del libro scritto dal padre, sia di Se domani non torno.
L’ultimo addio
Dopo aver inviato una e-mail
intorno alle 17:15 di sabato 11 novembre 2023 alla docente
universitaria relatrice della sua tesi di laurea con l’ultima
versione dell’elaborato, Giulia è uscita di casa verso le 18 per
recarsi, accompagnata da Filippo, al centro commerciale per
acquistare un paio di scarpe in vista dell’imminente cerimonia di
laurea. I due giovani hanno cenato al McDonald’s del centro
commerciale alle ore 21:02; successivamente Giulia ha scambiato
alcuni messaggi con la sorella tramite WhatsApp fino alle
22:43,
e infine è ripartita in auto con Filippo per ritornare verso
Vigonovo. Da quel momento non si sono più avute loro
notizie.
Il testimone chiave
Il giorno successivo, verso le 13:30, Gino Cecchettin ha denunciato la scomparsa della figlia. Subito dopo, con l’aiuto di Elena Cecchettin, sono stati diffusi appelli sui social media per ritrovare i due ragazzi scomparsi. Un testimone ha contattato la famiglia riferendo di aver assistito, dal proprio balcone di casa, ad un violento litigio tra un uomo e una donna che chiedeva aiuto nel parcheggio di via Aldo Moro a Vigonovo e di avere, per tale motivo. I militari dell’Arma, tuttavia, non sono intervenuti a causa di altre segnalazioni contemporanee. Un errore, involontario, ma fatale, per lo stagnamento di questo caso, che finirà, a scapito del tempo, nel peggiore dei modi.
La grande fuga e l’arresto
Nei giorni seguenti sono state svolte indagini per ricostruire il percorso dell’automobile di Turetta, una Fiat Grande Punto di colore nero, transitata dal Veneto in Friuli-Venezia Giulia, quindi in Alto Adige e in Austria, venendo immortalata da numerose telecamere di videosorveglianza e di rilevamento del traffico. Tra i tanti filmati esaminati, uno decisivo per la svolta delle indagini venne ripreso a Fossò. Questo mostrava un uomo colpire violentemente una donna e poi caricarla esanime nel bagagliaio dell’auto. Sul luogo furono rinvenute notevoli quantità di sangue e la lama di un coltello lunga 21 cm, che portarono gli inquirenti a emettere il mandato di arresto europeo per Filippo Turetta con l’accusa di sequestro di persona e omicidio volontario.
La fine: il lago di Barcis
Successivamente le ricerche si concentrano nell’area compresa tra il lago di Barcis e Piancavallo, in provincia di Pordenone, zona in cui era stata rilevata un’anomalia nel percorso dell’auto di Turetta. La vettura era infatti stata ripresa da una telecamera in ingresso in località Piancavallo poco dopo le 3 del mattino e, oltre due ore dopo, era stato registrato il passaggio successivo, lungo la SR251 all’altezza della diga del Vajont, facendo così preludere una sosta lungo il tragitto, che normalmente richiede circa un’ora di percorrenza.
Il 18 novembre 2023 una squadra cinofila della protezione civile del Friuli-Venezia Giulia ha individuato il cadavere di Giulia Cecchettin adagiato in un anfratto roccioso nel bosco, ricoperto da sacchi di plastica neri e con a fianco numerosi oggetti. Le indagini condotte dai Carabinieri hanno evidenziato che la ragazza era stata colpita con numerose coltellate alla testa e al collo e che, di conseguenza, era morta per dissanguamento. La sera stessa la polizia tedesca ha arrestato Filippo Turetta in Germania, mentre era fermo sulla corsia d’emergenza dell’autostrada A9 in direzione Monaco di Baviera tra Bad Dürrenberg e lo svincolo Rippachtal, con l’automobile rimasta senza benzina. Condotto nel carcere di Halle, il 25 novembre Turetta è stato estradato in Italia con un volo speciale dell’Aeronautica militare atterrato a Venezia ed è stato incarcerato presso la casa circondariale di Verona.
Il destino dei fiori
Nascono, fioriscono, muoiono, ma su quel terreno umido, se si ha abbastanza cura di loro ricrescono. I fiori in questa storia sono ovunque. I fiori disegnati da Giulia, colorati e allegri come lei. Gli stessi fiori che le hanno dedicato fiumi persone, fuori alla porta di casa sua, alla sua morte. E i fiori disegnati dalla ragazza sono anche il logo scelto da Gino Cecchettin per la fondazione da lui creata. Il 18 novembre 2024, esattamente un anno dopo che la famiglia Cecchettin ha ricevuto la notizia della morte di Giulia, Gino inaugura, nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, alla Camera dei Deputati, la Fondazione Giulia Cecchettin. Un associazione dedicata alla memoria della figlia e impegnata “verso l’inclusione e la lotta contro la violenza di genere”.
Se di ridefinizione di un assetto comportamentale e sociologico si parla, da qualcosa si è dovuti partire. La Fondazione inaugura un nuovo modo di vedere, e un nuovo modo di parlare, soprattutto tra i giovani. Nelle case, nelle scuole, affinché ci si rieduchi a stare al mondo. Un mondo in cui sia protagonista l’educazione sesso-affettiva, soprattutto con i supporti scolastici. Il mondo giovanile oggi vive nell’era dei social, e deve ‘re-imparare’ a comunicare con il prossimo, e capire come amarlo in modo sano.
La storia di Giulia è una delle vicende di cronaca più toccanti degli ultimi dieci anni della nostra storia. Ma è anche quella che ha fissato un prima e un dopo della nostra storia in termini educativi e affettivi. Ogni tre minuti una donna muore in Italia, come dice Gino (Filippo Timi) nel film e dobbiamo fare qualcosa: imparare. Il personaggio di Elena (interpretata da una magnifica Tecla Bossi) è l’Antigone di questa vicenda ma anche la persona inviata più adatta a farci aprire gli occhi. Dal dolore le vite umane escono sì, a pezzi, ma imparano un nuovo modo di considerare il prossimo e forse, come stavolta, possono davvero insegnarlo anche a noi.
Se domani non torno, prodotto da Notorious Pictures, arriva al cinema il 5 novembre, ‘per non smettere mai di fare rumore’.


