Shutter Island (leggi qui la recensione) è uno dei film più enigmatici di Martin Scorsese, tratto dal romanzo di Dennis Lehane (scopri qui le differenze tra il film e il libro). Nulla, dall’inizio alla fine, è davvero lineare, soprattutto quando si arriva al finale. La straordinaria interpretazione di Leonardo DiCaprio trascina lo spettatore dentro l’esperienza del film, facendolo sprofondare sempre più nella storia attraverso gli alti e bassi del tormento emotivo del suo protagonista. Si potrebbe parlare per ore dei moltissimi dettagli del film, e in effetti dal 2010 a oggi lo si è fatto in abbondanza. Per il momento, però, ecco 10 delle tante domande che Shutter Island continua a lasciare aperte.
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Andrew era già in prigione prima di arrivare sull’isola?
Scopriamo che Andrew, che conosciamo inizialmente come Teddy, ha commesso un omicidio. Nel suo momento di lucidità, identifica il delitto con l’uccisione della moglie, dopo che lei aveva a sua volta ucciso i loro tre figli.
Ma l’omicidio di una sola persona non sembra un crimine tanto grave da spiegare il suo internamento a Shutter Island. Questo porta a chiedersi se Andrew avesse commesso qualcos’altro prima di arrivare sull’isola, qualcosa che ne avesse determinato il ricovero. Ma se le sue illusioni prendono forma proprio a partire da ciò che accade a Shutter Island, quali erano le sue convinzioni deliranti prima di arrivarci?
Aver ucciso dei tedeschi ha contribuito al suo rifiuto della realtà?
Finché continua a credere di essere Teddy, Andrew ha frequenti flashback legati al periodo in cui era soldato durante la Seconda guerra mondiale. Ricorda di aver partecipato al massacro di soldati tedeschi che si erano arresi.
È possibile che questo ricordo faccia parte del senso di colpa che lo ha portato a costruirsi un’identità alternativa, così da compartimentare e tenere a distanza il proprio dolore? E, se fosse davvero così, perché Andrew riesce a ricordare quell’esperienza con una tale chiarezza?
I medici lo considerano responsabile della morte dei suoi figli?
Quando è lucido, Andrew viene ripetutamente definito un assassino. In molte descrizioni del film, inoltre, il personaggio viene presentato come un killer psicotico. Questa definizione, però, appare quantomeno eccessiva alla luce di ciò che scopriamo sui suoi crimini.
Andrew ha ucciso dei soldati tedeschi, ma non sembra che questo sia il motivo per cui è stato internato. Tecnicamente, è stato accusato dell’omicidio della moglie: un crimine senza dubbio, ma commesso dopo che lei aveva ucciso i loro tre figli. Si tratta di un gesto tragico compiuto in un momento di shock e disperazione, eppure nessuno sembra considerare questa circostanza.
Le esperienze vissute nel Padiglione C erano reali?
Mentre attraversa il Padiglione C nei panni di Teddy, Andrew vede i detenuti vivere in condizioni terribili. Sono perlopiù seminudi, sporchi e confinati in ambienti bui che ricordano, per certi aspetti, le segrete di un dungeon medievale.
Quando Teddy si risveglia nei panni di Andrew, ormai lucido, la sua cella appare più pulita e confortevole, ma si tratta comunque dello stesso luogo. Questo significa che il Padiglione C esiste realmente. Di conseguenza, anche i prigionieri che Teddy aveva visto vivere in quelle condizioni degradanti erano reali?
È davvero sceso lungo la parete della scogliera?
Scopriamo che Andrew sembra aver immaginato di parlare con una donna sul fianco di una scogliera. Questo avviene subito dopo che Chuck, in realtà il dottor Sheehan, si allontana da lui.
Convinto che Chuck sia morto, Andrew inizia a cercarlo e scende lungo la parete della scogliera. In seguito racconta di aver parlato proprio lì con una donna. Il dottore rivela però che quella donna non esiste. A questo punto sorge un’altra domanda: Andrew ha davvero scalato la scogliera oppure anche quella parte della sua esperienza è frutto della sua mente?
La conversazione con la guardia è stata immaginata?
Andrew, ancora convinto di essere Teddy, esce dal bosco quando il peggio della tempesta è ormai passato. Una guardia, che in precedenza aveva descritto come una sorta di “maledetto ex militare”, arriva in auto e gli offre un passaggio.
Durante il tragitto, la guardia intrattiene Teddy in una conversazione sul rapporto tra gli esseri umani e la violenza. È uno scambio piuttosto surreale che, alla luce di ciò che scopriamo in seguito, sembra quasi immaginato oppure potrebbe essere una conversazione con un altro paziente. Tuttavia, la guardia ricompare più avanti nel film, questa volta nella realtà. Dunque, quella conversazione è realmente avvenuta?
Perché il dottor Sheehan lo lascia solo?
Chuck è in realtà il dottor Sheehan, che finge di essere il partner di Teddy. Il suo compito è tenere Andrew sotto controllo mentre i medici gli permettono di portare avanti la simulazione attraverso la quale sperano di condurlo nuovamente alla realtà.
Perché, allora, c’è un momento del film in cui il dottor Sheehan lascia Teddy completamente solo? Sappiamo che la conversazione avvenuta nel Padiglione C non è frutto della sua immaginazione, perché in seguito i medici fanno riferimento proprio a quell’episodio. C’era quindi qualcuno nelle vicinanze ad ascoltarlo e a controllare la situazione?
Perché la pistola della guardia non era carica?
Mentre si dirige verso il faro, Teddy incontra una guardia armata. Riesce a sottrargli la pistola e lo lascia privo di sensi. Poco dopo, una volta raggiunta la sommità del faro, minaccia il dottor Cawley con quell’arma. Cawley gli rivela allora che la pistola non è carica, cosa che si dimostra vera. Ma i medici avevano un modo per sapere che Teddy avrebbe incontrato proprio quella guardia? Oppure le armi delle guardie non sono mai cariche?
Il dottor Sheehan pensa che Andrew sia lucido alla fine?
Convinto che Andrew sia tornato a credere di essere Teddy, il dottor Sheehan fa un cenno alle guardie, dando loro il via libera per portarlo via e sottoporlo alla lobotomia. Questo era infatti l’accordo stabilito nel caso in cui la simulazione non fosse riuscita a riportarlo alla realtà.
Poco prima di alzarsi, però, Andrew pronuncia una frase decisiva, chiedendosi se sia “meglio vivere come un mostro o morire da uomo buono”. Sheehan sembra improvvisamente allarmato, si alza e lo chiama per nome, “Teddy”. Pensa forse che Andrew sia tornato lucido? E, se è così, perché non fa nulla per fermare la procedura?
Andrew è lucido alla fine?
La domanda più importante di tutte è proprio questa: alla fine del film Andrew è davvero tornato lucido oppure è ancora convinto di essere Teddy? L’ultima parola con cui Sheehan si rivolge a lui è proprio “Teddy”. Potrebbe farlo semplicemente perché, fino a quel momento, i due stavano ancora interpretando i ruoli di Teddy e Chuck. Ma potrebbe anche essere una domanda implicita, quasi un ultimo tentativo di capire se l’uomo che ha davanti sia davvero Teddy.
Andrew potrebbe essere ancora Teddy e limitarsi a condividere una riflessione momentanea che, casualmente, lascia intendere una possibile lucidità. Oppure potrebbe essere tornato a essere Andrew e, attraverso quella frase, stare comunicando a Sheehan di aver compreso perfettamente la situazione e di aver scelto consapevolmente di arrendersi al destino che lo attende.
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