A cinquant’anni dall’arrivo di Star Wars al cinema, Lucasfilm si prepara a portare sul grande schermo un film che potrebbe rappresentare una svolta significativa per la saga. Star Wars: Starfighter, diretto da Shawn Levy e interpretato da Ryan Gosling, arriverà nelle sale il 28 maggio 2027, a pochi giorni dal cinquantesimo anniversario dell’uscita di Una nuova speranza. La coincidenza temporale è tutt’altro che secondaria: il film nasce infatti in un momento in cui il futuro cinematografico di Star Wars ha bisogno di trovare una nuova direzione, dopo anni nei quali il franchise ha alternato grandi ritorni, progetti rimandati e un forte investimento sulle serie televisive.
Ambientato circa cinque anni dopo Star Wars: L’Ascesa di Skywalker, Starfighter sarà una storia originale e autonoma, con Ryan Gosling nei panni di Kade Auberon, un personaggio completamente nuovo incaricato di proteggere un giovane ragazzo dalle forze oscure. La particolarità del progetto non risiede quindi soltanto nella sua collocazione temporale, ma nella volontà di costruire un Star Wars che non abbia più bisogno di appoggiarsi continuamente alla famiglia Skywalker. Il film rompe infatti sei importanti consuetudini della saga: dai personaggi alla struttura narrativa, passando per l’ambientazione politica, il casting e soprattutto la scelta di guardare finalmente oltre la Skywalker Saga.
Nessun personaggio della trilogia originale: Starfighter prova a raccontare Star Wars senza il peso degli Skywalker
La prima e forse più evidente rottura riguarda l’assenza, almeno sulla base delle informazioni ufficialmente disponibili, dei principali personaggi della trilogia originale. Luke Skywalker, Leia Organa, Han Solo, Darth Vader e gli altri protagonisti che hanno definito l’immaginario della saga non risultano coinvolti nella storia di Starfighter. La scelta è particolarmente significativa perché, per decenni, il cinema di Star Wars ha continuato a costruire il proprio rapporto con il pubblico attraverso il ritorno di volti, luoghi e personaggi già conosciuti. Anche quando la narrazione si è spostata cronologicamente, il legame con la famiglia Skywalker è rimasto uno degli strumenti principali per garantire continuità all’universo. Starfighter sembra invece voler interrompere questa dinamica e presentare una galassia capace di esistere indipendentemente da Luke, Leia, Han o Anakin. Non significa necessariamente cancellare il passato: al contrario, significa permettere al passato di diventare finalmente passato. L’assenza dei protagonisti storici può infatti liberare il film dall’obbligo di spiegare continuamente il proprio rapporto con la saga precedente e consentire al pubblico di conoscere nuovi personaggi senza doverli considerare eredi diretti di qualcuno. Anche eventuali presenze come C-3PO, R2-D2, Chewbacca o un eventuale fantasma della Forza di Luke restano, allo stato delle informazioni disponibili, soltanto possibilità non confermate. Il punto narrativo più importante è dunque un altro: Starfighter sembra voler dimostrare che Star Wars può essere riconoscibile anche quando nessuno dei suoi volti più celebri occupa il centro della scena.
Una storia davvero autonoma: Starfighter rinuncia alla necessità di costruire subito una nuova trilogia

Una galassia senza governo centrale: il vuoto di potere dopo la caduta dell’Impero e della Nuova Repubblica
La terza novità riguarda l’assetto politico della galassia. Shawn Levy ha confermato che, al momento in cui si svolgeranno gli eventi di Starfighter, non esisterà un governo centrale capace di esercitare un’autorità sull’intero spazio galattico. È una situazione particolarmente significativa se si considera ciò che è accaduto nella trilogia sequel. Il Primo Ordine aveva distrutto la leadership della Nuova Repubblica con Starkiller Base, mentre la guerra culminata negli eventi di L’Ascesa di Skywalker aveva portato alla sconfitta sia del Primo Ordine sia dell’Ordine Finale legato a Palpatine. Ciò che rimane dopo la caduta di questi poteri, tuttavia, non è necessariamente un nuovo equilibrio stabile. Starfighter può inserirsi proprio in questo spazio lasciato vuoto, mostrando una galassia che non è più divisa secondo lo schema tradizionale tra due grandi fazioni contrapposte. La conseguenza narrativa è importante perché il conflitto non dovrà necessariamente ruotare attorno alla conquista del potere centrale. Un universo senza un’autorità unica può essere contemporaneamente più libero e più vulnerabile, caratterizzato da territori autonomi, interessi locali, alleanze instabili e nuove minacce. In questo scenario, la galassia torna a essere un luogo da esplorare invece che semplicemente il campo di battaglia tra Impero e Ribellione, Primo Ordine e Resistenza. È forse una delle opportunità più interessanti offerte dalla nuova collocazione temporale: raccontare cosa succede quando una guerra finisce davvero e quando il problema non è più soltanto abbattere il regime dominante, ma capire cosa costruire dopo.
Ryan Gosling cambia il modello del protagonista di Star Wars: una star affermata al centro della saga
La quarta tradizione che Starfighter modifica riguarda il casting del protagonista. Ryan Gosling non arriva infatti nel franchise come interprete relativamente sconosciuto destinato a diventare famoso grazie a Star Wars: entra nella galassia lontana lontana dopo una carriera lunga e consolidata, che comprende titoli come La La Land, Barbie e Project Hail Mary. È una differenza sostanziale rispetto alla storia della saga, che ha spesso utilizzato interpreti non ancora pienamente affermati nei ruoli centrali. Mark Hamill, Carrie Fisher e Harrison Ford erano ancora lontani dallo status di icone internazionali quando Una nuova speranza arrivò nelle sale; lo stesso principio ha caratterizzato, in forme diverse, le generazioni successive, da Hayden Christensen a Daisy Ridley e John Boyega. Con Gosling il rapporto si rovescia: non è Star Wars a costruire la notorietà della propria nuova star, ma una star già riconoscibile a livello globale a entrare in un universo cinematografico consolidato. La presenza di altri nomi importanti, tra cui Mia Goth, Amy Adams e Aaron Pierre, rafforza ulteriormente questa impostazione. È una strategia che può contribuire a presentare Starfighter come un evento cinematografico autonomo, capace di attirare anche spettatori che non hanno una conoscenza approfondita dell’intera saga. Allo stesso tempo, il casting introduce una domanda interessante sul rapporto tra divismo contemporaneo e identità di Star Wars: Kade Auberon dovrà diventare un personaggio riconoscibile per ciò che rappresenta nella storia, non semplicemente per il volto che lo interpreta. È proprio questa distanza dalla tradizione a rendere il protagonista uno degli elementi attraverso cui Lucasfilm sembra voler ridefinire il proprio cinema.
Per la prima volta il cinema di Star Wars guarda davvero oltre la Skywalker Saga

Starfighter vuole inaugurare una nuova era senza rinunciare all’identità di Star Wars

