Diretto da Alex Ranarivelo e uscito nel 2018, The Ride – Storia di un campione racconta il percorso di un ragazzo cresciuto in un ambiente familiare violento, segnato dal razzismo e dalla paura, che trova nella BMX una possibilità concreta di cambiamento. Interpretato da Shane Graham e Chris “Ludacris” Bridges (celebre per la saga di Fast & Furious), il film segue la trasformazione del protagonista attraverso l’incontro con una famiglia adottiva e la scoperta di una passione capace di offrirgli una nuova direzione. La vicenda si ispira alla vita di John Buultjens, ciclista scozzese diventato una figura di riferimento nel mondo BMX, che ha raccontato la propria esperienza anche nel libro Ride: BMX Glory, Against All Odds, scritto con Chris Sweeney.
La storia è realmente accaduta, ma il film modifica diversi particolari per rendere il percorso del protagonista più compatto e immediato. Il nucleo autobiografico è riconoscibile: le violenze subite durante l’infanzia, l’allontanamento dalla famiglia biologica, l’adozione da parte di una coppia di origini differenti dalle sue e il legame con la bicicletta. Cambiano invece l’ambientazione, alcuni episodi e soprattutto i tempi della crescita sportiva. Per capire quanto sia realistico The Ride – Storia di un campione, occorre quindi distinguere gli eventi confermati dal racconto di Buultjens dalle libertà adottate dalla sceneggiatura, senza perdere di vista il significato più profondo della sua esperienza.
La violenza nell’infanzia, l’affido e l’adozione: quali eventi di The Ride – Storia di un campione corrispondono alla vera storia di John Buultjens?
La parte più dura del film deriva da un’infanzia realmente segnata dagli abusi. John Buultjens è cresciuto a Glasgow, in Scozia, in una famiglia dominata dalla violenza del padre biologico, descritto come alcolista e razzista. In un’intervista, Buultjens ha raccontato che il suo primo ricordo risale a quando, ancora bambino, il padre lo gettò nel camino dopo che lui gli si era avvicinato per abbracciarlo. Aveva tre anni. È un episodio terribile, che restituisce la dimensione della paura in cui visse e che il film riprende, pur inserendolo in una ricostruzione semplificata rispetto alla complessità dei suoi ricordi.
La violenza coinvolgeva anche la madre e gli altri figli. Buultjens ha raccontato di aver cercato di proteggerla dalle aggressioni paterne e di aver imparato presto a considerare la strada un luogo più sicuro della propria casa. A sette anni, durante una violenta lite familiare alla vigilia di Natale, tentò di intervenire contro il padre con un coltello. Nella realtà, secondo il suo racconto, fu il padre a metterlo fuori combattimento; il film modifica la dinamica dell’episodio, rendendo più diretta l’azione del bambino. Poco dopo, l’intervento delle autorità portò al suo allontanamento dalla famiglia.
Anche il passaggio attraverso il sistema di assistenza all’infanzia appartiene alla sua storia. Dopo aver trascorso un periodo tra strutture di accoglienza e situazioni difficili, John venne affidato a una coppia che gli offrì un ambiente familiare radicalmente diverso da quello in cui era cresciuto. Marianna ed Eldridge Buultjens lo accolsero quando aveva dieci anni e lo adottarono due anni più tardi. Eldridge, di origini srilankesi e docente universitario, e Marianna, impegnata nell’insegnamento del braille e delle lingue, rappresentarono per lui una possibilità di ricominciare. Il film conserva il significato di questo incontro, mostrando quanto il ragazzo fosse inizialmente condizionato dal razzismo assorbito nella famiglia biologica.
La difficoltà di accettare i genitori adottivi è infatti un elemento centrale della vicenda reale. Buultjens ha raccontato di aver reagito con ostilità quando vide per la prima volta il padre adottivo, arrivando a rifiutarlo per il colore della pelle. Quel pregiudizio non era nato da una riflessione autonoma: faceva parte dell’ambiente nel quale era stato cresciuto e della visione del mondo che aveva imparato a considerare normale. Il cambiamento richiese tempo, esperienza e un rapporto affettivo capace di mettere in discussione quelle convinzioni. La famiglia adottiva non cancellò magicamente il trauma, ma gli offrì le condizioni per costruire una diversa percezione di sé e degli altri.
Dalla bicicletta alla carriera nella BMX: perché il film accelera i tempi e modifica alcuni episodi reali
Il secondo passaggio decisivo è l’incontro con la BMX, che nel film assume il valore di una svolta personale. Anche questo elemento corrisponde alla testimonianza di Buultjens, che ha individuato nel cinema una delle origini della propria passione. Da bambino vide E.T. l’extra-terrestre di Steven Spielberg, rimanendo colpito dall’immagine dei ragazzi che volano in bicicletta. Quella visione gli suggerì l’idea di libertà associata alla possibilità di muoversi, allontanarsi e trovare uno spazio proprio. La bicicletta divenne progressivamente un’attività nella quale concentrare energie e attenzione, fino a trasformarsi in una componente essenziale della sua identità.
Il film, tuttavia, comprime in pochi mesi un percorso che nella realtà fu molto più lungo. Buultjens ha raccontato di aver provato la sua prima bicicletta BMX intorno ai dieci anni e di aver dedicato anni all’apprendimento dei movimenti e delle acrobazie. La preparazione necessaria per arrivare a competere richiese circa otto anni, non gli otto mesi suggeriti dalla narrazione cinematografica. La differenza è significativa: imparare a controllare una BMX, sviluppare equilibrio, coordinazione e precisione e affrontare manovre sempre più complesse comporta esercizio costante e tentativi ripetuti. Il film accelera questo processo per dare alla vicenda una progressione più netta, adatta alla durata di un lungometraggio.
Anche l’ambientazione è stata modificata. La storia reale si svolge inizialmente a Glasgow, mentre The Ride trasferisce il contesto negli Stati Uniti, in California. La scelta rende il racconto più vicino all’immaginario americano associato alla cultura BMX e consente di semplificare il passaggio tra l’infanzia traumatica e la nuova vita del protagonista. Cambia inoltre l’età del personaggio in alcune fasi della vicenda, così da concentrare in un arco narrativo più breve la scoperta della bicicletta e l’integrazione nella famiglia adottiva. Sono interventi tipici delle biografie cinematografiche: non cancellano il punto di partenza reale, ma modificano la cronologia per rendere più leggibile l’evoluzione del personaggio.
Altri episodi sono stati adattati. Buultjens, per esempio, ha spiegato che il regalo fatto ai genitori adottivi, rappresentato nel film come un gesto legato a un successo sportivo, fu nella realtà acquistato con denaro che aveva rubato loro. Il particolare è meno edificante, ma restituisce una contraddizione importante: il percorso verso una vita diversa non procede attraverso una serie ordinata di buone decisioni. Il senso di colpa, la difficoltà di fidarsi degli adulti e il bisogno di essere accettato continuarono a influenzare il ragazzo anche dopo l’ingresso nella nuova famiglia.
La stessa presenza di John Buultjens nel film aggiunge un legame diretto con la vicenda autobiografica: l’uomo compare infatti in un cameo nel ruolo del proprio padre biologico. Il dettaglio non rende automaticamente ogni scena una ricostruzione fedele, ma sottolinea la partecipazione del protagonista reale a un progetto nato dalla sua esperienza. La sua carriera successiva nel mondo BMX, fino al lavoro come responsabile globale del marchio Haro Bikes e alla progettazione di biciclette, conferma inoltre che la passione mostrata nel film ebbe conseguenze concrete e durature.
Quanto è realistico The Ride – Storia di un campione e che cosa racconta davvero sul trauma, sul razzismo e sulla possibilità di cambiare?
The Ride – Storia di un campione è dunque basato su una storia vera, ma non riproduce ogni evento con precisione documentaria. La violenza domestica, l’intervento dei servizi sociali, l’adozione e la scoperta della BMX derivano dalla vita di John Buultjens. Le differenze più evidenti riguardano la geografia, la cronologia e alcuni episodi specifici, rielaborati per costruire un racconto di formazione più rapido e lineare. Il film mantiene il senso generale del percorso, pur rinunciando a parte delle ambiguità e delle contraddizioni che emergono dalle testimonianze del protagonista.
La sua rappresentazione del trauma va letta con la stessa cautela. Una nuova famiglia e una passione possono offrire stabilità, fiducia e strumenti per affrontare il passato, ma non cancellano automaticamente gli effetti di anni di violenza. Il racconto cinematografico concentra il cambiamento in passaggi facilmente riconoscibili: l’accoglienza, il confronto con i pregiudizi, la scoperta di una capacità personale. La vita reale è meno ordinata. Lo stesso Buultjens ha raccontato di aver impiegato anni per comprendere le scelte della madre biologica e riconoscere il sacrificio che aveva compiuto per permettergli di vivere lontano dagli abusi.
È significativo anche il modo in cui il film affronta il razzismo. Il protagonista arriva nella nuova famiglia portando con sé idee che aveva imparato a interiorizzare durante l’infanzia. Il cambiamento non avviene attraverso una semplice dichiarazione morale, ma grazie a un rapporto quotidiano con persone che smentiscono, attraverso le proprie azioni, ciò che gli era stato insegnato. La vicenda suggerisce così quanto l’ambiente familiare possa trasmettere pregiudizi e quanto le relazioni successive possano contribuire a metterli in discussione.
Il risultato è una biografia romanzata che semplifica tempi e passaggi, ma conserva un nucleo umano autentico. La BMX rappresenta per Buultjens uno spazio in cui concentrarsi sul presente, acquisire fiducia e costruire un’identità indipendente dalle violenze subite. La sua storia non dimostra che lo sport possa risolvere da solo il trauma, ma mostra come una passione, insieme a un ambiente affettivo stabile, possa diventare una risorsa decisiva. The Ride trova qui il suo valore: racconta una vicenda reale di trasformazione, ricordando che cambiare vita non significa cancellare il passato, bensì smettere di esserne definiti.



