Thomas Kail, regista di Oceania: «Volevamo dare verità e giustizia alla cultura polinesiana»

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Arriva nelle sale italiane il 19 agosto il live action Disney di Oceania, diretto da Thomas Kail, regista vincitore di Emmy e Tony Award per Hamilton. A interpretare Vaiana è Catherine Lagaʻaia, mentre Dwayne Johnson torna nel ruolo del semidio Maui, già doppiato nell’animazione del 2016. Nel cast figurano anche John Tui, Frankie Adams e Rena Owen, rispettivamente nei ruoli di Capo Tui, Sina e Nonna Tala.

Portare Oceania dal mondo dell’animazione a quello del live action ha significato per Kail affrontare una sfida particolare: rispettare profondamente un film amato dal pubblico senza limitarsi a replicarlo. Al centro del lavoro c’è stata soprattutto l’attenzione alla cultura polinesiana, sostenuta dalla collaborazione con linguisti, tatuatori, costumisti, coreografi, esperti di navigazione e astronomi. Le riprese alle Hawaii e la costruzione del grande villaggio di Motunui hanno permesso inoltre di creare un ambiente capace di restituire agli attori una dimensione concreta e autentica.

In questa intervista Thomas Kail racconta il lavoro dietro il film, il rapporto con Dwayne Johnson, la necessità di rendere credibile ogni dettaglio del mondo di Vaiana e il ruolo fondamentale della musica, firmata da Lin-Manuel Miranda, Opetaia Foaʻi e Mark Mancina.

Quanto è stato importante girare alle Hawaii per rispettare e rappresentare correttamente la cultura polinesiana?

Questa è stata la nostra linea guida: capire cosa potevamo fare per dare verità e giustizia alla cultura polinesiana che stavamo mostrando sullo schermo. Siamo stati molto fortunati perché abbiamo potuto contare su esperti di diversi settori, dai linguisti agli artisti dei tatuaggi, che hanno controllato e supervisionato tutto quello che vediamo nel film. Hanno letto anche la sceneggiatura e ci hanno aiutato in ogni aspetto, affinché la rappresentazione della cultura polinesiana fosse il più possibile autentica.

Sono stati coinvolti i costumisti, i coreografi e gli sceneggiatori, oltre a Dwayne stesso, che ha radici polinesiane. Questo lavoro è avvenuto sia sul set delle Hawaii sia ad Atlanta. In particolare, alle Hawaii c’era uno spirito speciale che si poteva percepire continuamente. Quando abbiamo girato le scene dell’oceano o quelle ambientate nella giungla, non c’è nulla che possa sostituire lo spirito presente realmente in quei luoghi.

Abbiamo poi costruito il villaggio, che occupava una superficie grande almeno quanto sei o sette campi da football, e ogni dettaglio aveva una funzione. Nella capanna centrale, per esempio, c’erano dei drappi appesi alle travi e ognuno raccontava una storia del villaggio. Tutto questo era importante anche per gli attori, perché permetteva loro di interagire con un set reale e, attraverso di esso, con una tradizione prevalentemente orale.

Oceania live action disney remakeQual è stata la sfida più grande nel trasformare Oceania in un film live action?

Siamo qui perché amiamo il film del 2016. La prima cosa che volevamo fare era quindi fidarci di quei personaggi e di quella storia, senza però avere paura di prenderci delle libertà. Questo significava realizzare scene nuove, introdurre nuove canzoni e anche capire che alcune cose che funzionavano perfettamente nell’animazione potevano non essere necessarie in un live action.

Anche i dialoghi richiedevano un approccio diverso. Dovevamo tenere conto del respiro e del tempo che esiste tra due persone quando parlano, qualcosa che nell’animazione non ha lo stesso peso. Volevamo soprattutto restituire Vaiana come una leader che esplora, cerca risposte e, quando non conosce qualcosa, non ha paura di chiedere. Era importante mantenere il suo amore per l’oceano e per la natura, che rappresentava uno degli elementi fondamentali del film d’animazione.

Allo stesso tempo, tutto ciò che veniva ricostruito attraverso gli effetti visivi doveva risultare credibile: il legno, il sudore, la polvere del villaggio. Abbiamo lavorato a stretto contatto con i responsabili degli effetti visivi proprio per ottenere questo livello di accuratezza. E, dato che il film parla anche di navigazione, era fondamentale che persino il cielo stellato fosse realistico. Sul set abbiamo quindi avuto anche astronomi ed esperti di navigazione. È stato bellissimo imparare tutte queste cose nuove e spero che il risultato conservi il cuore, l’umorismo e lo spirito d’avventura dell’originale.

Dwayne Johnson aveva già interpretato Maui nel film del 2016. Quanto ha avuto bisogno della tua regia per tornare nel personaggio?

Dwayne non ha bisogno proprio di niente da me! Ma c’era una differenza fondamentale: nel film del 2016 aveva interpretato Maui esclusivamente attraverso la voce, mentre questa volta era chiamato a realizzare una performance fisica, completamente diversa.

Nel nostro primo incontro mi ha detto di essere una persona diversa rispetto a quando aveva doppiato il personaggio e voleva scoprire in che modo questo avrebbe influito sulla sua interpretazione. Voleva che tutto fosse nuovo, che ci fosse una nuova energia. È stata una decisione molto importante, perché ha contribuito a stabilire il tono dell’intero lavoro e, in definitiva, anche quello del film.

Oceania (live action)
Oceania (live action) – Cortesia Disney

Hai una grande esperienza con i musical, ma questo è il tuo primo live action. In che modo pensi che la musica aiuti a raccontare una storia?

Amo moltissimo i musical ed è una domanda sulla quale mi interrogo spesso. In questo caso le canzoni sono state composte da Lin-Manuel Miranda e Opetaia Foaʻi, mentre Mark Mancina ha realizzato la colonna sonora. Con Opetaia abbiamo avuto una vera e propria voce del Pacifico, che ritorna in molte delle canzoni, mentre ci sono anche brani che Lin ha scritto da solo.

Quello che amo delle canzoni di Lin è la loro capacità di approfondire i personaggi e contemporaneamente portare avanti la storia, creando così una connessione con il pubblico. Credo che la musica sia una sorta di mezzo di trasporto. Quando ascolti una canzone, puoi essere riportato esattamente nel luogo in cui l’hai ascoltata per la prima volta, ricordare con chi eri, cosa stavi facendo in quel momento. Sono poche le cose capaci di produrre un effetto simile. Il cibo, forse: penso alla scena di Ratatouille in cui un sapore riporta Ego alla propria infanzia. La musica può fare esattamente questo. Forse è anche per questo che tanta della musica che amiamo di più è quella che abbiamo ascoltato quando eravamo adolescenti.

La musica è il cuore del nostro film. È lo strumento attraverso il quale conosciamo i personaggi e attraverso il quale la storia procede. È questo che amo dei musical: quando un’emozione è troppo grande per essere espressa attraverso i dialoghi tradizionali, alziamo la nostra voce e la trasformiamo in una canzone. Significa che stai accogliendo quell’emozione e quei sentimenti.

È anche il motivo per cui vado al cinema. Voglio essere intrattenuto e deliziato, voglio ridere, voglio essere un po’ spaventato. Credo che attraverso la musica e le canzoni si possa ottenere tutto questo.

Quanto era importante conservare lo spirito dell’originale senza trasformare il live action in una semplice replica?

Credo che la cosa più importante fosse trovare un equilibrio. Non volevamo semplicemente ricreare il film d’animazione, perché il live action ci offriva la possibilità di esplorare questi personaggi e questo mondo attraverso una prospettiva diversa. Ma, allo stesso tempo, non volevamo perdere ciò che aveva reso Oceania così speciale.

Per questo abbiamo cercato di mantenere il cuore della storia, il rapporto di Vaiana con l’oceano, il suo desiderio di esplorare e il suo senso dell’avventura, permettendo però al nuovo film di avere una propria identità. Anche il lavoro sulla cultura polinesiana nasceva da questa esigenza: non trattarla come uno sfondo, ma come qualcosa di vivo e concreto, capace di influenzare ogni elemento della produzione.

Il risultato finale, quindi, nasce dall’incontro tra fedeltà e trasformazione?

Esattamente. Credo che questo sia stato il nostro obiettivo fin dall’inizio. Oceania è un film che conosciamo e amiamo, ma realizzarlo in live action significava capire cosa fosse essenziale e cosa, invece, potesse essere reinventato. Volevamo creare qualcosa che avesse ancora lo stesso cuore, lo stesso umorismo e lo stesso spirito d’avventura, ma che fosse anche un’esperienza nuova.

La speranza è che il pubblico possa riconoscere ciò che ama dell’originale e, allo stesso tempo, scoprire qualcosa di nuovo in questo viaggio.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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