Wild Horse Nine, Martin McDonagh: «Volevo raccontare la verità di quella situazione con umanità, senza giudicare»

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Per Wild Horse Nine, Martin McDonagh sceglie Rapa Nui, l’Isola di Pasqua, come ambientazione di una storia legata al Cile del 1973. Durante la conferenza stampa internazionale, il regista, insieme agli interpreti John Malkovich, Sam Rockwell, Mariana Di Girolamo e Steve Buscemi, racconta la genesi del film, il lavoro sul set e le sfide di una narrazione che intreccia vicende personali e memoria storica.

L’idea nasce da una visita compiuta da McDonagh sull’isola circa quindici anni fa. Dopo diverse versioni della sceneggiatura, il progetto trova la propria direzione con l’introduzione della CIA e del colpo di Stato che nel 1973 rovesciò il governo democraticamente eletto di Salvador Allende. Il legame tra Rapa Nui e il Cile permette al regista di inserire la vicenda in un contesto politico preciso, mantenendo al centro i personaggi.

Wild Horse Nine: raccontare la storia attraverso l’umorismo

Wild Horse Nine film 2026McDonagh spiega di non amare i film didascalici o polemici. Anche affrontando una pagina dolorosa della storia cilena, non voleva realizzare una lezione di storia, ma coinvolgere il pubblico attraverso l’umorismo e il lavoro degli attori. La comicità diventa così uno strumento per accompagnare lo spettatore dentro una vicenda dai risvolti più oscuri.

Il regista racconta di essersi concentrato soprattutto sulla ricostruzione del contesto del 1973. Solo dopo aver visto il film finito ha riflettuto maggiormente sulle possibili risonanze contemporanee della storia, anche alla luce delle successive interferenze statunitensi negli affari di altri Paesi.

Sam Rockwell, che ha già lavorato con McDonagh, ne sottolinea il talento e la capacità di osservare il comportamento umano. John Malkovich, invece, evidenzia la precisione della sceneggiatura, fondamentale per definire il rapporto tra i due personaggi interpretati da lui e Rockwell: due uomini che si conoscono da tempo, condividono un legame profondo e sono capaci di esercitare la violenza con freddezza. La loro relazione è messa alla prova da una richiesta estrema, che alimenta la tensione della storia, ambientata in un arco temporale molto breve.

John Malkovich e Sam Rockwell: il lavoro sulla sceneggiatura

Per preparare i ruoli, Malkovich e Rockwell hanno lavorato a lungo sulle battute, sia insieme al regista sia autonomamente. Rockwell insiste sull’importanza della preparazione: conoscere bene il testo permette agli attori di essere pronti a prendere decisioni durante le riprese, quando il tempo per provare alternative è limitato.

Malkovich, che ha una lunga esperienza con autori teatrali come Harold Pinter, Tom Stoppard e Arthur Miller, dichiara di preferire il rispetto della scrittura all’improvvisazione. Nel caso di Wild Horse Nine, racconta di non aver praticamente proposto modifiche alla sceneggiatura, limitandosi forse a qualche variazione involontaria durante le riprese.

L’attore descrive il proprio lavoro con una metafora: recitare significa essere una figura nel sogno di qualcun altro. L’interprete deve quindi capire cosa il personaggio faccia e dica all’interno della visione del regista, senza sovrapporvi necessariamente la propria.

Anche Steve Buscemi, alla sua prima collaborazione con McDonagh, sottolinea il vantaggio di lavorare direttamente con l’autore della sceneggiatura. Il suo personaggio, un capo alle prese con due uomini poco disposti a riconoscerne l’autorità, gli ha offerto l’occasione di confrontarsi con una figura inedita nella propria carriera.

Per Mariana Di Girolamo, invece, il film ha rappresentato una sfida anche linguistica: è la sua prima esperienza recitativa in inglese. L’attrice ricorda la tensione iniziale nel condividere il set con interpreti che ammira da anni, ma sottolinea di aver trovato un ambiente in cui era possibile fare domande e sperimentare. Un aspetto che anche Buscemi riconosce nel metodo di McDonagh, attento alle proposte degli attori pur mantenendo una visione precisa della scena.

Rapa Nui, una location fondamentale per il film

John Malkovich e Sam Rockwell in _Wild Horse Nine_ (2026)
Foto di Justin Lubin/Searchlight Pictures – © 2006 Searchlight Pictures

La scelta di Rapa Nui si inserisce in una caratteristica del cinema di McDonagh: l’importanza attribuita ai luoghi in cui si muovono i personaggi. Il regista ricorda come Bruges, in In Bruges – La coscienza dell’assassino, contribuisse a definire la condizione del protagonista, mentre le isole di Inishmore e Achill avevano rafforzato il senso di isolamento in Gli Spiriti dell’Isola.

In Wild Horse Nine, l’isola offre un contesto altrettanto particolare. McDonagh cita i moai, le monumentali statue di pietra che caratterizzano il territorio, e la sensazione di essere in un luogo dal quale è difficile allontanarsi.

Girare a Rapa Nui ha comportato difficoltà logistiche: le attrezzature, le automobili d’epoca e gli altri materiali necessari alla produzione dovevano arrivare dalla terraferma cilena, anche via mare. Alcuni ritardi nelle consegne hanno costretto la troupe a modificare il programma delle prime riprese.

L’esperienza ha però favorito una forte concentrazione sul lavoro. Gli attori soggiornavano nello stesso resort e continuavano a provare anche fuori dal set. Malkovich ricorda le passeggiate durante le quali ripensava alle scene già girate e a quelle successive; McDonagh cita invece i cavalli selvaggi che incontrava andando in bicicletta. Rockwell sottolinea il valore di quella dimensione condivisa, senza le distrazioni tipiche di altri contesti produttivi.

La storia cilena e il rapporto con i personaggi

Per Mariana Di Girolamo, il contesto storico ha un significato particolare. L’attrice sottolinea l’importanza di continuare a parlare apertamente del passato cileno, affinché la storia non venga cancellata. Si augura inoltre che il film possa suscitare curiosità verso figure come Víctor Jara e verso gli eventi che hanno segnato il Paese.

McDonagh, dal canto suo, spiega di aver voluto affrontare i protagonisti senza considerarli semplicemente dei villain. Pur avendo compiuto azioni terribili, restano esseri umani, e il regista ritiene importante avvicinarsi alle loro vicende senza un giudizio pregiudiziale.

È un principio che, nelle sue parole, riguarda anche il lavoro degli interpreti: un personaggio non viene mai affrontato come un semplice cattivo, ma come una persona. La sceneggiatura, con i suoi dialoghi precisi e l’alternanza tra umorismo e durezza, costituisce quindi il punto di partenza per costruire figure complesse e relazioni attraversate da tensioni.

La conferenza si chiude proprio sulla centralità della scrittura. Malkovich la considera essenziale per il lavoro dell’attore: quando il testo offre già una materia ricca, agli interpreti resta la possibilità di esplorarla e valorizzarla. Un approccio che riassume il metodo di McDonagh, fondato sulla cura delle parole e sulla collaborazione con il cast.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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