Arrested Memory, recensione: Sabu trasforma l’amnesia in una folle corsa tra crime e commedia – Venezia 83

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In Arrested Memory, presentato Fuori Concorso a Venezia 83, Sabu costruisce attorno all’amnesia una crime comedy scatenata, una storia imprevedibile. Al centro c’è Lee, ispettore di punta della polizia di Taipei, sopravvissuto alla strage della propria squadra dopo un’operazione finita nel peggiore dei modi.

Da quel momento la sua mente comincia a perdere pezzi. Lee soffre di un’amnesia episodica che può colpirlo all’improvviso e decide di nasconderla ai colleghi, portandosi dietro il peso della tragedia fino a una stazione di polizia di campagna. Quando arriva un nuovo incarico, il caso sembra perfetto per un investigatore esperto: il figlio di un facoltoso uomo d’affari giapponese è stato rapito e Lee deve occuparsi della delicata trattativa. Il dettaglio fondamentale è che la memoria del detective continua a dissolversi proprio mentre l’indagine entra nel vivo.

Un detective senza memoria dentro un thriller che perde progressivamente la bussola

Sabu apre il film con un’operazione di polizia destinata a precipitare nell’incubo. Lee, improvvisamente incapace di ricordare cosa debba fare, manda all’aria il piano e lascia scoperta la propria squadra. I criminali ne approfittano e gli agenti vengono massacrati. Lee sopravvive, portandosi addosso un trauma che il film utilizza come detonatore narrativo.

Il caso del rapimento arriva in seguito e introduce una suggestiva eco di High and Low di Akira Kurosawa, soprattutto nella presenza di un ricco imprenditore, di un figlio sequestrato e di una trattativa destinata a complicarsi. Lee dovrebbe essere l’uomo capace di tenere tutto sotto controllo. La sua mente segue una traiettoria completamente diversa. Dimentica il motivo della propria presenza, combina situazioni improbabili. La serietà dell’indagine comincia così a sgretolarsi scena dopo scena.

Arrested-MemoryL’amnesia diventa il motore comico di una detective story completamente imprevedibile

Il vero colpo di genio di Arrested Memory sta nel trasformare la perdita di memoria in un dispositivo comico. Lee parte con il denaro del riscatto, attraversa la città e, lungo il percorso, dimentica nuovamente chi sia e quale sia la missione che sta portando avanti. Da quel momento ogni informazione può sparire, ogni identità può confondersi e ogni situazione può prendere una direzione surreale.

Sabu costruisce una catena di equivoci, criminali maldestri, incontri casuali e incomprensioni che fanno procedere la storia attraverso una logica tutta sua. Lee risolve i problemi grazie all’istinto, alla casualità e a una sorprendente capacità di sopravvivere alle conseguenze delle proprie dimenticanze. L’indagine diventa così una corsa a ostacoli nella quale il protagonista sembra costantemente arrivare al risultato passando dalla strada più improbabile.

Il ritmo sostiene perfettamente questa impostazione. Gli appena 87 minuti del film scorrono rapidamente, senza lasciare spazio a rallentamenti significativi. Sabu cambia registro con grande libertà: una scena può avere il peso di un dramma psicologico e quella successiva esplodere nella farsa fisica, per poi trasformarsi ancora in un poliziesco.

Trauma e memoria: il dramma psicologico resta sempre sotto la superficie

Sotto la comicità esiste una storia decisamente più dolorosa. Lee ha perso la propria squadra e vive con il senso di colpa per quella tragedia. L’amnesia diventa una conseguenza concreta di un trauma che il detective cerca disperatamente di occultare. La sua incapacità di ricordare può essere letta come una frattura dell’identità: cancellare alcuni momenti significa anche tentare di prendere distanza da ciò che la mente non riesce a elaborare.

Sabu torna periodicamente a questa dimensione attraverso gli incubi del protagonista e alcuni incontri con persone altrettanto ferite. Tra queste c’è una giovane donna suicida che Lee finisce per aiutare quasi accidentalmente. Sono momenti nei quali il film lascia intravedere una riflessione sulla solitudine, sulla sofferenza e sulla possibilità di ritrovare una parte di sé proprio quando la memoria sembra venire meno.

Il regista sceglie consapevolmente di non trasformare questi elementi in un dramma cupo. L’umorismo diventa una forma di resistenza, una maniera per continuare a muoversi dentro un mondo assurdo e crudele.

Arrested-MemorySabu mescola crime, slapstick e malinconia secondo una logica tutta personale

La caratteristica più evidente di Arrested Memory è la sua natura camaleontica. Il film attraversa generi differenti con una velocità quasi vertiginosa: crime, thriller, commedia, dramma psicologico e slapstick convivono all’interno dello stesso racconto.

Questa libertà appartiene pienamente a Sabu, autore abituato a lavorare sulle collisioni tra toni e generi. Qui la costruzione episodica permette alla storia di reinventarsi continuamente, seguendo gli smarrimenti di Lee. Ogni volta che il protagonista dimentica qualcosa, anche il film sembra perdere temporaneamente il proprio equilibrio e trovare una nuova direzione.

Il risultato può apparire volutamente assurdo, soprattutto quando la logica investigativa viene sacrificata alla gag. È proprio questa scelta a definire l’identità dell’opera. Arrested Memory vuole prima di tutto divertire attraverso un personaggio che affronta il caos affidandosi a ciò che gli resta: l’istinto.

Arrested Memory
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Sommario

Il vero colpo di genio di Arrested Memory sta nel trasformare la perdita di memoria in un dispositivo comico.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.

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