Ci aveva lasciato ai margini, Niccolò Falsetti, con il suo film d’esordio uscito nel 2022 (leggi qui la nostra recensione) affermatosi come una delle più belle e fresche sorprese del cinema italiano recente. Dopo essersi dedicato alla serie Netflix Il capo perfetto, il regista grossetano porta ora sul grande schermo la sua seconda fatica cinematografica, Caro mondo crudele, presentata alla Festa del Cinema di Roma, con cui prosegue il suo racconto degli emarginati, dei sottovalutati, di coloro che vengono guardati con noncuranza dalle generazioni precedenti. Il divario generazionale però stavolta aumenta, perché se in Margini i protagonisti erano tre trentenni punk, in questo nuovo film sono invece dei ragazzi di scuola media, colti in un momento di delicato attraversamento della soglia.
“Quando suona la prima campanella del primo giorno di scuola media non si è ancora ragazzi e non si è più bambini”, sintetizzano Falsetti e Francesco Turbanti (co-autore della sceneggiatura, come avvenuto già per Margini), contestualizzando così l’ambientazione di un racconto che si svolge proprio al ridosso di molteplici confini, temporali, esistenziali e generazionali. Confini che rendono difficile prevedere cosa ci sarà dopo e ancor di più comunicare con l’esterno. Ne nasce così un film sulla difficoltà di capirsi, di affrontare insieme le sfide più dolorose della vita e di trovare una lingua comune fra adulti e ragazzi. Temi già affrontati con il primo film, che Falsetti e Turbanti (affiancati in sceneggiatura anche da Giovanna Vicari e Tommaso Renzoni) non tentano di replicare, ponendosi invece l’obiettivo di coglierli da diverse angolazioni, riuscendovi e conservando quell’anima punk che li rende tanto preziosi per il panorama cinematografico italiano.
La trama di Caro mondo crudele
Albinia, 1999. Giovanna (Aurora Malianni) è una dodicenne un po’ sfigata. Vive con la madre Sabrina (Petra Valentini), mentre il suo babbo è morto anni fa, ma è proprio a lui che si appoggia nei momenti difficili, e con la sua immaginazione lo disegna nella sua mente come se fosse l’eroe di un cartone giapponese. In quel microcosmo di provincia che si regge su regole solide e non scritte, Giovanna ha un unico alleato: Mirko (Leonardo Baldoni), legato a lei per la vita da un patto di sangue. Ma quando Mirko scompare e le spiegazioni dei grandi si fanno sempre più vaghe, Giovanna decide: sarà lei a trovarlo, costi quel che costi. Al suo fianco si ritroveranno la pluribocciata Ludovica, detta il Maglio (Tara Trocchia), e la sua banda di bulli: compagni inattesi con cui Giovanna stringerà un’improbabile amicizia e con cui si ritroverà a gestire una verità impossibile da immaginare.
La fantasia ci proteggerà dagli urti della vita
I due autori hanno così spiegato il titolo del film, Caro mondo crudele: “da un lato la tenera e cara natura dei legami fortissimi che si scoprono in provincia mentre si cresce, e dall’altro la crudeltà dell’ironia tragica della vita, che pretende sempre la sua moneta per consentirci di diventare grandi”. L’incipit di una lettera carica di amore e odio, rabbia e consapevolezza che anche ciò che ci fa male ci permette di crescere. Anzi, soprattutto ciò che ci fa male. È proprio ciò che avviene a Giovanna, ragazza costantemente presa di mira dai bulletti, che nello zainetto oltre ai libri si porta un lutto mai realmente elaborato e che trova rifugio in ciò che in quel periodo storico ha saputo far crescere gli adolescenti meglio di tanti genitori: la televisione e i cartoni animati.
Così, quando il mondo intorno a lei si rende insostenibile, ecco che può rifugiarsi in una propria fantasia animata (concepita da Zerocalcare e diretta da Giorgio Scozza), nel quale può trovare il coraggio di affrontare anche le più difficili sfide del quotidiano. Sono sequenze, queste, che letteralmente animano il film, gli donano quel carattere di opera fuori dagli schemi per cui Falsetti e Turbanti si distinguono. Allo stesso tempo, è proprio in molte di esse che si racchiude il cuore emotivo del film, a partire dal legame di Giovanna con quel padre che, a suo modo, continua a proteggerla dagli urti della vita.
Ma non si può sempre vivere nella fantasia e sono diversi gli elementi del film che costringono la protagonista a trovare una propria resilienza per poter approdare a nuove tappe della propria esistenza. Per raccontare tutto ciò, i due autori si affidano equamente ai registri del comico e del drammatico, muovendosi su un confine rischioso ma riuscendo ad amalgamarli e a governare il tono generale del film, che risulta così divertente quando serve e toccante senza risultare forzato. Risulta inoltre molto facile affezionarsi ai giovani protagonisti di Caro mondo crudele, personaggi scritti con onestà e soprattutto capaci di non dare la sensazione di essere frutto di un “è così che immaginiamo gli adolescenti“, come troppo spesso avviene e che non trova poi effettivo riscontro nella realtà.
Caro mondo crudele affronta il conflitto generazionale con il giusto tatto
Gli adolescenti di Falsetti e Turbanti risultano invece naturali (merito anche di interpreti ben diretti e talentuosi), a partire da un linguaggio che finalmente gli permette di esprimersi come realmente avviene: con parolacce, oscenità, farfugliamenti e in generale zero filtri, prima che questi si formino crescendo. Un ricercato lavoro di scrittura premiato dal risultato del film, che si conferma capace di poter parlare tanto ad un pubblico di ragazzi quanto di più adulti, ricordando a questi ultimi quanto il loro credersi capaci di parlare ai giovani sia in realtà una menzogna che si raccontano da soli. Ma lo sguardo dei due autori non è poi così severo nei confronti degli adulti, si pone invece a metà, facendo da ponte tra due generazioni che sono entrambe a loro modo in cerca di risposte a domande forse irrisolvibili.
Per questo, probabilmente, alcuni dei nodi narrativi di Caro mondo crudele non vengono risolti, o almeno non in modo esplicito. A certi interrogativi non c’è risposta, ma può esserci una personale ricerca del senso di ciò che è accaduto. Quel percorso, insomma, che porta a crescere e guardare da una prospettiva diversa certi episodi della vita. Un processo affrontato dunque con tanto, umorismo, delicatezza, stemperato dai giusti inserti e con quell’anima dissacrante che si muove sottopelle facendo comunque sentire la propria presenza. Non è un film immediato, ma è proprio questo che lo rende speciale, il fatto che cresca lentamente e continui ad abitare per un po’ lo spettatore, spingendolo a cercare di ricordarsi com’era essere ragazzi.
Caro mondo crudele
Sommario
Con Caro mondo crudele, Niccolò Falsetti firma un racconto tenero e dissacrante sull’adolescenza, capace di intrecciare commedia e dramma con spontaneità e delicatezza. Tra fantasia animata e conflitti generazionali, il film conquista per i suoi giovani protagonisti e per uno sguardo autentico che continua a risuonare anche dopo la visione.
