L’amore non basta. È un concetto comune, ripetuto quasi fino a diventare una formula, ma che racchiude una verità tutt’altro che banale: il sentimento che proviamo per qualcuno non può essere l’unica colonna portante di una relazione. Con Io+te, Valentina De Amicis si mette dietro la macchina da presa e firma la sceneggiatura insieme ad Alessandra Martellini per tradurre in forma visiva un assunto tanto semplice quanto complesso. Lo fa affidandosi a due volti conosciuti del panorama attoriale più giovane, Matteo Paolillo ed Ester Pantano, e a una storia che prova a muoversi tra gli strati più intricati di un legame, lì dove l’amore si scontra con aspettative, desideri e fragilità individuali. Portando in superficie temi universali che, nonostante tutto, continuano spesso a essere taciuti. Io+te è disponibile su Amazon Prime Video.
Io+te, la trama
A 36 anni Mia sembra aver costruito una vita in cui ogni tassello è al proprio posto. Ha una casa confortevole, è un’affermata ginecologa, ma c’è qualcosa che continua a sfuggirle: trovare la persona giusta con cui costruire qualcosa di serio. Ogni volta che esce con un uomo conosciuto su un’app di incontri, gli dà appuntamento al bancone di un bar dove lavora come barman il 26enne Leo. Una sera, mentre lei sta chiaramente rifiutando uno dei suoi pretendenti, Leo fa notare all’uomo la situazione in modo piuttosto schietto e, quando questo se ne va, le propone di uscire con lui. Da quel momento tra i due scoppia un’irrefrenabile passione, che li porta a costruire una storia d’amore in cui il sentimento sembra essere l’unico centro. Le cose iniziano però a cambiare quando entrano in gioco compromessi e desideri diversi, primo fra tutti quello di avere un figlio, che non sembra arrivare nonostante i loro tentativi. Quello che fino a quel momento li aveva tenuti insieme comincia così a incrinarsi, mentre il desiderio di Mia si trasforma progressivamente in un’ossessione, mettendo a repentaglio tutto ciò che i due hanno costruito.
Amare sì, ma basta davvero?
Io+te si apre mostrando uno dei punti di rottura tra Leo e Mia, destinato più avanti a rivelarsi la miccia del crollo del loro rapporto. Dopo aver raccontato brevemente il loro incontro e quella passione carnale che arde e alimenta il legame, il film comincia progressivamente a scalfirne la superficie, facendo emergere le prime crepe. Su questo terreno fertile vengono imbastiti diversi nuclei tematici. L’age gap è uno di questi: Mia e Leo hanno dieci anni di differenza. Un divario che non necessariamente disallinea una coppia, ma che può diventare un peso quando è lo sguardo esterno a trasformarlo in un problema. Oggi esiste sicuramente una maggiore apertura nei confronti di queste relazioni, ma non ancora sufficiente a sottrarle completamente al giudizio e al cicaleccio sociale, che finiscono inevitabilmente per riverberarsi anche su chi quel rapporto lo vive.
Io+te riesce a condensare bene questo meccanismo nella cena in cui Leo viene presentato agli amici di Mia. Quando gli chiedono quanti anni abbia, lei ci tiene a precisare che ne ha quasi 27, come se quell’anno in più potesse ridurre la distanza e, insieme, modificare lo sguardo disforme con cui gli altri osservano la coppia. È un dettaglio piccolo, ma significativo, che racconta quanto il giudizio esterno possa arrivare a condizionare anche chi quella relazione la vive. Il film imbocca quindi una strada ben precisa, suggerendo come una differenza anagrafica possa essere superata attraverso volontà e compromesso, ma senza riuscire purtroppo a scavare fino in fondo pur avendo messo sul tavolo uno spunto interessante. Più incisivo è invece il discorso sulla difficoltà di concepire. È qui che Io+te riesce maggiormente a scardinare il senso di inadeguatezza che può investire una donna, il sentirsi improvvisamente sbagliata e la ricerca di un figlio che può diventare quasi ossessiva. Una condizione che finisce inevitabilmente per riflettersi tanto sulla coppia quanto sulla percezione che si ha di se stesse.
La prova di Matteo Paolillo ed Ester Pantano
Ed è qui che emerge l’ottima prova attoriale di Ester Pantano, capace di restituire sullo schermo le diverse sfumature della sua Mia. Sul volto dell’attrice si stratificano insoddisfazione, speranza, tenacia, tristezza e frustrazione, senza che ogni passaggio abbia necessariamente bisogno di essere esplicitato. Pantano lavora molto bene in sottrazione e spesso è proprio la sua interpretazione a sostenere ciò che la scrittura fatica a far arrivare, perdendosi in qualche cliché drammatico di troppo. Anche l’interpretazione di Matteo Paolillo, che vediamo in vesti completamente diverse da quelle di Edoardo Conte in Mare Fuori, si dimostra apprezzabile. L’aria del bravo ragazzo gli si cuce particolarmente bene addosso e a funzionare, soprattutto, è l’alchimia con Pantano, credibile e capace di sostenere il racconto anche nei suoi passaggi meno incisivi. Io+te non sarà probabilmente il film destinato a rimanere più impresso per la sua esecuzione, ma resta una visione piacevole, capace soprattutto di far riflettere sul modo in cui spesso viviamo le storie d’amore, sulle aspettative che riponiamo nell’altro e su quanto anche noi stessi dovremmo essere disposti a metterci in discussione.
Io+te
Sommario
Io+te non sarà probabilmente il film destinato a rimanere più impresso per la sua esecuzione, ma resta una visione piacevole, capace soprattutto di far riflettere sul modo in cui spesso viviamo le storie d’amore, sulle aspettative che riponiamo nell’altro e su quanto anche noi stessi dovremmo essere disposti a metterci in discussione.


