Klara e il Sole: recensione del film di Taika Waititi con Jenna Ortega – #RoFF21

-

Negli ultimi anni Taika Waititi ci ha abituato così, alternando film di fantascienza/fantasy ad altri ambientati in contesti più vicini al nostro reale. Così, dopo Thor: Ragnarok è seguito Jojo Rabbit (con cui ha vinto l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale), seguito poi da Thor: Love and Thunder e nel 2023 dal film sportivo Chi segna vince. Tocca a questo punto nuovamente ad un film di fantascienza, e così ecco arrivare al cinema dal 22 ottobre Klara e il Sole, adattamento di Waititi dell’omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro, scrittore giapponese premio Nobel già adattato per il cinema con Quel che resta del giorno e Non lasciarmi.

Interpretato da Jenna Ortega, Amy Adams e Mia Tharia, il film ci porta dunque in un contesto futuristico, successivo ad una terza guerra mondiale, dove l’amicizia con i robot è una pratica ormai ampiamente diffusa e accettata. Muovendosi a partire da qui, Waititi trova dunque con questo film l’occasione per offrire al suo pubblico una riflessione sull’umanità, sull’amore e sulla ricerca di uno scopo alla propria esistenza. Lo fa adattando con riverenza il romanzo di Ishiguro, contenendo i propri vezzi artistici – salvo qualche dialogo caratteristico della sua personale comicità, qui però in forma più gradevole – confezionando un film che ha una sua capacità di scaldare lo spettatore come il sole fa con Klara.

La trama di Klara e il Sole

La protagonista è Klara (Jenna Ortega), un’amica artificiale progettata per fare compagnia agli esseri umani. È però un modello B1 ormai superato, che fatica a trovare un acquirente in un mercato dominato da androidi più recenti. La sua vita cambia tuttavia quando Josie (Mia Tharia), un’adolescente, la sceglie come compagna, nonostante le perplessità della madre Chrissy (Amy Adams). Trasferitasi nella casa della ragazza, Klara deve imparare a orientarsi in un ambiente sconosciuto e a comprendere le dinamiche dei rapporti umani.Ben presto il suo ottimismo e la sua curiosità la portano a stringere un legame profondo con Josie, la quale però si scopre essere affetta da una grave e misteriosa malattia. Klara si affida allora alla sua incrollabile e solida fede nel Sole per trovarle una cura, mentre capisce poco per volta le vere motivazioni del suo inserimento nel nucleo familiare.

Mia Tharia e Jenna Ortega in Klara e il Sole
Mia Tharia e Jenna Ortega in Klara e il Sole. Foto di Matt Grace – © Cortesia di Sony Pictures Entertainment

Klara e il Sole non parla di AI, ma di cosa rende speciali gli umani

Girato nel 2024, quando l’intelligenza artificiale non aveva ancora raggiunto gli sviluppi odierni, Klara e il Sole è per il suo regista il racconto di un’outsider che entra a far parte di una famiglia a pezzi e trova il modo di riunirla. Il focus, dunque, non è l’elemento dell’AI. La tecnologia e l’intelligenza artificiale costituiscono il contesto fantascientifico della storia, ma il suo centro emotivo è piuttosto la possibilità di comprendere gli altri e di costruire legami autentici. Una storia sci-fi dal tono fiabesco, dunque, nella quale l’osservazione ingenua di un androide permette di interrogare il rapporto tra progresso tecnologico, aspettative sociali e umanità.

Waititi, che con il suo cinema ci ha abituati a protagonisti emarginati, si concentra dunque sull’esaltazione di questi elementi e riflessioni, da una parte riuscendo a rendere adorabile la sua imbranata protagonista, dall’altra mettendo a segno diverse scene di buon cinema, che colpiscono per composizione e uso dell’illuminazione. Naturalmente, nell’assistere al “viaggio” di Klara alla scoperta della natura umana, risulta difficile non richiamare alla memoria le tante opere che hanno affrontato simili dinamiche, ma va detto che un certo aspetto derivativo il film lo eredità già dal romanzo di Ishiguro.

Soprattutto quando poi Klara e il Sole si concentra su riflessioni legate al lutto e al come le nuove tecnologie possono eventualmente aiutarci a superarlo, risulta difficile non pensare alle tante opere che negli ultimi anni hanno proposto gli androidi come sostituti artificiali di cari scomparsi. Dal lungimirante A.I. – Intelligenza artificiale di Steven Spielberg, passando per l’episodio Torna da me di Black Mirror e fino al recentissimo Sheep in the Box di un altro autore giapponese quale Hirokazu Koreeda. Ciò però non impedisce al racconto di dotarsi di una propria personalità, combinando umorismo asciutto, tenerezza ed elementi più drammatici, che Waititi riesce qui a gestire meglio rispetto ai suoi film precedenti.

Amy Adams e Jenna Ortega in Klara e il Sole
Amy Adams e Jenna Ortega in Klara e il Sole. Foto di Matt Grace – © Cortesia di Sony Pictures Entertainment

Jenna Ortega e Amy Adams tengono in piedi il film

Certo, meglio non vuol dire necessariamente in modo impeccabile. Il film pecca infatti di ingenuità o superficialità nel raccontare il mondo in cui si svolge il film o ancora il passaggio da alcune sequenze a quelle successive, seminando forse più di quanto può riuscire a raccogliere. Lo stesso finale, comunque aderente a quello del romanzo, potrebbe generare più di qualche perplessità, ma non tanto per l’ambiguità che solleva quanto per il modo in cui viene preparato e per il ritmo con cui viene gestito. Ma è evidente che Klara e il Sole non ha l’ambizione di essere un’opera di particolare levatura, accontentandosi di essere un atipico feel good movie, che riesce a non risultare strappa lacrime, sebbene possa rivelarsi meno emozionante di quello che ci si aspetterebbe.

Di certo, se Klara e il Sole possiede una sua carica vitale è in buona parte per merito di Jenna Ortega e Amy Adams. La prima interpreta un personaggio distante dai ruoli più cinici e combattivi che l’hanno resa nota, esprimendo vulnerabilità, innocenza e curiosità attraverso il controllo del corpo e dello sguardo. Adams, invece, dà volto a una madre severa, ossessionata dalle prospettive della figlia e dalle possibilità di garantirle un futuro. Un personaggio che nasconde le tante crepe interne dietro una sua compostezza esteriore, ma che Adams ci lascia comunque intravedere nel suo sguardo ricordandoci della meravigliosa attrice che è e di quanto sia stata criminalmente sottovalutata negli ultimi anni.

In questo senso, Ortega e Adams sono il cuore pulsante di Klara e il Sole, canale preferenziale per accedere più facilmente ad un’opera imperfetta, più convincente nelle intenzioni e nella sensibilità che nella costruzione narrativa, ma capace di conservare una sincera fiducia nella possibilità di riconoscersi negli altri. Waititi non riesce sempre a dare il giusto peso alle questioni che solleva, eppure trova nella luce, nei silenzi e nella bontà e nella fiducia disarmante della sua protagonista una misura espressiva che rende il film gradevole anche quando non riesce a essere davvero incisivo. Ne emerge così una favola malinconica che lascia affiorare domande interessanti sulla nostra idea di umanità, su ciò che ci rende preziosi, anche quando ci mostriamo fragili, egoisti o contraddittori.

Klara e il Sole
2.5

Sommario

Con Klara e il Sole, Taika Waititi adatta il romanzo di Kazuo Ishiguro in una fiaba fantascientifica delicata, che riflette sui legami umani e sul significato dell’essere vivi. Pur con qualche ingenuità narrativa e un finale non del tutto convincente, il film trova in Jenna Ortega e Amy Adams due interpreti capaci di sostenerne la componente emotiva. Un’opera imperfetta ma sensibile, più efficace nella sua atmosfera che nella profondità delle riflessioni.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.

ALTRE STORIE