Ci sono storie che sembrano trovare il proprio spazio in un tempo indefinito. Un tempo sospeso, apparentemente immobile, mentre chi lo attraversa continua a muoversi, fisicamente ed emotivamente. Ginevra Elkann prova a tradurre visivamente proprio questa sensazione nel suo nuovo film, Le rose di Marrakech, partendo da un lutto che sente ancora profondamente: quello per la perdita della nonna. La storia si costruisce quasi interamente all’interno di una tenuta che sembra separata dal resto del mondo, come se il tempo lì avesse assunto un ritmo diverso. Presentato alla 21esima edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public, il film è stato scritto insieme a Babak Jalali, regista già passato dalla kermesse capitolina con Fremont, nel 2024, altro racconto delicato ma capace di scavare in profondità. Nel cast Nisrin Erradi, Fanny Ardant e Ahmed Hammoud.
Le rose di Marrakech, la trama

Leila e Isabelle, due rose che imparano a fiorire
Ginevra Elkann parte dalla dimensione domestica per intrecciare due vite, quelle di Leila e Isabelle, appartenenti a mondi diversi ma unite da fragilità e sentimenti che finiscono per avvicinarle. Entrambe portano con sé un passato complesso, un presente incerto e un futuro ancora da comprendere. Isabelle convive con la paura di essere dimenticata dalla figlia; Leila, invece, con il timore di non essere stata una buona madre per quel figlio che ha lasciato andare. E proprio attraverso queste ferite le due donne finiscono per controbilanciarsi, trasmettendosi una forza che non ha bisogno di imporsi o di alzare la voce, ma passa attraverso gesti minimi: una carezza tra i capelli, uno sguardo più dolce, un sorriso appena accennato, una canzone nel cuore della notte.

Sono donne fragili e al tempo stesso determinate, ed è proprio in loro che si ritrovano le rose del titolo. Anche la casa in cui vivono, pur assegnando a ciascuna un ruolo diverso, diventa una rappresentazione simbolica di ciò che entrambe portano dentro. All’inizio c’è la difficoltà di affrontare i propri sentimenti, proprio come quei fiori che sembrano incapaci di germogliare; poi arriva il coraggio di lasciarli emergere, come rose che riescono a fiorire anche in un terreno che sembrava non concedere loro alcuna possibilità.
Elkann segue le due protagoniste con dolcezza, le attraversa e quasi le abbraccia attraverso lo sguardo della macchina da presa, restituendo un film struggente ma al tempo stesso pieno d’amore. Lo stesso amore che, come ha raccontato la regista, la lega ancora alla nonna e ai luoghi che ha abitato e che, attraverso Le rose di Marrakech, ha potuto in qualche modo ritrovare.
Le rose di Marrakech
Sommario
Elkann segue le due protagoniste con dolcezza, le attraversa e quasi le abbraccia attraverso lo sguardo della macchina da presa, restituendo un film struggente ma al tempo stesso pieno d’amore. Lo stesso amore che, come ha raccontato la regista, la lega ancora alla nonna e ai luoghi che ha abitato e che, attraverso Le rose di Marrakech, ha potuto in qualche modo ritrovare.

