
Abbas Kiarostami con Qualcuno da Amare scrive e dirige una storia lineare, conferendo una sorta di elegante ambiguità ai personaggi e nelle reazioni che si sviluppano tra di essi, questo si percepisce in un crescendo fino ad un finale spiazzante. Sembra di assistere a una realtà comune e non troppo lontana dal vivere quotidiano incastonata in una Tokyo intensa e suggestiva come non lo si vedeva da Lost in Traslation di Sofia Coppola. La macchina da presa si cala perfettamente nei ritmi e nella giornata senza tempo di Akiko, in cui l’unico elemento di disturbo, in un personaggio così leggero e fresco, sembra essere il fidanzato violento Noriaki (Ryo Kase), ossessionato dalla promiscuità mai esplicita della giovane ragazza. La bravura del regista è stata di saper impostare la messa in scena in maniera oggettiva senza mai accennare a nulla, lo si denota sin dall’inizio del film dove la voce fuori campo e lo sguardo mai indirizzato verso qualcuno, ci fanno entrare nella vita privata di Akiko, regalando così un inizio diverso e piacevole dai classici codici del cinema hollywoodiano. Altro elemento che viene ripetuto in tutti gli ambienti chiusi e stretti che il film propone, sono i dialoghi molto sensati e ponderati, senza risultare verbosi. In questi luoghi avviene il vero confronto di idee e prospettive, costituendo un campionario e un parallelo con le vicende che si susseguiranno all’interno del film.

Qualcuno da amare, è
un film che riesce a restituire un atmosfera palpitante senza una
morale o una retorica, poiché non è importante ai fini della
storia. Ma riflette con quell’indole che hanno i film nipponici,
che vedono lo spazio come un’estensione dell’uomo stesso.
Dal 24 Aprile al cinema.

